
GPII 1990 Insegnamenti - Beatificazione di Giuseppe Allamano e Annibale Maria Di Francia
Titolo: I nuovi beati offrono luce alla ricerca sinodale
"Perché andiate e portiate frutto" (Jn 15,16).
1. Nella liturgia dell'odierna domenica ritorna l'immagine della vigna. Il Vangelo di Matteo riprende infatti il canto della vigna di Isaia, il canto dell'amore di Dio verso la sua vigna, cioè: il popolo eletto. E' il canto dell'amore, non ricambiato, pero, come dovuto. L'evangelista constata che gli operai della vigna si sono appropriati del diritto su di essa, e quando viene il figlio del padrone, non lo accolgono come erede, ma lo uccidono. Quest'immagine della vigna è particolarmente eloquente e non può non stimolare una riflessione.
Penetranti sono anche le parole del Salmo: "Dio degli eserciti, volgiti, / guarda dal cielo e vedi / e visita questa vigna, / proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, / il germoglio che ti sei coltivato" (Ps 79,15-16).
2. Il Figlio - la pietra angolare -, benché scartato dai costruttori (cfr. 1P 2,6-7), assunse tuttavia pienamente l'eredità della vigna di Dio. L'assunse in maniera definitiva con il sacrificio della croce e con la potenza della risurrezione. Nel contesto di questa realtà Cristo dice agli apostoli: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto" (Jn 15,16).
Sono parole, queste, che testimoniano la rigenerazione della vigna di Dio; testimoniano la redenzione. Anche gli apostoli sono mandati dal Figlio-Redentore, perché, mediante il loro ministero, la vigna sia costantemente rigenerata. Sono mandati a portare frutto, a riconfermare l'eredità di Dio. Il loro servizio, come nuovi operai della vigna, trarrà frutti dall'abbondanza del dono che proviene da Dio: da Dio stesso!
3. Dopo di essi, dopo gli apostoli, seguiranno altri, e si metteranno in cammino lungo la storia, da una generazione all'altra, per riconfermare l'eredità di Dio e portare frutto, come i due nuovi beati, per i quali la Chiesa oggi è in festa.
L'apostolo Paolo, nella seconda lettura di questa domenica, dopo aver dato alcune raccomandazioni presenta ai cristiani di Filippi il suo esempio come programma di vita. "Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare". può invitare i fedeli a essere suoi "imitatori", poiché egli, per primo, è imitatore di Cristo (Ph 4,9 Ph 3,17).
Dio in ogni periodo della storia suscita nella Chiesa determinate persone, perché siano come modelli del popolo di Dio. A tale schiera appartengono i presbiteri oggi proclamati beati: Giuseppe Allamano e Annibale Maria Di Francia.
4. Il beato Giuseppe Allamano, succedendo al suo zio, san Giuseppe Cafasso, nella direzione del Convitto ecclesiastico della Consolata, ne emulo l'amore verso i sacerdoti e la sollecitudine per la loro formazione spirituale, intellettuale e pastorale, aggiornandola secondo le esigenze dei tempi. Nulla risparmio perché innumerevoli schiere di sacerdoti fossero pienamente compresi del dono della loro vocazione e all'altezza del loro compito. Egli stesso diede l'esempio, coniugando l'impegno di santità con l'attenzione alle necessità spirituali e sociali del suo tempo. Era radicata in lui la profonda convinzione che "il sacerdote è anzitutto l'uomo della carità", "destinato a fare il maggior bene possibile", a santificare gli altri "con l'esempio e la parola", con la santità e la scienza. La carità pastorale - affermava - esige che il presbitero "arda di zelo per la salvezza dei fratelli, senza porre riserve o indugi nella dedizione di sé".
5. Il canonico Allamano senti come rivolte direttamente a sé le parole di Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura" (Mc 16,15). E per contribuire a imprimere alla comunità cristiana un tale slancio, pur rimanendo sempre attivo come sacerdote diocesano, fondo prima l'Istituto dei Missionari, e poi quello delle Missionarie della Consolata, perché la Chiesa diventasse sempre più "madre feconda di figli", "vigna" che dà frutti di salvezza.
Nel momento in cui viene annoverato tra i beati, Giuseppe Allamano ci ricorda che per restare fedeli alla nostra vocazione cristiana occorre saper condividere i doni ricevuti da Dio con i fratelli di ogni razza e di ogni cultura; occorre annunciare con coraggio e con coerenza il Cristo a ogni persona che incontriamo, specialmente a coloro che ancora non lo conoscono.
6. Lo stesso fuoco d'amore per il Signore e per gli uomini segno tutta la vita e l'opera del beato Annibale Maria Di Francia. Colpito sin dall'adolescenza dall'espressione evangelica: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe" (Mt 9,38 Lc 10,2), egli spese tutte le sue energie per questa nobilissima causa.
La moltitudine di persone non ancora raggiunte dal Vangelo e il numero insufficiente degli evangelizzatori sono stati il tormento del suo cuore di apostolo e di sacerdote. Fondo a tal fine due Famiglie religiose: i Rogazionisti e le Suore Figlie del Divino Zelo, e promosse numerose iniziative per diffondere fra i fedeli la coscienza della necessità di pregare intensamente per le vocazioni.
Amo egli stesso profondamente il suo sacerdozio; lo visse con coerenza, ne esalto la grandezza nel popolo di Dio. Ripeteva spesso che la Chiesa, per svolgere la sua missione, ha bisogno di sacerdoti "numerosi e santi", "secondo il cuore di Dio". Sentiva che questo è un problema di essenziale importanza e insisteva perché la preghiera e la formazione spirituale fossero al primo posto nella preparazione dei presbiteri; in caso contrario - scriveva - "tutte le fatiche dei vescovi e dei rettori dei seminari si riducono a una coltura artificiale di preti..." "Scritti", vol. 50, p. 9). Per lui ogni autentica vocazione è frutto della grazia e della preghiera ancor prima delle pur necessarie mediazioni culturali e organizzative.
7. Alla preghiera per le vocazioni congiunse un'attenzione concreta ai bisogni spirituali e materiali dei sacerdoti e dei seminaristi. Dovunque vi erano necessità, a cui bisognava venire incontro: piccoli senza famiglia, fanciulle in gravi pericoli, monasteri di contemplative in difficoltà materiali, fu presente con tempestività e amore. Di tutti fu padre e benefattore; pronto sempre a pagare di persona, aiutato e sostenuto dalla grazia.
Il messaggio che egli ci ha trasmesso è attuale e urgente. L'eredità lasciata ai suoi figli e figlie spirituali è impegnativa. Possa l'opera da lui iniziata continuare a dare frutti generosi a beneficio dell'intera comunità cristiana e per sua intercessione accordi il Signore alla Chiesa santi sacerdoti, secondo il cuore di Dio.
8. Rifulgano i nuovi beati quali modelli di santità sacerdotale! Li addita come tali la Chiesa, mentre è in pieno svolgimento l'VIII Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, chiamata a esaminare l'importante questione della formazione dei sacerdoti nel nostro tempo.
Come non sottolineare questa provvidenziale circostanza? Mentre, infatti, i padri sinodali ricercano le soluzioni più opportune per un problema così vitale, i nostri beati indicano con chiarezza la direzione verso cui procedere. La loro esistenza, le loro esemplari esperienze apostoliche offrono luce alla ricerca sinodale. Essi ripetono che il mondo, adesso come allora, ha bisogno di sacerdoti santi, capaci di parlare al cuore dell'uomo moderno, perché si apra al mistero di Dio vivente. Ha bisogno di apostoli generosi, pronti a lavorare con gioia nella vigna del Signore.
9. "Perché andiate e portiate frutto"! Ritorna nella liturgia il richiamo agli operai nella vigna divina, a coloro cioè che sono stati mandati dal Figlio-Redentore, come gli apostoli. A quanti Cristo continua a chiamare e a mandare in ogni tempo e in ogni luogo, come ha chiamato e mandato questi due sacerdoti che oggi la Chiesa ha innalzato agli onori degli altari: il beato Giuseppe Allamano, il beato Annibale Maria Di Francia. Straordinaria missione è stata la loro. Missione che ha richiesto pero una profonda maturità di spirito Ai santi e ai beati non manca questa maturità, grazie proprio allo Spirito di verità lasciato da Cristo alla sua Chiesa. Grazie allo Spirito di verità si fa cosciente la certezza che il mondo è di Dio; grazie a lui si comprende che la terra è una vigna della quale l'uomo non si può appropriare; la terra gli è stata affidata con il compito di coltivarla e di perfezionarla. E' dallo Spirito di verità che provengono questa coscienza e questa certezza: coscienza e certezza piene di amore verso il Creatore e il creato, verso Dio e verso l'uomo.
Rendiamo grazie per tutti coloro che Cristo, il Figlio-Redentore, continua a scegliere perché vadano e portino frutto. E che questo frutto "rinnovi la faccia della terra" (Ps 103,30)! Amen!
Data: 1990-10-07
Domenica 7 Ottobre 1990
Titolo: I nuovi beati: formatori di sacerdoti e animatori di vocazioni
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Al termine di una così solenne liturgia, vorrei invitarvi a rivolgere lo sguardo a Maria, Madre della Chiesa e Regina degli apostoli. A lei guarda con fiducia la comunità dei credenti, specialmente in questi giorni durante i quali si svolge l'VIII Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, consacrata, com'è noto, al delicato tema della formazione sacerdotale nelle circostanze attuali. Il Sinodo è un evento ecclesiale di straordinaria importanza, che mette in luce, mediante la significativa presenza dei rappresentanti di ogni continente, la dimensione universale e missionaria dell'annuncio evangelico. Vi invito tutti ad accompagnarne i lavori con la preghiera: mi rivolgo soprattutto agli ammalati, e a quanti sono particolarmente provati, perché a tale scopo facciano dono al Signore della propria sofferenza. E' necessario che anche oggi, come agli inizi, la Chiesa perseveri "assidua e concorde nella preghiera... con Maria, la Madre di Gesù e con i fratelli di lui" (Ac 1,14).
2. Intercedono per noi, e si uniscono certamente alla nostra insistente invocazione per il buon esito dell'Assemblea sinodale, anche i nuovi beati, Giuseppe Allamano e Annibale Maria Di Francia, entrambi formatori di sacerdoti, ed entrambi apostoli dell'animazione vocazionale.
Per questo la loro beatificazione durante la celebrazione del Sinodo assume un significato particolare. Essi, infatti, sono testimonianza viva dei prodigi che lo Spirito Santo opera in coloro che rispondono generosamente alla divina chiamata. Con il loro esempio ricordano a tutti l'impellente dovere di pregare "il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe" (Mt 9,38) e incoraggiano i sacerdoti, i seminaristi e i loro formatori, apostoli della nuova evangelizzazione, a percorrere senza tentennamenti e con gioia la strada della santità, che è abbandono fiducioso alla volontà di Dio e servizio senza riserve ai fratelli.
3. Insieme a loro ci rivolgiamo ora verso la Madre del Signore, venerata dal beato Allamano sotto il titolo di "Consolata" e dal beato Annibale Maria Di Francia come "Maria Bambina".
Invochiamo il suo aiuto per i lavori sinodali, per i sacerdoti e per l'intera comunità dei credenti, chiamata oggi a un rinnovato impegno missionario; imploriamo la sua intercessione per la pace nel mondo.
Alla Madonna di Pompei affidiamo il Sinodo dei vescovi Da questa piazza di San Pietro guardiamo oggi specialmente verso Torino in Piemonte e verso Messina in Sicilia. Ma, con tutti gli italiani qui presenti e dovunque viventi e specialmente con la Consolata, con i Rogazionisti, con le Suore del Divino Zelo, noi facciamo anche una visita a Pompei, al Santuario del Rosario, per introdurre la nostra preghiera del Rosario durante tutto questo mese di ottobre dedicato alle diverse intenzioni della Chiesa nel mondo e in modo speciale a questa intenzione che costituisce il compito del Sinodo dei vescovi a Roma.
La preghiera per il popolo rwandese In questo momento di preghiera, il nostro pensiero si rivolge ai fratelli che, in ogni parte del mondo, sono provati dalla guerra e dalla violenza.
Vi invito, in particolare, a ricordare con me al Signore il popolo del Rwanda.
Preghiamo affinché sia posta fine agli scontri di questi giorni e quella diletta Nazione, che recentemente ho avuto la gioia di visitare, ritrovi al più presto la pace nella giustizia. Affidiamo questa intenzione all'intercessione della Beata Vergine del Rosario, Regina della pace.
Promulgazione del "Codice dei Canoni delle Chiese Orientali"
Sono lieto di annunciare che il prossimo 18 ottobre, festa di san Luca evangelista, promulghero ufficialmente il "Codice dei Canoni delle Chiese Orientali" e, il successivo 25 ottobre, avrà luogo la sua solenne presentazione nella Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. Invoco la protezione della Beata Vergine Maria del Rosario, di cui ricorre oggi la memoria liturgica, affinché il nuovo testo giuridico, frutto di lunghi anni di lavoro, aiuti le venerate Chiese d'Oriente a promuovere al loro interno, nella chiarezza e nella tranquillità dell'ordine, un rinnovato slancio apostolico per l'avvento del regno di Cristo, a gloria di Dio e a bene delle anime.
Data: 1990-10-07
Domenica 7 Ottobre 1990
Titolo: Annunciare le grandi opere del Signore come i due nuovi beati
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Sono contento di incontrarvi nuovamente all'indomani della cerimonia di beatificazione dei vostri fondatori e padri spirituali. Rivolgo un fraterno benvenuto al card. Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo; come pure saluto mons. Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino e mons. Ignazio Cannavo, arcivescovo di Messina, diocesi dalle quali provengono i nuovi beati, e tutti i vescovi presenti. Saluto, in particolare, i superiori e le superiore delle vostre rispettive Congregazioni, come pure le delegazioni e i gruppi che hanno preso parte al solenne rito di ieri. Vorrei, inoltre, abbracciare spiritualmente ogni membro delle vostre famiglie religiose e attraverso di loro far pervenire un affettuoso ringraziamento a tutti coloro che con generosità e abnegazione svolgono un prezioso servizio all'interno della comunità cristiana, occupandosi del problema delle vocazioni e diffondendo l'anelito caritativo e missionario che deve ispirare tutta l'azione pastorale.
2. "Prima santi e poi missionari" - amava ripetere il beato Allamano. La santità è la perfezione dell'amore e fu proprio questo amore a fare di lui un apostolo e un maestro di vita spirituale. Egli fece suoi l'ansia di san Paolo apostolo e l'ardore di san Francesco Saverio, che passarono da una nazione all'altra per annunciare il Cristo Salvatore. Avrebbe voluto accendere in tutti il fuoco della carità, specialmente nei sacerdoti. "Non abbiamo che pochi giorni da vivere; siano tutti per il Signore", egli diceva, ripetendo un'espressione dello zio san Giuseppe Cafasso: "Lavoriamo, lavoriamo; ci riposeremo in paradiso". E aggiungeva che occorre proclamare il Vangelo ed essere vicini ai fratelli in ogni loro necessità, anche a costo di compromettere la salute e di accorciare la vita: "Noi missionari siamo votati a dare la vita".
3. Questa stessa passione per le anime fu del beato Annibale Maria Di Francia, autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale. In lui l'amore alla Chiesa si fece attenzione e impegno per le vocazioni e per la formazione dei sacerdoti mentre la spinta missionaria si tradusse in servizio concreto ai poveri.
Quanto sembrano profetiche alcune sue espressioni a proposito della crisi delle vocazioni! "Tutti i fedeli - egli scriveva - debbono comprendere che la più grande misericordia che il buon Dio faccia a un popolo, a una città, sia appunto quella di mandarle eletti sacerdoti... Viceversa, il più grande castigo con cui l'Altissimo colpisce i popoli è quando li priva dei suoi ministri, o meglio di ministri secondo il suo cuore".
E osservava che "i popoli debbono comprenderlo e avvezzarsi a pregare il Signore che mandi loro i sacerdoti che li catechizzino, che amministrino loro i santi sacramenti, che li conducano a vita eterna" ("Scritti", Prez. Ades, 1919, p.
9).
Nacque da qui il "Rogate ergo Dominum messis" che, secondo lui, è il rimedio infallibile di tutti i mali della Chiesa. Questa intuizione profetica caratterizzo l'intera sua esistenza e animo le opere da lui fondate.
4. Accogliete, carissimi fratelli e sorelle, il messaggio affidato a voi dai vostri fondatori e fate si che esso, con il passare degli anni, segni sempre maggiormente non solo la vostra personale esperienza, ma anche quella di tante altre persone. Disprezzando gli ideali terreni, assetati solo di Dio e della sua grazia, il beato Giuseppe Allamano e il beato Annibale Maria Di Francia sono diventati docili strumenti della misericordia divina e intrepidi propagatori dell'infinita carità del Signore. Le difficoltà e le incomprensioni non hanno mai rallentato la loro ascesa verso l'Assoluto; su ogni calcolo egoistico e temporale ha sempre prevalso la fiducia nella Provvidenza. Per questo il Signore li ha benedetti. E voi, che vi ispirate al loro esempio, non dovete cessare mai di avanzare sulle loro stesse tracce; potrete così annunciare anche voi, con la vostra esistenza, "le grandi opere di Dio" (Ac 2,11).
In pegno di tali voti imparto di cuore a tutti la mia affettuosa benedizione.
Data: 1990-10-08
Lunedi 8 Ottobre 1990
Titolo: L'azione dello Spirito Santo nelle Lettere di san Paolo
1. Abbiamo visto nella catechesi precedente che la rivelazione dello Spirito Santo come Persona nell'unità trinitaria col Padre e col Figlio trova negli scritti paolini espressioni molto belle e suggestive. Continuiamo oggi ad attingere dalle Lettere di san Paolo altre variazioni su quest'unico motivo fondamentale. Esso ritorna spesso nei testi dell'apostolo, permeati di una fede viva e vivificante nell'azione dello Spirito Santo e nelle proprietà della sua Persona che, mediante l'azione, si rendono manifeste.
2. Una delle espressioni più elevate e più attraenti di questa fede, che sotto la penna di Paolo diventa comunicazione alla Chiesa di una verità rivelata, è quella della "inabitazione" dello Spirito Santo nei credenti, che sono il suo tempio.
"Non sapete - egli apostrofa i Corinzi - che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1Co 3,16). "Abitare" si dice normalmente di persone. Qui si tratta dell'"inabitazione" di una persona divina in persone umane.
E' un fatto di natura spirituale, un mistero di grazia e di amore eterno, che proprio per questo viene attribuito allo Spirito Santo. Tale inabitazione interiore influenza l'uomo intero, così com'è nella concretezza e nella totalità del suo essere, che l'apostolo più volte denomina "corpo". Difatti anche in questo scritto, poco più oltre il passo citato, sembra incalzare i destinatari della sua Lettera con la stessa domanda: "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?" (1Co 6,19). In questo testo il riferimento al "corpo" è quanto mai significativo circa il concetto paolino dell'azione dello Spirito Santo in tutto l'uomo! Si spiega così e si capisce meglio l'altro testo della Lettera ai Romani sulla "vita secondo lo Spirito". Leggiamo infatti: "Non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi". "E se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8,9 Rm 8,11).
Dunque l'irradiazione dell'inabitazione divina nell'uomo è estesa a tutto il suo essere, a tutta la sua vita, che si colloca in tutti i suoi elementi costitutivi e in tutte le sue esplicazioni operative sotto l'azione dello Spirito Santo: dello Spirito del Padre e del Figlio, e quindi anche di Cristo, Verbo incarnato. Questo Spirito, vivente nella Trinità, è presente in virtù della redenzione operata da Cristo in tutto l'uomo che si lascia "abitare" da lui, in tutta l'umanità che lo riconosce e lo accoglie.
3. Un'altra proprietà attribuita da san Paolo alla persona dello Spirito Santo è lo "scrutare" tutto, come scrive ai Corinzi: "Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio". "Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito che è in lui? così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio" (1Co 2,10 1Co 2,11).
Questo "scrutare" significa l'acutezza e la profondità della conoscenza che è propria della Divinità, nella quale lo Spirito Santo vive col Verbo-Figlio nell'unità della Trinità. Per questo è uno Spirito di luce, che è per l'uomo maestro di verità, come l'ha promesso Gesù Cristo (cfr. Jn 14,26).
4. Il suo "insegnamento" riguarda prima di tutto la realtà divina, il mistero di Dio in se stesso, ma anche le sue parole e i suoi doni all'uomo. Come scrive san Paolo: "Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato" (1Co 2,12). E' una visione divina del mondo, della vita, della storia, quella che lo Spirito Santo dà ai credenti; un'"intelligenza di fede" che fa innalzare lo sguardo interiore ben al di sopra della dimensione umana e cosmica della realtà, per scoprire in tutto la proiezione dell'azione divina, l'attuazione del disegno della Provvidenza, il riflesso della gloria della Trinità.
Per questo la liturgia nell'antica sequenza della Messa per la festa della Pentecoste ci fa invocare: Veni, Sancte Spiritus, et emitte coelitus lucis tuae radium. "Vieni, Spirito Santo, e donaci un raggio della tua luce di cielo.
Vieni, padre dei poveri, elargitore di doni, vieni, luce dei cuori...".
5. Questo Spirito di luce dà anche agli uomini - specialmente agli apostoli e alla Chiesa - la capacità di insegnare le cose di Dio, come per un'espansione della sua stessa luce. "Di queste cose noi parliamo, - scrive Paolo - non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali". E' il discorso dell'apostolo, il discorso della Chiesa primitiva e della Chiesa di tutti i tempi, il discorso dei veri teologi e catechisti, che parlano di una sapienza che non è di questo mondo, di "una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria" (1Co 2,13 1Co 2,6-7).
Una tale sapienza è un dono dello Spirito Santo, che occorre invocare per i maestri e predicatori di tutti i tempi: il dono di cui parla san Paolo nella stessa Lettera ai Corinzi: "A uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio della scienza" (1Co 12,8). Scienza, sapienza, forza della parola che penetra nelle intelligenze e nelle coscienze, luce interiore che mediante l'annuncio della verità divina irradia nell'uomo docile e attento la gloria della Trinità: tutto è dono dello Spirito Santo.
6. Lo Spirito, che "scruta anche le profondità di Dio" e "insegna" la sapienza divina, è anche Colui che "guida". Leggiamo nella Lettera ai Romani: "Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio". Qui si tratta della "guida" interiore, che va alle radici stesse della "nuova creazione": lo Spirito Santo fa si che gli uomini vivano la vita dei figli della divina adozione.
Per vivere in questo modo, lo spirito umano ha bisogno della consapevolezza della divina figliolanza. Ed ecco, "lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm 8,14 Rm 8,16). La testimonianza personale dello Spirito Santo è indispensabile perché l'uomo possa personalizzare nella sua vita il mistero innestato in lui da Dio stesso.
7. In questo modo lo Spirito Santo "viene in aiuto" alla nostra debolezza. Secondo l'apostolo, ciò avviene in modo particolare nella preghiera. Egli scrive infatti: "Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili" (Rm 8,26). Per Paolo, dunque, lo Spirito è l'artefice interiore dell'autentica preghiera. Egli, mediante il suo divino influsso, penetra dall'interno la preghiera umana, e la introduce nelle profondità di Dio.
Un'ultima espressione paolina in un certo modo comprende e sintetizza tutto ciò che abbiamo attinto finora da lui su questo tema. Eccola: "L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato" (Rm 5,5). Lo Spirito Santo è dunque Colui che "riversa" l'amore di Dio nei cuori umani in modo sovrabbondante, e fa si che possiamo prendere parte a questo amore.
Da tutte queste espressioni, così frequenti e coerenti col linguaggio dell'apostolo delle Genti, ci è dato di conoscere meglio l'azione dello Spirito Santo e la persona stessa di Colui che agisce nell'uomo in modo divino.
(Omissis: saluti a vari gruppi) Vivo dolore per i tristi avvenimenti a Gerusalemme Fratelli e sorelle, sento il pressante dovere di invitarvi a ricordare e a pregare in modo particolare per la Terra Santa, per le comunità cristiane e per i popoli che si trovano in essa. Le notizie dei tristi avvenimenti dell'altro ieri sono motivo di un vivo dolore, reso ancora più grande dal fatto che si sono verificati in luoghi considerati sacri da grandi religioni e a Gerusalemme, la Città Santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani.
Non è possibile rimanere indifferenti e non condannare, insieme con la violenza che ha causato altri morti e feriti, una situazione di ingiustizia che dura da troppo tempo e che vede opporsi due popoli, quello Palestinese e quello Israeliano, ambedue chiamati a vivere in una pace equa e durevole, ciascuno nella propria Patria e su quella Terra tanto cara a loro e ai credenti di tutto il mondo. Sono particolarmente vicino al dolore di tutti coloro che piangono le vittime di questa violenza e, in modo speciale, vorrei esprimere nuovamente la mia più viva solidarietà con i pastori di quelle Chiese cristiane, che come ho avuto occasione di ricordare recentemente, incontrando i vescovi latini della Regione Araba, hanno il delicato compito di guidare e sostenere i loro fedeli in situazioni e circostanze ora più che mai difficili.
Preghiamo insieme il Signore affinché ispirando i cuori di coloro che sono responsabili dei destini dei popoli, conceda a tutta la Regione del Medio Oriente la desiderata pace nella giustizia e nella sicurezza e faccia della Santa Città di Gerusalemme crocevia e sorgente di una vera riconciliazione.
Concordia, giustizia e convivenza pacifica prevalgano in Colombia Dalla Colombia giungono preoccupanti notizie su numerosi casi di sequestro di persone. Nell'esprimere la mia più energica riprovazione per questi esecrabili delitti, desidero manifestare la mia solidarietà e la mia vicinanza a queste persone ingiustamente private della loro libertà. Al tempo stesso, rivolgo il mio appello ai responsabili di simili atti di sequestro e di violenza, affinché liberino queste persone che possano così tornare ai loro cari, tanto provati da quest'ora di dolore.
Elevo la mia preghiera al Signore per il popolo colombiano sofferente, tanto caro al mio cuore di pastore, ed esprimo fervidi voti affinché prevalga la concordia, la giustizia e la convivenza pacifica fra tutti gli amati figli della nobile Nazione colombiana.
Data: 1990-10-10
Mercoledi 10 Ottobre 1990
Carissimi Genovesi!
1. Sono veramente lieto di ritrovarmi fra voi in occasione del V Centenario delle apparizioni della Madonna della Guardia, alla quale mi sento particolarmente unito anche perché una sua riproduzione - donata dai vostri concittadini al Papa Benedetto XV - è custodita nei Giardini Vaticani. Ed è proprio a lei, augusta protettrice della vostra grande e nobile città, che in questo momento rivolgo il mio primo pensiero.
Ho accolto volentieri il vostro invito e mi associo con particolare gioia alla conclusione dell'anno mariano diocesano, durante il quale vi è stata offerta l'occasione di rinnovare l'impegno cristiano, seguendo Maria e confidando nel suo potente aiuto. Tra qualche ora, nella centrale piazza della Vittoria, a lei si affiderà solennemente l'intera arcidiocesi, che da 500 anni non cessa di ricorrere fiduciosa alla sua materna protezione. La devozione a Maria ha segnato, infatti, costantemente la vita di voi Genovesi, come testimonia, tra l'altro, il simulacro della "Madonna di città", costruito nel 1637, a ricordo della proclamazione di Maria, Signora e Regina della Repubblica Serenissima. Dopo alterne vicende, la statua marmorea, nel 1952, fu nuovamente collocata, con grande solennità, sulla Punta del Molo Giano, sede dei Piloti.
Sul suo piedistallo si legge "Genova, città di Maria Santissima", mentre nel cartiglio che il Bambino Gesù tiene in mano è scritto "et rege eos", a sottolineare l'amore alla Vergine e l'impegno di fedeltà al Vangelo che contraddistinguono le vostre tradizioni cittadine.
2. Questa stessa religiosità è scritta in modo mirabile nelle chiese, nei santuari e nelle numerose opere d'arte, che fanno parte del patrimonio artistico e culturale della vostra città; è scritta nella testimonianza dei santi e dei beati originari di questa vostra terra; è visibile nelle realizzazioni sociali, nelle grandi istituzioni benefiche, nate dall'entusiasmo e dalla fede di illustri vostri concittadini. Il popolo genovese, operoso e ricco di iniziative, ha trovato nei valori cristiani la sua ispirazione e ha tratto dal Vangelo il suo slancio apostolico.
Nella vostra storia fede e progresso hanno camminato insieme, l'evangelizzazione si è sempre congiunta con la promozione umana, l'anelito religioso non è mai stato dissociato dall'impegno civile. E anche san Bernardo di Chiaravalle lodava la vostra fortezza, il vostro coraggio, la vostra religiosità.
Genovesi, siate fedeli al vostro passato, costruendo un futuro all'altezza della vostra nobile storia! Siate cristiani autentici e offrite a chi vi incontra la testimonianza di una gioiosa adesione al Vangelo!
3. Carissimi fratelli e sorelle, vi abbraccio con grande affetto! Grazie a tutti voi, che siete accorsi per accogliermi da ogni parte della città. Ringrazio cordialmente le autorità della Città, della Provincia e della Regione. In modo particolare mi rivolgo al vostro arcivescovo, il carissimo card. Giovanni Canestri, per esprimergli i miei fraterni sentimenti di stima e di gratitudine, nel ricordo del suo illustre predecessore, il card. Giuseppe Siri, grande pastore e insigne uomo di Chiesa, presso la cui tomba mi rechero tra poco a recitare una preghiera.
Il mio pensiero si dirige pure, in questo momento, ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai laici e a tutti coloro che compongono la grande famiglia diocesana. Un saluto speciale, poi, desidero rivolgere al mondo del lavoro e in particolare ai lavoratori del porto, i quali, in misura notevole, contribuiscono allo sviluppo economico di Genova.
4. Da questo storico Palazzo di san Giorgio, simbolo glorioso della passata grandezza genovese, lo sguardo spazia sul porto e sul mare. Come non ricordare che proprio da qui sono salpati, nel corso dei secoli, numerosi missionari, sacerdoti, religiosi e laici, per portare l'annuncio della salvezza in terre lontane? Tra non poche difficoltà, tanti coraggiosi apostoli di Cristo hanno scritto pagine memorabili di storia cristiana. Anche oggi deve proseguire, nel quadro della nuova evangelizzazione, questa nobile tradizione missionaria. Siate voi tutti, abitanti "di questa città-pilota, proiettata verso l'avvenire", gli artefici generosi dell'irradiazione del Vangelo! Rendete la vostra città, specialmente il suo centro storico, sempre più una casa ospitale e aperta a tutti. Come altrove, anche qui si corre il rischio di rinchiudersi nel proprio io, di non prestare ascolto a chi domanda aiuto, di non essere disponibili ad accogliere quanti giungono da Paesi di diversa tradizione culturale e religiosa. Alla tentazione egoistica dell'emarginazione e dell'isolamento reagite con il coraggio della solidarietà; ai nuovi bisogni che interpellano la società offrite la disponibilità del vostro servizio. Siate costruttori di una città a dimensione veramente umana!
5. Circa cinque secoli fa un figlio della vostra terra, Cristoforo Colombo, parti alla ricerca di altre vie di comunicazione attraverso l'Occidente e fu proprio grazie al suo ingegno, alla sua costanza e alla sua fede che le popolazioni del Nuovo Mondo poterono aprirsi all'annuncio del Vangelo. Sono lieto di apprendere che per celebrare in modo concreto tale avvenimento, come pure a ricordo dell'odierno affidamento a Maria, la vostra arcidiocesi ha deciso di offrire il proprio contributo, con sacerdoti, religiosi e laici genovesi, all'evangelizzazione in America Latina.
Si allarga, così, l'orizzonte della vostra azione apostolica e spirituale. Mentre, infatti, con l'attenzione quotidiana ai problemi della città cresce in voi lo stile di servizio concreto, fatto di gesti semplici e generosi, con le grandi aperture missionarie matura il vostro senso di appartenenza alla Chiesa universale.
Maria, con il suo materno aiuto, sostenga i propositi di bene che vi animano; a lei adesso ci rivolgiamo con la preghiera dell'"Angelus".
Data: 1990-10-14
Domenica 14 Ottobre 1990
GPII 1990 Insegnamenti - Beatificazione di Giuseppe Allamano e Annibale Maria Di Francia