
GPII 1992 Insegnamenti - Udienza ai giovani della comunità di Sant'Egidio - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Testimoniate ai vostri coetanei la fede nel Cristo risorto
Carissimi giovani della Comunità di Sant'Egidio! Anche quest'anno ci ritroviamo, nell'immediata vigilia della Risurrezione, per scambiarci gli auguri pasquali. In queste ore tutta la Chiesa vive in silenzioso raccoglimento l'attesa del grande Evento che ha ridato al Mondo la speranza.
Tutta la Chiesa: anche i fedeli che vivono nel grande Continente a cui cinquecento anni or sono fu recato l'annuncio della morte redentrice di Cristo e della sua risurrezione. So che sono numerosi tra voi i giovani provenienti dall'America Latina. Rivolgo ad essi un particolare saluto, che estendo anche ai rappresentanti degli altri Continenti.
A tutti auguro di poter corroborare la loro fede a contatto con le Memorie degli Apostoli e con i tanti monumenti che testimoniano, nell'Urbe, la fecondità del messaggio cristiano.
Carissimi giovani, l'incontro col Papa vi sia di stimolo nel vostro impegno di amore e di servizio alla Chiesa. Di ritorno nei rispettivi Paesi, portate ai vostri coetanei la testimonianza della vostra fede nel Cristo risorto.
Dite a tutti, con la parola e con l'esempio, che la Vita ha vinto la morte e che al centro di tutte le vicende della storia umana sta Colui che dice: "Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre" (Ap 1,17s).
(Omissis, saluto in lingua spagnola, ad un gruppo di giovani latinoamericani)
Data: 1992-04-18 Data estesa: Sabato 18 Aprile 1992
Titolo: In questa notte Cristo ha gettato la luce della Vita sulla morte umana. Siamo in cammino verso quella Vita
1. "Dio... aveva già parlato... molte volte e in diversi modi" (He 1,1). In questa notte della Veglia Pasquale la Chiesa sta in ascolto della Parola di Dio: è in ascolto della grande profezia della creazione, del sacrificio di Abramo, della liberazione d'Israele dalla schiavitù egiziana è in ascolto delle parole dei Profeti. "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte... per mezzo dei Profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato... per mezzo del Figlio" (He 1,1-2). La parola del Figlio è il Vangelo. L'ultima parola del Vangelo - della buona Novella - è la parola della Pasqua: questa Notte. E dopo la notte il mattino, quando le donne troveranno il sepolcro vuoto - e udranno: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato" (Lc 24,5-6). Dopo le donne, arriverà di corsa Pietro e vedrà la stessa cosa.
2. "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27). Il sepolcro vuoto, ai piedi del Calvario, è l'ultima parola di ciò che il Padre rivela mediante il Figlio prima della sua risurrezione. "Cristo risuscitato dai morti non muore più, la morte non ha più potere su di lui... egli mori al peccato una volta per tutte, ora, invece, per il fatto che egli vive, vive per Dio". così l'apostolo Paolo nella lettera ai Romani (6,9-10).
3. Le donne di Gerusalemme andarono di buon mattino al sepolcro "portando con sé gli aromi che avevano preparato" (Lc 24,1), per ungere il corpo senza vita del Crocifisso. Entriamo in questa notte di veglia, avendo acceso col fuoco benedetto la luce del cero pasquale, che simboleggia la luce di Cristo (Lumen Christi). Si: ha gettato la luce sulla nostra vita umana con la parola del Vangelo - questo stesso Cristo, che nella notte di Pasqua getta la luce della Vita sulla nostra morte umana. Siamo in cammino verso quella Vita. Camminiamo, attraverso le tenebre dell'odierna notte pasquale, cantando: "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente" (Ps 41/42,3).
4. E in questo modo ci avviciniamo alle fonti dell'acqua, alle sorgenti che fanno rinascere. Bisogna, infatti, che "rinasciamo" (cfr. Jn 3,3). Nascere dalla morte di Cristo, in virtù dello Spirito che dà vita. "Quanti siamo stati battezzati" (Rm 6,3), accogliamo con gioia coloro che devono sperimentare, in questa notte, la rinascita dall'acqua e dallo Spirito Santo. Saremo uniti dallo stesso Sacramento, che ci seppellisce insieme a Cristo "nella (sua) morte" (cfr. Rm 6,4). Immersi nell'acqua del santo Battesimo partecipiamo alla morte redentrice di Cristo.
Veniamo "con lui... sepolti insieme" (cfr. Col 2,12), per poter "camminare in una vita nuova", come Cristo è risorto dai morti "per mezzo della gloria del Padre" (cfr. Rm 6,4). Ecco il grande mistero della fede! Se, mediante il Battesimo, "siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui" (Rm 6,8). Questa fede anima tutta la Chiesa. Anima noi, qui riuniti nella Basilica di San Pietro, insieme a voi, che in questa notte di Pasqua partecipate allo stesso grande mistero della risurrezione mediante il Battesimo. Nella luce di questa fede vi rivolgo il mio cordiale saluto. In voi intendo raggiungere con un deferente pensiero anche i vostri rispettivi Paesi: il Giappone, la Corea, la Cina, l'Italia, il Vietnam, la Francia, l'Albania, la Croazia, gli Stati Uniti d'America, il Marocco, la Russia, il Perù, l'Inghilterra. Nella vostra provenienza da varie parti del mondo ben si rispecchia l'universalità della redenzione operata da Cristo. Il messaggio che egli ha portato sulla terra non conosce confini.
5. "Celebrate il Signore, perché è buono" (Ps 117/118,1). Rendiamo grazie per questa pienezza della parola con la quale Dio ci ha parlato prima per mezzo dei Profeti, e, infine, per mezzo del Figlio. Egli solo è la "pietra angolare" (Cfr. Ep 2,20) del tempio di Dio con l'umanità. "In lui è la vita, e la vita è la luce degli uomini" (cfr. Jn 1,4). E' la nostra luce!
Data: 1992-04-18 Data estesa: Sabato 18 Aprile 1992
Titolo: Essere testimoni tra i giovani nelle università
Questa mattina avete ascoltato il Vangelo di San Giovanni che raccontava quello che è accaduto nella mattina della Domenica di Pasqua, quando sono andati insieme con Pietro al Sepolcro, ma l'hanno trovato vuoto. E sulla sera dello stesso giorno, il racconto giovanneo è ancora più centrale, perché la sera dello stesso giorno vuol dire, storicamente e liturgicamente, oggi. Gesù è apparso nel Cenacolo per inviare i suoi Apostoli in tutto il mondo: "Come il Padre ha mandato me, così anch'io mando voi".
Questo è il momento in cui ci troviamo nella sera della Domenica pasquale. E in questo momento ha dato loro lo Spirito Santo e ha parlato della Confessione. Si, ha parlato dell'assoluzione dei peccati. E' un tema che non piace a molti contemporanei, ma piace molto all'Univ, e penso che piace anche all'Univ 92.
Allora, che cosa posso augurarvi per la conclusione di quest'incontro? Voglio augurarvi di rendere più piacevole agli altri questo grande tema sacramentale, grande tema pasquale, grande tema cristiano ed umano. Questo è il mio augurio per voi, Vi ringrazio per questa visita e alla prossima volta.
Vi do la mia Benedizione.
Sia lodato Gesù Cristo!
Data: 1992-04-18 Data estesa: Sabato 18 Aprile 1992
Titolo: "Io sono con voi" Queste parole danno senso alla storia
1. "Io Sono" (Jn 8,24).
Le donne si sono recate alla tomba; l'hanno trovata vuota ed hanno sentito annunciare: Lui non è qui! Perché cercate tra i morti colui che è vivo? E' risuscitato! (cfr. Lc 24,5-6) "Io sono".
2. Secoli prima, Mosè aveva chiesto a Dio il suo Nome: "Io sono colui che sono" (Ex 3,14), suonava la risposta dal roveto ardente. Io sono - il nome di Dio, di "Jahweh". E Gesù ha detto ai figli di Israele: "Prima che Abramo fosse, Io sono" (Jn 8,58) - e allora hanno cercato di lapidarlo. Ha detto ancora: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io sono" (Jn 8,28). Poi innalzarono il Figlio dell'uomo sulla croce e, quando ormai era morto, colpirono il suo costato con la lancia e il corpo esanime fu deposto nel sepolcro. Pero il terzo giorno, di buon mattino, dal sepolcro vuoto giunge la conferma: Io sono. La vita e la morte del Figlio dell'uomo sono radicate nell'immortalità di Colui che E'.
3. "Io sono con voi".
Così dice Cristo agli Apostoli: e li manda in tutto il mondo, per predicare il Vangelo a tutti i popoli (cfr. Mc 16,15). Li invia poveri e indifesi.
Dice: "Mi sarete testimoni" (Ac 1,8). Non prendete nulla per il viaggio (cfr. Mc 6,8). Avendo la testimonianza della risurrezione e della vita, avete tutto: Io sono con voi. "Guai a me se non predicassi il Vangelo" (1Co 9,16), grida l'Apostolo... Guai a me! "L'amore di Cristo ci spinge!" (2Co 5,14) Quale altra Buona Novella può esservi, all'infuori di questa, che Cristo è morto per i peccati di tutti ed è risuscitato? Che in lui la vita umana e mortale è stata radicata nell'immortalità di COLUI che E'?
4. "Io sono con voi".
Da questa parola hanno avuto inizio tutti gli itinerari apostolici, tutti i percorsi missionari che hanno portato il Vangelo nel mondo intero. "Io sono con voi": questa parola è all'origine di quel nuovo cammino missionario, che è iniziato cinquecento anni or sono ed ha portato i testimoni del Risorto oltre il grande vasto oceano, verso popoli dei quali prima neppur si conosceva l'esistenza.
Un nuovo mondo e uomini nuovi. Potevano i discepoli di Cristo non andare verso di loro con il Vangelo? Quale altra verità può esservi più grande di questa, che Cristo è morto per i peccati di tutti e che il terzo giorno è risuscitato? Che in lui la vita umana mortale è stata radicata nell'immortalità di Colui che ha detto: "Io sono colui che sono"?
5. "Io sono con voi".
Risuonano queste parole nel cuore dell'umanità; esse danno senso alla storia. "Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo" (Jn 16,33) assicura il Risorto.
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Ascoltate quest'invito voi tutti, popoli della terra! Ascoltatelo voi, nazioni delle Americhe, raggiunte cinquecento anni or sono dalla luce della Croce.
Ascoltatelo in particolare voi, nazioni d'Europa, che state affermando, nel mutare degli assetti politici, le vostre peculiari caratteristiche. Ascoltate, vi prego, la voce di Colui che ha operato in voi con grande potenza. Egli vi invita a non avere paura: vi esorta a fare del Vecchio Continente una realtà nuova, dove diversità non significhi opposizione e scontro, ma reciproco arricchimento nella complementarietà e nello scambio. Vi esorta a non costruire mai la sicurezza sulla forza delle armi, distruttrici della vita e di ogni fraterna civile convivenza; a non seppellire mai con l'egoismo, con la bramosia di beni materiali sempre più grandi i nobili progetti di sviluppo e di pace; a cercare, piuttosto, la libertà, la verità e l'amore che rendono realmente liberi, e consentono di costruire insieme un nuovo mondo. Vi esorta ad essere creature nuove per una nuova umanità.
6. Io sono con voi. La mia pace sia con voi! così ripete Cristo, vincitore della morte, in questo giorno di luce e di speranza. Pace a voi, fratelli e sorelle qui presenti, e a voi tutti, che mi seguite attraverso la radio e la televisione. Vi auguro la pace, la pace vera: quella a cui anela nel profondo ogni essere umano. Giunga quest'augurio pasquale a chi ancora combatte in alcune regioni del Continente africano, nel cuore dell'Europa e nel Caucaso. Come non ricordare il dramma che stanno vivendo le popolazioni della Bosnia Erzegovina e del Nagorno Karabakh? Lo rivolgo fiducioso a voi, popoli del Medio Oriente, ricchi di secolari tradizioni umane e religiose, perché il vostro importante patrimonio di valori favorisca il dialogo e faciliti l'auspicata soluzione dei problemi ancora irrisolti.
7. Pace a te, travagliata popolazione cambogiana, che ti sei avviata nel difficile cammino della concordia, ancor turbata, purtroppo, da non sopite rivalità. Pace, parimenti, a voi che vivete nell'Estremo Oriente: dal caro Vietnam al Laos ed alla grande Cina. Nelle vostre terre, insieme ai connazionali, i figli della Chiesa si impegnano con passione per favorire uno sviluppo spirituale e materiale, degno delle nobili tradizioni locali. L'annuncio di pace del Cristo risorto risuoni, altresi, nell'America Latina, dove, all'armistizio faticosamente raggiunto nel Salvador, fanno riscontro le tensioni e l'instabile situazione che si registra nel Perù. "Io sono con voi", dice ancora il Signore della vita a coloro che in Africa continuano ad essere minacciati dalla fame, dalla miseria, dalla malattia, o sono vittime della drammatica esperienza dell'odio e della vendetta. La parola di Cristo è consolante presenza per chi soffre, è, inoltre, appello pressante perché l'indifferenza ed il silenzio non lascino inascoltato il grido angosciato dei poveri.
8. "Io sono con voi": continua a proclamare la Chiesa. Quanti missionari, religiosi e laici, uomini e donne, hanno fatto di sé un dono d'amore a Dio e ai fratelli! Alcuni hanno pagato con la vita la loro fedele testimonianza al Vangelo e il loro impegno per l'uomo. Il loro esempio è sostegno per tutti i credenti, è vitale patrimonio per l'umanità intera. In Cristo, vita immortale, la loro morte, la morte dell'uomo s'illumina di eterno fulgore. "Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso!" (Ps 117/118,24). E' il giorno prodigioso della vittoria: la Pasqua di resurrezione. Che l'annuncio della gioia pasquale sia ascoltato da tutti gli uomini e da tutti i popoli sulla faccia della terra!
Data: 1992-04-19 Data estesa: Domenica 19 Aprile 1992
Titolo: "Cristo è risorto! E' la buona novella che la Chiesa proclama ed offre in dono
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Non temete, Cristo è risorto! Alleluja! In questo Lunedi dopo Pasqua, detto Lunedi "dell'Angelo", sentiamo indirizzate a ciascuno di noi le parole che l'Angelo ha rivolto alle donne, che si erano recate afflitte, incerte e sconsolate al sepolcro dove Gesù era stato sepolto. Esse trovano la tomba vuota e l'Angelo che trasmette loro il lieto annunzio della risurrezione del loro divino Maestro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E' risorto, non è qui" (Mc 16,6).
2. La gioia spirituale della Pasqua, che pervade in questi giorni il nostro spirito, trae la sua ragione da questa profonda verità: Cristo è risorto. Ed in Lui anche noi siamo risorti, passando dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà dell' amore. Le suggestive celebrazioni del Triduo Santo ci hanno fatto rivivere questo mistero sconvolgente che ha trovato sul Calvario il suo epilogo drammatico. La solenne Veglia Pasquale ci ha, poi, permesso di partecipare al trionfo definitivo del Redentore sulla morte, riempiendo il nostro cuore di luce e di speranza.
3. Cristo è risorto! E' il grido della fede, che ha animato la testimonianza eroica di innumerevoli santi e martiri di tutti i tempi. E' il conforto dello spirito che ha sostenuto e continua a sostenere la tenace pazienza di numerose persone ammalate e sofferenti. E' il principio della vita nuova, della rinnovata rigenerazione dell'umanità. Cristo è risorto! E' la buona novella che la Chiesa proclama ed offre in dono a quanti sono alla ricerca della gioia, della vera felicità.
E' con noi Maria, testimone silenziosa della dolorosa passione del suo Figlio e fedele Madre degli Apostoli nel tempo della gioia pasquale. A Lei domandiamo, carissimi fratelli e sorelle, con la preghiera del "Regina Caeli", di vivere in pienezza questi giorni di grazia e di misericordia.
Data: 1992-04-20 Data estesa: Lunedi 20 Aprile 1992
Titolo: "Noi aspettiamo dal Cristo trionfante un nuovo impulso d'amore, grazie al quale egli ha vinto l'odio"
1. In questa settimana di Pasqua celebriamo nella gioia il mistero della risurrezione di Cristo. In esso la vicenda del Figlio di Dio, incarnato in mezzo all'umanità, raggiunge il suo culmine. Il trionfo riportato dal Salvatore sulla morte è l'"evento" per eccellenza della rivelazione. Per questo, la festa di Pasqua è la più grande dell'anno liturgico. La risurrezione del Signore dà alla religione cristiana il caratteristico clima di gioia, che le è proprio. Gioia traboccante come quella delle donne e dei discepoli davanti al loro Maestro nuovamente vivo. E' una gioia permanente, perché il Cristo risorto non può più morire, e gli effetti della sua risurrezione ormai non cesseranno più di manifestarsi. La gioia, sbocciata nel giorno della risurrezione, è stata trasmessa alla Chiesa come gioia inesauribile, destinata a crescere fino alla fine del mondo, ed a colmare sempre più il cuore degli uomini. Tutti siamo chiamati ad accogliere questa gioia nella nostra vita. Essa ci è ridata ogni giorno nell'Eucaristia, in cui si rinnova il mistero pasquale: in maniera sacramentale, mistica, il sacrificio di Cristo vi è reso presente col suo coronamento nel mistero della risurrezione. La vita della grazia, che portiamo dentro di noi, è vita del Cristo risorto. Di conseguenza, con la grazia pulsa in noi una gioia che nulla ci può togliere, secondo la promessa di Gesù ai suoi discepoli: "Il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (Jn 16,22).
2. Non possiamo tuttavia contemplare il mistero della risurrezione senza gettare uno sguardo su ciò che l'ha preceduto: la vittoria riportata a Pasqua ha il suo presupposto nel sacrificio redentore di Cristo. Il Maestro divino, che aveva annunciato a più riprese la sua risurrezione, aveva allo stesso tempo sottolineato che, prima di ciò, egli avrebbe dovuto percorrere la via del dolore: "Comincio a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e dopo tre giorni risuscitare" (Mc 8,31). Dichiarando che la sua passione era necessaria, Gesù voleva insegnare che, secondo la volontà del Padre, la sua missione avrebbe dovuto compiersi per mezzo del sacrificio. Non possiamo dimenticare, nella gioia della Pasqua, le sofferenze del Salvatore, che mediante la croce ha meritato la salvezza dell'umanità. La croce ha avuto un ruolo essenziale nella missione salvifica del Cristo, come egli stesso ricorda dopo la risurrezione ai discepoli di Emmaus nella pagina di Vangelo della Messa odierna: "Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?" (Lc 24,26). Ai due discepoli, rattristati e sconcertati dall'evento della sua Passione, Gesù spiega il senso delle Scritture profetiche, mostrando che il Messia doveva giungere al suo trionfo glorioso attraverso la via della sofferenza. Come stupirci, dunque, se la legge della croce, così strettamente connessa con la vita e l'attività salvifica di Gesù, si applica anche alla nostra vita? A tutti coloro che ancora oggi sono tragicamente posti davanti al mistero della sofferenza, e potrebbero essere tentati dallo scoramento e dalla disperazione, conviene ricordare la verità insegnata e vissuta da Cristo: la croce è necessaria nella nostra vita, ma come cammino che conduce alla vittoria dell'amore. Tutti siamo chiamati ad unirci all'offerta redentrice di Cristo, per condividere con lui la gioia della risurrezione. E' dunque una parola piena di speranza quella che la Chiesa rivolge, in questa settimana pasquale, a tutti coloro che soffrono, a tutti coloro che gemono sotto il peso delle loro prove: "La vostra afflizione - secondo la promessa di Gesù- si cambierà in gioia" (Jn 16,20).
3. Ai discepoli di Emmaus Gesù rimprovera la mancanza di fede, che impedisce loro di riconoscerlo come il Salvatore risorto: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!" (Lc 24,25). Nelle sue apparizioni, il Cristo risorto offre le prove della nuova vita che egli possiede, ma i suoi discepoli provano difficoltà a capire e ad accettare. La risurrezione è un mistero che richiede l'adesione della fede. Mentre Giovanni, il discepolo prediletto, quando scopre la tomba vuota, crede nel Maestro risorto (cfr. Jn 20,8), Tommaso manifesta invece il suo scetticismo ed esige di mettere il dito nelle piaghe di Cristo. Quando alla fine s'arrenderà davanti all'evidenza esclamando: "Mio Signore e mio Dio!" (Jn 20,28), Gesù gli dirà con tono di amorevole rimprovero: "Perché mi hai veduto, hai creduto"; e aggiungerà: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno" (Jn 20,29). Quelli che non hanno visto e che sono chiamati a credere, sono tutti coloro che non hanno avuto il privilegio di vedere Gesù nelle sue apparizioni di risorto. Siamo anche noi. Per questo siamo tutti invitati a credere nella risurrezione di Cristo: felici noi se sapremo esclamare con Tommaso, finalmente credente: "Mio Signore e mio Dio!".
4. Che cosa si è verificato il terzo giorno? Nessuno ha visto il corpo del Salvatore riprendere vita, o meglio, passare direttamente dalla morte a una vita superiore, la vita celeste. E' stato riempito della vita dello Spirito Santo. E' così che è diventato un corpo glorioso. Era lo stesso corpo che era stato inchiodato alla croce, ma ormai possedeva delle proprietà superiori a quelle del corpo umano nella vita sulla terra. Gesù non ha più ripreso una esistenza terrestre dopo la sua risurrezione: egli è semplicemente apparso a coloro che erano disposti alla fede. Quando appariva, poteva spostarsi come voleva ed anche entrare in una sala le cui porte erano chiuse (cfr. Jn 20,19). Con ciò egli manifestava che la sua vera vita era d'ordine celeste. Dopo quaranta giorni di apparizioni, Cristo scomparirà definitivamente dalla terra, elevandosi in Cielo.
E' a partire da questo momento che Egli comincia a spargere nell'umanità la vita divina di cui il suo corpo è colmo. Egli è risorto per noi, per procurarci la salvezza e comunicarci la sua vita divina: "Io vivo e voi vivrete", ha detto (Jn 14,19). Prima di lasciare la terra per stabilirsi nel suo potere celeste, Gesù annuncia l'invio dello Spirito Santo. Questa vita dello Spirito Santo, che riempie il suo corpo risorto, egli desidera che diventi la vita dell'umanità, perché tutti possano beneficiare del frutto della sua risurrezione.
5. Nel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo, che era stato promesso, discenderà sulle donne e sui discepoli, per fare di essi dei testimoni del Cristo risorto.
Nascerà così la Chiesa. Da allora, lo Spirito Santo fa vivere il Cristo risorto nei credenti. Più particolarmente, egli sviluppa in ciascuno di essi una vita "da figli", che partecipano alla filiazione divina del Cristo. Egli suscita in essi la preghiera filiale, che fa loro gridare, come lo stesso Gesù: "Abbà! Padre!" (Cfr. Ga 4,6 Rm 8,15). D'altra parte, lo Spirito Santo riunisce nell'unità della Chiesa coloro che hanno la stessa fede nel Cristo risorto. Egli edifica e anima la comunità, sviluppando l'amore che Cristo è venuto ad accendere nel mondo, amore che ha raggiunto il culmine nell'offerta del Calvario e che è destinato ad alimentare le relazioni tra i suoi discepoli, che hanno ricevuto il nuovo comandamento di amarsi gli uni gli altri come lui stesso li ha amati (cfr. Jn 13,34 Jn 15,12). L'entusiasmo, che si è impossessato degli apostoli quando si sono messi a proclamare le meraviglie di Dio, non è altro che la gioia pasquale nella sua pienezza, quale è rinnovata incessantemente e propagata dallo Spirito Santo.
6. In questo periodo pasquale, noi volgiamo lo sguardo verso il Cristo risorto.
Sappiamo di essere chiamati a confermargli la nostra fede e la nostra volontà di rendergli testimonianza. Noi lo consideriamo come la sorgente della nostra speranza, sapendo che lo Spirito Santo, di cui Egli è colmo, si comunica a noi per compiere nuove meraviglie nel nostro mondo. Noi aspettiamo dal Cristo trionfante un nuovo impulso d'amore, di quell'amore, grazie al quale, egli ha vinto l'odio e l'ostilità col suo sacrificio. Noi attingiamo dal Cristo, pieno di vita, la gioia di cui abbiamo bisogno per vivere "da figli" e per perseverare nell'impegno di essere perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli (cfr. Mt 5,48).
Data: 1992-04-22 Data estesa: Mercoledi 22 Aprile 1992
Titolo: Dal dialogo una più profonda comprensione del mistero della nostra salvezza
Signor Presidente Brakemeier,
1. Sono lieto di accogliere Lei e i delegati della Federazione Mondiale Luterana in occasione della vostra visita in Vaticano. Quattro anni fa, quando incontrai l'ex Presidente della vostra Federazione, il Vescovo Johannes Hanselmann, notai, ringraziando per questo Dio Onnipotente, che negli anni trascorsi dal Concilio Vaticano Secondo i Luterani e i Cattolici hanno fatto molto progresso sulla via del superamento delle barriere di separazione e nel rafforzamento dei legami di unità per mezzo sia del dialogo teologico sia di una collaborazione pratica.
Confido nel fatto che i nostri pazienti sforzi continueranno a portare frutti per la piena unità di tutti coloro che hanno fede nel Signore Risorto e che hanno sperimentato una nuova nascita per mezzo dell'acqua e dello Spirito Santo (cfr. Jn 3-5). L'impegno della Chiesa ad operare per l'unità cristiana deriva in primo luogo dalla sua obbedienza alla volontà del Signore, che la notte prima di morire prego affinché tutti i suoi discepoli fossero uniti (cfr. Jn 17-21). Come dono dello Spirito Santo, l'unità della Chiesa di Cristo deve essere il segno e la promessa di quella più profonda riconciliazione in Cristo che costituisce l'opera suprema della grazia di Dio e che trascende ogni umano sforzo e iniziativa.
L'obiettivo della piena unità tra Cristiani verrà raggiunto secondo i disegni provvidenziali di Dio, poiché Egli è il Signore della Storia. Ciò che Egli richiede da noi è la ferma determinazione a rispondere alle richieste della sua costante grazia. Noi riconosciamo che il nostro incontro odierno, nel rappresentare un passo significativo di questo pellegrinaggio ecumenico, è un dono di Dio a noi. Io prego che questo rafforzi il nostro impegno ad andare avanti, certi che la speranza che questo Spirito infonde non ci lascerà delusi (cfr. Rm 5).
2. Quest'anno segna il venticinquesimo anniversario del dialogo tra Cattolici e Luterani, ed è opportuno che noi oggi ricordiamo con gratitudine i risultati significativi che esso ha prodotto. Tramite il suo esame di problemi di importanza vitale quali la giustificazione, natura e missione della Chiesa, confido nel fatto che questo dialogo darà un contributo durevole al nostro progresso verso l'unità nella fede apostolica. Poiché le due questioni che ho menzionato sono così strettamente legate alla autentica proclamazione del Vangelo, e poiché i disaccordi circa tali questioni ai tempi della Riforma furono determinanti nel portare alle tristi divisioni che tuttora esistono, è tanto più importante che esse siano esaminate con pazienza e in uno spirito di fedeltà al Verbo che il Padre ci ha detto "in questi giorni" (He 1-2). A questo proposito, voglio esprimere la mia convinzione che il dialogo ecumenico debba tendere ad una sempre più profonda comprensione del mistero della nostra salvezza, compiuta per mezzo dell'Incarnazione, della Morte e della Resurrezione di Gesù Cristo. In questa prospettiva, il dialogo teologico diventerà una fonte di arricchimento reciproco e condurrà certamente a quella crescita nella verità che il Signore ha promesso come opera del suo Spirito Santo (cfr. Jn 16-13). Noi tutti conveniamo sul fatto che il raggiungimento dell'unità Cristiana non potrà mai essere il risultato di un mascheramento delle differenze o di una ricerca di un qualche minimo comune denominatore accettabile per tutti. In realtà, "i nostri sforzi porteranno frutti nella misura in cui scopriamo e accettiamo insieme la piena, autentica eredità della fede donata da Gesù Cristo per mezzo dei suoi Apostoli" (Ecumenical Prayer Service, Uppsala, 9 giugno 1989).
3. E' inoltre fonte di incoraggiamento il fatto che molte discussioni teologiche, molti contatti ufficiali e progetti comuni tra Cattolici e Luterani siano avvenuti in un clima di crescente carità fraterna. Tra gli avvenimenti degli anni recenti che hanno contribuito a creare questa atmosfera più positiva, ricordo con gratitudine la mia visita nei Paesi Scandinavi, una parte importante della quale fu dedicata agli incontri ecumenici e ai servizi di preghiera. Né posso omettere di ricordare la commemorazione del seicentesimo anniversario della canonizzazione di Santa Brigida di Svezia, quando vescovi Luterani e Cattolici mi affiancarono nei Solenni Vespri nella Basilica di San Pietro. La straordinaria santità di quella grande donna, la cui testimonianza di amore per Cristo e la Chiesa la rende un "fulcro di unità" (Omelia al Servizio Ecumenico di Preghiera, 5 ottobre 1991) tra i Cristiani divisi di Europa, può fungere da modello per tutti i credenti e infondere un impegno rinnovato per la nostra unità per amore del Vangelo.
4. Egregi amici: alcuni giorni fa abbiamo celebrato la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Colui che ha il potere di sconfiggere la morte sa anche superare le divisioni tra i suoi fedeli. Con fiducia nell'amore riconciliante di Colui "che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare" (Ep 3-20), voglio esprimere la mia speranza che i rapporti tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Mondiale Luterana portino ad una sempre maggiore comprensione e ad un servizio crescente del Vangelo tra tutti coloro che credono che "Gesù è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Ph 2-11). La pace del Signore Risorto sia con tutti voi.
Data: 1992-04-23 Data estesa: Giovedi 23 Aprile 1992
Titolo: L'Azione Cattolica diventi un segno visibile che ripropone a tutti il volto autentico della Chiesa come mistero, comunione e missione
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Sono grato al Signore per questo nostro incontro, che mi offre l'opportunità di esprimere all'Azione Cattolica Italiana la mia ammirazione per il suo impegno al servizio del Vangelo. Voi state tenendo, proprio in questi giorni, l'VIII Assemblea Nazionale, che ha come tema: "Perché il mondo creda. Azione Cattolica: laici in missione con il Vangelo della carità". Siate tutti benvenuti! Vi accolgo con affetto e cordialmente vi saluto. Rivolgo innanzitutto il mio pensiero al Signor Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e al Segretario Generale del medesimo Organismo, Mons. Dionigi Tettamanzi. Saluto poi il vostro Assistente Ecclesiastico Generale, Mons. Salvatore De Giorgi, al quale esprimo gratitudine per le parole che poc'anzi, a vostro nome, mi ha rivolto. Con lui saluto l'Avv. Raffaele Cananzi, zelante Presidente dell'Associazione, i Sacerdoti, gli animatori, i responsabili e quanti attraverso l'Azione Cattolica si consacrano, con spirito missionario, all'edificazione del Regno di Dio nelle parrocchie, fra i giovani ed in ogni altro ambito della società.
2. "Azione Cattolica: laici in missione con il Vangelo della carità". Il tema dell'attuale vostro incontro si collega strettamente a quello della precedente Assemblea Nazionale: "Per la vita del mondo. Nella Chiesa e nella società italiana al servizio dell'Azione Cattolica per gli anni '90". Allora la vostra riflessione, che prendeva lo spunto dall'Esortazione Apostolica Christifideles laici ed era focalizzata sulla nuova evangelizzazione, vi invitava a percorrere "strade apostolicamente sempre più feconde". La tematica dell'attuale assemblea è tratta dall'Enciclica Redemptoris missio, come pure dagli orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale Italiana per gli anni '90, "Evangelizzazione e testimonianza della carità". Seguendo docilmente le direttive dei vostri Pastori, in comunione profonda e permanente col Successore di Pietro, voi siete decisi a portare il vostro originale e insostituibile servizio alla crescita della fede nel popolo cristiano. A voi è domandato di far risuonare l'annuncio della salvezza di Cristo dappertutto, divenendo voi stessi fermento di santità, sale della terra e luce del mondo (cfr. Mt 5,13-14). Già siete in cammino su questa strada, fratelli e sorelle carissimi. Questa è la strada dell'intima e personale adesione a Gesù Cristo e al suo Vangelo, della piena comunione con la Chiesa, della coraggiosa testimonianza della fede e della carità, dell'audacia missionaria. Nel prossimo triennio, poi, avete in animo di intensificare questa vostra azione evangelizzatrice si da renderla più ampia e capillare, più significativa ed incisiva. Volete sottoporre ad approfondita riflessione la realtà della "missione" e della "nuova evangelizzazione", e consacrare ad essa ogni vostra spirituale energia. Molte volte, anche di recente, ho avuto occasione di ribadire che "l'annunzio ha la priorità permanente nella missione: la Chiesa non può sottrarsi al mandato esplicito di Cristo, non può privare gli uomini della "buona novella" che sono amati e salvati da Dio... L'annunzio ha per oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto: in lui si compie la piena ed autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; in lui Dio dona la "vita nuova", divina ed eterna" (RMi 44). Ecco la "buona novella", che anche voi siete chiamati a proclamare senza sosta: essa cambia il cuore umano e rinnova la storia del mondo. Questa buona novella tutte le persone e tutti i popoli hanno diritto di conoscere.
3. Ma per poter essere all'altezza di una così nobile e impegnativa missione, l'Azione Cattolica deve rimanere costantemente fedele alla sua identità associativa, delineata sia dalle ripetute indicazioni dei vostri Pastori che dallo Statuto e dai suoi Progetti formativi. La vostra identità è quella di una singolare forma di apostolato laicale a servizio dell'intera comunità cristiana e per il bene della stessa società civile. Si tratta di una "vocazione speciale" affidatavi dal Signore, di un particolare "carisma" di diretta collaborazione con i Pastori (cfr. Evangelizzazione e testimonianza della carità, n. 29), "sotto la spinta dello Spirito Santo, nella comunione coi Vescovi e coi Sacerdoti" (CL 31). Lo stretto e costante raccordo con le direttive della Gerarchia non solo non mortifica la vostra piena maturità di laici dediti all'apostolato, ma la esalta rendendo più eloquente la vostra testimonianza ecclesiale. Conservano, al riguardo, valore ed attualità le esortazioni che il mio predecessore Paolo VI rivolgeva alla I Assemblea Nazionale della vostra Associazione, nel 1970. "Non temete - egli diceva - per l'efficienza della vostra attività, del vostro apostolato, quasi che il suddetto peculiare rapporto con la Gerarchia abbia ad intralciare i movimenti dell'azione, a cui siete chiamati. E' chiaro, infatti, che il laicato cattolico assumerà un'efficienza tanto maggiore e tanto più libera e responsabile nella comunità ecclesiale, quanto più aderente e qualificato sarà il rapporto che lo unisce alla Gerarchia, un rapporto cioè di leale collaborazione. La quale, ad un certo momento, quando la vostra azione apostolica deve svolgersi al di fuori del recinto ecclesiale, nel mondo, diventerà incarico, diventerà fiducia ed autoresponsabilità" (Insegnamenti, vol. VIII, 1970, p. 931).
4. Su di voi debbono poter contare in ogni momento i Pastori della Chiesa italiana e questo renderà il vostro servizio ancor più importante e significativo. Forti di tale consapevolezza, sarà per voi più facile impegnarvi con decisione per conseguire i traguardi che vi attendono nel prossimo triennio. Occorre, in primo luogo, intensificare l'impegno per la formazione cristiana permanente e globale con particolare attenzione alla preparazione dei formatori. L'Azione Cattolica è scuola di formazione permanente, perché abbraccia tutte le età e condizioni di vita; è palestra di educazione integrale umana, culturale e pastorale per il suo fine stesso, che è il fine globale apostolico della Chiesa. Ponete al centro di ogni vostro progetto formativo il primato della vita spirituale, come lo esige la risposta che tutti, come battezzati, dobbiamo dare alla fondamentale chiamata alla santità. E' necessario, inoltre, un impegno più deciso per la una profonda intelligenza della fede e una evangelizzazione della cultura, che domandano un'amorosa e matura conoscenza della verità cristiana, una lettura sapienziale della realtà sociale e storica ed una capacità di dialogo e di comunicazione con tutti nella logica della piena fedeltà a Dio e all'uomo. A queste condizioni, l'Azione Cattolica potrà diventare autentica scuola di evangelizzazione, radicata nell'ascolto della Parola di Dio e nella catechesi, e si porrà in condizione di evangelizzare soprattutto quanti si sono allontanati dalla fede e dalla pratica della vita cristiana. Voi dovete essere, come Azione Cattolica, e quindi nella vostra realtà comunitaria, soggetti attivi di evangelizzazione, promuovendo iniziative, soprattutto a livello parrocchiale, che vi consentano di esprimere la vostra generosa capacità missionaria aperta a tutti. L'evangelizzazione non è, d'altronde, la vostra prima finalità? Non basta che evangelizzino i singoli aderenti: è necessario che lo faccia l'Associazione come tale, in forma solidale e "a guisa di corpo organico" (AA 20).
5. Gli Orientamenti pastorali dei Vescovi italiani per i prossimi anni vi chiamano, altresi, a percorrere le tre "vie privilegiate" attraverso le quali "il Vangelo della carità può farsi storia": l'educazione dei giovani al Vangelo della carità, l'amore preferenziale per i poveri nel contesto di una cultura della solidarietà, e la presenza responsabile dei cristiani nel sociale e nel politico (cfr. Evangelizzazione e testimonianza della carità, nn. 43-52). So che la vostra Assemblea Nazionale intende soffermare la propria attenzione su questa ultima via.
Avendo ben chiari gli orientamenti più volte ribaditi dai vostri Pastori circa l'unità dei credenti nella difesa e promozione degli imprescindibili valori umani ed evangelici, non sarà difficile per voi operare responsabilmente per l'educazione dei fedeli al sociale e al politico attraverso la conoscenza, l'approfondimento, la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, alla cui elaborazione nel corso della sua storia l'Azione Cattolica ha costantemente prestato un valido apporto. E' necessario, infine, che l'Azione Cattolica sia e diventi sempre più un segno visibile, uno specchio che ripropone a tutti il volto autentico della Chiesa come "mistero, comunione e missione". In particolare, la comunione ecclesiale deve trovare nella vita associativa dell'Azione Cattolica una sua immagine viva, una sua luminosa testimonianza per l'intensità dell'amore verso Dio che lo Spirito Santo effonde nei cuori degli associati, per la reciproca collaborazione tra sacerdoti e laici, per la cordiale valorizzazione di tutti i carismi e di tutte le vocazioni come pure delle diverse sensibilità ed esperienze spirituali e pastorali dei suoi membri, ed infine l'apertura e la collaborazione con le altre aggregazioni laicali presenti e operanti nella Comunità cristiana.
6. Carissimi fratelli e sorelle, vi ringrazio sinceramente per la vostra visita e per i sentimenti di docile fedeltà che avete voluto ancora una volta manifestarmi.
Vi auguro di cuore che questa ottava Assemblea Nazionale costituisca per tutti voi un privilegiato momento di comunione e di maturazione spirituale. Possa la vostra Associazione essere anche in avvenire un profetico segno di unità per la Chiesa e per il Paese.
Il Signore, ne sono certo, vi benedirà con abbondanti grazie e coronerà il vostro lavoro di copiosi frutti apostolici. Susciterà, soprattutto fra i giovani, coraggiose risposte vocazionali al sacerdozio, alla vita religiosa, all'apostolato laicale. Vi renderà testimoni del suo amore misericordioso ed araldi del suo Vangelo di speranza. Vi accompagni nel vostro diuturno cammino la Vergine Maria, Madre degli Apostoli. E vi sia di conforto anche la mia benedizione, che imparto volentieri a voi qui presenti ed a tutti gli aderenti all'Azione Cattolica Italiana.
Data: 1992-04-24 Data estesa: Venerdi 24 Aprile 1992
GPII 1992 Insegnamenti - Udienza ai giovani della comunità di Sant'Egidio - Città del Vaticano (Roma)