GPII 1992 Insegnamenti - Lettera al Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei - Città del Vaticano (Roma)


1. Ho appreso con gioia che ai memorabili eventi, che costellano la storia di codesto Santuario della Beatissima Vergine Maria del SS.mo Rosario, si aggiunge quest'anno la fausta ricorrenza del primo Centenario di fondazione dell'Opera per i Figli dei Carcerati. La provvida iniziativa, nata dal cuore del beato Bartolo Longo, si è rivelata una geniale intuizione capace di ridare il sorriso e la gioia di vivere a tanti ragazzi e ragazze in difficili condizioni familiari. Essa servi, fin dai suoi inizi, a smentire le teorie di quanti ritenevano che fosse impresa vana tentar di educare al bene i figli di coloro che avevano dato prova di tendenze trasgressive. La società colta dell'epoca, imbevuta di pregiudizi circa l'ereditarietà del carattere, mostro scetticismo di fronte a tale nobile sforzo educativo, ma il Beato non si lascio intimidire né indietreggio. Con ferma costanza egli persevero nell'iniziativa, riuscendo a conquistare alla sua causa uomini di grande prestigio, i quali giunsero ad offrire il loro contributo per la redazione del regolamento della erigenda Istituzione, basata, per volontà del Longo, sulla religione, sulla scuola, sul lavoro, e soprattutto sull'amore cristiano.


2. E' noto che l'Istituto, nel corso degli anni, ha saputo forgiare personalità di grande levatura, le quali si sono distinte, oltre che per impegno cristiano e capacità professionale, anche per ineccepibile correttezza nell'esercizio di pubbliche responsabilità. Meritevole di menzione è pure l'influsso benefico svolto dall'Istituto in modo, per così dire, collaterale. Bartolo Longo, infatti, non si preoccupo soltanto della difesa dei fanciulli, figli dei carcerati, ma s'adopero anche per recuperare i loro genitori. Sia i ragazzi accolti nell'Opera, sia i genitori carcerati venivano condotti dall'apostolo a scoprire, attraverso l'amore dell'uomo, l'amore di Dio. Nel carcerato, punito dalla società, il Beato Longo vedeva il Signore, sempre memore delle parole del Vangelo: "Ero carcerato, e mi avete visitato" (Mt 25,36ss.). Scriveva a questo proposito: "Abbracciare i figli dei carcerati e sottrarli alla miseria e all'ignominia è il modo più semplice e pratico di mostrare con i fatti ai padri e ai compagni dei padri la bontà della società che hanno offesa, e di avviarli irresistibilmente ad una rapida e completa rigenerazione".


3. Bartolo Longo fu tra i pionieri della riforma carceraria e rimane anche oggi un punto di riferimento per quanti intendono offrire la loro opera al risanamento della società. Non potendo da solo attendere ad un'attività così vasta ed impegnativa, ricorse all'aiuto dei fratelli delle Scuole Cristiane, i quali, da autentici figli di San Giovanni Battista de La Salle, non hanno cessato di consacrare la loro vita alla nobile causa di tanti giovani desiderosi di acquistarsi una solida formazione spirituale e sociale. In seguito, il Beato fondo la Congregazione delle Suore Figlie del Santo Rosario di Pompei, alle quali affido le figlie dei carcerati. L'attività educativa, svolta con spirito materno da queste Religiose, dedite al servizio di chi vive nella emarginazione, si è rivelata quanto mai opportuna e benefica. In questi cento anni, nell'Opera fondata dal Beato Longo sono passati circa quattromila ragazzi, dei quali il primo, Domenico Pullano, divento Sacerdote. Il 12 aprile del 1909, lunedi di Pasqua, egli celebro la seconda S. Messa nella Cappella dell'Istituto e, commosso, amministro l'Eucaristia anche al suo grande benefattore, Bartolo Longo, che l'aveva amorevolmente accolto mentre si trovava in una situazione di abbandono.


4. Auspico che la ricorrenza giubilare serva ad attirare l'attenzione su codesta Casa di educazione, che conserva tutta la sua attualità, esercitando la sua benefica opera a vantaggio di tanti ragazzi e ragazze. Come agli inizi, anche oggi essa vive col sostegno della carità e della solidarietà umana e cristiana. Le celebrazioni centenarie vogliono essere, da parte di tutti, assolvimento di un debito di riconoscenza verso il venerato Fondatore, che con animo coraggioso e intrepido promosse e porto avanti tale Opera contro ogni avversità, fidando nell'aiuto di Dio e nella materna protezione della Vergine Ss.ma del Rosario. A Maria, Madre del Redentore, affido ancora l'intera Istituzione, mentre, da parte mia, ben volentieri imparto a Lei, venerato fratello, ai ragazzi, alle ragazze ed ai loro familiari, come pure agli educatori ed educatrici la mia speciale Benedizione Apostolica, in pegno di abbondanti favori celesti.



Data: 1992-05-08 Data estesa: Venerdi 8 Maggio 1992

Udienza alla "Associazione Mondiale dei Giuristi del Centro per la Pace mondiale attraverso la Legge" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La salvaguardia della verità morale e spirituale è necessaria per la difesa della dignità e della libertà di persone e di popoli

Signori e Signore,


1. Sono lieto di accogliere qui in Vaticano la "World Jurist Association" del "World Peace through Law Center" in occasione della giornata mondiale della legge.

Da trentacinque anni la vostra associazione è impegnata nello stabilire la pace internazionale attraverso lo sviluppo di strutture capaci di tutelare i diritti e di risolvere i conflitti mediante la legge. Vi assicuro che la Chiesa nutre un grande interesse per la vostra opera e apprezza i vostri sforzi miranti a promuovere la causa della giustizia nella vita internazionale. La Santa Sede è stata, concretamente, vicina ai vostri sforzi inviando una sua rappresentanza alle vostre assemblee e spera che, in futuro, possa nascere una collaborazione più feconda.

Nel nostro tempo, la famiglia umana è diventata sempre più consapevole della sua interdipendenza ed ha assistito al provvidenziale accrescimento di un approfondito senso di solidarietà fra i popoli e di una maggiore preoccupazione per il benessere di tutte le genti e di ogni individuo (cfr. SRS 38). Le organizzazioni come la vostra rispecchiano questa crescente consapevolezza dell'imperativo morale della solidarietà ed esercitano un ruolo importante nel tradurlo in un'azione efficace.


2. Poiché, come osservano le Sacre Scritture, la pace sarà sempre effetto della giustizia (cfr. Is 32,17), gli sforzi per raggiungere una pace duratura nel mondo devono essere collegati ad una difesa paziente e costante dei diritti umani fondamentali. Uno degli scopi principali della legge deve essere quello di assicurare che ogni persona riceva ciò che le è dovuto, ad ogni livello della vita sociale. Il riconoscimento che la persona umana è, per natura, oggetto di determinati diritti che nessun individuo, nessun gruppo o Stato può violare, rappresenta un importante raggiungimento giuridico e deve considerarsi un principio essenziale della legge internazionale. Dinanzi ad ogni tentativo di negare o di modificare questa verità, esprimo la mia speranza che la vostra associazione elaborerà argomenti sempre più validi e convincenti per l'esistenza di questi diritti inviolabili, al fine di sostenerli ovunque siano minacciati e di sollecitare la costituzione di istanze sempre più efficaci per la loro difesa.


3. Come ho scritto nella Enciclica Centesimus Annus: "Se non esiste una verità trascendente, obbedendo alla quale l'uomo acquista la sua piena dignità, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini" (CA 44). I vostri contributi per porre le fondamenta della pace mondiale mediante la legge devono convincervi della esigenza di rispettare i dettami della verità, soprattutto della verità relativa all'uomo, nei meccanismi di ogni sistema giuridico. Infatti, come ho già detto alla vostra associazione in un'altra occasione, "tutta la storia della legge dimostra che essa perde la sua stabilità e la sua autorità morale ... ogni volta che cessa di ricercare la verità relativa all'uomo" (24 settembre 1979). Le tragiche conseguenze del disprezzo della verità si sono manifestate, in modo particolarmente evidente, nel nostro secolo, nei regimi che hanno tentato sistematicamente di sopprimere la verità, osando privare le persone dei loro diritti inalienabili in nome di una giustizia superiore o dimostrandosi pronti a sacrificare i diritti degli individui ai diritti dello Stato e dei suoi programmi. Ma tali conseguenze esistono anche oggi in un pericoloso relativismo morale che indurrebbe alcuni a vedere il bene comune della società semplicemente come un insieme di interessi particolari e a considerare i profondi temi etici con uno spirito di parte da risolvere con un appello all'opinione pubblica o con un profitto elettorale.


4. Il ruolo della religione nell'illuminare le coscienze sulla natura spirituale e trascendente della vita umana non può essere ignorato o sottovalutato. Infatti, in ogni considerazione dei fondamentali diritti umani, occorre dare sempre un posto di primaria importanza alla libertà di religione, cioè, in un certo senso, loro fonte e sintesi (CA 47), in quanto essa comprende il diritto di ogni individuo a ricercare la verità in base alla propria coscienza e a vivere in conformità con quella verità, in uno spirito di rispetto e di tolleranza verso gli altri. Questo momento della storia è caratterizzato, da una parte, dalla liberazione di interi popoli dall'oppressione e, dall'altra, dalla triste rinascita di vecchie ostilità fra alcuni gruppi etnici e religiosi. C'è un bisogno urgente di rafforzare, all'interno di un ordine legale internazionalmente riconosciuto, i mezzi giuridici per tutelare i diritti degli individui e dei gruppi, compreso il diritto alla libertà di religione, e per promuovere il rispetto per il contributo significativo che i credenti possono offrire per la costruzione di una società pacifica.


5. Cari amici: nei vostri sforzi di porre le basi di un'organizzazione giuridica della comunità internazionale più efficace, vi invito, ancora una volta, a considerare l'importanza del rispetto e della dovuta tutela di quelle verità morali e spirituali necessarie per una difesa adeguata della dignità e della libertà degli individui, dei popoli e delle nazioni. Prego affinché l'opera della vostra associazione continui a favorire la nascita di una cultura giuridica che sia degna dell'umanità. Spero che ciò contribuirà alla fondazione di quella "civiltà di amore", in cui ogni essere umano possa godere del rispetto, della libertà e della pace necessari per rispondere alla sua nobile chiamata. Su voi tutti invoco cordialmente le copiose benedizioni di Dio Onnipotente.

Data: 1992-05-09 Data estesa: Sabato 9 Maggio 1992

Udienza ai partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio "Co Unum" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Un nuovo slancio di generosità dinanzi al flagello della fame nel mondo e al doloroso problema dei rifugiati

Signori Cardinali, Cari Confratelli nell'Episcopato, Cari amici,


1. La vostra assemblea plenaria mi offre la felice occasione di ricevervi nel momento in cui continuate con instancabile energia la vostra riflessione e la vostra azione al servizio della carità evangelica in tutto il mondo. Ringrazio vivamente il vostro Presidente, il Cardinale Roger Etchegaray per la presentazione che mi ha appena offerto dei vostri lavori e saluto i nuovi membri e collaboratori del vostro Consiglio. Naturalmente, nelle vostre persone, la mia riconoscenza va a quanti voi rappresentate che operano generosamente per sostenere i nostri fratelli e sorelle più deboli.

L'anno scorso, avete celebrato in una discreta intimità il ventesimo anniversario della fondazione del Pontificio Collegio Co unum da parte del mio predecessore Paolo VI. Oggi, il nostro incontro mi consente di rendere grazie insieme a voi per il lavoro compiuto nel corso di questi due decenni. Abbiamo conosciuto molte gravi situazioni e molti avvenimenti dolorosi; voi non avete smesso di essere presenti in essi, quali testimoni dell'amore che Cristo ci chiede di portare ad ogni persona umana, specialmente quando essa viene colpita dalla sofferenza, dall'angoscia, dall'emarginazione, dalla persecuzione o dall'esilio.


2. Grazie alla diversità delle attività del vostro Consiglio, adempite al meglio ad una vasta missione: moltiplicando gli incontri, le visite nei paesi più colpiti e la partecipazione ai lavori di numerose istanze ecclesiali o civili, siete in grado di ascoltare appelli urgenti che non sono sempre quelli meglio conosciuti dall'opinione pubblica. Spetta a voi discernere i bisogni più urgenti e più giusti, sia per organizzare operazioni di soccorso, sia per aiuti allo sviluppo a più lungo termine. così, voi potete organizzare collaborazioni e coordinare azioni che sono tanto più efficaci quanto si riesce ad evitare la dispersione degli sforzi. In tutto questo, voi sapete non perdere mai di vista l'essenziale rispetto della dignità delle persone, dal Nord al Sud del pianeta.


3. Desidero sottolineare particolarmente la qualità del lavoro compiuto, sotto la vostra spinta, dai responsabili della Fondazione per il Sahel; grazie all'indipendenza che le fornisce il suo statuto, grazie anche alla sua animazione da parte di un consiglio composto dai rappresentanti degli stessi paesi in cui essa opera, essa offre agli abitanti di queste regioni la possibilità di essere compartecipi del proprio sviluppo.

Di recente, vi ho chiesto di prendervi cura della Fondazione Popolorum progressio, riprendendo l'intenzione di Papa Paolo VI di associarsi a tutti coloro che cercano di aiutare gli indios, i campesinos ed altri gruppi deboli in numerosi paesi dell'America Latina. Nell'anno del quinto centenario dell'evangelizzazione di questo continente, mi sembra essenziale che la Chiesa vi intensifichi la sua azione di carità evangelica. La Fondazione vuol significare l'appoggio e la partecipazione della Santa Sede, e dei cristiani di tutto il mondo, alla coraggiosa azione condotta dai Pastori e dai fedeli dei paesi coinvolti in favore dei poveri, troppo spesso rimasti fuori dallo sviluppo del loro paese e dalla solidarietà che potevano attendersi dai discepoli di Cristo.

Vorrei sottolineare ancora la vostra continuata collaborazione con le organizzazioni di ispirazione religiosa cristiane o non cristiane, con le istituzioni internazionali e con le organizzazioni non governative; perché è importante che tutte le buone volontà si uniscano dinanzi all'ampiezza dei compiti necessari per far progredire l'uomo e la società verso la civiltà dell'amore che non possiamo rinunciare a costruire.


4. Un importante lavoro di studio viene anche condotto per meglio illuminare, alla luce del Vangelo, alcuni dei problemi più gravi del nostro mondo. In particolare, voi vi apprestate a far ascoltare la voce della Chiesa cattolica riguardo ai due flagelli che non si è riusciti a debellare nella nostra epoca: da una parte, elaborate un documento sulla fame nel mondo e le sue molteplici implicazioni; spero che le vostre riflessioni e i vostri appelli siano ascoltati e suscitino al tempo stesso nuovi slanci di generosità e disposizioni necessarie da parte delle persone responsabili a tutti i livelli. D'altra parte, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, preparate uno sguardo d'insieme dei dolorosi problemi dei rifugiati e illuminate alcune responsabilità e alcuni doveri troppo spesso ignorati.


5. Vorrei soffermarmi un momento su una preoccupazione centrale nei vostri lavori: il tema della vostra Assemblea la esprime chiaramente: "Perché cresca la nostra carità evangelica".

La vostra esperienza degli aiuti e dell'azione per lo sviluppo vi ha mostrato le molteplici esigenze che la loro efficacia presuppone. Ed è indispensabile che esse siano soddisfatte nel miglior modo possibile sul piano tecnico. Non è men vero che la migliore gestione economica e scientifica dello sviluppo rischia di essere una risposta fredda ai bisogni umani se non è animata dalla carità, per parafrasare San Paolo. Dinanzi alla violenza che colpisce in questo mondo, dinanzi all'angoscia delle persone ferite dalla vita, dinanzi alle vittime di tante ingiustizie provocate dalle "strutture del peccato", la prima reazione cristiana deve provenire dalla prima legge evangelica: la legge dell'amore senza altra misura che l'amore che viene da Dio, che l'amore che salva l'umanità con l'offerta del Figlio, che l'amore posto nei cuori dallo Spirito di santità.

Bisogna osare dirlo a tempo e a distempo: senza discriminazione, gli uomini e le donne di tutti i paesi del mondo sono creature amate da Dio; la loro fratellanza è fondata in Cristo che ci ha chiesto di amare come Lui ci ha amati.

Come potrebbe un credente gestire i beni della terra, difendere la giustizia, alleviare la sofferenza, promuovere la dignità della persona, se, in ogni istante, non fosse colmato dal più grande dei doni e dalla più grande delle virtù, la carità che non finirà mai? Un cristiano, responsabile di organizzazione di mutuo soccorso o di promozione dello sviluppo, responsabile nell'ordine economico o politico, può forse adempiere degnamente alla missione di servizio che gli viene affidata se prescinde dalla prima ragione per andare verso i fratelli, la carità di Cristo? Cari amici, voi avete ricevuto in particolare la missione di essere animatori dell'azione caritativa in tutte le sue dimensioni e testimoni dell'amore dell'uomo. Spetta a voi ricordare alle comunità cristiane che la carità concretamente esercitata è il dovere di tutti. Riprendete spesso la parola di Giovanni: "non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità" (1Jn 3,18). La Chiesa conta su di voi per invitare instancabilmente gli artigiani della pace, le persone assetate di giustizia, i costruttori della civiltà, ad attingere dalle fonti infinite dell'amore che viene da Dio la forza per superare le contraddizioni del male e del peccato per servire l'uomo nella verità.


6. Invoco su tutti voi, e sui numerosi membri degli organismi che animate, la grazia poderosa di Cristo Gesù, il Figlio di Dio che è venuto per essere il fratello di tutti gli uomini, morto e risorto per vincere il peccato e la morte.

Con voi, affido a Lui la vostra opera di misericordia, di giustizia e di pace perché la illumini e la renda feconda nella verità del suo amore.

Di tutto cuore, chiedo a Dio di colmarvi delle sue Benedizioni.

Data: 1992-05-09 Data estesa: Sabato 9 Maggio 1992

L'omelia durante la Messa per i fedeli della parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata - Roma

Titolo: Tutti, a cominciare dalle famiglie, hanno la responsabilità di favorire il sorgere e il maturare di vocazioni al servizio di Dio e delle anime

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia "San Gabriele dell'Addolorata".


1. In questa quarta domenica di Pasqua ci troviamo qui raccolti, in unità di fede e di amore, per celebrare il sacrificio eucaristico, nel clima di gioia e di esultanza che proviene dalla luce del Signore risorto. Il Vangelo di Giovanni ci riferisce alcune espressioni pronunciate dal Maestro, durante la festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, mentre si intratteneva con i suoi uditori, passeggiando lungo il portico di Salomone. Queste parole si trovano al capitolo decimo del quarto Vangelo, nel contesto del discorso sulla figura del Buon Pastore.


2. Gesù, che si è già definito la porta attraverso la quale si entra nell'ovile di Dio e, ancor più, il Buon Pastore che guida le pecore del suo gregge, ora spiega chi sono e come si comportano le pecore che Egli chiama "sue". L'Evangelista, a questo proposito, riporta alcune frasi del Signore. La prima dice: "Le mie pecore ascoltano la mia voce ed io le conosco ed esse mi seguono" (Jn 10,27). Meditando su queste parole, comprendiamo che nessuno può dirsi seguace di Gesù, se non presta ascolto alla sua voce. E ciò non va inteso come un ascolto superficiale, ma come un ascolto coinvolgente, tale da rendere possibile una conoscenza reciproca profonda, da cui scaturisce una sequela generosa e impegnata, espressa nelle parole "ed esse mi seguono". Possiamo riassumere: un ascolto non solamente di orecchio, ma del cuore, del nostro intimo "io" umano.


3. La metafora del pastore e delle pecore rivela, dunque, lo strettissimo rapporto che Gesù vuole instaurare con le nostre persone. Egli è la guida, il maestro, l'educatore, il modello, egli è soprattutto il nostro Redentore: e questo riguarda l'opera educativa e pedagogica che Egli svolge nei nostri riguardi. Ma Egli è anche l'amico, il fratello, lo sposo, il custode fedele e geloso di ciascuno di noi, e questo riguarda la relazione affettiva tra lui e noi, la quale è così intima e profonda che non esiste l'eguale. Non c'è vero ascolto se manca il cuore: un ascolto di cuore. Solamente questo ascolto di cuore può costituire una tale relazione tra noi e Gesù, il nostro Buon Pastore. Infatti la frase successiva del brano evangelico afferma: "Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano" (Jn 10,28). Chi può parlare così? può parlare così Gesù perché è il Redentore. Gesù ha dato per noi la sua vita. L'ha data, subendo il martirio più doloroso che possa colpire un essere umano. L'ha data e poi l'ha ripresa risorgendo e ha manifestato così il suo potere sulla morte. così Egli è vivo, alla destra del Padre - così si esprime la Scrittura -, Egli possiede la vita pienamente e sommamente, quella che Egli chiama la "vita eterna". Questa vita somma e piena, che è propria di Dio, solo di Dio, Egli la comunica anche a noi, suoi fratelli, nella misura della nostra capacità, così da riempire del dono di Dio, mediante la grazia, le nostre anime, mentre siamo ancora su questa terra, ma con la finalità di renderci partecipi di ogni suo bene nel regno futuro. La vita eterna appartiene al futuro. Il nostro futuro in Cristo è la vita eterna. Chi è "suo", di Cristo, cioè chi accoglie e non rifiuta con il peccato il suo dono di grazia, non andrà perduto; anzi nessuno potrà rapirlo dalla sua mano e nemmeno dalla mano del Padre suo, che è più grande di tutti e che con Gesù è una cosa sola. Gesù Cristo Buon Pastore, Gesù crocifisso e risorto, Gesù Redentore, dalla profondità della sua divinità, della sua unione col Padre.


4. Stupenda rivelazione quella che Gesù ci fa, mettendoci in grado di intravvedere la ricchezza della vita di Dio! Grande è anche la sua promessa di dare a tutti gli uomini la vita eterna e di difenderla in ciascuno contro gli assalti nemici, perché il Buon Pastore è anche colui che difende il suo gregge, che è uno, in questo ovile. A tentare di strapparci la vita eterna è il "maligno" (cfr. Jn 17,15), il grande nemico di Dio e delle sue creature predilette. Ma il maligno non può nulla contro Dio e contro di noi, se non siamo noi ad aprirgli le porte della nostra anima, seguendo le sue lusinghe ingannatrici. Per questo ogni volta che ci accostiamo al Signore dobbiamo rinnovare le promesse del nostro Battesimo: quelle di rinunciare a Satana, per consegnarci nella fede a Cristo Signore. E' questa la strada della vita cristiana, la strada della gioia pasquale. I cristiani ne sono certi e lo dimostrano vivendo secondo Gesù e non secondo il mondo, così come fecero gli Apostoli e i credenti delle prime generazioni, di cui ci parla in queste domeniche il Libro degli Atti degli Apostoli. Questa fedeltà talvolta costa sacrifici e persecuzioni - non soltanto nei primi tempi, ma anche nella nostra epoca, nel nostro secolo, lo sappiamo bene - ma, come abbiamo ascoltato nel brano dell'Apocalisse, la moltitudine dei salvati è giunta alla felicità, proprio passando attraverso la grande tribolazione e rendendo candide le proprie vesti nel sangue dell'Agnello redentore. Questa è la visione dell'Apocalisse.


5. Anche voi, cristiani di questa Parrocchia, giovani e adulti, siete chiamati a testimoniare nel mondo la vostra fede, là dove il Signore vi ha chiamati: nella vita familiare e professionale, nella scuola, nel lavoro e nello svago. A questo vi aiuta la Parrocchia, con i suoi sacerdoti e quanti con essi collaborano, Religiosi e Laici. Voi costituite una comunità credente, che sarà tanto più forte quanto più sarà perseverante nella preghiera e attiva nella carità, come si vede anche nei primi cristiani. La nostra Chiesa romana sente la responsabilità di diffondere in modo nuovo ed efficace il lieto annuncio del Signore. Per questo ci siamo impegnati a celebrare il Sinodo pastorale, al quale anche voi state partecipando con impegno, nella prospettiva di un più grande fervore nella vita cristiana. Roma vuole presentarsi alle soglie del terzo millennio della fede in modo degno della sua storia religiosa. Per il buon esito di questo Sinodo vogliamo pregare oggi insieme. Preghiamo anche, e con speciale insistenza, per le vocazioni sacerdotali e religiose, per le quali si celebra la Giornata Mondiale. E' un impegno imprescindibile quello della promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose. Per questo tutti, a cominciare dalle famiglie cristiane, debbono sentire la responsabilità di favorire il sorgere e il maturare di vocazioni al diretto servizio di Dio e delle anime, offrendo la propria collaborazione in ogni opportuna iniziativa destinata a sostenere tale nobile causa, senza mai trascurare pero il mezzo privilegiato della preghiera, secondo la parola stessa del Signore: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate, dunque, il padrone della messe perché mandi operai alla sua messe" (Mt 9,37-38). Con il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, con il Vescovo di Settore, Monsignor Giuseppe Mani, saluto il vostro zelante Parroco, Don Fabio Paglioni, e i sacerdoti suoi collaboratori, saluto tutti voi, cari fratelli e sorelle. Vi ringrazio per la vostra partecipazione e per il fervore che anima la vostra Comunità parrocchiale. Un pensiero grato va a tutte le associazioni cattoliche e ai gruppi giovanili che operano nell'ambito della Parrocchia per l'animazione cristiana della società.

Unisco la mia preghiera alla vostra, perché ciascuno di voi ottenga dal Signore un accresciuto dono di fede, perché l'amore cristiano regni nelle vostre famiglie e in tutta la Comunità parrocchiale, perché tra voi sboccino vocazioni generose nel servizio dell'apostolato.

Invoco per voi la speciale protezione della Ss.ma Vergine Maria - e specialmente di quella Addolorata, a cui è dedicata anche la vostra parrocchia, di San Gabriele dell'Addolorata - che onoriamo particolarmente in questo mese di maggio.

Vi dico con le parole della prima lettura: "Rallegratevi e glorificate la parola di Dio e abbracciate la fede voi tutti che siete destinati alla vita eterna" (cfr. Ac 13,48). Siamo destinati alla vita eterna grazie al Signore.

Amen!

Data: 1992-05-10 Data estesa: Domenica 10 Maggio 1992

Ai bambini della parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata - Roma

Titolo: Non perdete mai il tesoro di Gesù Eucaristia

Saluto tutti, cominciando dai genitori, i maestri, le maestre, gli insegnanti, i catechisti, i sacerdoti. Saluto tutti. E devo dare una risposta a quello che ho sentito. Soprattutto ho sentito: "Ti vogliamo bene, ti vogliamo bene". Su questo poi ritorneremo.

Ma si deve incominciare dalle scuole medie, perché hanno offerto una problematica più matura, dovuta alla loro età, alla loro maturità spirituale.

Certamente l'uomo non permane solamente nella archeologia. Ci sono le tracce, le vestigia dell'uomo che una volta esisteva, che è passato attraverso questa terra e ha lasciato posto a quelli che sono venuti dopo di lui. Ma nello stesso tempo, come si è potuto capire dalla poesia che hanno recitato le vostre amiche della scuola media, l'uomo rimane. Non ci sono solamente i resti dell'uomo, non c'è solamente l'archeologia: c'è una presenza dell'uomo, del Dio uomo, che si è fatto uomo, Figlio di Dio, per offrire ad ogni uomo una nuova vita, una nuova creazione, una nuova permanenza. Costui è Cristo. E questo ci spiega anche perché noi lo riceviamo nel Sacramento dell'Eucaristia. Ecco perché voi più giovani della scuola elementare, ragazzi e ragazze, vi preparate adesso alla Prima Comunione.

Quando ho sentito queste parole, questo canto "Ti vogliamo bene", ho pensato subito una cosa. Si, è vero, ciascuno di noi vuole bene ad un altro: grazie a Dio è così! Ma c'è uno che vuole bene a noi tutti, a ciascuno di noi, e vuole questo bene nella misura che trascende tutte le nostre possibilità di voler bene ad un altro. E' Gesù Cristo. Questa è la Comunione, questa è l'Eucaristia, questo è il segno di come Lui, Figlio di Dio fattosi uomo, crocifisso e risorto, vuole bene a ciascuno di noi. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna". Ha la vita eterna. Allora, non rimangono solamente i resti, l'archeologia, ciò che resta dell'uomo di una volta, ma rimane l'uomo vivente: vivente in Dio. L'uomo vivente in Cristo Risorto.

Vi ringrazio per queste riflessioni che mi avete provocato, suggerito con le vostre parole. Ringrazio le ragazze della scuola media, voi tutti, ragazzi e ragazze della scuola elementare, nella vostra preparazione alla Prima Comunione.

Vi auguro di prepararvi bene a questa Comunione e di rimanere "comunicantes" durante tutta la vostra vita, di non perdere mai questo tesoro che è Gesù Eucaristia, che è Gesù nostra vita.

Data: 1992-05-10 Data estesa: Domenica 10 Maggio 1992

Al Consiglio Pastorale della parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata - Roma

Titolo: La Chiesa si costruisce come comunità dei credenti

Grazie per queste parole, per la vostra presenza, per questa accoglienza. Ma, trovandomi con i parrocchiani adulti - in qualche caso anche anziani - vorrei tornare a quelli più giovani, i ragazzi della Prima Comunione, perché mi sono venute in mente le parole che diceva il loro portavoce giovane, il ragazzo. Diceva: ecco, tu devi costruirci qui una chiesa, un oratorio, tutto quello di cui noi abbiamo bisogno. Mi sono venute in mente subito le diverse parole su Nostro Signore di San Paolo: si è fatto povero essendo ricco, essendo ricco come Dio si è fatto povero come uomo.

Il Papa deve costruire, è vero. Direi, anzi, che il Vicario di Roma deve costruire... e così deve costruire Monsignor Mani, che è tanto costruttore!...

Aveva ragione questo ragazzo. Ma io penso che aveva ed ha ragione se diamo alle sue parole una interpretazione giusta. Si, la Chiesa si costruisce come popolo di Dio. In questo senso si costruisce la Chiesa nella sua dimensione essenziale, come Corpo di Cristo. Ma la Chiesa si costruisce anche visibilmente, come comunità che cerca una sua casa: una casa ed anche alcune altre cose legate a questa casa necessaria. E si costruisce comunitariamente. così il Papa scende all'ultimo posto. Era giusto quello che ha intuito il mio grande predecessore Gregorio Magno: "Servus servorum Dei". Il Papa scende all'ultimo posto, perché sono tutti gli altri che fanno questa Chiesa come Corpo di Cristo, come la sua comunità, la sua Chiesa. Diceva a Pietro: edifichero la mia Chiesa, ma la edifichero come comunità di tutti i credenti, di tutta la nuova generazione del vecchio Israele.

Ecco qual è la mia risposta. Certamente avete bisogno qui della chiesa, di tutte le costruzioni indispensabili per la normale vita della comunità, per le celebrazioni, incontri, catechesi. E dobbiamo farlo insieme. In questo senso ha avuto ragione quel ragazzo. Potete dirgli che è diventato famoso perché il Papa si è riferito alle sua parole, che ha guadagnato tanta stima, tanto apprezzamento.

Erano parole giuste. Ma si deve ancora cercare una interpretazione adeguata. E io direi che se tutti i parrocchiani sono disposto a dare questa interpretazione, soprattutto il vostro Consiglio - io ho sentito due Consigli, il Consiglio pastorale e il Consiglio economico - se tutti e due questi Consigli sono disposti a dare una interpretazione adeguata alla sua domanda, alle sue parole, e non solamente adeguata in teoria, ma anche adeguata nella prassi, allora speriamo che potremo arrivarvi.

Io lo dico con grande convinzione, perché già nella mia vita di Vescovo, prima ancora in Polonia, a Cracovia, ho potuto costruire tante chiese senza costruirne nessuna, perché lo facevano sempre i parrocchiani, lo facevano sempre le comunità. Io ammiravo questo. Ma ero utile, ero necessario per loro. In quelle situazioni, che ricordo bene si doveva lottare, doveva lottare il Vescovo con le autorità civili che erano contrarie, non volevano le chiese. Io penso che qui a Roma non siano tanto contrarie, forse non hanno soldi... Ma se lottando si è arrivati a tante chiese, adesso è molto più facile perché non ci sono queste autorità così ostili ideologicamente. Parlo sempre del passato, ma qui ci troviamo a Roma, il Papa è già da quattordici anni Vescovo di Roma e deve dimenticare il suo passato. Ma non lo dimentica, non è facile, non si dimenticano facilmente i primi anni della vita.

Vi ringrazio per la vostra presenza e per questa belle accoglienza che ho trovato qui. E' veramente una visita pastorale "primaverile": primavera di Roma. Oggi c'è a Roma la "Maratona di Primavera" dei ragazzi delle scuole cattoliche. Ed è la festa della mamma: tanti auguri! Il Signore benedica la vostra comunità e tutte le comunità, tutte le Chiese domestiche, tutte le famiglie, tutte le generazioni, e vi dia questo coraggio, perché se il Papa deve incoraggiarvi, deve essere anche incoraggiato da voi.

Data: 1992-05-10 Data estesa: Domenica 10 Maggio 1992

Ai giovani della parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata - Roma

Titolo: Maria ci apre la strada che conduce a Cristo

Cominciamo dal vostro Patrono, perché era giovane: Gabriele dell'Addolorata, il giovane Passionista, della Congregazione della Passione del Signore. Portava un nome doppio, Gabriele dell'Addolorata, come molte volte avviene nelle comunità religiose. così è anche per la vostra parrocchia, essendo dedicata a lui e insieme dedicata alla Vergine Addolorata.

Penso che questo giovane, Gabriele, dica molto a voi giovani. Anche voi dovete essere legati in un modo alla Madre di Cristo, ai suoi misteri diversi.

Tutti questi misteri della vita mariana fanno un solo mistero che è profondamente radicato nel mistero di Cristo. E per questo anche lei, Maria, ci apre la strada a Cristo. Perché non si capisce niente su Maria senza Cristo. Non solo non si capisce niente su Cristo senza di lei, ma piuttosto non si capisce niente su di lei senza Cristo. Allora, se siamo vicini a lei, se cerchiamo di avvicinarci a lei come faceva anche Gabriele col suo nome, così entriamo nell'intero mistero di Cristo. E questo mistero è la nostra salvezza. Salvezza non solamente nel senso escatologico, una volta dopo la vita: è la nostra salvezza qui, è la soluzione profonda di tutti i problemi umani. Cristo ha rivelato Dio e ha rivelato l'uomo all'uomo. Sono parole del Concilio Vaticano II molto preziose.

Vi auguro di approfondire sempre e di approfittare di questa rivelazione che Cristo ci ha dato su noi stessi, sull'uomo. Poi devo ringraziarvi per le parole del canto che ho sentito, durante la Messa e adesso, con grande energia: voci belle, giovanili. Per tutto questo vi ringrazio.

Devo dire che sono ottimista quanto alla costruzione della vostra chiesa, di cui anche ha parlato la vostra oratrice. Io sono ottimista perché sempre la Chiesa si costruisce soprattutto come una comunità umana, comunità dei credenti. La prima comunità dei credenti, quella di Gerusalemme, non aveva niente: era nel Cenacolo, ma anche quello non era loro. Per fare vita comune andavano nel tempio di Gerusalemme e poi si incontravano nelle case, nelle abitazioni private.

Lo si vede anche a Roma. Le più vecchie e piccole Basiliche sono quelle con le antiche chiese domestiche, chiese dove i cristiani si incontravano come comunità dei credenti nella casa privata. Anche voi siete in questa situazione, vedendo come vi incontrate qui in questa parrochia. Ci sono questi piccoli appartamenti dove potete trovare posto. Ma l'importante è che siete voi, che c'è una comunità di credenti, che c'è questa Chiesa, la Chiesa principale. Poi verrà anche la chiesa secondaria, quella costruita dalle pietre o da altri materiali. Io vi auguro, e prego per voi e con voi, di essere soprattutto questa Chiesa, di non cedere, di perseverare nell'essere questa Chiesa. E un giorno vedrete come crescerà anche quell'altra.

Data: 1992-05-10 Data estesa: Domenica 10 Maggio 1992

Regina Caeli: nell'anno del V centenario dell'inizio dell'evangelizzazione del Nuovo Mondo - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Il Salvatore inondi di pace tutta l'America Latina




GPII 1992 Insegnamenti - Lettera al Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei - Città del Vaticano (Roma)