GPII 1993 Insegnamenti - Alla III riunione in Africa del consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi - Kampala (Africa)

Alla III riunione in Africa del consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi - Kampala (Africa)

Titolo: "Sono lieto di annunciare che l'Assemblea Speciale si inizierà il 10 aprile 1994"

Vespri con il Sinodo Africano Cari fratelli Vescovi, Cari fratelli e sorelle in Cristo,


1. E' con "la gioia dello Spirito Santo" (1Th 1,6) che ci riuniamo in questa Cattedrale dell'Arcidiocesi di Kampala per la sessione inaugurale del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per l'Assemblea Speciale per l'Africa. Questo è il settimo incontro del Consiglio e il terzo che ha luogo in questo Continente. Porgo saluti cordiali a tutti i suoi membri e agli altri Vescovi che si sono uniti a noi. Questa occasione ha un profondo significato non soltanto per le Chiese locali in Africa, ma anche per il popolo di Dio sparso in tutto il mondo. Con la mia presenza qui desidero sostenere ciò che è già stato fatto e ciò che verrà compiuto nei giorni a venire. Recitando insieme i Vespri noi diamo espressione visibile dei vincoli di comunione che legano la Sede di Pietro e le Chiese particolari di questo Continente, e la realtà di questa collegialitas effectiva et affectiva intensifica la nostra preghiera per i Vescovi africani mentre preparano le loro greggi alla Speciale Assemblea Sinodale. Con profondo affetto in nostro Signore Gesù Cristo, desidero salutare i rappresentanti dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, e dei seminaristi delle Diocesi dell'Uganda che sono insieme a noi questa sera. Attraverso di voi, cari Fratelli e Sorelle in Cristo, noi possiamo rendere omaggio a quanti si impegnano per portare il Vangelo a coloro per cui il Buon Pastore ha dato la sua vita. E' veramente opportuno che voi siate qui insieme ai vescovi venuti da tutta l'Africa, poiché ci ricordate le speranze e le aspettative che tanti nutrono nei confronti di questa Assemblea Speciale.


2. Voi siete gli operai che il Signore manda nel raccolto per approntare la "grande primavera cristiana" (RMi 86) che lui sta preparando per la sua Chiesa! L'abbondanza delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in Uganda manifesta la vitalità e il fervore della Chiesa - un dono per cui dobbiamo rendere grazie e lode a Dio! Questo vigoroso impegno evangelizzatore sarebbe impossibile senza uomini e donne coraggiosi che, spinti dall'amore di Cristo (Cfr. 2Co 5,14) sono venuti in questo paese da oltre un secolo per la missione ad gentes. Faccio mio l'omaggio del mio amato predecessore, Papa Paolo VI, che ha scritto: "L'azione dei missionari fu sempre disinteressata e vivificata dalla carità evangelica, essendosi essi prodigati generosamente per aiutare gli africani a risolvere i complessi problemi umani e sociali del loro paese" (Africae Terrarum, n. 24). Stimati Fratelli e Sorelle, voi siete gli eredi di una grande tradizione - un retaggio plasmato dalla grazia così potentemente all'opera nei Padri Bianchi, nei Padri di Mill Hill, nei figli e nelle figlie del Vescovo Comboni, e in tutti i membri delle Congregazioni Missionarie. Convinti che il Vangelo sia "la potenza di Dio per la salvezza" (Rm 1,16), questi uomini e queste donne sono giunti qui spinti dall'amore per il popolo dell'Uganda, un amore che è stato eroicamente confermato negli ultimi anni quando siete rimasti fedelmente vicini al vostro popolo nei momenti di prova. In voi vediamo che la missione evangelizzatrice della Chiesa non è prerogativa di passate stagioni, ma è sempre valida (Cfr. RMi 66). Non curatevi di quanto costa essere servitori di Cristo e del suo Vangelo (Cfr. 1Co 4,1). Non stancatevi mai di allargare i confini del Regno di Dio. Come sarete fortunati nel vedere, come ha fatto Père Lourdel, il mistero della Morte e della Risurrezione di Cristo vissuto in coloro che voi portate al Signore.


3. Cari fratelli sacerdoti: rivolgo a voi una parola di sentito affetto. Voi siete i principali collaboratori dei vostri Vescovi nel compiere il ministero apostolico conferito nel Sacramento dei Sacri Ordini (Cfr. PO 2). Con la vostra consacrazione sacramentale siete stati configurati "a Gesù in quanto Capo e Pastore della Chiesa" (PDV 21). Voi continuate la missione propria del nostro Salvatore di amore sacrificale per la sua Sposa, la Chiesa, per cui egli ha dato la sua vita (Cfr. Ep 5,25). Questa carità pastorale esige che voi facciate un dono totale di voi stessi alla Chiesa - un dono che rinnovate quotidianamente offrendo il Sacrificio Eucaristico (Cfr. Ep 23).

E come ben sapete, la vostra efficacia di ministri dell'amore riconciliatore di Cristo e di predicatori del Vangelo di conversione verrà aumentata dal frequente accostamento al Sacramento della Penitenza. Vi esorto, come San Paolo ha fatto con Timoteo, suo amato figlio e fratello nella fede, "a ravvivare il dono di Dio che è in voi" (Cfr. 2Tm 1,6). Il dinamismo della carità pastorale ha bisogno di essere costantemente rinnovato e nutrito da quel Dio che fa nuove tutte le cose (Cfr. Ap 21,5). La partecipazione a programmi di formazione permanente rappresenta un mezzo tramite il quale lo Spirito vi conduce a "conoscere sempre più profondamente il mistero di Cristo... e il mistero del sacerdozio cristiano" (PDV 70). Con questa esperienza otterrete la forza di perseverare nel vostro servizio al gregge. A questo proposito il Centro di Rinnovamento del Clero Diocesano Nazionale qui a Kampala renderà certamente un gran servizio a tutta la Chiesa dell'Africa orientale.


4. Cari seminaristi: a voi che aspirate a prendere il vostro posto accanto ai sacerdoti quali operai della vigna del Signore, estendo l'abbraccio di un padre amorevole. Preparatevi bene per il dono inestimabile che riceverete da Dio attraverso l'"imposizione delle mani". Al fine di crescere nella "piena maturità di Cristo" (Ep 4,13), dovete dedicarvi completamente al programma di formazione spirituale, accademica e pastorale messo a punto da quanti hanno il compito della vostra istruzione. Non sprecate un momento. Nel periodo che va da adesso al giorno della vostra ordinazione, dovete studiare con diligenza la fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli, e lasciarvi plasmare dallo Spirito Santo in vasi idonei a contenere questo tesoro (Cfr. 2Co 4,7). Attraverso la preghiera "abituatevi a vivere intimamente uniti a Cristo, come amici" (Cfr. OT 8), affinché la grazia di Dio possa portare in voi frutti abbondanti (Cfr. Jn 15,8).


5. Cari religiosi e religiose: è motivo di grande gioia il fatto che questo paese, reso fertile dal sangue dei Martiri, abbia favorito la crescita della Vita Religiosa. Oltre alle Congregazioni più vecchie, che hanno trovato qui una casa, la fondazione di fiorenti nuovi Istituti rappresenta un chiaro sintomo della crescente maturità della Chiesa in Uganda. In effetti tutti voi siete, in un certo senso, "figli e figlie" di San Charles Lwanga e dei suoi Compagni. Con i voti di castità, povertà e obbedienza, voi Religiosi, come i Martiri, rendete testimonianza alla verità che "il popolo di Dio non ha qui città permanenti, ma va in cerca della futura" (LG 44). Chiamati ad essere segni del nuovo mondo della Risurrezione futura (Cfr. FC 16), voi evangelizzate soprattutto offrendo le vostre vite a Cristo come un "dono" (Cfr. PC 1), e rendendo manifesta a tutti la nuova vita che ci è stata guadagnata con la Croce. La testimonianza del dono di sé è resa non soltanto dai membri degli Istituti di vita attiva, ma anche da coloro le cui vite di silenzioso amore contemplativo ardono al cuore della Chiesa - le Carmelitane, le Clarisse, le Cistercensi, le Benedettine e le Suore dell'Adorazione Perpetua. A tutti voi, religiosi e religiose, ripeto l'invito che ho fatto nella mia Esortazione Apostolica Redemptionis Donum: ravvivate "la vostra consacrazione religiosa secondo il modello della consacrazione della stessa Genitrice di Dio" (n. 17). Come Maria ponete tutto ciò che siete e tutto ciò che avete nelle mani del Padre (Cfr. Lc 1,38). Poiché la vita religiosa è un potente strumento per diffondere la luce della verità evangelica, desidero ancora una volta richiamare l'attenzione sull'importanza dell'esempio dato dalle Religiose, soprattutto per le Chiese missionarie. Nella vita delle Suore, "la verginità per il Regno si traduce in molteplici frutti di maternità secondo lo Spirito" (RMi 70).

Esse manifestano che la vocazione di ogni donna - non solo di quelle di vita consacrata, ma anche di quelle sposate - è quella di fare un sincero "dono di sé" agli altri. Questa verità sull'"essere donna" - il fatto che sia una persona creata per donarsi a un'altra persona - è alla base del rispetto che le viene giustamente accordato e del ruolo che deve svolgere nella famiglia e nella società civile (Cfr. MD 7 MD 21). A nome dei Vescovi qui riuniti, desidero ringraziare tutti i sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e i seminaristi dell'Uganda per il loro generoso impegno nel portare la verità liberatrice del Vangelo al popolo che servono. Siete strumenti scelti di evangelizzazione. Con l'aiuto del Signore e le preghiere di Maria, le vostre fatiche porteranno un ricco raccolto per il Regno di Dio!


6. Desidero ora richiamare la vostra attenzione sul Sinodo africano. Quando il mio predecessore Papa Paolo VI giunse a Kampala per la dedicazione del Santuario dei Martiri, che egli stesso canonizzo, parlo proprio in questa Cattedrale a un'assemblea molto simile a quella qui raccolta oggi. Egli parlo della Chiesa come comunione. Incoraggio i suoi ascoltatori a rendere testimonianza a questo mistero con il loro esempio e pose un accento particolare sul ruolo del Vescovo quale "segno e strumento di unità". C'è forse da meravigliarsi che la figura del Vescovo gli venne alla mente mentre era qui, accanto alla tomba del Vescovo Joseph Kiwanuka, primo Vescovo africano dei tempi moderni? Ugandese d'origine, il Vescovo Kiwanuka è stato veramente un segno di speranza mentre la Chiesa stava cominciando a diventare di nuovo autenticamente africana. Papa Paolo VI vide grandi prospettive per la Chiesa e per il popolo africano nascere dalla fedeltà della Chiesa alla propria vocazione di partecipare al dono della vita Trinitaria di Dio.

In quell'occasione ha incoraggiato tutti i presenti con queste parole: "Sforzatevi veramente a vivere quella comunione ecclesiale che ci rende tutti una cosa sola in Cristo (Cfr. Jn 17,21-23), tutti un solo Corpo Mistico (Cfr. ), perché noi siamo la chiesa, tutti una cosa sola con Cristo e tra di noi" (Discorso nella Cattedrale di Kampala, 2 agosto 1969). E' dunque molto naturale che in questa occasione i nostri pensieri si rivolgano al Sinodo dei Vescovi, quale strumento di comunione ecclesiale particolarmente vantaggioso. Istituito da Papa Paolo VI verso la fine del Concilio Vaticano II, il Sinodo si sforza di esprimere e promuovere la comunione dei Vescovi di tutto il mondo tra di loro, sotto la guida del Successore di Pietro. Il principio che sottende all'istituzione del Sinodo dei Vescovi è semplice: più viene accresciuta la comunione dei Vescovi nell'episcopato mondiale, più si arricchisce la comunione della Chiesa nel suo insieme. In questi giorni la Chiesa in Africa sta toccando con mano la verità di queste parole, mentre sperimenta l'entusiasmo e i vantaggi pratici che stanno accompagnando la preparazione dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.


7. La parola "Sinodo" significa letteralmente camminare insieme: "syn-odos". Esso fornisce una potente immagine che può applicarsi non soltanto all'attuale Assemblea Sinodale, bensi anche a tutte le fasi di preparazione che precedono tale riunione. Tutti i membri della Chiesa in Africa - sacerdoti, religiosi e laici - stanno facendo un viaggio comune, stanno "camminando insieme", mettendo i loro doni al servizio della Chiesa in Africa per il bene della prossima Assemblea Speciale. In questo momento il viaggio è giunto a un punto significativo con la pubblicazione del documento di lavoro, l'Instrumentum Laboris. La prima preparazione dell'Assemblea Speciale si è conclusa. E' iniziata la fase della preparazione immediata. Sono particolarmente lieto del fatto che questo documento è stato pubblicato proprio in Africa nella sessione inaugurale di questo incontro del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo. A suo modo, la pubblicazione dell'Instrumentum Laboris è un'espressione del mistero della comunione ecclesiale che unisce i Pastori e il popolo dell'Africa nel loro servizio al Regno di Dio. E' una risposta agli scambi iniziati con la presentazione del primo documento, i Lineamenta, alla Chiesa in Africa. Anche quel documento era stato presentato in Africa, a un incontro di Vescovi il 25 luglio 1990 a Lomé, in Togo, in occasione della Nona Sessione Plenaria del Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar (S.E.C.A.M.). Un ulteriore segno della comunione di vita condivisa dalle Chiese locali in Africa nelle diverse fasi della loro storia è il fatto che questo documento sinodale sia stato pubblicato proprio nel luogo in cui, circa venticinque anni fa, il S.E.C.A.M. concludeva solennemente la sua prima sessione plenaria, tenuta in occasione dello storico pellegrinaggio di Papa Paolo VI in Uganda.


8. E' sempre utile valutare il passato alla luce del presente. Oggi, guardando al lavoro svolto negli ultimi due anni per preparare l'Assemblea Speciale, possiamo ringraziare Dio per ciò che ha compiuto nel Continente africano. Perfino in questo breve lasso di tempo, sia la Chiesa che la società in Africa sono state arricchite dal mistero ecclesiale di comunione, così come si è manifestato nello scambio di doni che è avvenuto nella preparazione del Sinodo. Vi sono molti segni positivi che ci infondono incoraggiamento e ispirazione mentre il viaggio raggiunge la sua fase finale. Questi due anni di intensa preghiera e riflessione comune sull'evangelizzazione hanno portato un rinnovamento spirituale, un più profondo senso della Chiesa e del suo insegnamento e una maggior consapevolezza della responsabilità di tutto il popolo di Dio di rispondere nella fede a situazioni che sono soltanto africane. La comprensione che si è raggiunta attraverso il dialogo ha fatto si che i sacerdoti, i religiosi e i laici cooperassero più efficacemente nella condivisione della fede e nel venire incontro alle necessità dei nostri tempi. Essi hanno messo a fuoco problemi veramente importanti e stanno lavorando insieme per trovare risposte adeguate. L'energia scaturita dalla preparazione del Sinodo si è tradotta anche in una maggiore apertura al dialogo ecumenico e interreligioso. Allo stesso modo essa ha portato frutto nel rinnovamento della reciproca cooperazione in programmi volti a favorire la dignità della persona, a migliorare lo sviluppo umano e a promuovere la giustizia e la pace.


9. Appare provvidenziale il fatto che l'annuncio dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa - la prima "Assemblea Speciale" annunciata secondo il Codice di Diritto Canonico recentemente riveduto - sia stato fatto il 6 gennaio 1989, Festa dell'Epifania. Questa Festa, mentre richiama gli eventi biblici che condussero alla visita della Sacra Famiglia nel Continente africano, mette in luce la missione universale di Cristo e in tal modo suggerisce il tema dell'Assemblea Speciale: "La Chiesa in Africa e la Sua Missione Evangelizzatrice verso l'Anno 2000: 'Mi sarete testimoni' (Ac 1,8)". In ultima istanza, la comunione ecclesiale è sia una vocazione che una missione di rendere testimonianza a Cristo, la "Luce per illuminare le genti" (Cfr. Lc 2,32). Sulla base di questo tema, la Commissione ante-preparatoria, e successivamente il Consiglio allargato della Segreteria Generale, si sono impegnati nello studio e nella discussione che hanno portato al documento preparatorio o Lineamenta. Questo documento in due parti inizia con una trattazione generale del tema dell'evangelizzazione seguita da cinque capitoli, ciascuno dedicato a diversi aspetti del tema: la proclamazione della Buona Novella della salvezza; l'inculturazione; il dialogo; la giustizia e la pace; e i mezzi di comunicazione sociale. Il lavoro instancabile del Consiglio ha portato frutto nella reazione entusiastica a questo documento nel Continente africano, sia all'interno che fuori dalla Chiesa. Una chiara espressione di tale entusiasmo è stata la risposta praticamente unanime delle Conferenze Episcopali dell'Africa, il più alto numero di risposte mai raggiunto in nessuna Assemblea Sinodale. Ciascuna di queste risposte rappresenta a suo modo l'energia vitale e i risultati pratici della comunione esistente nella Chiesa in Africa. Ogni risposta rivela un generoso dialogo avviato dalle Conferenze Episcopali con ciascun Vescovo e portato avanti da comunità e singoli individui: un dialogo che, dalle comunità locali, si è allargato a livello diocesano, nazionale, internazionale e continentale. Dal volume di informazioni raccolte in questo processo, le Conferenze Episcopali a loro volta hanno formulato le risposte ufficiali inviate alla Segreteria Generale.

Queste, a loro volta, sono state integrate con risposte e osservazioni da altri corpi ecclesiali interessati.


10. Con la presentazione dell'Instrumentum Laboris o "documento di lavoro" dell'Assemblea Speciale, la Chiesa in Africa è giunta a una fase particolarmente importante nella preparazione dell'Assemblea Speciale. I rapporti dei Lineamenta, che esprimevano la comunione vissuta a vari livelli di vita ecclesiale in Africa, sono stati attentamente studiati dal Consiglio della Segreteria Generale. Con l'aiuto di teologi africani, sono stati quindi sintetizzati e ulteriormente perfezionati al fine di presentare un quadro composito dello stato attuale delle questioni e dei punti di vista generali della comunità cristiana in Africa riguardo al tema dell'evangelizzazione. Questo documento, che segue la medesima struttura in due parti e la suddivisione in cinque capitoli dei Lineamenta, ha quindi un'importanza particolare. Da una parte esso rappresenta in un certo senso il "primo frutto" della preghiera, dello studio e della riflessione comuni sul tema dell'Assemblea Sinodale. Dall'altra, esso serve quale ampia agenda che verrà usata nella riunione stessa, nell'ambito del dialogo e della comunione. Anche se lo scopo principale del documento è quello di preparare quanti parteciperanno all'Assemblea Speciale, la sua pubblicazione rappresenta un modo per tutta la Chiesa africana per trarre vantaggio ulteriore dal processo di preparazione del Sinodo. Allo stesso tempo, il documento può servire come incoraggiamento generale allo studio e come mezzo per suscitare entusiasmo per questa Assemblea Speciale che, avendo luogo in questo momento della storia della Chiesa in Africa, ha un ruolo cruciale da svolgere nel suo cammino verso il Terzo Millennio Cristiano.

Attraverso il dinamismo di comunione e attraverso la discussione e la preghiera sul tema dell'evangelizzazione, la Speciale Assemblea Sinodale cercherà di formulare un piano pastorale di azione per la Chiesa, mentre si sforza di essere fedele alla sua vocazione di comunione e alla sua missione di predicare Cristo a tutte le nazioni.


11. La natura particolare di questa Assemblea inoltre ha richiesto alcuni adattamenti dell'Ordo Synodi, le regole che governano il Sinodo. Questi adattamenti, che trattano per la maggior parte dei criteri per la rappresentazione e la partecipazione delle Conferenze Episcopali all'Assemblea Generale, hanno ricevuto la mia approvazione e sono stati pubblicati adesso. Le copie sono state inviate alle Conferenze Episcopali cosicché il processo di determinare gli effettivi partecipanti all'Assemblea Sinodale possa avere inizio. Considerando l'importanza della pubblicazione dell'Instrumentum Laboris e la nuova fase di preparazione immediata del Sinodo che esso sancisce, sono lieto di annunciare, dopo ampia consultazione, che l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa inizierà nella domenica in Albis, il 10 aprile 1994. Poiché l'Assemblea Speciale è di grande interesse non soltanto per la Chiesa in Africa, ma per tutta la Chiesa nel suo insieme, sono stati fatti i seguenti preparativi riguardo alla sua celebrazione. La sessione di lavoro dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa avrà luogo in Vaticano, dove si sono tenute tutte le assemblee del Sinodo dei Vescovi, manifestando in tal modo la comunione dei Vescovi con il Successore di Pietro. Inoltre, riconoscendo l'intensità della partecipazione, attraverso la preghiera e lo studio, di persone e istituzioni della Chiesa di tutto il Continente nel preparare l'Assemblea Sinodale, e desiderando che la loro vicinanza continui con lo svolgimento del Sinodo, ho intenzione di venire in Africa per una fase celebrativa al fine di promulgare solennemente i frutti dell'Assemblea Speciale. Tale fase rappresenterà un'occasione per incoraggiare i cattolici dell'Africa a mettere in atto le proposte del Sinodo e a esprimere la solidarietà della Chiesa universale con le chiese particolari dell'Africa nei compiti pastorali che dovranno essere affrontati nell'evangelizzazione di questo Continente alle soglie del Terzo Millennio.


12. Nel mistero della comunione ecclesiale, l'Assemblea Speciale per l'Africa è importante per la Chiesa universale, non soltanto a motivo del grande interesse che questo avvenimento ha suscitato, ma soprattutto per l'autentica natura della comunione ecclesiale, che trascende tutti i confini temporali e spaziali. Essa ha ispirato molte preghiere e opere buone con cui membri e comunità della Chiesa di altri continenti stanno accompagnando il processo sinodale. In effetti possiamo essere fiduciosi che, nel mistero di comunione, il Sinodo verrà sostenuto dalle preghiere dei Santi in cielo. A questo proposito, ricordo con gioia la testimonianza al Vangelo di Cristo resa in questo Paese e fatta resa preziosa dal sangue dei martiri, una testimonianza che ha portato molto frutto per la Chiesa in Uganda. Facendo mie le parole dell'inno cantato dai Martiri mentre rendevano la testimonianza suprema a Cristo con la loro morte, affido alla loro potente intercessione i lavori della riunione del Consiglio che sta per iniziare, come pure la stessa Assemblea Speciale: "Fa' che i nostri occhi siano aperti, per vedere il Re Nostro Salvatore, e i nostri cuori siano sempre pronti, ad ascoltare Lui, a cantare la sua lode". Dall'Uganda, dal cuore dell'Africa, possa quest'inno espandersi e il coro estendersi in ogni parte del Continente in queste fasi finali di preparazione dell'Assemblea Speciale, piena di tante promesse e speranze per la Chiesa alle soglie del Terzo Millennio.

Maria, Regina Martyrum, Ora Pro Nobis!

Data: 1993-02-09 Data estesa: Martedi 9 Febbraio 1993

Discorso durante la cerimonia di congedo all'aeroporto internazionale di Entebbe - Kampala (Africa)

Titolo: "Nobile popolo dell'Uganda, sii artefice del tuo futuro!"

Vostra Eccellenza Presidente Museveni, Miei fratelli Vescovi, Signore e Signori, Cari amici,


1. E' giunto il momento per me di dire addio al vostro Paese. Durante gli ultimi giorni, l'Uganda ha fatto risplendere la sua luce davanti al Papa, all'Africa e al mondo! Io non dimentichero mai i volti gioiosi dei fanciulli, i volti speranzosi dei giovani e i volti orgogliosi di tutti coloro che si impegnano per il futuro dell'Uganda. Porto con me un tesoro di ricordi, "memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo" (1Th 1,3). Sono profondamente grato per la cortesia e l'ospitallità con cui mi avete ricevuto durante questa Visita Pastorale in Uganda. In così tante occasioni, voi mi avete accolto con entusiasmo e affetto. Avete parlato dai vostri cuori al cuore del Papa! La stima che già nutrivo per il popolo di questo Paese è cresciuta e si è approfondita, e io credo di comprendere molto più pienamente le speranze e le aspirazioni che nutrite per il futuro, così come le mete che vi siete posti come nazione. E' con profondo apprezzamento che ringrazio lei Signor Presidente, le autorità civili dell'Uganda, i miei fratelli Vescovi e altri Capi religiosi, i responsabili per la sicurezza durante la mia permanenza, e coloro che hanno diffuso la speranza e la gioia di questi giorni, attraverso la stampa, la radio e la televisione. Possa Dio ricompensare abbondantemente tutti coloro che si sono occupati dell'organizzazione con tanta cura e che hanno preso parte, con fervore, ai memorabili avvenimenti di questi giorni! Vorrei inoltre salutare coloro che non hanno avuto l'opportunità di partecipare personalmente alle celebrazioni. Penso in particolar modo ai disabili, agli ammalati e agli anziani.

Le loro sofferenze, unite a quelle di Cristo, sono una fonte inesauribile di grazia per la Chiesa (Cfr. Col 1,24). Su ognuno di essi invoco il conforto e la forza della Benedizione di Dio.


2. Con le sue abbondanti risorse umane e naturali, l'Uganda è chiamata a essere la prima artefice del suo futuro! Soprattutto, voi vi trovate a dover determinare il contesto fondamentale dello sviluppo dell'Uganda come nazione. Questo è un momento decisivo per la vostra storia. Le generazioni presenti e future vivranno in armonia e prospereranno come popolo finché tutti i diritti fondamentali dell'uomo e le libertà verranno custodite gelosamente nelle leggi del vostro Paese e difese nell'esercizio della giustizia. In una società giusta e ben ordinata il bene comune sarà meglio servito dalla partecipazione responsabile dei cittadini alla vita pubblica (Cfr. CL 42) e la solidarietà fra tutti i settori della popolazione, che è un'esigenza vitale diverrà una realtà dal momento in cui le vostre istituzioni sociali garantiranno a tutto il popolo il suo diritto a partecipare attivamente alla vita economica, politica e culturale dell'Uganda! Sebbene la missione primaria della Chiesa, il suo dovere supremo, sia quello di annunziare a tutti i popoli la Morte e la Risurrezione salvifiche di Gesù Cristo (Cfr. RMi 3), allo stesso tempo la Chiesa è profondamente impegnata nella dimensione sociale della vita umana. Questa sollecitudine appartiene alla sua missione evangelizzatrice come "una parte essenziale del messaggio cristiano" (Cfr. CA 5).

Per questa ragione l'Uganda può contare sulla Chiesa Cattolica per promuovere il progresso della società attraverso i numerosi servizi educativi e sociali che essa offre. Senza reclamare diritti speciali o privilegi, la Chiesa chiede soltanto la libertà necessaria per compiere la propria missione di predicare il Vangelo nella sua pienezza e di servire la famiglia umana secondo i suoi principi (Cfr. GS 76).


3. Sono venuto in Uganda per rendere omaggio ai vostri Martiri, i cittadini del cielo che guidano il nostro cammino sulla terra, per rafforzare la vostra fede in Gesù Cristo e per incoraggiare i vostri lodevoli sforzi volti al raggiungimento della riconciliazione e della ricostruzione nazionali. Quanto è confortante vedere la Chiesa Cattolica in Uganda esaminare fervidamente i "segni dei tempi" (Cfr. GS 4). Vi siete impegnati ad essere una luce per il mondo (Cfr. Mt 5,16) - un mondo che ha bisogno disperatamente del messaggio cristiano di speranza: la Buona Novella che la vita umana è sempre preziosa, che la giustizia e la pace possono prevalere sullo sfruttamento e sulla violenza, e che la solidarietà sociale può prendere il posto dell'individualismo egoista. Possa Dio sostenervi nelle vostre decisioni! Una volta che avete messo mano all'aratro, dice il Signore ai suoi discepoli, non dovete volgervi indietro (Cfr. Lc 9,62).

Cari amici: vi lascio in modo da continuare il mio pellegrinaggio in Sudan. Il nobile popolo dell'Uganda rimarrà sempre nel mio cuore e nelle mie preghiere. Avendo ricevuto molta gioia e molto conforto dal vostro amore (Cfr. Fm 1,7), affido voi e le vostre famiglie alla bontà e all'amorevole tenerezza di Dio (Cfr. Tt 3,4).

Ayi katonda Kitaffe, Kuuma Uganda, Mweraba. Omukama abakume.

(Che Dio Padre sostenga l'Uganda. Grazie. Che Dio vi benedica).

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993

Appello durante la cerimonia di benvenuto - Khartoum (Africa)

Titolo: "Devo levare la mia voce a chiedere giustizia e pace in favore dei deboli, dei poveri e degli indifesi"

Caro Signor Presidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario, Cari membri del Governo, Cari confratelli nell'Episcopato e fedeli della Chiesa che è in Sudan, Distinti Membri del Corpo Diplomatico, As-salamu 'aleykom! (La pace sia con voi).


1. Ho baciato il suolo del Sudan con profondi sentimenti di pace e di benevolenza.

Rendo grazie a Dio Onnipotente che ha condotto i miei passi di pellegrino a questa terra, e mi offre l'opportunità di parlare a favore della comprensione, dell'armonia e della pace tra credenti che, pur seguendo tradizioni diverse, cionondimeno onorano Dio nei loro cuori e si sforzano di compiere la sua volontà in ogni cosa. Nel salutare tutti voi che siete qui convenuti per accogliermi, rivolgo a voi questo ardente appello: ascoltiamo la voce dei nostri fratelli e sorelle, specialmente di quelli oppressi dalla povertà, dalla fame e dalla violenza, mentre gridano la loro sete di giustizia e di pace, per una nuova era di dialogo e di concordia.

Desideravo intensamente venire qui in Sudan, e sono quindi grato alle autorità civili per aver reso possibile questa visita. Sono grato anche ai Vescovi cattolici per il loro invito a condividere, anche se per poco tempo, la vita di questa comunità cattolica. Come Successore dell'Apostolo Pietro, che Gesù Cristo ha posto a capo della sua Chiesa, ho il dovere vincolante di incoraggiare e rafforzare la fede dei miei fratelli e sorelle, dovunque essi si trovino, e specialmente quando la fede richiede grande coraggio e fedeltà. Quando la gente è debole, povera e indifesa, devo levare la mia voce in loro favore. Quando sono privi di un tetto e soffrono le conseguenze di siccità, carestia, epidemia e devastazioni belliche, devo essere vicino a loro e appellarmi a nome loro a coloro che possono offrire aiuto, e soprattutto a coloro che possono portare avanti la causa della giustizia e della pace. Giustizia e pace: queste sono le condizioni di vita a cui aspira l'intera umanità. Esse sono la necessaria premessa per lo sviluppo e il progresso. Prego e spero per la giustizia e la pace per tutti i cittadini di questa terra, senza eccezioni, indipendentemente dalla loro religione, condizione sociale, estrazione etnica o colore della pelle.


2. Agli occhi dell'osservatore attento, l'intera Africa sta subendo delle trasformazioni sorprendenti. Ovunque vi sono immensi problemi ancora da affrontare. Una storia tempestosa ha lasciato un'eredità di sottosviluppo, rivalità e conflitti etnici. La povertà endemica ha prodotto innumerevoli carenze materiali e culturali. Gli sforzi a favore del progresso e dello sviluppo non sono sempre coincisi con i migliori interessi delle popolazioni, e in molti casi le politiche del passato hanno lasciato il peso di un enorme debito internazionale.

Ma nuovi venti stanno anche soffiando. Molte persone di questo continente si rendono ora conto che devono essere trovate delle soluzioni africane ai problemi africani, che gli individui, le famiglie e i gruppi devono essere messi in grado di contribuire al proprio sviluppo, e che la società, di conseguenza, deve diventare più democratica, più rispettosa delle legittime differenze, più stabile nell'ordinamento giuridico, riflettendo i diritti umani universalmente riconosciuti. I venti di cambiamento esigono delle rinnovate strutture di organizzazione economica e politica, strutture che rispettino veramente la dignità umana e i diritti umani. In occasione delle mie visite pastorali sono stato in molti Paesi africani. Nel corso degli anni ho incontrato quasi tutti i capi dell'Africa. Pur non sottovalutando le sfide che questo Continente si trova ad affrontare, sono convinto che ci sia una solida base per una grande speranza nel futuro dell'Africa. Qui a Khartoum, desidero esprimere quella stessa speranza riguardo al Sudan. Questo è un Paese con molti popoli, lingue e costumi diversi.

Oltre alla religione africana tradizionale, due grandi tradizioni religiose, l'Islam e il Cristianesimo, sono coesistite in questo territorio per secoli. Oggi è essenziale ricuperare il senso del rispetto reciproco e della cooperazione al servizio del bene comune, nel quadro di una ricerca sincera e onesta per trovare una giusta soluzione al conflitto che continua a mietere una messe così terribile di sofferenza. Con questa grande speranza nella mente, rinnovo il mio appello alla comunità internazionale e alle organizzazioni internazionali a non trascurare il popolo del Sudan, ma di compiere ulteriori sforzi per soddisfare le necessità immediate e per aiutare a gettare le fondamenta del futuro sviluppo.


3. Noi Cristiani chiamiamo Gesù Cristo "il Principe della Pace": egli è "la nostra pace" (Ep 2,14). Per i seguaci dell'Islam il termine salam è talmente importante da costituire uno dei gloriosi nomi divini. Per la Giornata Mondiale della Pace 1992 scrissi un messaggio nel quale affermavo che la religione, "se è autenticamente vissuta, non può non produrre frutti di pace e di fraternità, perché è nella natura della religione promuovere un vincolo sempre più stretto con la divinità e favorire un rapporto sempre più solidale tra gli uomini" (n. 2). La sola lotta che può essere giustificata da motivi religiosi, la sola lotta degna dell'uomo è la lotta morale contro le passioni disordinate dell'uomo stesso, contro ogni sorta di egoismo, contro i tentativi di opprimere gli altri, contro ogni genere di odio e di violenza: in breve, contro ogni cosa che è l'esatto contrario della pace e della riconciliazione (Cfr. Ep 7). In questo grande sforzo umano, come hanno dimostrato molti Musulmani e Cristiani in tutto il mondo, esiste un'ampia base per la cooperazione e l'accordo reciproco.


4. La Chiesa Cattolica gioisce quando le persone acquistano una maggiore consapevolezza della loro dignità, poiché allora diventano più capaci di scoprire in se stessi e negli altri l'immagine e la somiglianza del Creatore, l'opera delle cui mani sono il frutto (Cfr. Ps 8,5). In tutto questo Continente, la Chiesa, nell'adempiere la sua missione religiosa, porta avanti anche un lavoro paziente e perseverante di promozione umana attraverso l'istruzione, la cura e l'assistenza sanitaria. Essa lo fa in obbedienza alle parole di Gesù Cristo, che ci ha insegnato che la vera adorazione di Dio implica il servizio del nostro prossimo (Cfr. Lc 10,27). Tutto quello che chiede la Chiesa è la libertà di proseguire la sua missione religiosa e umanitaria. Questa libertà è un suo diritto, poiché è un dovere di ognuno, dovere degli individui e dello Stato, rispettare la coscienza di ogni essere umano. Il rigoroso rispetto per il diritto alla libertà religiosa costituisce una fonte primaria e un fondamento per la pacifica coesistenza. Nelle poche ore della mia visita, preghero e celebrero l'Eucaristia con la comunità cattolica. Sono anche desideroso di incontrare molti seguaci dell'Islam. Possa Dio Onnipotente aiutarci a crescere nella comprensione reciproca e nella consapevolezza delle nostre gravi responsabilità riguardo al vero bene delle persone.

Baraka Allah as-Sudan (Che Dio benedica il Sudan).

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993


GPII 1993 Insegnamenti - Alla III riunione in Africa del consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi - Kampala (Africa)