GPII 1993 Insegnamenti - Incontro con le forze vive della comunità cattolica nella Cattedrale - Khartoum (Africa)

Incontro con le forze vive della comunità cattolica nella Cattedrale - Khartoum (Africa)

Titolo: "Vedo in voi il mistero del Calvario: fate del mistero Pasquale il centro della vostra vita"

Cari fratelli Vescovi, Cari fratelli e sorelle in Cristo,


1. Il mio primo impulso è di farmi vicino a voi per assicurare a ciascuno di voi - sacerdoti, religiosi, seminaristi, catechisti, sia sudanesi che missionari - che avete un posto molto particolare nella mente e nel cuore del Vicario di Cristo. La vostra vita e la vostra attività si svolgono in mezzo a gravi difficoltà, e talvolta potreste pensare di essere stati dimenticati dal resto del mondo. Ma non siete mai lontani dalla mente e dal cuore di Dio. Ogni vostra preghiera e ogni vostro sforzo sono da Lui conosciuti. Voi non siete dimenticati dalla Chiesa, dal Successore di Pietro, dai Cristiani di ogni parte che pregano costantemente per voi. Vi saluto nell'amore della Santissima Trinità: "Grazia e pace da Dio Padre e da Gesù Cristo, nostro salvatore" (Tt 1,4). Invio anche un saluto particolare agli altri sacerdoti, ai religiosi e agli uomini e donne laici che testimoniano ogni giorno il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo su questa terra, ma che non possono essere qui oggi. Spero che in qualche modo essi possano sentire la mia voce e sapere che tutta la Chiesa li ama e prega per loro.


2. Sono ben consapevole delle tristi circostanze del vostro paese, tormentato da una guerra civile che ha portato al popolo sudanese, specie nel sud, una miseria indicibile, sofferenze e morte. La vita delle vostre comunità è profondamente colpita anche dalla rottura delle buone relazioni che dovrebbero esistere tra i Cristiani e i Musulmani. Inoltre voi ed i vostri fratelli cristiani siete poveri dei beni di questo mondo, fino al punto dell'estrema indigenza. Con ammirazione e con intensa gratitudine al nostro Padre celeste per la vostra fedeltà, vi incoraggio a "stare saldi in un solo spirito e a combattere unanimi per la fede del vangelo" (Ph 1,27). Nel mio paese ho conosciuto alcuni degli orrori della guerra e del modo in cui la storia delle catacombe è stata ripetuta in questo secolo. Come Successore di Pietro, nella mia sollecitudine per tutte le Chiese, condivido le prove e le sofferenze dei nostri fratelli e delle nostre sorelle di tutto il mondo. Eppure, in questa parte dell'Africa, vedo chiaramente una particolare riproduzione del mistero del Calvario nella vita della maggioranza dei cristiani. E quale risposta posso darvi? Quale consolazione vi posso offrire? Tra poco celebreremo l'Eucarestia, "Sacrificio a te gradito per la salvezza del mondo" (Preghiera Eucaristica IV). Con una fiducia incrollabile proclameremo la nostra fede: "Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua resurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo". Fratelli e sorelle, se c'è un messaggio che il Papa vuole lasciarvi è questo: Fate del Mistero Pasquale il centro delle vostre vite! Riunite il Popolo di Dio per celebrare il mistero della fede. Nutrite voi stessi e le vostre comunità con la parola di vita e i sacramenti della nostra salvezza.


3. Cari fratelli Sacerdoti: nel giorno della vostra Ordinazione siete stati configurati a Cristo, il Sommo Sacerdote, per servire il Vangelo. Possiate non perdere mai di vista l'effusione di grazia che vi ha investito di grandi responsabilità, ma che vi ha anche rafforzato e confermato per le opere future.

Non perdete mai di vista "Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce" (He 12,2).

I fedeli guardano voi per trovare sostegno ed incoraggiamento, sia nel perseguimento della santità cristiana che nella loro richiesta di rispetto per i loro diritti umani e civili. Voi sapete che il vostro ruolo non è quello della semplice azione sociale e politica. Voi siete piuttosto "ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1Co 4,1). Le vere "insegne" del vostro incarico sono lo zelo per la volontà del Padre, la vostra preghiera costante, la testimonianza del celibato per amore del Regno, gli atti di umile servizio che riflettono la compassione del Buon Samaritano. E' importante che voi, sia personalmente che al fine di porre il vostro ministero nel suo giusto contesto, manteniate un vivo senso di comunione e di cooperazione pratica con i vostri Vescovi, ed attraverso loro siate in unione di mente e di cuore con l'unico ed universale Corpo di Cristo. Possiate essere veri strumenti di riconciliazione e di pace, in particolare nell'amministrazione del Sacramento del perdono dei peccati.

Affido voi e il vostro ministero alla cura materna della Beata Vergine. Possa la sua intercessione darvi tutto l'incoraggiamento di cui avete bisogno. Cari Seminaristi: state scoprendo cosa significhi seguire Gesù più da vicino e prepararvi al ministero. Fate uso di qualsiasi opportunità per acquisire una profonda e solida formazione! Soprattutto giorno dopo giorno permettete al Buon Pastore di conformare i vostri cuori al suo (Cfr. Jr 3,15) in modo che quando si presenteranno le difficoltà sarete in grado, come Lui, di sopportare tutto per l'amore del gregge.


4. Cari religiosi: anche voi avete un posto speciale nel cuore e nelle preghiere del Papa. Il vostro ruolo nella comunità cristiana è fondamentale e di straordinaria importanza, non solo per ciò che fate in tutte le diverse forme di apostolato in cui siete impegnati, ma in particolare perché la vostra fedele osservanza dei consigli evangelici parla agli altri, cristiani e non, della verità e del significato delle Beatitudini, che sono il nucleo della vita cristiana.

Prendete coraggio dalle parole rivolte ai Religiosi dal Concilio Vaticano Secondo: "Quanto più fervorosamente, adunque si uniscono a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arricchisce la vita della Chiesa e il suo apostolato diviene più vigorosamente fecondo" (PC 1). Nella economia della salvezza siete i semi viventi di una meravigliosa fecondità spirituale. In particolare desidero assicurare le Sorelle della parte esclusiva che avete nella vita e nella missione della Chiesa. La vostra consacrazione, il vostro esempio di pura santità e di ardore del vostro servizio costituiscono una affermazione decisiva nelle attuali circostanze del vostro apostolato, per quanto riguarda la dignità delle donne. Nel nome della Chiesa vi dico: grazie! Desidero incoraggiarvi tutti affinché promuoviate le vocazioni alla Vita Religiosa, impartendo una solida formazione a coloro che sono chiamati, ed assicurando la cura ed il sostegno spirituale ad ogni fratello o sorella nel bisogno. Possa Maria, che si è premurata di assistere sua cugina Elisabetta, essere un modello di carità cristiana per voi tutti.


5. Cari catechisti: lasciate che mi rivolga a voi con le parole di San Paolo ai Corinzi: "Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione" (2Co 7,4). Voi siete al centro della comunità cristiana locale, spesso organizzata in piccole comunità cristiane. E' vostro compito annunciare la Parola di Dio in un linguaggio che sia il più vicino possibile alle necessità ed all'esperienza dei vostri fratelli e delle vostre sorelle. Attraverso le vostre parole e le vostre azioni Cristo si avvicina alle lotte quotidiane della vostra gente. In realtà attraverso voi nella misura in cui voi assimilate il messaggio evangelico, Cristo diventa realmente un sudanese. Possa l'esempio della Beata Bakhita, che mai perse la fiducia e la speranza nonostante le dure condizioni della sua vita, infondervi l'amore e la misericordia verso tutti.


6. Infine desidero rivolgere delle particolari parole di gratitudine agli uomini e alle donne missionari presenti nel Sudan. La Chiesa di questo paese continua la sua missione con coraggio e determinazione, nonostante le difficoltà e le restrizioni, grazie anche al vostro servizio altruista. Voi siete un segno della universalità della Chiesa, della sua unità di fede e dell'apertura verso la comunione di tutte le Chiese particolari nella stessa missione di salvezza. Possa il Signore ricompensare abbondantemente il vostro generoso impegno.


7. Fratelli e sorelle: il Mistero Pasquale della Passione, della Morte e della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo rappresenta tutta la certezza e la ricchezza della Chiesa. E' la fonte della nostra forza e della nostra speranza.

Quando la giustizia umana fallisce, esso solo guarisce le nostre ferite e dà significato ai nostri sforzi. Nell'Eucarestia che celebreremo questo pomeriggio vi terro vicini, "memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza" (1Th 1,3).

La Chiesa intera vi affida all'amorevole provvidenza di Dio piena di amore, sapendo che, nelle parole della Lettera ai Romani: "lo Spirito intercede per i credenti secondi i disegni di Dio" (8,27). Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano con tutti voi. Amen.Cari seminaristi: state scoprendo cosa significhi seguire Gesù più da vicino e prepararvi al ministero. Fate uso di qualsiasi opportunità per acquisire una profonda e solida formazione! Soprattutto giorno dopo giorno permettete al Buon Pastore di conformare i vostri cuori al suo in modo che quando si presenteranno le difficoltà sarete in grado, come Lui, di sopportare tutto per l'amore del gregge.

Cari fratelli sacerdoti: nel giorno della vostra ordinazione siete stati configurati a Cristo, il Sommo Sacerdote, per servire il Vangelo... I fedeli guardano a voi per trovare sostegno ed incoraggiamento, sia nel perseguimento della santità cristiana che nella loro richiesta di rispetto per i loro diritti umani e civili... Possiate essere veri strumenti di riconciliazione e di pace.

Cari religiosi: anche voi avete un posto speciale nel cuore e nelle preghiere del Papa. Il vostro ruolo nella comunità cristiana è fondamentale e di straordinaria importanza, non solo per ciò che fate in tutte le diverse forme di apostolato in cui siete impegnati, ma in particolare perché la vostra fedele osservanza dei consigli evangelici parla agli altri, cristiani e non, della verità e del significato delle Beatitudini, che sono il nucleo della vita cristiana Cari catechisti: è vostro compito annunciare la Parola di Dio in un linguaggio che sia il più vicino possibile alle necessità ed all'esperienza dei vostri fratelli e delle vostre sorelle. Attraverso le vostre parole e le vostre azioni Cristo si avvicina alle lotte quotidiane della vostra gente. In realtà attraverso voi, nella misura in cui voi assimilate il messaggio evangelico, Cristo diventa realmente un sudanese.

Possa l'esempio della Beata Bakhita infondervi l'amore verso tutti.

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993

Discorso durante la visita al Presidente della Repubblica - Khartoum (Africa)

Titolo: Le minoranze hanno il diritto di esistere. Lo Stato è moralmente obbligato a garantire il rispetto senza discriminazioni

Vostra Eccellenza,


1. La mia visita in Sudan è per me motivo di grande soddisfazione nell'adempimento del mio ministero religioso e pastorale come Vescovo di Roma, capo della Chiesa Cattolica. Sono lieto di essere potuto venire a Khartoum, anche se non è stato possibile considerare una visita più ampia alle altre parti del Paese, per offrire il messaggio di riconciliazione e di speranza che è al cuore del Cattolicesimo e che io porto a tutto il popolo sudanese, senza distinzioni di religione o di origini etniche. Ho aspettato con ansia specialmente l'opportunità di incoraggiare i cittadini di questo Paese che sono figli e figlie della Chiesa, e la cui profonda aspirazione è quella di collaborare armoniosamente e efficacemente con i loro concittadini nella costruzione di una società migliore per tutti i sudanesi.


2. Solo recentemente, nel mio discorso per l'anno nuovo ai membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede che rappresentavano centoquarantacinque Paesi, ho dato voce alla mia preoccupazione per i numerosi ostacoli alla pace e al progresso che tuttora oscurano l'orizzonte internazionale.

Riguardo l'Africa, ho ritenuto importante ribadire che "è necessario un aiuto urgente in parecchie zone in guerra o colpite da catastrofi naturali" (Discorso al Corpo Diplomatico, 16 Gennaio 1993, n. 2). Ho sentito anche la necessità di fare un riferimento specifico alla guerra, che continua a mettere l'una contro l'altra le popolazioni del nord e del sud del Sudan. Ho espresso la sincera speranza "che i Sudanesi, liberi nelle loro scelte, possano trovare la formula costituzionale che permetta loro di superare le contraddizioni e le lotte nel rispetto della specificità di ogni comunità" (). Vostra Eccellenza, questa è la speranza che io rinnovo qui oggi. E' una speranza nata dalla fiducia, poiché la pace è sempre possibile. L'uomo è un essere razionale, dotato di intelligenza e volontà, quindi è capace di trovare soluzioni giuste alle situazioni di conflitto, quale sia stata la loro durata e per quanto possano essere intricate le motivazioni che le hanno causate. Gli sforzi per riportare l'armonia dipendono dalla volontà delle parti in causa e dal loro impegno nel favorire le condizioni necessarie per la pace.

Quando, pero, l'azione costruttiva non segue le dichiarazioni di principio, la violenza può diventare incontrollabile. Un chiaro esempio di tutto ciò è, in Europa, il conflitto nei Balcani; in Asia la Cambogia e il Medio Oriente; in Africa la tragica situazione della Liberia.


3. Le fondamenta della pace sono state indicate succintamente dagli stessi Vescovi sudanesi che hanno detto: "Non è possibile raggiungere la pace senza la giustizia e il rispetto per i diritti umani" (Comunicato del 6 Ottobre 1992). In un Paese multirazziale e multiculturale una strategia di confronto non potrà mai portare pace e progresso. Solo il rispetto dei diritti umani legalmente garantito in un sistema di giustizia uguale per tutti può creare le giuste condizioni per la coesistenza pacifica e per la cooperazione al servizio del bene comune. La mia speranza per il vostro Paese può quindi esprimersi più concretamente con il desiderio molto sentito di vedere tutti i cittadini - senza discriminazioni dovute alle origini etniche, alla formazione culturale, alla posizione sociale o alla convinzione religiosa - assumere una parte responsabile nella vita della nazione, contribuendo con le loro diversità alla ricchezza di tutta la comunità nazionale.


4. Dal momento della formazione di Stati-nazione, l'esistenza di minoranze sullo stesso territorio ha sempre rappresentato una sfida positiva e una opportunità per uno sviluppo sociale più ricco. In un'epoca di crescente consapevolezza dell'importanza del rispetto per i diritti umani come base per un mondo giusto e pacifico, la questione del rispetto dovuto alle minoranze deve essere affrontata seriamente soprattutto dalle autorità politiche e religiose. Nel corso di questo secolo, le esperienze estremamente negative in relazione al trattamento delle minoranze, soprattutto in Europa, ma anche altrove, hanno condotto la comunità internazionale a reagire fortemente e ad assicurare i diritti di tali gruppi negli accordi internazionali. La traduzione di questo intento nella legge e nel comportamento di ogni nazione è la misura della maturità di quel Paese e la garanzia della sua capacità di promuovere la convivenza pacifica entro i suoi confini e di contribuire alla pace nel mondo.


5. La Chiesa affronta questa questione da un punto di vista eminentemente morale e umanitario. Alla base dell'obbligo universale di comprendere e rispettare la diversità e la ricchezza degli altri popoli e delle altre società, culture e religioni si trovano due principi fondamentali. Primo, l'inalienabile dignità di ogni persona umana, indipendentemente dalle origini razziali, etniche, culturali o nazionali o dal credo religioso, significa che quando delle persone si uniscono in gruppi, esse hanno il diritto a godere di un'identità collettiva. Quindi, le minoranze all'interno di un Paese hanno il diritto di esistere con la propria lingua, la propria cultura, le proprie tradizioni, e lo Stato è moralmente obbligato a lasciare spazio alla loro identità e auto-espressione. In secondo luogo, l'unità fondamentale della razza umana, che trae le sue origini da Dio Creatore di tutto, esige che nessun gruppo si consideri superiore a un altro.

Esige allo stesso modo che l'integrazione sia costruita su una effettiva solidarietà e sulla libertà dalle discriminazioni. Di conseguenza lo Stato ha il dovere di rispettare e difendere le differenze esistenti tra i suoi cittadini e di permettere che la loro diversità serva il bene comune. L'esperienza dimostra che la pace e la sicurezza interna possono essere garantite solo con il rispetto dei diritti di tutti coloro che sono affidati alla responsabilità dello Stato. In tale prospettiva la libertà degli individui e delle comunità di professare e praticare la loro religione è un elemento essenziale per la pacifica coesistenza umana. La libertà di coscienza, di cercare la verità e di agire secondo la propria fede religiosa sono così fondamentalmente umane che ogni tentativo di limitarle porta quasi inevitabilmente ad aspri conflitti. Quando le relazioni tra gruppi all'interno di una nazione vengono interrotte, il dialogo e i negoziati sono i cammini obbligati per raggiungere la pace. La riconciliazione secondo giustizia e il rispetto per le legittime aspirazioni di tutti i settori della comunità nazionale devono costituire la norma. Garantire la partecipazione delle minoranze alla vita politica è un segno di una società moralmente matura e rende onore a tutte quelle nazioni nelle quali tutti i cittadini sono liberi di partecipare alla vita nazionale in un clima di giustizia e di pace.


6. Vostra Eccellenza, questi sono alcuni dei pensieri che la mia visita porta ad esprimere. Vorrei richiamare la sua attenzione e quella dei membri del Governo sui sentimenti che ispirano l'attività della Chiesa Cattolica in ogni parte del mondo, sentimenti che ho espresso recentemente ai rappresentanti di tutti i Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede: "La Chiesa Cattolica, presente all'interno di ogni nazione della terra, e la Santa Sede, membro della comunità internazionale, non desiderano assolutamente imporre giudizi o precetti, ma solo offrire la testimonianza della loro concezione dell'uomo e della storia che sanno provenire da una rivelazione divina...

Nonostante le difficoltà, la Chiesa Cattolica continuerà ad offrire, da parte sua, il proprio aiuto disinteressato affinché l'uomo della fine di questo secolo sia maggiormente illuminato e sappia liberarsi dagli idoli del momento. I Cristiani hanno la sola ambizione di testimoniare che comprendono la storia personale e collettiva in funzione dell'incontro di Dio con gli uomini" (Discorso al Corpo Diplomatico, 16 gennaio 1993, n. 7). A questo punto, i miei auguri per il Sudan diventano una sincera preghiera affinché il dono divino della pace diventi realtà tra di voi, che l'armonia e la collaborazione tra Nord e Sud, tra Cristiani e Musulmani prendano il posto dei conflitti, che gli ostacoli alla libertà religiosa siano presto un problema del passato.

Possa l'Altissimo guidare tutti i Sudanesi sul sentiero della verità, della giustizia e della pace. Baraka Allah as-Sudan (Dio benedica il Sudan).

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993

Discorso durante l'incontro con i Capi di altre religioni - Khartoum (Africa)

Titolo: "Spero in una nuova era di dialogo costruttivo e di benevolenza"

Cari amici, Ho atteso con ansia questo incontro con voi, capi delle varie religioni professate dal popolo del Sudan. La mia visita pastorale alla Chiesa cattolica di questa nazione mi offre l'opportunità di porgere a voi la mano di amicizia e di esprimere la speranza che tutti i cittadini del Sudan, indipendentemente dalle differenze esistenti tra loro, possano vivere in armonia e in mutua cooperazione per il bene comune. La religione permea tutti gli aspetti della vita nella società e i cittadini devono accettarsi reciprocamente con le loro differenze di lingua, di usanze, di cultura e di fede, se vogliono conservare l'armonia civica. I responsabili religiosi svolgono un ruolo importante nel favorire tale armonia. Qui in Sudan non posso fare a meno di sottolineare ancora una volta l'alta considerazione della Chiesa cattolica verso i seguaci dell'Islam. I Cattolici sudanesi riconoscono che i loro vicini musulmani danno grande valore alla vita morale e adorano l'unico Dio, onnipotente e misericordioso - soprattutto attraverso la preghiera, l'elemosina e il digiuno. Essi apprezzano il fatto che voi venerate Gesù e sua Madre Maria (Cfr. NAE 3). Essi riconoscono che esistono dei motivi molto validi per una maggiore comprensione reciproca e desiderano collaborare con voi per ridare pace e prosperità alla nazione. Spero che questo incontro contribuirà a una nuova era di dialogo costruttivo e di benevolenza. Desidero anche porgere un particolare saluto ai miei fratelli Cristiani delle altre Chiese e comunità ecclesiali: "La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito" (Ph 4,23). Come ben sapete, la Chiesa Cattolica è profondamente impegnata nella ricerca della comprensione ecumenica, nella prospettiva di adempiere la volontà di nostro Signore Gesù Cristo "perché tutti siano una sola cosa" (Jn 17,21). Sono felice di sapere che in Sudan esistono buoni rapporti ecumenici e che vi siano molti esempi di cooperazione. Confido che il Signore benedirà i vostri sforzi di proseguire su questa via. A tutti voi, illustri capi religiosi del Sudan, rinnovo la mia stima e ribadisco che la Chiesa Cattolica è irrevocabilmente impegnata nel dialogo ecumenico e interreligioso.

Possa Dio ispirare pensieri di pace nei cuori di tutti i credenti. Dio benedica il Sudan!

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993

Omelia durante la celebrazione eucaristica in onore della Beata Bakhita - Khartoum (Africa)

Titolo: "La mia voce vi raggiunga, fratelli del Sud: Cristo e la sua Chiesa non vi lasceranno mai soli"

"Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorero" (Mt 11,28) Cari fratelli e sorelle del Sudan,


1. In ogni tempo e in ogni luogo, queste parole di nostro Signore Gesù Cristo sono state fonte di forza indicibile e di consolazione per i cristiani. Specialmente in tempi di prova e di sofferenza, uomini e donne, persino bambini, hanno sperimentato nei loro cuori la presenza potente del Salvatore, che rivolgeva loro queste parole e insegnava loro il mistero della sua morte salvifica sulla Croce.

"Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno" (He 4,16).

Una delle persone a cui la lezione della Croce ha trasmesso un'incomparabile forza fra tutti i tipi di sofferenza, è stata la Beata Giuseppina Bakhita, una figlia di questa terra. Oggi, a Khartoum, in Sudan, in Africa, la Chiesa tutta in comunione con il Successore di Pietro si rivolge alla Beata Bakhita e implora la sua intercessione per i Vescovi, i sacerdoti, i Religiosi e i laici di questa terra: per l'Arcivescovo Gabriel Zubeir e per i fedeli della Arcidiocesi di Khartoum; per l'Arcivescovo Paulinus Lukudu e i fedeli dell'Arcidiocesi di Juba; per i Pastori e i fedeli delle Diocesi di El Obeid, Malakal, Rumbek, Tombura-Yambio, Torit, Wau e Yei.


2. Non è stato forse un momento di rigenerazione e di rinnovamento, offerto da Cristo, il Buon Pastore, all'intera comunità cattolica del Sudan, quando in piazza San Pietro a Roma Giuseppina Bakhita è stata elevata alla gloria tra i Beati della Chiesa? Ella, quindi, divenne per i cristiani un modello di virtù e di santità di vita. Ella si rivolge ai credenti di ogni luogo e parla del valore della riconciliazione e dell'amore, poiché nel suo cuore lei supero tutti i sentimenti di odio per coloro che le avevano fatto del male. Ella imparo dai tragici avvenimenti della sua vita ad avere completa fiducia nell'Onnipotente che è presente sempre e ovunque, e quindi imparo a essere costantemente buona e generosa con tutti (Cfr. Udienza in occasione della Beatificazione, 18 maggio 1992). La sua beatificazione ha costituito un atto di rispetto non solo nei suoi confronti, ma anche nei confronti del Sudan, poiché una figlia di questa terra è stata presentata come un'eroina di misericordia e di buona volontà. Dio si è servito di lei per insegnare a noi tutti il significato delle parole di Gesù: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9). Gesù dice: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli"" (Mt 11,25). Con queste parole Cristo benedice la semplicità di Bakhita, figlia, come voi, di questa terra. Con la sua semplicità e infinita fiducia essa ha incarnato, sulla via dolorosa della sua vita, quella saggezza che deriva da Dio stesso. La saggezza che è propria dei Santi.


3. Oggi io ringrazio la Divina Provvidenza che mi ha concesso l'opportunità di venire incontro al desiderio della Chiesa in Sudan che Bakhita sia onorata nella sua terra, un desiderio espresso nel giorno della Beatificazione della Beata Giuseppina. Io ringrazio tutti: le autorità civili e tutti coloro che hanno operato per preparare questa visita; i Vescovi che mi hanno invitato a pregare con voi e a condividere, anche per un breve momento, la vita di questa comunità cattolica. Sono anche lieto di salutare i rappresentanti delle altre Chiese Cristiane e Comunità ecclesiali. Noi siamo uniti da profondi vincoli spirituali, grazie al nostro comune Battesimo, vincoli che devono condurci a ricercare l'unità che Cristo stesso ha voluto per i suoi discepoli (Cfr. Jn 17,21). Allo stesso modo, saluto anche l'intera comunità musulmana. Uno scopo importante della mia visita è quello di fare appello per un nuovo rapporto fra i cristiani e i musulmani in questa terra. Solo di recente, ad Assisi, cattolici, altri cristiani e musulmani d'Europa si sono riuniti per una giornata di preghiera e di digiuno per la pace. Ribadisco adesso la convinzione condivisa anche dai musulmani presenti a quell'incontro: "che l'autentica fede religiosa è una fonte di comprensione reciproca e di armonia, e solo la distorsione del sentimento religioso porta alla discriminazione e al conflitto" (Discorso ai Capi musulmani, Assisi, 10 gennaio 1993). E' mia sincera speranza che ci sarà maggior dialogo e maggior cooperazione fra cristiani e musulmani in Sudan. Dobbiamo tutti comprendere che: "usare la religione come pretesto per l'ingiustizia e la violenza è un terribile abuso, e deve essere condannato da tutti coloro che credono veramente in Dio... finché i credenti non saranno uniti nel rifiutare le politiche di odio e discriminazione, e nell'affermare il diritto alla libertà culturale e religiosa in tutte le società umane, non potrà esserci pace autentica" ().


4. E' difficile, in questo momento, non pensare a tutte le preghiere e le sofferenze di coloro che sono colpiti dalla guerra che si protrae in questa terra, specialmente nel Sud. Tanti di voi provengono da li, e a causa della guerra ora sono sfollati e senzatetto. L'immensa sofferenza di milioni di vittime innocenti mi impone di esprimere la mia solidarietà verso i deboli e gli indifesi, che si rivolgono a Dio chiedendo aiuto, giustizia, rispetto per la dignità che Dio ha dato loro come esseri umani, diritti fondamentali dell'uomo, libertà di credere e di praticare la propria fede senza paura o discriminazione. Io spero con tutto il cuore che la mia voce vi raggiunga, fratelli e sorelle del Sud. Come i popoli menzionati nella Prima Lettura di questa Liturgia, anche voi potreste essere tentati di dire: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato!" (Is 49,14). E tuttavia, la vostra fede cristiana vi insegna che le vostre preghiere e le vostre sofferenze sono unite al grande grido di Cristo stesso che, come Sommo Sacerdote dell'intero popolo di Dio, entro nel Santuario per intercedere per noi (Cfr. He 9,11-12). E proprio come una volta sulla terra, adesso nella casa del Padre Egli dice: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorero" (Mt 11,28). E quando, nei vostri cuori, ascoltate le sue parole, Egli aggiunge: "imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro" (Mt 11,29). così dice Cristo - l'Unico che conosce il Padre e che il Padre conosce come Figlio Unigenito - il Verbo eterno, che è una cosa sola con il Padre. Oggi, in Sudan, il Vescovo di Roma, il Successore di Pietro, ripete queste parole e vi esorta a restare saldi e a essere coraggiosi. Il Signore vi è vicino. Non vi lascerà mai soli. La Chiesa intera comprende la vostra angoscia e prega per voi.


5. In mezzo a così tante difficoltà, la Beata Bakhita è il vostro modello e la vostra patrona celeste. Nelle terribili prove della sua vita Bakhita ha sempre ascoltato la parola di Cristo. Essa ha appreso il mistero della sua Croce e della sua Risurrezione: la verità salvifica di Dio che ci ha amato tanto da darci il suo Figlio unigenito (Cfr. Jn 3,16), la verità salvifica del Figlio che ha amato ognuno di noi fino alla fine (Cfr. Jn 13,1). La Beata Bakhita era fedele, era forte. Confidava in Cristo senza riserve. Si mostrava serva di Dio sopportando pazientemente le prove, le tribolazioni e le difficoltà, con purezza, sapienza, pazienza e benevolenza (Cfr. 2Co 6,4-6) - come i primi cristiani che, in mezzo alle persecuzioni dell'Impero Romano, mostrarono di essere come "ministri di Dio...nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama" (2Co 6,8).

Così scrive l'Apostolo Paolo nella Lettera ai Corinzi. E così parla la Storia della Chiesa in Africa, non esclusi i Paesi che io ho visitato adesso: Benin, Uganda, Sudan.6. E' stata la potenza di Dio a trasformare Bakhita - a somiglianza di Cristo - in colei che arricchisce molti. La povera ragazza schiava che non aveva nulla mostro di essere, in realtà, l'unica ad avere il più grande dei tesori (Cfr. 2Co 6,10).

E anche se, umanamente parlando, sembrava condannata a morte, ella vive! (Cfr. 2Co 6,9). Ella vive proprio come Cristo vive, sebbene Egli fu condannato a morte e fu crocifisso. Ella vive con la vita di Lui! Nella sua nuova vita in Cristo questa nostra sorella oggi ritorna in Africa. Questa figlia della comunità cristiana del Sudan ritorna a voi oggi. Anche voi siete stati provati in molti modi, e tuttavia, la vostra eredità è la vita, quella vita che il Cristo Risorto ha portato a voi tutti. E quali sono i segni della vita in Cristo in Sudan oggi? Le parole di San Paolo nella Seconda Lettura trattano eloquentemente della vostra fatica quotidiana: "Afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricca molta gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!" (2Co 6,10).


7. La Chiesa e gli uomini di buona volontà in tutto il mondo si sono rallegrati quando è stata annunciata l'introduzione di un nuovo sistema politico, un sistema in cui tutti i cittadini sono uguali, senza alcuna discriminazione di razza, religione o sesso. E' stato detto che le legittime diversità sarebbero state rispettate in un Paese multi-etnico, multi-culturale e multi-religioso; che tutte le religioni sarebbero state libere di svolgere le proprie attività religiose. La libertà religiosa è un diritto che tutti possiedono perché esso deriva dall'inalienabile dignità di ogni essere umano. Esso esiste indipendentemente dalle strutture politiche e sociali e, come è stato asserito in vari Documenti internazionali, lo Stato ha l'obbligo di difendere questa libertà da attacchi o interferenze. Dove c'è discriminazione nei confronti dei cittadini sulla base delle loro convinzioni religiose, viene commessa un'ingiustizia fondamentale contro l'uomo e contro Dio, e la strada che conduce alla pace è intralciata. Oggi il Successore di Pietro e tutta la Chiesa riaffermano il loro sostegno all'appello pressante dei vostri Vescovi per il rispetto dei vostri diritti di cittadini e di credenti. Ogni giorno i cristiani del Sudan sono nei miei pensieri e nelle mie preghiere. La Chiesa tutta prova una profonda solidarietà verso le vittime della carestia, verso la terribile piaga dei rifugiati e degli sfollati, degli ammalati e degli afflitti, di coloro che vengono trattati ingiustamente, dei così tanti bambini soli e abbandonati. L'Africa non può fare a meno di trovare e di seguire nuovi sentieri di solidarietà umana, di giustizia e di rispetto per i diritti umani, di pace e di progresso costruttivo. La comunità internazionale non deve trascurare i suoi impegni solenni verso l'Africa. Le agenzie internazionali devono essere in grado di fornire assistenza, di incentivare lo sviluppo, di promuovere le condizioni di libertà e di pace in questa area del mondo dolorosamente colpita.


8. Cari fratelli e sorelle, questa Eucaristia celebrata sul suolo sudanese deve essere un segno di speranza per tutti noi. Cristo è presente qui in mezzo al suo popolo fedele! "Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra, ... perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri" (Is 49,13). Rallegrati, Africa tutta! Bakhita è tornata da te: la figlia del Sudan venduta come schiava, come merce viva e tuttavia ancora libera. Libera della libertà dei Santi. La Beata Giuseppina torna da te con il messaggio di Dio, il Padre di infinita misericordia.

L'uomo a volte pensa: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato" (Is 49,14). E Dio risponde con le parole del grande Profeta: "Si dimentica forse una donna del proprio bambino così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimentichero mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani" (Is 49,15-16). Si, sulle palme delle mani di Cristo, trafitte dai chiodi della Crocifissione. Il nome di ognuno di voi è scritto su queste palme. Quindi, con grande fiducia diciamo: "Il Signore è la mia forza e il mio scudo, ho posto in lui la mia fiducia; mi ha dato aiuto ed esulta il mio cuore, con il mio canto gli rendo grazie" (Ps 28,7). Amen.Sallu lillah / bi wasitati at / tubawiya Bakhita / as / sudanya likay yubarika 'aylati-kom (Attraverso l'intercessione della Beata Bakhita, chiedo a Dio di benedire le vostre famiglie)

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993


GPII 1993 Insegnamenti - Incontro con le forze vive della comunità cattolica nella Cattedrale - Khartoum (Africa)