GPII 1992 Insegnamenti - L'omelia durante la concelebrazione della Messa per la conclusione del Congresso Eucaristico Diocesano - Udine

L'omelia durante la concelebrazione della Messa per la conclusione del Congresso Eucaristico Diocesano - Udine

Titolo: Famiglie friulane non abbiate paura di essere cristiane!




1. "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini..." (Ac 5,29). così risposero Pietro e gli Apostoli ai rappresentanti del Sinedrio, che volevano proibire loro di insegnare nel nome di Gesù. La Chiesa, nell'odierna liturgia, non solo ricorda questi eventi degli Atti degli Apostoli, che riguardano l'inizio dell'annuncio del Vangelo, ma li rivive. Essi sono diventati la chiave del nostro annuncio e costituiscono per noi, come anche per gli Apostoli, la ragion d'essere della missione di testimoni di Cristo. La Chiesa medita sull'atteggiamento di Pietro e degli altri Apostoli i quali, di fronte al Sinedrio, capirono di non poter rispondere che con un coraggioso rifiuto: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini" (Ac 5,29); bisogna rendere testimonianza alla verità. E la verità su Gesù Cristo era ed è questa: "Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce" (Ac 5,30). Ecco il Cristo: Egli è "l'Agnello che fu immolato" (Ap 5,12), come scrive Giovanni nell'Apocalisse; l'Agnello di Dio "che toglie il peccato del mondo", come già presso il Giordano aveva profetizzato Giovanni Battista (Jn 1,29). Questo Cristo "Dio lo ha innalzato con la sua destra, facendolo capo e salvatore, per dare ad Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati" (Ac 5,31). Si, Dio lo ha innalzato! L'innalzamento sulla croce è stato l'inizio dell'innalzamento voluto da Dio quale definitiva espressione della verità sul Messia-Salvatore e sulla salvezza. Per questo tutto il creato annunzia la gloria dell'Agnello, la gloria del Redentore del mondo. L'intende così l'autore dell'Apocalisse, quando sente proclamare la grande voce cosmica della gloria: "All'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap 5,13).


2. "E di questi fatti siamo testimoni - continuano gli Apostoli, parlando al Sinedrio - noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a Lui" (Ac 5,32). La testimonianza è obbedienza alla verità; è obbedienza a Dio, che nella verità si è rivelato all'uomo. La testimonianza degli uomini che hanno visto, udito e perfino toccato con le proprie mani il mistero di Dio, acquista definitiva potenza grazie alle Spirito Santo, il quale dal giorno della Pentecoste opera nella Chiesa, fondata sugli Apostoli. Le letture bibliche di questa domenica ci ricordano, in modo particolare, la forza di tale testimonianza, che giustifica e fonda la missione della Chiesa in ogni epoca, lungo tutte le generazioni. Nel nostro secolo, in molti punti della vecchia Europa e del resto della terra, si è cercato di soffocare la voce di questa testimonianza: "Vi avevamo... ordinato di non insegnare più" (Ac 5,28). Si sono applicati metodi, di cui solo ora veniamo ad avere informazioni più precise. Altrove, invece, col pretesto di rispettare la lettera della libertà di religione, si continua a fare del tutto perché diventi privo d'importanza e superfluo ogni annuncio della fede. Si impone un sistema di vita "come se Dio non esistesse"..., come se Cristo non fosse risorto, come se Cristo non avesse redento l'uomo.


3. La lunga tradizione religiosa della vostra terra, invece, carissimi fratelli e sorelle dell'Arcidiocesi di Udine, è caratterizzata dal desiderio di testimoniare la verità, in obbedienza "a Dio piuttosto che agli uomini". Anzi, questo ha costituito in passato il vanto e il sostegno della gente del Friuli. Nei momenti della prova - come, ad esempio, durante il terremoto del 1976, che ha causato vittime umane ed ingenti danni materiali - voi avete trovato l'energia necessaria per non soccombere proprio nell'attaccamento sincero ai valori morali. Non avete mai soffocato la voce di questa testimonianza. Carissimi, la fede cristiana continui ad essere la vostra fondamentale risorsa spirituale. Di fronte alle sfide dell'attuale momento storico, sentite viva l'esigenza di salvaguardare il ricco patrimonio evangelico che è alla base della vostra tradizione friulana. La sciagura del sisma vi ha dato modo di sperimentare quanto sia importante lavorare uniti, come in una famiglia, e crescere nello spirito della fattiva condivisione e della solidarietà cristiana.


4. Con tali spirituali sentimenti mi è gradito porgere, nel corso di questa solenne concelebrazione eucaristica, un cordiale saluto a ciascuno di voi, cominciando dai Presuli presenti e in special modo dal vostro Pastore, il carissimo Monsignor Alfredo Battisti, che ringrazio per le cortesi espressioni di benvenuto pronunciate all'inizio della Santa Messa. Saluto il Cardinale Eduardo Pironio la cui famiglia trae le sue origini da questa terra. Saluto gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, gli operosi laici impegnati nelle molteplici attività catechetiche, educative e caritative della Diocesi. Rivolgo un deferente pensiero alle Autorità amministrative, politiche e militari, che hanno voluto condividere con noi questo momento di preghiera. Ricordo, inoltre, gli ammalati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, coloro che non hanno potuto essere fisicamente presenti in questo stadio e che ci seguono attraverso la radio e la televisione. Penso, poi, con affetto ai giovani, speranza della vostra fervente Comunità ed ai Friulani che vivono fuori della Regione. E come non ricordare gli immigrati, qui giunti da Nazioni talora molto povere nella speranza di procurarsi i mezzi necessari per una vita meno stentata e precaria? Un tempo, anche taluni di voi hanno sperimentato il disagio del vivere lontani da casa, in un contesto umano diverso e non sempre totalmente accogliente. Ora tocca a voi cercare di comprendere le esigenze di questi fratelli ed offrire loro un aiuto concreto. Saluto in particolare voi, care famiglie, che costituite la struttura portante della società e della Chiesa. A voi sono rivolte le premure pastorali della Diocesi, seriamente impegnata in un itinerario formativo che punta a mettere in luce la vocazione peculiare della famiglia cristiana in ordine alla nuova evangelizzazione.


5. Per secoli la famiglia cristiana è stata custode e veicolo dei valori religiosi che hanno contrassegnato la vostra cultura, contribuendo a temprare il carattere del popolo friulano e a difenderne l'esistenza nelle alterne vicende della storia.

La fede che ha sostenuto i vostri avi ci riunisce questa sera attorno all'altare.

"Una famiglia, una Chiesa", non è questo il motto del quarto Congresso Eucaristico Diocesano, che proprio oggi si conclude? Sono trascorsi venti anni da quando il mio predecessore, il Papa Paolo VI, venne ad Udine, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale, che aveva per tema: "Eucaristia e Chiesa locale". Tra questi due solenni Congressi ecclesiali esiste una provvidenziale continuità. Il Sacramento eucaristico che costruisce l'unità della Chiesa, "Corpo mistico di Cristo", costruisce pure l'unità della famiglia, "piccola Chiesa domestica", nella quale coloro che si sposano in Cristo, "non sono più due, ma una sola carne" (Mt 19,6). Ben a ragione, pertanto, è stato scelto il tema della famiglia per il piano pastorale diocesano, a seguito del quinto Sinodo Udinese, conclusosi dopo un cammino sinodale di cinque anni dal 1983 al 1988.


6. Famiglie friulane, non abbiate paura di essere cristiane! Anzi, siate orgogliose delle vostre radici religiose, della vostra consistenza cristiana.

Rimanete salde nella fede che avete ereditato dai vostri padri e che sta alla base dei valori tipici del Friuli: l'amore alla casa, l'educazione dei figli, la cura degli anziani, l'impegno nel lavoro, l'amore alla vostra terra, alla vostra cultura, alla vostra lingua, alle vostre tradizioni. Solo Dio può garantire un futuro alle famiglie: "Se il Signor nol tire su le cjase, a lavorin dibant i muradors" (Ps 126/127,1). Non essendo sicuro del mio friulano, lo ripeto ancora in italiano: "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori". Riscoprite ciò che Dio dice di voi, care famiglie friulane, ciò che siete per Lui. Apprendetelo mettendovi in ascolto della sua Parola. Riscoprite il dono di amarvi nel vincolo sacro del matrimonio. Non private il Friuli del potenziale immenso di bene, di cui siete depositarie. Amate il vostro focolare domestico; siate gelose del "fogolar furlan", perché il Friuli sia vivo. Voi siete le prime, vivificanti cellule da cui partire per ritessere rapporti di autentica umanità nella vita sociale. Famiglie friulane, ritornate all'Eucaristia, per riscoprire in questo mistero di amore la sorgente e il modello dell'amore coniugale e familiare e il valore della vita. Nella luce dell'Eucaristia e con la forza di questo sacramento voi potrete realizzare il progetto evangelico della famiglia: una famiglia che fa sua la "logica del dono", della fedeltà coniugale, della solidarietà e della sobrietà e soprattutto che rimane aperta alla vita.

Friulani, tornate alla vita, amate la vita, aprite le vostre case alla vita.

Crescete in esse come in "piccole chiese", in "chiese domestiche", dove si prega insieme, dove i figli sono formati alla vita cristiana con la parola e l'esempio dei genitori, dove ci si educa l'un l'altro all'autentica libertà, al sacrificio, al servizio reciproco. Se sarete animati da questo spirito di fede, di carità, di pietà, i vostri figli potranno vivere una vera esperienza vocazionale e aprirsi alla vita con fiducia e con speranza. Tra voi torneranno anche a fiorire numerose le vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio. Friulani, costruite la vostra comunità ecclesiale e sociale come "famiglia di famiglie": crescete nella reciproca solidarietà, soprattutto per sostenere i coniugi in difficoltà. Assumete le vostre responsabilità dentro la comunità parrocchiale, come protagonisti dell'azione pastorale. Svolgete la vostra missione nella comunità degli uomini: custodite, rivelate e comunicate l'amore che vi è stato dato in dono, "quale riflesso vivo e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo per la sua Chiesa" (FC 17).


7. Fratelli e sorelle dell'Arcidiocesi di Udine, il Signore vi chiede ancor oggi di gettare con fiducia la rete per un'abbondante pesca spirituale. E' lui, è il Signore! Riconoscetelo presente nell'Eucaristia, come avete avuto occasione di fare solennemente durante questo vostro Congresso Eucaristico. Riconoscetelo nelle vostre famiglie, santificate dal sacramento del matrimonio. Non restino prive di frutti le riflessioni che avete sviluppato sul significato, sul valore, sulla grazia della sua presenza nella "Chiesa domestica". Sia il mistero della divina carità a sostenere il bene incalcolabile dell'amore, a santificarlo, a disporlo al riconoscimento della vocazione coniugale, dono di Dio e missione che impegna l'umana esistenza. L'Eucaristia sostiene il sacramento coniugale, lo genera e lo alimenta, assumendo nell'amore divino la ricchezza dell'amore umano. Amatevi "come Cristo ha amato la Chiesa ed ha dato se stesso per lei" (Ep 5,27): questo è il programma e il dono del Signore. In tal modo la vostra Comunità ecclesiale, in virtù dello Spirito di verità, potrà rimanere salda nella testimonianza degli Apostoli, continuando a proclamare la verità che salva: Cristo, Redentore dell'uomo, sempre presente nella sua Chiesa. Questa sera, a conclusione del Congresso Eucaristico Diocesano, Cristo ci ripete quanto disse agli Apostoli sulla riva del lago: "Venite a mangiare". Andiamo dunque, e, come allora i discepoli, anche noi confessiamo che egli "è il Signore!". Apriamo a Cristo il nostro cuore, le nostre famiglie, l'intera società. Egli è il Signore della vita. Lasciamo che egli viva in noi! Amen! (Al termine della celebrazione eucaristica, il Papa ha rivolto ai numerosi fedeli presenti espressioni di saluto in italiano, in friulano e in sloveno. Queste le sue parole): Fratelli e sorelle friulani, concludendo con questa celebrazione eucaristica il Congresso Eucaristico diocesano di Udine, concludo anche la mia visita pastorale nella vostra terra. Voglio, insieme con voi, ringraziare la Provvidenza che ci ha condotto, guidato attraverso queste terre durante gli ultimi giorni, cominciando da Aquileia, perché Aquileia è la Chiesa Madre di tutte queste Chiese della vostra terra. Ho fatto una visita alle diverse diocesi, dopo Aquileia a Concordia-Pordenone, a Trieste, a Gorizia, a Udine, ma sempre rimanendo dentro la Casa della Madre comune, che era il Patriarcato di Aquileia, Chiesa Madre che rispecchia in sé in modo speciale questa maternità della Chiesa, che è maternità universale di tutto il Popolo di Dio. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno invitati, che hanno lavorato per la preparazione e per la realizzazione di questa opera apostolica, la visita pastorale del Papa.

Ringraziamo i Confratelli nell'Episcopato, ringraziamo tutti i sacerdoti, ringraziamo in modo speciale le suore, le religiose di ogni Diocesi, e specialmente qui nell'Arcidiocesi di Udine. Rimango con un nuovo tesoro nel mio cuore, perché la Chiesa in ogni sua dimensione, dovunque e dappertutto è un tesoro, è un mistero: mistero di Dio che vuol essere fra noi e con noi e per noi, suo mistero che noi viviamo insieme soprattutto celebrando l'Eucaristia ma anche al di fuori dell'Eucaristia, celebrando la Chiesa nelle sue diverse dimensioni della Chiesa universale, attraverso la Chiesa diocesana fino alla Chiesa domestica, e poi scendendo in questa Chiesa intima che è ciascuno di noi, nel suo cuore, nel suo essere spirituale abitato e santificato dallo Spirito Santo. Ecco la Chiesa! Io ringrazio la Santissima Trinità per averci di nuovo avvicinato al mistero della Chiesa in questa sua specifica dimensione friulana. E poi dobbiamo ancora ringraziare le circostanze atmosferiche: le previsioni erano piuttosto cattive, pessimistiche, invece la realtà si è mostrata diversa, finora...

Ringraziando le condizioni atmosferiche, ringraziamo anche la Provvidenza. E ringraziandoci tutti insieme reciprocamente, ringraziamo lo stesso Signore che opera in noi e attraverso di noi tutto il bene, anche questo bene del Congresso Eucaristico, anche questo bene della visita pastorale del Papa.

Fratelli friulani, vi saluto nella vostra lingua materna e vi invito a conservare, con le tradizioni, la fede cristiana ed i valori del vostro focolare e a farli crescere nel cuore dei vostri figli.

Saluto cordialissimamente i fedeli di lingua slovena di questa Arcidiocesi. Gioisco con voi perché avete conservato nei vostri cuori la fede che vi è stata annunciata nei tempi antichi del Patriarcato di Aquileia.

Data: 1992-05-03 Data estesa: Domenica 3 Maggio 1992

Durante sosta presso il sacrario militare - Redipuglia

Titolo: Da questo altare sale un pressante invito alla pace: pace per l'Italia, pace per l'Europa, pace per il mondo

Carissimi fratelli e sorelle! Di fronte a questo maestoso Sacrario, il più grande d'Italia, sento in me una profonda commozione, ricordando il sacrificio di migliaia di giovani, e le sofferenze causate dalla guerra.

Da questo luogo, ricco di memorie e di religiosi sentimenti, rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale pensiero. Saluto il Ministro della Difesa, l'On.Virginio Rognoni, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Goffredo Canino e gli altri Capi di Stato Maggiore, Generali, Ufficiali, Sottufficiali, Soldati di tutte le armi e specialità. Saluto il Sindaco di Fogliano. Saluto, inoltre, l'Ordinario Militare Mons. Giovanni Marra, i cappellani militari presenti ed in particolare voi militari, che prestate il vostro servizio in divisa nella Regione Friuli-Venezia Giulia e in tutto il Paese. Ripeto quest'oggi a voi quanto già altre volte ho avuto occasione di dire: Siate sempre autentici "ministri della sicurezza e della libertà" del vostro popolo. Adempite con rettitudine e spirito cristiano il vostro dovere; cooperate attivamente a rendere stabile la pace nel mondo, proseguendo con generosità le missioni umanitarie di solidarietà internazionale a voi affidate.

Inginocchiandoci dinanzi a questo altare, che commemora il sacrificio generoso di tante vite umane, desidero rendere omaggio alla Patria italiana, per la quale questi giovani sono caduti in battaglia. Mi inginocchio a pregare idealmente anche per tutti i luoghi del mondo che raccolgono i caduti di tutte le guerre, e in particolare per quelli che riposano nel vicino cimitero austro-ungarico. Nello stesso tempo, vorrei raccogliere da loro un pressante invito alla pace: pace per la vostra terra, pace per la diletta Nazione italiana, pace per l'Europa ed il mondo intero.

Iddio protegga e benedica tutti voi qui presenti, l'Italia e tutta l'umanità. Vi accompagni anche la mia Benedizione che volentieri imparto a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, ai cappellani militari che curano la vostra assistenza religiosa e assicurano fra voi la presenza della Chiesa, ed alle persone che hanno voluto prendere parte a questa breve e suggestiva cerimonia.

Data: 1992-05-03 Data estesa: Domenica 3 Maggio 1992

La preghiera recitata nel sacrario - Redipuglia

Titolo: Mai più la guerra per risolvere i problemi della convivenza tra i popoli

Dio dei nostri Padri, Padre di tutti, che nel tuo Figlio Gesù, principe della Pace, hai annunziato la pace ai vicini e ai lontani per riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia, noi ti preghiamo di concedere la vita senza fine e la tua pace ai caduti di tutti i fronti che riposano, molti senza un nome, in questa terra, bagnata dal loro sangue.

Il loro sacrificio e il loro eroismo, mentre aprono il cuore alla riconoscenza e ravvivano i grandi ideali di libertà e di amore alla terra madre, suscitano sentimenti di tolleranza, di non violenza e di pace.

Per questo, in comunione con Maria, la Madre di Gesù, ti supplichiamo, o Padre, che chiunque salga i gradini di questo sacrario, sia illuminato dallo Spirito del tuo Figlio e maturi nella sua coscienza il desiderio di operare per la pace, nel rispetto di tutte le creature.

Illumina i responsabili delle nazioni, perché alla luce della lezione che viene dalla storia mai più alla guerra affidino il compito di risolvere problemi di convivenza tra i popoli.

La pace donata dal tuo Figlio, Crocifisso e Risorto, fiorisca nelle nostre contrade, rechi agli uomini e alle donne del nostro tempo il gusto di far maturare quei valori che mai tramontano e che costruiscono il tuo Regno.

Amen.

Data: 1992-05-03 Data estesa: Domenica 3 Maggio 1992

Al Consiglio di Direzione della Fondazione Gregoriana - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Diffondere la Luce della verità di Cristo

Cari amici, Sono felice di salutare oggi i membri del Consiglio di Direzione della Fondazione Gregoriana. Spero che la vostra visita a Roma, dove San Pietro e San Paolo hanno portato il Vangelo di Cristo e che è stata accresciuta nella fede ad opera di molti altri santi uomini e donne nei secoli, sia per voi un'occasione di rinnovamento spirituale. La vostra opera a favore della Pontificia Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale aiutano in modo rilevante queste facoltà ecclesiastiche ad adempiere alla loro missione in modo da approfondire la comprensione della Rivelazione Divina ed analizzare il patrimonio della saggezza della Chiesa, così che gli uomini e le donne del nostro tempo possano far loro questa eredità (cfr. GE 11). Il sostegno da voi dato a queste istituzioni, che fanno risalire la loro esistenza al Collegio Romano fondato da Sant'Ignazio di Loyola e da San Francesco Borgia nel 1553, dimostra che, in un certo senso, attualmente voi siete colleghi di questi grandi preti della Compagnia di Gesù nel lavoro apostolico che lo Spirito Santo li ha spinti ad intraprendere per la grande gloria di Dio. In questi centri di cultura si ritrovano da ogni parte del mondo professori e studenti per servire la Chiesa con i loro studi e la loro ricerca; così, in modo molto pratico, voi, loro benefattori, vi occupate di diffondere la Luce della verità di Cristo in ogni angolo della terra.

Prego, perché Iddio premi la vostra generosità e vi imparto la mia Benedizione Apostolica.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1992-05-05 Data estesa: Martedi 5 Maggio 1992

Udienza generale: la catechesi ai fedeli - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Nella Chiesa, comunità sacerdotale e sacramentale, il Matrimonio




1. Secondo il Concilio Vaticano II, la Chiesa è una "comunità sacerdotale", la cui "indole sacra e organica" viene attuata per mezzo dei sacramenti, tra i quali un posto speciale va attribuito al sacramento dell'Ordine e a quello del matrimonio.

A proposito dell'Ordine, leggiamo nella Costituzione Lumen gentium: "Quelli tra i fedeli che vengono insigniti dell'Ordine sacro sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio"; e a proposito del matrimonio: "I coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ep 5,32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santità" (LG 11). Nella presente catechesi ci occuperemo esclusivamente del sacramento del matrimonio. Sul sacerdozio ministeriale torneremo a suo tempo.


2. Abbiamo già ricordato in una precedente catechesi che il primo miracolo operato da Gesù avvenne a Cana, durante un banchetto di nozze. Anche se il significato di questo miracolo, col quale Gesù "ha manifestato la sua gloria" (Jn 2,11), va molto al di là del fatto raccontato, tuttavia vi possiamo ugualmente scoprire l'apprezzamento del Signore per l'amore sponsale e l'istituzione matrimoniale, nonché la sua intenzione di portare salvezza in questo aspetto fondamentale della vita e della società umana. Egli dà un nuovo vino, simbolo del nuovo amore.

L'episodio di Cana ci fa capire come il matrimonio è minacciato, quando l'amore rischia di esaurirsi. Col sacramento, Gesù Cristo manifesta in modo efficace il proprio intervento, per salvare e rafforzare, mediante il dono della carità teologale, l'amore fra i coniugi e per dar loro la forza della fedeltà. Possiamo aggiungere che il miracolo, operato da Gesù all'inizio della sua vita pubblica, è un segno dell'importanza del matrimonio nel disegno salvifico di Dio e nella formazione della Chiesa. E infine: si può dire che l'iniziativa di Maria, che chiede e ottiene il miracolo, annuncia il suo ruolo futuro nella economia del matrimonio cristiano: una presenza benevola, una intercessione e un aiuto per il superamento delle immancabili difficoltà.


3. Nella luce di Cana, vogliamo ora sottolineare l'aspetto del matrimonio che più ci interessa in questo ciclo di catechesi ecclesiologiche. Ed è che nel matrimonio cristiano il sacerdozio comune dei fedeli si esercita in modo cospicuo, perché i coniugi stessi sono i ministri del sacramento. L'atto umano, "col quale - come dice il Concilio - i coniugi mutuamente si danno e si ricevono" (GS 48), è stato elevato alla dignità di sacramento. I coniugi si amministrano mutuamente il sacramento con il loro reciproco consenso. Il sacramento manifesta il valore del libero consenso dell'uomo e della donna, come affermazione della loro personalità ed espressione del mutuo amore.


4. Sempre secondo il Concilio, i coniugi cristiani, col sacramento, "significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ep 5,32)" (LG 11). "L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dall'azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e di madre. Per questo motivo i coniugi cristiani sono corroborati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e le dignità del loro stato" (GS 48). E' molto importante quest'ultima affermazione della Gaudium et spes, ossia che i coniugi sono "quasi consacrati da uno speciale sacramento". Proprio in questo si manifesta l'esercizio del loro sacerdozio di battezzati e confermati.


5. In questa partecipazione speciale al sacerdozio comune della Chiesa, i coniugi possono realizzare la loro santità. Infatti, col sacramento, essi ricevono la forza di compiere il loro dovere coniugale e familiare, e di progredire nella mutua santificazione. "Si aiutano a vicenda - dice il Concilio - per raggiungere la santità nella vita coniugale e nell'accettazione ed educazione della prole, ed hanno così, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio (cfr. 1Co 7,7)" (LG 11).


6. Il sacramento del matrimonio è orientato verso la fecondità. E' una inclinazione già insita nella natura umana. "Per sua indole naturale, - dice il Concilio - l'istituto stesso del matrimonio e l'amore coniugale, generoso e cosciente, sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole, e in questo trovano il loro coronamento" (GS 48). Il sacramento procura le forze spirituali di fede, carità e generosità per il compimento del dovere della procreazione e della educazione della prole. E' una risorsa di grazia divina, che corrobora e perfeziona la retta inclinazione naturale e impronta la stessa psicologia della coppia, resa consapevole della propria missione di "cooperatori dell'amore di Dio creatore", come dice il Concilio (GS 50). La coscienza di cooperare all'opera divina della creazione, e all'amore che ispira quest'opera, aiuta i coniugi a capire meglio il carattere sacro della procreazione e dell'amore procreante, e rafforza l'orientamento del loro amore verso la trasmissione della vita.


7. Il Concilio sottolinea anche la missione educativa dei coniugi. Leggiamo infatti nella Gaudium et spes: "Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere dell'educazione, soprattutto religiosa, che spetta, prima di ogni altro, a loro" (GS 48). Ma questa esortazione s'illumina alla luce spirituale della Lumen gentium, che scrive: "In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede" (LG 11). Una luce ecclesiale, dunque, proietta il Concilio sulla missione dei coniugi-genitori, in quanto membri della Chiesa, comunità sacerdotale e sacramentale. E' chiaro che, per dei credenti, l'educazione cristiana è il dono più bello che i genitori possano dare ai loro figli, e la manifestazione più vera e più alta del loro amore. Essa richiede una fede sincera e coerente, e una vita conforme alla fede.


8. Il Concilio scrive ancora che l'unione coniugale, "in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli esigono la piena fedeltà dei coniugi, e ne reclamano l'indissolubile unità" (GS 48). La fedeltà e l'unità vengono dallo "speciale dono di grazia e carità" (GS 49) dato dal sacramento. Esso assicura che, ad imitazione di Cristo che ha amato la Chiesa, "i coniugi possono amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione" (GS 48). Si tratta ancora di una forza inerente alla grazia del sacramento.


9. Infine, leggiamo nel Concilio che "la famiglia cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione del patto d'amore del Cristo e della Chiesa, renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, che con l'ammirevole cooperazione di tutti i suoi membri" (GS 48).

Non solo dunque ogni cristiano individualmente considerato, ma l'intera famiglia formata da genitori e figli cristiani, come tale, è chiamata ad essere testimone della vita, dell'amore e dell'unità che la Chiesa porta in sé come proprietà derivanti dalla sua natura di comunità sacra, costituita e vivente nella carità di Cristo.

Data: 1992-05-06 Data estesa: Mercoledi 6 Maggio 1992

Ad un gruppo di pellegrini di Besancon - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Testimoniare l'esperienza e l'amore che abbiamo ricevuto

Cari amici, Il vostro pellegrinaggio romano mi dà l'occasione di potervi ricevere nella casa del Vescovo di Roma. Voi che siete fedeli al ricordo del suo lontano predecessore Callisto II, nato nella vostra diocesi di Besancon. Egli è stato eletto papa a Cluny e voi in qualche modo state facendo lo stesso viaggio che aveva fatto lui, anche se con altre tappe, per raggiungere la Sede di Pietro.

Il vecchio arcivescovo di Vienne sul Rodano fu un negoziatore abile e paziente. In un periodo di profonde dispute tra pastori e sovrani, Callisto II fece tutto il possibile per ottenere delle garanzie di indipendenza a favore della Chiesa. Il Concordato di Worms ne fu il risultato decisivo, che in molti altri settori riusci a ristabilire la pace.

Per dare ancora maggior peso ai provvedimenti già presi, Callisto II convoco il primo Concilio Lateranense. Si adopero quindi. per unire i suoi fratelli nell'episcopato per la tutela dei diritti della Chiesa e, d'altro canto, per delle riforme disciplinari che si presentavano allora necessarie.

La vostra "Associazione Callisto II" vi darà modo di approfondire il senso e la portata storica di tali ricordi, che io posso soltanto rievocare. Non viviamo nella stessa epoca, ma forse troverete ugualmente, nel vostro compatriota divenuto papa, uno stimolo per riflettere su certi temi oggi tanto attuali.

Pellegrini a Roma, ricordatevi che il nome di Callisto II resta legato alla storia stessa del culto espresso sulla tomba del Principe degli Apostoli. Che la vostra strada vi conduca a rafforzare la comunione con la Chiesa universale.

Sostenete i suoi propositi con la preghiera. Sappiate capire il suo insegnamento.

Siate risoluti nell'assumervi la responsabilità della sua missione, con un'attiva collaborazione tra pastori e laici, perché tutta la comunità ecclesiastica porti nel mondo la testimonianza dell'esperienza e dell'amore indissolubili nella fede che abbiamo ricevuto.

In questo breve incontro vorrei rivolgere un saluto cordiale ai rappresentanti dell'Arcivescovato di Besancon, alle autorità che vi accompagnano ed ai responsabili della vostra Associazione.

A tutti, concedo di cuore la mia Benedizione apostolica.

(Traduzione dal francese)

Data: 1992-05-07 Data estesa: Giovedi 7 Maggio 1992

Ai partecipanti al "Columbus Voyage Trip to Italy" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La scoperta del Nuovo Mondo

Cari amici, Sono lieto di salutare i partecipanti al Columbus Voyage Trip to Italy, sponsorizzato dal Comitato di Filadelfia per il cinquecentenario di Colombo.

Questa visita, che segna l'inizio delle celebrazioni dell'Anno di Colombo nella vostra città, mira a promuovere una sempre maggior consapevolezza dell'importanza della scoperta dell'America, un evento che ha aperto un nuovo capitolo nella storia dell'umanità ed ha portato alla nascita di nuovi popoli e nuove culture.

La Chiesa ricorda con gratitudine il significato spirituale della scoperta del Nuovo Mondo e, in modo particolare, la proclamazione del Vangelo ai popoli del Continente. Dal seme piantato dai primi missionari il messaggio cristiano ha messo radici nelle Americhe, è cresciuto ed ha prodotto un raccolto abbondante fatto di fede, santità e di generoso servizio agli altri. Oggi è particolarmente appropriato ricordare le generazioni di italoamericani che, come zelanti laici o come preti e Religiosi, hanno contribuito alla crescita della Chiesa ed alla realizzazione della sua missione nel vostro paese.

Possa la vostra celebrazione di questo Anno di Colombo darvi una maggior comprensione della fede e della visione spirituale che ha ispirato i vostri antenati. Possa essa condurvi ad un rinnovato impegno a continuare il lavoro di costruzione di una società che rispetti pienamente la dignità di ogni essere umano fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Su di voi invoco la Benedizione di Dio Onnipotente.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1992-05-07 Data estesa: Giovedi 7 Maggio 1992

Lettera al Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Il primo centenario di fondazione dell'Opera per i Figli dei Carcerati

Al Venerato Fratello Monsignor Francesco Saverio Toppi Delegato Pontificio per il Santuario della Beatissima Vergine Maria del SS.mo Rosario di Pompei


GPII 1992 Insegnamenti - L'omelia durante la concelebrazione della Messa per la conclusione del Congresso Eucaristico Diocesano - Udine