
GPII 1993 Insegnamenti - Catechesi all'udienza generale - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Il Viaggio Apostolico in America
1. "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Jn 10,10).
Carissimi fratelli e sorelle! E' stato questo il tema conduttore del raduno mondiale dei giovani, svoltosi nei giorni scorsi a Denver nel Colorado, al centro degli Stati Uniti d'America.
Lo scorso anno, il 12 ottobre, l'America aveva iniziato le celebrazioni commemorative del V centenario dell'evangelizzazione, che prese appunto l'avvio il 12 ottobre 1492 a Santo Domingo. Verso il termine dell'anno giubilare, che ricorda tale evento così importante, si è tenuto l'incontro dei giovani a Denver. Esso si inserisce pertanto organicamente nel quadro delle celebrazioni del suddetto V Centenario, proprio a partire dal suo stesso tema: l'evangelizzazione, la vita in Cristo, la pienezza della vita.
Ringrazio il Signore d'esser potuto ritornare in quel Continente, dal 9 al 15 agosto, per ripercorrere il sentiero della nuova evangelizzazione.
2. La prima tappa del Viaggio Apostolico è stata Kingston, capitale della Giamaica. Là è stata particolarmente commovente la visita alla Casa dei Poveri tenuta dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta; calorosi sono stati gli incontri con i Sacerdoti e i Religiosi nella Cattedrale della SS. Trinità, con i Laici nell'Auditorium del "St. George College" e con i rappresentanti delle Confessioni protestante ed anglicana e della Comunità ebraica nella Chiesa parrocchiale della "Holy Cross".
La mia sosta in Giamaica si è conclusa con una solenne Celebrazione Eucaristica nello Stadio Nazionale. Ricordando i grandi mali prodotti dalla pratica della schiavitù che calpestava la dignità della persona umana, immagine di Dio, ho ribadito, nel corso dell'omelia, i valori fondamentali del matrimonio e della famiglia cristiana, valori annunziati dal Vangelo e costantemente richiamati dal Magistero della Chiesa.
3. Mi sono quindi recato nella penisola messicana dello Yucatan, precisamente a Izamal e a Mérida dove, nel contesto del V Centenario dell'Evangelizzazione del Nuovo Mondo, ho desiderato rendere un doveroso omaggio ai discendenti di quanti abitavano il Continente americano all'epoca in cui la Croce di Cristo vi fu piantata, il 12 ottobre 1492. "Pellegrino" per la terza volta in Messico, ho voluto ribadire la mia solidarietà e quella della Chiesa intera alle gioie e alle sofferenze del grande e nobile popolo messicano.
Al Santuario di Nostra Signora di Izamal, dedicato all'Immacolata Concezione "Reina y Patrona de Yucatan" e costruito sulla base di una piramide maya, si è tenuto il significativo incontro con le popolazioni indigene. Ho rivolto il mio saluto ai popoli e alle etnie di tutta l'America, dal Nord al Sud, dall'Alaska alla Terra del Fuoco, nominandoli singolarmente. Citando, oltre la cultura maya, anche quella azteca e quella inca, ho inteso sottolineare come i valori ancestrali e la visione sacrale della vita si sono aperti al messaggio evangelico e ricordare, allo stesso tempo, l'opera della Chiesa a difesa degli indios e per la promozione delle locali popolazioni di fronte alla minaccia di abusi e soprusi.
La solenne Celebrazione Eucaristica a Mérida, sulla spianata di Xoclan-Mulsay, ha concluso il mio passaggio in Messico.
4. Tappa importante quella di Denver, che mi ha dato occasione di incontrarmi con migliaia e migliaia di giovani, convenuti più numerosi del previsto. Con loro ho pregato, con loro ho riflettuto sul tema della vita sgorgante da Cristo. Con loro ho potuto guardare con speranza al presente e soprattutto al futuro, nonostante le difficoltà che l'umanità attraversa in questo singolare momento della sua storia.
In effetti, le Giornate Mondiali della Gioventù sono nate dal desiderio di offrire ai giovani significativi "momenti di sosta" nel costante pellegrinaggio della fede, che si alimenta anche dall'incontro con i coetanei di altri Paesi e dal confronto delle rispettive esperienze.
Le annuali celebrazioni di tale "Giornata" segnano, in questo cammino di fede e di evangelizzazione, come delle tappe di approfondimento e di verifica: momenti comunitari di preghiera e di riflessione su temi precedentemente approfonditi all'interno delle Associazioni, dei Movimenti e dei Gruppi giovanili, a livello parrocchiale e diocesano.
5. I giovani si trovano così ad essere costantemente pellegrini per le strade del mondo. In essi la Chiesa vede se stessa e la sua missione fra gli uomini; con loro accoglie le grandi sfide del futuro, consapevole che l'intera umanità ha bisogno di una rinnovata giovinezza dello spirito.
Come non rendere grazie a Dio per i frutti di autentico rinnovamento prodotti da queste Giornate Mondiali? Dal primo raduno, tenutosi in Piazza San Pietro la Domenica delle Palme del 1986, s'è avviata una tradizione che vede alternarsi, di anno in anno, un appuntamento mondiale ed uno diocesano, quasi a sottolineare l'indispensabile dinamismo dell'impegno apostolico dei giovani, nella duplice dimensione locale ed universale. Si sono susseguiti, a scadenza biennale, il raduno di Buenos Aires in Argentina, di Santiago de Compostela in Spagna, di Czestochowa in Polonia.
E quest'anno era giusto che ci si ritrovasse in America, a conclusione del V centenario dell'Evangelizzazione di quel continente, per testimoniare l'urgenza viva di abbattere i "muri" della povertà e dell'ingiustizia, dell'indifferenza e dell'egoismo, al fine di costruire un mondo accogliente ed aperto, fondato su Cristo che è venuto sulla terra perché gli uomini "abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
6. L'aspetto più interessante dell'incontro di Denver è certamente stata la risposta dei giovani, arrivati da tutte le diocesi degli Stati Uniti e da ogni Continente per manifestare la loro apertura alla vita che è Cristo. Erano venuti per pregare. Nei vari incontri hanno mostrato una profonda consapevolezza della presenza di Dio nella loro vita. Momenti significativi sono stati la Via Crucis, la Messa per i Delegati dell'"International Youth Forum", e soprattutto la Veglia e la Messa solenne nel giorno della Festa dell'Assunzione.
Questo grande pellegrinaggio di giovani non ha avuto come meta un Santuario, ma una città moderna. Nel cuore di questa "metropoli", i giovani del mondo hanno proclamato la loro identità di cattolici e il desiderio di costruire relazioni umane basate sulle verità e sui valori del Vangelo. Si sono radunati a Denver per dire "si" alla vita e alla pace contro le minacce di morte che insidiano la cultura della vita. Il centro vero dell'ottava Giornata Mondiale dei Giovani sono stati i giovani stessi.
7. Carissimi fratelli e sorelle! Il mio grazie sincero va a tutti coloro che hanno reso possibile sia questo grande incontro sia le Visite Pastorali in Giamaica e a Mérida. Ringrazio tutte le Autorità dei Paesi visitati per la loro attenta collaborazione e, specialmente, il Governatore Generale di Giamaica, il Presidente del Messico e il Presidente degli Stati Uniti.
Ringrazio le Conferenze Episcopali delle tre Nazioni, i Presuli delle Arcidiocesi in cui mi sono recato e quanti, a vario titolo, hanno collaborato al successo di questo mio pellegrinaggio apostolico.
E' a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che soprattutto innalzo il mio pensiero riconoscente. Lo Spirito Santo ispira nel cuore dei giovani amore e dedizione. A Denver, essi hanno mostrato di essere consapevoli delle sfide che li attendono; per compiere la loro missione essi fanno affidamento soprattutto sulla grazia del Signore.
Affido le attese ed i frutti spirituali della Giornata Mondiale dei Giovani all'intercessione di Maria, Assunta in Cielo. Voglia Ella guidare e incoraggiare i giovani a proseguire il loro pellegrinaggio di fede e prepararli alla prossima Giornata Mondiale dei Giovani, che avrà luogo a Manila all'inizio del 1995.
[Ai gruppi provenienti da diverse diocesi d'Italia:] Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, ed in particolare il gruppo delle famiglie che partecipano alla settimana di approfondimento spirituale presso il centro delle Figlie della Chiesa "Domus Aurea", sul tema della famiglia cristiana, intesa come "luogo di evangelizzazione e di memoria".
Esprimo il mio compiacimento per tale iniziativa e formulo voti che ogni focolare cristiano sia sempre consapevole di essere chiamato ad annunciare Cristo e diffondere il dono della fede.
[Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli:] Uno speciale saluto rivolgo ai giovani, ai malati, agli sposi novelli.
La vostra presenza, carissimi giovani, mi ricorda il grande raduno appena concluso a Denver. Il mondo ha guardato con stupore allo spettacolo di tanti vostri coetanei, convenuti in una moderna metropoli nel nome di Cristo.
Cristo è il segreto della vostra giovinezza, la sorgente della vita. Apritegli generosamente il cuore, per essere con lui dispensatori di vita e costruttori di pace.
Voi, cari ammalati, abbiate la certezza della vicinanza del Redentore, che vi chiama ad una più intima unione alla sua croce. Vi doni forza e pace interiore, non solo per affrontare le prove, ma anche per irradiare speranza intorno a voi.
Voi, cari sposi, avviatevi, con matura consapevolezza, nella via stupenda ed esigente della vostra vocazione. Siete chiamati ad essere "ministri della vita"! Non deludete la fiducia che Dio ha riposto in voi.
17/01/19102 Pag. 19561 A tutti la mia Apostolica Benedizione.
Data: 1993-08-18 Data estesa: Mercoledi 18 Agosto 1993
Titolo: Per il Simposio Internazionale su San Giuseppe
Signor Cardinale, Ho appreso con gioia che, nel prossimo mese di settembre, si terrà in Roma un Simposio internazionale su San Giuseppe per studiare, nella scia di altri simili incontri svoltisi in questi anni, gli aspetti dottrinali, liturgici, spirituali, storici, artistici e pastorali della devozione a colui che Pio IX proclamo Patrono della Chiesa universale.
Lo Sposo della Vergine Maria fu chiamato a partecipare con un ruolo specialissimo al mistero dell'Incarnazione del Verbo (Cfr. Redemptoris Custos, 1).
Pertanto, come non si potrebbe parlare di Gesù senza far riferimento alla sua Santissima Madre, così non si può accennare a Gesù ed a Maria senza ricordare colui che, mediante un'autentica, anche se del tutto singolare, forma di "paternità", ebbe il compito di esercitare il ruolo di "padre" presso lo stesso Figlio di Dio (Ibidem, 21).
Nell'Esortazione Apostolica Redemptoris Custos del 1989, a cento anni dall'Enciclica Quamquam Pluries di Papa Leone XIII, ho avuto anch'io modo di sottolineare il singolare compito affidato dalla Provvidenza a San Giuseppe nel piano della salvezza. E sono lieto che qualificati Simposi, come quello presente, mirino sia ad approfondire il messaggio biblico su di lui, sia ad esplorare il "sensus fidei" del popolo cristiano, quasi ponendosi in ascolto di ciò che lo Spirito Santo, nel corso dei secoli, continua a suggerire alle anime docili alla sua azione, proponendo il Custode del Redentore come patrono e modello dei credenti.
Il Vangelo lo presenta come uomo "giusto" (Cfr. Mt 1,19), chiamato con Maria ad intraprendere un difficile pellegrinaggio di fede, tra parole spesso oscure per l' intelligenza ed eventi che non di rado sembravano andar contro ogni logica e sicurezza umana. Non è forse questa "oscurità" la condizione permanente della fede? E' proprio della fede intrepida di San Giuseppe che la Chiesa ha bisogno oggi per dedicarsi coraggiosamente al compito urgente della nuova evangelizzazione.
San Giuseppe è, inoltre, l'"uomo del lavoro" ed ai nostri giorni il lavoro è più che mai al centro della vita personale e sociale, costituendo anzi la "chiave" della questione sociale (Cfr. LE 3).
Che dire, infine, dell'esempio che Giuseppe offre alle famiglie cristiane? La proclamazione da parte delle Nazioni Unite del 1994 come Anno Internazionale della Famiglia mostra quanto nell'odierna società si avverta la preoccupazione di restituire al nucleo familiare il suo pieno valore. Non v'è dubbio che proprio nella casa di Nazareth, in cui Giuseppe visse la sua singolare vocazione di "sposo" e di "padre", il disegno di Dio sulla famiglia risplenda in tutta la sua luce.
San Giuseppe ci appare, pertanto, quale modello di "uomo di fede", di "uomo del lavoro" e di "sposo e padre".
Auspico di cuore che i lavori del prossimo Simposio Internazionale possano contribuire a mettere sempre più in luce l'attualità del suo esempio per i nostri contemporanei sottolineando particolarmente quella sua tipica soprannaturale "contemplazione", silenziosa ed operosa, che dà senso e sapore alla vita umana.
Nell'assicurare il mio ricordo nella preghiera per Lei, Signor Cardinale, e per quanti prenderanno parte al Convegno, recandovi il loro apporto di teologi, storici, esegeti, studiosi dell' arte e della santità oltre che di sinceri devoti del Custode del Redentore, a tutti imparto di cuore l'Apostolica Benedizione.
Dal Vaticano, 21 agosto 1993.
Ioannes Paulus PP. II
Data: 1993-08-21 Data estesa: Sabato 21 Agosto 1993
Titolo: San Giuseppe: modello di "uomo di fede" di "uomo del lavoro", di "sposo e padre"
Signor Cardinale, Ho appreso con gioia che, nel prossirno mese di settembre, si terrà in Roma un Simposio internazionale su San Giuseppe per studiare, nella scia di altri simili incontri svoltisi in questi anni, gli aspetti dottrinali, liturgici, spirituali, storici, artistici e pastorali della devozione a colui che Pio IX proclamo Patrono della Chiesa universale.
Lo Sposo della Vergine Maria fu chiamato a partecipare con un ruolo specialissimo al mistero dell'Incarnazione del Verbo (Cfr. Redemptoris Custos, 1).
Pertanto, come non si potrebbe parlare di Gesù senza far riferimento alla sua Santissima Madre, così non si può accennare a Gesù ed a Maria senza ricordare colui che, mediante un'autentica, anche se del tutto singolare, forma di "paternità", ebbe il compito di esercitare il ruolo di "padre" presso lo stesso Figlio di Dio (LE 21).
Nell'Esortazione Apostolica Redemptoris Custos del 1989, a cento anni dall'Enciclica Quamquam pluries di Papa Leone XIII, ho avuto anch'io modo di sottolineare il singolare compito affidato dalla Provvidenza a San Giuseppe nel piano della salvezza. E sono lieto che qualificati Simposi, come quello presente, mirino sia ad approfondire il messaggio biblico su di lui, sia ad esplorare il "sensus fidei" del popolo cristiano, quasi ponendosi in ascolto di ciò che lo Spirito Santo, nel corso dei secoli, continua a suggerire alle anime docili alla sua azione, proponendo il Custode del Redentore come patrono e modello dei credenti.
Il Vangelo lo presenta come uomo "giusto" (Cfr. Mt 1,19), chiamato con Maria ad intraprendere un difficile pellegrinaggio di fede, tra parole spesso oscure per l'intelligenza ed eventi che non di rado sembravano andar contro ogni logica e sicurezza umana. Non è forse questa "oscurità" la condizione permanente della fede? E' proprio della fede intrepida di San Giuseppe che la Chiesa ha bisogno oggi per dedicarsi coraggiosamente al compito urgente della nuova evangelizzazione.
San Giuseppe è, inoltre, l'"uomo del lavoro" ed ai nostri giorni il lavoro è più che mai al centro della vita personale e sociale, costituendo anzi la "chiave" della questione sociale (Cfr. LE 3).
Che dire, infine, dell'esempio che Giuseppe offre alle famiglie cristiane? La proclamazione da parte delle Nazioni Unite del 1994 come Anno Internazionale della Famiglia mostra quanto nell'odierna società si avverta la preoccupazione di restituire al nucleo familiare il suo pieno valore. Non v'è dubbio che proprio nella casa di Nazareth, in cui Giuseppe visse la sua singolare vocazione di "sposo" e di "padre", il disegno di Dio sulla famiglia risplenda in tutta la sua luce.
San Giuseppe ci appare, pertanto, quale modello di "uomo di fede", di "uomo del lavoro" e di "sposo e padre".
Auspico di cuore che i lavori del prossimo Simposio Internazionale possano contribuire a mettere sempre più in luce l'attualità del suo esempio per i nostri contemporanei sottolineando particolarmente quella sua tipica soprannaturale "contemplazione", silenziosa ed operosa, che dà senso e sapore alla vita umana.
Nell'assicurare il mio ricordo nella preghiera per Lei, Signor Cardinale, e per quanti prenderanno parte al Convegno, recandovi il loro apporto di teologi, storici, esegeti, studiosi dell'arte e della santità oltre che di sinceri devoti del Custode del Redentore, a tutti imparto di cuore l'Apostolica Benedizione.
Dal Vaticano, 21 Agosto 1993.
Data: 1993-08-21 Data estesa: Sabato 21 Agosto 1993
Titolo: Uniti nell'adesione a ciò che è essenziale
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Attuando un desiderio da lungo tempo coltivato, all'inizio di settembre mi rechero in Lituania, Lettonia ed Estonia, tre illustri Nazioni della regione baltica. Avro così modo di rendere omaggio a popoli che, tra molteplici prove e sofferenze, hanno lottato per riconquistare la loro libertà. Andro soprattutto come pellegrino sulle orme degli antichi evangelizzatori che in quelle terre hanno seminato a piene mani il Vangelo, dando vita ad una cultura cristiana così profondamente radicata da sopravvivere anche a tremende persecuzioni.
Nel contesto storico dell'Europa cristiana, i Paesi Baltici presentano una caratteristica oggi particolarmente significativa per il futuro della comunità ecclesiale e del nostro Continente. In essi si sono incontrati due itinerari di evangelizzazione: l'uno che partiva da Roma e recava l'impronta del cristianesimo d'occidente; l'altro proveniente da Costantinopoli e recante gli apporti della Chiesa orientale. Queste due tradizioni cristiane, convergenti nei contenuti ma varie nelle espressioni, si possono considerare come due "radici" da cui si è sviluppata l'Europa nella sua dimensione spirituale.
Proprio per sottolineare questo duplice aspetto dell'identità cristiana del nostro Continente, ho voluto proclamare con patroni dell'Europa, insieme con San Benedetto, i due grandi apostoli degli Slavi, San Cirillo e San Metodio.
2. Nel primo millennio cristiano tale "dualità" non si oppose all'unità del popolo di Dio; anzi la alimento ed arricchi. In seguito, tuttavia, a causa dell'umana fragilità e sotto l'urto di complesse circostanze storiche, si è verificata una tragica incrinatura della comunione fra queste due grandi tradizioni, ed ulteriori fratture si sono poi manifestate nel corso dei secoli successivi all'interno della cristianità occidentale. Di tali vicende i Paesi baltici hanno fortemente risentito: i cristiani, che mi sarà dato di incontrare nel prossimo pellegrinaggio apostolico, sono divisi in cattolici, ortodossi e protestanti luterani.
Ma lo Spirito di Dio spinge tutti fortemente verso l'unità. Ne è prova il movimento ecumenico che conta in quei Paesi convinti assertori. Poggiando sull'accorata preghiera di Cristo per l'unità dei suoi discepoli- "ut unum sint"- noi confidiamo che verrà presto il tempo in cui i credenti saranno nuovamente "un cuor solo e un'anima sola" (Ac 4,32), nella ferma adesione a ciò che è essenziale ed insieme nel sincero rispetto per le legittime diversità.
3. La mia visita, assume dunque una dimensione ecumenica. Mai come oggi, specialmente al fine di un più credibile annuncio del Vangelo, è necessario che i discepoli di Cristo siano uniti. Si deve tendere a tale traguardo intensificando il dialogo, tutti ponendosi in docile ascolto della parola di Dio e in costante atteggiamento di conversione sempre più profonda a Cristo che è Via, Verità e Vita. L'unità è un dono dall'Alto, da invocare ardentemente.
A questa preghiera vorrei invitare con affetto ad associarsi i cari Fratelli e Sorelle ortodossi e protestanti. Possa la Vergine Santa, Madre della Chiesa, ottenerci il dono prezioso di una sempre più reale e fattiva comunione fra tutti i cristiani.
[Appello per la pace in Angola e Sudan:] Vorrei ora invitarvi a non dimenticare le popolazioni di due Paesi dell' Africa, che si trovano tuttora in situazioni particolarmente difficili: l'Angola e il Sudan.Le notizie provenienti dall'Angola, dove continuano violenti combattimenti mi muovono ad unirmi al recente messaggio dei Vescovi del Paese che hanno denunciato le tragiche conseguenze di una guerra assurda e disumana. Con loro mi rivolgo alle parti interessate, perché quelle popolazioni possano finalmente vivere in pace e nella libertà.
Con i Vescovi angolani chiedo: "Fratelli perché vi uccidete?". In nome di Dio, vorrei dire a tutti gli angolani: fate tacere le armi e incontratevi per ricercare le vie della riconciliazione. Disponetevi a parlarvi, accettate di darvi la mano: siete figli dello stesso popolo.
Anche in Sudan continua la divisione e l'impietosa lotta armata. I soccorsi umanitari faticano ad arrivare a destinazione e le popolazioni sono in preda alla disperazione.
Le speranze suscitate dall'incontro di Abuja si sono vanificate e le armi hanno ripreso a sparare. E' questa una strada senza uscita che semina morte e maggior povertà.
Vorrei che la mia voce fosse udita da tutti quelli che hanno qualche potere di decisione, perché facciano il possibile per fermare queste guerre orrende. Vorrei che le mie parole avessero la forza di convincere ciascuno di loro che solo la riconciliazione e la pace permetteranno ai loro concittadini di guardare ai futuro con speranza.
Con voi, affido queste intenzioni e questi voti a Maria Regina della Pace: ottenga dal suo Figlio Benedetto dignità e concordia per tutti i popoli dell' Africa! A tutti auguro di cuore: "Grazia e Pace da Dio Padre e da Cristo Gesù" (Tt 1,4)! [Ai pellegrini di lingua francese:] Saluto con gioia tutti i pellegrini di lingua francese che ci hanno raggiunti in questo mezzogiorno. Che Dio vi benedica e vi protegga durante questi giorni di vacanza! [Ai pelegrini di lingua inglese:] Sono lieto di salutare i visitatori di lingua inglese che si sono uniti per la preghiera dell'Angelus. Prego affinché Dio Onnipotente, il cui amore è eterno, conceda la sua abbondante benedizione a tutti voi.
[Ai pellegrini di lingua tedesca:] Per intercessione di Maria possa Dio attraverso questo messaggio della nostra redenzione riempirvi, cari pellegrini e visitatori di lingua tedesca, di forza e speranza. Sia lodato Gesù Cristo! [Ai pellegrini di lingua spagnola:] Desidero salutare affettuosamente i pellegrini dell'America Latina e di Spagna, in modo particolare il gruppo di Portorico.
Vi affido tutti alla materna protezione della Vergine Santissima e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.
[Ai pellegrini di lingua portoghese:] Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, con particolare riferimento al gruppo proveniente dalla città di Evora. Evora mi ricorda la mia visita al Santuario della Vergine Maria, Patrona del Portogallo, a Vila Vicosa. In questo giorno dedicato alla maestà di Nostra Signora, rinnoviamoLe, insieme, la nostra testimonianza di filiale fiducia e devozione. A tutti voi, alle vostre famiglie e alle vostre terre: salute, pace e grazia del Signore, con la mia Benedizione! [Ai pellegrini italiani:] Saluto con affetto tutti i pellegrini italiani presenti e quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione, invocando su di loro e sull'Italia intera la materna protezione di Maria Santissima, che oggi ricordiamo come nostra Regina.
Data: 1993-08-22 Data estesa: Domenica 22 Agosto 1993
Titolo: Il legame tra Sacerdoti e Vescovi
1. La comunione, voluta da Gesù tra quanti partecipano del sacramento dell'Ordine, deve manifestarsi in modo tutto particolare nelle relazioni dei Presbiteri con i loro Vescovi. Il Concilio Vaticano II parla a questo proposito di una "comunione gerarchica", derivante dall'unità di consacrazione e di missione. Leggiamo: "Tutti i Presbiteri, assieme ai Vescovi, partecipano in tal grado del medesimo e unico sacerdozio e ministero di Cristo, che la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunione gerarchica dei Presbiteri con l'Ordine dei Vescovi, che viene a volte ottimamente espressa nella concelebrazione liturgica, quando (Vescovi e Presbiteri) uniti professano di celebrare la sinassi eucaristica" (PO 7). Come si vede, anche qui si riaffaccia il mistero dell'Eucaristia come segno e fonte di unità. Con l'Eucaristia è collegato il sacramento dell'Ordine, che determina la comunione gerarchica fra tutti coloro che partecipano del sacerdozio di Cristo: "Per ragione dell'Ordine e del ministero, - aggiunge il Concilio, - tutti i Sacerdoti, sia diocesani che religiosi, sono associati al corpo episcopale" (LG 28).
2. Questo legame tra i Sacerdoti di qualsiasi qualifica e grado e i Vescovi è essenziale nell'esercizio del ministero presbiterale. I Sacerdoti ricevono dal Vescovo la potestà sacramentale e l'autorizzazione gerarchica per tale ministero.
Anche i Religiosi ricevono tale potestà e tale autorizzazione dal Vescovo che li ordina Sacerdoti e da colui che governa la diocesi dove essi svolgono il ministero. Anche quando appartengono a Ordini esenti dalla giurisdizione dei Vescovi diocesani per il loro regime interno, ricevono dal Vescovo, a norma delle leggi canoniche, il mandato e il consenso per l'inserimento e l'attività nell' ambito della diocesi, salva sempre l' autorità con cui il Pontefice Romano, come capo della Chiesa, può conferire agli Ordini religiosi o ad altri Istituti il potere di reggersi secondo le loro costituzioni e di operare a raggio universale.
A loro volta, i Vescovi hanno nei Presbiteri dei "necessari collaboratori e consiglieri nel ministero e nella funzione di istruire, santificare e governare il Popolo di Dio" (PO 7).
3. Per questo legame tra Sacerdoti e Vescovi nella comunione sacramentale, i Presbiteri sono "aiuto e strumento" dell'Ordine episcopale, come scrive la Costituzione Lumen Gentium (LG 28). Essi prolungano in ogni comunità l'azione del Vescovo, del quale in certo modo rendono presente la figura di Pastore nei diversi luoghi.
E' chiaro che, in forza della sua stessa identità pastorale e della sua origine sacramentale, il ministero dei Presbiteri si esercita "sotto l'autorità del Vescovo". Sempre secondo la Lumen Gentium, è sotto questa autorità che essi portano "il loro contributo al lavoro pastorale di tutta la diocesi", santificando e governando la porzione del gregge del Signore loro affidata (Ibidem LG 28).
E' vero che i Presbiteri rappresentano Cristo e agiscono in suo nome, partecipando, nel loro grado di ministero, al suo ufficio di unico Mediatore. Ma essi possono agire solo come collaboratori del Vescovo, estendendo così il ministero del Pastore diocesano nelle comunità locali.
4. Su questo principio teologico di partecipazione, nell'ambito della comunione gerarchica, si fondano relazioni tra Vescovi e Presbiteri cariche di spiritualità.
La Lumen Gentium le enuncia così: "A ragione di questa loro partecipazione nel sacerdozio e nel lavoro apostolico, i Sacerdoti riconoscono nel Vescovo il loro padre e gli obbediscono con rispettoso amore. Il Vescovo, poi, consideri i Sacerdoti suoi cooperatori come figli e amici, al pari di Cristo che chiama i suoi discepoli non servi, ma amici (Cfr. Jn 15,15)" (Ibidem LG 28).
L'esempio di Cristo è anche qui la regola del comportamento, sia per i Vescovi che per i Presbiteri. Se Colui che aveva un'autorità divina non ha voluto trattare i suoi discepoli da servi ma da amici, il Vescovo non può considerare i suoi Sacerdoti come persone al suo servizio. Con lui, essi servono il Popolo di Dio. E da parte loro i Presbiteri devono rispondere al Vescovo come richiede la legge della reciprocità dell'amore nella comunione ecclesiale e sacerdotale: cioè da amici e da "figli" spirituali. L'autorità del Vescovo e l'obbedienza dei suoi collaboratori, i Presbiteri, devono dunque esercitarsi nel quadro della vera e sincera amicizia.
Questo impegno si basa non solo sulla fraternità che esiste in virtù del Battesimo fra tutti i cristiani e su quella che deriva dal sacramento dell' Ordine, ma sulla parola e l' esempio di Gesù, che anche nel suo trionfo di Risorto, si chino da quell'incommensurabile altezza sui suoi discepoli chiamandoli "miei fratelli" e dichiarando il Padre suo anche il "loro" (Cfr. Jn 20,17 Mt 28,10). così, sull'esempio e l'insegnamento di Gesù, il Vescovo deve trattare come fratelli e amici i Sacerdoti suoi collaboratori, senza che la sua autorità di Pastore e di superiore ecclesiastico ne sia diminuita. Un clima di fraternità e di amicizia favorisce la fiducia dei Presbiteri e la loro volontà di cooperazione e di corrispondenza nell'amicizia e nella carità fraterna e filiale verso i loro Vescovi.
5. Il Concilio scende anche ad alcuni particolari sui doveri dei Vescovi verso i Presbiteri. Basti qui rammentarli: i Vescovi devono aver a cuore, in tutto ciò che possono, il benessere materiale e soprattutto spirituale dei loro Sacerdoti; promuoverne la santificazione curandone la continua formazione, esaminando con loro i problemi riguardanti le necessità del lavoro pastorale e il bene della diocesi (Cfr. PO 7).
Ugualmente i doveri dei Presbiteri verso i loro Vescovi sono riassunti in questi termini: "I Presbiteri, avendo presente la pienezza del sacramento dell'Ordine di cui godono i Vescovi, venerino in essi l'autorità di Cristo, supremo Pastore. Siano dunque uniti al loro Vescovo con sincera carità e obbedienza" (Ibidem PO 7).
Carità e obbedienza: il binomio essenziale dello spirito con cui comportarsi col proprio Vescovo. Si tratta di un' obbedienza animata dalla carità.
L'intenzione fondamentale del Presbitero, nel suo ministero, non può che essere quella si cooperare col suo Vescovo. Se egli ha spirito di fede, riconosce la volontà di Cristo nelle decisioni del Vescovo.
E' comprensibile che talora, particolarmente nei momenti di confronto tra pareri diversi, l'obbedienza possa essere più difficile. Ma l'obbedienza è stata la disposizione fondamentale di Gesù nel suo sacrificio e ha prodotto il frutto di salvezza che tutto il mondo ha ricevuto. Anche il Presbitero che vive di fede sa di essere chiamato a un'obbedienza che, attuando la massima di Gesù sull'abnegazione, gli dà il potere e la gloria di condividere la fecondità redentiva del Sacrificio della Croce.
6. Si deve infine aggiungere che, come a tutti è noto, oggi più che in altri tempi, il ministero pastorale richiede la cooperazione dei Presbiteri e quindi la loro unione coi Vescovi, in ragione della sua complessità e vastità. Come scrive il Concilio, "l'unione tra i Presbiteri e i Vescovi è particolarmente necessaria ai nostri giorni, dato che oggi, per diversi motivi, le imprese apostoliche debbono non solo rivestire forme molteplici, ma anche trascendere i limiti di una parrocchia o di una diocesi. Nessun Presbitero è quindi in condizione di realizzare a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio conto, senza unire le proprie forze a quelle degli altri Presbiteri, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa" (Ibidem PO 7).
Per questo anche i "Consigli presbiteriali" hanno cercato di rendere sistematica e organica la consultazione dei Presbiteri da parte dei Vescovi (Cfr. Sinodo dei Vescovi del 1971: Ench. Vat., IV, 1224). Da parte loro, i Presbiteri parteciperanno a questi Consigli con spirito di collaborazione illuminata e leale, nell'intento di cooperare alla edificazione dell'"unico Corpo". E anche singolarmente, nei loro rapporti personali col proprio Vescovo, ricorderanno e avranno a cuore soprattutto una cosa: la crescita di ciascuno e di tutti nella carità, che è frutto dell'oblazione di sé nella luce della Croce.
[Ai gruppi italiani:] Nel porgere ora il mio saluto ai pellegrini di lingua italiana desidero anzitutto rivolgere un pensiero ai due gruppi di seminaristi qui presenti: agli Alunni del Seminario Vescovile di Bergamo ed ai nuovi alunni del collegio internazionale "Maria Mater Ecclesiae". Cari giovani, sappiate che è prezioso per voi questo tempo di discernimento e di preparazione per il vostro cammino verso il Sacerdozio ministeriale. Abbiate diligente cura della vostra vita di preghiera e della formazione intellettuale, per giungere così ad una più profonda conoscenza dei misteri divini, che dovrete trasmettere, da evangelizzatori nuovi ben disposti per il nostro tempo, alle numerose persone che incontrerete nel ministero pastorale.
Un pensiero poi va alle Suore capitolari della Congregazione delle Maestre Pie dell'Immacolata, qui convenute in occasione del loro Capitolo generale. Ad esse ed all'intero Istituto un vivo incoraggiamento affinché sappiano affrontare i problemi dell'educazione giovanile con grande fiducia, seminando ampiamente nelle anime la parola di Dio. Saluto inoltre il numeroso gruppo dei lavoratori della Ditta "Contempora", che produce piccoli elettrodomestici. Il Signore aiuti tutti voi, cari lavoratori, a vivere nelle vostre fabbriche e negli uffici confortati dal rapporto di collaborazione e fraternità, e doni sicurezza alle vostre attività, aiutandovi a superare qualsiasi momento di difficoltà.
[Ai giovani, agli ammalati, agli sposi novelli:] Nel salutare poi, come di consueto i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli qui presenti, rivolgo un pensiero particolare a quanti partecipano al "Campo Internazionale" organizzato dall'Azione Cattolica Italiana, e son guidati dall'Assistente Centrale, Monsignor Salvatore De Giorgi. Si tratta di un bel gruppo di giovani non solo italiani, ma anche ungheresi, cechi, rumeni, irlandesi.
A tutti ed ai rispettivi Assistenti Spirituali un cordiale benvenuto. Cari giovani, alla luce del tema del Convegno "I giovani e l'Europa camminano insieme", vi invito a farvi costruttori di questo Continente della civiltà della vita e dell' amore, con la luce e la forza che promanano dalla parola di Dio, dalla riconciliazione, dalla presenza di Cristo nell'Eucaristia. Insegnate alla nuova Europa come si superano le barriere storiche dell'odio, cercate con generoso impegno le vie della collaborazione, della solidarietà e della fraternità tra le nazioni. Saluto inoltre i ragazzi dell'organizzazione Polisportiva "San Giacomo", di Nettuno, radunati oggi con diverse squadre, provenienti da varie parti d'Italia.
Si accresca nel cuore di tutti i giovani qui presenti il desiderio di entrare in amicizia con Cristo, di conoscere i suoi segreti e di servirlo con tutte le forze.
E voi carissimi ammalati, sappiate annunciare a tutti che i veri discepoli di Cristo in ogni situazione della vita, ed in particolar modo nei momenti della sofferenza, trovano in Lui e nella sua croce serenità e cristiana speranza.
Infine, ai vari sposi novelli, auguro di essere sempre segno e profezia della presenza di Dio in mezzo agli uomini, mediante il dono dell'amore fedele, indefettibile e fecondo.
A tutti la mia Benedizione Apostolica.
Data: 1993-08-25 Data estesa: Mercoledi 25 Agosto 1993
GPII 1993 Insegnamenti - Catechesi all'udienza generale - Città del Vaticano (Roma)