GPII 1993 Insegnamenti - Le parole prima della recita dell'Angelus Domini - Asti

Le parole prima della recita dell'Angelus Domini - Asti

Titolo: Vergine Santa, Porta del Paradiso, volgi il tuo sguardo di Madre su questa città, sull'Italia e sul mondo intero

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Al termine di questa solenne celebrazione eucaristica, il pensiero si rivolge naturalmente alla Vergine Maria, che qui ad Asti è venerata con il suggestivo titolo di "Porta Paradisi": Porta del Paradiso.

Fin dall'antichità la sua effigie sovrasta una delle porte d'ingresso nella città, quella di san Marco, ed il suo culto si è progressivamente sviluppato dando vita all'attuale imponente Santuario.

"Porta Paradisi" è un titolo che ben esprime il ruolo della Madre di Dio quale "porta" di accesso a Cristo.

Attraverso questa "porta" sono passate generazioni di credenti: "ad lesum per Mariam". Quante grazie ricevute dagli Astigiani sono state attribuite alla "Madonna del Portone", come Ella è qui comunemente chiamata nel linguaggio popolare! Nel solco di questa antica devozione, ci mettiamo anche noi sotto la sua celeste protezione. Soprattutto vogliamo metterci alla sua scuola, accogliendone l'invito materno ad orientare a Cristo l'intera nostra vita.


2. Porta Paradisi! Tale fu Maria per il Beato Giuseppe Marello, Vescovo di Acqui e figlio illustre di questa terra, or ora elevato alla gloria degli altari. Egli era devotissimo di S. Giuseppe, al quale intitolo la sua Congregazione degli "Oblati", ma era addirittura "innamorato" della Vergine Santa.

E' impressionante come nella sua vita, proprio in alcuni momenti decisivi, torni la figura materna di Maria. Era ragazzo, quando visito a Savona il santuario della Madonna della Misericordia. Fu come l'inizio di un dialogo. A quello stesso Santuario si reco prima di diventare sacerdote, per ringraziare la Madre, che lo aveva riportato sulla strada della vocazione in un momento critico dei suoi anni giovanili, e per consegnare a Lei gli inizi del suo ministero.

Ancora a Savona si troverà provvidenzialmente negli ultimi giorni della sua vita.

La visita al santuario della sua infanzia dovette essere, questa volta, forse nel misterioso presentimento della prossima fine, un "arrivederci in Paradiso". Maria lo aveva veramente guidato con mano materna fino ai vertici della santità. Non stupisce dunque il sentirlo ripetere: "Dobbiamo guardare sempre a Maria e starcene continuamente con Lei" (Cfr. Briciole d'oro. Massime e sentenze del Servo di Dio Mons. Giuseppe Marello, Milano 1930, p. 41). Erano le espressioni di tenerezza di un figlio verso la Madre. Ma erano anche parole impegnative, che includevano un proposito di imitazione: "Facciamoci piccoli discepoli di Maria - egli diceva - e domandiamole la grazia di poterla imitare; imitare non nelle virtù grandi e sublimi, ma nelle virtù umili e nascoste, che sono proprie di Maria..." (ibid., p. 41).


3. Vergine Santa, protettrice della nobile Città di Asti, a Te affido questa cara popolazione.

Porta Paradisi, Porta del Paradiso, volgi il tuo sguardo di Madre su questa Città, sulla Chiesa del Piemonte e della Valle d 'Aosta, sull'ltalia e sul mondo intero. In Te riponiamo la nostra fiducia, a Te affidiamo le nostre famiglie e le nostre vite.

Maria, "Porta del Paradiso", prega per noi! Voglio aggiungere un ringraziamento personale per questa giornata di Asti che oggi celebriamo, Possiamo dire, sulla terra e nel cielo, perché insieme con la nostra partecipazione eucaristica commemoriamo il vostro nuovo Beato, Giuseppe Marello.

Così le nostre vie terrestri s'incontrano, s'intrecciano, con queste vie imperscrutabili della Divina Provvidenza e della Divina Grazia, queste vie che appartengono al Paradiso.

Grazie a Dio che c'è un "Portone di Paradiso" qui ad Asti. Che sia "Portone di Paradiso" per tanti altri fratelli e sorelle di questa città, di questa Chiesa.

Voglio ancora ringraziare per la vostra partecipazione festosa, gioiosa.

Ci hanno guidato in questa partecipazione i vostri cantori. Ringraziamo anche loro. Ringraziamo tutte le delegazioni delle diverse parrocchie e comunità, anche fuori della Diocesi.

E poi, alla fine, si deve anche ringraziare la Provvidenza per il tempo.

Il tempo che poteva essere peggiore, ma è stato così come è stato, grazie a Dio.

Auguro a tutti tempi sempre migliori! 17/01/19102 Pag. 19701

Data: 1993-09-26 Data estesa: Domenica 26 Settembre 1993

Le parole rivolte alle migliaia di ragazzi e di ragazze convenuti presso il Palazzetto dello Sport - Asti

Titolo: Un progetto di vita basato su Cristo per offrire una risposta alle sfide del secolarismo




1. Io sono già abituato a ricevere domande: i giovani mi fanno un "esame", da tantissimi anni. Ma cerco di uscirne, di superare le difficoltà, perché i giovani sono buoni. Mi incoraggiano, per esempio gridano: "Viva il Papa". Vuol dire: deve vivere, sia forte. Allora devo obbedire.

Le due domande erano ben profondamente motivate da un'analisi preliminare. Le due domande portavano verso due temi: il primo, la nuova evangelizzazione; il secondo, il volontariato. Le due proposte o le due realtà, evangelizzazione e volontariato, si incontrano bene, si includono in qualche senso.


2. Ma vorrei lasciare queste domande e andare verso un punto centrale che noi troviamo nel Vangelo: è quella conversazione, quell'incontro di un giovane con Gesù. Io vorrei che la domanda di questo vostro coetaneo, secoli fa, due millenni fa, fosse sempre presente davanti alla vostra riflessione, alla vostra preghiera.

Che cosa domanda il giovane? Dice: "Che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?". Il mio augurio per voi è soprattutto che non perdiate mai la vostra prospettiva esistenziale, questa vita eterna. Si devono misurare le nostre vicende terrene, umane, temporali con la vita eterna.

E' significativo che il giovane chieda: che cosa devo fare? Che cosa devo fare adesso, oggi? Allora, devo avere un progetto per la mia vita terrena, per questa vita passeggera, per questi anni che vanno avanti. Devo avere un progetto applicabile anche al momento attuale. Che cosa devo fare "hic et nunc"? Ma se questo progetto deve essere ancorato, opportuno, giusto, evangelico, deve essere sempre misurato con la prospettiva della vita eterna. E questo io ripeto a voi giovani, che certamente condividete la domanda evangelica di questo giovane di due millenni fa.


3. Voi pure vi ponete, e ponete a Gesù, la stessa domanda. Vi auguro di porla molto spesso, di tornare molto spesso a questa domanda così formulata, soprattutto di non perdere la prospettiva della vita eterna a cui siamo chiamati in Cristo - chiamati, anzi destinati in Gesù Cristo dal Padre - e di misurare in questa prospettiva il progetto della vita temporale, della vita di oggi, il programma della vita. Se si congiungono bene questi due aspetti, queste due dimensioni, vita eterna e programma della vita temporale di oggi, allora certamente il nostro progetto della vita sarà giusto.

Qui c'è un pericolo che si chiama, per esempio, secolarismo. Che cosa vuol dire secolarismo? Secolarismo vuol dire perdere la prospettiva della vita eterna, vivere come se la vita eterna non ci fosse, come se Dio non ci fosse. E questo clima secolaristico si diffonde molto nella nostra civiltà contemporanea, specialmente occidentale, ma non solamente. Allora vi auguro di non perdere mai la prospettiva della vita eterna. Cristo è venuto per chiamarci, anzi introdurci direi con forza, non materiale, ma morale, spirituale. Questa forza si chiama croce. Questa forza si chiama risurrezione. Questa forza continua si chiama Spirito Santo. Cristo è venuto per chiamarci, per introdurci nella prospettiva della vita eterna.


4. Allora così possiamo capire meglio le ultime parole della risposta di Gesù.

Gesù dice al giovane: "Seguimi". "Seguimi" non solamente nel senso fisico, andare dietro di lui coi nostri passi; "seguimi" vuol dire accetta quello che io ti porto con la mia testimonianza, soprattutto con la forza della mia croce, della mia resurrezione, dello Spirito Santo. "Seguimi" vuol dire entra in quello che io ti porto che io ti ho preparato, ti ho offerto, ti ho evangelizzato, che ho fatto per te, per voi e con voi. "Seguimi".

Allora, mi fermo qui per lasciare a voi la possibilità di continuare questa riflessione, quest'analisi, che è molto esistenziale, molto fruttuosa. Vi auguro che questa domanda e l'ascolto della risposta di Gesù non vi abbandonino mai.


5. Ancora, sull'evangelizzazione e sul volontariato vi offro una riflessione dopo Denver: non è solamente dopo Denver, ma dopo tutti gli incontri mondiali della gioventù, che già hanno dietro di sé parecchie tappe, cominciando da Roma, attraverso Buenos Aires, attraverso Santiago de Compostela, Czestochowa, e recentemente Denver. La prossima è prevista a Manila.

Io sono sempre più convinto che la riuscita di questi incontri è dovuta ai giovani. Sono loro che guidano questi incontri, li guidano attraverso la loro preparazione, attraverso questo seguire Gesù, attraverso una scuola della vita cristiana che si fa in diversi ambienti nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti. Una grande scuola per essere cristiano, per seguire Cristo.

E poi portano Cristo a Denver, una metropoli moderna dove si prevedeva tutt'altro: " Vengono tanti giovani, avremo violenze...". Invece, niente di tutto questo. E' stata una testimonianza, una cosa splendida. E questa per voi giovani è la sfida: essere testimoni.


6. Che cosa vuol dire volontariato, che cosa vuol dire evangelizzazione? Si realizzano attraverso la testimonianza, la sfida della testimonianza. Io vi auguro, carissimi, di avere sempre presente questa sfida, di amare questa sfida.

Il cristiano, il giovane cristiano deve amare le sfide evangeliche. Di fronte a queste sfide evangeliche non si lascia impressionare o schiacciare dallo spirito di questo mondo, dal secolarismo. Dalla vostra testimonianza, dalla vostra giovane evangelizzazione, personale e comunitaria, dipende il futuro dell'umanità. Allora, continuate. Io sono grato a tutti voi.

E vi sono ancora grato perché avete portato con voi, e avete posto al centro, questi vostri coetanei che soffrono. Devono sentirsi privilegiati nel vostro ambiente, fra di voi. Devono sentirsi privilegiati perché così sono privilegiati anche da Cristo crocifisso e risorto.


7. Voi sapete il latino? Un poco? Voi sapete che cosa vuol dire "multiloquium"? Non sapete? Parlare troppo. "Multiloquium" vuol dire "parlare troppo". Allora io non voglio cadere in questo "multiloquium", così vi lascio questa breve consegna evangelica per rimeditare ancora una volta le vostre domande, la vostra vocazione, la vostra grande vocazione cristiana.

Vi dico ancora di non lasciare il Papa con i suoi anni, ma di farlo essere sempre giovane.

Cercate di rimanere sempre giovani! In un punto non seguite il giovane del Vangelo, perché lui è rimasto triste dopo le proposte di Gesù. E' rimasto triste perché non si sentiva in grado di dare la risposta positiva, di seguirlo.

Vi auguro di non essere mai tristi, di essere gioiosi! Questo vuol dire seguire Gesù, fare quello che lui vi domanda. Seguirlo nella vostra scelta vocazionale, seguire Gesù. Seguirlo soprattutto nel progresso della carità, dell'amore di Dio e del prossimo. Questa è la mia ultima consegna.

Data: 1993-09-26 Data estesa: Domenica 26 Settembre 1993

Il discorso ai giovani della Diocesi - Asti

Titolo: Abbiate il coraggio di testimoniare nelle scelte quotidiane la gioia di credere in Cristo

Carissimi giovani!


1. Vi vedo pieni di vita, con tanta voglia di cantare e di rinnovare la testimonianza della vostra fedeltà al Vangelo. Stando insieme con voi, mi sembra quasi di prolungare il recente incontro mondiale della gioventù a Denver, al quale so che alcuni di voi hanno partecipato guidati dal Vescovo, Mons. Poletto, che saluto cordialmente. Rivolgo il mio affettuoso saluto a ciascuno di voi, come pure ai vostri sacerdoti ed educatori. Un grazie sentito ai vostri rappresentanti che, a nome di tutti, mi hanno manifestato i vostri calorosi sentimenti. Nelle loro riflessioni e nelle loro domande ho percepito il desiderio che vi anima di accogliere Gesù ed il suo messaggio come unica regola di vita. Ho anche compreso quanto grande sia la vostra determinazione ad acquistare l'autentico atteggiamento di servizio ispirato al Vangelo, così da esser lievito capace di fermentare la "pasta del mondo".

Mi rendo conto che, nella nostra epoca, tali aspirazioni possono rischiare facilmente di essere soffocate e persino spente, lasciando nell'animo amarezza e delusione.

Per questo ho particolarmente apprezzato il tentativo, fatto nella Missione diocesana giovani, di raggiungere personalmente tutti i giovani della diocesi al fine di aiutarli a scoprire il senso e i valori autentici dell'esistenza attraverso una sintetica presentazione del messaggio cristiano.

C'è bisogno di punti fermi per non sciupare le energie ed i "talenti" che scoprite in voi stessi. Voi, giovani credenti, ben sapete che Cristo e il suo Vangelo costituiscono la solida roccia su cui soltanto è possibile costruire validi progetti di pace e di solidarietà.


2. "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Jn 10,10).

Questo è stato il tema della Giornata Mondiale della Gioventù di quest'anno.

Cristo ha vinto la morte, realtà inquietante, oggi da non pochi illusoriamente esorcizzata.

Della sua risurrezione Egli vuol farci partecipi. Ma ciò ha un prezzo.

Gesù è un maestro buono e paziente, ma pure esigente. Voi conoscete la sua proposta: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 16,24-25).

Vissuta alla sequela di Gesù, l'esistenza cristiana viene gustata in tutta la sua inimmaginabile ricchezza. Quanto è forte oggi, in mezzo a innumerevoli voci e proposte, la tentazione di considerare anche quella di Cristo come una voce tra le tante, da seguire soltanto quando non impegna troppo o quando appare conforme al modo immediato di sentire o di vedere! Vincete questa tentazione. Fidatevi di Gesù e non ve ne pentirete! Lui è amico vero: sa quale è il vostro bene e non inganna mai; conduce alla libertà autentica ed indica la strada dell'amore.


3. Libertà e amore, parole tanto care agli uomini, ai giovani soprattutto! Libertà e amore: tesori inestimabili! Siamo stati creati per essere liberi e per amare, anzi per essere liberi di amare.

Non illudetevi, cari giovani, che la libertà e l'amore possano essere conquistati senza fatica, a basso costo. Diffidate di chi presenta la libertà come la semplice possibilità di fare quello che si vuole; diffidate di chi considera l'amore esclusivamente come un sentimento sganciato dalla volontà o come istinto per procurarsi sensazioni piacevoli. Questa è l'illusione della libertà, che porta alla schiavitù dei propri istinti; questa è l'illusione dell'amore, che porta a ridurre l'altro ad oggetto di consumo.

Cari giovani, guardate a Gesù Cristo! In lui troverete un modello ineguagliabile di questo tipo di amore. Imparate alla sua scuola l'arte di amare: l'arte di chi esprime una personalità matura ed autonoma proprio nell'incontro e nella relazione significativa con l'altro.

Chi, seguendo Gesù, impara ad amare in questo modo, capisce ogni giorno di più quanto è davvero sovrabbondante la vita donataci dal Padre celeste e quanto valga la pena fare di essa un dono ai fratelli.


4. Ecco da dove deve trarre origine il vostro impegno attivo e responsabile nella vita sociale e politica. Si tratta di un modo esigente di realizzare la vocazione evangelica al servizio degli altri. Non ci si può accontentare della salvaguardia dei propri diritti e della propria dignità di persona dimenticando il prossimo, soprattutto i più poveri e i più deboli.

Non basta denunciare l'ingiustizia. E' comodo additare le responsabilità altrui. Le parole hanno peso solo se accompagnate da una presa di coscienza più viva della propria responsabilità e da un'azione effettiva.

Occorrono conversione e senso di responsabilità, a cominciare dall'adempimento diligente e puntuale dei propri doveri quotidiani.

Giovani, la società attende che vi impegniate in prima persona nella vita sociale e politica; che vi facciate carico delle attese della gente, senza lasciarvi travolgere da lusinghe di denaro, di potere, di successo individuale.

Siate onesti e coerenti in ogni ambito della vita; siate generosi e preparati, capaci di coniugare solidarietà ed efficienza.


5. Voi giovani rappresentate la speranza per il futuro del mondo e della Chiesa.

Non deludete questa fiducia adagiandovi in una vita mediocre e superficiale. Non vi spaventino le difficoltà. Non vi ingannino i falsi maestri che turbano la pace confondendo il benessere con il bene, presentando come valori assoluti la prestanza esteriore, la ricerca del piacere, l'amore vissuto come gioco e l'interesse sfrenato per i beni materiali.

Abbiate piuttosto il coraggio di testimoniare nelle scelte quotidiane la gioia di credere in Cristo: ecco il vero modo di essere missionari del Vangelo alle soglie del terzo Millennio cristiano. Credere in Cristo! Proprio per sottolineare questo fondamentale impegno della nostra esistenza di credenti fra poco rinnoveremo la comune professione di fede. L'intima energia spirituale che promana dal fiducioso abbandono nelle mani di Dio vi darà la forza di recare ai vostri amici la buona novella della salvezza.

Giovani, dovete essere voi stessi gli evangelizzatori dei vostri coetanei! "Io ho scelto voi", è il titolo del catechismo dei giovani, che al termine del nostro incontro consegnero a cinque di voi, rappresentanti delle zone pastorali della Diocesi. Cristo vi ha scelti e vi invia ad annunciare il suo amore come un giorno scelse il Beato Giuseppe Marello, vostro concittadino, amico e grande educatore di intere generazioni di giovani. Ve lo ripeto, fidatevi di Dio, consegnate a Lui voi stessi e sperimenterete nel profondo dello spirito la gioia a cui aspirate.

Domani riprenderete le vostre abituali occupazioni. Tornate ad esse rinvigoriti nella fede, nella speranza e nella carità. Vi accompagnano l'amicizia di Gesù e la protezione di Maria, che con amore tenerissimo di Madre vuol condurre ciascuno di voi a seguire fedelmente suo Figlio.

Vi accompagna anche la Benedizione del Papa che su di voi, giovani, conta e da voi attende un contributo decisivo per il futuro della Chiesa e del mondo.

Data: 1993-09-26 Data estesa: Domenica 26 Settembre 1993

Il discorso pronunciato durante la visita al paese natio del Segretario di Stato, Cardinale Angelo Sodano - Isola d'Asti

Titolo: La trama del solido tessuto cristiano di queste terre è stata costruita nelle vostre famiglie ricche di tenerezza e di fede

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Salendo su queste alture, che propongono allo sguardo ammirato scenari sempre nuovi ed inattesi, ho visto delinearsi all'orizzonte, in alto sulla collina, la bella chiesa parrocchiale di San Pietro. Mi è sèmbrata l'immagine viva del vostro paese, dove la fede è radicata da secoli e fa tutt'uno con la popolazione e, in certo senso, con lo stesso paesaggio. Ringrazio vivamente il Signor Sindaco, che ha voluto farsi eco della vostra storia di cultura e di fede. Ringrazio i due Parroci di Isola, che mi hanno portato l'omaggio delle vostre Comunità. Vi sono davvero grato di questa vostra affettuosa accoglienza.


2. Naturalmente non posso dimenticare, che Isola d'Asti è il paese natio del Signor Cardinale Angelo Sodano, mio primo e prezioso collaboratore al quale rinnovo con affetto i sentimenti della più alta stima e riconoscenza. Se egli oggi può rendere accanto a me, un servizio di primo piano alla Chiesa universale, è certamente anche merito di questa comunità che gli ha dato i natali e la fede.

Come non ricordare dunque i suoi carissimi genitori, da non molto tempo entrati nella gioia del premio eterno? Il papà, l'Onorevole Giovanni Sodano, era a voi ben noto per il suo impegno ecclesiale, come membro attivo dell'Azione Cattolica, e anche per il suo lungo e benemerito impegno sociale e politico; la mamma, Signora Delfina Brignolo, fu ricca di quelle virtù cristiane che hanno caratterizzato generazioni di mamme di queste campagne, mamme che hanno saputo educare santi e pastori della Chiesa: basti pensare a mamma Margherita, la madre di san Giovanni Bosco.

Sono questi papà e queste mamme che hanno fatto la storia più vera delle comunità astigiane, creando famiglie ricche di tenerezza e di fede, installando nei figli il senso del lavoro e dell'onestà, educandoli all'impegno e alla solidarietà.

E' una grande eredità, che le nuove generazioni dell'astigiano, le nuove generazioni di Isola d'Asti devono saper custodire e sviluppare, specialmente in quei tre ambiti fondamentali che sono la famiglia, la parrocchia, la comunità civile.


3. La famiglia, in primo luogo. Nella crisi di valori del nostro tempo, è soprattutto compito delle famiglie costituire per i giovani un punto di riferimento, proponendosi come luoghi di testimonianza, di discernimento e di sintesi. E' la famiglia il luogo primario della trasmissione della fede. Non è forse alle famiglie credenti che va in gran parte ricondotta quella splendida fioritura di Sacerdoti zelanti e generosi, che hanno saputo costruire la trama di un solido tessuto cristiano, impegnandosi per la formazione alla fede e per la promozione umana del loro popolo?


4. Accanto alle famiglie, la grande risorsa delle vostre comunità è senza dubbio la parrocchia, ambito concreto nel quale è possibile fare esperienza dell'amore di Dio attraverso l'annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la fraterna solidarietà.

Carissimi fratelli e sorelle! Queste ridenti colline sono disseminate di piccole e grandi comunità, nelle quali è maturata la fede di tante generazioni.

Esse hanno un compito insostituibile anche per il futuro della gente astigiana, soprattutto se sapranno ulteriormente sviluppare la reciproca apertura, con uno scambio di doni che valorizzi le rispettive peculiarità. L'esperienza delle unità pastorali, che si sta avviando in Diocesi, va perciò sostenuta e incoraggiata, perché maturi sempre più il concetto di Chiesa "comunione e missione", dove ciascuno si senta fraternamente accolto e tutti insieme si responsabilizzino ai nuovi compiti dell'evangelizzazione.


5. Il mio pensiero si rivolge infine alla comunità civile, qui rappresentata dal Signor Sindaco e dai Consiglieri comunali. Comunità civile e comunità ecclesiale sono presenti sul medesimo territorio e a servizio delle identiche persone. Qui ad Isola d'Asti, collaborando lealmente nella distinzione dei rispettivi ruoli, è stato possibile costruire una storia comune, portatrice di molti valori e ricca di istituzioni benemerite. Continuate in questo spirito, carissimi fratelli e sorelle, a servizio del bene comune! Sarà possibile allora facilmente affrontare le sfide che l'attuale momento storico presenta anche nella vostra regione.


6. Carissima comunità di Isola d'Asti, nel congedarmi da voi voglio esprimervi ancora una volta il mio grazie per aver dato alla Chiesa un fedele servitore qual è il Cardinale Angelo Sodano. Custodite e rinnovate la ricchezza della vostra tradizione cristiana, che è stata l'anima della vostra storia.

Ritornando a Roma porto nel mio cuore la testimonianza del vostro affetto. La vicinanza del Cardinale Segretario di Stato mi farà spesso rivivere la gioia di questo incontro.

Il Signore e la Vergine Santa vi accompagnino nel vostro cammino ed esaudiscano i vostri desideri di bene. Come segno della protezione di Dio e quale segno del mio affetto imparto di cuore a voi tutti, cittadini e parrocchiani di Isola d'Asti, a tutta la comunità, la mia Benedizione Apostolica. Voglio invitare anche il Cardinale e il vostro Vescovo di Asti a farlo insieme a me.

Data: 1993-09-26 Data estesa: Domenica 26 Settembre 1993

Il Papa presiede la celebrazione eucaristica in suffragio dei venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo I - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Due insigni Pastori della Chiesa testimoni di risurrezione per il nostro tempo

"Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla" (Ps 22,1).


1. Sotto lo sguardo del Buon pastore, che veglia sulla sua Chiesa e la guida con mano sicura attraverso la storia, vogliamo oggi far memoria di due Pontefici, Paolo VI e Giovanni Paolo I, chiamati quindici anni or sono, a distanza di un mese l'uno dall'altro, alla gioia del premio eterno.

Del Papa Paolo VI rimane vivo il ricordo, non solo per il segno profondo da lui lasciato nella Chiesa, che servi nei difficili anni del rinnovamento conciliare, ma anche per la testimonianza di vita santa che ancora rifulge nel comune sentire, e che è stata riproposta all'attenzione universale con l'introduzione della sua Causa di Beatificazione.


2. Non meno vivo è il ricordo di Papa Luciani, che proprio in questa data fu chiamato al definitivo incontro con Dio. Non ebbe il tempo di esprimere compiutamente le sue rare doti di intelligenza e di cuore, ma la semplicità, l'efficacia, il calore, che caratterizzarono l'unico mese nel quale svolse il ministero petrino, restano ben impressi nella nostra memoria.

Mi piace ricordarlo nella veste a lui tanto cara di "catechista", pensando al modo accattivante con cui seppe spiegare ai fedeli convenuti per le Udienze generali le virtù teologali. Egli aveva il dono di rendere le verità più elevate con parole semplici, che toccavano il cuore. Il tema che tratto il giorno Prima della sua morte fu quello dell'amore. Che cosa significa "amare"? - egli chiedeva. E la semplice, quanto penetrante, risposta fu: "Amare significa viaggiare, correre con il cuore verso l'oggetto amato. (...) Amare Dio è dunque un viaggiare col cuore verso Dio. Viaggio bellissimo" (Insegnamenti di Giovanni Paolo I, 1979, p. 95). Aggiungeva poi che questo viaggio è misterioso, perché tutto avvolto dall'iniziativa di Dio: non si può nemmeno partire, "se Dio non prende prima l'iniziativa" (ibid. p. 96).


3. Questa meditazione sul "viaggio", o meglio sulla vita come "viaggio di amore", era la più bella preparazione alla sua morte imminente. Non sappiamo quanto egli ne abbia "presentito" l'arrivo, ma, da uomo di fede qual era vi era sicuramente ben disposto, credendo fino in fondo a quanto abbiamo or ora ascoltato nel Vangelo: "Chi vede il Figlio e crede in Lui ha la vita eterna" (Jn 6,40). Credeva dunque quello che di li a poche ore avrebbe sperimentato, e che la Liturgia dei defunti così efficacemente ci inculca: "Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata" (Prefazio).

Lo ricordiamo oggi, insieme con il suo grande predecessore. Facciamo memoria di entrambi, ripensandoli non solo come insigni Pastori della Chiesa, ma anche come "testimoni" di risurrezione per questo nostro tempo, che, ad onta delle sue grandi conquiste sperimenta proprio sul senso della vita le sue più inquietanti contraddizioni.

Mentre li affidiamo con animo riconoscente all'amore misericordioso del Signore, ci facciamo volentieri eredi della loro testimonianza e imploriamo per l'intera umanità la grazia di incontrare in Cristo la via della vita.

Data: 1993-09-28 Data estesa: Martedi 28 Settembre 1993

Il congedo di Giovanni Paolo II dalla comunità religiosa e civile di Castel Gandolfo

[Agli Ufficiali e agli agenti delle Forze dell'Ordine] Illustrissimi Dirigenti ed Ufficiali Cari Agenti della Pubblica Sicurezza, della Polizia Stradale e dell'Arma dei Carabinieri! Prima di far ritorno in Vaticano, al termine del periodo trascorso in questa residenza estiva, desidero porgervi, come di consueto, un cordiale saluto e manifestare la mia riconoscenza per il servizio d'ordine svolto durante la mia permanenza a Castel Gandolfo.

Vi ringrazio per la premurosa attenzione dimostrata nei confronti della mia persona e del mio ministero pastorale. La vostra dedizione, unita a riconosciuta professionalità, ha contribuito efficacemente a che si svolgessero in modo sereno e proficuo gli incontri con i visitatori ed i pellegrini, qui venuti a farmi visita. In certo modo, quindi, voi siete miei preziosi collaboratori, oltre che vigili e discreti custodi.

So bene che talora il lavoro vi domanda supplementari sacrifici, vi obbliga a restare lontani dalla famiglia, vi chiede pazienza e pronta disponibilità.

Grazie di cuore per tutto, specialmente per lo spirito con cui voi servite il Successore di Pietro, facilitandogli il compito di annunciare il Vangelo e di confermare i fratelli nella fede (Cfr. Lc 22,31).

Chiedo al Signore, per intercessione di Maria "Vergine Fedele", di proteggervi e di accompagnarvi ogni giorno, nel compiere generosamente il vostro servizio a favore dell'intera comunità civile.

A conferma di questi sentimenti, e in segno di stima, volentieri imparto a voi, alle vostre famiglie, ed a quanti vi sono cari, una speciale Benedizione Apostolica.

[Alla Giunta e al Consiglio Comunale] Signor Sindaco, Illustri Membri della Giunta e del Consiglio comunale, Signori Dipendenti dell'Amministrazione civica! Al termine del mio soggiorno a Castel Gandolfo, sono lieto di accogliervi per l'incontro di commiato, divenuto ormai un appuntamento tradizionale. Ringrazio il Signor Sindaco per le gentili espressioni che mi ha rivolto a nome di tutti. Ringrazio ognuno di voi per la vostra presenza.

In questa occasione sento il bisogno di manifestarvi i miei sentimenti di viva gratitudine per la cordiale ospitalità che ancora una volta ho potuto sperimentare ed apprezzare durante i mesi estivi appena trascorsi. La mia permanenza è stata, infatti, caratterizzata da un rinfrancante silenzio, che ha favorito il raccoglimento dello spirito, contribuendo a temprare le energie fisiche ed interiori. Torno a Roma, alle consuete attività, con un gradito ricordo della vostra accoglienza e della vostra amabile disponibilità. Grazie di cuore a tutti voi! Nel momento di congedarmi rivolgo al Signore una speciale preghiera per la città di Castel Gandolfo e per tutti i suoi abitanti: voglia il Datore di ogni bene accompagnare la vostra Comunità cittadina nei diversi impegni di ogni giorno con la sua divina Provvidenza e ricambiare con i suoi doni la premura a me costantemente riservata.

Benedica Iddio, in particolare, le famiglie ed i ragazzi, i quali riprendono, con il nuovo anno scolastico, l'itinerario impegnativo della loro formazione. Il Signore illumini il vostro servizio al bene comune, quanto mai importante soprattutto in questo momento di indubbie difficoltà per l'intera società. Sia sempre vostra preoccupazione promuovere con costanza e coerenza di vita quei valori umani e cristiani senza i quali non è possibile realizzare l'auspicato rinnovamento morale e spirituale delle nostre città.

Vi protegga sempre e vi accompagni Maria, Madre e Speranza nostra.

Di cuore tutti vi benedico.

[Alla comunità religiosa e al personale medico] Nell'imminenza del mio ritorno in Vaticano, sono lieto di salutarla, carissimo Mons. Dante Bernini, pastore della comunità diocesana di Albano. Come ogni anno, Ella è venuto a questa gradito appuntamento insieme ad una significativa rappresentanza di Religiosi e Religiose operanti in diocesi. A ciascuno ed a ciascuna esprimo il mio vivo ringraziamento per questo gesto di cortesia, che ben manifesta l'attaccamento di tutti voi al Successore di Pietro.

Un particolare pensiero rivolgo, con animo riconoscente, anche al personale medico sempre presente e vigile.

Il Signore ricompensi ampiamente il servizio che tutti voi diligentemente avete reso durante il mio soggiorno al Castello. Sono consapevole dei sacrifici che ciò ha richiesto e della fatica supplementare che vi ha talora domandato. Di tutto vi renda merito Iddio.

Quanto a me, rinnovando ad ognuno e ad ognuna di voi il mio grazie più cordiale, vi assicuro un costante ricordo nella preghiera, perché il Signore sempre vi protegga e vi sostenga nel cammino di vita cristiana che intendete proseguire sotto la guida del vostro Vescovo.

Accompagno volentieri questi miei grati sentimenti con una particolare Benedizione Apostolica, che di cuore estendo alle vostre famiglie, alle vostre Comunità religiose e all'intera diocesi di Albano, a me singolarmente cara.

[Al personale delle Ville Pontificie] Carissimi! E' giunto anche quest'anno il momento di salutarci. Mi preparo infatti a tornare in Vaticano, presso la S. Basilica costruita sulla tomba dell'apostolo Pietro. Prima di lasciare Castel Gandolfo sono contento di poter soffermarmi qualche momento con voi, che fate parte della "famiglia estiva" del Papa. Dico grazie a tutti per le varie mansioni svolte, e specialmente per lo spirito che anima il vostro quotidiano servizio. Ringrazio cordialmente il Direttore per le parole, sempre molto gentili, che mi ha rivolto a nome di tutti.

So che mi avete accompagnato con la preghiera sia a Denver che nei Paesi Baltici. Anche in questi ultimi viaggi pastorali ho incontrato moltitudini di cristiani per i quali le visite pastorali costituiscono occasioni straordinariamente significative per sperimentare l'unità e l'universalità della Chiesa cattolica. Penso ai giovani, talora così presi dalle lusinghe del consumismo; penso alle popolazioni lituane, lettoni, estoni, uscite da decenni di persecuzione.

Tutto ciò fa pensare, fa riflettere e invita a non abituarsi al grande dono che il Signore ci ha fatto: il dono di vivere presso le sorgenti del Cristianesimo. Cresce, pertanto, la responsabilità in quanti sono da tale punto di vista più fortunati. Lo Spirito Santo, carissimi, aiuti ciascuno di voi a far fruttificare questo prezioso patrimonio religioso, coltivando lo spirito cattolico e testimoniando il Vangelo con coraggio nella vita d'ogni giorno.

Ogni anno di più mi rendo conto che voi già svolgete le vostre mansioni qui nelle Ville con questi sentimenti e, pertanto, vi auguro di continuare su questa strada, portando con semplicità la testimonianza della fede in ogni luogo ove la vita vi chiama: e prima di tutto, ovviamente, nelle vostre case, tra i vostri cari.

E' là dove il Signore ci ha posto che siamo invitati ad offrire il nostro contributo per costruire l'auspicata civiltà dell'amore.

A volte ci sentiamo impotenti di fronte alle ingiustizie che travagliano il mondo vicino o lontano da noi. E ci domandiamo: che cosa possiamo fare, per esempio, di fronte alle guerre. Guerre magari vicine a noi... Ci sentiamo impotenti? Certo, il primo dovere è sempre pregare.

Ma c'è un'altra cosa che tutti possiamo e dobbiamo fare ed è vivere in pace tra di noi; amarci gli uni gli altri; cercare gli uni il bene degIi altri, più che il proprio tornaconto personale.

Ecco, carissimi, un impegno per ogni giorno, per tutti i giorni.

Augurandovi di vivere così vi saluto e, mentre vi affido alla Madonna, di vero cuore vi benedico.

Data: 1993-09-28 Data estesa: Martedi 28 Settembre 1993

Udienza generale: la catechesi con numerosi fedeli di tutto il mondo raccolti nell'Aula Paolo VI - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Le vocazioni presbiteriali

"Non vos me elegistis sed ego elegi vos". Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. Con queste parole vorrei incominciare la catechesi che si trova in un grande ciclo di catechesi sulla Chiesa. In questo grande ciclo si trova la catechesi sulla vocazione al sacerdozio. Le parole che Gesù ha detto agli apostoli sono emblematiche e si riferiscono non solamente ai Dodici, ma si riferiscono a tutte le generazioni delle persone che Gesù Cristo ha chiamato attraverso i secoli. Si riferiscono in senso personale ad alcuni: parliamo della vocazione sacerdotale, ma pensiamo, allo stesso tempo anche alle vocazioni alla vita consacrata, maschile e femminile. E' un problema centrale per la Chiesa, per la fede, per il futuro della fede in questo mondo: le vocazioni. Le vocazioni, ogni vocazione è un dono dono di Dio secondo queste parole di Gesù. Io ho scelto voi.

Allora è una scelta, una elezione di Gesù che tocca sempre la persona, ma questa persona vive in un certo contesto di famiglia, di società, di civiltà, di Chiesa.

Allora, la vocazione è un dono, ma è anche la risposta a questo dono. Come ciascuno di noi come il chiamato, il prescelto, sappia rispondere a questa chiamata divina dipende da molte circostanze, dipende da una certa maturità interiore della persona, dipende da quella che é detta collaborazione con la Grazia di Dio.

Saper collaborare, saper ascoltare, saper seguire. Sappiamo bene, ci ricordiamo, che Gesù a quel giovane nel Vangelo ha detto: "Seguimi". Saper seguire, e quando si segue allora la vocazione e matura, la vocazione si realizza, si attualizza. E questo è sempre per il bene della persona e della comunità.

La comunità, da parte sua, deve anche saper rispondere a queste vocazioni che nascono dentro i suoi ambiti. Nascono nella famiglia, e deve saper collaborare con la vocazione la famiglia. Nascono nella parrocchia, e deve saper collaborare con la vocazione la parrocchia. Sono gli ambienti della vita umana, dell'esistenza: ambienti esistenziali.

La vocazione, la risposta alla vocazione, dipende in altissimo grado dalla testimonianza di tutta la comunità, della famiglia, della parrocchia. Sono le persone che collaborano alla crescita delle vocazioni. Sono i sacerdoti che, con il loro esempio, attirano i giovani e facilitano la risposta a questa parola di Gesù: "Seguimi". Coloro che hanno ricevuto la vocazione devono saper dare un esempio di come si segue.

Nella parrocchia oggi sempre più si vede che alla crescita delle vocazioni, all'opera vocazionale, contribuiscono specialmente i Movimenti e le Associazioni. Uno dei Movimenti, o piuttosto Associazioni, che è tipico della parrocchia, è quello dei chierichetti, dei ministranti.

Questo serve molto alle future vocazioni. così era in passato. Molti sono diventati sacerdoti essendo prima chierichetti, ministranti. Anche oggi serve, ma si devono sperimentare le diverse strade, le diverse - possiamo dire - metodologie: come collaborare con la chiamata divina, con la scelta divina, come compiere, contribuire a compiere, queste parole di Gesù: la messe è grande, ma gli operai sono pochi. E questo è vero. E' sempre grande la messe, sempre gli operai sono pochi, specialmente in alcuni paesi.

Ma dice Gesù: pregate per questo il Signore della messe. Allora, per tutti noi, senza eccezione, resta soprattutto il dovere della preghiera per le vocazioni. Se ci sentiamo coinvolti nell'opera redentrice di Cristo e della Chiesa, dobbiamo pregare per le vocazioni. La messe è grande.

Sia lodato Gesù Cristo!

Data: 1993-09-29 Data estesa: Mercoledi 29 Settembre 1993

L'appello per la pace nella Bosnia ed Erzegovina prima della recita del Rosario - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Mai potrà esistere un futuro costruito sulla violenza. Le mani di tutti debbono intrecciarsi per un vivere più umano"

Raccolti in quest'Aula della Benedizione per la recita del Santo Rosario, vi invito ad unirvi spiritualmente a tutti coloro che si trovano a Sarajevo per l'incontro di preghiera per la pace, voluto dal benemerito Arcivescovo Monsignor Vinko Pulijc e dai responsabili delle tre Comunità religiose di quella città, la musulmana, l'ortodossa l'ebraica.

Rivolgo loro, e a quanti mi ascoltano per radio in quelle travagliate terre, il mio più cordiale saluto, assicurandoli della mia orante solidarietà e di quella di tutta Ia Chiesa cattolica sparsa nel mondo.

Oggi, ancora una volta, vogliamo ripetere loro che non sono soli e che non rimarranno soli. Conosciamo il loro lungo soffrire ed è nostra fervente aspirazione di aiutarli.

Mai potrà esistere un futuro costruito sulla violenza e sulla sulla sopraffazione dei più deboli ed indifesi. Le mani di tutti debbono intrecciarsi per edificare insieme un vivere più umano, riconoscendo che il rispetto, la giustizia, la solidarietà e la fraternità ne costituiscono le insostituibili fondamenta.

Vergine Maria, Regina della pace, in tanta tristezza il Tuo dolce e rasserenante sorriso illumini il nostro cammino! Questa sera, così come faremo durante il mese di ottobre dedicato alla devozione del Santo Rosario, affidiamo a Te le nostre intenzioni.

Tu puoi ottenere dal Tuo divin Figlio il grande dono della pace per le popolazioni della Bosnia-Erzegovina e dei Balcani. Ti preghiamo, o Madre, proteggile con il tuo materno amore!

Data: 1993-10-02 Data estesa: Sabato 2 Ottobre 1993

Il discorso ai Vescovi statunitensi in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La partecipazione dei laici alla vita della Chiesa non va giudicata in base a criteri secolari di democrazia

Cari fratelli Vescovi


GPII 1993 Insegnamenti - Le parole prima della recita dell'Angelus Domini - Asti