GPII 1993 Insegnamenti - Lettera di Giovanni Paolo II al Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee

Lettera di Giovanni Paolo II al Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee

Titolo: Vivere il Vangelo di Cristo nella libertà e nella solidarietà

Al Venerato Fratello Miloslav Vlk Arcivescovo di Praga Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee


1. Il Simposio dei Vescovi europei, che si riunisce nei prossimi giorni a Praga, richiama anzitutto alla mia memoria la data del 22 aprile 1990, quando dal Santuario di Velehrad, nella vicina terra di Moravia, annunziavo la celebrazione di un'Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi. Da allora non è molto il tempo trascorso, ma incalzanti e carichi di significato son stati gli avvenimenti che si sono succeduti sulla scena europea. Sul versante sociale e politico è continuato il grande processo di liberazione delle Nazioni dell'Europa centrale e orientale, con sviluppi che hanno coinvolto profondamente anche quello che era stato il centro del sistema di potere comunista. Ma nello stesso tempo sono aumentati i conflitti tra i popoli vicini per collocazione geografica e per tradizioni culturali, portando in qualche caso a guerre di inaudita ferocia. Lo sviluppo economico e il processo di integrazione europea, che sembravano doversi estendere progressivamente a tutto il Continente, hanno subito dolorose battute di arresto, mentre sempre più pesante, in tutta Europa, s'è fatta la piaga della disoccupazione.

Sul versante religioso ed ecclesiale, la celebrazione del Sinodo ha costituito uno speciale momento di grazia, i cui frutti devono essere fatti sapientemente maturare. Tra questi possiamo già annoverare il rinnovamento e rafforzarnento della struttura del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, di cui sono entrati a far parte i Presidenti delle Conferenze stesse.


2. E' necessario infatti che le Chiese di Dio, presenti nelle varie nazioni europee, si stringano in forte unità di intenti e di opere, prendendo profonda coscienza del "kairos" di quest'ultimo decennio del secondo millennio cristiano, nel quale Cristo, Signore della storia, ci chiama a un nuovo fervore di annuncio e di testimonianza. Guardando infatti a questi duemila anni trascorsi, non si può non cogliere un disegno di Dio nel fatto che l'Europa, pur non essendo il luogo del primo Avvento di Cristo, è pero il Continente in cui il cristianesimo ha messo più profonde radici. Gli Atti degli Apostoli testimoniano che non senza un particolare intervento dello Spirito Santo l'Apostolo delle Genti, supplicato in sogno da un Macedone (Cfr. Ac 16,9), intraprese l'itinerario di evangelizzazione che lo porto nel cuore del mondo greco-romano. E come non riconoscere la mano della Provvidenza nell'analogo itinerario di Pietro, che, passando da Gerusalemme ad Antiochia, colloco poi a Roma la sua sede definitiva, segnandola col suo martirio? Da allora il cristianesimo è stato posto alle radici stesse dell'Europa, che è diventata così anche il Continente "missionario" per eccellenza.

Purtroppo oggi non mancano forti correnti di "contro-evangelizzazione", che cercano di scalzare le radici cristiane della nostra civiltà, e minacciano così di inaridire la principale sorgente dell'umanesimo europeo. A tale inquietante prospettiva occorre far fronte con un nuovo slancio di evangelizzazione, accogliendo pienamente l'esortazione dell'Apostolo: "Non lasciarti vincere dal male ma vinci con il bene il male" (Rm 12,21).


3. perciò, venerato fratello, appare particolarmente felice l'argomento prescelto per questo ottavo Simposio dei Vescovi europei: "Vivere il Vangelo nella libertà e nella solidarietà".

Esso riprende quel tema fondamentale e decisivo della nuova evangelizzazione dell'Europa che è stato al centro dell'Assemblea sinodale e che fin dal 1982 è l'oggetto principale dei vostri Simposi. E lo affronta nella prospettiva della ricerca della libertà, della verità e della comunione, che costituisce, come ha detto la Dichiarazione finale del Sinodo (n. 4), "l'istanza più profonda, più antica e durevole dell'umanesimo europeo, che continua a operare anche nella sua fase moderna e contemporanea".

Come sottolinea la medesima Dichiarazione il rapporto tra libertà e verità, e quello tra libertà e solidarietà, non devono essere concepiti in termini di antitesi reciproca, come troppo spesso è avvenuto e avviene nella cultura europea, ma di intima connessione e necessaria correlazione. Né si può mai perdere di vista il principio e centro vivo della verità, della libertà e della comunione, che è la persona di Gesù Cristo (Cfr. ).


4. Il vostro Simposio rifletterà dunque anzitutto sui modi in cui la Chiesa - accogliendo il dono di Dio e vivendo in se stessa il Vangelo nella verità, nella libertà e nella comunione - può essere missionaria nell'Europa di oggi, con la luce e la forza dello Spirito. Questa dimensione ecclesiale della nuova evangelizzazione, peraltro, non può non essere caratterizzata da una fondamentale preoccupazione ecumenica, secondo la volontà del Signore e le esigenze dell'attuale situazione europea.

Particolarmente necessario è poi un autentico discernimento teologico delle trasformazioni in atto in Europa, che faccia cogliere nella fede i segni dei tempi. Tra questi si segnala la situazione morale dell'uomo europeo, largamente tentato da un relativismo e permissivismo che finiscono col sopprimere ogni confine oggettivo tra il bene e il male, soffocando la stessa voce della coscienza. Nell'opera della nuova evangelizzazione vanno messe quindi coraggiosamente in evidenza quelle norme morali che esprimono nelle concrete situazioni della vita la verità dell'uomo, creato ad immagine di Dio: soltanto attraverso il loro integrale rispetto è possibile raggiungere un'autentica libertà e una effettiva solidarietà.

Davanti alle difficoltà che ostacolano il cammino dei popoli europei verso la costruzione di un "casa comune" nella quale essi possano pacificamente convivere, integrarsi e arricchirsi a vicenda, diventa sempre più urgente dare uno spazio adeguato, nella nuova evangelizzazione, all'insegnamento sociale della Chiesa. Esso aiuta, tra l'altro, a comprendere rettamente il valore della propria identità nazionale ed a viverlo in una prospettiva aperta alla comunione. Ricorda inoltre all'Europa i suoi inderogabili doveri verso i popoli più poveri del mondo.


5. Venerato fratello, la convinzione di fede che l'evangelizzazione, ben più che opera nostra, è potenza dello Spirito che agisce attraverso la nostra debolezza ci dona fiducia e coraggio nell'essere testimoni di Cristo in ogni regione dell'Europa e al di là di qualunque difficoltà. La comunione che unisce le Chiese sorelle delle diverse parti d'Europa stimoli a rinnovare e incrementare nell'attuale Simposio quello scambio di doni che già ha allietato il Sinodo dei Vescovi europei.

Durante la mia visita pastorale alle dilette Nazioni del Mar Baltico mi uniro spiritualmente ai vostri lavori e fin d'ora imparto di cuore a tutti i partecipanti - vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, laici - propiziatrice l'Apostolica Benedizione.

Da Castelgandolfo, 1 Settembre 1993.

Data: 1993-09-01 Data estesa: Mercoledi 1 Settembre 1993

Messaggio quaresimale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "La famiglia è al servizio della carità, la carità è al servizio della famiglia"




1. Il tempo di Quaresima è una stagione favorevole, concessa dal Signore per rinnovare il cammino di conversione e rafforzare in noi la fede, la speranza e la carità per entrare nell'Alleanza voluta da Dio e per vivere più intensamente un periodo di grazia e di riconciliazione.

"La famiglia è al servizio della carità, la carità è al, servizio della famiglia". Con la scelta di questo tema, desidero di invitare tutti i cristiani a trasformare la propria esistenza e a modificare i comportamenti, per diventare vero fermento e per far crescere in seno alla famiglia umana la carità e la solidarietà: valori essenziali per la vita sociale e per la vita cristiana.


2. Auspico, anzitutto, che le famiglie cristiane prendano coscienza della loro missione nella Chiesa e nel mondo. E' con la preghiera personale e comunitaria che le famiglie ricevono lo Spirito Santo, il Quale crea in esse e per esse tutte le cose nuove ed apre il cuore dei fedeli alla dimensione universale. Attingendo a questa sorgente d'amore, ciascuno potrà trasmettere tale amore con la sua vita e le sue opere. La preghiera ci unisce a Cristo e fa si che tutti gli uomini siano fratelli.

La famiglia è il primo luogo privilegiato dell'educazione e dell'esercizio della vita fraterna, della carità e della solidarietà, le cui forme sono molteplici. Nelle relazioni familiari si apprendono l'attenzione, l'accoglienza e il rispetto dell'altro, che deve sempre avere nel nostro cuore quel posto che gli spetta. La vita in comune è poi un invito alla condivisione che fa uscire dal proprio egoismo. Chi impara a condividere e a donare scopre la gioia immensa che procura la comunione dei beni. I genitori, con il loro esempio ed il loro insegnamento, avranno cura di suscitare delicatamente nei propri figli il senso della solidarietà. così, fin dall'infanzia, ciascuno è chiamato a fare l'esperienza della privazione e del digiuno al fine di forgiare il proprio carattere e di dominare i propri istinti, in particolare quello di possedere solo per sé. Quanto si recepisce nella vita familiare dura per tutta l'esistenza.


3. Il nostro mondo attraversa tempi particolarmente difficili; occorre, perciò, che le famiglie, sull'esempio di Maria che si affretta ad aiutare la cugina Elisabetta, si avvicinino ai loro fratelli bisognosi recando loro il soccorso materiale e spirituale! Come il Signore ha cura degli uomini, così anche noi, mossi dalle sue parole: "ho visto la miseria del mio popolo e il suo grido è giunto fino a me" (1S 9,16), non possiamo restare sordi ai suoi appelli, finché la povertà di numerosi nostri fratelli avvilisce la loro dignità di uomini e sfigura l'umanità intera. E' questa una palese ed eclatante ingiuria al dovere di solidarietà e di giustizia.


4. In questo tempo, la nostra attenzione dovrà rivolgersi specialmente verso le sofferenze e le povertà delle famiglie. Un grande numero di esse, infatti, ha varcato il limite estremo della povertà, non avendo neppure il minimo vitale per nutrirsi e nutrire i loro piccoli, per consentire ad essi una crescita fisica normale e una istruzione regolare, conforme alle leggi. Alcune famiglie non dispongono neanche di un alloggio decente. La disoccupazione colpisce ed impoverisce sempre di più interi strati della popolazione. Le donne sono sole nel provvedere ai bisogni dei propri bambini e alla loro educazione: tutto ciò porta spesso i giovani a vagare per le strade e a rifugiarsi nella droga, nell'abuso di alcool o nella violenza. Si nota attualmente un aumento di coppie e di famiglie che hanno problemi psicologici e relazionali. Le difficoltà sociali contribuiscono talvolta alla rottura del nucleo familiare. Troppo spesso il nascituro non è accettato. In alcuni paesi, i più giovani sono sottoposti a condizioni di vita disumane o vergognosamente sfruttati. Le persone anziane ed handicappate, considerate economicamente improduttive, si sentono inutili e relegate nella solitudine. Alcune famiglie, a causa della loro appartenenza ad altre razze, culture e religioni, sono espulse dalla terra nella quale si erano stabilite.


5. Di fronte a questi flagelli, che colpiscono l'insieme del pianeta, non possiamo tacere, né restare inerti, perché esse feriscono la famiglia, cellula fondamentale della società e della Chiesa. Bisogna rientrare in noi stessi! I cristiani e gli uomini di buona volontà hanno il dovere di sostenere le famiglie in difficoltà, donando loro i mezzi spirituali e materiali per uscire da situazioni spesso tragiche.

In questo tempo di Quaresima, vi esorto soprattutto alla condivisione con le famiglie più povere, perché possano esercitare, particolarmente verso i propri figli, le responsabilità che ad esse competono. Nessuno può essere rifiutato in nome della differenza, della debolezza o della sua povertà. Al contrario, le diversità sono ricchezze per la costruzione comune. E' a Cristo che noi diamo, allorché doniamo ai poveri, perché essi "hanno assunto il volto di Nostro Signore" e "sono i preferiti di Dio" (S. Gregorio di Nissa, De Pauperibus amandis). La fede esige la condivisione con i propri simili. La solidarietà materiale è una espressione essenziale e primaria della carità fraterna: essa dà a ciascuno i mezzi per sussistere e condurre la propria vita.

La terra e le sue ricchezze appartengono a tutti, "la fecondità di tutta la terra deve essere fertilità per tutti" (S. Ambrogio, De Nabuthe VII, 33). Nelle ore difficili che stiamo vivendo, non basta prendere dal proprio superfluo, occorre piuttosto trasformare i propri comportamenti consumistici, al fine di attingere dallo stesso necessario, conservando soltanto l'essenziale, perché tutti possano vivere con dignità. Facciamo digiunare la nostra brama di possedere per offrire al nostro prossimo ciò che a lui manca in modo radicale. "Il digiuno dei ricchi deve diventare il nutrimento dei poveri" (S. Leone Magno, Sermo 20 De Ieiunio).


6. Desidero di richiamare particolarmente l'attenzione delle comunità diocesane e parrocchiali sulla necessità di trovare i mezzi pratici per venire in aiuto alle famiglie bisognose. So che numerosi Sinodi diocesani hanno già fatto dei progressi in tal senso. La pastorale familiare deve così avere un ruolo di primo piano; inoltre, i cristiani, negli organismi civili di cui sono partecipi, ricordino sempre questa attenzione e questo dovere imperiosi di aiutare le famiglie più deboli.

Mi rivolgo ancora ai Dirigenti delle nazioni perché trovino su scala nazionale e planetaria il modo di far cessare la spirale della povertà e dell'indebitamento. La Chiesa si augura che, nelle politiche economiche, i dirigenti e i capi d'azienda prendano coscienza dei cambiamenti da compiere e dei loro obblighi, perché le famiglie non dipendano più unicamente dagli aiuti che sono loro concessi, ma con il proprio lavoro possano guadagnarsi i mezzi di sussistenza.


7. La comunità cristiana accolga con gioia l'iniziativa delle Nazioni Unite di dichiarare il 1994 Anno Internazionale della Famiglia; là dove può, essa porti generosamente il suo specifico contributo.

Non chiudiamo il nostro cuore, ma ascoltiamo la voce del Signore e quella degli uomini, nostri fratelli! Possano le opere di carità compiute nel corso di questa Quaresima, mediante le famiglie e per le famiglie, procurare a ciascuno gioia profonda e aprire i cuori a Cristo risorto, "primogenito di una moltitudine di fratelli" (Rm 8,29).

A tutti coloro che risponderanno a questo appello da parte del Signore, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica.

Data: 1993-09-03 Data estesa: Venerdi 3 Settembre 1993

La cerimonia di accoglienza all'aereoporto internazionale della Capitale lituana - Vilnius

Titolo: "Questa vostra terra è cara all'intero popolo cristiano"

Garbé Jezui Kristui! (Per amzius! Amen!) Signor Presidente della Repubblica, Signori Cardinali e Confratelli dell'Episcopato lituano, Autorità nazionali e locali, Signori e Signore, Carissimi fratelli e sorelle!


1. Con intensa commozione ho baciato poc'anzi il suolo della Lituania, grato a Dio per il dono che mi ha concesso di venire tra voi.

Quanto ardentemente ho desiderato di visitare questa vostra terra a me particolarmente cara! Non appena, per inscrutabile disegno divino sono stato eletto alla Sede dell'Apostolo Pietro, ho voluto recarmi nella cappella Lituana della Madonna della Misericordia, che si trova nella cripta della Basilica Vaticana. E li, ai piedi della Vergine, ho pregato per tutti voi.

Questa vostra terra è cara all'intero popolo cristiano sparso nei cinque continenti. La Lituania, testimone silenziosa di un amore appassionato per la libertà religiosa, che costituisce - come ho avuto modo di ripetere spesso - il fondamento di tutte le altre libertà umane e civili. Nello sforzo di testimoniare la sua appartenenza alla Chiesa cattolica, nel suo lungo e sofferto cammino verso la libertà, essa si è rivelata terra di confessori e di martiri.


2. Oggi è un giorno storico. Per la prirna volta un Papa approda in Lituania e nei Paesi baltici. Come non lasciare affiorare nel cuore la memoria delle vicende susseguentesi in tanti secoli di evangelizzazione? E' un cammino ricco di eventi sorprendenti caratterizzato dall'affermazione del messaggio cristiano, che è andato fondendosi con la storia stessa della vostra Patria. Nomi di personaggi venerati s'affacciano alla mente di tutti noi: Mindaugas, il condottiero che ricevette il battesimo "insieme ad una grande moltitudine" e che chiese ad Innocenzo IV di accogliere il regno di Lituania "in proprietà del Beato Pietro", per rimanere "sotto la protezione e il rispetto della Sede Apostolica".

Vytautas il Grande, che consolido l'indipendenza del Paese; Jogaila, che sposo Eduvige, regina di Polonia, e insieme con la nobiltà lituana ricevette il battesimo nel 1387, data che per voi segna il passaggio del Paese alla fede.

San Casimiro uomo capace di coraggio e di perdono, primo santo della Lituania, che lascio in eredità a Lituani e Polacchi un luminoso esempio di carità e di rettitudine.

Sono personaggi che hanno contribuito a costruire la grandezza civile e cristiana della Lituania. Essi hanno tracciato una strada, uno stile di vita; hanno segnato un significativo traguardo per la pace civile da raggiungere o da ricercare. Sono loro che hanno forgiato l'anima lituana.


3. Carissimi fratelli e sorelle sono ben consapevole di giungere tra voi in un momento in cui l'intera Comunità lituana, cercando luce nel suo glorioso passato, nella sua storia ricca di fede, intende con coraggio riprendere la strada, nella luce del Vangelo, dopo un lungo periodo di sofferenza, di prova e di martirio.

Situata quasi al centro dell'Europa tra l'Est e l'Ovest del vecchio Continente e fiduciosa nella sua lunga tradizione cristiana, la Lituania potrà intraprendere di nuovo la strada della ricostruzione dell'unità nella concorde collaborazione con le altre Nazioni europee. Potrà aprirsi agli orizzonti della nuova evangelizzazione.

Proseguite su tale strada, carissimi fratelli e sorelle! Vengo tra di voi soprattutto come Pastore desideroso di incoraggiarvi a proseguire nell'opera di ricostruzione della nuova Lituania, finalmente libera e desiderosa di esprimere al massimo le sue potenzialità.

Signor Presidente, accogliendomi sul suolo lituano Ella mi ha offerto a nome dei connazionali ospitalità ed amicizia. Grazie per questa disponibilità e cortesia. Accetto di cuore tale gesto generoso, che ricambio cordialmente mentre, invocando la protezione divina su ciascuno di voi e sul pellegrinaggio apostolico che da questo aeroporto della Capitale prende inizio, a tutti imparto di cuore la mia Benedizione.

Data: 1993-09-04 Data estesa: Sabato 4 Settembre 1993

Al clero, ai religiosi, alle religiose e ai seminaristi riuniti nella Cattedrale di S. Stanislao - Vilnius

Titolo: All'ora del forzato silenzio su Dio segue adesso il tempo della coraggiosa proclamazione del Vangelo

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Rendo grazie al Signore per il dono di questo incontro, particolarmente atteso e desiderato. Saluto con gioia ciascuno di voi, come pure i sacerdoti, i religiosi e le religiose che l'anzianità o la malattia ha trattenuto a casa, mentre sento spiritualmente presenti i defunti, che dal cielo accompagnano il cammino della Chiesa per la quale hanno speso le loro energie, e talora anche donato la vita.

Sono particolarmente lieto che questo nostro primo incontro abbia luogo nella cattedrale di Vilnius, chiusa nel 1950 e restituita al culto nel 1989. In questo tempio, ove palpita l'anima della Nazione lituana, vengono gelosamente conservate le spoglie mortali di San Casimiro, riportate nella cappella a lui dedicata il 4 marzo 1989. Dinanzi ad esse mi sono fermato poc'anzi in preghiera, ringraziando il vostro Patrono per avermi concesso la gioia di essere tra voi.

Come non ricordare, in questo momento così familiare, la schiera numerosa dei Vescovi e dei Sacerdoti che, con eroica fedeltà, hanno consacrato la loro esistenza al Vangelo? Innanzitutto il Beato Giorgio Matulaitis, Ordinario di Vilnius dal 1918 al 1925 che io stesso ho avuto la sorte di elevare agli onori degli altari nel 1987. Ed inoltre l'Arcivescovo Julijonas Steponavicius, impedito nella sua missione dal 1961 al 1988, quando finalmente poté riprendere la guida pastorale dell'Arcidiocesi. Mori nel 1991 ed è sepolto in questa stessa cattedrale. Ricordo pure l'Arcivescovo Mecislovas Reinys, nominato coadiutore di Vilnius nel 1940, arrestato nel 1947 e morto martire nel 1953 nella prigione di Vladimir, in Russia.

La loro testimonianza è incoraggiamento e sostegno per il cammino che attende la Chiesa della Lituania.


2. Carissimi fratelli e sorelle, alle vostre spalle c'è un lungo periodo durante il quale la fede è stata duramente provata come nel crogiolo il metallo prezioso.

Ma all'ora del forzato silenzio su Dio segue adesso il tempo della coraggiosa proclamazione del Vangelo e della costruzione del Regno mediante la vostra personale testimonianza. La sofferenza e la Croce non scompaiono: alle prove di ieri ne seguiranno certarnente altre oggi e domani. La fatica dell'evangelizzazione assumerà forme diverse, ma resterà sempre espressione dell'identica Croce di Cristo, quella Croce che svetta sui templi e deve regnare nel cuore di ogni credente. Voi dovete confrontarvi con l'incomprensione di quanti, condizionati da un'educazione atea, hanno forse smarrito - almeno momentaneamente - la sensibilità religiosa. Dovete fare i conti con l'indifferenza, l'incomprensione, le tendenze secolarizzanti, l'isolamento psicologico in una società sottoposta a profonde trasformazioni. Dovete, in particolare, misurarvi col fenomeno preoccupante delle sette, la cui affermazione è favorita dalla diffusa disinformazione religiosa.

Dopo aver celebrato pochi anni or sono il sesto centenario del suo battesimo, la Lituania attraversa un momento delicato della sua lunga e nobile storia. Nota come "terra delle croci", perché i suoi campi e le sue strade ne erano pieni, essa è diventata purtroppo un calvario per tanti suoi figli.

Ora, all'alba di un'epoca di rinnovata speranza, è importante che specialmente il Sacerdote sia considerato dai suoi connazionali come fratello del Redentore, morto sulla Croce e risorto. Configurato a Cristo crocifisso, egli è chiamato ad essere l'uomo del perdono e della riconciliazione.


3. Carissimi sacerdoti, siate i buoni samaritani dei vostri fratelli che portano il peso di un passato dominato dal sospetto e dalla delazione, di lunghi anni di silenzio su Dio e perfino di subdola azione contro Dio. A voi è domandato di contribuire a ricostruire il tessuto sociale ed umano del vostro Paese con paziente amore e tenace passione apostolica.

Per voi non ci siano né vincitori né vinti, ma uomini e donne da aiutare ad uscire dall'errore, persone da sostenere nello sforzo di riscatto dagli effetti, anche psicologici, della violenza, del sopruso, della violazione dei diritti umani. Ai "vinti" è urgente ricordare che non basta adeguarsi alle mutate situazioni sociali: occorre piuttosto la conversione sincera e, se necessario, l'espiazione. Ai avincitori" va rinnovata l'esortazione al perdono, perché si affermi la pace autentica che deriva dalla sequela del Vangelo della misericordia e della carità.

Ecco, allora, il momento di prendere più seria consapevolezza delle radici teologali del vostro ministero presbiterale. Affinché il mondo creda, i Sacerdoti devono essere più che mai gli "uomini della Trinità".

Il Sacerdote, figlio del Padre celeste, è chiamato a riflettere nel quotidiano la paternità di Dio. Non a caso l'appellativo, che assai di frequente il "sensus fidelium" vi attribuisce, è proprio quello di Padre.

Figli del Padre "che siede nell'alto / e si china a guardare / nei cieli e sulla terra" (Ps 113,5-6), siate in prima fila nel servire i fratelli, condividendo con loro i problemi e le difficoltà di questa Lituania che rinasce.

Fate vostri i sentimenti di Cristo, Maestro e Salvatore, che non è venuto ad essere servito ma a servire (Mc 10,45). Date testimonianza di distacco e di generosità. La povertà evangelica, dal Signore richiesta a quanti vogliono seguirlo da vicino (Mt 19,29), è sorgente di fecondità apostolica e di felicità personale. Siate generosi e la vostra larghezza d'animo sia esempio e seme di fraternità.

Radicati nella paternità di Dio, proclamate al mondo che solo l'amore, quell'amore che lo Spirito Santo riversa nei cuori dei credenti (Cfr. Rm 5,5), può offrire basi solide alla costruzione della città terrena, dando senso e fecondità anche alle rinunce e alle prove.


4. Come il Buon Pastore, accogliete e andate incontro ad ogni persona. Tutti, ma particolarmente i giovani, cercano dei "Padri spirituali", delle guide illuminate, dei maestri di coerenza evangelica. Ascoltare, incoraggiare, sostenere e guidare con sicurezza il popolo di Dio sui sentieri della verità e della santità: è questa la vostra rnissione, che domanda ovviamente da parte vostra una costante ricerca di fedeltà e di amore a Cristo, redentore dell'uomo. Abbiate sempre dinanzi a voi l'esempio di Gesù e con il divino Maestro intessete un quotidiano colloquio di ascolto e di docile sequela, così da essere strumenti dello Spirito Santo che Egli ha inviato.

Il Sinodo straordinario a vent'anni dal Concilio Vaticano II così si è espresso: "Poiché la Chiesa in Cristo è mistero, deve essere considerata segno e strumento di santità. Per questo motivo il Concilio ha proclamato la vocazione di tutti i fedeli alla santità (Cfr. LG 5). La chiamata alla santità è un invito ad un'intima conversione del cuore ed a partecipare alla vita del Dio uno e trino...

I santi e le sante sempre sono stati fonte e origine di rinnovamento nelle più difficili circostanze in tutta la storia della Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità" (Sinodo dei Vescovi, Relazione finale dell'Assemblea straordinaria a 20 anni dal Concilio Vaticano II, II, A, 4).

Carissimi, il vostro ministero è un dono di Dio al servizio della santità del suo popolo. E come potrete educarlo alla perfezione cristiana, se non vi lascerete voi per primi formare dallo Spirito Santo? Chiedete con umiltà e costanza allo Spirito la grazia della santità. E fatela chiedere ad altri, specie alle anime più sensibili e ai sofferenti, cirenei della Croce di Cristo.

La santità richiesta al Sacerdote non è una santità formale, limitata alla sacralità dei gesti del suo ministero. Essa consiste nella progressiva identificazione con Cristo e con la volontà del Padre nei suoi piani provvidenziali. Santo è il Sacerdote che compie docilmente la volontà di Dio. Poco importano le coordinate di tempo e di spazio. L'identificazione con Cristo va ricercata nelle parrocchie di città come in quelle di campagna. In ogni luogo e in ogni ora il presbitero è chiamato a svuotarsi di se stesso per riempirsi sempre più di Dio.

Il popolo di Dio, animato dall'unico Spirito di Cristo, sa scorgere nella paternità spirituale del Sacerdote la motivazione profonda del celibato, che la Chiesa latina chiede ai propri ministri. Con lo sguardo della fede, i cristiani sanno riconoscere nella consacrazione verginale di quanti sono chiamati al ministero sacerdotale e alla vita religiosa una fiamrna capace di dare calore e luce al mondo. Il celibato non è perciò una rinuncia; è anch'esso un'affermazione di amore sponsale, che, come tale, esige totalità di donazione. E' proprio da tale amore libero e generoso scaturisce un rinnovato vigore spirituale per il vostro servizio apostolico.


5. Carissimi sacerdoti! La cura pastorale richiede, in questo momento storico, che prestiate attenzione ai bisogni sociali del vostro popolo.

Il Signore vi chiede oggi, come fece con i Dodici (Mt 14,17), di aiutarlo a "sfamare la folla", distribuendo i pani e i pesci, talvolta drammaticamente scarsi, ma che Egli sa moltiplicare. Non tralasciate pertanto di approfondire la dottrina sociale della Chiesa, all'interno della quale i vostri fedeli potranno trovare elementi validi e stimoli incoraggianti per risolvere le attuali questioni più urgenti del Paese, dopo un così lungo periodo di forzato silenzio sociale. La Chiesa non pretende di tracciare vie di gestione concreta della società. La sua dottrina pero contiene salutari principi e criteri atti a guidare le scelte programmatiche e le decisioni operative. Essa offre alla Lituania il contributo di un ricchissimo patrimonio di valori ispirato, in definitiva, all'annunzio di salvezza contenuto nella Parola di Dio e rivelato in Gesù Cristo.


6. può, tuttavia, accadere che proprio da questo desiderio di servire l'uomo nella sua dimensione sociale oltre che privata, scaturiscano situazioni di frizione o di sospetto tra la Chiesa e gli esponenti del potere politico. Anche voi, Sacerdoti lituani, ne avete fatto l'amara esperienza in tempi non lontani. Durante il periodo dell'occupazione, era vietato predicare il Vangelo ed impegnarsi socialmente in favore del povero. Con il ritorno alla democrazia c'è da augurarsi che i rapporti tra Chiesa e Stato si sviluppino secondo criteri di reciproco rispetto, resistendo alle tentazioni sia del laicismo che del clericalismo. Né lo Stato infatti deve invadere lo spazio che la Costituzione e le Convenzioni internazionali riconoscono alla religione né i Sacerdoti, nell'esercizio della loro missione evangelizzatrice, devono intervenire nella politica dei partiti o nella gestione diretta della Nazione. Alla pari di tanti altri Stati in Europa e nel mondo, anche la vostra Patria potrà trarre grandi vantaggi da un sincero dialogo tra la Chiesa e lo Stato, quando da una parte i legittimi rappresentanti del popolo lituano rispettino lealmente la libertà della comunità ecclesiale e i ministri di questa, dall'altra, s'astengano da ogni forma di indebita ingerenza nell'ambito proprio delle pubbliche Istituzioni.


7. Un altro aspetto del vostro ruolo di pastori d'anime in Lituania mi preme qui sottolineare. Si tratta dell'acquisto e del consolidamento delle cosiddette virtù umane, che il Sacerdote deve coltivare prima di tutto nella propria vita, per poi educare ad esse il popolo affidato alle sue cure.

Dopo ogni rivolgimento sociale di grande portata, l'uomo appare ferito nei suoi comportamenti ed anche nella sua anima. In simili momenti è più che mai importante che le persone consacrate diano viva testimonianza della stretta interdipendenza che vi è tra virtù teologali e virtù umane, dalla cui sintesi scaturisce un'umanità nuova, riconciliata con se stessa. Lealtà, onestà, laboriosità, ordine, fiducia negli altri, spirito di servizio, cordialità, rispetto, distacco, generosità, senso della giustizia e della responsabilità, equilibrio, serenità, sincerità: ecco alcuni tratti caratteristici dell'"uomo nuovo".

Coltivate, fratelli carissimi, queste ed altre simili virtù nell'impegno ascetico del vostro cammino di santità. La loro pratica è il primo contributo alla promozione dell'uomo nuovo, di cui la vostra Patria ha bisogno per avviarsi verso traguardi di prosperità e di pace.


8. Carissime religiose, voglio ora rivolgervi un pensiero speciale, accompagnato da profonda gratitudine per l'azione da voi svolta negli anni difficili del recente passato. Conosco la vostra vita nascosta, il vostro sacrificio silenzioso, la vostra sofferenza. Quanto avete sofferto! E con quanta fedeltà avete continuato nella vostra missione! Durante la dura oppressione siete state veramente "il sale della terra" che ha dato coraggio ed ha sostenuto i fedeli, conservando viva la fede, la speranza e la carità.

Carissime sorelle, il Papa comprende le vostre attuali difficoltà e prega per voi perché non vengano a mancarvi le forze ed il vigore per rinnovarvi, adattando il vostro stile di vita e di apostolato alle mutate situazioni della Chiesa e della società. Il Concilio Vaticano II ha ricordato che la vita consacrata è un grande dono per la missione della Chiesa nel mondo. Al presente viene chiesto agli Istituti dediti alle varie opere di apostolato autentica santità effettiva condivisione comunitaria azione apostolica e testimonianza di carità (Cfr. PC 8). Il Signore vi guidi in questo tempo di profondi mutamenti sociali ed indichi a ciascuna Famiglia religiosa la via su cui camminare per corrispondere meglio al disegno divino.

C'è oggi bisogno di persone consacrate, che con la preghiera, il sacrificio e le attività loro proprie contribuiscano efficacemente alla auspicata rinascita spirituale della Lituania. A tal fine è indispensabile una formazione delle aspiranti alla vita religiosa rispondente alle odierne circostanze, assai diverse fortunatamente da guelle del passato regime totalitario.


9. Una parola anche a voi, carissimi candidati al sacerdozio. A voi pure è necessaria una salda ed illuminata formazione, sostenuta dalla costante ricerca di Dio. A voi è chiesta la stessa santità necessaria al Sacerdote, altrettanta disponibilità e generosità. Lucerne ardenti di carità e di santità: ecco quale deve essere il vostro progetto di vita.

Guardate a Maria, tempio della Trinità, che qui in Lituania venerate con particolare devozione nei Santuari di Auros Vartu e di Siluva, inclusi nel programma del mio pellegrinaggio! Guardate a Lei voi, Sacerdoti e aspiranti alla vita presbiterale, voi, Religiosi e Religiose e quanti Iddio chiama a lavorare nella sua vigna.

Figlia del Padre e Madre di Cristo, Maria è Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli. Sul Calvario, Ella fu data come Madre da Cristo stesso a tutti noi, rappresentati da Giovanni. Con Maria pregavano gli Apostoli, quando su loro discese lo Spirito Santo, il giorno della Pentecoste. A Maria vi affido tutti, affinché il vostro servizio di amore produca frutti abbondanti di vita evangelica.

Ne avranno beneficio la Chiesa e la vostra Patria.

Vi sia di conforto e sostegno la mia Benedizione.

Data: 1993-09-04 Data estesa: Sabato 4 Settembre 1993


GPII 1993 Insegnamenti - Lettera di Giovanni Paolo II al Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee