GPII 1993 Insegnamenti - Udienza generale: la catechesi con i fedeli nella Basilica Vaticana e nell'Aula Paolo VI - Città del Vaticano (Roma)

Udienza generale: la catechesi con i fedeli nella Basilica Vaticana e nell'Aula Paolo VI - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Relazioni dei presbiteri con i loro Vescovi




1. La comunione, voluta da Gesù tra quanti partecipano del sacramento dell'Ordine deve manifestarsi in modo tutto particolare nelle relazioni dei Presbiteri con i loro Vescovi. Il Concilio Vaticano II parla a questo proposito di una "comunione gerarchica", derivante dall'unità di consacrazione e di missione. Leggiamo: "Tutti i Presbiteri, assieme ai Vescovi, partecipano in tal grado del medesimo e unico sacerdozio e ministero di Cristo che la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunione gerarchica dei Presbiteri con l'Ordine dei Vescovi, che viene a volte ottimamente espressa nella concelebrazione liturgica, quando (Vescovi e Presbiteri) uniti professano di celebrare la sinassi eucaristica" (PO 7). Come si vede, anche qui si riaffaccia il mistero dell'Eucaristia come segno e fonte di unità. Con l'Eucaristia è collegato il sacramento dell'Ordine, che determina la comunione gerarchica fra tutti coloro che partecipano del sacerdozio di Cristo: "Per ragione dell'Ordine e del ministero, - aggiunge il Concilio, - tutti i Sacerdoti, sia diocesani che religiosi, sono associati al corpo episcopale" (LG 28).


2. Questo legame tra i Sacerdoti di qualsiasi qualifica e grado e i Vescovi è essenziale nell'esercizio del ministero presbiterale. I Sacerdoti ricevono dal Vescovo la potestà sacramentale e l'autorizzazione gerarchica per tale ministero.

Anche i Religiosi ricevono tale potestà e tale autorizzazione dal Vescovo che li ordina Sacerdoti e da colui che governa la diocesi dove essi svolgono il ministero. Anche quando appartengono a Ordini esenti dalla giurisdizione dei Vescovi diocesani per il loro regime interno, ricevono dal Vescovo, a norma delle leggi canoniche, il mandato e il consenso per l'inserimento e l'attività nell'ambito della diocesi, salva sempre l'autorità con cui il Pontefice Romano, come capo della Chiesa, può conferire agli Ordini religiosi o ad altri Istituti il potere di reggersi secondo le loro costituzioni e di operare a raggio universale.

A loro volta i Vescovi hanno nei Presbiteri dei "necessari collaboratori e consiglieri nel ministero e nella funzione di istruire, santificare e governare il Popolo di Dio" (PO 7).


3. Per questo legame tra Sacerdoti e Vescovi nella comunione sacramentale, i Presbiteri sono "aiuto e strumento" dell'Ordine episcopale, come scrive la Costituzione "Lumen Gentium" (LG 28). Essi prolungano in ogni comunità l'azione del Vescovo del quale in certo modo rendono presente la figura di Pastore nei diversi luoghi.

E' chiaro che, in forza della sua stessa identità pastorale e della sua origine sacramentale, il ministero dei Presbiteri si esercita "sotto l'autorità del Vescovo". Sempre secondo la "Lumen Gentium", è sotto questa autorità che essi portano "il loro contributo al lavoro pastorale di tutta la diocesi", santificando e governando la porzione del gregge del Signore loro affidata (ilbid.).

E' vero che i Presbiteri rappresentano Cristo e agiscono in suo nome, partecipando, nel loro grado di ministero, al suo ufficio di unico Mediatore. Ma essi possono agire solo come collaboratori del Vescovo, estendendo così il ministero del Pastore diocesano nelle comunità locali.


4. Su questo principio teologico di partecipazione, nell'ambito della comunione gerarchica, si fondano relazioni tra Vescovi e Presbiteri cariche di spiritualità.

La "Lumen Gentium" le enuncia così: "A ragione di questa loro partecipazione nel sacerdozio e nel lavoro apostolico, i Sacerdoti riconoscono nel Vescovo il loro padre e gli obbediscono con rispettoso amore. Il Vescovo, poi, consideri i Sacerdoti suoi cooperatori come figli e amici, al pari di Cristo che chiama i suoi discepoli non servi, ma amici (Cfr. Jn 15,15)" (ibid LG 28).

L'esempio di Cristo è anche qui la regola del comportamento, sia per i Vescovi che per i Presbiteri. Se Colui che aveva un'autorità divina non ha voluto trattare i suoi discepoli da servi ma da amici, il Vescovo non può considerare i suoi Sacerdoti come persone al suo servizio. Con lui, essi servono il Popolo di Dio. E da parte loro i Presbiteri devono rispondere al Vescovo come richiede la legge della reciprocità dell'amore nella comunione ecclesiale e sacerdotale: cioè da amici e da "figli" spirituali. L'autorità del Vescovo e l'obbedienza dei suoi collaboratori, i Presbiteri, devono dunque esercitarsi nel quadro della vera e sincera amicizia.

Questo impegno si basa non solo sulla fraternità che esiste in virtù del Battesimo fra tutti i cristiani e su quella che deriva dal sacramento dell'Ordine, ma sulla parola e l'esempio di Gesù, che anche nel suo trionfo di Risorto, si chino da quell'incommensurabile altezza sui suoi discepoli chiamandoli "miei fratelli" e dichiarando il Padre suo anche il "loro" (Cfr. Jn 20,17 Mt 28,10).

Così, sull'esempio e l'insegnamento di Gesù, il Vescovo deve trattare come fratelli e amici i Sacerdoti suoi collaboratori, senza che la sua autorità di Pastore e di superiore ecclesiastico ne sia diminuita. Un clima di fraternità e di amicizia favorisce la fiducia dei Presbiteri e la loro volontà di cooperazione e di corrispondenza nell'amicizia e nella carità fraterna e filiale verso i loro Vescovi.


5. Il Concilio scende anche ad alcuni particolari sui doveri dei Vescovi verso i Presbiteri. Basti qui rammentarli: i Vescovi devono aver a cuore, in tutto ciò che possono, il benessere materiale e soprattutto spirituale dei loro Sacerdoti; promuoverne la santificazione curandone la continua formazione, esaminando con loro i problemi riguardanti le necessità del lavoro pastorale e il bene della diocesi (Cfr. PO 7).

Ugualmente i doveri dei Presbiteri verso i loro Vescovi sono riassunti in questi termini: "I Presbiteri, avendo presente la pienezza del sacramento dell'Ordine di cui godono i Vescovi, venerino in essi l'autorità di Cristo, supremo Pastore. Siano dunque uniti al loro Vescovo con sincera carità e obbedienza" ().

Carità e obbedienza: il binomio essenziale dello spirito con cui comportarsi col proprio Vescovo. Si tratta di un'obbedienza animata dalla carità.

L'intenzione fondamentale del Presbitero, nel suo ministero non può che essere quella di cooperare col suo Vescovo. Se egli ha spirito di fede, riconosce la volontà di Cristo nelle decisioni del Vescovo. E' comprensibile che talora, particolarmente nei momenti di confronto tra pareri diversi, l'obbedienza possa essere più difficile. Ma l'obbedienza è stata la disposizione fondamentale di Gesù nel suo sacrificio e ha prodotto il frutto di salvezza che tutto il mondo ha ricevuto. Anche il Presbitero che vive di fede sa di essere chiamato a un'obbedienza che, attuando la massima di Gesù sull'abnegazione, gli dà il potere e la gloria di condividere la fecondità redentiva del Sacrificio della Croce.


6. Si deve infine aggiungere che, come a tutti è noto, oggi più che in altri tempi, il ministero pastorale richiede la cooperazione dei Presbiteri e quindi la loro unione coi Vescovi, in ragione della sua complessità e vastità. Come scrive il Concilio, "l'unione tra i Presbiteri e i Vescovi è particolarmente necessaria ai nostri giorni, dato che oggi, per diversi motivi, le imprese apostoliche debbono non solo rivestire forme molteplici, ma anche trascendere i limiti di una parrocchia o di una diocesi. Nessun Presbitero è quindi in condizione di realizzare a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio conto, senza unire le proprie forze a quelle degli altri Presbiteri, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa" ().

Per questo anche i "Consigli presbiteriali" hanno cercato di rendere sistematica e organica la consultazione dei Presbiteri da parte dei Vescovi (Cfr. Sinodo dei Vescovi del 1971: Ench. Vat., IV, 1224). Da parte loro, i Presbiteri parteciperanno a questi Consigli con spirito di collaborazione illuminata e leale, nell'intento di cooperare alla edificazione dell'"unico Corpo". E anche singolarmente, nei loro rapporti personali col proprio Vescovo, ricorderanno e avranno a cuore soprattutto una cosa: la crescita di ciascuno e di tutti nella carità, che è frutto dell'oblazione di sé nella luce della Croce.

Data: 1993-08-25 Data estesa: Mercoledi 25 Agosto 1993

Al termine di un concerto a Castel Gandolfo - Roma

Titolo: Nell'arte riluce sempre qualcosa della trascendente bellezza di Dio

[In lungua russa:] Con sincero compiacimento esprimo a tutti voi la mia riconoscenza per il concerto che avete voluto offrirmi questa sera. Un grazie agli organizzatori della manifestazione, ed alla direzione della fondazione "New Names", International Charity Programme, che hanno promosso questo incontro. Un cordiale plauso ed un vivo grazie, in particolare, ai giovanissimi artisti, ai quali siamo tutti debitori della gioia che hanno saputo trasmetterci mediante le melodie così abilmente eseguite.

[In lingua italiana:] Desidero esprimere anche in italiano il mio grato apprezzamento per i promotori di questo incontro artistico e per i giovani esecutori delle melodie che ci sono state proposte stasera. Guardando ai giovani, alla loro capacità di impegno, alle grandi energie culturali e spirituali che essi posseggono, si è portati a pensare agli aspetti che la società del futuro assumerà, se i valori insiti nell' animo giovanile potranno esprimersi appieno.

La promozione di una cultura autenticamente europea, frutto di conoscenza e comunione reciproca, è impresa urgente e necessaria per il nostro tempo. E' impresa affidata soprattutto alle doti, al genio, all'impegno, all'onestà dei giovani, i quali mostrano spesso di saper cogliere il meglio delle differenti culture per farlo proprio e riesprimerlo in sintesi nuove ed avvincenti.

Questo il mio augurio, carissimi: che sappiate essere generosi costruttori di un mondo aperto alle molteplici espressioni dell'arte, nelle quali riluce sempre qualcosa della trascendente bellezza di Dio.

A tutti voi, alle vostre organizzazioni, alle famiglie ed alle persone care che portate nell'animo, la mia speciale Benedizione.

Data: 1993-08-26 Data estesa: Giovedi 26 Agosto 1993

Il concerto offerto al Santo Padre da sei giovani musicisti russi a Castel Gandolfo - Roma

Titolo: "La promozione di una cultura autenticamente europea è impresa urgente e necessaria per il nostro tempo"

Con sincero compiacimento esprimo a tutti voi la mia riconoscenza per il concerto che avete voluto offrirmi questa sera. Un grazie agli organizzatori della manifestazione, ed alla Direzione della fondazione "New Mames", International Charity Programme, che hanno promosso questo incontro. Un cordiale plauso ed un vivo grazie, in particolare, ai giovanissimi artisti, ai quali siamo tutti debitori della gioia che hanno saputo trasmetterci mediante le melodie così abilmente eseguite.

Desidero esprimere anche in italiano il mio grato apprezzamento per i promotori di questo incontro artistico e per i giovani esecutori delle melodie che ci sono state proposte stasera. Guardando ai giovani, alla loro capacità di impegno, alle grandi energie culturali e spirituali che essi posseggono, si è portati a pensare agli aspetti che la società del futuro assumerà, se i valori insiti nell'animo giovanile potranno esprimersi appieno.

La promozione di una cultura autenticamente europea, frutto di conoscenza e comunione reciproca, è impresa urgente e necessaria per il nostro tempo. E' impresa affidata soprattutto alle doti, al genio, all'impegno, all'onestà dei giovani, i quali mostrano spesso di saper cogliere il meglio delle differenti culture per farlo proprio e riesprimerlo in sintesi nuove ed avvincenti.

Questo il mio augurio, carissimi: che sappiate essere generosi costruttori di un mondo aperto alle molteplici espressioni dell'arte, nelle quali riluce sempre qualcosa della trascendente bellezza di Dio.

A tutti voi, alle vostre organizzazioni, alle famiglie ed alle persone care che portate nell'animo, la mia speciale Benedizione.

Data: 1993-08-26 Data estesa: Giovedi 26 Agosto 1993

Al nuovo Ambasciatore di Estonia - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Preghero in comunione con gli Estoni per l'Estonia

Signor Ambasciatore, E' per me una gioia particolare ricevere dalle sue mani le Lettere con cui il Presidente della Repubblica dell' Estonia, sua Eccellenza Lennart Meri, La accredita, suo Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario.

Questa è la gradita conferma della stima sincera e reciproca e della solida amicizia che si sono instaurate fra la sua patria e la Santa Sede, dopo che quest'ultima ha riconosciuto la Nuova Repubblica il 10 ottobre 1921 e ha stabilito rapporti diplomatici nel 1933.

Anche molto tempo fa quando l'Estonia era ancora parte integrante della Livonia, fu questo il modo in cui inizio un dialogo ineguagliabile fra la Santa Sede e l'Estonia. Pur contando un esiguo numero di credenti, la comunità cattolica si sentiva libera fra le molteplici confessioni ben radicate sul suolo estone. Nel 1924 Sua Eccellenza Mons. Antonio Zecchini, che dal 1922 era stato Delegato Apostolico per le Regioni Baltiche, fu nominato primo Amministratore Apostolico dell'Estonia.

In seguito, nel 1931 fu nominato Amministratore Apostolico il gesuita tedesco Padre Eduard Profittlich. Egli accetto l'autorità statale estone e fu così insignito del titolo di "Arcivescovo di Adrianopoli di Emimont". La sua attività pastorale, da tutti riconosciuta e ispirata a uno spirito ecumenico, che precorse i tempi di dialogo intenso e fraterno fra le Chiese cristiane, venne interrotta nel 1941 in seguito all'occupazione straniera della sua terra avvenuta un anno prima.

Da quel momento in poi, quando l'orizzonte dell'indipendenza si oscuro e Mons. Profittlich pati le pene del martirio, la cui conclusione è ancora un segreto per la Chiesa cattolica e per la sua famiglia, si interruppe il dialogo, che, grazie a Dio, ora può essere ripreso. Dopo la nomina di un Nunzio Apostolico a Tallinn nella persona di Monsignor Mullor Garcia, che è anche Amministratore Apostolico dell'Estonia "ad nutum, Sanctae Sedis", e con il riconoscimento di Vostra Eccellenza in qualità di Ambasciatore presso la Santa Sede, questo dialogo si preannuncia molto promettente.

In vista di uno scambio di reciproci e amichevoli benefici si delinea anche la Visita che fra breve effettuero nella capitale dell'Estonia. Infatti mi rallegra il pensiero di poter presto avere l'occasione tanto attesa di visitare la città di Tallinn, ricca di storia e dal caratteristico profilo laddove le cime delle torri delle chiese in cui si prega si confondono con le torri di guardia da dove gli Estoni nei secoli tentavano di scorgere segni di speranza o di paura provenienti dal Baltico. Anche il Papa si prepara ad ammirare ogni città che racchiude un'intera storia e che rappresenta una chiara volontà ecumenica. Il Papa vi si reca per incontrare la gente che custodisce la tradizione del Paese, che è aperto alla fede e alla libertà così come al mare e al suo grande movimento di lavoro e di scambi umani.

Penso in particolare agli incontri che avro con il Presidente della Repubblica, al quale la prego di portare i miei saluti, e con tutte le Comunità Cristiane, a partire naturalmente da quelle cattoliche.

Nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e di San Nicola così come sulla grandiosa piazza che custodisce al centro della città vecchia la storia della nazione, preghero in comunione con gli Estoni per l'Estonia. Parlero agli Estoni di ciò che muove il mio cuore così come quello di molti di loro, e del motivo della mia missione. Parleremo della Parola di Cristo e delle infinite possibilità che essa offre a tutti coloro che, come i vostri concittadini, cercano una pace duratura fondata sulla verità e sulla giustizia.

Gli sviluppi storici hanno sempre fatto si che minoranze di diverse nazionalità convivessero in uno stesso Stato. Nella visione costantemente ribadita dalla Chiesa si delinea una società moderna e cresciuta nel riconoscimento dei diritti dell'uomo, attraverso la quale è possibile una convivenza pacifica e fiduciosa di tutti i cittadini e che garantisce alle minoranze etniche, culturali e religiose il pieno ed evidente godimento dei loro diritti. La Chiesa non può esimersi dal promuovere un' autentica armonia e una convivenza pacifica fra i cittadini, poiché noi siamo tutti figli e figlie dell'unico Padre Celeste e abbiamo ricevuto da Cristo stesso santità e redenzione (Cfr. Messaggio in occasione delle Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 1989).

Conosco le sofferenze che le persone in Estonia, anche nel passato recente hanno dovuto sopportare e le speranze che esse nutrono per il futuro. Allo stesso modo conosco lo sforzo con cui esse tentano di adeguarsi a una situazione che cambia, come anche i problemi che possono rallentare questo processo: la presenza sul territorio nazionale di forze armate straniere, i rapporti con le minoranze etniche e culturali che incidono sulla storia per il loro numero, il processo verso un nuovo tipo di economia che presenta allo stesso tempo rischi e sfide, tensioni di diversa origine che minano l'istituzione della famiglia, la crescente speranza per il turismo e per lo scambio con paesi lontani geograficamente e culturalmente, le nuove correnti di pensiero e i nuovi comportamenti, che non sempre in modo occulto, ma costantemente tentano di ottenere il consenso dei giovani.

Signor Ambasciatore, Per la giusta soluzione di questi e di altri problemi, che ricordo sempre nelle mie preghiere a Roma e anche in quelle che rivolgero a Dio li a Tallinn, esprimo oggi i miei sinceri auguri. Con la sua collaborazione e con quella degli Estoni cattolici la Santa Sede potrà contribuire attivamente alla ricerca di soluzioni efficaci e durature per il benessere di tutti gli interessati.

Con questi sentimenti Le auguro, Eccellenza, un'attività feconda donata dall'abbondante benedizione di Dio.

Data: 1993-08-28 Data estesa: Sabato 28 Agosto 1993

Recita dell'Angelus a Castel Gandolfo - Roma

Titolo: Nell'imminenza del viaggio nei Paesi Baltici

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Nell'imminenza ormai del viaggio che mi condurrà in Lituania, Lenonia ed Estonia, desidero con voi ringraziare il Signore. Egli consente oggi il compiersi di un singolare evento, impensabile appena qualche anno fa. Quei popoli sono usciti dal tunnel di una forzata ateizzazione, che ha messo a dura prova il loro sentimento religioso. Ora, con il recupero dell'autonomia politica e della libertà, possono nuovamente esprimere e coltivare la fede, radice vitale della loro storia.


2. Il mio pellegrinaggio apostolico nei Paesi baltici vuole essere pertanto un servizio di evangelizzazione sulle orme dei missionari che, all'inizio del secondo millennio dell' era cristiana, inviati dalle Chiese di Oriente e di Occidente, annunciarono il Vangelo in tale lembo d'Europa. Da allora la storia di quei popoli, senza il riferimento al cristianesimo, risulterebbe incomprensibile.

L'invito ad intraprendere questo pellegrinaggio mi era stato rivolto, per la Lituania, in occasione del V centenario della morte di San Casimiro e del VI centenario del battesimo della Nazione, mentre, per la Lenonia, l' invito era collegato con gli ottocento anni della consacrazione episcopale di San Meinardo, primo Vescovo di Riga.

Soltanto ora, mutata la situazione politica, posso finalmente corrispondere alle fraterne insistenze dell'Episcopato, dando attuazione ad un progetto che mi portavo da lungo tempo nel cuore.

Chiedo ai cattolici del mondo intero, come pure agli ortodossi ed ai luterani, soprattutto a quelli presenti in quei territori, di volermi accompagnare con la preghiera nelle varie tappe della mia visita apostolica.


3. I cristiani di quelle Nazioni, che hanno difeso la fede al tempo della dura persecuzione religiosa, devono ora lottare per preservarla dalle insidie dell'indifferenza e del secolarismo. Urge pertanto una nuova evangelizzazione, che aiuti i credenti, specialmente le nuove generazioni a radicare solidamente nel Vangelo le loro scelte di vita.

Per tale speciale intenzione vorrei recarmi oggi con voi in spirituale pellegrinaggio nei santuari mariani, nei quali la fede delle popolazioni baltiche si è venuta lungo i secoli alimentando e consolidando: penso in particolare, per la Lituania, al santuario di Auros Vartu a Vilnius, a quelli di Siluva, Zemaiciu Kalvarija, Krekenava e Pivasiunai; per la Lettonia, ai santuari di Skaistakalne, Sarkani, e specialmente a quello di Aglona, in cui la Vergine Assunta è invocata come "Regina della Terra di Maria", titolo col quale fin dal Medioevo furono qualificate la Lenonia e una parte dell'Estonia.

La Vergine Santa, particolarmente venerata a Vilnius nel santuario della Porta dell' Aurora, voglia ottenere ai popoli lituano, lenone ed estone una nuova aurora di fede e di civile progresso. Aiuti i cristiani presenti in quelle terre a crescere nella stima vicendevole e nel dialogo, fino a giungere alla piena unità.

Maria sia davvero per quei popoli e per tutte le nazioni del mondo aurora di pace.

[Ai pellegrini di lingua francese:] Sono felice di salutare i pellegrini e i visitatori di lingua francese venuti in Italia in questo periodo di vacanze. Cari fratelli e sorelle, vi invito a rinnovare dal fondo del vostro cuore l' intenzione di seguire Cristo, luce del mondo. Che la Madonna vi aiuti a mantenere i vostri impegni! [Ai pellegrini di lingua inglese:] Saluto cordialmente i pellegrini e i visitatori di lingua inglese che oggi si sono uniti a noi per la preghiera dell'Angelus. Che il Signore Gesù, la sorgente della vita, dimori sempre nei vostri cuori e nelle vostre case.

[Ai pellegrini di lingua tedesca:] Il mio caro saluto di benvenuto si rivolge anche a voi cari fratelli e sorelle di lingua tedesca. Possano queste settimane estive essere momenti di nuova forza per voi nel corpo e nello spirito. A voi e ai vostri cari, parenti imparto con tutto il cuore la mia Benedizione Apostolica [Ai pellegrini di lingua spagnola:] Saluto ora con tutto l'affetto tutte le persone, le famiglie e i gruppi di lingua spagnola qui presenti.

In particolare, il pellegrinaggio di giovani venezuelani "Gruppo Protocolo Maracaibo". Tutti benedico di cuore.

[Ai pellegrini di lingua portoghese:] I miei cordiali saluti ai pellegrini di lingua portoghese che mi ascoltano: vi auguro tutto il bene, nella grazia di Dio! [Ai pellegrini di lingua rumena:] Sono inoltre lieto di accogliere i pellegrini provenienti dalla Romania, ed auguro loro che la visita a Roma rafforzi la fede di ciascuno e permetta di ammirare i tesori della cultura classica, così rilevante per la storia della Nazione rumena.

[Ai pellegrini italiani:] Saluto tutti i pellegrini italiani, in particolare i numerosi lavoratori dei campi convenuti oggi a Castel Gandolfo per la tradizionale "Sagra delle Pesche". Cari agricoltori, grazie perché col vostro lavoro ci fate gustare i frutti della terra, dono del Signore. Rimanete sempre fedeli ai valori umani e cristiani, specialmente abbiate forte il senso della famiglia.

Saluto anche i gruppi parrocchiali dei Santi Gervasio e Protasio in Spirano (Bergamo) e di Santa Maria e San Iacopo in Zambria (Pisa).

Data: 1993-08-29 Data estesa: Domenica 29 Agosto 1993

Angelus - Città del Vaticano

Titolo: "Il mio pellegrinaggio apostolico nei Paesi Baltici vuole essere un servizio di evangelizzazione"

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Nell'imminenza ormai del viaggio che mi condurrà in Lituania, Lettonia ed Estonia, desidero con voi ringraziare il Signore. Egli consente oggi il compiersi di un singolare evento, impensabile appena qualche anno fa. Quei popoli sono usciti dal tunnel di una forzata ateizzazione, che ha messo a dura prova il loro sentimento religioso. Ora, con il recupero dell'autonomia politica e della libertà, possono nuovamente esprimere e coltivare la fede, radice vitale della loro storia.


2. Il mio pellegrinaggio apostolico nei Paesi baltici vuole essere pertanto un servizio di evangelizzazione sulle orme dei missionari che, all'inizio del secondo millennio dell'era cristiana, inviati dalle Chiese di Oriente e di Occidente, annunciarono il Vangelo in tale lembo d'Europa. Da allora la storia di quei popoli, senza il riferimento al cristianesimo, risulterebbe incomprensibile.

L'invito ad intraprendere questo pellegrinaggio mi era stato rivolto, per la Lituania, in occasione del quinto centenario della morte di San Casimiro e del sesto centenario del battesimo della Nazione, mentre, per la Lettonia, l'invito era collegato con gli ottocento anni della consacrazione episcopale di san Meinardo, primo Vescovo di Riga.

Soltanto ora, mutata la situazione politica, posso finalmente corrispondere alle fraterne insistenze dell'Episcopato, dando attuazione ad un progetto che mi portavo da lungo tempo nel cuore.

Chiedo ai cattolici del mondo intero, come pure agli ortodossi ed ai luterani, soprattutto a quelli presenti in quei territori, di volermi accompagnare con la preghiera nelle varie tappe della mia visita apostolica.


3. I cristiani di quelle Nazioni, che hanno difeso la fede al tempo della dura persecuzione religiosa, devono ora lottare per preservarla dalle insidie dell'indifferenza e del secolarismo. Urge pertanto una nuova evangelizzazione, che aiuti i credenti, specialmente le nuove generazioni a radicare solidamente nel Vangelo le loro scelte di vita.

Per tale speciale intenzione vorrei recarmi oggi con voi in spirituale pellegrinaggio nei Santuari mariani nei quali la fede delle popolazioni baltiche si è venuta lungo i secoli alimentando e consolidando: penso in particolare, per la Lituania, al santuario di Auros Vartu a Vilnius, a quelli di Siluva, Zemaiciu Kalvarija, Krekenava e Pivasiunai; per la Lettonia, ai santuari di Skaistakalne, Sarkani, e specialmente a quello di Aglona, in cui la Vergine Assunta è invocata come "Regina della Terra di Maria", titolo col quale fin dal Medioevo furono qualificate la Lettonia e una parte dell'Estonia.

La Vergine Santa, particolarmente venerata a Vilnius nel santuario della Porta dell'Aurora, voglia ottenere ai popoli lituano, lettone ed estone una nuova aurora di fede e di civile progresso. Aiuti i cristiani presenti in quelle terre a crescere nella stima vicendevole e nel dialogo, fino a giungere alla piena unità.

Maria sia davvero per quei popoli e per tutte le nazioni del mondo aurora di pace.

[Dopo aver guidato la preghiera dell'Angelus con numerosi fedeli di tutto il mondo raccolti, domenica 29 agosto, nel cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ad alcuni gruppi di pellegrini presenti:] Saluto tutti i pellegrini italiani, in particolare i numerosi lavoratori dei campi convenuti oggi a Castel Gandolfo per la tradizionale "Sagra delle Pesche". Cari agricoltori, grazie perché col vostro lavoro ci fate gustare i frutti della terra, dono del Signore. Rimanete sempre fedeli ai valori umani e cristiani, specialmente abbiate forte il senso della famiglia.

Saluto anche i gruppi parrocchiali dei Santi Gervasio e Protasio in Spirano (Bergamo) e di Santa Maria e San Iacopo in Zambria (Pisa).

Data: 1993-08-29 Data estesa: Domenica 29 Agosto 1993

Udienza generale: la catechesi con i fedeli nell'Aula Paolo VI - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Relazioni dei Presbiteri con i Confratelli nel sacerdozio




1. La "comunità sacerdotale" o presbiterio, di cui abbiamo parlato nelle precedenti catechesi, comporta tra coloro che ne fanno parte una rete di relazioni reciproche che si situano nell'ambito della comunione ecclesiale originata dal Battesimo. Il fondamento più specifico di tali relazioni è la comune partecipazione sacramentale e spirituale al sacerdozio di Cristo, da cui deriva uno spontaneo senso di appartenenza al presbiterio.

Lo ha ben rilevato il Concilio: "I Presbiteri costituiti nell'Ordine del Presbiterato mediante l'Ordinazione, sono tutti tra loro uniti da intima fraternità sacramentale; ma in modo speciale essi formano un unico Presbiterio nella diocesi al cui servizio sono ascritti sotto il proprio Vescovo" (PO 8). Per rapporto a questo Presbiterio diocesano, in ragione della mutua conoscenza, vicinanza e consuetudine di vita e di lavoro, si sviluppa maggiormente quel senso dell'appartenenza che crea e alimenta la comunione fraterna e l'apre nella collaborazione pastorale.

I vincoli della carità pastorale si esprimono nel ministero e nella liturgia, come annota ancora il Concilio: "Ciascuno è unito agli altri membri di questo Presbiterio da particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità: il che viene liturgicamente rappresentato, fin dai tempi più antichi, nella cerimonia in cui i Presbiteri assistenti all'Ordinazione sono invitati a imporre le mani, assieme al Vescovo che ordina sul capo del nuovo eletto, o anche quando celebrano la sacra Eucaristia in unione di affetti" (). Si ha in questi casi la rappresentazione della comunione sacramentale, ma anche di quella spirituale, che trova nella liturgia l'"una vox" per proclamare a Dio e testimoniare ai fratelli l'unità dello spirito.


2. La fraternità sacerdotale si esprime altresi nell'unità del ministero pastorale, in tutto l'ampio ventaglio di mansioni, di uffici e di attività a cui sono assegnati i presbiteri, i quali "anche se si occupano di mansioni differenti, esercitano sempre un unico ministero sacerdotale in favore degli uomini" ().

La varietà dei compiti può essere notevole. così, per esemplificare, il ministero nelle parrocchie e quello interparrocchiale o sovraparrocchiale, le opere diocesane nazionali, internazionali, l'insegnamento nelle scuole, la ricerca, l'analisi, l'insegnamento nei vari settori della dottrina religiosa e teologica, ogni apostolato in forma di testimonianza, a volte con la coltivazione e l'insegnamento di qualche ramo dello scibile umano; e ancora, la diffusione del messaggio evangelico per il tramite dei media, l'arte religiosa nelle sue molte espressioni, i molteplici servizi di carità, l'assistenza morale alle varie categorie di ricercatori o di operatori, e infine, oggi attualissime e importantissime, le attività ecumeniche. Questa varietà non può creare delle categorie o dei dislivelli perchè si tratta di compiti che per i Presbiteri rientrano sempre nel disegno della evangelizzazione. "E' chiaro - diciamo col Concilio - che tutti lavorano per la stessa causa, cioè per l'edificazione del Corpo di Cristo, la quale esige molteplici funzioni e nuovi adattamenti, soprattutto in questi tempi" ().


3. E' perciò importante che ogni Presbitero sia disposto - e convenientemente formato - a comprendere e stimare l'opera compiuta dai suoi fratelli nel sacerdozio. E' questione di spirito cristiano ed ecclesiale, oltre che di apertura ai segni dei tempi. Egli dovrà saper comprendere, ad esempio, che vi è diversità di bisogni nell'edificazione della comunità cristiana, come vi è diversità di carismi e di doni; vi è inoltre diversità di modi di concepire e di compiere le opere apostoliche, giacchè possono essere proposti e impiegati nuovi metodi di lavoro nel campo pastorale, pur mantenendosi sempre nell'ambito della comunione di fede e di azione della Chiesa.

La reciproca comprensione è la base del mutuo aiuto nei vari campi.

Ripetiamolo col Concilio: "E' assai necessario che tutti i Presbiteri, sia diocesani che religiosi si aiutino a vicenda, in modo da essere sempre cooperatori della verità" (lbid.). Il reciproco aiuto può essere dato in molti modi: dalla disponibilità a prestarsi a un Confratello in necessità all'accettazione di programmare il lavoro secondo uno spirito di cooperazione pastorale che si rivela sempre più necessario tra i vari enti e gruppi e nello stesso ordinamento globale dell'apostolato. A questo proposito, si terrà presente che la stessa parrocchia (come a volte anche la diocesi), pur avendo una sua autonomia, non può essere un'isola, specialmente in un tempo come il nostro, nel quale abbondano i mezzi di comunicazione, la mobilità della gente, la confluenza in taluni punti di attrazione, le nuove omologazioni di tendenze, abitudini, mode, orari. Le parrocchie sono organi vivi dell'unico Corpo di Cristo, dell'unica Chiesa, in cui si accolgono e si servono sia i membri delle comunità locali, sia tutti coloro che per qualsiasi ragione vi affluiscono in un certo momento che può significare la comparsa di Dio in una coscienza, in una vita. Naturalmente ciò non deve diventare fomite di disordine o di irregolarità in relazione alle leggi canoniche, che sono pure a servizio della pastorale.


4. Un particolare sforzo di mutua comprensione e di reciproco aiuto e da auspicare e favorire specialmente nei rapporti fra i Presbiteri più anziani e quelli più giovani: gli uni e gli altri così necessari alla comunità cristiana, e così cari ai Vescovi e al Papa. E' il Concilio stesso a raccomandare agli anziani di avere comprensione e simpatia per le iniziative dei giovani; e ai giovani di avere rispetto per l'esperienza degli anziani e di riporre in loro fiducia; agli uni e agli altri di trattarsi con sincero affetto, secondo l'esempio dato da tanti Sacerdoti di ieri e di oggi (Cfr. ).

Quante cose salirebbero dal cuore al labbro su questi punti, nei quali si manifesta concretamente la "comunione sacerdotale" che lega i Presbiteri! Contentiamoci di riferire quelle suggerite dal Concilio: "Animati da spitito fraterno, i Presbiteri non trascurino l'ospitalità (Cfr. He 13,1-2), pratichino la beneficenza e la comunità di beni (Cfr. He 13,16), avendo speciale cura di quanti sono infermi, afflitti, sovraccarichi di lavoro, soli, o in esilio, nonchè di coloro che soffrono la persecuzione (Cfr. Mt 5,10)" ().

Ogni Pastore, ogni Sacerdote, percorrendo a ritroso la strada della sua vita, la trova disseminata di esperienze del bisogno di comprensione, aiuto, cooperazione di tanti Confratelli, come di altri fedeli, che si ritrovano sotto le varie forme di necessità appena elencate; e di quante altre! Chissà se non sarebbe stato possibile fare di più per tutti quei "poveri", amati dal Signore e da lui affidati alla carità della Chiesa. Anche per coloro che, come ci rammenta il Concilio (), potevano trovarsi in momenti di crisi. Pur nella coscienza di aver seguito la voce del Signore e del Vangelo, dobbiamo proporci ogni giorno di fare sempre di più e sempre megIio per tutti.


5. Il Concilio suggerisce anche qualche iniziativa comunitaria per promuovere l'aiuto reciproco nei casi di bisogno, e anche in modo permanente e quasi istituzionale in favore dei confratelli.

Accenna innanzitutto a periodiche riunioni fraterne a scopo di distensione e di riposo, per rispondere all'umana esigenza di ripresa delle forze fisiche, psichiche e spirituali, che già il "Signore e Maestro" Gesù, nella sua delicata attenzione alle condizioni altrui, aveva avuto presente quando rivolse agli Apostoli l'invito: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'!" (Mc 6,31). Questo invito vale anche per i Presbiteri in ogni epoca, e nella nostra più che mai, dato l'incalzare delle occupazioni e la loro complicatezza anche nel ministero pastorale (Cfr. PO 8).

Il Concilio incoraggia poi le iniziative che mirano a rendere possibile e agevole in modo permanente la vita comune dei Presbiteri, anche in forma di coabitazione saggiamente istituita e ordinata, o almeno di mensa facilmente accessibile e praticabile in luoghi convenienti. Le ragioni non solo economiche e pratiche, ma anche spirituali, di tali iniziative, in armonia con le istituzioni della primitiva comunità di Gerusalemme (Cfr. Ac 2,46-47), sono evidenti e pressanti nella condizione odierna di molti Presbiteri e Prelati, ai quali occorre offrire attenzione e cura per sollevarne difficoltà e fatiche (Cfr. PO 8).

"Vanno anche tenute in grande considerazione e diligentemente incoraggiate le associazioni che, in base a statuti riconosciuti dall'autorità ecclesiastica competente, fomentano - grazie a un modo di vita convenientemente ordinato e approvato, e all'aiuto fraterno - la santità dei Sacerdoti nell'esercizio del loro ministero, e mirano in tal modo al servizio di tutto l'ordine dei Presbiteri" ().


6. Quest'ultima esperienza in non pochi luoghi è stata fatta da santi preti anche in passato. Il Concilio ne desidera e zela l'estensione più ampia possibile, e non sono mancate nuove Istituzioni, dalle quali proviene un grande beneficio al clero e al popolo cristiano. La loro fioritura ed efficacia è proporzionale all'adempimento delle condizioni fissate dal Concilio: la finalità della santificazione sacerdotale, l'aiuto fraterno tra i Presbiteri, la comunione con l'autorità ecclesiastica, al livello diocesano o a quello della Sede Apostolica, secondo i casi. Questa comunione comporta degli statuti approvati come regola di vita e di lavoro, senza i quali gli associati sarebbero quasi inevitabilmente condannati al disordine o alle arbitrarie imposizioni di qualche personalità più forte. E' un vecchio problema per ogni forma di associazione, che si ripresenta anche nel campo religioso ed ecclesiastico. L'autorità della Chiesa adempie la sua missione di servizio verso i Presbiteri e tutti i fedeli anche con lo svolgere questa funzione di discernimento dei valori autentici, di tutela della libertà spirituale delle persone e di garanzia della validità delle associazioni, come di tutta la vita delle comunità.

Anche in questo si tratta di attuare il santo ideale della "comunione sacerdotale".

Data: 1993-09-01 Data estesa: Mercoledi 1 Settembre 1993


GPII 1993 Insegnamenti - Udienza generale: la catechesi con i fedeli nella Basilica Vaticana e nell'Aula Paolo VI - Città del Vaticano (Roma)