
GPII 1993 Insegnamenti - Annuncio durante l'incontro con i Vescovi ugandesi - Kampala (Africa)
Titolo: "Sono felice di elevare il Santuario a Basilica Minore"
Cari fratelli dell'Episcopato dell'Uganda, Avevo preparato un documento da leggere, ma ognuno di voi lo leggerà personalmente. Esprimo la mia gratitudine per l'invito nella sede della Conferenza Episcopale, la mia gratitudine per le parole dell'Arcivescovo Wamala, vostro Presidente, ed anche la mia gratitudine per il vostro invito in Uganda. E' stato qualche mese fa, in maggio, che mi avete invitato. Non ero molto convinto sull'opportunità di venire. Pensavo che Papa Paolo VI era stato in Uganda per la prima ed unica visita di quel mio grande Predecessore. Perché sarei dovuto andare una seconda volta? - mi sono chiesto. Ma poi è giunta una persona molto buona, un Cardinale africano, ed egli ha insistito affinché venissi, ma non in Uganda, bensi in Benin. La mia convinzione limitata sul viaggio è quindi divenuta più ampia. Ho quindi visto che tutti i miei collaboratori, tutte le personalità del Vaticano, specialmente Monsignor Re, erano convinte che fosse necessario andare. Ho quindi dovuto convincermi anche io. E l'ultima motivazione è stata Giuseppina Bakhita, la martire canonizzata recentemente. Cosa significa il nome di questa povera schiava del vicino Sudan? Il Sudan è un Paese vicino e in questa vicinanza è chiaro che c'era una chiamata della Provvidenza a venire nuovamente in Africa, in Benin, in Uganda, per la seconda volta, e a Khartoum, solamente. Dopo la mia visita, specialmente dopo la grande celebrazione al Santuario dei Martiri, mi sono profondamente convinto che era necessario essere qui. Non c'è dubbio, era necessario. E' un grande momento nell'apostolato e nell'evangelizzazione del mondo, non solo del vostro Continente.
Esprimo la mia gratitudine per il vostro invito a venire in Uganda. Mi avete convinto. Dal momento che abbiamo in programma di incontrarci nuovamente questa sera in Nunziatura, è meglio non dilungarci troppo in questo incontro. Devo aggiungere che l'intera visita è molto bella, è molto calda, non solo climaticamente, perché non fa caldo come in Benin. Ma è calda psicologicamente. La temperatura del cuore è molto alta. Talvolta penso di non potere sopportarla. Ma alla fine la sto sopportando. Grazie per la vostra gente. Sono buoni cattolici.
Come ricordo della mia visita al Santuario dei Martiri ugandesi e della storica visita di Papa Paolo VI, sono felice di elevare il Santuario alla condizione di Basilica Minore.
La vostra attesa è finita.
Data: 1993-02-07 Data estesa: Domenica 7 Febbraio 1993
Titolo: Urge un rinnovamento morale per instaurare la giustizia, la pace e l'unità
Abagonzebwa omu Kristo, Muroho Muta? (Cari fratelli in Cristo, come state?)
1. Mukama waitu Yesu Kristo natugambira ati, Itwena tube bamu. (Nostro Signore Gesù Cristo ci ha detto che dovremmo essere una sola cosa). La notte prima di morire Cristo prego il Padre per l'unità dei suoi discepoli: "perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Jn 17,21). Dio stesso è una sola cosa: Padre, Figlio e Spirito Santo. E le radici dell'unità di tutti i discepoli di Cristo affondano nelle profondità del mistero della Santissima Trinità, in cui il Padre è nel Figlio e il Figlio nel Padre, attraverso lo Spirito di Amore che procede dal Padre e dal Figlio. Quello stesso Amore che il Padre ha riversato sul mondo in Gesù Cristo: "Dio infatti ha tanto amato da dare il suo figlio unigenito" (Jn 3,16). Oggi, qui a Kasese, al Vescovo di Roma, al Successore di Pietro è stata concessa la grazia di celebrare l'Eucaristia con voi, fedeli della regione Centro-Occidentale dell'Uganda. Riuniti nel nome di Gesù Cristo Nostro Signore, noi riconosciamo e gioiamo nell'unità che ci tiene insieme nella Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica. La notte precedente al suo sacrificio sulla Croce per la redenzione del mondo, il Figlio prego il Padre per l'unità dei suoi discepoli: per gli Apostoli e per coloro che sarebbero venuti in seguito, di generazione in generazione. Egli prego per l'unità di tutti coloro che attraverso le parole degli Apostoli avrebbero creduto in Lui (Cfr. Jn 17,20). Quindi prego per l'unità delle Chiese particolari, e per l'unità delle Chiese particolari con il Vescovo di Roma.
2. L'Eucaristia è il segno più completo della nostra unità. E così con grande affetto in Nostro Signore Gesù Cristo io saluto tutti voi, in particolare coloro che hanno affrontato grandi distanze per partecipare a questo evento solenne.
All'ombra del massiccio del Ruwenzori, le cui maestose cime benedicono silenziosamente il Signore (Cfr. Da 3,75), saluto i vostri Vescovi: il Vescovo Egidio Nkaijanabwo di Kasese, che ringrazio per le cordiali parole di benvenuto; il Vescovo Paul Bakyenga di Mbarara, il Vescovo Paul Kalanda di Fort Portal, il Vescovo Deogratias Byabazaire di Hoima, e il Vescovo Barnabas Halem'Imana di Kabale, così come S. E. Mons. Serapio Bwcemi Magambo, Vescovo emerito di Fort-Portal, e S.E. John Baptist Kakubi, Vescovo emerito di Mbarara. Saluto voi, sacerdoti, religiosi e laici dell'intera regione Occidentale dell'Uganda. Rivolgo anche un cordiale saluto ai rappresentanti di altre Chiese cristiane e comunità ecclesiali, e ai seguaci di altre religioni. Apprezzo con gratitudine la presenza delle autorità civili, impegnate nel nobile compito di servire il bene comune dei loro concittadini. Il Vescovo Nkaijanabwo ha parlato della grande bellezza naturale delle montagne del Ruwenzori e dei numerosi fiumi che scendono dalle sue cime e irrigano la regione. Ispirati da questa immagine nel momento in cui celebriamo l'Eucaristia, apriamo i nostri cuori al flusso di acqua di vita che Cristo dona a coloro che credono in Lui, affinché divenga una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna (Cfr. Jn 4,14).
3. Nella preghiera sacerdotale di Gesù nel Cenacolo la notte prima di morire c'è un'eco distante ma fedele delle parole del Profeta Ezechiele, che abbiamo udito nella liturgia odierna: "Vi prendero dalle genti, vi radunero da ogni terra e vi condurro sul vostro suolo" (Ez 36,24). Il Profeta pronuncio queste parole pensando ai figli e alle figlie di Israele che vivevano in esilio nella Diaspora. Quanto desideravano tornare a casa! Quanto desideravano ricostruire l'antica unità del Popolo di Dio intorno al Tempio di Gerusalemme! Gesù, d'altra parte, parla di un'unità ancor più profonda: un'unità in grado di superare ogni barriera e ogni divisione, un'unità di mente e di cuore che trova la sua fonte in Dio stesso.
Poiché Gesù ha pregato: "Come tu, Padre sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola,... Io in loro e tu in me" (Jn 17,21-23). "Io in loro". Questo è il grande obiettivo che desidero proporre ai fedeli cristiani dell'Uganda Occidentale: che Cristo possa vivere in voi, attraverso la vostra fede e la santità di vita, che nessuna differenza etnica, che nessuna differenza sociale o religiosa ostacoli la via verso un'autentica solidarietà nella costruzione del bene comune.
4. In questa regione, con le sue montagne e pianure abitate da tanti popoli diversi, c'è stato un grande movimento di popolazioni. In molti luoghi persone di diversa origine etnica e di diversa lingua vivono fianco a fianco. Non dovrebbero tutti, in particolar modo i capi religiosi e le autorità civili, adoperarsi per creare una consapevolezza di appartenenza a una più ampia comunità regionale e nazionale, un'appartenenza che richiede che tutti svolgano un ruolo nel compito comune di ricostruire il tessuto sociale dell'Uganda? I tragici eventi del passato recente hanno lasciato una dolorosa eredità. Durante quegli anni bui i Vescovi hanno coraggiosamente nutrito la speranza che un giorno la pace e l'unità sarebbero prevalse. Ringraziamo insieme per il loro zelo pastorale e per la testimonianza cristiana di numerosi fedeli il cui eroismo, la cui carità e il cui sacrificio hanno aggiunto un ulteriore splendido capitolo alla storia della Chiesa in Africa. Adesso è il "tempo opportuno, il giorno della salvezza", il momento per tutti gli ugandesi di accantonare le tracce delle divisioni distruttive basate sull'ineguaglianza, l'inimicizia etnica e la rivalità. Il Vangelo ci ricorda: "nessuna città o famiglia discorde può reggersi" (Mt 12,25). così, i vostri Vescovi hanno scritto "è giunto per noi in quanto nazione il momento di perdonarci gli uni gli altri e di riconciliarci, e di iniziare una nuova era di comunione e solidarietà" (Fa risplendere la tua luce, n. 36). Faccio mie queste parole e vi esorto a riconciliarvi con Dio e fra voi (Cfr. 2Co 5,20).
5. Una conversione spirituale, un rinnovamento morale sono necessari se si vogliono instaurare saldamente la giustizia, la pace e l'unità. Il Profeta insegna che Dio deve mettere in noi "un nuovo cuore" e "un nuovo spirito" cosicché vivremo secondo la volontà divina (Cfr. Ez 36,26). Se c'è discordia tra di voi, tra membri della stessa famiglia, tra diversi gruppi, tra regioni, lasciate che la grazia di Dio tolga il "cuore di pietra" e lo sostituisca con il "cuore di carne" (Cfr. ). Fate che vi siano riconciliazione e pace! Tutti noi traiamo origine dallo stesso Dio amorevole, che "creo da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra" (Ac 17,26). La famiglia umana è una! E' chiamata a formare una comunità libera dalla discriminazione basata su razza, colore, classe o religione (Cfr. NAE 5). Le differenze tra di noi dovrebbero rafforzare, non diminuire l'unità e il rispetto reciproci. Uno spirito di comunità, un senso di generosa condivisione, una calorosa ospitalità verso gli altri sono tra gli aspetti più importanti della cultura tradizionale africana.
Recentemente, queste qualità hanno ispirato la vostra ammirevole generosità nei confronti dei molti rifugiati della guerra civile in Ruanda. Preghiamo affinché gli sforzi perché cessi il conflitto in quella regione abbiano successo e affinché ai rifugiati sia data la possibilità di ritornare alle loro case e alle loro famiglie. Avendo toccato con mano le sofferenze che si verificano quando il pregiudizio porta all'odio e alla sofferenza, sapete quanto sia importante non permettere che l'individualismo esagerato e l'egoismo minaccino i valori di solidarietà, giustizia e pace che rappresentano l'unica certa speranza per il futuro della società ugandese.
6. A questo proposito desidero incoraggiare la Chiesa nell'Uganda Occidentale a continuare la sua opera impegnata in alcuni ambiti di sollecitudine pastorale. In primo luogo promuovere un apostolato familiare sempre più efficace.
Proprio dalle prime pagine del libro della Genesi appare chiaro che Dio desiderava che l'uomo e la donna si trovassero, si amassero l'un l'altro in modo stabile e fedele, e che accettassero responsabilmente, nutrissero ed educassero i frutti del loro amore, i loro figli. "Questa volta essa", Adamo dice contemplando sua moglie, "è carne della mia carne e osso delle mie ossa. Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne" (Gn 2,23-24). Questa unione profonda, personale, monogama non ha origini occidentali, ma piuttosto corrisponde al disegno di Dio per il marito e la moglie.
Il patto del matrimonio è così nobile, così vicino al modo di essere di Dio nella Trinità che le Scritture continuamente paragonano l'amore di Dio per l'umanità peccatrice all'amore di un marito infinitamente fedele a sua moglie. San Paolo presenta coraggiosamente l'amore sacrificale di Cristo per la sua Chiesa come il simbolo e il modello di tutti i contratti matrimoniali indissolubili (Cfr. Ep 5,25-33).
Il senso positivo dei vincoli familiari caratteristici delle tradizioni africane, la serietà dell'impegno matrimoniale come base di solidarietà tra le famiglie imparentate - una solidarietà che favorisce in particolar modo gli anziani, le vedove e gli orfani, e produce una forma di corresponsabilità nella cura dei bambini - possono contribuire al rafforzamento delle case cristiane. E' compito delicato di sacerdoti, religiosi, e catechisti insegnare alle giovani coppie come far si che questo dinamismo familiare si conformi al disegno di Dio per il matrimonio e per la famiglia.
I corsi di preparazione al matrimonio dovrebbero guidare le coppie alla scoperta di tutta la grazia e la forza spirituale che viene loro dal Sacramento che consacra il loro amore. Con fede nel Signore possono iniziare un cammino di vita insieme, consapevoli delle minacce a cui sarà esposta la loro fedeltà, ma pronti a fronteggiare insieme qualsiasi sfida si presenterà loro.
7. Desidero esortare i vostri instancabili Vescovi e sacerdoti a continuare a considerare la vita familiare una priorità dell'azione pastorale. I gruppi e i movimenti che sostengono le coppie dovrebbero essere incoraggiati. Le coppie cattoliche possono essere di enorme aiuto alle altre coppie. Corsi e giornate di preghiera e di studio possono svolgere un ruolo determinante nel consolidamento delle famiglie. Quando vi sono difficoltà particolari, per esempio quando i mariti sono costretti a partire per cercare lavoro, o in caso di malattia, o quando ci sono altri problemi, la comunità cristiana dovrebbe dimostrare una particolare sollecitudine e offrire un'assistenza concreta per mantenere saldi i vincoli della vita familiare. Sono consapevole del fatto che per molti di voi le radici familiari sono molto lontane ed è difficile creare uno spirito di comunità. Vi sto chiedendo, in particolar modo a voi giovani di essere coraggiosi e di sviluppare una profonda sollecitudine per il bene comune. Anche lo Stato dovrebbe essere fermamente convinto dell'importanza della famiglia in quanto base di una società ordinata, e di conseguenza dovrebbe perseguire politiche che difendano i valori familiari da attacchi di tutti i tipi.
8. Fratelli e sorelle, la vostra gioiosa partecipazione a questa Liturgia riflette la vitalità della vostra vita parrocchiale.
So che siete vicini ai vostri sacerdoti, alle vostre Suore e ai vostri Fratelli religiosi che operano in questa parte dell'Uganda. Ma il loro numero non è sufficiente per il lavoro da svolgere. Il Papa vi sta chiedendo di pregare affinché vi siano più sacerdoti e religiosi. Egli vorrebbe che i giovani si chiedessero se Cristo li sta chiamando e che siano generosi nel risponderGli se li chiama. C'è così tanto da fare! In particolare desidero sottolineare il ruolo delle religiose nell'evangelizzazione e nel sostentamento della comunità cattolica. Ringrazio di cuore a nome della Chiesa tutte le Suore presenti. E come potrei dimenticare di ringraziare i catechisti? E gli insegnanti cattolici? La vostra ammirevole opera e la collaborazione del laicato nelle Commissioni e nei Consigli laici sono fondamentali per il rafforzamento della vita della Chiesa nelle vostre parrocchie e nelle vostre diocesi. In tutto ciò deve esserci un grande senso di unità intorno ai vostri Vescovi. E così torniamo al tema di questa Eucaristia, in cui la preghiera sacerdotale di Cristo risuona con enfasi: "siano... una cosa sola". Il Salvatore vuole che noi siamo una cosa sola perché il mondo creda che il Padre Lo ha mandato (Cfr. Jn 17,21). Ogni opera di evangelizzazione dipende da questa testimonianza. Se gli altri devono credere, devono vedere che i cristiani sono uniti. Essi devono vedere che noi siamo una sola cosa nell'amore. Il sacrificio della Croce, infatti, è il culmine della missione del nostro Redentore, e attraverso di esso il mondo conosce l'amore con cui Dio ha amato tutta l'umanità. Ogni volta che celebriamo il Sacrificio Pasquale di Cristo nell'Eucaristia, Cristo rinnova questo amore per ognuno di noi. Dove conduce questo amore? Esso conduce alla vita eterna in Dio: "voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo" (Jn 17,24). Durante l'ultima cena Cristo ha espresso il suo amore per i suoi discepoli. Oggi a Kasese Egli esprime lo stesso amore per voi. "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!" (He 13,8). Attraverso l'unione con Lui, attraverso la nostra unione reciproca in Lui, anche noi diventiamo partecipi della vita divina: la vita eterna nel Padre, Figlio e Spirito Santo. Il popolo dell'Uganda Occidentale aspira a una vita migliore, una vita più onesta, più giusta e più pacifica. Ciò sarà possibile soltanto se la società rispetterà e difenderà la dimensione spirituale della vita dell'uomo e la sua chiamata alla trascendenza. Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te (Cfr. Sant'Agostino, Confessioni, I,1, CSEL 33, s. 1). Ma noi abbiamo una ferma speranza poiché il Signore stesso ha pregato per il suo popolo: "E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo faro conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" (Jn 17,26).
Engonzi za Yeso Kristo zikale omu mitima yanyu ebiro byoona. Engonzi za Ruhanga zibe maani ganyu, inywena Abanya 'Uganda. Amina.
(Possa l'amore di Gesù regnare nei vostri cuori! Possa l'amore di Dio essere la forza di tutti gli ugandesi! Amen.)
Data: 1993-02-08 Data estesa: Lunedi 8 Febbraio 1993
Titolo: I doveri della famiglia delle Nazioni per la seconda nascita della libertà in Africa
Eccellenze, Signore e Signori,
1. Sono molto lieto di incontrare gli Ambasciatori e il personale delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali in Uganda. Incontri di questo tipo sono divenuti una consuetudine nei miei viaggi nelle numerose nazioni che ho visitato durante gli anni del mio Pontificato, sono lieto che mi siano state offerte queste opportunità di condividere alcune sollecitudini della Santa Sede con uomini e donne impegnati, quali siete, nel promuovere la comprensione e la collaborazione fra i popoli del mondo. Sono grato al vostro Decano, Ambasciatore del Ruanda Kanyarushoke, per le sue gentili osservazioni, e gli assicuro i miei più fervidi auguri per una pace stabile nel suo Paese. I miei viaggi, come Successore di San Pietro e Capo della Chiesa Cattolica, hanno principalmente uno scopo pastorale. Questo incontro con voi oggi non si allontana da tale proposito.
Vengo da voi come un amico, un amico che desidera incoraggiarvi nei vostri difficili compiti. Vengo come un amico dell'Africa, in solidarietà con gli uomini e le donne di questo continente in quest'epoca di cambiamenti, quando stanno emergendo nuove possibilità per lo sviluppo umano, ma anche quando nuove minacce per la pace si profilano all'orizzonte. Essi, come tutti i popoli, desiderano la pace e una vita degna per se stessi e per i loro figli. Ma l'Africa oggi presenta gravi sfide a tutti coloro che in qualche modo dirigono il corso degli eventi mondiali. Bisogna affrontare queste sfide se la comunità internazionale desidera progredire realmente nella creazione di un mondo più giusto e umano, basato sul saldo fondamento del rispetto per la dignità umana e per i diritti dell'uomo. Mi riferisco in particolare alla necessità di porre fine ai conflitti armati, di fornire cibo alle vittime della carestia, e di prendersi cura della moltitudine di rifugiati.
2. Ognuno di questi problemi è fonte di profonda preoccupazione. Ma essi possono essere giustamente considerati insieme, poiché ognuno di essi è al tempo stesso causa ed effetto degli altri. In Africa, la fame è raramente soltanto il risultato di condizioni climatiche naturali. Essa è spesso il risultato della disgregazione sociale causata dal conflitto. E tra le vittime della guerra e della carestia vi sono coloro che sono costretti ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio altrove. Il risultato globale è stato il dislocamento di massa di uomini, donne e bambini in tutta l'Africa durante questi ultimi anni del XX secolo: le statistiche comunemente citate parlano di cifre di sei milioni di rifugiati e di altri sedici milioni di persone dislocate all'interno delle loro nazioni. Le sofferenze di questi milioni di persone portano più guerre, più carestie, più rifugiati, più sofferenze e morte. Si potrebbero citare vari esempi. In particolare il mio pensiero si rivolge alla prossima tappa del mio pellegrinaggio, che mi porterà in Sudan. Le condizioni non permettono una Visita Pastorale completa alla comunità cattolica di quel Paese. Ciononostante nel visitare la Capitale desidero levare la mia voce a favore della pace e della giustizia per tutto il popolo sudanese, e portare conforto ai miei fratelli e alle mie sorelle nella fede, molti dei quali sono colpiti dalla guerra in atto nel Sud. Questo conflitto è in ampia misura il risultato del desiderio di identità nazionale in un Paese in cui vi sono grandi differenze tra il Nord e il Sud - differenze razziali, culturali, linguistiche e religiose che non possono essere ignorate e che devono essere prese in considerazione. Solo un dialogo sincero, aperto alle leggittime esigenze di tutte le parti in causa, può creare un contesto di autentica giustizia in cui tutti possano lavorare insieme per il bene reale del loro Paese e del suo popolo. Prego perché la mia visita in qualche modo possa contribuire a questo dialogo.
3. Coloro che sono impegnati per il benessere dell'Africa, sia in qualità di responsabili nazionali che di direttori degli Affari Internazionali, non dovrebbero risparmiare alcuno sforzo per garantire un immediato sollievo alle vittime della guerra, della carestia, e del trasferimento forzato. Tutti devono operare per evitare che questi mali si diffondano e per porvi fine. In linea di principio quasi tutti concordano sul fatto che la violenza deve cedere il passo al dialogo, il cibo non deve mai venire usato come un'arma, e la non ostacolata distribuzione dell'aiuto umanitario deve essere riconosciuta come un diritto di tutti coloro che soffrono. Ma il passaggio dalle dichiarazioni di principio e di buona volontà ai fatti concreti è spesso arduo. E' qui che mi rivolgo a voi, stimati amici, perché facciate tutto ciò che potete per rendere ancor più efficace la solidarietà. Dinnanzi ai gravi travagli che affliggono questo Continente, coloro che amano l'Africa, siano essi stessi africani o autentici amici dell'Africa, meritano tutto il nostro incoraggiamento e tutta la nostra gratitudine. Al tempo stesso dovremmo apprezzare tutto ciò che è stato fatto per offrire assistenza a così tante popolazioni bisognose. Un particolare apprezzamento va alle famiglie e ai villaggi, alle comunità di credenti, alle regioni e alle nazioni in Africa che hanno tanto generosamente offerto ospitalità a coloro che sono stati spogliati di tutto, pagando essi stessi un alto prezzo. In particolare rendo un devoto omaggio ai missionari e al personale delle Organizzazioni di Soccorso Internazionali, che lavorano eroicamente al servizio delle loro sorelle e dei loro fratelli meno fortunati. E chi può misurare i meriti di così tanti uomini e donne generosi impegnati nell'assistenza sanitaria? Le ferite inferte ai corpi e alle menti degli africani dalla violenza, dalla fame e dal trasferimento forzato, necessiteranno di molto tempo per guarire. Tuttavia, in molti luoghi i servizi medici sono ai minimi livelli e l'allarmante diffusione dell'AIDS potrebbe facilmente far precipitare la situazione. A questo punto, bisogna fare appello ai paesi industrializzati e alle organizzazioni volontarie per venire in aiuto dei malati in Africa!
4. Ad un altro livello non mancano confortanti segni di speranza. Le iniziative che promuovono un governo più democratico, sono particolarmente gratificanti perché la maggior parte delle volte riflettono una crescita del rispetto per la dignità umana e per i diritti e i doveri che ne derivano (Cfr. CA 46). I popoli dell'Africa stanno lottando per riconquistare i positivi valori tradizionali e le strutture sociali di sostegno che sono state corrose negli ultimi anni. Essi stanno cercando nuovi modi per adattare il loro retaggio alla vita del prossimo secolo. Stiamo assistendo al ritorno di quell'ottimismo volto a costruire società sane che ha accompagnato il passaggio dal colonialismo all'indipendenza? L'Africa sta vivendo una seconda nascita della libertà? Questa è certamente la mia profonda speranza. E in questa impresa i popoli di questo Continente meritano il sostegno fraterno di tutti gli uomini e di tutte le donne di buona volontà. Quale deve essere il fondamento e il principio guida di questa vasta impresa? In primo luogo, il valore trascendente di ogni persona umana. Nella nuova Africa che sta nascendo ciò significa che non c'è posto per lo sfruttamento o per la discriminazione basati su differenze etniche o tribali. Nell'Africa del futuro non dovrebbe esserci spazio per progetti che cerchino di costruire l'unità nazionale costringendo le minoranze ad assimilare la cultura o la religione della maggioranza. Una simile "comunità" sarebbe un controsenso, non sarebbe degna di questo nome. E io, in quanto figlio del Vecchio Continente, l'Europa, devo testimoniare una convinzione confermata dall'esperienza: la falsa unità conduce soltanto alla tragedia. A questo proposito, la libertà religiosa deve essere rispettata ovunque, poiché il diritto di praticare liberamente la propria religione è di fatto la pietra angolare di tutti i diritti umani (Cfr. Messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 1988, Introduzione).
Nell'Africa che auspichiamo vedere, le nazioni e i gruppi etnici costruiranno ponti di rispetto reciproco, non muri di sospetto e paura; la dignità di nessun bambino verrà negata perché lui o lei appartengono a un determinato gruppo etnico, poiché tutti i bambini verranno rispettati in quanto membri della famiglia umana. Questa è l'Africa per cui preghiamo, un'Africa di africani che lavorano insieme, solidali l'uno con l'altro, per costruire un futuro migliore.
5. Ma chi deve risolvere i problemi dell'Africa? Non c'è dubbio che i popoli stessi dell'Africa debbano assumersi la responsabilità di costruire il proprio futuro. Vi è la crescente convinzione che i problemi africani debbano avere soluzioni africane. Come potrebbe essere altrimenti? Potrebbero accettare di nuovo di assoggettarsi a subdole forme di colonialismo economico e politico che, sebbene non de iure, sarebbero tuttavia reali? No, l'Africa non potrebbe mai accettare un nuovo colonialismo. Le sue nazioni sono indipendenti, e devono rimanere tali. Ciò non significa che l'aiuto di altri membri della famiglia delle nazioni non è necessario e auspicabile. Al contrario, l'aiuto è necessario ora più che mai. Ma per essere veramente efficace, non deve riflettere un rapporto di soggezione, ma di interdipendenza. In questo contesto, il problema irrisolto del debito estero dei paesi più poveri dell'Africa e di tutto il mondo in via di sviluppo merita una particolare attenzione. Come ho scritto altrove: "Non si può pretendere che i debiti contratti siano pagati con insopportabili sacrifici" (CA 35). Ugualmente importante è l'assistenza a lungo termine. Tale aiuto deve mirare ad aiutare i popoli dell'Africa ad affrontare, da soli, le cause più profonde del loro sottosviluppo. Questa è la vera solidarietà: quando un popolo condivide con un altro la conoscenza che permette al secondo di divenire socio alla pari nel compito di produrre le risorse materiali e culturali che permettono adeguati livelli di vita. E a questo proposito, l'alto tasso di analfabetismo costituisce una preoccupazione particolare, poiché i dati evidenziano chiaramente una carenza di preparazione che è assolutamente fondamentale per vivere un'esistenza pienamente umana. L'aspirazione di milioni di esseri umani è stata ben descritta dal Concilio Vaticano II: "I singoli e i gruppi organizzati anelano a una vita interamente libera, degna dell'uomo, che metta al proprio servizio tutto quanto il mondo oggi può offrire loro così abbondantemente" (GS 9).
6. Signore e Signori: nella nostra epoca, lo sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale e il progresso verso un'economia mondiale hanno portato a un notevole livello la reciproca dipendenza fra le nazioni. Oggi quindi il servizio offerto dai diplomatici e dagli uomini di Stato deve guardare oltre i confini dei propri interessi nazionali. Un prioritario scopo della diplomazia è quello di operare per il raggiungimento di un ordine sociale che sia giusto e che porti pace e prosperità a tutti i popoli della terra.
E' chiaro più che mai che il bene di ogni società individuale esiste come parte del bene comune dell'intera comunità internazionale (Cfr. PT 130). Voi, quindi, siete realmente servitori della causa della giustizia, della pace e dello sviluppo universali. Questo nobile obiettivo è la ragione della costante partecipazione della Santa Sede alla diplomazia internazionale e dell'aiuto che essa offre a tutti gli sforzi che promuovono la causa della pace. Uomini e donne di buona volontà hanno i diritti di non aspettarsi di meno da coloro che affermano che il loro Signore è il Principe della Pace. E' mia fervida speranza che Dio Onnipotente, la cui Provvidenza guida il destino delle nazioni, vi sostenga nella vostra opera di artefici di pace. Prego in particolar modo perché rafforzi voi e tutti coloro che esercitano il potere negli affari pubblici affinché lavoriate instancabilmente per il bene di tutti i popoli di questo Continente.
Che il Dio della pace vegli su di voi e sulle vostre famiglie e benedica abbondantemente le nazioni che rappresentate. Che Egli protegga i popoli dell'Africa, specialmente i cittadini dell'Uganda, nostri gentili ospiti e cari amici.
Data: 1993-02-08 Data estesa: Lunedi 8 Febbraio 1993
Titolo: Evangelizzare significa anche ascoltare le grida di chi vuole essere liberato dalle nuove schiavitù
Che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10) Ikaitotoi angakaitotoi alotooma Kristo (Cari fratelli e sorelle in Cristo,)
1. Le folle andarono da Giovanni il Battista sulle rive del fiume Giordano. Lo ascoltarono predicare. Presero a cuore le sue parole. Risposero quindi chiedendo: "Che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10). Il Battista venne inviato da Dio nella pienezza del tempo, quando "ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3,6). Egli era il messaggero di Dio, un Profeta. L'ultimo e il più grande dei Profeti. Era la voce che gridava nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri;... fate dunque opere degne della conversione" (Lc 3,4-8). Il suo messaggio è stato il sempre valido e sempre urgente messaggio di conversione che Dio ha rivolto alla famiglia umana fin dall'inizio, dal primo momento di ribellione, attraverso tutte le pagine della storia della salvezza. Dio ripetutamente ha chiamato l'uomo peccatore ad opere di conversione e penitenza, proprio come ha fatto attraverso Isaia, che ci parla nella liturgia di oggi: "Sciogliete le catene inique...dividete il pane con l'affamato e introducete in casa i miseri senza tetto;... vestite chi è nudo, senza distogliere gli occhi dalla vostra gente" (Is 58,6-7). In ogni età questo dialogo tra Dio e l'umanità bisognosa continua. così, dai Profeti fino a Giovanni il Battista, l'appello è sempre lo stesso: una chiamata alla penitenza e alla conversione. Qui oggi, nell'Uganda orientale, tutto il popolo di Dio è sfidato ad accogliere la chiamata di Dio a cambiare, ad aspirare ad una vita cristiana migliore e più alta: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!" (Lc 3,4).
2. Cari fratelli e sorelle, rendo grazie di tutto cuore a Dio che mi ha concesso di visitarvi e di compiere il ministero del Successore di Pietro in questa parte del vostro Paese. Saluto il Vescovo di Soroti Erasmus Wandera e gli altri Vescovi delle Diocesi orientali: il Vescovo di Kotido Denis Kiwanuka, il Vescovo di Moroto Henry Ssentongo e il Vescovo di Tororo James Odongo. Esprimo il mio affetto per i sacerdoti: quelli che sono figli di questa terra, e i Padri di Mill Hill, i Padri Bianchi, i Padri di Verona e tutti coloro che sono venuti qui per il ministero al popolo di Dio, manifestando che la Chiesa è una comunione universale in cui siamo tutti responsabili l'uno nei confronti dell'altro. Religiosi e religiose, sia che veniate dall'estero o che siate figli e figlie delle Chiese locali di questa regione, la vostra stessa consacrazione vi pone al cuore della missione evangelizzatrice della Chiesa. Vi esprimo la gratitudine del Papa, e desidero incoraggiarvi a rendere gioiosa testimonianza nelle vostre vite e nel vostro lavoro delle eterne verità e valori del Regno di Cristo. Catechisti e membri del laicato, è con profonda gioia che celebro questa Eucaristia qui a Soroti e prego con voi per le vostre necessità e per il bene di tutto il popolo ugandese. Saluto i membri delle altre Chiese e Comunità Ecclesiali cristiane che sono insieme a noi in questo evento solenne, e porgo il benvenuto ai seguaci delle altre tradizioni religiose che sono qui presenti.
3. "Che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10). Questo stesso interrogativo sorge nei nostri cuori. così come nel Vecchio Testamento i Profeti hanno risposto, Giovanni il Battista ha risposto, e nel Nuovo Testamento Gesù ha risposto, così la Chiesa deve rispondere ai "vecchi" e ai "nuovi" interrogativi che l'uomo le pone. Essa deve cercare una risposta alle questioni che riguardano le differenti comunità e società a cui i popoli appartengono. Ma quando gli uomini e le donne dei nostri giorni chiedono cosa debbono fare, la Chiesa non può fare a meno di dare la risposta data da Cristo stesso: "Convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15).
Convertirsi significa non peccare più (Cfr. Jn 8,11). Significa amare il Signore nostro Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come noi stessi (Cfr. Mt 22,38-39). Significa essere perfetti come è perfetto il nostro Padre Celeste (Cfr. Mt 5,48). Credere alla Buona Novella significa ascoltare le parole di Giovanni il Battista: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo" (Jn 1,29), e di conseguenza riporre tutta la nostra fiducia in Cristo, il Redentore che solo ha parole di vita eterna (Cfr. Jn 6,68). E' attraverso le vite rette e sante dei suoi membri, e attraverso la sua incrollabile fedeltà a Cristo, che la Chiesa cresce in mezzo a ogni popolo e in ogni parte del mondo. Un chiaro esempio è il significato dei Martiri dell'Uganda per la vita della comunità cristiana di questo Paese. Oltre cent'anni fa, il nobile Mulumba Matthias Kalemba riconobbe dinanzi a Padre Livinhac dei Padri Bianchi che egli aveva continuato a cercare una risposta all'interrogativo su cosa dovesse fare. Quando stava per morire, il suo padre adottivo, Magatto, del clan Musu, disse a Matthias che un giorno sarebbero venuti degli uomini a "insegnare la retta via". Da suo padre aveva imparato ad aver fame della luce della verità, e quando, per la Provvidenza di Dio, questa arrivo, Matthias si impadroni del prezioso dono della Buona Novella della Salvezza per non lasciarlo mai più, anche se gli sarebbe costato la vita. L'attuale generazione dei cattolici ugandesi non deve permettere che si oscuri la luce che i Martiri hanno fatto risplendere su questo Paese!
4. Quando i Vescovi dell'Uganda vennero a Roma per la loro visita ad Limina lo scorso mese di maggio, abbiamo discusso alcune importanti questioni che la Chiesa di questa parte dell'Africa sta affrontando. Quindi, in preparazione di questa visita, hanno pubblicato una Lettera Pastorale in cui hanno parlato del programma dell'azione della Chiesa per gli anni che ci conducono al nuovo Millennio, e hanno proposto che questa visita del Papa serva come riflessione sul tema: "così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,16). Ad ogni stadio di questa breve ma intensa visita ho fatto riferimento a qualche aspetto particolare di ciò che la Chiesa in Uganda è chiamata a fare al fine di preparare un futuro più luminoso per il popolo di Dio e al fine di costruire una società più giusta e unita, più umana e pacifica (Cfr. Lettera Pastorale Fa' risplendere la tua Luce, 2). Tra le "aree di priorità" della comunità cattolica dell'Uganda, il compito fondamentale dell'evangelizzazione occupa il primo posto. L'evangelizzazione infatti è la realizzazione di ciò che Giovanni il Battista chiede nel Vangelo di oggi: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri... i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3,4-6) Il fatto che un numero così grande di persone non abbia ancora udito la Buona Novella, e che alcuni siano tiepidi nella loro fede, significa che tutta la comunità cristiana deve raccogliere la sfida di prendere sul serio la missione di essere apostoli per gli altri, la missione che ciascuno ha ricevuto nel Battesimo e nella Confermazione, e che viene costantemente nutrita nell'Eucaristia (Cfr. Fa' risplendere la tua Luce, n. 30).
5. La missione di evangelizzare implica che i cristiani ugandesi debbano ascoltare le grida di quanti in questo Paese e attraverso tutta l'Africa implorano di essere liberati da tante forme di schiavitù: dall'ignoranza e dall'oppressione che gravano così pesantemente sui poveri, i vecchi e quanti sono soli, gli ammalati, i rifugiati, i giovani indifesi e in particolare gli orfani di guerra e gli orfani che ha provocato l'epidemia dell'AIDS. Tutti loro hanno bisogno del vostro amore preferenziale e pratico. Tutto ciò che farete per loro lo farete a Cristo stesso (Cfr. Mt 25,34-36). I vostri Vescovi hanno anche esortato la Chiesa in Uganda a difendere coraggiosamente la vita umana e la dignità umana. I cristiani devono fare una chiara e attiva opzione per la giustizia: "Dove c'è la giustizia, la pace scorre come un fiume" (Fa' risplendere la tua Luce, n. 35). Solo superando la rivalità e l'odio, solo mettendo da parte il desiderio di vendetta, solo perdonando e riconciliandosi, i cristiani dell'Uganda renderanno testimonianza alla Luce. Migliorare i rapporti ecumenici, pregare per l'unità dei cristiani, promuovere una maggiore comprensione e cooperazione con i seguaci dell'Islam nello sviluppo umano e costruire una nuova Uganda fondata sulla giustizia e sul rispetto dei diritti umani: tutto ciò fa parte del compito che sta di fronte alla comunità cattolica alla soglia di un nuovo Millennio cristiano. Riporto questi punti della Lettera Pastorale dei vostri Vescovi al fine di confermare loro, i Pastori, nella loro scelta di priorità per il ministero pastorale degli anni a venire. Ma anche per incoraggiare tutti i cattolici ugandesi a meditare profondamente sulla domanda della lettura del Vangelo: "Che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10). I vostri Vescovi hanno indicato la via da seguire. Possa tutta la comunità cattolica rispondere: come una lampada sopra il lucerniere che faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (Cfr. Mt 5,15).
6. L'immediato futuro della vita della Chiesa su questo continente sarà profondamente influenzato dall'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa. Questo importante evento intende aiutare le Chiese particolari in Africa a trasmettere la luce del Vangelo in tutta la sua pienezza agli uomini e alle donne della prossima generazione. Lo Spirito Santo sta chiamando la Chiesa cattolica in Africa a una nuova Pentecoste, una nuova realizzazione del potere dell'amore di Dio di santificare il popolo di Dio e, attraverso la vostra opera e la vostra testimonianza, di trasformare società e cultura. In tutta l'Africa i popoli sono già impegnati attivamente e fruttuosamente nella discussione dei temi dell'Assemblea. Oggi a Kampala la preparazione del Sinodo entra in una nuova fase.
Vi chiedo di continuare a pregare per questo importante evento, così che l'Africa si immerga nella luce di Dio, la luce che ha brillato nel beato martirio di San Matthias, di San Charles, di San Musaka, di San Kizto e di tutti i loro gloriosi compagni.
7. "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3,6). La luce che Dio ha mandato quando ha dato al mondo suo Figlio (Cfr. Jn 3,16) vale per tutti i popoli. Il Battista sul Giordano ha reso testimonianza alla natura universale della redenzione. Vedendo Gesù che veniva verso di lui, Giovanni fu spinto dallo Spirito di Dio a proclamare: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo" (Jn 1,29). Le parole di Giovanni sono rimaste proprio al centro della Messa: l'offerta del pane e del vino che, su questo altare, diventeranno l'offerta di Cristo stesso al Padre per la nostra salvezza. Si, per la salvezza del mondo! Oggi, a Soroti, rendo grazie a Dio per aver potuto offrire questa Messa per la santificazione del popolo di Dio nella regione orientale dell'Uganda. Quale Successore di San Pietro sono venuto da voi per esortarvi a far splendere la vostra luce davanti a tutti, affinché vedendo le vostre buone opere tutta l'Africa renda lode al nostro Padre che è nei cieli (Cfr. Mt 5,16).
Iterereng lo asuban Africa! Iterereng lo asuban Uganda! Iterereng lo asuban iyes dadang kere! Amen.(Dio benedica l'Africa! Dio benedica l'Uganda! Dio benedica ciascuno di voi! Amen.)
Data: 1993-02-09 Data estesa: Martedi 9 Febbraio 1993
GPII 1993 Insegnamenti - Annuncio durante l'incontro con i Vescovi ugandesi - Kampala (Africa)