GPII 1993 Insegnamenti - Saluto conclusivo al termine della Messa - Khartoum (Africa)

Saluto conclusivo al termine della Messa - Khartoum (Africa)

Titolo: "Abbiate fiducia in Dio e non perdetevi d'animo"

Questa celebrazione è stata una grande grazia di Dio. Desidero ringraziare tutti coloro che l'hanno preparata e vi hanno partecipato: specialmente l'Arcivescovo Gabriel Zubeir e gli altri Vescovi del Sudan; i Cardinali e i Vescovi giunti in visita; gli organizzatori e i volontari che hanno preaparato tutto così bene. Ringrazio voi tutti per la rispettosa e orante partecipazione alla liturgia.

Durante questa visita ho ricordato un mio caro amico sin dal tempo della mia opera pastorale con gli studenti dell'Università di Cracovia - il professor Jerzy Ciesielski. Egli ha lavorato per alcuni anni come professore ospite all'Università di Khartoum, ma nel 1970 mori tragicamente nel Nilo, insieme con le sue due figlie. Uomo di fede autentica, fece della santità lo scopo della sua vita, come marito, come padre e come professore universitario. La causa per la sua beatificazione è già stata introdotta. Prima di lasciarvi desidero ancora una volta incoraggiarvi a riporre la vostra fiducia in Dio e a non perdervi d'animo, specialmente i giovani che sono la speranza di un futuro migliore.

Vi ricordero nelle mie preghiere: voi, i vostri figli e il vostro Paese.

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993

Discorso al momento del congedo dal Continente - Khartoum (Africa)

Titolo: "Africa! La Chiesa vuole condividere con te il peso delle difficoltà e la speranza nel futuro"

Signor Presidente, Membri del Governo, Confratelli nell'Episcopato, Illustri Membri del Corpo Diplomatico, Cari amici,


1. E' arrivato il momento di dire arrivederci al Sudan alla fine di quella che è stata, per me, una visita molto importante in Africa. Desidero ringraziare Vostra Eccellenza e tutti coloro che hanno reso possibile che io venissi presso la comunità cattolica di Khartoum e che celebrassi l'Eucaristia, il più solenne rito della nostra fede, sul suolo sudanese. Sono grato all'Arcivescovo Gabriel Zubeir e a tutti i Vescovi e i fedeli della Chiesa che hanno condiviso con me questa commovente esperienza. Il ricordo di questo giorno rimarrà in me per sempre, e, nel mio cuore, condivido ancora più profondamente le gioie e le sofferenze, le speranze e le ansie di tutti coloro che stanno lavorando per una vera pace e armonia in questa vasta terra.


2. Nel lasciare l'Africa, sento il pressante bisogno di volgermi a Dio, il Padre di tutti i viventi, e di implorare la sua protezione sui popoli di questo continente in questa fase di cambiamento. Si! L'Africa sta cambiando. Non con lo stesso ritmo dovunque, e non sempre nella stessa direzione. Ma è chiaro che i popoli dell'Africa stanno esprimendo un nuovo senso di responsabilità per il proprio destino, e il desiderio di trovare e di seguire un loro modello di crescita e di sviluppo. Che Dio assista i capi di questo Continente perché individuino le risposte più adeguate ai problemi che affliggono i loro popoli. Che Egli li aiuti ad affrontare la sfida di rendere possibile ai loro cittadini di assumere una parte maggiore nel forgiare il loro futuro più splendente. Ripeto quello che ho detto solamente tre settimane fa ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede: "In questa Africa nuova, occorre che il ruolo centrale venga lasciato alla popolazione che deve essere in condizioni di partecipare pienamente allo sviluppo. Per questo, essa ha bisogno che, da una parte, le cooperazioni regionali e internazionali aiutino a prevenire la crisi e che, dall'altra, esse accompagnino il movimento di democratizzazione così come la crescita economica." (Discorso al Corpo Diplomatico, 16 gennaio 1993, n. 9).


3. Africa! Hai delle necessità così grandi, ma hai anche così tanto da dare! Hai un profondo senso della comunità e un vivo senso della dimensione spirituale della vita umana. Non farti indurre a pensare che un esagerato individualimo, che sfocia sempre nell'egoismo, costituisca la giusta via da seguire. Coltiva la forza della tua vita di famiglia, il tuo amore per i bambini, la tua solidarietà con i bisognosi, la tua ospitalità verso lo straniero, gli elementi positivi delle tue tradizioni sociali e culturali. Soprattutto, non barattare i tuoi valori spirituali con un materialismo che non è in grado di soddisfare il cuore umano né di costituire la base di una società veramente giusta e sollecita. Nel dirvi addio, desidero riaffermare il continuo impegno della Chiesa Cattolica verso questo Continente. La presenza del Cristianesimo in alcune regioni risale proprio agli albori dell'era cristiana. In altri luoghi esso è arrivato più recentemente.

In ogni caso, la Chiesa si è impegnata attivamente nell'educazione dei giovani, nell'assistenza ai malati, nella promozione dello sviluppo umano e spirituale dei popoli dell'Africa. Ha fatto questo non per conquistarsi una posizione, e ancor meno per imporre uno stile di vita estraneo agli Africani. Essa continua oggi nel suo apostolato e nelle sue opere buone al fine di rendere testimonianza alla speranza fondamentale che la sostiene: la speranza che l'intera umanità cresca nell'unità e raggiunga una sempre maggiore comunione con Dio (Cfr. LG 1). La natura stessa della sua missione la obbliga a promuovere la cooperazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà al servizio della famiglia umana.

Africa! La Chiesa, incarnata nelle vite dei tuoi figli e figlie, è determinata a condividere il peso dei tuoi problemi e le difficoltà del tuo cammino verso un futuro migliore. Essa non mancherà di incoraggiarti nella tua ricerca di una maggiore giustizia, della pace e della riconciliazione, di uno sviluppo economico, sociale e politico che corrisponda alla dignità dell'uomo. Esorto tutti i membri della Chiesa a rendere una chiara testimonianza al messaggio salvifico di speranza del Vangelo, e a essere fedele ai principi morali che assicurano la difesa e la promozione della dignità umana e dei diritti umani. Che Dio benedica abbondantemente i popoli dell'Africa. Che protegga i poveri e gli indifesi e manifesti la sua misericordia ai giovani e ai vecchi. Che la sua pace regni nei cuori di tutti.


4. Cari amici Sudanesi, nel partire esprimo la speranza che il cammino di comprensione e di dialogo porti presto a una pace giusta e onorevole per tutti gli abitanti di questo Paese. Sono venuto a Khartoum con amicizia e stima per tutto il popolo sudanese. Parto con la speranza che un rapporto migliore tra Nord e Sud, e tra i seguaci di tradizioni religiose diverse siano presto una realtà, in quanto questo corrisponde alle aspirazioni dei veri credenti.

Dio benedica tutti quelli che lavorano per questo fine.

Dio benedica il Sudan! Manaha Allah as-Sudan barakat as-salam (Dio conceda la pace al Sudan).

Data: 1993-02-10 Data estesa: Mercoledi 10 Febbraio 1993

Incontro con i bambini - Parrocchia della Sacra Famiglia (Roma)

Titolo: Il Papa deve stare a Roma ma deve andare anche in Africa

Vorrei chiedervi: Dove è stato il Papa domenica scorsa? Si, in Africa.

Non è stato a Roma? Doveva stare forse a Roma? E' proprio così: doveva stare a Roma e doveva andare in Africa. Tutte e due le cose insieme. Andando in Africa è comunque stato anche a Roma perché qui in ogni celebrazione eucaristica hanno invocato il suo nome. Non è andato in Africa del tutto, non ha lasciato Roma del tutto. E poi è tornato a Roma mercoledi. Dopo questa visita in Africa, dove ho visitato tre Paesi, l'Uganda che è un grande Paese, il Benin e poi un grandissimo Paese che si chiama Sudan, dove vi sono musulmani e anche cristiani, ho incontrato molti bambini di un colore diverso, nero - si chiama Africa nera - ma sono come noi. Sono andato anche per incontrare questi bambini neri, africani, e per portare a loro un saluto dei bambini di Roma. Loro anche hanno gli stessi sentimenti verso di voi. Tornato, oggi voglio trasmettere questi auguri, questa simpatia ai bambini romani. Siete un po' lontani gli uni dagli altri, loro sono in Africa e hanno colore nero, voi siete a Roma e avete colore bianco, ma siete tutti bambini e siete tutti cristiani, figli di Dio, come loro, così anche voi. E' una grande unità della famiglia umana e unità della famiglia di Dio che si chiama Chiesa, che ci unisce. E' bene che dopo la visita in Africa dove ho tanto sperimentato il clima della famiglia io sia venuto in questa parrocchia della Santa Famiglia, questa parrocchia, questa invocazione alla Santa Famiglia esprime molto bene ciò che è essenziale per la vita umana e per la vita cristiana. Vi auguro, qui in questa parrocchia della Santa Famiglia in Roma, di essere una buona famiglia umana: ogni famiglia-casa, poi famiglia parrocchiale, tutti insieme in questa parrocchia, e poi essere una buona famiglia cristiana, famiglia che prende la propria origine da Gesù Cristo, una famiglia molto diffusa nel mondo. Sono andato in Africa, ma si potrebbe andare anche in Asia, in Oceania, in America del Sud, in America del Nord: dappertutto troviamo questi figli di Dio che sono diventati figli di Dio grazie a un solo Figlio di Dio, Gesù Cristo, che fattosi uomo, nato dalla Vergine Maria, visse anche Lui nella famiglia umana, la Sacra Famiglia, da cui prende il suo nome, la sua ispirazione la vostra parrocchia. Vi ringrazio per le lettere che mi avete scritto nel frattempo: sarebbe anche bello scrivere a questi bambini in Africa - si potrebbe fare, no? Il vostro "si" è molto bello e mi piace. E' la prova che vi sentite una famiglia: umana e cristiana, una Chiesa, e avete nel cuore questo sentimento della solidarietà con tutti i bambini del mondo e con tutti gli esseri umani: bambini, giovani, adulti, genitori, anziani: tutti.

Forse la vita qui in Europa, in Italia, è meno dura. La vita là è più dura, si soffre di più; anche i bambini soffrono di più; ma devo dirvi che sono molto gioiosi, sono tanto gioiosi. Non so chi sia più gioioso; quelli africani o quelli romani della parrocchia della Sacra Famiglia. Mi sembra che siano ugualmente gioiosi. Forse il modo di esprimere questa gioia è un po' differente, ma sono molto gioiosi, e poi con grande devozione e grande impegno partecipano alla vita della parrocchia, e la vita liturgica - per esempio alla celebrazione eucaristica - e partecipano con canti e anche con danze, danze liturgiche che si vedono soprattutto in Africa, danze tradizionali. E' una bella cosa. Non posso raccontarvi tutto, ma qualche impressione che mi è rimasta nel cuore e nella memoria ve la trasmetto oggi e vi auguro di sentirvi vicini a questi vostri coetanei che sono lontani nei chilometri e a sentire una solidarietà con loro e forse a scrivere a loro, così: "Il Papa è venuto da noi dopo la visita nel vostro Paese e ci ha raccontato di voi e noi ci sentiamo vicini a voi, vi sentiamo fratelli". Va bene? così si vede che il Papa deve stare a Roma, ma qualche volta deve andare altrove, in altri posti.

Benedico voi tutti, bambini, ragazzi, ragazze, i vostri genitori, i vostri catechisti, i vostri sacerdoti, tutti.

Data: 1993-02-14 Data estesa: Domenica 14 Febbraio 1993

Ai giovani - Parrocchia della Sacra Famiglia (Roma)

Titolo: Pregate per le famiglie

Carissimi giovani della parrocchia che porta il titolo della Sacra Famiglia.

Questo titolo non è solamente una parola, è una realtà, molto profonda perché si tratta di quella Sacra Famiglia in cui si è incarnato il Figlio di Dio, si è incarnato nella sua Vergine Madre, Maria, e in quella famiglia di Nazaret, composta da lui, da sua Madre e da suo Padre putativo, S. Giuseppe. E' una realtà che poi si compie largamente nella vita umana, perché la famiglia è la realtà umana più diffusa, più fondamentale: la cellula fondamentale della società umana: società civile, società religiosa. La famiglia. Che cosa vorrei dirvi oggi, in questa circostanza? Tutti siete famiglie, tutti siete figli e figlie di famiglie, alcuni di voi sono già genitori: ho visto qualche genitore giovane con bambini piccoli. Vorrei augurarvi soprattutto una cosa: pregate per la vostra famiglia, che questa famiglia da cui provenite, che questa famiglia nella quale sono i vostri genitori, i vostri fratelli e le vostre sorelle, questa comunità, questa comunione così intima, questa "communio personarum", come si dice con espressione latina. Pregate molto per questa vostra famiglia, che sia buona, che sia coerente, che sia fedele, che sia esemplare. Non c'è un interesse maggiore di quello di avere una buona famiglia, e per questo bisogna pregare con grande insistenza per le vostre famiglie. Per ogni famiglia così come è, per ciascuna delle migliaia di famiglie della vostra parrocchia. La seconda consegna che vi lascio è questa: pregate per la vostra futura famiglia, perché ciascuno di voi crescendo e maturando senta la sua vocazione personale. Questa vocazione personale potrebbe essere anche una vocazione alla vita celibe, al sacerdozio, alla vita religiosa maschile e femminile. Questa non è fuori della famiglia, è solamente una famiglia più larga. Se un sacerdote rinuncia a una famiglia propria lo fa per abbracciare una famiglia più larga, per servire una famiglia più larga, per esercitare la sua paternità verso figli più numerosi. Ho visto adesso in Africa tanti missionari, tanti erano italiani, andati là per esercitare la loro paternità verso questi lontani, ma che hanno bisogno della paternità spirituale. Ma la vocazione consueta, più ordinaria, è quella a fondare una famiglia normale, non spirituale, più larga, caratterizzata dalla paternità e dalla maternità spirituale.Una famiglia composta prima dai fidanzati, poi dagli sposi, poi dai genitori. Figli, figlie: pregate per la vostra futura famiglia. Si deve pregare molto, perché non c'è problema più importante di questo: di fondare, costruire una buona famiglia, una responsabilità maggiore, una felicità maggiore - tutti volete essere felici - in questa vita che avere una buona famiglia; che essere un buon padre, una buona madre, di avere buoni figli, anche se qualche volta questi figli sono malati, di essere anche nella prova buoni genitori, ma anche la prova può essere superata attraverso un amore più grande. Pregate molto per il vostro amore, per la persona che dovete abbracciare con il vostro amore, che dovete invitare ad andare insieme con voi nel cammino della vostra vita in questo amore. Dovete pregare molto perché questo problema è della massima importanza, della massima responsabilità. E ci vuole responsabilità, ci vuole maturità personale, umana, ci vogliono le virtù, ma ci vuole anche l'aiuto di Dio, tanto. Si deve costruire questa famiglia sulla pietra della fede e della grazia di Dio.

Ecco il mio augurio a tutta questa parrocchia, a tutti i presenti: vi auguro questo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Data: 1993-02-14 Data estesa: Domenica 14 Febbraio 1993

Al Consiglio Pastorale - Parrocchia della Sacra Famiglia (Roma)

Titolo: Il buon consiglio è necessario per risolvere i problemi

Vorrei affidarvi alla Madre della Buona Speranza e soprattutto alla Madre del Buon Consiglio. Questo consiglio è una struttura voluta dal Vaticano II come espressione dell'apostolato dei laici, cioè della loro responsabilità nella Chiesa in ogni dimensione, a cominciare dalla parrocchia. Ma si dovrebbe dire a cominciare della famiglia, il primo ambiente in cui si apprezza, in cui serve, in cui regge il buon consiglio è la famiglia, e poi in tutti gli altri ambienti, maggiori, hanno tutti bisogno dello stesso. Si riducono alla famiglia, servono la famiglia, scendono verso la famiglia e il veicolo con cui si compie questo processo è il buon consiglio: dappertutto ci vuole il buon consiglio: per questo, possiamo dire, che il carisma di ogni buona famiglia è il buon consiglio. Maria viene anche invocata come Madre del Buon Consiglio nella famiglia, nella famiglia sempre più grande, a cominciare dalla famiglia originaria - genitori e figli, diverse età, giovani e anziani -, passando poi attraverso diversi ambienti, come la parrocchia, e strutture grandi come comunità: il comune, il comune di Roma per esempio, poi attraverso le strutture nazionali, statali e internazionali, dappertutto c'è lo stesso buon consiglio che è necessario, per risolvere i problemi, per vivere umanamente, per aggiungere a quello che è buono, che è giusto, che è vero, che è bello: dappertutto ci vuole un buon consiglio. Vi auguro questo buon consiglio, specialmente e specificamente in questo ambiente della parrocchia dedicata alla Sacra Famiglia. Vi auguro questo come a una struttura: voi siete la struttura del consiglio, ma non basta la struttura: ci vuole anche lo Spirito, ci vuole anche la forza del buon consiglio, la virtù del buon consiglio.

Vi auguro questo spirito e questa virtù della prudenza, se vogliamo esprimerci con le parole classiche di S. Tommaso, ma anche dell'etica aristotelica. Questo è il mio augurio, e auguro anche a ciascuno di voi di crescere tramite il buon consiglio dato agli altri, perchè si cresce attraverso il dono di sé, un buon consiglio è sempre un dono di sé agli altri e attraverso questo dono si cresce personalmente; così cresce la comunità attraverso il buon consiglio dato da ciascuno e cresce ciascuno attraverso il consiglio buono dato alla comunità.

Questi sono i miei auguri.

Vi ringrazio per l'incontro e per l'opportunità che mi è stata data oggi di visitare la vostra parrocchia.

Data: 1993-02-14 Data estesa: Domenica 14 Febbraio 1993

Angelus - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Non possiamo lasciare sola l'Africa che chiede solidarietà

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Vorrei ringraziare insieme a voi il Signore per il pellegrinaggio apostolico in Benin, Uganda e Sudan, che ho avuto la gioia di compiere nei giorni scorsi e di cui avro modo di parlare più diffusamente mercoledi prossimo nel corso dell'Udienza generale. E' stata davvero un'occasione di grazia, in cui lo Spirito di Dio ha fatto sentire la sua presenza consolante e rinnovatrice. Ho ancora negli occhi i volti dei tanti fratelli incontrati. Mi restano vivi nel ricordo i canti, le danze, i colori, ma soprattutto la cordialità, il profondo senso religioso di quelle popolazioni. Nel mondo cosiddetto "sviluppato" l'Africa è ancor poco conosciuta, o viene alla ribalta solo per i suoi problemi. Essa è invece un grande serbatoio di giovinezza. E' luogo di incontro tra grandi tradizioni culturali e spirituali; è terra di martiri. C'è in quel continente, pur così provato, un enorme potenziale di umanità e di valori da cui l'umanità intera può attingere nuova forza vitale. La Chiesa guarda con attenzione alle giovani Comunità ecclesiali africane e l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi, dedicata all'Africa, che si svolgerà a Roma nell'aprile del prossimo anno, contribuirà certamente a mettere in evidenza l'apporto che esse possono dare alla nuova evangelizzazione, in questi anni che ci avvicinano ormai al Giubileo del 2000.


2. Mentre penso all'Africa della speranza, non posso, tuttavia, dimenticare i numerosi e gravi problemi che l'affliggono. Durante il mio soggiorno ho visto occhi imploranti, e tra gli applausi e le grida di gioia, è arrivato al mio cuore anche il gemito dell'Africa, quella che muore sotto l'urto della fame, della malattia, della guerra, dell'intolleranza etnica e religiosa. Essa chiede al mondo una rinnovata solidarietà! Certo, l'Africa deve avere il coraggio di prendere nelle sue mani il proprio destino, e ne ha le capacità, ma non può essere lasciata sola.


3. Oggi ricorre la Festa liturgica dei Santi Cirillo e Metodio, compatroni d'Europa. La sollecitudine dei Santi Fratelli per la salvezza spirituale e il progresso sociale dei popoli Slavi ci porta col pensiero alle care popolazioni dei Balcani e costituisce per noi un pressante invito a non abbandonarle in una situazione che diventa ogni giorno più tragica e crudele. Ai lutti della guerra si aggiungono infatti quelli provocati dalla fame e dalla mancanza dei generi di prima necessità. Invito ancora una volta tutti i credenti ad invocare insieme con me il Signore, affinché conceda alle martoriate popolazioni della Bosnia Erzegovina il dono della pace e guidi le coscienze di coloro che hanno responsabilità di governo a compiere ogni sforzo per far cessare le violenze, così da permettere agli aiuti umanitari di giungere a destinazione.

Insieme ai Santi Fratelli Cirillo e Metodio, che hanno amato di un amore speciale le nazioni Slave, invochiamo la materna protezione della Vergine Maria, affinché converta i cuori ad atteggiamenti di autentica fraternità.

Maria, Madre di misericordia, prega per noi!

Data: 1993-02-14 Data estesa: Domenica 14 Febbraio 1993

Discorso ai Vescovi del paese africano, in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Formare laici responsabili e catechisti preparati per la missione evangelizzatrice della Chiesa nel Gabon

Cari fratelli nell'Episcopato,


1. Al ritorno dal mio decimo viaggio nel vostro continente, è con gioia che vi ricevo a Roma e che ritrovo in vostra compagnia l'atmosfera dell'Africa. Siate i benvenuti in questa casa in cui vi riceve un Pastore che desidera essere vicino alle affascinanti popolazioni africane, vicino a voi e alle vostre comunità ecclesiali e che porta nel cuore e nella preghiera la sollecitudine di tutte le Chiese particolari, fra cui quelle del Gabon che siete venuti ad affidare all'intercessione dei Santi Apostoli, in occasione della tradizionale visita "ad limina"! Ringrazio vivamente Mons. Basile Mvè Engone, Vescovo di Oyem e Presidente della Conferenza Episcopale del Gabon, per essersi fatto cortesemente vostro portavoce.


2. Presto celebreremo la Cattedra di San Pietro, una festa che si radica nel culto reso dai cristiani ai loro padri nella fede, presso il sepolcro di Pietro in Vaticano e quello di Paolo sulla via per Ostia. Questa solennità ci ricorda la missione che Cristo ha affidato a Pietro di confermare la fede dei suoi fratelli, di fare l'unità dei cristiani, di presiedere alla carità e di portare tutti i battezzati a condividere lo stesso pane e a bere dallo stesso calice. La missione originaria di Pietro è rimasta nel corso dei secoli quella dei suoi successori sul Seggio Episcopale di Roma: il Papa, Successore di Pietro, è per il popolo cristiano il principio e il fondamento visibile della sua unità in una stessa fede e in una stessa comunione. Mi auguro che questo pellegrinaggio romano, compiuto sulle orme dei vostri Fratelli membri del Collegio Episcopale, vi porti luce e forza, pace e conforto, cosicché ritorniate in Gabon colmi di nuova sollecitudine per il vostro ministero quotidiano.


3. Alle soglie del terzo millennio, dinanzi a drammi e speranze, le Diocesi dell'Africa uniscono le loro ricerche e sommano i loro sforzi per far si che il Vangelo sia accolto sempre meglio e vissuto più profondamente in tutti i luoghi e in tutti gli ambienti. Questo è, infatti, lo scopo della prossima Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi: "La Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice in vista del Duemila". L'Evangelizzazione vuole offrire "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo" (2Co 13,13) a tutta l'umanità. Cristo è stato il primo evangelizzatore e la Chiesa continua la sua missione. L'evangelizzazione è quindi "la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare e insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella Santa Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione" (EN 14).


4. La Chiesa è una famiglia viva, formata da Vescovi, da sacerdoti, da religiosi, da religiose e da fedeli laici: ciascuno dei membri di questa famiglia, in ragione del proprio battesimo, è responsabile dell'annuncio del Vangelo. Certo, il ruolo principale spetta ai Vescovi, assistiti dai loro collaboratori immediati nel sacerdozio, i sacerdoti e i diaconi. I religiosi e le religiose si collocano nel dinamismo stesso dell'evangelizzazione incarnando il radicalismo delle Beatitudini. Tuttavia, il laicato deve essere incoraggiato ad assumere la propria responsabilità nella missione evangelizzatrice della Chiesa, e vi esorto, cari Fratelli, a proseguire i vostri sforzi per formare dei laici in Gabon capaci di testimoniare autenticamente la loro fede. Offrite loro i mezzi per acquisire un'autentica cultura religiosa attraverso l'insegnamento della Bibbia, la vita spirituale e la dottrina sociale della Chiesa. In particolare, esorto i fedeli laici a educare cristianamente i loro figli: infatti, l'infanzia e la gioventù sono per l'avvenire della Chiesa di notevole importanza. "I bambini ci ricordano che la fecondità missionaria della Chiesa ha la sua radice vivificante non nei mezzi e nei meriti umani, ma nel dono assolutamente gratuito di Dio" (CL 47). Sulla scia di altri Paesi africani, le scuole cattoliche del Gabon hanno contribuito a formare la classe dirigente del vostro Paese. Possano continuare a offrire un'educazione per la vita, una formazione della coscienza cristiana, e a proporre efficacemente i valori umani e spirituali in armonia con la fede!


5. "Tra i laici che diventano evangelizzatori si trovano in prima fila i catechisti... (essi sono) operatori specializzati, testimoni diretti, evangelizzatori insostituibili, che rappresentano la forza basilare delle comunità cristiane" (RMi 73). Essi costituiscono un importante aiuto per l'espansione della fede. Essi sono al centro della storia della Chiesa in Africa e del suo successo missionario. Possano ricevere sempre un'accurata istruzione dottrinale e pedagogica, e al tempo stesso ricevano mezzi adeguati allo sviluppo della loro vita spirituale! Preparateli in particolare al sostegno del "Catechismo della Chiesa cattolica", a divenire attivi animatori di comunità, che compiano con maestria la loro indispensabile funzione di insegnanti e di testimoni del Vangelo, guidati dai Pastori.


6. La questione delle vocazioni nel clero secolare e nel clero religioso resta per voi, lo so, di grande importanza. Come ho fatto notare ai Vescovi del Benin che ho incontrato recentemente, "la Chiesa si augura di avere sacerdoti in gran numero, ma non a qualsiasi costo, perché soltanto sacerdoti secondo il cuore di Cristo possono rispondere alle immense necessità della messe" (Discorso ai membri della Conferenza Episcopale del Benin, n. 3). Continuate a rivolgere tutta la vostra attenzione al risveglio delle vocazioni e alla formazione dei candidati al sacerdozio. Grazie a gruppi di educatori qualificati, offrite loro solide basi dottrinali, spirituali e disciplinari. Dai seminari sia offerto ai futuri sacerdoti uno spirito di collaborazione sincero fra i membri del clero diocesano e religioso! Siano anche impartiti loro l'apprezzamento per la vita consacrata e il desiderio di promuoverla secondo il carisma proprio di ciascun istituto, poiché la presenza attiva delle religiose nei settori parrocchiali, educativi e ospedalieri è particolarmente preziosa per la diffusione della Buona Novella! Infine, secondo lo spirito dell'Esortazione apostolica Pastores dabo vobis, cercate di radicare la convinzione che "tutti i membri della Chiesa, nessuno escluso, hanno la grazia e la responsabilità della cura delle vocazioni" (PDV 41). Infatti, il problema delle vocazioni sacerdotali non deve essere delegato ad alcuni specialisti sui quali ci si appoggerebbe. E' un problema vitale che ogni cristiano che ama veramente la Chiesa deve portare nel proprio cuore. Cari Fratelli volevo soprattutto mostrarvi l'interesse che nutro per le vostre maggiori preoccupazioni, confermarvi nella vostra missione di Pastori, ridarvi speranza e fiducia: "E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?" (1Jn 5,5).

In segno di incoraggiamento, vi imparto di tutto cuore la mia Benedizione apostolica che estendo a tutti i vostri collaboratori e alle vostre comunità diocesane.

Data: 1993-02-15 Data estesa: Lunedi 15 Febbraio 1993

Udienza generale: la catechesi ai fedeli - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La visita in Benin, in Uganda e in Sudan: un pellegrinaggio sulla scia dei Santi e dei Beati africani




1. "Chi poteva prevedere che alle grandi figure storiche dei Santi Martiri e Confessori Africani, quali Cipriano, Felicita, Perpetua ed il sommo Agostino, avremmo un giorno associati i cari nomi di Carlo Lwanga e di Mattia Mulumba Kalemba, con i loro venti compagni? E non vogliamo dimenticare, altresi, gli altri che, appartenendo alla confessione anglicana, hanno affrontato la morte per il nome di Cristo". Il Papa Paolo VI pronunzio queste parole durante la canonizzazione dei Martiri ugandesi nel 1964, durante il Concilio Vaticano II.

Alcuni anni più tardi lo stesso Paolo VI visito il santuario ugandese di questi Martiri che, sul finire del secolo scorso, diedero in dono la loro vita per Cristo. Bisogna, inoltre, aggiungere le recenti Beatificazioni di Anwarite in Zaire, di Victoire Rasoamanarivo in Madagascar e, infine, di Giuseppina Bakhita, fanciulla sudanese venduta come schiava e condotta dalla Divina Provvidenza alla fede e alla santità sulla via della vocazione religiosa, nella Congregazione delle Suore Canossiane.

La missione e lo sviluppo del cristianesimo nel continente nero


2. così, dunque, il recente viaggio in Africa è stato un vero pellegrinaggio sulla scia dei Santi e Beati, che l'Africa ha dato alla Chiesa in quest'ultimo periodo.

Periodo di grande significato per la missione e lo sviluppo del Cristianesimo nel Continente Nero. Desidero esprimere il mio grazie ai Fratelli nell'Episcopato di Benin, Uganda e Sudan, che, con il loro invito, mi hanno dato modo di visitare ancora una volta l'Africa. Nello stesso tempo, esprimo un vivo ringraziamento alle Autorità civili, le quali, da parte loro, si sono unite all'invito degli Episcopati locali. Il ringraziamento va esteso a quanti hanno offerto il loro contributo alla preparazione della visita e ne hanno favorito la riuscita, collaborando intensamente durante il suo svolgimento. Ringrazio tutti i Fratelli e le Sorelle di Benin, Uganda e Sudan; ringrazio insieme i Fratelli e le Sorelle della Chiesa Cattolica e delle altre Comunità cristiane, come anche i Musulmani e i rappresentanti delle religioni tradizionali.

Benin: una Chiesa giovane che dà già frutti abbondanti


3. La prima tappa del viaggio, in Benin, si è svolta nell'Arcidiocesi di Cotonou, la Capitale, e a Parakou, al nord del Paese. Ringrazio per la loro presenza e partecipazione tutti coloro che ho avuto modo di incontrare. In particolare, i Rappresentanti dell'Islam e del Vodù, una delle tante religioni tradizionali africane. I seguaci delle religioni tradizionali costituiscono una grande parte della popolazione del Continente Nero. Da loro provengono i seguaci di Cristo che, soprattutto durante l'ultimo secolo, convertendosi al Vangelo, hanno ricevuto il battesimo. Mediante la fede sono così diventati partecipi del Mistero divino, prima a loro nascosto. Proprio tale Mistero divino stavano a simboleggiare i doni da loro offerti nel corso dell'incontro di Cotonou. I cristiani del Benin guardano con amore a quei Fratelli e Sorelle, a cui essi stessi si sentono uniti dalla comune origine. La Chiesa in questo Paese è giovane e si rallegra perché colui che un tempo era l'Arcivescovo di Cotonou oggi è a Roma in qualità di Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi. Si rallegra, inoltre, per le vocazioni sacerdotali e religiose. Ho avuto la gioia, durante la visita, di ordinare undici nuovi sacerdoti. Quanto eloquente è stato, poi, a chiusura della visita, il "Magnificat" durante i Vespri nella cattedrale di Cotonou, dedicata alla Madonna delle Misericordie! Abbiamo ringraziato il Signore insieme con l'Episcopato, i Sacerdoti, le Sorelle e i Fratelli delle Congregazioni e degli Istituti religiosi, insieme con i numerosi catechisti! Abbiamo reso grazie per l'opera di evangelizzazione che, avviata nel secolo passato, ha dato i suoi frutti.

Uganda: un'autentica ricchezza umana e spirituale


4. Questo sentimento di gratitudine ha accompagnato, in seguito, il soggiorno in Uganda, Paese in cui il Cristianesimo è molto avanzato. I Cattolici e gli Anglicani costituiscono, infatti, la grande maggioranza della società ugandese. La Chiesa Cattolica, distribuita in sedici diocesi, svolge attivamente la sua missione nel Paese. Per poter effettuare, almeno parzialmente, la visita di questa Chiesa, oltre che a Kampala, mi sono recato in altre tre località, situate in diverse regioni: Gulu, Kasese e Soroti, dove si sono tenuti gli incontri con le Comunità diocesane. Poiché il momento centrale di ogni tappa è stata l 'Eucaristia, va messa in evidenza la particolare bellezza della liturgia, in cui si esprime il meglio delle tradizioni native. Si vede come il Vangelo, assimilato da queste culture, tragga da esse e consolidi ciò che costituisce la loro autentica ricchezza umana e spirituale. Ogni celebrazione eucaristica è stata, al riguardo, una grande dimostrazione della vitalità dell'evangelizzazione in Africa.

Namugongo: la grande testimonianza di fede dei Martiri ugandesi


5. Namugongo: si chiama così il luogo, vicino a Kampala, la Capitale, dove sono venerati i Martiri ugandesi; luogo di numerosi pellegrinaggi. Domenica 7 febbraio, Giovanni Paolo II, seguendo le orme del suo Predecessore Paolo VI, si è unito ai pellegrini là dove negli anni 1885-1887 figli generosi della Chiesa ugandese dettero la vita per Cristo. Si è trattato, nello stesso tempo, di un pellegrinaggio ecumenico: prima al santuario dei Martiri della Chiesa Anglicana e poi al tempio costruito in onore di San Carlo Lwanga e dei ventuno compagni cattolici. Gli uni e gli altri confessarono, in modo eroico, la fede e, condannati a morte, furono bruciati vivi, come avveniva all'epoca romana delle "fiaccole di Nerone". Il santuario dei Martiri ugandesi, che possiede il carattere di tempio nazionale, è stato, nella circostanza, elevato alla dignità di Basilica e l'Eucaristia celebrata sulle reliquie dei Martiri ha costituito una confessione particolare della Vita che è in Cristo, crocifisso e risorto. La testimonianza dei Santi ugandesi continua ad essere viva e ad edificare la Chiesa, Popolo di Dio.

Questo ha voluto significare l'appuntamento con i giovani nella serata precedente il pellegrinaggio a Namugongo. Un'ulteriore manifestazione di fede si è avuta il giorno del pellegrinaggio, nell'incontro con l'intero Episcopato ugandese, e prima ancora nella visita all'Ospedale diretto dalla Suore Irlandesi Francescane Missionarie per l'Africa. "Alla tua luce vediamo la luce" (Ps 35/36,10): questo tema dell'incontro con i giovani può costituire la sintesi di tutta la giornata, il cui centro rimane la grande testimonianza di fede dei Martiri della Chiesa in Uganda.

Nella primavera del 1994 l'Assemblea speciale del Sinodo per l'Africa


6. Nella cattedrale di Rubaga, nei pressi di Kampala, riposa Monsignor Joseph Kiwanuka, primo figlio della Terra Nera ordinato Vescovo. In questa cattedrale ha avuto luogo la terza riunione - terza in terra africana - preparatoria dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, da me convocata il 6 gennaio 1989. Le altre due riunioni in Africa si sono svolte a Yamoussoukro, in Costa d'Avorio, dall'8 al 10 settembre 1990, e a Luanda, in Angola, dal 9 al 12 giugno dello scorso anno. La celebrazione dell'Assemblea speciale del Sinodo per l'Africa è prevista per la primavera del 1994.

Sudan: la luce di Bakhita illumini la vita difficile dei suoi connazionali


7. Giuseppina Bakhita. Accanto ai Santi Martiri ugandesi ed alle Beate Anwarite e Victoire, la Provvidenza Divina pone, sulla via del Vangelo tra le giovani Chiese dell'Africa, una Beata sudanese. Venduta da giovane sul mercato degli schiavi, riscattata poi e liberata, trova la via per seguire Cristo tra le Suore di Santa Maddalena di Canossa, in terra veneta, dove riceve il battesimo ed emette i voti religiosi. Dio ha rivelato la santità di questa umile figlia d'Africa in un momento particolare. Dopo la Beatificazione, avvenuta a Roma nel maggio del 1992, è nata l'idea di onorare la nuova Beata anche nel suo Paese d'origine. Questa è la sua patria: Ella deve far rifulgere tra i suoi la luce divina che illumina la vita, difficile e piena di sofferenze, dei connazionali. In Sudan, Paese in maggioranza musulmano, i cristiani appartengono alla popolazione nera autoctona, concentrata soprattutto al Sud. Nell'Arcidiocesi di Khartoum, la Capitale, il numero dei Cattolici è aumentato a causa dei profughi provenienti dal Sud, dove da tanti anni continua la guerra e dove perfino l'aiuto umanitario è arrivato spesso difficilmente. L'evangelizzazione del Sudan è legata da più di un secolo, in modo particolare, all'attività dei padri Bianchi, di Daniele Comboni e della sua Congregazione missionaria, oltre che di altre Comunità. Durante la celebrazione Eucaristica la Chiesa in Sudan, con la partecipazione di una grande folla di cristiani di tutto il Paese, ha accolto Bakhita, la sua Figlia beata, ritornata, nel mistero della comunione dei Santi, al popolo da cui un tempo era uscita.

Abbiamo fiducia che tali avvenimenti contribuiranno all'avvicinamento di Musulmani e Cristiani del Sudan per il bene di tutta l'Africa e per la causa della pace nel mondo contemporaneo.

Data: 1993-02-17 Data estesa: Mercoledi 17 Febbraio 1993


GPII 1993 Insegnamenti - Saluto conclusivo al termine della Messa - Khartoum (Africa)