GPII 1992 Insegnamenti - Udienza: ai partecipanti al Congresso Nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica - Città del Vaticano (Roma)

Udienza: ai partecipanti al Congresso Nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Chiamati ad essere evangelizzatori a pieno titolo. Nella scuola voi siete Chiesa e rendete presente la Chiesa"

Carissimi giovani,


1. Rivolgo il mio cordiale benvenuto a tutti voi, rappresentanti del Movimento Studenti dell'Azione Cattolica Italiana, convenuti a Roma per partecipare al vostro Congresso Nazionale. Saluto il Signor cardinale Camillo Ruini, l'Assistente Generale dell'Azione Cattolica, Mons. Salvatore De Giorgi, il Presidente, Avvocato Giuseppe Gervasio, i Dirigenti e quanti si occupano della vostra formazione.

Ringrazio in particolare il Segretario nazionale Enrico Pizzi, che si è fatto portavoce dei vostri comuni sentimenti e propositi, richiamando l'identità e l'attività del vostro Movimento. Esso è parte integrante dell'Azione Cattolica, espressione del Settore Giovani, e ha come finalità specifica quella di contribuire alla crescita e allo sviluppo integrale dello studente, puntando soprattutto sulla formazione e configurandosi quale strumento privilegiato per l'evangelizzazione e la pastorale scolastica.


2. Il tema del vostro Congresso - "Una Chiesa tra i banchi di scuola. I percorsi della pastorale scolastica: da risposte sporadiche a proposte organiche" - è particolarmente stimolante e focalizza l'attenzione del Movimento sul suo essere espressione della Chiesa, che, come Madre e Maestra - in particolare dei giovani - si fa presente nella scuola e in ogni altro ambiente di vita, in vista della educazione integrale della persona. Si tratta di un tema attuale, che propone alla vostra Associazione concreti impegni nel contesto di precise responsabilità ecclesiali e missionarie. Auspico che le intuizioni e le prospettive emergenti dall'incontro possano effettivamente contribuire alla Promozione della Pastorale scolastica e della scuola in quanto tale, favorendo il passaggio da interventi episodici a proposte organiche all'interno dell'azione unitaria delle Chiese particolari.


3. La formazione nella sua complessità costituisce l'obiettivo primario dell'autentica pastorale e rappresenta una condizione essenziale perché l'annuncio e la testimonianza del Vangelo risultino feconde ed efficaci. Nel sussidio formativo del vostro Movimento viene accordato grande rilievo alle dimensioni umana, spirituale, culturale e pastorale della formazione. Essa va intesa non solo come "valore in sé", in quanto esigenza vocazionale, ma proprio come "condizione per una presenza qualificata, ben fondata e motivata e per questo incisiva", nella comunità cristiana e nella società, con particolare riguardo alla scuola. I ricchi itinerari formativi che il vostro Movimento propone ai giovani aderenti - il cammino del discernimento, della preghiera e della comunione - con i loro obiettivi intermedi e gli impegni specifici, vanno perseguiti congiuntamente e con crescente tensione verso la santità, universale vocazione di quanti fanno parte del popolo di Dio. Perché voi siate, cari giovani credibile ed eloquente espressione di Chiesa tra i banchi di scuola, vi sono necessarie un'armonica crescita umana ed una solida educazione alla vita di fede gioiosamente professata, consapevolmente celebrata e coerentemente vissuta, attraverso la catechesi, la liturgia, la testimonianza della carità; vi sono richiesti un impegno sempre più motivato e ricco di senso nello studio ed una sensibilizzazione aperta e coraggiosa alla tensione missionaria in vista della "nuova evangelizzazione".


4. Nella scuola voi, cari giovani, siete chiamati ad essere evangelizzatori a pieno titolo. Nella scuola voi siete Chiesa e rendete presente la Chiesa: in quanto laici e in quanto giovani. Lo siete a titolo personale in forza del Battesimo; lo siete a livello solidale in quanto Movimento di Azione Cattolica e perciò soggetto attivo di evangelizzazione e di apostolato. L'Azione Cattolica, della quale il vostro Movimento è parte viva, vuol essere infatti un'associazione nella quale "i laici si associano liberamente in forma organica e stabile, sotto la spinta della Spirito Santo, nella comunione col Vescovo e con i Sacerdoti, per poter servire, nel modo proprio della loro vocazione, con un particolare metodo, all'incremento di tutta la comunità cristiana, ai progetti pastorali e all'animazione evangelica di tutti gli ambiti della vita, con fedeltà e operosità" (CL 31), Il vostro peculiare apporto a quella pastorale giovanile che i Vescovi italiani hanno individuato come una delle scelte preferenziali degli anni '90, e alla pastorale scolastica in particolare, è doveroso e necessario, e non mancherete certamente di offrirlo con generosità, arricchendolo della vostra specifica metodologia e della vostra originale esperienza associativa. La pastorale delle varie Comunità diocesane, sia nella fase di progettazione, che di esecuzione e di verifica, potrà così avvalersi del vostro servizio fedele e operoso, caratterizzato da quel singolare rapporto di collaborazione con i Pastori che definisce il carisma specifico dell'Azione Cattolica e il suo stile missionario.


5. Voi giovani siete i primi apostoli dei vostri coetanei, presso i quali il Signore vi ha costituiti "suoi ambasciatori" e "primi evangelizzatori", come ho ricordato nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Denver e alla quale, ne sono certo, vi state già attivamente preparando.

Se "profeti ingannatori" e "falsi maestri di vita", soprattutto oggi, "propongono obiettivi che non solo non saziano ma spesso acuiscono ed esasperano la sete che brucia nell'anima dell'uomo" (ivi, n.3), voi, con la vostra giovinezza aperta a Cristo, siete chiamati ad attestare, in primo luogo nella scuola, che questa sete di vita e d'infinito può essere appagata solo da Colui che ha detto "Io sono... la vita" (Jn 14,6). Vi sarà allora più agevole, grazie alla fedele adesione a Cristo, aiutare la scuola a crescere come comunità educante e a raccordarla con la vita del popolo di Dio, come pure potrete contribuire a rendere più efficace e significativo, all'interno delle finalità educative della scuola, l'insegnamento della Religione cattolica.

Carissimi, vi esprimo un grazie sincero per ciò che siete e per quanto fate: proseguite con impegno rinnovato nel vostro itinerario formativo e missionario. Possa il vostro Movimento estendersi a tutte le Diocesi d'Italia, com'è per l'Azione Cattolica, e suscitare entusiasmo apostolico tra tanti vostri coetanei.

Vi assista e sempre vi protegga Maria santissima, Sede della Sapienza e Stella dell'Evangelizzazione, che in questo tempo di Avvento ci accompagna nel nostro cammino di fede verso il Natale.

Vi sia di sostegno anche l'Apostolica Benedizione, che imparto di cuore a voi qui presenti e a quanti condividono gli stessi vostri ideali, come anche alle vostre famiglie.

Data: 1992-12-12 Data estesa: Sabato 12 Dicembre 1992

Visita pastorale: l'omelia durante la celebrazione eucaristica per la comunità parrocchiale di San Ugo Vescovo - Roma

Titolo: La comunità parrocchiale, privilegiata "scuola di carità" dove si impara ad amare ogni persona senza discriminazione

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di Sant'Ugo!


1. "Rinfrancate i vostri cuori" (Jc 5,8). Con la terza Domenica d'Avvento, che stiamo celebrando, siamo ormai giunti al "cuore" di quell'itinerario spirituale che ci condurrà sino ai piedi della santa Grotta, per contemplare, adorare e ringraziare il Verbo di Dio, divenuto uomo per la salvezza dell'intera umanità. E l'odierna liturgia, quasi a volerci sostenere nell'impegnativo cammino di preparazione e conversione, è pervasa da un invito alla fiducia ed alla speranza.

L'attesa del credente, infatti, non è vana e la promessa di Dio è veritiera.

L'Apostolo Giacomo ce lo ha rammentato nella seconda Lettura: "Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina" (Jc 5,8). Le sue parole fanno eco a quelle del profeta Isaia, indirizzate al Popolo ebraico durante il duro esilio nella terra babilonese. "Coraggio! non temete; ecco il vostro Dio" (Is 35,4). Come ai tempi di Mosè Dio era intervenuto per affrancare il suo popolo dalla schiavitù egiziana e, attraverso il deserto, condurlo alla terra promessa, così ora egli si dichiara pronto ad operare prodigi in suo favore restituendogli la libertà. "Egli viene a salvarci" (Is 36,4). Isaia descrive una strada appianata, sulla quale ritorneranno esultanti i deportati: essi vedranno la gloria e la magnificenza del Signore. Gli sfiduciati e gli scoraggiati non dovranno disperare perché - egli osserva - "il vostro Dio... viene a salvarvi"; e aggiunge: "Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto" (Is 35,5-6). In questa pagina, così ricca di simbologia, la Chiesa intravvede una chiara profezia messianica, che supera e perfeziona quella immediatamente storica.

Per l'uomo la vera e definitiva liberazione da ogni schiavitù ed oppressione, infatti, è solo quella realizzata da Gesù, nel mistero pasquale della sua morte e risurrezione.


2. "Sei tu colui che deve venire?" (Mt 11,3), domandano al Messia i discepoli di Giovanni Battista, incarcerato dal re persecutore Erode Antipa. "Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?". Ancora una volta il Precursore apre la strada al Signore e gli offre un'ulteriore occasione per manifestarsi agli uomini. Gesù risponde con le stesse parole di Isaia: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella" (Mt 11,5). Qualche tempo prima, nella sinagoga di Nazaret, egli aveva applicato a sé un altro brano del profeta Isaia, che suona così: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi (Lc 4,18). Il Redentore si appoggia all'autorità del grande profeta del Vecchio Testamento, per dimostrare la sua messianità. E questa volta lo fa per togliere ogni dubbio sia ai discepoli di Giovanni, sia alle folle che ormai lo seguono assiduamente considerandolo il Maestro. Per dare poi testimonianza al Precursore, che ha terminato la sua predicazione, ma non ancora la sua missione, esprime verso di lui un elogio senza confronti. Lo definisce "più che un profeta", lo indica come il messaggero inviato a preparare la strada al Messia, lo paragona ad Elia, e sintetizza il suo giudizio con questa solenne affermazione: "In verità vi dico: tra i nati da donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista" (Mt 11,11).


3. "Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui" (Mt 11,11). Allo straordinario elogio fa seguito, pero, una annotazione apparentemente misteriosa: "Il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui". può sembrare contraddittoria ed invece esprime una verità fondamentale. In effetti, il Signore ha inteso contrapporre il tempo della preparazione della salvezza, concluso e quasi simboleggiato dal Battista, a quello della sua definitiva realizzazione, da Cristo stesso inaugurato. Con l'Avvento del Redentore ha termine l'attesa e viene inaugurata la salvezza destinata ad ogni uomo, senza restrizioni. così si spiega il paradosso delle parole di Gesù su Giovanni Battista. I segni prodigiosi di guarigione da Cristo compiuti sugli infermi, vengono così ad assumere un prezioso valore simbolico, quello di indicare cioè l'autentico dono del risanamento e della vita nuova da lui recato alle anime. Le guarigioni di Gesù sono segni di salvezza eterna.




4. Cari fratelli e sorelle, ecco il profondo significato del Natale del Signore al quale ci stiamo preparando. Gesù appare al mondo come un piccolo bambino; attraverso la povertà, la semplicità e l'umiltà della sua nascita, egli vuole condurre tutti noi a comprendere il suo arcano disegno salvifico. Dopo aver dato l'esempio, Gesù ha predicato le vie del regno divino; dopo aver dato se stesso per redimere l'umanità, Egli, risorto, fonda la Chiesa affidandole l'eterna verità da trasmettere, e la grazia rinnovatrice da diffondere gratuitamente. Da allora, il popolo di Dio, ricco di carismi e ministeri posti al servizio dell'unica fede e dell'unico Signore, si estende sulla terra in molteplici comunità particolari, diocesi e parrocchie proprio per proclamare e testimoniare questo messaggio di salvezza di cui è depositario. Esso è ben consapevole di dover proseguire tra gli uomini l'opera redentrice del Salvatore, annunciando il suo Vangelo ad ogni creatura. E' nella parrocchia che si viene generati alla nuova esistenza cristiana mediante la grazia battesimale; che si partecipa all'esistenza divina attraverso i sacramenti; che si cresce nella fede grazie all'impegno di una catechesi permanente, che si coltivano le vocazioni all'ordine sacro, al matrimonio ed alla vita consacrata. E' nella parrocchia che fiorisce la carità verso tutti. Anzi la comunità parrocchiale è chiamata ad essere una privilegiata "scuola di carità", dove si impara ad accogliere ed amare ogni persona senza alcuna discriminazione, né distinzione né preferenze, offrendo ai più bisognosi il dono delle opere di misericordia. Ecco, questo è in sintesi il ruolo della parrocchia nella comunità cristiana, cominciando da quelle primitive, intorno agli Apostoli, fino ad oggi con la vostra parrocchia di Sant'Ugo recentemente inaugurata.


5. In questa prospettiva assume rilievo singolare anche la missione della vostra Comunità parrocchiale nella città di Roma. Essa è giovane e proprio in questi giorni celebra il primo anniversario della dedicazione della sua Chiesa. E' giovane, perché eretta da poco e perché abitata da molte famiglie giovani. E' perciò depositaria di energie fresche, capaci di dedicarsi alla crescita della vita spirituale e alla cura delle membra più deboli, come gli anziani e i portatori di handicap. So che avete cominciato bene, dando largo spazio al lavoro dei catechisti e puntando sulla formazione dei giovani e delle famiglie. Vi esorto a proseguire su questa strada bene avviata, tenendo ben presenti allo spirito le parole che l'Apostolo S. Giacomo ci ha rivolto nella seconda lettura: "Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina" (Jc 5,8).

Fratelli e sorelle, sono lieto di salutare ciascuno di voi. Saluto il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, saluto il Vescovo del vostro Settore, Monsignor Enzo Dieci, e assieme con loro saluto la vostra comunità, il vostro Parroco don Remo Chiavarini, i sacerdoti che lo coadiuvano nel lavoro pastorale. Saluto i Religiosi, le Religiose, i Laici impegnati nelle molteplici attività della parrocchia. Un ricordo speciale rivolgo ai giovani, ai bambini, ai tanti bambini che ho incontrato prima della Santa Messa - si sono svegliati molto presto in questa Domenica d'Avvento - e poi agli ammalati. E insieme a voi vorrei salutare il Cardinale Ugo Poletti, sempre e specialmente legato a questa vostra comunità attraverso il suo servizio a questa Chiesa di Roma e attraverso anche la ricorrenza dell'anniversario dei suoi cinquant'anni di sacerdozio. Possa la vostra comunità perseverare nella pazienza, maturare nella fede ed accogliere con rendimento di grazie il Vangelo della gioia. Questo si trova dentro la Parola, la Chiesa, il Vangelo, "evangelo", Buona Novella. Questo si trova specialmente inscritto nell'odierna Domenica, chiamata Domenica "gaudete".


6. "La venuta del Signore è vicina".

Si, carissimi fratelli e sorelle, la venuta del Signore è vicina perché è alle porte il Natale, nascita di Gesù nel grembo verginale di Maria; ma è vicina pure perché la vita, anche la più longeva, è destinata a finire nel tempo per aprirsi all'eternità.

Il tempo è breve (cfr. 1Co 7,29). Ecco, ora il momento favorevole, ora il giorno della salvezza (cfr. 2Co 6,2).

Facciamo tesoro del tempo, per il bene delle nostre anime.

Gesù viene. Vieni, Signore, a salvarci! Amen.

Data: 1992-12-13 Data estesa: Domenica 13 Dicembre 1992

Ai bambini della Parrocchia di San Ugo Vescovo - Roma

Titolo: Celebriamo l'Avvento come l'ingresso di Cristo nella nostra vita

Grazie per questo dono, per questi disegni. In questa comunità ci sono tanti artisti, soprattutto tra i più giovani. Una delle ragazze mi ha detto: "oggi è il mio onomastico, perché mi chiamo Lucia". Oggi, infatti è la festa di Santa Lucia, Vergine e Martire dei tempi di Diocleziano, e tutte le mamme, le nonne e le figlie che portano questo nome oggi celebrano il loro onomastico.

L'onomastico ci ricorda sempre il nostro battesimo. Ci ricorda il momento del primo avvento del Signore nella nostra vita. Celebriamo questo avvento personale in spirito cristiano, con il ricordo del battesimo, come l'entrata di Cristo nella nostra vita. Questo auguro a tutti i presenti, ai bambini, perché loro sono la maggioranza, a tutti i loro genitori, ai catechisti, agli educatori, ai sacerdoti.

Questa parrocchia ha anche un suo onomastico legato al nome di Sant'Ugo.

E' lo stesso nome che porta il Cardinale Poletti che per tanti anni è stato Vicario di Roma e che mi ha aiutato nella pastorale di questa grande città. Io gioisco della sua presenza e gioisco anche per questo onomastico comune della sua persona e di questa nuova parrocchia.

Così saluto tutti i presenti e tutti i parrocchiani: quelli che si trovano qui davanti alla chiesa e nella chiesa. Poi saluto tutti quelli che si trovano nelle case. Tutti sono abbracciati da un solo nome, quello di Cristo Gesù.

Questo è il nome comune di noi tutti, di tutti gli uomini, perché Gesù, come dice San Paolo, è venuto per abbracciare tutti gli uomini con la sua vita, con la sua incarnazione, con la sua natività, con la sua passione, morte e Risurrezione. E' venuto per offrire a Dio la vita e l'esistenza umana di tutti. Questa è la grande dimensione dell'avvento che noi celebriamo preparandoci alla notte di Betlemme, quando Gesù nasce nella grotta.

Il nome di Gesù è un nome che dice di noi tutti. E' quasi l'onomastico di ciascuno. In questo nome vi saluto e vi auguro Buon Natale e vi auguro anche questo Natale prolungato per tutta la vita, perchè Gesù Cristo viene oggi, ogni giorno. Ogni giorno della nostra vita appartiene a Lui. E ogni giorno Gesù Cristo si avvicina a noi, Egli vuole salvarci.

Vorrei ancora ricordare tutte le persone che soffrono, perché a loro Gesù Cristo Redentore è particolarmente vicino.

Data: 1992-12-13 Data estesa: Domenica 13 Dicembre 1992

Al Consiglio Pastorale della Parrocchia di San Ugo Vescovo - Roma

Titolo: Soggetti dell'apostolato comune della Chiesa

Siete coraggiosi, perché avete saputo costruire questo complesso. Questa domenica, tradizionalmente chiamata "Gaudete" anticipa la gioia del Natale. Siamo invitati a gioire e io gioisco con voi per questo grande successo che è la comunità parrocchiale, intitolata a Sant'Ugo. Gioisco per il suo sviluppo. Spero che si sviluppi anche la costruzione che non si vede, perché dentro di noi è la vera Chiesa di Dio. Lui abita soprattutto nella costruzione dei nostri cuori. E' questo il tempio del Dio vivente.

Mi rallegro anche per la formazione di questo Consiglio pastorale, che è un segno di maturità in senso comunitario. Si vede che la comunità parrocchiale, così giovane con appena un anno, è già maturata al punto di emanare da sé un Consiglio pastorale che è un soggetto dell'apostolato comune della Chiesa, partecipato dai laici e dai sacerdoti.

Questo segno di maturità è molto prezioso perché conferma la realtà della Chiesa, così realisticamente espressa dal Concilio Vaticano II. Il Popolo di Dio è la continuazione del Popolo di Dio del Vecchio Testamento e di tutti i secoli. E anticipa il Popolo di Dio delle future generazioni.

Con la venuta di Cristo siamo già alla pienezza dei tempi. Dobbiamo sentire questa pienezza e dobbiamo mostrarla agli altri. Vi auguro di essere così.

Di gioire dei doni che il Signore vi ha offerto e vi offre. Che offre nella dimensione comunitaria, parrocchiale, ma anche a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, che sono Chiese domestiche, prototipo di ogni Chiesa, come era la Famiglia di Nazareth. Con queste riflessioni vorrei incoraggiarvi a continuare sulla vostra strada.

Data: 1992-12-13 Data estesa: Domenica 13 Dicembre 1992

Ai giovani della Parrocchia di San Ugo Vescovo - Roma

Titolo: Vivete il paradosso evangelico della povertà per essere ricchi dentro

Cristo si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà. Queste parole mi sono venute in mente quando ho ricordato le parole che voi cantate: "Noi non abbiamo molte ricchezze, noi non abbiamo nè oro nè argento".

Questa è l'identità di Cristo e dei cristiani. Ci vuole un legame tra Cristo e i cristiani. Se Dio si è fatto uomo, e questa è la realtà, lo ha fatto per farci anche a noi figli di Dio, come Lui. Mi congratulo con voi per questa vostra ricchezza e per questa vostra povertà, che sa diventare ricchezza. può sembrare un paraddosso, ma nel Vangelo ci sono molti paradossi. Nelle parole di Cristo ci sono molti paradossi, ma tutte esprimono una profonda verità del nostro essere. Io vi auguro di seguire il Vangelo di Cristo, con quei paradossi. Di vivere quei paradossi, perché così si arriva alla pienezza della vita. Cristo ci porta alla pienezza della vita. Nasce povero, nasce bambino, senza una casa.

Facendosi così povero, è venuto per arricchirci.

Ci sono due dimensioni, quella esterna della ricchezza, è la dimensione nella mentalità contemporanea. Tutto si basa sull'economia e sul successo economico, sulla priorità economica. Ma davanti a questa metodologia contemporenea, il Vangelo di Cristo rappresenta un'altra ricchezza, che non si deve dimenticare. Perché voi, con tutte le ricchezze che avete, sarete poveri, sempre più poveri.

Vi auguro, giovani, di non seguire questo programma che punta solo sulle ricchezze esterne, sull'economia, se non per quanto è utile e apprezzabile. Ma non tanto da divorare, distruggere la nostra interiorità, dove vi sono le sorgenti della vera vita. E la vita lo prova. Quante volte le persone molto ricche non sono felici, perché non hanno saputo attingere all'altra sorgente, all'altra dimensione della ricchezza. Questa dimensione spirituale dove entra Cristo che ci dimostra, che, pur essendo povero, arricchisce tutti.

Vi auguro giovani di entrare in questa economia e di farvi ricchi dentro questa economia di Cristo. Questo è il mio augurio per voi giovani che cantate:"Noi non abbiamo molte ricchezze". Vi auguro che la Parola del Signore cammini sempre con voi.

Data: 1992-12-13 Data estesa: Domenica 13 Dicembre 1992

Angelus: la preghiera mariana in Piazza San Pietro - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Il nuovo Catechismo chiama tutti i credenti ad un più intenso impegno per la nuova evangelizzazione

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Mentre è ancora viva l'eco suscitata dalla presentazione ufficiale del Catechismo della Chiesa Cattolica, sento il bisogno di elevare al Signore un fervido ringraziamento insieme con tutta la Chiesa, che anche in questa circostanza ha sperimentato l'azione efficace dello Spirito divino. L'interesse suscitato dal nuovo testo anche oltre i confini delle Comunità cattoliche si è rivelato di tali proporzioni, da essere difficilmente riconducibile a ragioni di pura curiosità. La Chiesa è lieta di aver avuto l'opportunità, anche in questa circostanza che ben a ragione potremmo dire storica, di testimoniare la grande e meravigliosa "Notizia" incentrata nel nome di Gesù, Redentore dell'uomo. Di tale "Notizia" e del suo annuncio la Comunità ecclesiale si sente perennemente responsabile. Con umile coraggio, nonostante il peso della sua fragilità, essa si assume il compito di farsene eco davanti all'intera umanità.


2. In tale prospettiva, pertanto, la promulgazione del nuovo Catechismo non è solo un atto di regolamentazione dottrinale, ma assume il calore di un appello, rivolto a tutti i credenti, ad un più intenso impegno per la nuova evangelizzazione. Siamo ormai allo scorcio del secolo ventesimo, testimoni di una storia complessa, tante volte drammatica, che farà sentire a lungo il peso della sua eredità. Ma questo nostro mondo, con le sue luci ed ombre, quali che siano gli sviluppi delle vicende storiche, continuerà ad essere oggetto dell'Amore e della Provvidenza di Dio. Esso avrà bisogno più che mai di amore, di speranza, di pace, di solidarietà tra i popoli, di giustizia vera per gli oppressi, nel contesto di un ritrovato equilibrio dell'uomo con la natura ed il cosmo.


3. Il cristianesimo coglie la sorgente e il "segreto" di tutte queste realtà, che formano la nostalgia perenne del cuore umano, nell'azione redentrice del Verbo incarnato, di cui proprio in questo periodo di Avvento, che ci prepara al Natale, la liturgia ci invita a meditare e rivivere il primo manifestarsi. Alla proclamazione gioiosa e ardita di tale esaltante "segreto" è destinato pure il nuovo Catechismo, posto a servizio della Parola di Dio, insieme con gli altri analoghi strumenti formativi elaborati dalle Chiese locali di ogni parte della terra.

Carissimi fratelli e sorelle, Maria ci accompagni in questo nuovo Avvento dell'annuncio cristiano. Ella, che conosce i tempi di Dio, convoca la Chiesa del nostro tempo ad un rinnovato impegno di preghiera e di azione alle soglie del terzo millennio cristiano.

Con Lei noi eleviamo la nostra implorazione allo Spirito di Dio, il protagonista, della nuova evangelizzazione, perché il mondo veda la gloria del Salvatore.

Data: 1992-12-13 Data estesa: Domenica 13 Dicembre 1992

Ai Presuli delle diocesi nord-occidentali della Conferenza Episcopale di Germania in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La Chiesa presente nell'Est e nell'Ovest deve operare sempre più unita per essere l'anima della nuova Europa

Caro Signor Cardinale, Cari fratelli nell'Episcopato!


1. Do un caloroso benvenuto in occasione della vostra visita nella casa del Vescovo di Roma a voi, che siete responsabili della pastorale nelle diocesi della Germania del Nord e dell'Ovest. Saluto in particolare alcuni di voi che sono alla loro prima visita ad Limina: il nostro caro Cardinale Meisner, Arcivescovo di Colonia e successore dell'indimenticato Cardinale Josef Höffner e il nostro caro Confratello Hubert Luthe, che come secondo Vescovo di Essen e successore del Cardinale Franz Hengsbach guida la diocesi della Ruhr. Ringrazio il Cardinale Meisner per le sue parole con le quali ha illustrato la situazione della vostra regione e le preoccupazioni che vi angustiano. L'obbiettivo primario della vostra visita che vi porta sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo è quello di ravvivare la grazia del vostro ministero episcopale. Rafforzarvi nel vostro ministero apostolico è per me, in quanto successore di Pietro, un nobile compito.

La vostra regione dispone di una preziosa e ricca eredità cristiana. Ho potuto constatare questo di persona durante le mie due visite pastorali in Germania. Nel corso dei nostri incontri avete illustrato con grande sincerità la totalità dei problemi in ambito pastorale. Essi sono sintomatici della secolarizzazione progressiva, che minaccia di porre sempre più in secondo piano la vostra eredità cristiana. Anche se i credenti non di rado si lasciano scoraggiare, in molti luoghi si è conservata un'attiva vita di comunità. Ci sono segni di speranza; il vostro impegno pastorale non è inutile. Anche in futuro non fatevi scoraggiare, ma continuate ad operare insieme ai vostri sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati! Esprimete loro la mia fiducia e assicurate che io conosco le loro preoccupazioni e che le porto al Signore nella preghiera.


2. Nell'adempimento del vostro ministero di Pastori del Popolo di Dio sarà importante ricordarsi continuamente del significato dell'Eucaristia come fonte della nostra forza. Nella celebrazione eucaristica della comunità non solo i sacerdoti svolgono il loro compito e vivono il centro della loro esistenza sacerdotale, ma anche gli altri membri della Chiesa trovano la loro collocazione.

La piena e attiva partecipazione alla sacra liturgia è "la prima e per di più necessaria sorgente dalla quale i fedeli possano attingere uno spirito veramente cristiano" (SC 14). Fate si che nelle comunità si conservi o venga ravvivato il senso del Mistero. E' vostro compito tutelare la dignità delle celebrazioni liturgiche nelle vostre comunità. Nessuno, "anche se sacerdote aggiunga, tolga o muti alcunché di sua iniziativa, in materia liturgica" (SC 22), neanche con l'intenzione di rendere consapevoli i credenti riuniti per la celebrazione delle attuali questioni socio-politiche.

Nella celebrazione dei sacri misteri l'uomo deve ritrovare soprattutto Dio e non in primo luogo se stesso. I credenti devono partire dall'Eucaristia come centro della loro vita cristiana per adempiere al compito di annunciare la Buona Novella e per testimoniare, come laici, il Regno di Dio. Dall'Eucaristia essi devono attingere la forza per la loro attività di evangelizzazione a tutti i livelli della vita quotidiana così come nella politica, nella realtà sociale, nella cultura, nell'economia e nella scienza, ma anche nella vita internazionale e negli strumenti della comunicazione sociale, in tutti i campi della vita umana nel mondo (cfr. EN 70). In questo modo la forza del Mistero Pasquale cambia il mondo e lo avvicina al Regno di Dio.


3. A questo riguardo, vorrei prendere in esame un ulteriore problema: la tendenza crescente della società a cambiare il ritmo di vita sia per motivi economici, sia per una preferenza esclusiva dell'organizzazione del tempo libero. Da correnti simili a questa, deriva il pericolo che il significato tradizionalmente religioso della domenica, giorno del Signore, passi in secondo piano; molte persone spesso non conoscono più questo significato. Dove pero il dono della domenica e delle feste cristiane viene svuotato del suo significato originale, esso diviene un bene meramente utilitaristico. Inoltre, la conquista sociale del sabato libero rende la domenica, sempre più, parte conclusiva del "fine settimana". D'altra parte gli impianti di produzione altamente tecnologici e le attività nell'ambito sociale esigono una maggiore flessibilità del processo di lavoro e di produzione nei quali il divieto generale del lavoro domenicale a qualcuno sembra un ostacolo. Pur tenendo conto di tutte le difficili implicazioni, vi prego di continuare a rivolgere la vostra attenzione alla conservazione della cultura domenicale poiché essa è più di una mera conservazione di una solennità della Chiesa. La domenica deve essere importante per noi anche per mantenere viva, in quest'epoca, la considerazione della dimensione del trascendente.


4. Vorrei che rivolgeste la vostra particolare attenzione al problema del ministero sacerdotale. In tutte le iniziative relative a una più adeguata pastorale per le vocazioni renderemo giustizia al sacerdozio e al suo insostituibile significato specifico per la Chiesa solo se non lo considereremo chiuso in se stesso e se intenderemo la pastorale come pastorale per le vocazioni.

Essere uomo significa sempre essere chiamato da Dio, cosa che avviene nei modi più diversi. A maggior ragione l'essere cristiani può essere vissuto nel rapporto di scambio fra la chiamata di Dio e la risposta dell'uomo. Attraverso questa struttura fondamentale di dialogo viene creato lo spazio della Chiesa nella comunità. La chiamata e la risposta relativa della comunità nel sacerdozio sono unite. Innanzitutto, la "vocazione" avviene nell'incontro personale e fiducioso tra Dio e l'uomo concreto ed è per questo che nelle varie forme della pastorale per le vocazioni bisogna preoccuparsi di trasmettere agli uomini la capacità di percepire la chiamata di Dio nella loro vita. Poiché la fede cristiana così come il servizio del sacerdote per le loro caratteristiche sono connessi alla Chiesa e possono essere vissuti solo in essa, ogni forma di vocazione ha una dimensione ecclesiale: ogni vocazione autentica può essere accolta solo attraverso la Chiesa.

La connessione tra la vocazione personale e l'accertamento dell'autenticità della vocazione da parte della Chiesa diventa sempre più difficile e allo stesso tempo sempre più importante in un'epoca caratterizzata da un crescente individualismo.

Vi prego quindi di fare particolare attenzione alle iniziative a favore della promozione delle professioni religiose nelle diocesi, nei decanati, nelle parrocchie, presso gli ordini e le comunità religiose affinché questa connessione venga evidenziata.


5. Negli ultimi anni e decenni, è risultato evidente che la formazione sacerdotale è un processo che non si conclude con la consacrazione, ma rappresenta una maturazione che dura tutta la vita. Per questo è necessario in tutte le dimensioni e a tutte le età una sempre nuova formazione umana, teologica, spirituale e pastorale che vada al di là di un semplice "aggiornamento" e miri a uno sviluppo più ampio della personalità. Nel corso del Sinodo dei Vescovi del 1990 e nella conseguente Esortazione Apostolica postsinodale "Pastores dabo vobis" è stata perciò espressamente sottolineata l'importanza di una "Formatio permanens" nella vita del sacerdote (cfr. nn. 70 e 81). Un compito particolare viene attribuito al presbiterio della diocesi e alle varie forme di guida spirituale. A questo proposito vi ringrazio per aver affrontato questa questione poche settimane fa nella vostra comune "Lettera ai sacerdoti" e per aver fornito importanti indicazioni a riguardo.


6. Se intendiamo l'essere sacerdote come un modo di vita completo, il periodo compreso tra la prima formazione e il momento della consacrazione acquista un particolare significato. In questo periodo, vengono gettate le basi per i comportamenti e vengono trasmessi i punti di vista decisivi per l'attività futura.

Come già l'Esortazione Apostolica postsinodale, anche il vostro "ordinamento" ha sottolineato che la formazione sacerdotale può avvenire solo in una "contemporaneità" di vita spirituale e maturità umana, formazione teologica e abilitazione pastorale. Allo stesso tempo bisogna fare in modo che i candidati al sacerdozio vengano preparati a una capacità di collaborazione, che ha un fondamento spirituale, affinché possano soddisfare le esigenze che "il servizio all'unità" sacerdotale pone in una società in via di cambiamento. Il seminario non è mai una semplice forma di organizzazione, ma offre, proprio di fronte ai mutamenti, l'opportunità di portare in uno spazio comune le più diverse esperienze con Dio e con il mondo e di esaminarle e orientarle al servizio sacerdotale. E' per questo che voi, cari fratelli, dovete impegnarvi in particolar modo a conservare questa istituzione e ad analizzare le nuove esperienze cresciute con essa per adattare, in modo corretto, validi metodi di formazione alle mutate situazioni del tempo e della vita. In quest'occasione vi prego di esprimere ai responsabili per la formazione sacerdotale la mia gratitudine per tutti i loro sforzi.


7. Come ho già dichiarato nella "Pastores dabo vobis" si deve attribuire una crescente importanza alla formazione intellettuale in vista della sempre più urgente nuova evangelizzazione del mondo. Di fronte alla sfida di interpretare, partendo dalla fede, un numero e un intreccio senza precedenti di situazioni di vita e di orientare queste ultime verso la fede è necessario un alto livello di riflessione teologica. A questi sforzi possono dare un grande contributo le facoltà teologiche attraverso il loro inserimento nella vita pubblica in Germania e le possibilità di contatto e di dialogo interdisciplinare offerte istituzionalmente dalle università e dalle scuole superiori. Per questo è decisivo lo stretto collegamento tra teologia e fede, tra scienza e religiosità. Nelle facoltà del vostro Paese vi è stato un ulteriore sviluppo in quanto vengono sempre più frequentate da laici qualificati ai quali devono essere trasmesse importanti conoscenze teologiche e impulsi spirituali per le loro attività nell'ambito della Chiesa e della società. E' importante collegare questo sviluppo all'impegno primario di una formazione sacerdotale che ha un suo fondamento intellettuale affinché il necessario "sentire cum ecclesia" acquisti contemporaneamente ampiezza e profondità. Allo stesso tempo non si può ignorare che oggi molti giovani sono insicuri nella loro fede poiché non possiedono più le basi e l'appoggio necessari nella famiglia e nella società. Riconosco a voi il merito di intrattenere rapporti regolari con le vostre facoltà teologiche. Vi prego, comunque, di far si che questi contatti contribuiscano ad un rapporto tra il ministero dei Vescovi e il compito dei professori di teologia caratterizzato dall'amore per la Chiesa.

Un'alta capacità intellettuale dei professori non è sufficiente. E' soprattutto necessario che nella loro vocazione testimonino la fede nella Chiesa, che è oggetto dei loro studi, attraverso l'insegnamento e il loro esempio di vita. In questo contesto emerge anche dolorosamente un problema che, come ho intuito da molti discorsi, vi impegna da anni. Nonostante molti sforzi non riuscite a trovare, in misura sufficiente, nuovi docenti per le cattedre esistenti. Ciò accade, soprattutto, per il fatto che gli insegnanti nelle facoltà teologiche, di norma, devono essere sacerdoti. Gli sforzi volti ad ottenere una adeguata presenza della teologia nelle scuole superiori devono quindi essere accompagnati da riflessioni, che rendano possibile, anche in futuro, coprire le cattedre con docenti qualificati per mezzo di studi più severi. perciò vorrei incoraggiarvi a riflettere con attenzione per assicurare in futuro una distribuzione ponderata delle istituzioni scolastiche in Germania. Un ulteriore problema, che richiede la vostra attenzione, è lo studio della filosofia. Come presupposto importante per lo studio della teologia, finora la filosofia non è stata sufficientemente presa in considerazione. Vi prego di far notare alle facoltà questa mancanza, dove è necessario. Del vostro supporto ha avuto bisogno la pregevole iniziativa dell'Episcopato bavarese, di fondare e gestire l'unica università cattolica in Germania. L'università di Eichstätt ha bisogno dell'aiuto e della solidarietà dell'intera Conferenza Episcopale di Germania. Si tratta di un centro che promuove il dialogo tra fede e cultura e che offre una formazione integrale, in particolare una formazione professionale e una formazione alla luce della fede cattolica.


8. La presenza dei sacerdoti è necessaria in molti luoghi. Tuttavia, la situazione pastorale esige che i collaboratori altamente qualificati nelle comunità parrocchiali si rendano maggiormente consapevoli della loro responsabilità, poiché il loro servizio non è una professione come le altre, ma necessita di una vocazione di base. La missione della Chiesa esige una collaborazione consapevole di tutti coloro che nella cura delle anime sono soggetti alla responsabilità dei Vescovi, poiché essi hanno il compito di orientare la vita cristiana all'unità. La preziosa opera compiuta da collaboratori altamente qualificati non dovrebbe soffocare il grande idealismo, che viene espresso dai laici nelle vostre parrocchie. Una fruttuosa collaborazione da parte di tutti comunicherà a ogni cristiano la consapevolezza che la Chiesa, le diocesi e le parrocchie lo riguardano personalmente e che di fatto è in gioco la sua salvezza. Ogni battezzato ha il suo posto nella Chiesa, poiché questo è il luogo dove Cristo lo attende. Di conseguenza, bisogna promuovere la corresponsabilità, individuare punti focali, concertare il lavoro comune e distribuirlo e delegare i singoli compiti e le responsabilità in modo appropriato. Lo scopo di tutte le nostre riflessioni deve essere quello di creare uno spazio maggiore per la cura delle anime. Deve essere reso ancor più possibile il fatto che i sacerdoti e i diaconi guidino coloro che cercano aiuto e consigli personali. Più i sacerdoti saranno in grado di abbandonare la funzione del manager e del gestore, più saranno capaci di agire come curatori di anime. E' prioritario per il sacerdote servire i sacramenti e annunciare il Vangelo. Per quanto riguarda gli altri ambiti della pastorale egli deve servirsi dei suoi collaboratori.


9. Anche le comunità religiose devono affrontare problemi simili nelle vostre diocesi. I religiosi secondo il loro proprio carisma sono inseriti nella comunità diocesana. Vorrei espressamente lodare il prezioso contributo che gli ordini religiosi offrono alla vita delle diocesi. "Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo spirito" (1Co 12,49) dice San Paolo. L'Enciclica Lumen gentium dichiara: "I religiosi pongano ogni cura, affinché per loro mezzo la Chiesa ogni giorno...meglio presenti Cristo, o mentre egli contempla sul monte, o annunzia il regno di Dio alle turbe, o risana i malati e i feriti e converte a miglior vita" (LG 46). La diffusione di conventi di ordini di vita contemplativa, le prediche, la partecipazione nelle parrocchie, alla cura delle anime, l'assistenza ai malati, l'insegnamento e le opere di carità sono campi di azione in cui i religiosi delle vostre diocesi operano con dedizione. La vita improntata ai consigli evangelici è in particolar modo affidata alla cura e alla promozione dei Pastori della Chiesa.

Ciò è reso evidente e rafforzato dal fatto che il prossimo Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà nel 1994, riguarderà l'essenza e il compito della vita consacrata a Dio e la sua missione nella Chiesa e nel mondo. Vi prego affinché voi contribuiate con tutte le vostre forze alla preparazione e alla fruttuosa attuazione di questo Sinodo dei Vescovi. Dovete eliminare anche le difficoltà, che oggi affliggono molti ordini religiosi. I molteplici rivolgimenti sociali del nostro tempo influenzano anche gli ordini religiosi. Offrite ai religiosi e alle religiose consiglio e aiuto e fate in modo che sempre più giovani donne e uomini accolgano la chiamata a vivere secondo i consigli evangelici nelle varie comunità religiose della Chiesa. I Vescovi e i superiori degli ordini religiosi devono collaborare al disegno e all'attuazione delle opere apostoliche (cfr. CIC 678 §3). Questa collaborazione, in cui i Vescovi portano la loro vocazione apostolica e i religiosi il servizio, secondo il proprio carisma, dovrebbe essere promossa con maggior vigore. I cambiamenti ottenuti attraverso necessarie attività che finora venivano svolte da religiosi, devono oggi essere perseguiti in collaborazione con il Vescovo, che rimane il primo responsabile per le istituzioni cattoliche al servizio del Popolo di Dio. Gli ordini religiosi in Germania hanno assunto seriamente il compito, ricevuto dal Concilio Vaticano II, di rinnovare la loro vita attraverso un ripensamento del carisma fondamentale e attraverso un adattamento adeguato alle sfide del nostro tempo. Essi hanno operato grandi e apprezzabili sforzi. Vorrei ringraziarvi per il valido lavoro, che i religiosi e le religiose hanno svolto nel vostro paese. Esprimete loro l'incoraggiamento del Papa; continuo a contare sulla loro preghiera.


10. Di grande importanza nella pastorale che voi svolgete insieme ai vostri sacerdoti e ai religiosi sarà la trasmissione della fede alle giovani generazioni.

Il Concilio Vaticano II ha giustamente chiamato i giovani "la speranza della Chiesa" (GE 2). Il messaggio di salvezza è sempre nuovo e attuale e resta giovane anche nel dialogo con la gioventù: "La Chiesa ha tante cose da dire ai giovani, e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa... un reciproco dialogo, da attuarsi con grande cordialità, chiarezza e coraggio" (CL 46). La Chiesa ha particolarmente bisogno dei giovani per trasmettere la fede alla fine di questo secolo; ha bisogno del loro dinamismo, della loro onestà e della nuova forza della loro fede. I giovani non sono solo l'oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa, bensi soggetti attivi della sua missione (cfr. CL 46). Cari fratelli, aiutate i giovani a rafforzarsi nel loro idealismo e nella loro ricerca del significato del trascendente affinché non rimangano vittime di quella mentalità materialistica che chiede a tutto: "che cosa mi dà?". La parcellizzazione dei diversi ambiti di vita dà ai giovani un profondo desiderio di totalità alla quale come Chiesa dobbiamo prestare una grande attenzione. Il messaggio di Gesù viene incontro a questo desiderio; tale messaggio deve essere contrapposto con la forza di una fede viva agli oscuri meccanismi e contenuti di meditazione così come alle pratiche occulte.

Nella pastorale dobbiamo comunicare ai giovani l'esperienza che essi fanno parte del Corpo di Cristo. Hanno bisogno di sentirsi a casa nella comunità. Essi hanno bisogno di una casa spirituale, di un luogo dove possano vivere insieme per un periodo di tempo e in cui trovino una guida spirituale. Il giovane d'oggi non è più interessato soltanto a far rappresentare i propri interessi nelle associazioni giovanili della Chiesa. Per questa ragione vi invito a percorrere nuove vie oltre alla tradizionale opera delle associazioni, che presentino al giovane la Chiesa come patria, una Chiesa che pensa e sente a livello mondiale e che agisce concretamente sul luogo, che è disponibile a trasmettere l'amore di Cristo e a dargli spazio, come è scritto nella lettera agli Efesini: "radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza" (Ep 3,17-19).


11. Su questa base, e tenendo conto dell'atteggiamento mostrato oggi da molti giovani, possiamo sperare anche per la Chiesa in un futuro in Europa. In vista della nuova evangelizzazione dobbiamo domandarci, al di là delle questioni urgenti dell'unificazione politica e economica: qual è la realtà spirituale, culturale e religiosa della nuova Europa? La Chiesa deve essere lievito. Noi stessi dobbiamo rinnovarci prendendo spunto dal Vangelo. La vera grandezza dell'amore di Dio, che si è rivelato sulla croce, si evidenzia per il fatto che Egli ama sempre noi per primi: "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi" (Jn 4,10) per primo. L'amore, inteso in questo modo, ci dona la vera luce, lasciandoci riconoscere la nostra libertà che ci pone al servizio della verità. Sarà importante vedere se nei prossimi anni riusciremo a creare un insieme di basi etiche e di valori contrapposti all'adorazione della ricchezza e del successo. Ciò presuppone che la Chiesa ad Est e ad Ovest che esteriormente è stata a lungo divisa e che quindi ha fatto esperienze molto diverse debba nuovamente diventare un tutt'uno affinché possa divenire l'anima della nuova Europa. Lo scambio di esperienze e l'aiuto reciproco devono intensificarsi affinché le singole Chiese particolari imparino a conoscersi meglio, si arricchiscano vicendevolmente e, sulla base della Parola di Dio, il Vangelo, diventino veramente una cosa sola. Fate si che nella nuova Europa venga annunciato un cristianesimo convincente e vigoroso.


12. Come insegnanti e annunciatori della fede avete spesso parlato di argomenti che riguardano la vita della vostra società. I suggerimenti che avete dato nell'ambito della giustizia sociale e dell'occupazione, sono stati presi da molti come spunto per diventare più attivi pubblicamente su tali questioni e per affrontare efficacemente i molteplici problemi della società. E' impossibile menzionare tutte le lodevoli iniziative che hanno avuto il vostro appoggio: mi riferisco al lavoro dell'"Unione dei Lavoratori Cattolici" (KAB) che ha elaborato nell'ambito del centesimo anniversario dell'Encliclica Rerum novarum un lavoro intenso sull'Enciclica Centesimus annus attraverso il quale ha fatto comprendere a molte persone che l'insegnamento sociale della Chiesa tocca in gran misura i problemi della società. Dallo scorso anno abbiamo nel Beato Adolph Kolping un nuovo intercessore presso Dio. Egli ha compiuto dei passi per portare nelle coscienze degli uomini la questione sociale nella Germania dell'ultimo secolo e ha contribuito a far si che la Chiesa nella sua totalità affrontasse difficili problemi sociali. Egli stesso diede uno splendido esempio con le opere compiute nella sua vita.


13. Vorrei anche ringraziarvi per il vostro coraggioso impegno a favore della conservazione del creato. Porre nuovamente il rapporto fra l'uomo e la natura su un piano di equilibrio rientra ugualmente nell'ambito delle responsabilità della Chiesa poiché qui si tratta nuovamente di una questione etica: "Ma il segno più profondo e più grave delle implicazioni morali, insite nella questione ecologica, è costituito dalla mancanza di rispetto per la vita, quale si avverte in molti comportamenti inquinanti" (Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 1990, n. 7).

Intendere il mondo come creato significa che ci è stato affidato come vita. Esso è un dono di Dio agli uomini e ci è stato dato per essere tramandato.

Non abbiamo alcun diritto di distruggerlo e di far pesare su di esso debiti incalcolabili.

Noi uomini siamo una parte del creato. E' fuori discussione che all'uomo spetti un posto speciale nel mondo. L'uomo può sfruttare le creature viventi e le cose ma deve sempre tenere presente che anch'esse sono parte del creato e mai una semplice materia nelle sue mani.

Il creato comprende l'attività e la creazione dell'uomo. Fate comprendere ai credenti che le attività culturali dell'uomo fanno parte del compito di creazione dell'uomo che egli deve svolgere con responsabilità nei confronti delle altre creature.


14. Cari Confratelli nell'Episcopato, al termine di questo incontro vorrei rafforzarvi e incoraggiarvi nel vostro servizio alla Chiesa. La nostra madre Chiesa rappresenta la Gerusalemme Celeste che è già presente fra noi. Pieno di speranza prego la Vergine Maria quotidianamente affinché interceda per voi presso suo Figlio perché Egli possa donarvi gioia e fiducia nella vostra missione. Allo stesso tempo chiedo per voi la protezione dei Patroni delle Diocesi e dei Santi dei vostri Vescovadi e imparto di cuore a voi, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e a tutti i credenti la mia Benedizione Apostolica.

Data: 1992-12-14 Data estesa: Lunedi 14 Dicembre 1992


GPII 1992 Insegnamenti - Udienza: ai partecipanti al Congresso Nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica - Città del Vaticano (Roma)