GPII 1988 Insegnamenti - L'incontro con i "Costruttori della società" presso il "Palacio Nacional de Deportes" - Asuncion (Paraguay)

L'incontro con i "Costruttori della società" presso il "Palacio Nacional de Deportes" - Asuncion (Paraguay)

Titolo: Soltanto il dialogo costruttivo è capace di assicurare basi di accordo nel rispetto reciproco e nella libertà

Testo:

Illustri partecipanti a questo incontro.


1. E' per me motivo di viva soddisfazione essere oggi con voi, uomini e donne che occupate responsabilità di particolare rilievo nella vita della nazione: nel mondo della cultura e dell'istruzione, nei settori dell'economia e della politica, nelle associazioni e nelle imprese; in una parola, in tutte le forme di attività che danno spessore ed espressione alla vitalità sociale.

Siete venuti, ne sono sicuro, non soltanto in segno di cortesia, così propria della nota ospitalità paraguaiana, che nella mia breve permanenza ho potuto sperimentare e di cui sono profondamente grato.

Aspettate di ascoltare una parola del Papa come Pastore della Chiesa che è portatrice di valori e principi ispiratori della vita comunitaria, della pace, della convivenza e dell'autentico progresso umano. Voglio questa sera ricordare davanti a voi alcuni di questi principi che vi possano servire come criteri orientativi dell'attività umana e che, specialmente per voi, che siete definiti "costruttori della società" devono rivestire una particolare importanza. Come persone qualificate nella società paraguaiana e come laici nella Chiesa, avete determinate responsabilità per quel che riguarda il servizio degli uomini e donne del Paraguay che, seguendo le orme di una gloriosa storia, vogliono continuare a caratterizzare la loro vita e i loro costumi con i valori perenni del Vangelo di Cristo.


2. La Chiesa non è soltanto in contatto con il mondo. Fedele alla missione affidatale dal suo divino fondatore, è integrata nel mondo, nell'umanità, e con questa cammina verso il destino definitivo che già fin d'ora, comincia a edificarsi. Non è nemica, come alcuni vorrebbero far credere, dell'autentico sviluppo a tutti i livelli della vita umana; al contrario, vede nel progresso umanizzante della scienza, della tecnologia, della organizzazione sociale, altrettante manifestazioni della volontà originaria del Creatore che ha dato all'umanità questa meravigliosa opera delle sue mani per la felicità di tutti gli uomini. Noi cristiani siamo convinti che "le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio" (GS 34). Inoltre diamo pieno riconoscimento a quanto c'è di buono e nobile nel dinamismo sociale. "Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più stringente" (GS 34). Incoraggia inoltre i suoi membri e tutti gli uomini di buona volontà ad assumersi le proprie responsabilità e a svolgere i propri compiti nella società avendo sempre davanti agli occhi la realizzazione del bene comune, che presuppone la creazione delle condizioni necessarie affinché tutti i cittadini, senza alcuna eccezione, possano giungere ad uno sviluppo completo della loro persona. In questo delicato compito i cristiani si richiamano allo spirito del Vangelo vissuto nella comunità ecclesiale sotto la guida dei loro Pastori.

La Chiesa non solo esorta al bene, ma, con la sua dottrina sociale, si preoccupa di illuminare gli uomini per orientarli nel cammino che devono seguire nella loro legittima ricerca della felicità e per guidarli alla scoperta della verità nel mezzo delle continue offerte delle ideologie dominanti. La proposta cristiana è caratterizzata dall'ottimismo e dalla speranza, perché si basa sull'uomo, e da un sano umanesimo vuole far udire la sua voce nelle istituzioni sociali, politiche ed economiche. Si ispira all'uomo, e lo considera il protagonista nella costruzione della società. Ma si tratta - e questo va tenuto sempre presente - dell'uomo creato a immagine e somiglianza del suo Creatore e chiamato a plasmare questa immagine nella sua vita individuale e comunitaria. Si tratta, in sostanza, di un ottimismo realista, non utopico, perché consapevole della esistenza, sempre perniciosa, del peccato che si manifesta anche nelle strutture che, invece di servire l'uomo, gli si rivoltano contro. E proprio per questo viene alla luce una ambivalenza che fa di tutta la realtà un possibile strumento per l'attuazione del piano di Dio, o, al contrario, un ostacolo al medesimo, quale risultato dell'egoismo umano e della presenza del male.


3. Di fronte a visioni individualiste o ispirate ad un rigido materialismo, questa dottrina sociale presenta un ideale di società solidale e in funzione dell'uomo aperto alla trascendenza.

La comunità umana è il luogo in cui l'uomo si realizza pienamente come persona in comunione con gli altri. Inoltre la natura sociale dell'uomo, la vita in società, non deriva da un "patto sociale", come sostengono alcuni, ma dallo specifico disegno di Dio, che già all'inizio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo" (Gn 2,18). Possiamo pertanto affermare che "non si deve pensare che riferirsi alla verità sull'uomo e alle esigenze incondizionate da essa derivate, abbia scarsa incidenza sulla soluzione dei problemi quotidiani e concreti della società. Al contrario, tutte le relazioni sociali, nella loro sostanza etica, consistono precisamente nel riconoscimento della dignità di ogni uomo, nel riconoscere a ciascuno, realmente, il suo essere persona. Pertanto, se il cristiano non si lascia guidare, nella sua attività sociale, da questa visione dell'uomo, potrà giungere anche a soluzioni parziali e tecniche dei singoli problemi; ma, in ultima analisi, non avrà reso più umana la società: al massimo, avrà reso tecnicamente più efficiente l'organizzazione sociale" ("Allocutio ad eos qui conventui Romae habito, XC expleto anno ab editis Litteris Encyclicis "Rerum Novarum", interfuere coram admissos", 2, die 31 oct. 1981: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV, 2 [1981] 521).

Il Papa desidera proclamare dinanzi a voi, costruttori della società, la certezza che la verità deve essere la pietra angolare, il solido fondamento di tutto l'edificio sociale. Già Papa Giovanni XXIII, nella sua grande enciclica sulla pace, aveva detto: "La convivenza fra gli esseri umani è quindi ordinata, feconda e rispondente alla loro dignità di persone, quando si fonda sulla verità, conformemente al richiamo dell'apostolo Paolo: "Via dunque da voi la menzogna e parli ciascuno col suo prossimo secondo verità; poiché siamo membri gli uni degli altri" (Ep 4,25). Ciò domanda che siano sinceramente riconosciuti i reciproci diritti e i vicendevoli doveri" (Ioannis XXIII PT 35).


4. Appare qui con chiarezza, che non si tratta di riflettere in modo sterile sulla verità, ma di accettarla quale criterio che, applicato alla convivenza civile, deve caratterizzare le forme concrete dei rapporti fra gli uomini. A voi spetta, anche se non in modo esclusivo, ma in grande misura e con particolare responsabilità, fare del tessuto delle relazioni sociali, politiche ed economiche l'ambito di verità in cui tutti i membri della società possano raggiungere la loro pienezza umana nella sua duplice dimensione temporale e trascendente.

Una società fondata sulla verità si oppone a qualsiasi forma di corruzione, e per questo i vostri Vescovi, nell'adempimento della loro missione di pastori, hanno lanciato un appello per il "risanamento morale della nazione"; infatti, una morale pubblica in crisi, oltre a creare serie difficoltà ai membri della società, compromette il suo destino di salvezza.

Ma, che cos'è la moralità pubblica, se non un presupposto che rende possibili nella società politica gli ideali di giustizia, di pace, di libertà, di partecipazione? Al contrario, dove manca la moralità, non soltanto si impedisce il raggiungimento di questi ideali, ma si perde anche la fiducia nelle istituzioni, generando la passività e la perdita del dinamismo sociale. Nell'antico testamento Dio richiamava continuamente alla pratica della virtù, invitando l'uomo a mettere tutto il suo impegno nella realizzazione del bene comune, ben sapendo che, in definitiva, sarà Dio stesso che porterà a compimento il Regno promesso. "Osservate il diritto e praticate la giustizia perché prossima a venire è la mia salvezza" (Is 56,1), leggiamo nel profeta Isaia.


5. La forza simultanea e solidale di valori come la pace, la libertà, la giustizia e la partecipazione sono requisiti essenziali per poter parlare di una autentica società democratica, fondata sul libero consenso dei cittadini. Non sarà possibile pertanto, parlare di vera libertà e ancor meno di democrazia laddove non esista la partecipazione reale di tutti i cittadini alle grandi decisioni che riguardano la vita e il futuro della nazione. In un atteggiamento di concordia e di dialogo si tratta di cercare le forme di partecipazione più adeguate all'espressione delle aspirazioni profonde di tutti i cittadini. L'ordine e la pace sono l'impegno comune e presuppongono l'effettivo rispetto dei diritti inalienabili della persona. La pace non è compatibile con una forma di organizzazione sociale nella quale "solamente alcuni individui instaurano, a loro esclusivo profitto, un principio di discriminazione secondo il quale i diritti e la stessa esistenza altrui vengono a dipendere dall'arbitrio dei più forti" ("Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum, pro a. D. 1982", die 8 dec. 1981: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV, 2 [1981] 1182ss).

Di conseguenza, non si può perdere di vista lo slancio etico verso i valori assoluti, che non dipendono dall'ordine giuridico o dal consenso popolare.

perciò una vera democrazia non può attentare in alcun modo ai valori che si manifestano nella forma di diritti fondamentali, "specialmente il diritto alla vita in ogni stadio dell'esistenza; i diritti della famiglia, come comunità sociale di base, o "cellula della società"; la giustizia nei rapporti di lavoro; i diritti inerenti alla vita della comunità politica in quanto tale; i diritti basati sulla vocazione trascendente dell'essere umano a cominciare dal diritto alla libertà di professare e di praticare il proprio credo religioso" (SRS 32).


6. Al grande bene della convivenza pacifica si oppongono quelle forze che pretendono di imporre la violenza e l'odio come soluzione dialettica dei conflitti. perciò il laico cristiano non può dimenticare che la nobile lotta per la giustizia non deve in alcun modo confondersi con il programma "che vede nella lotta di classe l'unica via per l'eliminazione delle ingiustizie di classe, esistenti nella società e nelle classi stesse" (LE 11).

Ogni società ha il diritto di sviluppare anche quei valori che sono espressione della originalità culturale di un popolo. Infatti il popolo paraguaiano ha saputo arricchire il retaggio culturale cristiano di un modo particolare di vivere la solidarietà, di esercitare l'ospitalità e di mostrare il proprio coraggio nel momento dell'avversità. Una storia particolarmente drammatica lo ha portato a temprare le sue eroiche virù nei momenti difficili.

Pertanto l'educazione deve seguire un processo di personalizzazione a partire dal soggetto stesso, e che serva a introdurlo nella propria cultura con i suoi valori e le sue tradizioni. Deve contribuire a fargli conoscere e comprendere altre culture senza trascurare l'apprezzamento per le sue origini e per quello che costituisce la sua identità. Educare è quindi accompagnare la persona nella sua crescita, nella coscienza di sè, in libertà e autonomia, in responsabilità. Allo stesso tempo, aiutarla ad essere protagonista della sua crescita e a cooperare alla crescita di tutta la società. Bisogna educare alla solidarietà, contribuendo a superare gli egoismi che generano povertà e deteriorano il tessuto sociale e la moralità pubblica.

Impegnarsi in questo sforzo di solidarietà significa per voi mettervi a fianco dei più bisognosi del vostro Paese, per difendere i loro diritti e ascoltare le loro giuste rimostranze.

"Ciascuno è chiamato ad occupare il proprio posto in questa campagna pacifica, da condurre con mezzi pacifici, per conseguire lo sviluppo nella pace, per salvaguardare la stessa natura e il mondo che ci circonda" (SRS 47). Le situazioni di povertà che caratterizzano vaste zone di alcuni Paesi, come accade nel vostro, gridano al cielo e sono terreno propizio per le lotte fratricide. perciò, oltre all'appello a dedicare tutte le vostro forze e a servirvi della vostra posizione di leaders a favore dello sviluppo integrale del vostro Paese e a beneficio di tutti i cittadini, desidero ricordarvi l'appello dei vostri Vescovi a favore di un dialogo costruttivo capace di creare basi di accordo nel rispetto reciproco e nella libertà.


7. Risuonano ancora una volta nelle nostre orecchie le parole del profeta Isaia: "Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova" (Is 1,16-17). Per raggiungere i desiderati obiettivi di giustizia e pace, libertà e onestà a tutti i livelli, fate affidamento sulla più grande ricchezza che possiede un popolo: i solidi valori cristiani che hanno caratterizzato la sua vita e i suoi costumi e che hanno animato la vostra nazione nel suo processo storico.

Le radici cristiane del vostro popolo, su cui convergono le riserve umane e spirituali che sono fonte di speranza, devono suscitare nella volontà di tutti la solidarietà, lo slancio generoso, il rispetto reciproco, il dialogo permanente affinché il Paraguay avanzi sempre più verso i suoi obiettivi di progresso attraverso strade di pace, di concordia e uguaglianza di tutti i cittadini, senza distinzione di origine o di condizione sociale.

La Chiesa, fedele alla missione ricevuta da Cristo, confida nell'uomo. Crede infatti che l'uomo sia in grado di trovare la sua strada e, ancor più, che in Cristo Gesù è già in cammino verso una nuova umanità che è veramente comunità di fratelli.

La Chiesa, nonostante tutto, non ha "soluzioni tecniche". Come ho detto nella mia ultima enciclica "Sollicitudo Rei Socialis", essa "non propone sistemi o programmi economici e politici, nè manifesta preferenze per gli uni o per gli altri, purché la dignità dell'uomo sia debitamente rispettata e promossa e a lei stessa sia lasciato lo spazio necessario per esercitare il suo ministero nel mondo" (SRS 41).

Ma la Chiesa, ben lo sapete, ha compiuto nella sua storia esperienze straordinarie, nelle quali la sua parola e la sua collaborazione hanno portato a esemplari soluzioni. Nella storia del vostro Paese ha assunto un'importanza sempre notevole il lavoro della Chiesa rivolto, con passione missionaria, a rinnovare e migliorare costantemente la vostra nazione. A questo proposito potremmo citare uomini di spicco, come Bolanos, san Roque Gonzalez de Santa Cruz e i loro compagni martiri, e tanti altri evangelizzatori che per amore dei poveri e in difesa degli indios, mossi dalla fedeltà a Cristo e dalla loro vocazione missionaria, dedicarono la loro vita ai fratelli e misero a punto nelle missioni un modello di organizzazione comunitaria, che continua a stupire il mondo.


8. Voglia Dio che questo storico incontro del Papa con i rappresentanti delle classi dirigenti del Paraguay susciti fermenti nuovi, grazie al cui vigore questa società continui a crescere ogni giorno di più assimilando i valori perenni del Vangelo di Cristo, e che la facciano progredire in operosità, onestà, spirito di partecipazione e di convivenza pacifica e la aiutino a superare le differenze, le inimicizie e gli odi in uno sforzo collettivo per attuare i principi della giustizia e della carità.

Mi auguro che accogliate queste riflessioni come segno della sollecitudine pastorale del Papa per gli amatissimi figli del Paraguay, con la speranza che vi siano utili per assumervi le responsabilità che vi competono quali cittadini particolarmente qualificati e quali laici nella chiesa.

Che i nuovi santi, che fecondarono con il loro sangue questa benedetta terra paraguiana, siano vostri intercessori dinanzi al Padre e ispiratori della vostra azione in favore degli altri.

Con questi voti invoco su di voi, sui vostri collaboratori e su tutte le famiglie di questa amata nazione le benedizioni e le grazie dell'Altissimo.


Data: 1988-05-17 Data estesa: Martedi 17 Maggio 1988




Omelia durante la Messa nel "Parque Quiteria" - Encarnacion (Paraguay)

Titolo: Oggi come ieri il messaggio cristiano susciti nuovi apostoli che rendano presente nella società il multiforme amore di Cristo

Testo:

"Quel giorno Gesù usci di casa e si sedette in riva al mare. Si comincio a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca; là si pose a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlo loro di molte cose in parabole" (Mt 13,1-3).

Cari fratelli e sorelle.


1. Ecco una delle immagini più commoventi del Vangelo. Gesù seduto sulla barca, davanti a un'immensa folla, narro la parabola del seminatore. Ancora oggi ci sembra di ascoltare la sua voce che si rivolge a ciascuno di noi: "Ecco, il seminatore usci a seminare..." (Mt 13,3). Il seme della Parola di Dio, che Gesù ha seminato venti secoli fa, è ancora oggi una realtà di speranza per i vostri cuori.

Circa cinquecento anni fa, il seme della Parola divina è stato sparso in queste terre benedette. Attualmente i credenti, frutto di quel seme, sono "una moltitudine immensa che nessuno potrebbe contare" (Ap 7,9); e che ringrazia Dio per il dono della fede e della salvezza.

Mi unisco a voi tutti nel ringraziamento per l'arrivo del Vangelo in Paraguay e per questa celebrazione di amore e di speranza con gli amatissimi fedeli di questa terra bellissima del Paraguay meridionale, in cui si sono fusi i contributi culturali delle diverse razze.

Il mio saluto affettuoso è rivolto al pastore di questa prelatura di Encarnacion, come anche ai pastori di san Giovanni Battista delle missioni e della prelatura dell'Alto Parana, i loro sacerdoti, religiosi, religiose e operai della pastorale. Agli altri fratelli nell'episcopato qui presenti, alle autorità civili e militari e a tutti i cari figli del Paraguay che sono uniti a noi spiritualmente attraverso la radio e la televisione, porgo il mio cordiale saluto nel Signore.

Vorrei parlarvi questa mattina con tutto il mio affetto di pastore, come si parla alle persone care. Perché in realtà voi siete dentro il mio cuore.

Personalmente mi sento tra voi come in famiglia, perché sono consapevole dell'amore che professate al Papa e conosco la vostra ospitalità che è conforme alla profonda fede cristiana che avete ereditato dai vostri padri.


2. Il seme seminato da Gesù Cristo nei vostri cuori, ha dato già molti frutti nei secoli scorsi per il bene del Paraguay. Esso ha saputo conservare saldamente la fede, malgrado le difficoltà di vario genere, sorte qua e là nei momenti più rischiosi della storia della vostra patria. Veramente il seme della Parola di Dio è caduto "sulla terra buona" (Mt 13,8).

So che al centro della vostra religiosità sta Gesù Cristo crocifisso o, come voi dite affettuosamente, Nandeyara Jesucristo. A lui riservate un posto preferenziale nei vostri focolari e nel vostro amore. Dinanzi a questa adorabile immagine del Signore, che ha sacrificato la vita per la nostra redenzione, vi sentite chiamati a partecipare al "sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana" (LG 11). Alla luce di Gesù crocifisso avete appreso il profondo significato di tutti i suoi misteri di incarnazione, passione, morte e risurrezione, soprattutto nella celebrazione della settimana santa e in altre lodevoli manifestazioni della religiosità popolare.

Questa Parola divina ha trovato in voi l'atteggiamento mariano del "meditare nel cuore" (cfr. Lc 2,19 Lc 2,51), attraverso la preghiera del rosario che siete soliti recitare come chi parla con la sua cara "mamma", affidandole le vostre gioie e i vostri dolori. Non è forse vero che, grazie a questa profonda devozione mariana, avete saputo difendervi dalle spine e dalle pietre, di cui ci parla la parabola del seminatore, che non avevano fatto fruttificare la Parola di Dio? Vi invito dunque a perseverare in questa pratica mariana tanto cara alla Chiesa e al Papa.


3. Il seme seminato da Gesù ha bisogno di trovare, oggi come ieri, cuori e focolari che si aprono generosamente al messaggio evangelico delle Beatitudini e del comandamento dell'amore. Voi siete "come una moltitudine immensa... di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7,9). Grazie alla vostra fedeltà alla Parola di Dio, alle esigenze del Battesimo e all'amore che si impara nella celebrazione eucaristica, siete come quella moltitudine descritta da san Giovanni nell'Apocalisse: "Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono, e all'Agnello"" (Ap 7,9-10).

Per questo tesoro della vostra fede, che custodite gelosamente come un'incomparabile eredità che non volete cambiare con beni effimeri e ingannevoli, e che coraggiosamente difendete di fronte al proselitismo delle sette, voglio rendere gazie a Dio con voi, ricordando brevemente la storia della vostra evangelizzazione e invitandovi a proseguirla con entusiasmo fino a trasformare voi stessi in missionari dei vostri fratelli che popolano l'attuale Paraguay.

Dio è stato buono con il vostro popolo, guidandolo con una Provvidenza speciale, che ha segnato la vostra storia con il segno della croce salvifica di Cristo. Per ringraziare il Signore del dono della fede, bisogna riconoscere anche questa storia di grazia, perché se un popolo perdesse le sue radici culturali e religiose, perderebbe anche la sua identità. Riconoscere ed essere grati per gli inizi dell'evangelizzazione del vostro popolo è il modo migliore di prepararsi ad una nuova evangelizzazione.


4. La Chiesa, come ben sapete, vi sta preparando a celebrare il V Centenario dell'evangelizzazione dell'America Latina. Questi cinque secoli di presenza della buona novella in questo continente della speranza, devono costituire un forte richiamo per tutti, pastori e fedeli, ad accettare responsabilmente la missione di diffondere la luce di Cristo affinché brilli ogni volta con maggiore intensità nelle coscienze e nei cuori di tutti gli abitanti di queste terre.

Il popolo del Paraguay è un popolo costituito per la maggior parte da fedeli cattolici che sono orgogliosi della loro condizione di figli della Chiesa e di figli di Dio. Voi siete i degni eredi di quegli uomini e di quelle donne che vi hanno portato il seme della fede.

"Ndaiporiko a yby'ari, mba'evé tuichavéva pe Nandeyara Jesucristo ne' engüégüi. Pe nangarekokena pefe cristiana pe rekova rehe. Pe nangareko, pe mo mbareté ha pe mo mba' apo mborayhundive, tekoyoya, nepytyvo ha yekopytype". (Non vi è nulla in questo mondo che sia più prezioso della parola di nostro Signore Gesù Cristo. Dovete conservare la vostra fede con grande cura. Dovete conservarla e consolidarla sempre di più nella pratica dell'amore, della giustizia, della solidarietà e della concordia).

L'edificazione della Chiesa in Paraguay è rimasta legata all'instancabile e generosa opera apostolica dei grandi evangelizzatori dei secoli XVI e XVII, che giunsero in quella che un tempo si chiamava Provincia Gigante de las Indias, e che si estendeva oltre le frontiere dell'attuale Paraguay.

Figure come quelle di san Roque Gonzalez de Santa Cruz e dei suoi compagni martiri, che ho avuto la gioia di canonizzare nella stessa terra per la quale hanno dato la loro vita; padre Luis Bolanos, padre Alonso de san Buenaventura, padre Juan de san Bernardo e molti altri, hanno gettato il seme evangelico che nel corso del tempo avrebbe affondato le radici fino a penetrare nell'anima della società paraguayana.

La prima evangelizzazione del Paraguay fu ad opera dei padri mercedari, domenicani, gesuiti, francescani e di sacerdoti secolari venuti dalla Spagna, che diffusero abbondantemente il seme del Vangelo. A quell'opera iniziale si aggiunse l'opera apostolica di molti catechisti laici, uomini e donne, che collaborarono con i parroci nel campo della catechesi più impegnata, chiamata anche "conferenze". L'opera evangelizzatrice si sviluppo in un contesto in cui erano conservati e promossi i valori delle culture autoctone. I nuovi popoli che nascevano alla fede si lasciarono penetrare, generazione dopo generazione, dalla dottrina della salvezza, sotto la guida degli zelanti missionari che convivevano con l'uomo paraguayano nei boschi e nei villaggi, nelle condizioni di libertà e in quelle di sfruttamento, condividendo il loro stile di vita, i loro usi e costumi e parlando la loro stessa lingua.


5. Padre Luis Bolanos, il grande missionario che visito villaggi e "riduzioni" percorrendo tutto il Paraguay, tradusse in guarani il catechismo di base del Concilio di Lima del 1583 che era stato presieduto da san Toribio de Mogrovejo.

Per molto tempo questo catechismo fu lo strumento di evangelizzazione per eccellenza in Paraguay. Il Vescovo francescano padre Martin Ignacio de Loyola - nipote del fondatore della Compagnia di Gesù - convoco il sinodo di Asuncion nel 1603, in cui si decise che l'evangelizzazione degli indios doveva avvenire in lingua guarani adottando, inoltre, come catechismo ufficiale, il "Catechismo di Lima" che era stato tradotto da padre Luis Bolanos. I primi missionari compresero molto bene che l'evangelizzazione doveva effettuarsi nel contesto culturale dei popoli evangelizzati, se realmente si voleva giungere alla loro mente e al loro cuore.

E' degno di nota il fatto che i primi evangelizzatori si preoccuparono anche di responsabilizzare i laici nella missione della Chiesa favorendo le associazioni caritative e catechistiche, che davano un carattere comunitario pubblico alle espressioni della fede. Il terz'ordine francescano e altre associazioni svilupparono, al riguardo, una grande opera nel campo della formazione cristiana della famiglia e della catechesi.

Insieme a questa costante sollecitudine di incarnare nelle nuove culture il messaggio salvifico di Cristo, attraverso la parola e i sacramenti, bisogna anche sottolineare l'atteggiamento di quegli zelanti missionari per quanto riguarda la difesa degli indigeni di fronte agli abusi di cui spesso erano vittime.

Il cammino dell'evangelizzazione continuo a farsi strada nei secoli seguenti, sebbene non siano mancate situazioni difficili, che la Chiesa ha dovuto affrontare e che costituiscono pagine gloriose della storia della cristianizzazione del Paraguay.


6. Di fronte a questo breve panorama dell'evangelizzazione del vostro Paese, il successore di Pietro, condividendo il vostro sentimento, ringrazia Dio con fervore perché il seme dei primi seminatori ha dato il frutto promesso da Gesù.

Ma le glorie del passato non devono che essere uno stimolo ad iniziare nuove imprese. E oggi come ieri il messaggio cristiano deve continuare a suscitare nuovi apostoli che rendano presente nella società il multiforme amore di Cristo, che salva e chiama ad una maggiore fraternità coloro che appartengono alla grande famiglia paraguayana.

Cari fratelli e sorelle, il modo migliore di apprezzare il dono dell'evangelizzazione consiste nel collaborare attivamente e responsabilmente all'opera evangelizzatrice attuale. Il seme della Parola di Dio continua a cadere nei vostri cuori. Come fare in modo, oggi, che questo seme continui a trovare una "terra buona" che produca il cento per uno? Bisogna inoltre prepararsi ad intraprendere una nuova evangelizzazione che salvi i valori ricevuti in passato e che li sappia applicare adattandoli con fedeltà e generosità alle nuove circostanze.

Anche il vostro popolo ha risentito di una concezione della vita che pone l'avere prima dell'essere; il guadagno e la sete di potere prima della persona umana e delle sue necessità. Non mancano, inoltre, idee e pratiche materialistiche che impongono nuovi modi di comportamento che relativizzano principi fondamentali della morale cristiana, come se dipendessero dai cambiamenti di ciascuna epoca.

Di conseguenza sorgono dubbi sulla fede. Vi sono persone che si sentono confuse e turbate, quasi intimorite, con il rischio di chiudersi sempre più in un cristianesimo privo di influenza nella vita sociale, economica e politica. Come ha già segnalato il mio venerato predecessore Papa Paolo VI, si ha bisogno di una nuova evangelizzazione "a causa delle situazioni di scristianizzazione frequenti ai nostri giorni, per moltitudini di persone che hanno ricevuto il Battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana, per gente semplice che ha una certa fede ma ne conosce male i fondamenti, per intellettuali che sentono il bisogno di conoscere Gesù Cristo in una luce diversa dall'insegnamento ricevuto nella loro infanzia e per molti altri" (Pauli VI EN 52).


7. Amatissimi figli e figlie del Paraguay! Il divino seminatore, per mezzo del successore di Pietro, vi invita nuovamente a ricevere il seme evangelico per farlo fruttificare nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nei vostri popoli e in tutta la vita sociale. Sono certo che questo seme evangelico, che vi trasforma in altrettanti seminatori ed apostoli, troverà una terra bonificata, senza spine nè sassi. Desidero che "la Parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente" (Col 3,16), "perché la Parola del Signore si diffonda" (2Th 3,1).

Vi invito a costruire la società nell'amore e nella solidarietà cristiana. Come ho scritto nella mia ultima enciclica sulla preoccupazione sociale della Chiesa, "la solidarietà ci aiuta a vedere "l'altro" - persona, popolo o nazione - non come uno strumento qualsiasi, per sfruttarne a basso costo le capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve piu, ma come un nostro "simile, un'aiuto" (cfr. Gn 2,18 Gn 2,20), da rendere partecipe, al pari di noi, del banchetto della vita, a cui tutti gli uomini sono ugualmente invitati da Dio. Di qui l'importanza di risvegliare la conoscenza religiosa degli uomini e dei popoli" (SRS 39).

Inoltre, vi invito tutti a collaborare alla nuova evangelizzazione, che deve "raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giustizia, i valori determinanti, i punti d'interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici ed i modelli di vita dell'umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza" (Pauli VI EN 19).


8. Come riuscire, allora, a far si che la vostra fede non solo resista agli attacchi delle ideologie e delle prassi che insidiano i principi cristiani, ma che diventi trasformatrice ed evangelizzatrice di tutta la società? La prima cosa di cui avete bisogno perché la vostra fede cristiana diventi evangelizzatrice è un "profondo rinnovamento interiore" (AGD 35).

Partendo da tale rinnovamento, sarete in grado di far giungere il messaggio evangelico in tutti gli angoli della vostra terra, alle radici delle nuove situazioni sociali ed anche al di là delle vostre frontiere.

I vostri Vescovi vi hanno indicato un disegno di pastorale della Chiesa del Paraguay, al fine di "evangelizzare l'uomo paraguayano nella sua cultura". Si tratta di una cultura fondamentalmente cristiana, di un substrato cattolico che deve essere rivitalizzato perché riceva simultaneamente espansione e dimensioni conformi alle esigenze del mondo moderno. Il popolo cristiano del Paraguay uscirà vittorioso dalle prove e dalle sfide se saprà vivere la sua fede alla luce del Vangelo nell'animazione integrale della vita individuale, familiare e civile.

Sapete molto bene che l'evangelizzazione è compito di tutti: pastori e fedeli, sacerdoti e laici.

Il Concilio Vaticano II ha messo sufficientemente in rilievo il ruolo che spetta al laico cattolico nella missione della Chiesa. Il suo primo dovere, ci dice, è quello di essere autentici apostoli, perché l'apostolato che si realizza individualmente "è la prima forma e la condizione di ogni apostolato dei laici, anche di quello associato, ed insostituibile" (AA 16).

Ma come potrà il cristiano essere apostolo, come potrà trasmettere agli altri la verità di Cristo, se egli stesso non lo ha posto al centro della sua vita? 9. Proprio per questo voglio ricordarvi che "la consegna primaria che il Vaticano II ha affidato a tutti i figli della Chiesa è la santità... La tensione alla santità è perciò il fulcro del rinnovamento delineato dal Concilio" ("Allocutio ad precationem "Angelus"", 2, die 29 mar. 1987: , X, 1 [1987] 863).

E' questa fondamentalmente, l'opera evangelizzatrice di cui ha bisogno il nostro tempo. Capite che non si tratta di un programma circoscritto; innanzitutto, la santità è la pienezza della vocazione cristiana, che deve essere vissuta da tutti i membri della Chiesa e annunciata con nuovo ardore al mondo intero. In ciascun uomo o donna redenti da Cristo questo comando del Maestro, che è la sintesi dei suoi insegnamenti, deve avere una risonanza vitale: "Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48).

Ani kena ikangyti, ani kena ipiruti pe nde apytepe ko Nandeyara teeté ha Ta'yara Jesucristo rehe perekova yerovia ha mborayhu. (Non s'indebolisca nè si esaurisca tra voi la fede in Dio e in Gesù Cristo, e il suo amore).

Il Concilio Vaticano II ha proclamato solennemente la vocazione universale alla santità (cfr. LG 39-42), e ha dimostrato che essa "è un titolo di onore del laicato cattolico ed il segreto perché esso assolva in pienezza il proprio ruolo nella Chiesa e nella società" ("Allocutio ad precetionem "Angelus"", 2, die 29 mar. 1987: , X, 1 [1987] 863).

I Vescovi di tutto il mondo, al termine dell'ultimo sinodo, hanno anche cercato di insegnarlo: "è nel posto che (i laici) occupano nella vita che bisogna cercare la santità: nella famiglia, nella professione, nella cultura, nelle responsabilità sociali e politiche" (Synodi Episcoporum 1987 "Propositionis finales", die 29 oct. 1987).

La ragione ultima dell'evangelizzazione è, pertanto, l'andare alla radice del nostro essere figli di Dio per tendere decisamente alla santità. Se questo impegno è autentico, i suoi frutti non tarderanno ad apparire: si manifesterà una sollecita preoccupazione per i più poveri e bisognosi: per quelli che soffrono infermità, per quelli che non hanno tetto nè alimento; per coloro che non conoscono la pace di Dio. La pratica della giustizia e della misericordia saranno le regole della condotta pubblica e privata; le preoccupazioni altrui diventeranno le proprie. In una parola: "la civiltà dell'amore" sarà una realtà.


10. E, possiamo chiederci, qual è il ruolo dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose in questa nuova evangelizzazione del V Centenario dell'arrivo della fede in questo continente? Ieri, nella cattedrale di Asuncion, riflettevamo sui criteri che hanno orientato il pastore di anime, l'operatore pastorale nella sua opera evangelizzatrice.

Permettetemi ora di aggiungere, qui ad Encarnacion: come si rinnoverebbe il sacrificio della croce se non vi fossero sacerdoti? Come si nutrirebbero le anime del pane eucaristico, come rinnoverebbero le loro forze nella riconciliazione se non ci fossero sacerdoti? Se essi mancassero, dove andrebbero i fedeli laici a cercare la Parola di Dio, il consiglio prudente e la sapienza della verità rivelata? Chi svolgerebbe tanti lavori irrinunciabili di promozione sociale, di istruzione e di assistenza, se mancassero i sacerdoti, le religiose e i religiosi, che hanno dedicato a Cristo tutta la loro vita per la salvezza degli uomini? Come vivrebbe il corpo della Chiesa senza la costante preghiera delle anime consacrate a Dio? Fratelli e sorelle paraguayani! Pregate per i vostri sacerdoti e chiedete a Dio che mandi più vocazioni al sacerdozio! Invocate la santissima Vergine, soprattutto con la recita del santo Rosario, per chiederle di suscitare più numerose decisioni di donazione a Dio! Senza vocazioni sacerdotali e religiose, la nuova evangelizzazione sarebbe una vana speranza. Con esse, invece, è assicurato l'ardore apostolico di tutto il Popolo di Dio.


11. Come mi piacerebbe, amati figli e figlie del Paraguay, continuare questa conversazione con ciascuno di voi! Guardando i giovani vorrei trasmettere loro il "seguimi" del Signore (cfr. Mc 10,21). Entrando in ciascuna delle vostre case vorrei sentirmi avvolto dalla vostra religiosità e, al tempo stesso, invitarvi a seguire fedelmente e generosamente gli insegnamenti evangelici. Vorrei parlare direttamente con tutti voi che cercate la verità, la luce, il bene. Vorrei parlare con tutti quelli tra voi che soffrono la solitudine, il dolore e l'emarginazione, per annunciarvi che potete "completare... quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24). Vorrei portare nel cuore di ogni cattolico paraguayano tutto il Vangelo, affinché fruttifichi il cento per uno, al punto che ciascun battezzato si trasformi in un santo e in un apostolo.

Questi sono i miei desideri, in questo momento in cui assieme a voi rendo grazie per il dono della fede ricevuta quasi cinque secoli fa da questo benedetto popolo che ha un cuore ed un linguaggio pieno di armonia e aperto all'universo.

Che la Vergine Maria, la Pura e Immacolata Concezione, vi custodisca e accresca il vostro amore per Gesù crocifisso, perché le vostre vite si orientino verso l'Eucaristia e verso il comandamento dell'amore.

"Ta imbaretè ha to mimbi kena opa ara ko mborayhù ha yerovià pe recova tu pasy Caacupè, Virgen Maria rehe" (Si intensifichi e si irradi sempre più l'amore e la fiducia che avete nella Vergine Maria di Caacupè).

Vi benedico tutti di cuore.


Data: 1988-05-18 Data estesa: Mercoledi 18 Maggio 1988





GPII 1988 Insegnamenti - L'incontro con i "Costruttori della società" presso il "Palacio Nacional de Deportes" - Asuncion (Paraguay)