GPII 1993 Insegnamenti - La famiglia al servizio della pace

La famiglia al servizio della pace


6. Vorrei ora rivolgermi direttamente alle famiglie; in particolare, a quelle cristiane.

"Famiglia diventa ciò che sei!", ho scritto nella Esortazione Apostolica Familiaris Consortio (FC 17). Diventa cioè "intima comunità di vita e d'amore coniugale" (GS 48), chiamata a donare amore e a trasmettere la vita! Famiglia, tu hai una missione di primaria importanza: quella di contribuire alla costruzione della pace, bene indispensabile per il rispetto e lo sviluppo della stessa vita umana (Cfr. CEC 2304). Consapevole che la pace non si ottiene una volta per tutte (Cfr. GS 78) mai devi stancarti di cercarla! Gesù, con la sua morte in croce, ha lasciato all'umanità la sua pace, assicurando la sua perenne presenza (Cfr. Jn 14,27 Jn 20,19-21 Mt 28,20). Chiedi questa pace, prega per questa pace, lavora per questa pace! A voi, genitori, incombe la responsabilità di formare ed educare i figli ad essere persone di pace: a tal fine, siate voi, per primi, operatori di pace.

Voi, figli, proiettati verso il futuro con l'ardore della vostra giovane età, carica di progetti e di sogni, apprezzate il dono della famiglia, preparatevi alla responsabilità di costruirla o di promuoverla, a seconda delle rispettive vocazioni, nel domani che Dio vi concederà. Coltivate aspirazioni di bene e pensieri di pace.

Voi, nonni, che con gli altri membri della parentela rappresentate nella famiglia insostituibili e preziosi legami tra le generazioni, date generosamente il vostro contributo di esperienza e di testimonianza per saldare il passato al futuro in un presente di pace.

Famiglia, vivi concordemente ed appieno la tua missione! Come dimenticare infine le molte persone che, per vari motivi, si sentono senza famiglia? Ad esse vorrei dire che una famiglia c'è anche per loro: la Chiesa è casa e famiglia per tutti (Cfr. FC 85). Essa spalanca le porte ed accoglie quanti sono soli o abbandonati; in essi vede i figli prediletti di Dio, qualunque età abbiano, quali che siano le loro aspirazioni, difficoltà e speranze.

Possa la famiglia vivere in pace così che da essa scaturisca la pace per l'intera famiglia umana! Ecco la preghiera che per intercessione di Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, elevo a Colui "dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome" (Ep 3,15), all'alba dell'Anno Internazionale della Famiglia.

Dal Vaticano, 8 dicembre dell'anno 1993.

Data: 1993-12-08 Data estesa: Mercoledi 8 Dicembre 1993



Udienza ai realizzatori della trasposizione televisiva dell'Antico Testamento - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La vostra opera susciti nell'opinione pubblica un rinnovato interesse per il testo sacro e sia un opportuno strumento di evangelizzazione

Gentili Signori, siate i benvenuti!


1. Voi avete voluto incontrarmi per mettermi a parte di un progetto di notevole significato per la presenza cristiana nella cultura e nei mass media: la trasposizione televisiva dell'Antico Testamento.

Vi sono veramente grato per questo segno di cortesia e di comunione ecclesiale. Saluto cordialmente ciascuno di voi.

A nessuno sfugge il ruolo decisivo che oggi svolge la televisione, tra gli altri mezzi di comunicazione sociale, nell'informazione e nella stessa formazione della mentalità e delle coscienze. In diverse occasioni, a partire dal decreto del Concilio Vaticano II "Inter mirifica", la Chiesa non ha mancato di sollecitare i credenti a rendersi presenti in modo efficace anche in tale settore.

Va perciò lodato l'intento della società LUX, costituita appunto per produrre programmi televisivi ispirati ad una concezione cristiana della vita.


2. Un particolare interesse riveste la realizzazione di cui oggi mi presentate, per così dire, le primizie. Si tratta, infatti, di un progetto che non riguarda una qualunque tematica della cultura cristiana, bensi ciò che ne costituisce la fonte e il cuore: la Parola di Dio.

E' un'impresa veramente ardua non solo per la sua ampiezza, ma anche per la complessità della sua attuazione. Voi non volete limitarvi a tradurre nel linguaggio delle immagini una serie di avvenimenti storici; è infatti vostro desiderio far emergere il loro senso profondo, quel "mistero" che attraversa tutte le vicende narrate dalla Bibbia, facendone una storia di salvezza. In tale trama di eventi divini ed umani il protagonista è Dio stesso, che instaura un dialogo con l'uomo e lo invita a partecipare alla sua stessa vita, in una esperienza profonda di comunione. Nella Bibbia è svelato il volto di Dio, ed insieme è svelato pure il volto vero dell'uomo, nella sua origine e nel suo eterno destino.

E' una rivelazione progressiva, in cui il Creatore si adatta al passo della sua creatura, fino a quella pienezza di luce che rifulge nel mistero del Verbo incarnato.

E' evidente che non è facile rendere in modo adeguato, con gli strumenti dell'arte televisiva e cinematografica, questo impatto del soprannaturale nella storia. Ad ogni passo c'è il rischio della banalizzazione. E, purtroppo, non mancano, nel panorama attuale della cinematografia, realizzazioni che attingono al testo biblico senza il dovuto rispetto del suo messaggio e della stessa verità storica.


3. Gentili Signori! Mi compiaccio, dunque, con voi per i vostri propositi e mi auguro che lo sforzo da voi dispiegato e che è stato avviato già con buone credenziali, grazie alle consulenze di cui vi siete avvalsi, venga coronato da meritato successo. Sia, questa vostra realizzazione, esemplare sotto ogni profilo, coniugando la migliore espressività artistica con la più rigorosa sensibilità religiosa, storica e morale. E possa essa suscitare nell'opinione pubblica un rinnovato interesse per il testo sacro, costituendo in tal modo non soltanto un apprezzato avvenimento culturale, ma un aiuto alla stessa consapevolezza di fede dei credenti ed un opportuno strumento di evangelizzazione.

Implorando sul vostro lavoro la costante assistenza di Dio e della Vergine Santa, vi assicuro un particolare ricordo nella preghiera, mentre di cuore a tutti imparto l'Apostolica Benedizione.

Data: 1993-12-09 Data estesa: Giovedi 9 Dicembre 1993

Udienza ai partecipanti al IX Colloquio Internazionale Romanistico Canonistico organizzato dalla Lateranense - Città del Vaticano (Roma)


Titolo: Nell'Oriente Mediterraneo appartenere alle minoranze cristiane non può costituire motivo di discriminazione

Reverendissimo Padre Rettore, Illustri Professori, Signore e Signori,


1. Sono lieto che abbiate voluto concludere il IX Colloquio Giuridico Internazionale, promosso dall' "Institutum Utriusque Iuris" della Pontificia Università Lateranense, con questo incontro. La vostra presenza conferma l'attaccamento alla cattedra di Pietro e la fedeltà al suo Magistero, che caratterizzano la lunga tradizione di questa istituzione della Santa Sede, chiamata a formare giuristi in entrambi i diritti, quello della Chiesa e quello della Comunità civile, in una prospettiva che è insieme storica e moderna.

A tutti il mio saluto cordiale. Rivolgo un vivo ringraziamento al P. Umberto Betti, ofm, Rettore Magnifico dell'Università Lateranense, che ha voluto cordialmente manifestarmi i sentimenti e l'augurio di voi tutti. Un grato pensiero va anche ai Decani delle Facoltà di Diritto Canonico e di Diritto Civile, i Professori Domingo Andrés Gutierrez e Gian Luigi Falchi, che di questo Colloquio hanno curato l'organizzazione e la direzione.


2. Durante i lavori del Convegno voi avete richiamato il valore attuale della radice romano-canonica di quel diritto che è proprio delle Comunità cristiane del Mediterraneo orientale. Ne è testimonianza la presenza numerosa di studiosi provenienti da Paesi e culture differenti, che con competenza e impegno hanno dato il loro contributo per l'approfondimento del tema.

Come è noto, il cristianesimo ha riconosciuto fin dalle sue origini una sana laicità delle strutture della società civile, favorendo la fondamentale distinzione tra l'ordine temporale e l'ordine spirituale. Da questo atteggiamento, a partire dall'Editto di Tolleranza, è scaturito il riconoscimento della libertà di religione.

La consapevolezza della distinzione tra i compiti dello Stato e la missione evangelizzatrice della Chiesa ha consentito alle Comunità cristiane d'Oriente di conservare la loro specifica identità nel corso dei secoli. Fu preservata l'autonomia del diritto proprio, che si era già formato dall'epoca dei primi Concili strutturandosi secondo la tradizione giuridica di Bisanzio, e che attribuiva un rinnovato e più incisivo valore agli ordinamenti giuridici locali.

Questa peculiarità si è conservata fino ai nostri giorni, nonostante le alterne vicende storiche, religiose e politiche, che hanno interessato quelle regioni, soprattutto a partire dal settimo secolo in poi. Ne sono testimonianza i molteplici riti che contraddistinguono la vita liturgica delle diverse Comunità cristiane dell'area, con riflessi nella disciplina ecclesiastica, come pure nel diritto di famiglia e matrimoniale.

I vostri lavori hanno messo in evidenza come le Comunità cristiane, perseverando nella fede e nell'adesione alle proprie tradizioni e alla propria cultura, abbiano saputo far fronte anche alle circostanze più difficili, reggendo alla scomparsa di regimi politici o al succedersi di differenti forme di governo.

In presenza anche di turbamenti assai rilevanti, i cristiani dell'Oriente Mediterraneo hanno sempre mostrato leale disponibilità nel favorire la convivenza tra le diverse componenti sociali, culturali e religiose della popolazione. Ne sono esempio le traduzioni degli antichi testi legislativi del periodo bizantino o, più ampiamente, il tentativo di comporre con altre tradizioni giuridiche il diritto romano-canonico quanto agli istituti patrimoniali, successori e processuali. La sola tendenza che appare costante nel variare dei tempi e delle circostanze è quella di proteggere rigorosamente gli istituti fondamentali del diritto matrimoniale e della famiglia, nonché le norme relative all'organizzazione ecclesiale. Si nota cioè la consapevole difesa sia della famiglia, cellula fondamentale della società, che della Chiesa, comunità di salvezza.


3. Dalla storia si trae quindi l'insegnamento che ogni Comunità ha il diritto naturale e primario di vivere collettivamente ed in forma organizzata la propria dimensione religiosa nei suoi vari momenti. Quello alla libertà religiosa è, infatti, diritto che sta alla radice di ogni altro diritto e di ogni altra libertà, poiché si fonda nella dignità dell'essere umano, che è, per sua natura, un essere sociale, bisognoso di rapporti con gli altri per esplicare appieno le proprie doti (Cfr. GS 12).

Questo particolare rapporto dell'uomo con il suo Creatore gli consente di realizzarsi pienamente nella sua natura spirituale e razionale; di essere cioè parte di quell'ordine naturale di cui la Rivelazione cristiana ha riconosciuto l'autonomia. Come ha affermato San Tommaso, "Jus divinum, quod est ex gratia, non tollit jus humanum, quod est ex naturali ratione" (Sum.Theol., II-II 10,10).

E' nella maturata coscienza di questa realtà che le Comunità cristiane dell'Oriente Mediterraneo affermano anche oggi la propria autonomia. Pur vivendo in un'area in cui esistono progetti di società ispirati a credenze religiose diverse, esse sono consapevoli che la dignità dell'uomo è unica, indivisibile, irripetibile, e come tale da rispettare e garantire con ferma coerenza.

La Chiesa, da parte sua, ha sempre affermato che, nell'impegno per l'arricchimento del bene comune della società civile, è necessario il concorso di quanti ne sono parte, anche se di credenze diverse. L'appartenenza ad una religione non può mai essere motivo di discriminazione; né alcuno deve sentirsi semplicemente ospite nel proprio Paese. E' in questa prospettiva che si collocano anche gli accordi conclusi dalla Santa Sede con alcuni Paesi dell'area del Mediterraneo orientale, per consentire il pieno rispetto dell'identità delle Comunità cristiane e l'autonomia della missione della Chiesa che vive e opera in quei Paesi.

Per i cristiani che vivono in queste situazioni, i profondi mutamenti sociali rendono ormai insufficienti le sole garanzie tradizionalmente riconosciute alle situazioni personali o agli aspetti del culto individualmente intesi. La libertà di religione non può, infatti, ridursi alla sola libertà di culto, ma comporta anche il diritto alla non discriminazione nell'esercizio degli altri diritti e della libertà propri di ogni persona umana, considerata sia nella sua dimensione individuale che comunitaria.

Tale prospettiva è stata ribadita autorevolmente anche di recente a livello internazionale, con conseguente richiamo agli Stati perché modifichino eventuali ordinamenti interni di senso contrario (Cfr. ONU-Comité des Droits de l'Homme, Observation générale No. 22 (48), art. 18, Doc. CCPR/C/CRP.1/ Add. 26, 22 juillet 1993).


4. Va rilevato che in alcuni Paesi l'esercizio della libertà religiosa è accordato ai membri della religione maggioritaria e riconosciuto con molte limitazioni ad altri cittadini di credenza diversa. Una matura concezione dello Stato e del suo ordinamento giuridico, ispirata a quanto la coscienza comune dell'umanità ha espresso nelle regole della Comunità internazionale, richiede lo sforzo di assicurare parità di trattamento ad ogni persona, indipendentemente dalla sua origine etnica, linguistica, culturale e religiosa (Cfr. Discorso nella "Friendship Hall" di Khartoum, in Oss. Rm 11 febbraio 1993).

Pertanto, pur nello status di minoranze, i cristiani dell'Oriente Mediterraneo hanno diritto al rispetto della loro identità anche sotto il profilo giuridico, e ciò non può essere considerato come una concessione, né come la risultante di interventi esterni. Una effettiva reciprocità passa oggi necessariamente attraverso il rispetto delle norme maturate a livello internazionale quanto ai diritti della persona umana, e non più in via preferenziale attraverso accordi particolari tra Stati, come è avvenuto nel corso della storia.

Gli sforzi sinceri degli uomini che credono in Dio, insieme all'interdipendenza degli interessi, delle situazioni e delle culture, sono una efficace garanzia per porre termine a discriminazioni e restrizioni e per favorire, in un clima di tolleranza, un dialogo che sia ad un tempo inter-religioso e inter-culturale. Si potrà così garantire sempre meglio anche ai cristiani dell'Oriente Mediterraneo un futuro che preservi la loro peculiare identità, e sia rispettoso della persona umana e dei suoi diritti fondamentali.

Con questo auspicio, illustri professori e cari fratelli, invoco la benedizione dell'Onnipotente sul vostro importante lavoro di studiosi e di docenti, e chiedo copiose grazie sull'attività dell'"Institutum Utriusque Iuris".

Data: 1993-12-11 Data estesa: Sabato 11 Dicembre 1993

Angelus, terza domenica di Avvento - Città del Vaticano (Roma)


Titolo: Di fronte ai fallimenti delle strategie politiche suscitare una grande "strategia" di preghiera

Carissimi fratelli e sorelle!


1. La liturgia di questa terza domenica di Avvento ci presenta Giovanni Battista, il precursore, come testimone della luce (Cfr. Jn 1,7-8). Egli addita agli uomini il Cristo, "la luce vera che illumina ogni uomo" (Jn 1,9).

La missione del Battista continua, ed anzi si approfondisce, nella Chiesa chiamata ad annunciare Cristo ad ogni generazione. Nell'imminenza dell'Anno della Famiglia, mi piace sottolineare che tale compito è affidato, a titolo specialissimo, alla "famiglia cristiana". Essa - come scrivevo nella Familiaris consortio - "soprattutto oggi, ha una speciale vocazione ad essere testimone dell'alleanza pasquale di Cristo, mediante la costante irradiazione della gioia dell'amore e della sicurezza della speranza, della quale deve rendere ragione" (FC 52).

In certo senso, pero, ogni famiglia del mondo è chiamata ad essere "testimonianza di luce", in forza del disegno di Dio che ne fa il santuario della vita, luogo di accoglienza, di speranza e di solidarietà.


2. Evocando la sublime missione della famiglia, come non pensare con viva apprensione ai tanti nuclei familiari dilaniati dalla guerra nei Paesi della ex Jugoslavia, dove il conflitto ancora imperversa e non sembra purtroppo vicina una giusta ed equa sua composizione? Mentre scongiuro i responsabili di quei popoli a far tacere finalmente la voce delle armi ed invito le autorità internazionali a fare ogni ulteriore sforzo possibile di pacifica ed efficace mediazione, vorrei chiedere ai credenti del mondo intero di implorare da Dio il dono inestimabile della pace. Dobbiamo continuare a farlo senza mai cedere allo scoraggiamento.

Anche la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che si svolgerà dal 18 al 25 del prossimo gennaio, deve costituire per i cattolici ed i fratelli delle altre confessioni cristiane un'importante occasione per essere spiritualmente vicini alle popolazioni provate della Bosnia-Erzegovina. A tal fine ho indetto per Domenica 23 gennaio una speciale giornata di preghiera per implorare da Dio la pace. Celebrero in quel giorno, qui a Roma, la Santa Eucaristia, ed invito fin d'ora tutta la Chiesa ad unirsi con me, facendo precedere questo momento di profonda orazione comunitaria da una giornata di digiuno. Estendo questo invito ad ogni altro credente ed a tutte le persone di buona volontà. Il Signore, che ci esorta a invocarlo con fede, sostenuta dall'impegno di conversione e di comunione fraterna, voglia esaudire i nostri desideri e conceda finalmente la pace a quella martoriata regione, come pure ad ogni altro popolo coinvolto nel dramma della guerra.


3. Carissimi fratelli e sorelle! Guardiamo a Maria, Regina della pace.

Contempliamo le traversie che angustiarono la famiglia di Nazareth, incalzata dalla persecuzione e dalla violenza.

Vergine Santa, tu che hai vissuto nella fede i momenti duri della vita familiare, ottieni la pace per le nazioni in guerra ed aiuta le famiglie del mondo a svolgere la loro insostituibile missione di pace.

Data: 1993-12-12 Data estesa: Domenica 12 Dicembre 1993

La benedizione dei "Bambinelli", al termine dell'Angelus - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Rinnovate davanti a Gesù il vostro impegno di bontà e di generosità"

Rivolgo un particolare benvenuto a tutti voi, cari bambini e cari ragazzi, che siete convenuti questa mattina in Piazza san Pietro, in occasione della tradizionale benedizione dei "Bambinelli" e delle altre figure del presepe.

Saluto cordialmente i ragazzi di Roma che sono la maggioranza, ma anche quelli che vengono da più lontano con le statuette di Gesù Bambino, e rivolgo un pensiero anche agli alunni dell'Istituto Ravasco di Pescara.

Il ricordo della nascita del Salvatore, molto vivo in questi giorni nelle nostre case, sia per tutti un intimo richiamo a creare quel clima spirituale adatto alla celebrazione delle Feste natalizie. Carissimi fanciulli, fermatevi con le vostre famiglie accanto al presepe ed insieme rinnovate davanti a Gesù Bambino il vostro impegno di bontà e di generosità. Domandategli il dono della pace per il mondo e la protezione per tutti coloro che si trovano nel bisogno. Auguro di cuore a voi e a tutti i vostri familiari un sereno e santo Natale, mentre con affetto vi benedico, insieme con le statuette che collocherete nei vostri presepi: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Data: 1993-12-12 Data estesa: Domenica 12 Dicembre 1993

Visita pastorale: il discorso alla comunità del Pontificio Istituto Orientale - Roma

Titolo: "Lasciamoci condurre dallo Spirito ad immaginare nuove prospettive ecumeniche con quella creatività che è propria dei Santi"




1. Ho vivamente desiderato essere qui tra voi, carissimi Fratelli che costituite la comunità del Pontificio Istituto Orientale, per concludere le celebrazioni dei settantacinque anni di vita di questa prestigiosa Istituzione accademica, fondata dal mio Predecessore Benedetto XV quale "altiorum studiorum domicilium de rebus orientalibus" (Motu Proprio "Orientis Catholici", AAS IX [1917], p. 531-532). Egli la volle destinata sia ai Latini che prestassero il proprio ministero presso gli Orientali, sia agli Orientali stessi, cattolici ed ortodossi. Indico altresi la metodologia che l'insegnamento avrebbe dovuto seguire nell'Istituto: una esposizione parallela della dottrina cattolica ed ortodossa.


2. Il mio saluto, insieme al Cardinale Segretario di Stato, va innanzitutto al Gran Cancelliere, il Signor Cardinale Achille Silvestrini, al quale formulo i migliori auguri di pieno successo nell'esercizio di questo suo nuovo incarico.

Saluto anche il Cardinale Lourdusamy, suo predecessore. E per l'opera sin qui svolta con tanta dedizione e competenza voglio esprimere la mia riconoscenza anche al Signor Cardinale Pio Laghi, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica e, nella sua persona, a tutti i Prefetti del medesimo Dicastero che prima di lui esercitarono il medesimo ufficio all'Orientale.

Viva gratitudine intendo manifestare anche al Reverendissimo Padre Peter-Hans Kolvenbach, preposito generale della Compagnia di Gesù e Vice-Cancelliere dell'Istituto e, per il suo tramite, a tutta la Compagnia che con tanto amore conduce l'Istituto Orientale. Grazie quindi al rettore, ai Docenti, al personale non docente. Un affettuoso, particolare saluto voglio infine far pervenire agli allievi, studenti e studentesse, cattolici ed ortodossi, che fanno di questa Istituzione una comunità di vita e di pensiero e pongono i presupposti per un futuro che vedrà sempre più intimamente uniti cristiani di Oriente e d'Occidente, al servizio della Verità che salva.


3. In questi settantacinque anni essi hanno percorso un lungo, appassionato cammino sulla strada della conoscenza reciproca e, in ascolto dello Spirito di comunione, hanno compiuto passi importanti verso l'Unico Maestro e Signore, che incessantemente li chiama all'unità, "perché il mondo creda" (Jn 17,21).

Questo Istituto ha contribuito non poco, mediante un approfondimento rigoroso e scientifico del patrimonio orientale, al cammino ecumenico. Nello stesso tempo, proprio il progredire dell'ecumenismo ha contribuito ad aggiornare e completare la prospettiva e la modalità di essere dell'Istituto.

Non va dimenticato, infatti, che un Istituto Pontificio non si accontenta di operare per l'approfondimento della conoscenza, ma costituisce uno strumento prezioso al servizio della Chiesa per indicare nuove mete e perseguirne, attraverso una approfondita formazione, l'effettivo raggiungimento.


4. Il Pontificio Istituto Orientale è dunque, all'interno della Chiesa Cattolica, un luogo ove si individuano nuovi orizzonti. Ma qual è il paesaggio disegnato dall'attuale geografia dell'ecumenismo? Che cosa si presenta alla sentinella chiamata, secondo la parola di Ezechiele (Cfr. Ez 33,1-9), ad ammonire il popolo? Si manifesta soprattutto una grande aspirazione all'unità.

Nell'economia della grazia, Dio ha distribuito e continua a distribuire i suoi molteplici doni, i carismi, "prout vult" (1Co 12,11), in modi vari e misure diverse. Questo Egli opera "per l'utilità comune" (IB 7), affinché tutti partecipino agli altri i propri doni e accolgano dagli altri i loro.

Tutti i doni, promanando da Cristo e dal Suo Spirito, hanno un legame intrinseco con l'unica Chiesa e ad essa tendono. Pertanto, nella misura in cui si è fedeli a tali doni, si contribuisce, in modo reale anche se non visibile, all'unità. Davanti ai doni presenti nelle altre Chiese la Chiesa cattolica non può quindi che rallegrarsi.

Non va dimenticato l'insegnamento del Concilio, che mette in evidenza come "alcuni aspetti del mistero rivelato siano talvolta percepiti in modo più adatto e posti in miglior luce dall'uno che non dall'altro, cosicché si può dire allora che quelle varie formule teologiche non di rado si completino, piuttosto che opporsi" (UR 17). Nel caso, pertanto, di divergenze teologiche, occorre domandarsi, tenendo conto sempre dell'autorità di una determinata dottrina o insegnamento del Magistero, se non si tratti semplicemente di accentuazioni diverse che possono e debbono accostarsi fra loro e comporsi insieme, integrandosi in un'armonia più alta.


5. Se la situazione ecumenica sembra talora segnare il passo, ciò è in parte dovuto al fatto che troppo spesso ci volgiamo al passato e troppo poco ci lasciamo condurre dallo Spirito ad immaginare nuove prospettive, con quella creatività che è propria dei Santi.

Il Decreto conciliare sulle Chiese Orientali Cattoliche, a riguardo delle prescrizioni giuridiche contenute nel testo, afferma che esse "sono stabilite per le presenti condizioni, fino a che la Chiesa cattolica e le Chiese orientali separate vengano nella pienezza della comunione" (OE 30). Essa è dunque ben cosciente della temporaneità delle prospettive e dei risultati raggiunti.

A far germogliare i semi di unità si deve dunque dedicare la Chiesa, in modo che, già mentre stabilisce una legge, senta in sé la speranza che essa sia superata da nuove acquisizioni, da speranze più esigenti, da fedeltà costose ma appassionanti, che forzino le nostre immobilità, perché sia finalmente possibile e realizzabile ciò che fino a ieri sembrava persino inimmaginabile.


6. E' questo il mandato che il Vescovo di Roma consegna oggi a voi, amati Fratelli del Pontificio Istituto Orientale. Voi dovete essere coloro che aiutano le Chiese a trarre dal loro deposito "cose vecchie e cose nuove" (Mt 13,52), ad indicare ciò che, nei preziosi forzieri delle diverse tradizioni, può far fiorire la Verità, che sia per il cristiano di oggi Via sicura verso una Vita in Cristo sempre più piena.

Perché ciò accada voi siete chiamati ad essere, senza discontinuità e senza contrapposizioni, ad un tempo ricercatori e formatori. Già per ogni credente infatti, la verità conduce per sua natura alla libertà (Cfr. Jn 8,32); infatti "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" (Ga 5,1). Ciò è vero particolarmente oggi: mentre da ogni parte del mondo l'uomo invoca un senso profondo all'esistenza, la scienza teologica è chiamata a divenire sapienza e a fecondare la vita.

Ascoltate, dunque, le domande, gli interrogativi drammatici dell'uomo contemporaneo; metteteli a confronto con le antiche testimonianze dei Padri e dei Santi d'Oriente e d'Occidente: lo aiuterete così a scoprire che non solo le verità sono quelle di sempre, ma le stesse domande sono riconducibili, in forma diversa ma con impressionante continuità, alle domande di sempre, in Oriente come in Occidente.

Restituiteci la conoscenza di quei tesori ed aiutateci a sentirli nostri. Ma per fare questo dovrete conoscere sempre in profondità la santità di ieri e l'appello di oggi, perché anche l'oggi sappia far nascere il fiore della santità, nella terra della Chiesa, la stessa terra di sempre, resa più fertile dall'eredità delle generazioni. Voi ci aiuterete a sperimentare con maggior vigore il gusto della continuità. Mentre si pensa spesso di dover ricominciare da capo ogni giorno, voi, sulla scia gloriosa dell'Oriente ma anche delle mirabili ricchezze dell'Occidente, dovete ridare a tutti la fierezza di essere figli degli antichi Padri in Cristo e partecipi della loro eredità.


7. Operate perché i giovani che vi sono affidati divengano buoni formatori di quanti, nelle loro terre, attendono il loro ritorno nell'Europa Orientale che comincia oggi a intravvedere la speranza di ridare consistenza alle comunità credenti, perché sappiano rispondere alle attese sempre più pressanti dei loro popoli.

Noi offriamo questo servizio ai nostri Fratelli, i Patriarchi e i Vescovi delle Chiese Orientali: quelle che già sono in comunione piena con la Chiesa di Roma come quelle che sono in dialogo con noi in vista dell'unità; qui, a Roma, esiste una comunità di persone che cercano insieme, che sono educate a cercare Dio e ad invocarlo, per tutti i cristiani e per tutto il mondo. E lo cercano nelle Chiese Orientali: "in esse, infatti, poiché sono illustri per veneranda antichità, risplende la Tradizione che deriva dagli Apostoli attraverso i Padri e che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale" (OE 1).

Quanti verranno inviati saranno i benvenuti: cattolici, sia latini che orientali, e ortodossi, e altri fratelli cristiani, troveranno nello studio, nella vita comune, nella conoscenza reciproca, sempre nuove occasioni per stimarsi ed amarsi e trasfonderanno poi tale esperienza nelle loro Chiese.


8. Carissimi Docenti, insegnate a questi giovani il gusto per la circolarità, per la globalità della fede e della teologia: la ricerca puntuale sia scuola di metodo per meglio comprendere l'universalità della fede, e il suo riassumersi nell'unica Persona di Cristo, vero Dio e vero Uomo, Figlio del Padre. Lo Spirito Santo condurrà così ciascuno alla comunione della Trinità Santissima, togliendolo dalla frammentarietà di tanti problemi particolari, nei quali può rischiare di isterilirsi.

Fate in modo che lo studente, nel periodo della sua permanenza nel vostro Istituto, acquisisca una conoscenza articolata dell'Oriente cristiano nella sua completezza: se ciò sarà utile ai Latini, lo sarà in particolare agli Orientali, che acquisteranno in tal modo gli strumenti per apprezzare le Tradizioni delle diverse Chiese che compongono il mosaico variegato dell'Oriente cristiano. Ciò può richiedere un maggior ricorso al lavoro interdisciplinare e ad un'attività comune tra Docenti: non esitate ad intraprenderli per il pieno frutto dei vostri sforzi a vantaggio dei vostri allievi. Fate in modo che la liturgia interpelli i Padri, i Padri aiutino a rileggere la Scrittura Santa, e la teologia sia la sintesi contemplativa di questa "Vita in Cristo", strettamente congiunta, ed anzi unica esperienza, con la spiritualità, secondo il felice modello che fu comune ad Oriente ed Occidente.


9. Quando Benedetto XV prescriveva che nel Pontificio Istituto Orientale "doctrine catholicae simul et orthodoxae una pariter procedat expositio" (Motu Proprio "Orientis Catholici", cit., p. 530), indicava la strada preziosa di un insegnamento che, arricchito oggi da nuove prospettive e nuovi metodi, non mancherà di portare allo scambio dei doni fra le Chiese di Cristo.

Invocando la benedizione di Dio su questo caro Istituto Orientale, sono lieto di salutare in voi una fucina di incontri e di speranze, piccola espressione di una già più intensa comunione fra cristiani che non mancherà di estendersi e di penetrare le Chiese, per la maggior gloria di Dio e per il bene degli uomini.

[Al termine del discorso, Giovanni Paolo II ha pronunciato le parole che pubblichiamo di seguito:] Dovrei aggiungere che anche io sono un po' un discepolo nascosto, clandestino, di questo Istituto, almeno di alcuni professori di questo Istituto che mi aiutano a leggere e analizzare i testi dei grandi scrittori orientali, greci e russi. Come ho detto, sono un discepolo, uno studente clandestino, come la Chiesa di Oriente era per tanto tempo clandestina. E io conoscevo la clandestinità di quella Chiesa anche nella mia personale esperienza. Mi ricordo come a Cracovia non si poteva neanche scrivere sull'esistenza della Chiesa greco cattolica, diciamo della Chiesa greco cattolica ucraina. I fedeli c'erano, io ho visitato questi fedeli, ma non si poteva dire in pubblico che il Papa c'era stato, che il Papa ha parlato, che questa Chiesa esiste.

Adesso questa clandestinità è finita e possiamo parlare un po' ad alta voce. Ma si parlava sempre ad alta voce perché la clandestinità parlava con una voce più alta di tutte le voci senza clandestinità. Penso che forse la voce del Papa, benché non clandestina, era uguale. Grazie a Dio.

E devo dire che sono anche un discepolo non tanto impreparato, perché non ascolto solamente, ascolto si, ma soprattutto pongo le domande e molto acute.

C'è ancora qualche regalo, qualche dono per il vostro Istituto. Questo dono, un'icona, ha per me un valore molto significativo, perché mi è stato offerto nell'inaugurazione del Pontificato dal Rappresentante del Patriarcato di Mosca.

Era il Metropolita Juvenalj. In questo momento, difficile, tragico, il dono è tanto più significativo. Che sia adesso di proprietà del vostro Istituto e sia accessibile a tutti. Doveva rimanere un po' nascosto, come la Chiesa nascosta, clandestina, nella mia casa, ma è meglio che sia qui, in pubblico. E in quanto l'Istituto è Pontificio, anche questa icona non va fuori dall'ambiente pontificio, rimane a casa.

Ancora si deve ammirare come era lungimirante Papa Benedetto XV durante la prima guerra mondiale.

Data: 1993-12-12 Data estesa: Domenica 12 Dicembre 1993


GPII 1993 Insegnamenti - La famiglia al servizio della pace