
Redemptoris Mater 20
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20. Il Vangelo di Luca registra il momento in cui "una donna alzo la voce di mezzo alla folla e disse", rivolgendosi a Gesù: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!" (Lc 11,27). Queste parole costituivano una lode per Maria come Madre di Gesù secondo la carne. La Madre di Gesù non era forse conosciuta personalmente da questa donna; infatti, quando Gesù inizio la sua attività messianica, Maria non lo accompagnava e continuava a rimanere a Nazaret.
Si direbbe che le parole di quella donna sconosciuta l'abbiano fatta in qualche modo uscire dal suo nascondimento.
Attraverso quelle parole è balenato in mezzo alla folla, almeno per un attimo, il vangelo dell'infanzia di Gesù. E' il vangelo in cui Maria è presente come la madre che concepisce Gesù nel suo grembo, lo dà alla luce e lo allatta maternamente: la madre-nutrice, a cui allude quella donna del popolo. Grazie a questa maternità, Gesù - figlio dell'Altissimo (cfr. Lc 1,32) - è un vero figlio dell'uomo. E' "carne", come ogni uomo: è "il Verbo (che) si fece carne" (cfr. Jn 1,14). E' carne e sangue di Maria! Ma alla benedizione, proclamata da quella donna nei confronti della sua genitrice secondo la carne, Gesù risponde in modo significativo: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano" (Lc 11,28). Egli vuole distogliere l'attenzione dalla maternità intesa solo come un legame della carne, per orientarla verso quei misteriosi legami dello spirito, che si formano nell'ascolto e nell'osservanza della parola di Dio.
Lo stesso trasferimento nella sfera dei valori spirituali si delinea ancor più chiaramente in un'altra risposta di Gesù, riportata da tutti i sinottici. Quando viene annunciato a Gesù che "sua madre e i suoi fratelli sono fuori e desiderano vederlo", egli risponde: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (cfr. Lc 8,20-21).
Questo disse "girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno", come leggiamo in Marco (Mc 3,32-34) o, secondo Matteo (Mt 12,47-49), "stendendo la mano verso i suoi discepoli".
Queste espressioni sembrano collocarsi sulla scia di quel che Gesù dodicenne rispose a Maria e a Giuseppe, quando fu ritrovato dopo tre giorni nel tempio di Gerusalemme. Ora, quando Gesù parti da Nazaret e diede inizio alla sua vita pubblica in tutta la Palestina, era ormai completamente ed esclusivamente "occupato nelle cose del Padre" (cfr. Lc 2,49). Egli annunciava il Regno: "regno di Dio" e "cose del Padre", che danno anche una nuova dimensione e un nuovo senso a tutto ciò che è umano e, quindi, ad ogni legame umano, in relazione ai fini e ai compiti assegnati a ogni uomo. In questa nuova dimensione anche un legame, come quello della "fratellanza", significa qualcosa di diverso dalla "fratellanza secondo la carne", derivante dalla comune origine dagli stessi genitori. E persino la "maternità", nella dimensione del regno di Dio, nel raggio della paternità di Dio stesso, acquista un altro senso. Con le parole riportate da Luca Gesù insegna proprio questo nuovo senso della maternità.
Si allontana per questo da colei che è stata la sua genitrice secondo la carne? Vuole forse lasciarla nell'ombra del nascondimento, che ella stessa ha scelto? Se così può sembrare in base al suono di quelle parole, si deve pero rilevare che la nuova e diversa maternità, di cui parla Gesù ai suoi discepoli, concerne proprio Maria in modo specialissimo. Non è forse Maria la prima tra "coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica"? E dunque non riguarda soprattutto lei quella benedizione pronunciata da Gesù in risposta alle parole della donna anonima? Senza dubbio, Maria è degna di benedizione per il fatto che è divenuta madre di Gesù secondo la carne( "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte"), ma anche e soprattutto perché già al momento dell'annunciazione ha accolto la parola di Dio, perché vi ha creduto, perché fu obbediente a Dio, perché "serbava" la parola e "la meditava nel suo cuore" (cfr. Lc 1,38 Lc 1,45 Lc 2,19 Lc 2,51) e con tutta la sua vita l'adempiva. Possiamo dunque affermare che la beatitudine proclamata da Gesù non si contrappone, nonostante le apparenze, a quella formulata dalla donna sconosciuta, ma con essa viene a coincidere nella persona di questa Madre-Vergine, che si è chiamata solo "serva del Signore" (Lc 1,38). Se è vero che "tutte le generazioni la chiameranno beata" (cfr. Lc 1,48), si può dire che quell'anonima donna sia stata la prima a confermare inconsapevolmente quel versetto profetico del Magnificat di Maria e a dare inizio al Magnificat dei secoli.
Se mediante la fede Maria è divenuta la genitrice del Figlio datole dal Padre nella potenza dello Spirito santo, conservando integra la sua verginità, nella stessa fede ella ha scoperto e accolto l'altra dimensione della maternità, rivelata da Gesù durante la sua missione messianica. Si può dire che questa dimensione della maternità apparteneva a Maria sin dall'inizio, cioè dal momento del concepimento e della nascita del Figlio. Fin da allora era "colei che ha creduto". Ma a mano a mano che si chiariva ai suoi occhi e nel suo spirito la missione del Figlio, ella stessa come madre si apriva sempre più a quella "novità" della maternità, che doveva costituire la sua "parte" accanto al Figlio. Non aveva dichiarato fin dall'inizio: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38)? Mediante la fede Maria continuava a udire e a meditare quella parola, nella quale si faceva sempre più trasparente, in un modo "che sorpassa ogni conoscenza" (Ep 3,19), l'autorivelazione del Dio vivo. Maria madre diventava così, in un certo senso, la prima "discepola" di suo figlio, la prima alla quale egli sembrava dire: "Seguimi", ancor prima di rivolgere questa chiamata agli apostoli o a chiunque altro (cfr. Jn 1,43).
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21. Da questo punto di vista, è particolarmente eloquente il testo del Vangelo di Giovanni, che ci presenta Maria alle nozze di Cana. Maria vi appare come madre di Gesù all'inizio della sua vita pubblica:" Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli" (Jn 2,1-2). Dal testo risulterebbe che Gesù e i suoi discepoli vennero invitati insieme a Maria, quasi a motivo della presenza di lei a quella festa: il Figlio sembra invitato a motivo della madre. E' noto il seguito degli eventi legati a quell'invito, quell'"inizio dei segni" compiuti da Gesù - l'acqua mutata in vino - che fa dire all'evangelista: Gesù "manifesto la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui" (Jn 2,11).
Maria è presente a Cana di Galilea come madre di Gesù, e in modo significativo contribuisce a quell'"inizio dei segni", che rivelano la potenza messianica del suo Figlio. Ecco: "Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù gli disse: -Non hanno più vino-. E Gesù rispose: -Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora-" (Jn 2,3-4). Nel Vangelo di Giovanni quell'"ora" significa il momento fissato dal Padre, nel quale il Figlio compie la sua opera e deve essere glorificato (cfr. Jn 7,30 Jn 8,20 Jn 12,23 Jn 12,27 Jn 13,1 Jn 17,1 Jn 19,27). Anche se la risposta di Gesù a sua madre sembra suonare come un rifiuto (soprattutto se si guarda, più che all'interrogativo, a quella recisa affermazione: "Non è ancora giunta la mia ora"), ciononostante Maria si rivolge ai servi e dice loro: "Fate quello che egli vi dirà" (Jn 2,5). Allora Gesù ordina ai servi di riempire di acqua le giare, e l'acqua diventa vino, migliore di quello che prima è stato servito agli ospiti del banchetto nuziale.
Quale intesa profonda c'è stata tra Gesù e sua madre? Come esplorare il mistero della loro intima unione spirituale? Ma il fatto è eloquente. E' certo che in quell'evento si delinea già abbastanza chiaramente la nuova dimensione, il nuovo senso della maternità di Maria. Essa ha un significato che non è racchiuso esclusivamente nelle parole di Gesù e nei vari episodi, riportati dai Sinottici ( Lc 8,19-21; Mt 12,46-50 Mc 3,31-35). In questi testi Gesù intende soprattutto contrapporre la maternità, risultante dal fatto stesso della nascita, a ciò che questa "maternità" (come la "fratellanza") deve essere nella dimensione del regno di Dio, nel raggio salvifico della paternità di Dio. Nel testo giovanneo, invece, dalla descrizione dell'evento di Cana si delinea ciò che concretamente si manifesta come nuova maternità secondo lo spirito e non solo secondo la carne, ossia la sollecitudine di Maria per gli uomini, il suo andare incontro ad essi nella vasta gamma dei loro bisogni e necessità. A Cana di Galilea viene mostrato solo un aspetto concreto dell'indigenza umana, apparentemente piccolo e di poca importanza ("Non hanno più vino"). Ma esso ha un valore simbolico: quell'andare incontro ai bisogni dell'uomo significa, al tempo stesso, introdurli nel raggio della missione messianica e della potenza salvifica di Cristo. Si ha dunque una mediazione: Maria si pone tra suo figlio e gli uomini nella realtà delle loro privazioni, indigenze e sofferenze. Si pone "in mezzo", cioè fa da mediatrice non come un'estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può - anzi "ha il diritto" - di far presente al figlio i bisogni degli uomini. La sua mediazione, dunque, ha un carattere di intercessione: Maria "intercede" per gli uomini. Non solo: come madre desidera anche che si manifesti la potenza messianica del figlio, ossia la sua potenza salvifica volta a soccorrere la sventura umana, a liberare l'uomo dal male che in diversa forma e misura grava sulla sua vita. Proprio come aveva predetto del Messia il profeta Isaia nel famoso testo, a cui Gesù si è richiamato davanti ai suoi compaesani di Nazaret: "Per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista..." (cfr. Lc 4,18).
Altro elemento essenziale di questo compito materno di Maria si coglie nelle parole rivolte ai servitori: "Fate quello che egli vi dirà". La Madre di Cristo si presenta davanti agli uomini come portavoce della volontà del Figlio, indicatrice di quelle esigenze che devono essere soddisfatte, affinché la potenza salvifica del Messia possa manifestarsi. A Cana, grazie all'intercessione di Maria e all'ubbidienza dei servitori, Gesù dà inizio alla "sua ora". A Cana Maria appare come credente in Gesù: la sua fede ne provoca il primo "segno" e contribuisce a suscitare la fede dei discepoli.
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22. Possiamo dire, pertanto, che in questa pagina del Vangelo di Giovanni troviamo quasi un primo apparire della verità circa la materna sollecitudine di Maria.
Questa verità ha trovato espressione anche nel magistero del recente concilio, ed è importante notare come la funzione materna di Maria sia da esso illustrata nel suo rapporto con la mediazione di Cristo. Infatti, vi leggiamo: "La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l'unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia", perché "uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù" (1Tm 2,5). Questa funzione sgorga, secondo il beneplacito di Dio, "dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia". Proprio in questo senso l'evento di Cana di Galilea ci offre quasi un preannuncio della mediazione di Maria, tutta orientata verso il Cristo e protesa alla rivelazione della sua potenza salvifica.
Dal testo giovanneo appare che si tratta di una mediazione materna. Come proclama il concilio: Maria "fu per noi madre nell'ordine della grazia". Questa maternità nell'ordine della grazia è emersa dalla stessa sua maternità divina: perché essendo, per disposizione della divina provvidenza, madre-nutrice del Redentore, è diventata una "compagna generosa in modo del tutto singolare e umile ancella del Signore", che "coopero ... all'opera del Salvatore con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità per restaurare la vita soprannaturale delle anime". "E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste... fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti".
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23. Se il passo del Vangelo di Giovanni sull'evento di Cana presenta la maternità premurosa di Maria all'inizio dell'attività messianica di Cristo, un altro passo dello stesso Vangelo conferma questa maternità nell'economia salvifica della grazia nel suo momento culminante, cioè quando si compie il sacrificio della croce di Cristo, il suo mistero pasquale. La descrizione di Giovanni è concisa: "Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: -Donna, ecco il tuo figlio!-. Poi disse al discepolo: -Ecco la tua madre!-. E da quel momento il discepolo la prese con sè" (Jn 19,25-27).
Senza dubbio, in questo fatto si ravvisa un'espressione della singolare premura del figlio per la madre, che egli lasciava in così grande dolore.
Tuttavia, sul senso di questa premura il "testamento della croce" di Cristo dice di più. Gesù mette in rilievo un nuovo legame tra madre e figlio, del quale conferma solennemente tutta la verità e realtà. Si può dire che, se già in precedenza la maternità di Maria nei riguardi degli uomini era stata delineata, ora viene chiaramente precisata e stabilita: essa emerge dalla definitiva maturazione del mistero pasquale del Redentore. La madre di Cristo, trovandosi nel raggio diretto di questo mistero che comprende l'uomo - ciascuno e tutti - viene data all'uomo - a ciascuno e a tutti - come madre. Quest'uomo ai piedi della croce è Giovanni, "il discepolo che egli amava". Tuttavia, non è lui solo. Seguendo la tradizione, il concilio non esita a chiamare Maria "Madre di Cristo e madre degli uomini": infatti, ella è "congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini..., anzi è veramente madre delle membra (di Cristo)..., perché coopero con la carità alla nascita dei fedeli nella chiesa".
Dunque, questa "nuova maternità di Maria", generata dalla fede, è frutto del "nuovo" amore, che maturo in lei definitivamente ai piedi della croce, mediante la sua partecipazione all'amore redentivo del Figlio.
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24. Ci troviamo così al centro stesso dell'adempimento della promessa, contenuta nel protoevangelo: "La stirpe della donna schiaccerà la testa del serpente" (cfr. Gn 3,15). Gesù Cristo, infatti, con la sua morte redentrice vince il male del peccato e della morte alle sue stesse radici. E' significativo che, rivolgendosi alla madre dall'alto della croce, la chiami "donna" e le dica: "Donna, ecco il tuo figlio". Con lo stesso termine, del resto, si era rivolto a lei anche a Cana (cfr. Jn 2,4). Come dubitare che specialmente ora, sul Golgota, questa frase attinga in profondità il mistero di Maria, raggiungendo il singolare posto che ella ha in tutta l'economia della salvezza? Come insegna il concilio, con Maria "eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura una nuova economia, quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana, per liberare con i misteri della sua carne l'uomo dal peccato".
Le parole che Gesù pronuncia dall'alto della croce significano che la maternità della sua genitrice trova una "nuova" continuazione nella chiesa e mediante la chiesa, simboleggiata e rappresentata da Giovanni. In questo modo, colei che, come "la piena di grazia", è stata introdotta nel mistero di Cristo per essere sua madre, cioè la santa genitrice di Dio, per il tramite della chiesa permane in quel mistero come la "donna" indicata dal libro della Genesi (3,15) all'inizio e dall'Apocalisse (12,1) al termine della storia della salvezza.
Secondo l'eterno disegno della provvidenza la maternità divina di Maria deve effondersi sulla chiesa, come indicano affermazioni della tradizione, per le quali la maternità di Maria verso la chiesa è il riflesso e il prolungamento della sua maternità verso il Figlio di Dio.
Già il momento stesso della nascita della chiesa e della sua piena manifestazione al mondo, secondo il concilio, lascia intravedere questa continuità della maternità di Maria: "Essendo piaciuto a Dio di non manifestare solennemente il mistero della salvezza umana prima di aver effuso lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della pentecoste -assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui- (Ac 1,14), e anche Maria implorante con le sue preghiere il dono dello Spirito, che già l'aveva adombrata nell'annunciazione".
Dunque, nell'economia della grazia, attuata sotto l'azione dello Spirito santo, c'è una singolare corrispondenza tra il momento dell'incarnazione del Verbo e quello della nascita della chiesa. La persona che unisce questi due momenti è Maria: Maria a Nazaret e Maria nel cenacolo di Gerusalemme. In entrambi i casi la sua presenza discreta, ma essenziale, indica la via della "nascita dello Spirito".
Così colei che è presente nel mistero di Cristo come madre, diventa - per volontà del Figlio e per opera dello Spirito santo - presente nel mistero della chiesa.
Anche nella chiesa continua ad essere una presenza materna, come indicano le parole pronunciate sulla croce: "Donna, ecco il tuo figlio"; "Ecco la tua madre".
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25. "La chiesa - prosegue il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio -, annunciando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1Co 11,26)". "Come già Israele secondo la carne, pellegrinante nel deserto, viene chiamato chiesa di Dio (cfr. 2Esd 13,1; Nb 20,4 Dt 23,1ss), così il nuovo Israele... si chiama pure chiesa di Cristo (cfr. Mt 16,18), avendola egli acquistata col suo sangue (cfr. Ac 20,28), riempita del suo Spirito e fornita dei mezzi adatti per l'unione visibile e sociale. Dio ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesù, autore della salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la chiesa, perché sia per tutti e per i singoli sacramento visibile di questa unità salvifica".
Il Concilio Vaticano II parla della chiesa in cammino, stabilendo un'analogia con l'Israele dell'antica alleanza in cammino attraverso il deserto.
Il cammino riveste un carattere anche esterno, visibile nel tempo e nello spazio, in cui esso storicamente si svolge. La chiesa, infatti, "dovendosi estendere a tutta la terra, entra nella storia degli uomini, ma insieme trascende i tempi ed i confini dei popoli". Tuttavia, il carattere essenziale del suo pellegrinaggio è interiore: si tratta di un pellegrinaggio mediante la fede, "per virtù del Signore risuscitato", di un pellegrinaggio nello Spirito santo, dato alla chiesa come visibile consolatore (paràkletos) (cfr. Jn 14,26 Jn 15,26 Jn 16,7). "Tra le tentazioni e le tribolazioni del cammino la chiesa è sostenuta dalla forza della grazia di Dio, promessa dal Signore, affinché... non cessi, con l'aiuto dello Spirito santo, di rinnovare se stessa, finché attraverso la croce giunga alla luce che non conosce tramonto".
Proprio in questo cammino-pellegrinaggio ecclesiale attraverso lo spazio e il tempo, e ancor più attraverso la storia delle anime, Maria è presente, come colei che è "beata perché ha creduto", come colei che avanza nella peregrinazione della fede, partecipando come nessun'altra creatura al mistero di Cristo. Dice ancora il concilio che "Maria... per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per così dire e riverbera i massimi dati della fede". Tra tutti i credenti ella è come uno "specchio", in cui si riflettono nel modo più profondo e più limpido "le grandi opere di Dio" (Ac 2,11).
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26. Edificata da Cristo sugli apostoli, la chiesa è divenuta pienamente consapevole di queste grandi opere di Dio il giorno della pentecoste, quando i convenuti nel cenacolo "furono tutti pieni di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi" (Ac 2,4). Sin da quel momento inizia anche quel cammino di fede, il pellegrinaggio della chiesa attraverso la storia degli uomini e dei popoli. Si sa che all'inizio di questo cammino è presente Maria, che vediamo in mezzo agli apostoli nel cenacolo, "implorante con le sue preghiere il dono dello Spirito".
Il suo cammino di fede è, in un certo senso, più lungo. Lo Spirito santo è già sceso su di lei, che è diventata la fedele sua sposa nell'annunciazione, accogliendo il Verbo di Dio vero, prestando "il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà e acconsentendo volontariamente alla rivelazione data da lui", anzi abbandonandosi tutta a Dio mediante "l'obbedienza della fede", per cui rispose all'angelo: "Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto". Il cammino di fede di Maria, che vediamo orante nel cenacolo, è, dunque, più lungo di quello degli altri ivi riuniti: Maria li "precede", "va innanzi" a loro. Il momento della pentecoste a Gerusalemme è stato preparato, oltre che dalla croce, dal momento dell'annunciazione a Nazaret. Nel cenacolo l'itinerario di Maria s'incontra col cammino di fede della chiesa. In quale modo? Tra coloro che nel cenacolo erano assidui nella preghiera, preparandosi per andare "in tutto il mondo" dopo aver ricevuto lo Spirito, alcuni erano stati chiamati da Gesù gradualmente sin dall'inizio della sua missione in Israele.
Undici di loro erano stati costituiti apostoli, e ad essi Gesù aveva trasmesso la missione che egli stesso aveva ricevuto dal Padre: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Jn 20,21), aveva detto agli apostoli dopo la risurrezione. E quaranta giorni dopo, prima di tornare al Padre, aveva aggiunto: quando "lo Spirito santo scenderà su di voi..., mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra" (cfr. Ac 1,8). Questa missione degli apostoli ha inizio sin dal momento della loro uscita dal cenacolo di Gerusalemme. La chiesa nasce e cresce allora mediante la testimonianza che Pietro e gli altri apostoli rendono a Cristo crocifisso e risorto (cfr. Ac 2,31-34 Ac 3,15-18 Ac 4,10-12 Ac 5,30-32).
Maria non ha ricevuto direttamente questa missione apostolica. Non era tra coloro che Gesù invio "in tutto il mondo per ammaestrare tutte le nazioni" (cfr. Mt 28,19), quando conferi loro questa missione. Era, invece, nel cenacolo, dove gli apostoli si preparavano ad assumere questa missione con la venuta dello Spirito di verità: era con loro. In mezzo a loro Maria era "assidua nella preghiera" come "madre di Gesù" (Ac 1,13-14), ossia del Cristo crocifisso e risorto. E quel primo nucleo di coloro che nella fede guardavano "a Gesù, autore della salvezza", era consapevole che Gesù era il figlio di Maria, e che ella era sua madre, e come tale era, sin dal momento del concepimento e della nascita, una singolare testimone del mistero di Gesù, di quel mistero che davanti ai loro occhi si era espresso e confermato con la croce e la risurrezione. La chiesa, dunque, sin dal primo momento, "guardo" Maria attraverso Gesù, come "guardo" Gesù attraverso Maria. Questa fu per la chiesa di allora e di sempre una singolare testimone degli anni dell'infanzia di Gesù e della sua vita nascosta a Nazaret, quando "serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19 cfr. Lc 2,51).
Ma nella chiesa di allora e di sempre Maria è stata ed è soprattutto colei che è "beata perché ha creduto": ha creduto per prima. Sin dal momento dell'annunciazione e del concepimento, sin dal momento della nascita nella grotta di Betlemme, Maria seguiva passo passo Gesù nel suo materno pellegrinaggio di fede. Lo seguiva lungo gli anni della sua vita nascosta a Nazaret, lo seguiva anche nel periodo del distacco esterno, quando egli inizio a "fare ed insegnare" (cfr. Ac 1,1) in mezzo a Israele, lo segui soprattutto nella tragica esperienza del Golgota. Ora, mentre Maria si trovava con gli apostoli nel cenacolo di Gerusalemme agli albori della chiesa, trovava conferma la sua fede, nata dalle parole dell'annunciazione. L'angelo le aveva detto allora: "Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande..., e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine". I recenti eventi del Calvario avevano avvolto di tenebra quella promessa; eppure, anche sotto la croce non era venuta meno la fede di Maria. Ella era stata ancora colei che, come Abramo, "ebbe fede sperando contro ogni speranza" (Rm 4,18). Ed ecco, dopo la risurrezione la speranza aveva svelato il suo vero volto e la promessa aveva cominciato a trasformarsi in realtà. Infatti, Gesù prima di tornare al Padre, aveva detto agli apostoli: "Andate e ammaestrate tutte le nazioni... Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (cfr. Mt 28,19 Mt 28,20). così aveva detto colui che con la sua risurrezione si era rivelato come il trionfatore della morte, come il detentore del regno che "non avrà fine", secondo l'annuncio dell'angelo (cfr. Lc 1,33).
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27. Ora agli albori della chiesa, all'inizio del lungo cammino mediante la fede che cominciava con la pentecoste a Gerusalemme, Maria era con tutti coloro che costituivano il germe del "nuovo Israele". Era presente in mezzo a loro come una testimone eccezionale del mistero di Cristo. E la chiesa era assidua nella preghiera insieme a lei e, nello stesso tempo, "la contemplava alla luce del Verbo fatto uomo". così sarebbe stato sempre. Infatti, quando la chiesa "penetra più profondamente nell'altissimo mistero dell'incarnazione", pensa alla Madre di Cristo con profonda venerazione e pietà. Maria appartiene indissolubilmente al mistero di Cristo, ed appartiene anche al mistero della chiesa sin dall'inizio, sin dal giorno della sua nascita. Alla base di ciò che la chiesa è sin dall'inizio, di ciò che deve continuamente diventare, di generazione in generazione, in mezzo a tutte le nazioni della terra, si trova colei "che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45). Proprio questa fede di Maria, che segna l'inizio della nuova ed eterna alleanza di Dio con l'umanità in Gesù Cristo, questa eroica sua fede "precede" la testimonianza apostolica della chiesa, e permane nel cuore della chiesa, nascosta come uno speciale retaggio della rivelazione di Dio. Tutti coloro che, di generazione in generazione, accettando la testimonianza apostolica della chiesa partecipano a quella misteriosa eredità, in un certo senso, partecipano alla fede di Maria.
Le parole di Elisabetta, "Beata colei che ha creduto", continuano ad accompagnare la Vergine anche nella pentecoste; la seguono di età in età, dovunque si estenda, mediante la testimonianza apostolica e il servizio della chiesa, la conoscenza del mistero salvifico di Cristo. così si adempie la profezia del Magnificat: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente, e santo è il suo nome" (Lc 1,48-49). Infatti, alla conoscenza del mistero di Cristo consegue la benedizione della madre sua, nella forma di speciale venerazione per la Theotokos. Ma in questa venerazione è sempre inclusa la benedizione della sua fede, perché la Vergine di Nazaret è diventata beata soprattutto mediante questa fede, secondo le parole di Elisabetta. Coloro che in ogni generazione, fra i diversi popoli e nazioni della terra, accolgono con fede il mistero di Cristo, Verbo incarnato e redentore del mondo, non solo si volgono con venerazione e ricorrono con fiducia a Maria come a sua madre, ma cercano nella fede di lei il sostegno per la propria fede. E appunto questa viva partecipazione alla fede di Maria decide della sua speciale presenza nel pellegrinaggio della chiesa, quale nuovo popolo di Dio su tutta la terra.
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28. Come dice il concilio, "Maria... per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza..., mentre viene predicata e onorata, chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre". perciò, in qualche modo la fede di Maria, sulla base della testimonianza apostolica della chiesa, diventa incessantemente la fede del popolo di Dio in cammino: delle persone e delle comunità, degli ambienti e delle assemblee, e infine dei vari gruppi esistenti nella chiesa. E' una fede che si trasmette ad un tempo mediante la conoscenza e il cuore; si acquista o riacquista continuamente mediante la preghiera. perciò, "anche nella sua opera apostolica la chiesa giustamente guarda a colei che genero Cristo, concepito appunto dallo Spirito santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della chiesa".
Oggi che in questo pellegrinaggio di fede ci avviciniamo al termine del secondo millennio cristiano, la chiesa, mediante il magistero del concilio Vaticano II, richiama l'attenzione su ciò che essa vede in se stessa, come "un solo popolo di Dio..., radicato in tutte le nazioni della terra", e sulla verità secondo la quale tutti i fedeli, anche se" sparsi per il mondo, comunicano con gli altri nello Spirito santo", sicché si può dire che in questa unione si realizza di continuo il mistero della pentecoste. Nello stesso tempo, gli apostoli e i discepoli del Signore in tutte le nazioni della terra sono "assidui nella preghiera insieme con Maria, la madre di Gesù" (Ac 1,14). Costituendo di generazione in generazione il "segno del Regno", che non è di questo mondo, essi sono anche consapevoli che in mezzo a questo mondo devono raccogliersi con quel Re, al quale sono state date in eredità le genti (Ps 2,8), al quale il Padre ha dato "il trono di Davide, suo padre", sicché egli "regna per sempre sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine".
In questo tempo di vigilia Maria, mediante la stessa fede che la rese beata specialmente dal momento dell'annunciazione, è presente nella missione della chiesa, presente nell'opera della chiesa che introduce nel mondo il regno del suo Figlio. Questa presenza di Maria trova molteplici mezzi di espressione al giorno d'oggi come in tutta la storia della chiesa. Possiede anche un multiforme raggio d'azione: mediante la fede e la pietà dei singoli fedeli, mediante le tradizioni delle famiglie cristiane, o "chiese domestiche", delle comunità parrocchiali e missionarie, degli istituti religiosi, delle diocesi, mediante la forza attrattiva e irradiante dei grandi santuari, nei quali non solo individui o gruppi locali, ma a volte intere nazioni e continenti cercano l'incontro con la Madre del Signore, con colei che è beata perché ha creduto, è la prima tra i credenti e perciò è diventata Madre dell'Emanuele. Questo è il richiamo della terra di Palestina, patria spirituale di tutti i cristiani, perché patria del Salvatore del mondo e di sua madre. Questo è il richiamo dei tanti templi che a Roma e nel mondo la fede cristiana ha innalzato lungo i secoli. Questo è il richiamo di centri come Guadalupe, Lourdes, Fatima e degli altri sparsi nei diversi paesi, tra i quali come non potrei non ricordare quello della mia terra natale, Jasna Gora? Si potrebbe forse parlare di una specifica "geografia" della fede e della pietà mariana, che comprende tutti questi luoghi di particolare pellegrinaggio del popolo di Dio, il quale cerca l'incontro con la Madre di Dio per trovare, nel raggio della materna presenza di "colei che ha creduto", il consolidamento della propria fede. Infatti, nella fede di Maria, già all'annunciazione e compiutamente ai piedi della croce, si è riaperto da parte dell'uomo quello spazio interiore, nel quale l'eterno Padre può colmarci "di ogni benedizione spirituale": lo spazio della "nuova ed eterna alleanza". Questo spazio sussiste nella chiesa, che è in Cristo "un sacramento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano".
Nella fede, che Maria professo all'annunciazione come "serva del Signore" e nella quale costantemente "precede" il popolo di Dio in cammino su tutta la terra, la chiesa "senza soste tende a ricapitolare tutta l'umanità... in Cristo capo, nell'unità dello Spirito di lui".
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