
Udienze generali 1982 - Mercoledì, 15 dicembre 1982
Fratelli e sorelle carissimi!
1. Siamo ormai al culmine dell’Avvento! La Chiesa, mediante la sua Liturgia, ci ha fatto riflettere, in questi giorni di grazia, sul mistero della duplice venuta del Cristo: quella dell’umiltà della nostra natura umana, e quella della definitiva sua parusia. La Liturgia ci raccomanda, pertanto, che il Signore, il quale ci dona di prepararci con gioia al mistero del suo Natale, ci trovi vigilanti nella preghiera ed esultanti nella sua lode (cf. Praefatio de Adventu, II)
In questo periodo noi cristiani siamo invitati a meditare gli eventi mirabili e misteriosi dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che si fa umile, povero, debole, fragile, nella commovente realtà di un Bimbo, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia.
Ma è proprio questo Bimbo, che guida, orienta, contrassegna il comportamento, le scelte e la vita delle persone, che gli stanno accanto o che sono coinvolte nella sua apparizione. C’è l’anziana Elisabetta, che ha sentito fiorire miracolosamente nel suo grembo la vita di un figlio da anni aspettato come una grazia del Signore: Giovanni il Battista sarà il precursore del Messia; c’è il marito Zaccaria, la cui lingua si scioglie per cantare le grandi gesta di Dio per il suo popolo; ci sono dei Pastori, che possono contemplare il Salvatore; ci sono dei Magi, da anni alla ricerca dell’Assoluto nella cifra dei cieli e degli astri, e che si prostreranno in adorazione di fronte al Neo-nato; c’è il vecchio Simeone, che ha atteso anche lui da lungo tempo il Messia, “luce delle genti gloria di Israele” (cfr Lc Lc 2,32); c’è Anna, la veneranda profetessa, che giubila per la “redenzione di Gerusalemme” (cfr Lc Lc 2,38); c’è Giuseppe, il silenzioso, vigile, attento, tenero, paterno custode e protettore della fragilità del Bimbo; c’è infine, e soprattutto, lei, la Madre, Maria santissima, che di fronte all’ineffabile disegno di Dio si è sprofondata nella sua pochezza definendosi “serva” del Signore ed inserendosi con piena disponibilità nel progetto divino.
Ma accanto ed intorno a questo Bimbo ci sono, purtroppo, non soltanto persone che lo hanno atteso, cercato, amato, adorato; c’è anche la folla indifferente dei pellegrini e degli abitanti di Betlemme, o, addirittura, il re, potente e sospettoso, Erode, che pur di mantenere il suo potere, assassina dei piccoli Innocenti nel tentativo di eliminare l’ipotetico pretendente al trono.
2. Dinanzi alla mangiatoia di Betlemme - come poi dinanzi alla croce sul Golgota - l’umanità fa già una sua scelta di fondo nei confronti di Gesù; una scelta che, in ultima analisi, è quella che l’uomo è chiamato a fare improrogabilmente, giorno dopo giorno, nei confronti di Dio, Creatore e Padre. E ciò si compie, innanzitutto e soprattutto, nell’àmbito del profondo della coscienza personale. È qui che avviene l’incontro tra Dio e l’uomo.
È questa la terza venuta, di cui parlano i Padri, o l’“Avvento intermedio” analizzato teologicamente ed asceticamente da san Bernardo: “Nella prima venuta il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono. Nell’ultima venuta «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» e «guarderanno a colui che trafissero». Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi e le loro anime ne sono salvate” (S. Bernardo, Sermo V De Medio adventu et triplici innovatione, 1: Opera, Ed. Cisterc., IV [1966] 188).
Questo Avvento, nel quale l’uomo, spinto dalla grazia, si inserisce, imitando gli atteggiamenti interiori di quanti attesero, cercarono, credettero ed amarono Gesù, viene vivificato mediante la costante meditazione ed assimilazione della Parola di Dio, che per il cristiano rimane il primo e fondamentale punto di riferimento per la sua vita spirituale; viene fecondato ed animato dalla preghiera di adorazione e di lode a Dio, di cui i cantici del “Benedictus” di Zaccaria, il “Nunc dimittis” di Simeone, ma specialmente il Magnificat di Maria santissima, sono modelli impareggiabili. Questo Avvento interiore viene rafforzato dalla pratica costante del Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione e dell’Eucaristia che, purificandoci ed arricchendoci della grazia di Cristo, ci fanno “uomini nuovi”, in sintonia con l’invito pressante di Gesù: “Convertitevi” (cfr Mt Mt 3,2 Mt 4,17 Lc 5,32 Mc 1,15).
In tale prospettiva, per noi cristiani ogni giorno può e deve essere Avvento; può e deve essere Natale! Perché, quanto più purificheremo le nostre anime, quanto più faremo spazio all’amore di Dio nel nostro cuore, tanto più Cristo potrà venire e nascere in noi. “Elisabetta - scrive sant’Ambrogio - viene riempita di Spirito Santo dopo di aver concepito; Maria prima . . . Vedi bene che Maria non aveva dubitato, bensì creduto, e perciò aveva conseguito il frutto della sua fede. «Beata tu che hai creduto». Ma beati anche voi che avete udito e creduto: infatti ogni anima che crede, concepisce e genera il Verbo di Dio, e ne comprende le operazioni. Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esaltare Dio (S. Ambrogio, Expos. Evang. sec. Lucam, II, 23.26: CCL 14, PP 41 PP 42).
3. Non possiamo pertanto trasformare ed avvilire il Natale in una festività di inutile spreco, in una manifestazione all’insegna del facile consumismo: il Natale è la festa dell’Umiltà, della Povertà, della Spogliazione, dell’Abbassamento del Figlio di Dio, che viene a donarci il suo infinito Amore; deve pertanto essere celebrata con autentico spirito di condivisione, di compartecipazione con i fratelli, che hanno bisogno del nostro aiuto affettuoso. Deve essere una tappa fondamentale per la meditazione sul nostro comportamento nei confronti del “Dio che viene”; e questo Dio che viene possiamo incontrarlo in un bimbo indifeso che vagisce; in un ammalato che sente venir meno inesorabilmente le forze del suo corpo; in un anziano, che dopo aver lavorato per tutta la vita, si trova di fatto emarginato e tollerato nella nostra moderna società, basata sulla produttività e sul successo.
Ai Vespri di oggi la Chiesa innalza a Cristo questa splendida preghiera: “O Rex gentium et desideratus earum, lapisque angularis, qui facis utraque unum; veni et salva hominem quem de limo formasti”. O Cristo, Re delle genti, atteso e desiderato per secoli dall’umanità ferita e dispersa per il peccato; tu che sei la pietra angolare su cui l’umanità può ricostruire se stessa e ricevere una definitiva ed illuminante guida per il suo cammino nella storia; tu che hai unificato, mediante la tua donazione sacrificale al Padre, i popoli divisi; vieni e salva l’uomo, misero e grande, fatto da te “con polvere del suolo” e che porta in sé la tua immagine e somiglianza!
Con questi auspici, rivolgo a tutti voi presenti il mio augurio affettuoso e cordiale: Buon Natale! Con la mia benedizione apostolica.
Ai cori di Fort Worth e di Des Moines
Ai pellegrini provenienti dalla Polonia
Diamo del testo polacco una nostra traduzione in italiano.
Tra due giorni è la vigilia del Natale del Signore, l’ultimo giorno dell’attesa di Avvento, e poi la Santa sera.
In questa sera i miei Connazionali si riuniscono alla tavola “della vigilia”. Si mettono a tavola insieme. Spezzano il pane bianco di Natale.
Si trovano insieme nelle comunità familiari.Si scambiano gli auguri. Si avvicinano reciprocamente e si riconciliano.
Questo costituisce come l’ultima preparazione alla venuta di Cristo nel mistero del Natale. Tutti sono pervasi dalla convinzione che bisogna ricevere degnamente Dio che nasce nella notte di Betlemme. Bisogna riceverlo con il cuore purificato e rinnovato. Bisogna togliere dalla via ciò che gli sbarra la strada dell’entrata sotto ogni tetto e in ogni casa.
Signora di Jasna Góra e Madre della mia Nazione! Nella Santa sera della vigilia sii con tutti. Sii con ogni famiglia polacca. Sii maternamente presente a ogni incontro di vigilia. Sii vicina a coloro che non potranno partecipare all’incontro di vigilia, che sono stati divisi dalle proprie famiglie, che si trovano in stato di separazione o in prigione. A tutti coloro che scambieranno gli auguri, ottieni che questi fruttifichino nel bene.
Madre di Jasna Góra! In questa Santa sera desidero unirmi a te, in modo particolare, in modo filiale, nel mistero del Natale.
E per te desidero unirmi a tutti coloro che vivono nella mia terra nativa, nello spezzare il pane di Natale. Questo pane testimonia il grande mistero dei cuori. Veramente “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Ai giovani, ai malati e agli sposi novelli
Il mio saluto va ora ai giovani qui presenti. Carissimi, l’imminente festività del Figlio di Dio, nato in una grotta per amore degli uomini, è l’indicazione precisa e insieme l’invito indilazionabile a un rinnovamento di pace e di giustizia, costruito sulla base dell’incontro di amore tra l’uomo e Dio. Per tali scopi di rinnovamento, cari giovani, la Chiesa fa affidamento sul vostro entusiasmo e sulla vostra carica di generosità.
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Mi rivolgo ora a voi, cari ammalati, che, nonostante la rigidità della stagione invernale, avete voluto essere anche voi presenti a questo nostro incontro. Il pensiero della nascita di Cristo nella grotta di Betlemme vi faccia comprendere quanto la vostra sofferenza sia vicina e cara al Signore che viene a salvarci attraverso la strada del dolore, e quanto essa sia apprezzata dalla Chiesa come valore di redenzione e di elevazione a favore di tutta l’umanità.
A voi, e a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, il mio più affettuoso saluto e il mio incoraggiamento.
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Infine, mi rivolgo a voi, sposi novelli, invitandovi a soffermarvi nella grotta di Betlemme a contemplare lo spettacolo umano-divino di una Madre, di uno Sposo e di un Bimbo, che è insieme Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Il giorno 26 dicembre la liturgia celebrerà la festività della Sacra Famiglia. Ogni famiglia costituita col segno del sacramento del Matrimonio è una Famiglia sacra, dove i bimbi che nascono sono anche figli di Dio.
A voi, novelli Sposi, il mio augurio cordiale di contribuire alla rinascita della società con la fondazione e lo sviluppo di una famiglia sinceramente cristiana. A tutti la mia benedizione.
Cari fratelli e sorelle!
1. Quest’ultima Udienza generale dell’anno è tutta pervasa dalla luce del Santo Natale, recentemente celebrato, e ci porta altresì a riflettere sull’imminente ricorrenza, così ricca di significato umano, del passaggio dal vecchio al nuovo anno.
La storia dell’uomo, infatti, illuminata dal mistero del Dio fatto uomo, nostro Signore Gesù Cristo, acquista un deciso orientamento verso il mondo del Divino. La festa del Natale dà un senso cristiano al succedersi degli eventi e agli umani sentimenti, progetti, speranze, e consente di rintracciare in questo ritmico e apparentemente meccanico scorrere del tempo, non soltanto le linee di tendenza di un umano peregrinare, ma anche i segni, le prove e gli appelli della Provvidenza e Bontà divina.
2. Andiamo verso il meglio? Andiamo verso il peggio? Per il cristiano, non c’è dubbio: la Redenzione di Cristo, che inizia con la santa notte di Natale, conduce progressivamente l’umanità redenta e che accoglie questa Redenzione, al trionfo sul male e sulla morte.
Certamente, a mano a mano che si procede verso Dio, aumentano prove e difficoltà. Questo vale per il cammino della Chiesa come per quello dei singoli cristiani. Le forze ostili alla verità e alla giustizia - come ci spiega tutto il libro dell’Apocalisse - aumentano, nel corso della storia, le loro trame e la loro violenza contro chi vuol seguire la via del Redentore. Quindi, in definitiva, nonostante i rischi e le parziali sconfitte, la storia procede verso il trionfo del bene, verso la vittoria finale del Cristo.
3. Il progresso storico, dunque, per il cristiano, è una realtà ed è una speranza certa; esso, però, non è il semplice risultato di una specie di processo dialettico, che ci esima dall’impegno personale per la giustizia e la santità; ed il fatto di essere posti, con la Redenzione, in una corrente di grazia divina che ci porta verso il Regno, non elimina la deprecabile possibilità, da parte di chiunque di noi, di sottrarsi volontariamente alla forza benefica di tale influsso divino.
Nel suo profondo significato, il vero progresso storico che, come dice il Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes GS 39), è preparazione al Regno di Dio, non può che essere l’effetto degli sforzi umani sorretti dalla forza redentrice del Sangue di Cristo. Il Verbo divino, incarnandosi, ha redento il tempo e la storia, conducendoli verso la salvezza dell’uomo e la sua beatitudine nella visione beatifica, e dando ad essi un’inarrestabile, anche se contrastata, spinta progressiva.
4. Abbiamo celebrato domenica scorsa la festa della Sacra Famiglia di Nazaret, modello di tutte le famiglie cristiane.
In particolare, per la famiglia vale il problema che ci siamo posti in termini generali: i valori della famiglia stanno decadendo? I valori della famiglia si stanno rafforzando? Anche qui, la nostra risposta di fede non può che essere una risposta di speranza e di sano ottimismo cristiano, che non chiede gli occhi alla gravità dei reali fenomeni involutivi, ma sa riconoscere anche i fenomeni di crescita, e trae dalle difficoltà, offerte da certi processi di decadenza, l’occasione per una più fervorosa ricerca della santità e di una coraggiosa testimonianza, anche in questo fondamentale settore della vita, come è quello della famiglia.
L’Anno liturgico, con le sue periodiche festività, tese a ricordarci e a farci vivere ora questo ora quello dei capisaldi del pensare e dell’agire cristiano, è un inestimabile dono di Dio, presente nella nostra storia: un dono - si può dire - del Santo Natale. Le ricorrenze liturgiche sostengono così la nostra fedeltà al messaggio evangelico, permettendoci nel contempo di farne continuamente fruttificare la infinita virtualità.
La festa della Sacra Famiglia è uno dei principali tra questi punti luminosi offertici dalla Liturgia nel nostro cammino terreno: è con essi che possiamo comprendere il significato escatologico del tempo e come veramente Cristo, innalzato sulla croce, trae a sé tutte le cose (cfr Gv Jn 12,32).
5. La Liturgia, della quale stiamo vivendo in questi giorni alcuni momenti particolarmente intensi, ci illumina così sul senso del tempo e della storia, per cui, se sorgesse in noi l’impressione che il male stia aumentando e trionfando, essa ci risponde, col mistero del Natale, introduttivo a quello della Croce. No, non aumenta il male: aumentano le prove. E poiché Dio, insieme con la prova, dà anche la forza per superarla (cfr 1Co 10,13), l’abbondanza del male, che ci vuol colpire o sedurre, finisce per trasformarsi in una sovrabbondanza di bene e di gloria. Per questo, san Paolo ha potuto dire che “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20). Nel corso del tempo, aumentano gli attacchi contro il Regno di Dio e contro coloro che vogliono piamente seguire il Cristo; ma aumenta anche il dono di fortezza loro concesso dallo Spirito Santo, sicché alla fine tutto si risolve nella vittoria, per quanti sono restati fedeli.
Questa, cari fratelli e sorelle, è la visuale con la quale dobbiamo incamminarci ad affrontare e vivere l’anno nuovo che ci sta dinanzi. La vita di quaggiù non è, per se stessa, un comodo e garantito viaggio verso il meglio. Fin dai primi anni della nostra vita, se teniamo gli occhi aperti, ce ne accorgiamo. Il meglio, certamente, è una prospettiva reale; l’umanità, guidata dal Popolo di Dio, sta marciando verso tale direzione; ma, per ciascuno di noi, questa marcia verso il “meglio”, non è priva di rischi e di difficoltà; e soprattutto, ogni giorno, è sottoposta alla prova della nostra responsabilità, dev’essere l’oggetto di una libera scelta.
La luce di Betlemme, la luce del Presepio, ci indicano la direzione verso il meglio, ci parlano della vittoria finale del bene, ci incoraggiano a camminare con speranza e senza paura, “senza deviare né a destra né a sinistra”.
Ringraziamo la santissima Trinità per questa luce. Ringraziamo Maria, la Madre del Signore, che, col suo consenso, ha permesso che questa luce scendesse sulla terra. Ringraziamo per le prove passate, e stiamo pronti ad agire virilmente, come veri figli della luce.
Con la mia benedizione.
Al gruppo “Gyan Ashram” di Bombay
Ai polacchi
Del discorso del Papa in polacco pubblichiamo qui di seguito la nostra traduzione italiana.
Madre di Jasna Góra!
Oggi mi presento davanti alla tua amata Effigie nel cuore stesso dell’ottava del Natale del Signore.
La Chiesa celebra in questa ottava la solennità della Sacra Famiglia. Nell’effigie di Jasna Góra tu ti presenti sempre dinanzi a noi con Gesù sul braccio, come Madre col Bambino.
Questa immagine ci mette dinanzi agli occhi il mistero della Divina Maternità e della Sacra Famiglia.
E perciò desidero raccomandare oggi, in modo particolare, a te, o Madre, ogni famiglia polacca.
Nel periodo della preparazione al Millennio del Battesimo abbiamo imparato a pregare affinché questa famiglia sia forte con la potenza di Dio. E per questa intenzione continuiamo a pregare.
La famiglia è forte con la potenza di Dio quando Cristo si trova al centro della sua vita - così come nella famiglia di Nazaret.
La famiglia forte con la potenza di Dio diventa forza di ogni uomo e dell’intera Nazione.
O Madre di Jasna Góra! Fa’ sì che ogni famiglia polacca sia forte con la potenza di Dio - in particolare quando nella nostra terra natale la sua forza è tanto necessaria all’uomo e alla Nazione.
Ad alcuni gruppi italiani
Desidero rivolgere un saluto al gruppo di pellegrini del Centro diocesano “Giuseppe Toniolo” di Verona.
Carissimi, vi sono grato per la vostra partecipazione a questa Udienza e per l’opera svolta dal vostro Centro mediante incontri, conferenze e dibattiti. Il vostro pellegrinaggio romano al fine di “Conoscere Roma Cristiana” è una delle espressioni del vostro impegno di promuovere la cultura e la fede. Vi siano propizi questi giorni trascorsi a Roma per confermare con le testimonianze storiche e le espressioni artistiche le antiche radici della fede cristiana, che trovano il loro centro ideale presso il sepolcro di Pietro. Vi accompagni la mia benedizione.
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Sono lieto di rivolgermi ora particolarmente ai pellegrini della parrocchia “Sacro Cuore” di Romano, in diocesi di Padova, venuti a Roma in occasione del ventesimo di fondazione della loro parrocchia, costituiti dal gruppo musicale “Cantoria Alleluia”.
Carissimi, nel vostro paese, tutto è giovane: Chiesa ed opere parrocchiali, famiglie e abitazioni; tutto dunque è proteso verso il futuro. Siatene voi stessi quotidiani artefici, con la fede salda, con l’amore al lavoro e al sacrificio. Vi sostenga la mia benedizione.
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Saluto poi di cuore i vari gruppi di religiose e di appartenenti agli Istituti Secolari, fra i quali desidero menzionare le Figlie di sant’Angela Merici, riunite in questi giorni a Roma per l’Assemblea Generale elettiva.
Il Signore vi sia vicino e vi sostenga nel vostro impegno alla sequela di Cristo.
Vi accompagni anche la mia benedizione.
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Ed ora saluto di cuore i numerosi giovani, che animano con il loro entusiasmo questo incontro, che avviene dopo la celebrazione del Natale e nell’imminenza di fine anno. La meditazione sull’infinito amore di Dio, che ha portato sulla terra Gesù per salvare l’umanità, vi sia di stimolo a comportarvi com’egli si è comportato nella mitezza e nell’umiltà del cuore, nel generoso servizio alla Chiesa e al prossimo. E l’anno che muore, simbolo della caduta delle cose terrene, v’induca a stimare sempre di più la vostra elezione in Cristo, in modo da essere coerenti con tale vostra sublime dignità per mezzo dell’amore che non tramonta. Con la mia benedizione, che imparto a voi ed alle vostre famiglie.
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A voi, dilettissimi malati, che la sofferenza ha reso più sensibili verso l’estrema indigenza di Dio fatto uomo nella grotta di Betlemme, sia di conforto il pensiero che le privazioni, a cui vi obbliga la vostra infermità, acquistino valore per le intenzioni che le accompagnano e le nobilitano. A somiglianza del Divin Salvatore, voi potete purificare il mondo per mezzo della vostra interiore disponibilità al volere del Padre celeste; voi potete fare tanto bene alla santa Chiesa elevando il vostro spirito verso il Salvatore e verso quanto Dio dispone e permette nei suoi misteriosi disegni. A tale scopo con particolare affetto vi benedico.
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Ho il piacere, infine, di salutare gli sposi novelli. La vostra letizia, carissimi, è fervida premessa per una serena esistenza coniugale, basata sulle incomparabili leggi divine dell’unità e della indissolubilità, sull’amore vicendevole costruito giorno per giorno con abnegazione e sacrificio. Vi sostenga la mia benedizione.
Udienze generali 1982 - Mercoledì, 15 dicembre 1982