
GPII 1992 Insegnamenti - Ai Vescovi della Regione apostolica "Provence-Méditerranée" della Francia in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Il Catechismo della Chiesa Cattolica punto di riferimento nel compimento della missione episcopale
Signor Cardinale, Cari fratelli nell'Episcopato
1. Con la vostra regione apostolica Provence-Mediterranée si conclude il ciclo delle visite ad Limina dei Vescovi della Francia. Sono felice di accogliervi, mentre svolgete questo pellegrinaggio presso le tombe degli Apostoli fondatori della Chiesa a Roma e venite a riflettere sull'adempimento del vostro compito pastorale presso il successore di Pietro e i suoi collaboratori. Per quanto mi riguarda, gli incontri di quest'anno mi hanno permesso di condividere meglio le vostre preoccupazioni. Ho apprezzato la maniera lucida e fiduciosa con la quale i Vescovi della Francia mi hanno espresso le loro preocupazioni e mi hanno presentato le opere che costituiscono dei segni di speranza per l'avvenire della Chiesa nel vostro Paese. La regione apostolica Provence-Mediterranée è una terra magnifica, viva, accogliente. Fin dai tempi più antichi, la Chiesa vi è stata radicata. Gli evangelizzatori, approdati alle vostre coste, si sono inoltrati all'interno del Paese; in seguito generazioni di missionari sono partite dalla vostra regione per diffondere la luce della Buona Novella, soprattutto in Africa.
Attualmente, le vostre città e campagne conoscono un'evoluzione piena di vitalità.
Ma, lo sottolineate nei vostri resoconti, umanamente, vi sono ancora delle zone meno favorite; la povertà di alcuni si aggrava e contrasta dolorosamente con la ricchezza vistosa di altri. Dal punto di vista ecclesiale, voi conoscete anche altre forme di povertà.
2. Pastori, voi siete i primi portatori del messaggio evangelico che annuncia all'uomo la felicità e il vero senso della vita. La strada che prende la Chiesa è quella dell'uomo, al tempo stesso fragile e forte, con la sua apertura naturale alla presenza di Dio. Voi siete i testimoni della grazia del Figlio venuto a portare la rivelazione del disegno del Padre, ad offrirsi egli stesso nel sacrificio della Croce per sconfiggere il peccato e la morte e per aprire le vie della riconciliazione. In nome di Cristo, la Chiesa chiama coloro che sono membri del suo Corpo attraverso il battesimo a vivere più intensamente nella comunione dalla quale scaturiscono abbondanti frutti spirituali. E' vero che molti battezzati non partecipano pienamente alla vita ecclesiale; separandosi dal Corpo, essi si distaccano dalla sorgente della Vita nuova. Essi avrebbero bisogno di riscoprire che la Chiesa che trasmette il messaggio della Rivelazione di cui è depositaria, è il luogo della presenza viva di Dio tra gli uomini e il luogo dove si manifesta la redenzione. La Chiesa, come afferma il Concilio Vaticano II, è, "in Cristo, come sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità del genere umano". Bisogna ritornare a questa affermazione essenziale della costituzione Lumen gentium (LG 1) per conferire tutto il suo valore alla nostra missione. Il volto e la funzione della Chiesa non possono essere compresi se non si va fino in fondo alla sua natura: conferendoci il battesimo ella è Madre, ci da la vita nel Cristo, ci santifica e ci trasmette il dono dello Spirito Santo. Nell'Eucaristia, offerta dell'atto di grazia al Padre e vincolo di comunione tra noi, ci è dato di partecipare al sacrificio redentore di Cristo. Al di fuori di questa dimensione sacramentale, non possiamo che avere una visione superficiale della Chiesa, addirittura snaturata. Mi sembra che oggi occorra rianimare nei cattolici l'amore per la Chiesa che essi costituiscono e che non devono guardare dal di fuori. La Chiesa non è una semplice associazione, ma un'autentica comunione. Per illustrare questo concetto, desidero citare Sant'Ireneo che fu Vescovo di Lione: "Al di sopra di tutto, vi è il Padre, ed egli è il capo di Cristo; attraverso ogni cosa, vi è il Verbo, ed esso è il capo della Chiesa; in tutto vi è lo Spirito, ed è esso l'Acqua viva donata dal Signore a coloro che credono in lui con rettitudine, che lo amano e che sanno che vi è un solo Dio Padre" (Adv. haer., V, 18, 2). Consapevoli della loro dignità di figli responsabili in seno alla famiglia cristiana, i battezzati potranno meglio accogliere i messaggi profetici trasmessi dalla Chiesa, il dono della fede così come le regole morali che ne conseguono. Peraltro, bisogna ripetere con forza che i fedeli non potrebbero adempiere alla loro missione di annunciare il Vangelo al mondo se non amassero questo mondo dove il Figlio di Dio si è incarnato. Senza simpatia per il proprio fratello, come possiamo accoglierlo e dividere con lui ciò che abbiamo di più prezioso? In una solidarietà amichevole con il mondo, non vi è ragione pertanto di diminuire la verità e il vigore del messaggio, ma bisogna capire le aspettative degli uomini per far loro scoprire, con un linguaggio adeguato, la risposta di Cristo che, sola, li può colmare.
3. Non stanchiamoci di aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle a cogliere meglio la dimensione del mistero della Chiesa che conduce al mistero della salvezza. Essa è un corpo vivo che si raccoglie intorno al Cristo Salvatore grazie ai successori degli Apostoli. Essa rimane, attraverso le generazioni, solidale con i suoi predecessori che sono presenti presso il Padre, nella comunione dei santi: la loro memoria viva alimenta la Tradizione che noi siamo incaricati di mantenere viva oggi. La Chiesa è comunione nella preghiera e nella vita liturgica in cui celebra e proclama la sua fede, la fede comune, ricevuta dagli Apostoli. Lo Spirito, come Cristo ha promesso, fa conoscere la verità intera. Lo Spirito Santo è comunicato ad ognuno attraverso il sacramento della confermazione di cui sottolineate l'importanza quando parlate ai giovani affinché lo ricevano con una seria preparazione. Egli ravviva in noi la sete di studiare la Scrittura e di approfondire il disegno di Dio svelato dal Figlio alla pienezza dei tempi. La Chiesa, nella diversità dei suoi membri, è chiamata a rendere una testimonianza unanime al Cristo, che è morto e risorto per permettere ai suoi fratelli di entrare nel Regno di Dio. Provando in noi gli stessi sentimenti che furono di Gesù, dobbiamo essere i servitori attenti dei poveri, degli emarginati, degli stranieri che sono numerosi nella vostra regione, di tutti coloro che cercano affannosamente in che modo rispondere alle loro necessità materiali, al loro bisogno di convivialità calorosa e anche alla loro ricerca della speranza e della felicità.
4. Cari fratelli nell'episcopato, se ho voluto qui ricordare qualche aspetto del mistero della Chiesa e della sua missione, è perché il Vescovo, in nome del Signore e in comunione con la Sede Apostolica, è il garante dell'unità del corpo ecclesiale nella carità e nella fedeltà al Vangelo. Attraverso il vostro ministero pastorale, voi avete l'incarico di vegliare affinché la Chiesa adempia alla sua missione per tutta la popolazione della vostra regione. Voi avete per primi la responsabilità della presenza della Chiesa nella società non soltanto in nome delle tradizioni e della cultura cristiana che voi desiderate giustamente mantenere vive e autentiche nel vostro Paese, ma per la preocupazione del servizio di tutti. I vostri resoconti riguardano coloro che beneficiano dello sviluppo economico, culturale e tecnico della vostra regione e coloro che sono lasciati ai margini nei settori che si spopolano o le sacche di povertà; coloro che conoscono, nei confronti della fede, delle difficoltà derivanti dalla loro formazione e dalla loro attività scientifica, e coloro che si lasciano assorbire da un certo materialismo pratico chiuso alla dimensione spirituale dell'esistenza. Queste indicazioni, racchiuse in quanto mi avete affidato, sottolineano l'importanza di una presenza attiva della Chiesa nel cuore della vita della città. Naturalmente, i diversi membri della comunità diocesana sono impegnati con voi. I sinodi diocesani in cui i procedimenti analoghi compiuti in questi ultimi anni hanno, credo, ravvivato in molti fedeli, laici e religiosi, la consapevolezza della loro missione comune e il desiderio di una vitalità più feconda delle vostre Chiese particolari.
5. Nei miei incontri con i vescovi delle altre regioni della Francia, ho già ricordato alcuni aspetti della vita ecclesiale. Non mi soffermero che sommariamente oggi su certi punti. In primo luogo vi preoccupano, l'esiguo numero e l'età avanzata dei sacerdoti diocesani, come anche dei religiosi e delle religiose. La difficoltà è grande, ma non è sufficiente ricercare delle soluzioni provvisorie sostitutive. Bisogna che le comunità cristiane vivano il mistero della Chiesa in tutta la sua grandezza, come ha illustrato ammirevolmente il Concilio Vaticano II, bisogna che esse siano abbastanza consapevoli della necessità vitale dell'Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, così come del senso profetico dei voti religiosi, per comunicare francamente ai giovani l'appello all'impegno e alla consacrazione dell'essere nel sacerdozio o nella vita religiosa. La pastorale delle vocazioni si deve radicare a questo livello e non essere lasciata all'incarico dei soli agenti designati a tal fine. Essa sarà un'autentica opera diocesana solo se sarà organicamente legata alla pastorale familiare, alla pastorale dei giovani, ai movimenti ecclesiali, vecchi e nuovi.
6. Vorrei incoraggiare qui lo sviluppo alla collaborazione e alla concertazione fiduciose di tutti i membri della comunità diocesana: il vescovo con il clero e i religiosi, i laici con i sacerdoti. Vale a dire l'importanza dei consigli presbiteriali e dei consigli pastorali che hanno ormai un'esistenza istituzionale, come luoghi di scambio, di iniziative e di animazione. Per quanto riguarda più particolarmente i laici conviene allo stesso tempo sostenerli e dare loro fiducia nella loro missione di essere abitualmente coloro che garantiscono la presenza dello spirito evangelico nella società civile; penso agli ambienti professionali, ai settori la cui evoluzione presenta della difficoltà specifiche. Vorrei ricordare in modo particolare alcune difficoltà della diocesi di Ajaccio, apprezzando il fatto che i cristiani le abbiano affrontate con lucidità e coraggio nel corso di vaste consultazioni coordinate dai loro Pastori. Parlate spesso degli sforzi compiuti per la formazione dei laici. Vi incoraggio a svilupparli, in quanto è importantissimo mettere i cristiani in contatto profondo con la Parola di Dio e con le richezze dottrinali raccolte intorno alla Chiesa durante la sua viva tradizione sin dai tempi apostolici. Ciò non mancherà di produrre frutti per la vita spirituale delle comunità e per il loro slancio missionario. Disponete ormai di strumenti di riferimento: il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato appena pubblicato, quello dei Vescovi della Francia è già stato elaborato dai vostri connazionali. Che l'uno e l'altro servano a far si che i cristiani imparino a rendere conto della loro fede, di ciò che li fa vivere, dei motivi delle loro scelte nella vita secondo i comandamenti di Dio, che Paolo riassume con la legge dell'amore! Organizzando le diverse istanze di formazione, pensate costantemente che la cultura cristiana delle persone attinge una piena dimensione quando si apre ad un'assunzione più attiva e più sentita della missione ecclesiale comune a tutti. Aggiungerei ancora un invito a progredire nella comunione delle vostre diocesi fra loro, con le altre regioni del vostro paese, con la Chiesa in Europa e nel resto del mondo, come suggeriscono i rapporti di fiducia che alcuni intrattengono particolarmente con l'Africa. La vostra posizione sulle coste del Mediterraneo, lo sottolineate voi stessi, ha la sua impostanza: la vostra regione occupa un posto privilegiato nei rapporti dell'Europa con i Paesi del Sud, il che non potrà non avere importanza negli anni a venire. In questa apertura, possano le vostre Chiese diocesane essere presenti con generosità e dinamismo.
7. Davanti alle considerevoli esigenze del vostro servizio ecclesiale, mantenete la speranza: voi sapete che la grazia divina non vi abbandonerà. Il Signore ci ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo. Con i fedeli, avanzate nel pellegrinaggio della fede, al seguito di Maria, Madre della Chiesa, onorata nei vostri numerosi santuari. Che i pellegrinaggi amati dai vostri diocesani siano per loro l'occasione per seguire l'insegnamento di colei che ha dato tutto per dare al mondo il Salvatore! Al termine di questo incontro con voi che venite dalla regione Provence-Mediterranée, il mio pensiero va anche all'insieme dei vescovi della Francia e alle comunità di cui sono Pastori. A tutti, vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, responsabili laici e fedeli, auguro la gioia di servire insieme il Signore nella Chiesa. Riprendero ciò che scriveva Ignazio di Antiochia agli Efesini: "Che diveniate un coro, affinché, nell'armonia del vostro accordo, prendendo il tono di Dio nell'unità, voi cantiate ad una voce sola con Cristo un inno al Padre, affinché vi ascolti e vi riconosca, mediante le vostre opere buone, come membra di suo Figlio!" (IV, 2). In questa unità, dono di Dio, diventa naturale amare la Chiesa: che tutti siano fortificati nel loro desiderio di prendere parte alla vita e alla sua azione con generosità! Con l'avvicinarsi delle feste della Natività, mi unisco alla vostra preghiera per la Chiesa che è nel vostro Paese, e per tutti i vostri connazionali.
Vi imparto la mia Benedizione apostolica in nome del Signore che viene tra noi per la salvezza del mondo.
Data: 1992-12-11 Data estesa: Venerdi 11 Dicembre 1992
Titolo: La contraccezione artificiale priva la sessualità umana della sua dimensione di impegno e di apertura al mistero della vita
Eminenza, Eccellenze, Fratelli e sorelle in Cristo,
1. Sono lieto di dare il benvenuto a voi, esperti provenienti da diverse parti del mondo, riuniti sotto l'egida del Pontificio Consiglio per la Famiglia per esaminare gli ultimi sviluppi nella questione dei metodi naturali di regolazione delle nascite. Insieme, possedete una conoscenza molto approfondita nei campi della ricerca, dell'educazione e della promozione della fertilità basata sulla procreazione responsabile e sulla continenza periodica. Il tema del vostro incontro, "La Regolazione Naturale della Fertilità: l'Autentica Alternativa", non dimostra soltanto che voi proponete un'alternativa alla contraccezione, all'aborto e alla sterilizzazione, ma anche che promuovete una vera "umanizzazione" del meraviglioso dono divino della procreazione. La vostra proposta è fortemente legata ad un'antropologia eminentemente olistica, di cui state esaminando i principi filosofici e teologici. I vostri dibattiti sono diretti ad armonizzare la rigorosità del discorso scientifico con le esigenze etiche dell'amore coniugale.
L'autentica alternativa della quale si parla nella vostra Conferenza è profondamente radicata nella verità sulla persona umana, e per questo motivo essa è oggetto di particolare interesse ed attenzione da parte della Chiesa.
2. Nell'esercizio della loro missione di trasmettere la vita, le coppie sposate sono profondamente influenzate da circostanze sociali ed economiche. Talvolta, anche quando sono chiaramente aperte alla vita, le coppie si trovano obbligate a distanziare le nascite, non per motivo egoistico ma proprio per un obiettivo senso di responsabilità. Condizioni di povertà, o seri problemi di salute, possono rendere la coppia impreparata a ricevere il dono della nuova vita. Il fatto che in alcuni casi le donne trovino necessario lavorare fuori casa porta un cambiamento nella concezione del ruolo della donna nella società e nel tempo e nell'attenzione dedicati alla vita familiare. In particolare, alcune politiche familiari da parte dei legislatori non facilitano i doveri procreativi ed educativi dei genitori. La Chiesa quindi riconosce che ci possano essere motivi obiettivi per limitare o distanziare le nascite, ma ribadisce, in accordo con l'Humanae vitae, che le coppie devono avere "seri motivi" perché sia lecito rinunciare all'uso del matrimonio durante i giorni fertili e farne uso durante i periodi non fertili per esprimere il loro amore e salvaguardare la loro reciproca fedeltà (cfr. HV 16).
3. La Chiesa, che ha il dovere di insegnare il disegno di Dio sulla trasmissione della vita, non manca di assistere le coppie quando devono decidere quali mezzi utilizzare per adempiere ai loro obblighi ed alle loro responsabilità. La cura pastorale della Chiesa cerca di sostenere le coppie e di aiutarle proponendo loro soluzioni appropriate, in modo che possano comportarsi conformemente alla dignità del matrimonio e dell'amore coniugale. E' importante rendere noto che i metodi che la Chiesa considera morali ed accettabili oggi stanno ricevendo il conforto di sempre nuove conferme scientifiche. Gli ultimi anni sono stati ricchi di ricerca scientifica, con risultati significativi per una più precisa conoscenza dei ritmi della fertilità femminile. La vostra Conferenza si propone di dimostrare in modo concreto e efficace che, come insegna la Chiesa "non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale" (Jn 24). Sono lieto di sapere che, come risultato di questi giorni di studio, avete intenzione di mettere a disposizione delle Conferenze Episcopali, delle Università e di altre istituzioni interessate informazioni aggiornate. A questo proposito desidero incoraggiare i Pastori della Chiesa e altri Cattolici - medici, consulenti matrimoniali, educatori e le stesse coppie sposate - a promuovere "un impegno più vasto, decisivo e sistematico per far conoscere, stimare e applicare i metodi naturali di regolazione della fertilità" (FC 35). Questo è un settore in cui è anche possibile sviluppare un'ampia collaborazione interconfessionale con tutti coloro che hanno a cuore il rispetto per la vita e per la natura umana. Tale collaborazione può estendersi anche a coloro che, sebbene non condividano la fede e la visione morale dei Cristiani, tuttavia sostengono i valori umani insiti nella proposta della Chiesa.
4. Come indicato, l'interesse della vostra Conferenza va oltre gli aspetti scientifici dei metodi naturali per regolare la fertilità, e giunge allo stile di vita che costituisce il loro necessario complemento. L'esperienza mostra che vi è una stretta connessione fra la pratica della regolazione naturale della fertilità e uno stile di vita basato sul reciproco rispetto fra i coniugi, e sul rispetto per gli aspetti etici della sessualità umana. Come ho scritto nella Familiaris Consortio: "la riflessione teologica può cogliere ed è chiamata ad approfondire la differenza antropologica e al tempo stesso morale, che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali: si tratta di una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili" (FC 32). La contraccezione artificiale esprime spesso un approccio utilitaristico alla sessualità umana che facilmente porta a dissociare i suoi aspetti fisici dal contesto pieno dell'amore coniugale come impegno, fedeltà reciproca, responsabilità e apertura al mistero della vita. D'altra parte, lo stile di vita che deriva dall'esercizio della continenza periodica porta i coniugi ad approfondire la conoscenza reciproca e a raggiungere un'armonia del corpo, della mente e dello spirito che li rafforza e li incoraggia nel loro viaggio attraverso la vita. Esso è caratterizzato da un dialogo costante e arricchito dalla tenerezza e dall'affetto che costituiscono il cuore della sessualità umana.
"In tal modo" come evidenzia la Familiaris Consortio "la sessualità viene rispettata e promossa nella sua dimensione veramente e pienamente umana, non mai invece "usata" come un "oggetto" che, dissolvendo l'unità personale di anima e corpo, colpisce la stessa creazione di Dio nell'intreccio più intimo tra natura e persona" ().
Grazie al generoso contributo di scienziati, educatori e coppie sposate, si può parlare di una svolta nella difesa e nella promozione della dignità della vita coniugale. Esiste una crescente consapevolezza della vera natura dell'amore coniugale, in grado di apportare un'autentica liberazione da tanti abusi di potere contro le donne e la famiglia nei Paesi industrializzati e, in misura ancora maggiore, in quelli in via di sviluppo. I risultati delle ricerche scientifiche, l'esperienza acquisita nei programmi di insegnamento nelle diocesi in diverse parti del mondo, nelle associazioni e nei movimenti, e particolarmente la testimonianza delle coppie stesse, mostrano la validità, i vantaggi e il valore etico di metodi basati sulla continenza periodica. Tali metodi, insieme con il corrispondente stile di vita, liberano le coppie dal condizionamento culturale, economico e politico imposto dai programmi di pianificazione familiare. Liberano la persona, soprattutto le donne, dal ricorso a farmaci o ad altre forme di interferenza nei processi naturali connessi con la trasmissione della vita. Si sono dimostrati applicabili non solo per gruppi ristretti, ma per le coppie di ogni parte del mondo anche nei Paesi più poveri e meno sviluppati economicamente.
5. Desidero assicurarvi dell'importanza del vostro contributo specifico al bene del matrimonio e della famiglia, e incoraggiarvi nel vostro lavoro. La vostra Conferenza offre una risposta concreta a un appello che rivolsi nella Esortazione Apostolica Familiaris Consortio: "Di fronte al problema di un'onesta regolazione della natalità, la comunità ecclesiale, nel tempo presente, deve assumersi il compito di suscitare convinzioni e di offrire aiuti concreti per quanti vogliono vivere la paternità e la maternità in modo veramente responsabile" (FC 35). Vi ringrazio per aver accettato l'invito del Pontificio Consiglio per la Famiglia a partecipare a questo incontro. Sul vostro lavoro scientifico ed educativo, reso più intenso dal vostro impegno, invoco la Benedizione del Signore. Possa Egli essere sempre vicino a voi e alle vostre famiglie.
Data: 1992-12-11 Data estesa: Venerdi 11 Dicembre 1992
Titolo: Per la canonizzazione di due religiose
Esultanti nella gioia per la venuta di Cristo, in prossimità della festa del Natale, con una particolare letizia d'animo raduniamo questo illustre Collegio: e mentre volentieri rivolgiamo moltissime grazie a ciascuno di voi per la vostra opera di collaboratori nel governo della Chiesa, vogliamo salutarvi tutti nel Signore, venerabili e dilettissimi fratelli.
Come ben sapete, per antichissimo costume dei nostri predecessori e norma di questa Sede Apostolica, quest'opera di collaborazione che i padri cardinali prestano al Supremo Pastore della Chiesa, si compie soprattutto nei Concistori ordinari e straordinari Oggi, celebrando il solenne rito del Concistoro ordinario, siamo chiamati a esprimere liberamente il nostro voto su alcune canonizzazioni da tempo proposte.
Senza dubbio Cristo, che è venuto e verrà, nel corso dei secoli suscita sempre nuovi uomini e donne, che mostrano in qual modo, nelle diverse circostanze del mondo, secondo lo stato e la condizione propri di ciascuno, sia possibile pervenire alla perfetta unione con lui, ovvero alla santità. Vogliate perciò trattare con zelo e intima consapevolezza dei vostri doveri, questa incombenza assai importante della Chiesa: la canonizzazione di due religiose, i cui processi canonici si sono felicemente conclusi. L'una, la beata Maria di sant'Ignazio (al secolo Claudine Thévenet) fondo la Congregazione delle Suore di Gesù e Maria; l'altra, la beata Teresa d Gesù "de Los Andes" (al secolo Giovanna Fernandez Solar) fu novizia delle Monache dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Avete avuto una conoscenza generale delle opere della loro vita e delle virtù; ora, poiché vi si chiede di esprimere un voto, vogliate liberamente e convenientemente pronunciarvi sulla loro dignità e sull'opportunità della cosa stessa.
In queste cause e in tutte le nostre opere e iniziative ci soccorra la beatissima Vergine Maria, che con la sua materna carità ha cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti sulla terra, fino a che non siano condotti alla patria felice; assista questo nostro incontro anche il beato falegname e custode della Chiesa san Giuseppe, che insieme con la Madre del Salvatore veneriamo in modo particolare nel tempo di Avvento.
(Traduzione dal latino)
Data: 1992-12-11 Data estesa: Venerdi 11 Dicembre 1992
Titolo: "Fate convergere più decisamente i vostri sforzi con quelli degli altri lavoratori cristiani per una presenza più unita ed efficace nel sociale"
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Con grande gioia vi incontro quest'oggi così numerosi, nel ventesimo anniversario di fondazione del vostro Movimento.
Saluto con affetto, insieme con i Cardinali Ursi e Ruini e i Vescovi presenti, il vostro Presidente, il Signor Nazareno Figorilli, che ringrazio per l'indirizzo rivoltomi, i Signori Ministri del Lavoro e degli Affari Sociali, i dirigenti nazionali, regionali, provinciali, i delegati provenienti da altre nazioni, tutti i membri del Movimento qui presenti o spiritualmente a noi uniti.
Con l'odierna visita voi avete voluto sottolineare ancora una volta l'ispirazione cristiana che caratterizza la vostra associazione, la fedeltà che vi congiunge alla Chiesa, ed il vostro attaccamento al Successore di Pietro. Vi ringrazio per così eloquente testimonianza di affetto e di comunione ecclesiale e tutti cordialmente vi saluto. Siate i benvenuti!
2. L'occasione celebrativa, che vi ha offerto l'opportunità di riunirvi, rappresenta anche un momento adatto per fare un bilancio del cammino sinora percorso e per individuare, in pari tempo, prospettive d'impegno per l'avvenire.
Con voi mi rallegro per quanto l'Associazione ha fatto sino ad oggi e con voi rendo grazie a Dio dei benefici che Egli vi ha accordato. Con voi e per voi ripeto al Padre di ogni bene: "Mostraci, Signore, la tua via, guidaci sul retto cammino" (cfr. Ps 27,11). Dieci anni fa, in analoga circostanza, vi dicevo: "Compito di un movimento come il vostro è, innanzitutto, quello di essere testimoni di Cristo nel mondo del lavoro. Si tratta di un compito ecclesiale, in cui tutta la comunità cristiana deve sentirsi impegnata, ma in modo particolare dei lavoratori che sono animati dalla fede cristiana" (, V, 3 p. 1641).
Guardando agli anni trascorsi, sono lieto di costatare che a tale consegna siete rimasti fedeli. Il vostro Movimento, infatti, ha proseguito con entusiasmo ed ardore evangelico il suo itinerario apostolico in Italia e in Europa; ha pure intrapreso nuove iniziative in alcuni Paesi dell'Est europeo e in America. Ed ora è vostro impegno e ferma determinazione andare avanti con generosità, dedicando all'associazione nel tempo libero il meglio delle vostre energie. così agendo vi rendete benemeriti di una testimonianza davvero significativa in un periodo storico complesso e tormentato come quello che stiamo vivendo. Il nostro tempo è in effetti segnato da un corrosivo processo di dissolvimento dei valori umani fondamentali. Di fronte a tale minaccia, i cristiani sono chiamati ad impegnarsi personalmente e in forma comunitaria, unendo i loro sforzi nell'annuncio del Vangelo e nella applicazione alla vita della dottrina sociale della Chiesa. Questo impegno unitario è oggi più che mai urgente, anche se le modalità di intervento possono essere molteplici, giacché l'unità dei cristiani è di tipo organico, pluriforme, e pertanto rispettosa delle legittime diversità. Il vostro Movimento, nato come sofferta e responsabile diversificazione in un momento storico difficile, costituisce un'espressione concreta di tale pluriformità. Questa tuttavia, per sua natura, deve essere continuamente verificata alla luce del primato della comunione, che costituisce un'esigenza ineludibile del rapporto tra fratelli di fede, e comporta esigenti implicazioni anche sul terreno sociale e civile.
3. A tale impegno di rinnovata testimonianza, il Movimento Cristiano Lavoratori porta una sensibilità matura, dovuta alla forte nota di ecclesialità che lo contraddistingue. Esso infatti volentieri si ispira a quei criteri che nell'Esortazione Apostolica Christifideles laici ho indicato come essenziali per il riconoscimento del carattere ecclesiale delle aggregazioni laicali. Su due di essi vorrei particolarmente richiamare la vostra attenzione. Il primo è quello della "comunione salda e convinta", da vivere innanzitutto nel rapporto filiale con i Vescovi ed il Successore di Pietro, ma da sviluppare anche nei confronti degli altri fratelli di fede, riconoscendo le caratteristiche proprie di ciascuno, disponibili sempre alla reciproca collaborazione (cfr. CL 30).
Tale istanza deve costituire un costante punto di riferimento pure per le associazioni di lavoratori cristiani. Pur nella ricchezza delle rispettive tradizioni, esse sono chiamate ad esplorare possibilità di organica collaborazione e, quando le circostanze ne suggeriscono l'opportunità, finanche di unificazione, perché, attraverso la testimonianza di comunione dei suoi figli, la Chiesa possa svolgere in un mondo lacerato il suo compito di sacramento di unità (cfr. LG 1). Il secondo criterio di ecclesialità, sul quale vorrei attirare la vostra attenzione, è la partecipazione al fine apostolico della Chiesa (Christifideles Laici, ib.). Come ho avuto modo di affermare nell'Enciclica Redemptoris missio (cfr. RMi 71), è oggi più che mai necessario che la dimensione missionaria della Chiesa sia assunta in prima persona da tutti i battezzati e dalle loro più svariate aggregazioni, nei modi consoni alle finalità di ciascun gruppo. Il Movimento Cristiano Lavoratori è dunque chiamato a portare il suo contributo a questa vasta opera della nuova evangelizzazione, cui la Chiesa si sente fortemente chiamata, annunciando e testimoniando il "vangelo del lavoro", la sua dignità, i suoi diritti e doveri, secondo la traccia ampiamente sviluppata dal magistero della Chiesa dalla Rerum novarum alla Centesimus annus. Si tratta di un annuncio diventato ancora più urgente dopo che il crollo del marxismo ha lasciato campo aperto all'ideologia liberista, che tende a sottovalutare le esigenze etiche a cui anche l'economia di mercato deve sottostare, per essere a servizio dell'uomo. La grande posta in gioco è appunto l'uomo, al quale il cristianesimo riconosce l'altissima dignità di "immagine di Dio", l'uomo, che la Chiesa considera, in Cristo, la sua "prima e fondamentale via" (RH 14).
4. Carissimi fratelli e sorelle! Muovendovi in questa linea, voi potrete proclamare con la vita la speranza cristiana, ai nostri giorni più che mai necessaria e sulla quale opportunamente avete riflettuto nel corso della vostra conferenza organizzativa.
La Chiesa vi è grata dell'apporto apostolico che prestate alla sua missione nel mondo, ed attende ancora molto da voi, nella non facile fase storica che stiamo attraversando. Siate fedeli fino in fondo all'ispirazione cristiana e all'ecclesialità del vostro movimento. Cercate di far convergere ancora più decisamente i vostri sforzi con quelli degli altri lavoratori cristiani organizzati, per una presenza cristiana sempre più unita ed efficace nel sociale.
Vi renderete così benemeriti della Chiesa e della società, ed il Signore guiderà i passi della vostra Associazione verso traguardi arditi e fecondi di bene.
Vi accompagni e vi sia di incoraggiamento la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a voi qui presenti e all'intero vostro Movimento.
Data: 1992-12-12 Data estesa: Sabato 12 Dicembre 1992
GPII 1992 Insegnamenti - Ai Vescovi della Regione apostolica "Provence-Méditerranée" della Francia in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)