GPII 1982 Insegnamenti - Lettera apostolica "Motu proprio" di Giovanni Paolo II

Lettera apostolica "Motu proprio" di Giovanni Paolo II

Titolo: L'approvazione definitiva degli statuti della commissione teologica internazionale

Sono ormai trascorsi 13 anni da quando il nostro predecessore Paolo VI, di felice memoria, dando seguito al voto del Sinodo dei Vescovi (cfr. "Discorso nel Concistoro, 28 aprile 1969: "Insegnamenti", VII [1969] 254-2559, ha istituito la Commissione Teologica Internazionale. Durante questi quasi tre lustri, gli studiosi di sacra teologia che sono stati chiamati a questo ufficio hanno prestato la loro opera con grande diligenza e prudenza e hanno offerto gli eccellenti frutti del loro lavoro. perciò il Sommo Pontefice Paolo VI e anche noi stessi li abbiamo ricevuti volentieri per dare ad essi la nostra paterna esortazione e manifestare anche il nostro gradimento per i loro studi e le loro fatiche, gran parte dei quali è già nota essendo stati pubblicati per volere di Paolo VI.

Nel 1969 gli statuti della Commissione Teologica Internazionale sono stati approvati "in via sperimentale" (cfr. AAS 61 [1969] 540-541). Attualmente pare giunto il tempo di dare ad essi una forma stabile e definitiva, tenendo conto dell'esperienza acquisita finora, cosicché la Commissione possa svolgere meglio il compito ad essa affidato. Esso è stato espressamente descritto da Paolo VI nel discorso che tenne durante la prima sessione plenaria, affermando che questa nuova istituzione viene stabilita "per offrire il suo aiuto alla Santa Sede e specialmente alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede" (cfr. AAS 61 [1969] 713ss).

In realtà, Pietro e gli altri Apostoli, come anche i loro successori nella sacra Tradizione - e cioè il Romano Pontefice e con lui tutti i Vescovi della Chiesa - hanno ricevuto, in modo assolutamente singolare, il compito e la responsabilità del Magistero autentico, in conformità con il comando di Gesù: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,19-20). Il Concilio Vaticano II, specialmente nella costituzione dogmatica "Lumen Gentium" (cfr. III), sulle orme di tutta la Tradizione della Chiesa, chiama questi compiti con il nome di carismi, che ad essi conferiscono forza, efficacia e autenticità.

Tuttavia, questo ministero specifico ha bisogno dello studio e della fatica dei teologi, dai quali, secondo le parole dello stesso Paolo VI, si attende "un aiuto sicuro... nell'adempiere l'ufficio che è stato affidato da Cristo ai suoi Apostoli con le parole: "Andate e ammaestrate tutte le nazioni"" (cfr. AAS 61 [1969], 715). E' nei voti che questo aiuto sia dato dai membri della Commissione Teologica Internazionale in modo distinto e quasi "istituzionale". Essi infatti, provenendo da diverse nazioni e dovendo trattare con le culture di diversi popoli, conoscono meglio i nuovi problemi, che sono come il volto nuovo di problemi antichi, e pertanto possono anche cogliere meglio le aspirazioni e le mentalità degli uomini di oggi. Quindi essi possono essere di grande aiuto nel dare ai problemi emergenti una risposta più profonda e più consona, secondo la norma della fede rivelata da Cristo e tramandata nella Chiesa.

perciò, dopo aver tutto attentamente ponderato, "motu proprio" e con la nostra autorità apostolica, stabiliamo nuovi statuti per la Commissione Teologica Internazionale e ordiniamo quanto segue:


1. E' compito della Commissione Teologica Internazionale studiare i problemi dottrinali di grande importanza, specialmente quelli che presentano aspetti nuovi, e in questo modo offrire il suo aiuto al Magistero della Chiesa, particolarmente alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, presso la quale viene costituita.


2. Il Presidente della Commissione Teologica Internazionale è il Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, il quale pero, in caso di necessità e per singole sedute, può delegare un altro moderatore.


3. La Commissione Teologica Internazionale è composta da studiosi delle scienze teologiche di diverse scuole e Nazioni, che siano eminenti per scienza, prudenza e fedeltà verso il Magistero della Chiesa.


4. I Membri della Commissione Teologica Internazionale sono nominati dal Sommo Pontefice, al giudizio del quale vengono proposti dal Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver ascoltato le Conferenze Episcopali.

Detti membri sono nominati per cinque anni, trascorsi i quali possono essere nuovamente confermati. Il loro numero non sia superiore a 30, se non in casi particolari.


5. Il Segretario generale della Commissione Teologica Internazionale, su proposta del Cardinale Presidente della stessa Commissione, viene nominato per cinque anni dal Sommo Pontefice e fa parte dei Consultori della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede. Trascorso il quinquennio, può essere nuovamente confermato.

E' opportuno che il Cardinale Presidente, prima di sottoporre al Sommo Pontefice i nomi delle persone adatte a questo ufficio, consulti, per quanto è possibile, i Membri della Commissione.

E' compito specifico del Segretario generale coordinare il lavoro e diffondere gli scritti della stessa Commissione, sia durante le sessioni, sia prima e dopo le sessioni.


6. Il Segretario aggiunto viene nominato dal Cardinale Presidente. Egli aiuta il Segretario generale nel suo lavoro ordinario e ha cura specialmente degli aspetti tecnici ed economici.


7. La Sessione plenaria della Commissione Teologica Internazionale viene convocata almeno una volta all'anno, se circostanze contrarie non lo impediscano.


8. I Membri della Commissione Teologica Internazionale possono essere consultati anche per scritto.


9. Le questioni e gli argomenti da sottoporre allo studio vengono stabiliti dal Sommo Pontefice o dal Cardinale Presidente. Possono essere proposti anche dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, da altri Dicasteri della Curia Romana, dal Sinodo dei Vescovi, dalle Conferenze Episcopali. Si deve pero osservare quanto è prescritto al n. 136 della costituzione apostolica "Regimini Ecclesiae Universae".


10. Per la preparazione dello studio di particolari questioni, il Cardinale Presidente stabilisce speciali Sotto-commissioni composte da membri che siano altamente competenti in quella materia.

Il lavoro di queste Sotto-commissioni è guidato da un Membro eletto dal Cardinale Presidente affinché, di comune accordo con il Segretario generale, conduca alla preparazione del lavoro della Sessione plenaria. Queste Sotto-commissioni ordinariamente comprendono meno di dieci Membri, e per una speciale e breve sessione possono radunarsi anche fuori Roma.

Possono essere consultati anche altri esperti, anche non cattolici. Ma coloro che sono chiamati per questa consultazione non diventano Membri della Commissione Teologica Internazionale.

Finito lo studio, e anche alla fine del quinquennio, le Sotto-commissioni cessano dal loro compito, ma possono essere nominate o rinnovate per un altro quinquennio.


11. Le conclusioni che vengono raggiunte dalla Commissione Teologica Internazionale sia in sessione plenaria e sia nelle speciali Sotto-commissioni, come anche, se venisse giudicato opportuno, i pareri di singoli Membri, siano sottoposte al Sommo Pontefice e siano date in uso alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede.


12. I documenti che siano stati approvati dalla maggior parte dei membri della Commissione Teologica Internazionale possono essere pubblicati, purché non ci siano difficoltà da parte della Sede Apostolica.

I testi che sono stati approvati soltanto genericamente possono essere pubblicati come opere personali dei Membri della Commissione Teologica Internazionale, ma non comportano assolutamente la responsabilità della stessa Commissione. Tale disposizione vale tanto più nel caso che si tratti di relazioni preparatorie o di pareri di esperti esterni. La diversità di queste qualifiche sia messa bene in evidenza nella presentazione dei testi.


13. I Membri della Commissione Teologica Internazionale, per quanto riguarda gli argomenti trattati dalla Commissione e tenendo conto della loro natura e importanza, conservino il religioso segreto, conformandosi alle norme vigenti circa il cosiddetto segreto professionale.

Le materie che riguardano la collaborazione con la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, sia collettivamente sia individualmente, secondo la natura delle cose, sono coperte dal segreto proprio di questa Congregazione, ossia segreto pontificio, secondo quanto prescritto dall'Istruzione riguardante questo Segreto (cfr. AAS 66 [1974] 89-92).

Tutto ciò che è stabilito con la presente Lettera "motu proprio" ordiniamo che sia stabile, ratificato ed entri in vigore con tutti gli effetti a partire dal 1 ottobre dell'anno in corso, nonostante qualsiasi cosa contraria anche degna di speciale menzione.

Dato a Roma, presso san Pietro, il 6 agosto 1982, festa della Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo, anno quarto del mio pontificato.




1982-08-06 Data estesa: Venerdi 6 Agosto 1982




Alla Messa per i partecipanti alla VII "Tendopoli mariana" - Castel Gandolfo (Roma)

Titolo: Sull'esempio di Maria vivete sempre in intimità con Cristo

Testo:

Carissimi giovani!


1. La vostra VII "Tendopoli Mariana" questa mattina si è spostata qui, a Castel Gandolfo, per celebrare con il Papa l'Eucaristia! Se voi avete molto desiderato questo incontro, anch'io sono molto lieto di accogliervi e di vedervi uniti con me attorno all'altare. Vi saluto tutti con profondo affetto, particolarmente gli organizzatori e i responsabili; e vi esprimo il mio compiacimento sia per l'iniziativa della "Tendopoli", che ormai da vari anni si realizza, ed alla quale partecipate così numerosi e volentieri, sia per il tema di studio che avete svolto: "La spiritualità di Maria santissima nella vita dei giovani", ricco di interesse e stimolante a concrete direttive e a efficaci propositi.

Saluto poi anche cordialmente gli animatori del Campo Scuola Vocazionale, organizzato a Nemi dall'Ordine dei Mercedari, che si sono qui uniti con voi giovani della "Tendopoli".


2. Vorrei ora inserirmi nell'ambito del tema da voi studiato, per darvi qualche indicazione programmatica per la vostra vita, alla luce delle letture della Liturgia di questa Domenica.

La prima riflessione nasce quasi spontanea dall'episodio del profeta Elia, il quale, oppresso da una grande stanchezza morale per gli ostacoli, i pericoli e le difficoltà della sua missione, fugge nel deserto, si siede sotto un ginepro e chiede di morire: "Ora basta, o Signore - dice con angoscia -. Prendi la mia vita!". Ma ecco, giunge un angelo, sveglia il profeta, gli indica il pane e l'acqua miracolosi e lo incita a nutrirsi: "Alzati e mangia! Perché è troppo lungo per te il cammino!" (cfr. 1R 19,4-8). Carissimi giovani! Anche per voi possono giungere i momenti di stanchezza, di delusione, di amarezza per le difficoltà della vita, per le sconfitte subite, per la mancanza di aiuti e di modelli, per la solitudine che porta alla sfiducia ed alla depressione, per l'incertezza del futuro! Qualora vi trovaste in tali situazioni, ricordate che il Signore, nel piano provvidenziale della creazione e della Redenzione, ha voluto porre vicino a noi Maria santissima, che, come l'angelo per il profeta, ci sta accanto, ci aiuta, ci esorta, ci indica con la sua spiritualità, dove stanno la luce e la forza per proseguire il cammino della vita. Giovane ancora, Padre Massimiliano Kolbe così già scriveva da Roma alla mamma: "Quante volte nella vita, ma particolarmente nei momenti più importanti, ho sperimentato la speciale protezione dell'Immacolata...! Depongo in lei tutta la mia fiducia per il futuro" ("Gli scritti di Massimiliano Kolbe", vol. 1 p 31).


3. Una seconda riflessione sgorga dalle caratteristiche della "spiritualità" di Maria, quali possono essere ricavate dalle letture liturgiche: - è una spiritualità di adesione assoluta e totale alla "Parola di Dio".

Maria, davanti all'Angelo Gabriele, che le annunziava la chiamata di Dio, e la sua specifica e straordinaria vocazione a diventare la Madre del Messia, del Salvatore Gesù, accetto decisamente: "Ecco, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38)! così decisa e radicale deve essere anche la vostra fede cristiana in Dio che tutto opera in noi! Colpiscono le parole che abbiamo udito nel Vangelo: "Nessuno può venire a me, / se non lo attira il Padre che mi ha mandato / ... Chiunque ha udito il Padre / e ha imparato da lui, / viene a me" (Jn 6,44-45). Ecco: il poter conoscere, seguire, amare Gesù Cristo, è una speciale "chiamata" del Padre: la più triste avventura è rifiutarla; la posizione più logica ed esaltante è accogliere la chiamata con gioia e riconoscenza, e viverla con piena e totale adesione, come fece Maria santissima. Cercate di essere sempre cristiani convinti e illuminati, superando le difficoltà che rendono meritoria la fede; fate sempre credibile la vostra testimonianza! - Quella di Maria poi è una spiritualità di totale intimità con Gesù: intimità organica, come solo la Madre può avere, Colei che gli aveva dato la vita fisica, in modo mirabile e soprannaturale; intimità affettiva, perché Gesù fu il suo supremo ed assoluto amore, dall'annunciazione al Calvario, dalla Risurrezione alla sua assunzione al cielo; intimità apostolica, perché si uni strettamente all'opera redentrice di Cristo e tuttora intercede per l'umanità intera. Tale intimità con Gesù sia anche la caratteristica fondamentale della vostra vita, che si realizza in modo eminente ed unico nell'Eucaristia. "Io sono il pane della vita / ... Io sono il pane vivo, disceso dal cielo"! Gesù stesso ha voluto questa misteriosa e sublime intimità con lui, mediante l'Eucaristia. E questa intimità eucaristica è il mezzo principale per poter conseguire la vita eterna, che ci è promessa da Cristo: "Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno / e il pane che io daro / è la mia carne per la vita del mondo" (Jn 6,51). "Questo è il pane che discende dal cielo, / perché chi ne mangia non muoia" (v.50)! Questa intimità con Cristo io vi auguro di vivere sempre, sull'esempio di Maria! L'ideale della vostra giornata o della vostra settimana sia la santa Comunione! - Infine, una terza caratteristica della spiritualità di Maria santissima è la dedizione: essa come si è donata completamente a Dio e a Gesù, così si è data agli apostoli e ai discepoli, alle persone bisognose, alla Chiesa che stava nascendo, per la quale offri e offre continuamente il suo nascosto e potente servizio. Sia così anche di voi: consacratevi alla carità! Dove purtroppo c'è l'odio, voi portate l'amore! Dove c'è la guerra, voi portate la pace! Come dice san Paolo nella lettera agli Efesini: "Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda... Camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amati..." (Ep 4,32 Ep 5,2).


4. Carissimi, vi auguro di gran cuore che la spiritualità di Maria santissima vi accompagni e vi ispiri per tutta la vita! E lo faccio con le parole di Paolo VI, di cui commemoriamo il quarto anno della dipartita, ripetendo per voi le parole di una sua preghiera: "A Te, Maria, sorgente della vita, consegniamo le attese dei giovani, inquieti nella ricerca di un mondo più giusto e più umano, e fiduciosi chiediamo: orienta i loro passi verso il Cristo, primogenito dell'umanità rinnovata, perché nella sua luce si compongano i loro sforzi e si compiano le loro speranze" (8 dicembre 1975).

La mia benedizione sia pegno costante di questi voti!




1982-08-08 Data estesa: Domenica 8 Agosto 1982




Recita dell'"Angelus Domini" - Castel Gandolfo (Roma)

Titolo: Paolo VI mostro Cristo agli uomini del nostro tempo

Testo:


1. "Benediro il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode. / Io mi glorio nel Signore, / ascoltino gli umili e si rallegrino" (Ps 33 [34],2-3).

Nella festa della Trasfigurazione del Signore, quattro anni fa, il 6 agosto, lasciava questa terra il grande Papa Paolo VI. E' partito da questo mondo dopo aver compiuto il suo pellegrinaggio ed aver assolto il suo servizio nella sede di Pietro. E' partito da questo mondo, pero è rimasto nel nostro cuore, nel nostro ricordo, nella nostra preghiera.

Oggi sembra presentarsi davanti a noi. E, col salmo della liturgia domenicale, egli sembra rivolgersi a noi con queste parole. Ecco, "benedice il Signore in ogni tempo". Ecco, "sulla sua bocca sempre la sua lode".


2. Durante gli ottantun'anni della sua vita su questa terra e specialmente nei quindici anni del suo servizio alla Chiesa nella sede romana, egli ci mostro il Signore, ci indico il Cristo.

"Guardate a lui e sarete raggianti, / non saranmo confusi i vostri volti" (Ps 33 [34],6).

Così sembrava dire alla Chiesa e all'umanità quel Papa, chiamando tutti gli uomini alla gioia in Cristo con l'esortazione apostolica che inizia con le parole: "Gaudete in Domino".

"Questo povero grida e il Signore lo ascolta, / lo libera da tutte le sue angosce" (v.7).

Il problema dei poveri, il problema delle società che soffrono indigenza, il problema della giustizia sociale e internazionale divennero il centro dall'attenzione di Paolo VI, come testimonia anzitutto la sua enciclica "Populorum Progressio", in cui uni la sollecitudine per la pace e quella per il corretto sviluppo: lo sviluppo - egli ha scritto - è il nuovo nome della pace.

La sua sollecitudine si rivolse costantemente anche alla sorte di Gerusalemme e dei Luoghi santi e al problema del Medio Oriente, che durante il suo pontificato registro due gravissime crisi. Nella sua memorabile visita alla Città Santa, nel 1964, Papa Paolo invoco la pace e la collaborazione fra tutti i popoli della regione, nella salvaguardia dei diritti di ciascuno.

Un pensiero speciale ebbe sempre per il Libano, la cui tragica condizione, ancora oggi, in modo più urgente che mai, tiene in ansia i cuori di tutti e sollecita particolarmente la nostra invocazione di pace.

Si preoccupo anche dei diritti dei credenti di tutto il mondo, indicando sin dall'inizio del suo pontificato, mediante l'enciclica "Ecclesiam Suam", le vie del dialogo e della salvezza. Questi orientamenti della sua attività si presentano alla nostra mente, mentre ascoltiamo oggi nella liturgia le parole: "L'Angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva" (v.8).


3. Il defunto Papa fu il servo di Cristo e il dispensatore dei misteri di Dio. Da questi misteri egli stesso attinse la forza di spirito per proseguire sulla via della fede, sull'esempio del profeta Elia al quale - come leggiamo nell'odierna liturgia - furono rivolte queste parole: "Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino" (1R 19,7).

Così anche Paolo VI si levava, si rinvigoriva con la forza dell'Eucaristia e camminava davanti al Popolo di Dio come pastore "fino al monte di Dio, l'Oreb" (v.8).

Egli sembra parlarci anche con le parole dell'Apostolo: "Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per voi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ep 5,1-2).

L'amato Pontefice mostro Cristo agli uomini del suo tempo. In questo breve ricordo abbiamo richiamato alla memoria solamente alcuni dei suoi atti e delle sue opere. Ma quegli atti e quelle opere furono molteplici.

Indico Cristo alla Chiesa e all'umanità. Si compiano per lui le parole di Cristo: "Chi crede in me ha la vita eterna" (Jn 6,47).

[Omissis. Seguono i saluti in altre lingue: francese, inglese, tedesca, spagnola, portoghese] Ai pellegrini polacchi Saluto tutti i connazionali presenti e coloro che segnalano la loro presenza con la bandiera nazionale o con l'iscrizione "Solidarnosc". Non cesso di raccomandare a Dio insieme con voi la nostra Patria e tutte le sue vicende, anche le vicende che si esprimono nella parola "Solidarnosc".

Ai pellegrinaggi italiani Saluto ora alcuni gruppi di lingua italiana: le religiose Cappuccine dell'Immacolata di Lourdes, pellegrine ai Santuari francescani; i partecipanti alla Marcia della Solidarietà per la Vita, promossa dalle associazioni "Donatori Volontari Sangue" e "Donatori Volontari Organi"; i Ragazzi ospiti del campo-scuola "Amicizia e Vangelo", del Centro Diocesano Vocazioni di Albano; i giovani della parrocchia di Fasano, in diocesi di Monopoli, che frequentano un Corso di spiritualità al vicino "Centro Oasi".

Oggi abbiamo ricordato, dopo quattro anni, il grande Papa Paolo VI ed abbiamo pregato per la sua anima. Lo abbiamo fatto insieme durante la mia allocuzione pronunciata dall'altra parte, per i pellegrini radunati nel cortile di questa casa. Voglio ripetere la stessa cosa a quanti sono presenti qui, da questa parte, sulla piazza centrale di Castel Gandolfo: qui in Castel Gandolfo, quattro anni fa, il 6 agosto, Papa Paolo ha terminato la sua vita, è stato chiamato al Padre. Voglio ripetere poi tutti gli auguri che ho già espresso ai diversi gruppi e, alla fine, insieme con questi auguri, voglio pregare con voi e impartire la benedizione come conclusione e coronamento della nostra comune preghiera dell'"Angelus Domini".




1982-08-08 Data estesa: Domenica 8 Agosto 1982




Messaggio al nuovo Patriarca Armeno

Testo:

A Sua Beatitudine Giovanni Pietro XVIII Kasparian, Patriarca di Cilicia degli Armeni, Salita san Nicola da Tolentino, Roma Nell'apprendere con gioia la canonica elezione di Vostra Beatitudine alla sede patriarcale di Cilicia degli Armeni voglio esprimere a Vostra Beatitudine le più vive felicitazioni per l'alto onore da Dio affidatole e la ringrazio di cuore per i nobili sentimenti manifestati. Accogliendo con piacere la richiesta di comunione ecclesiastica e di concessione del Pallio desidero comunicare che Vostra Beatitudine potrà fin d'ora porre tutti gli atti inerenti al suo ufficio senza attendere il conferimento del Pallio. Questa Sede Apostolica ha sempre riservato particolare predilezione alla Chiesa Armena cattolica, memore del suo magnanimo eroismo che attraverso i secoli ha manifestato attaccamento indefettibile alla Sede di Pietro, che presiede alla carità nell'unione. Invoco dal Signore abbondanti lumi e favori divini sulla sua venerata persona e sull'opera che Ella è chiamata a compiere, mentre impartisco di cuore la mia benedizione apostolica sulla Gerarchia, clero, religiosi e religiose e fedeli tutti della gloriosa Chiesa Armena, auspicio di elette grazie celesti.




1982-08-09 Data estesa: Lunedi 9 Agosto 1982




Con i giovani dell'"Opera per la gioventù Giorgio La Pira" - Castel Gandolfo (Roma)

Titolo: L'apostolato della pace è impegno essenziale del moderno apostolato dei laici

Testo:

Ho ricevuto risposta alla mia domanda: sapere ciò che è specifico del vostro gruppo. Abbiamo stabilito all'inizio dell'incontro che la problematica della pace è molto analogica: ha tanti aspetti e tante dimensioni e non possiamo trattarli tutti. Ma io vedo che il vostro gruppo è centrato su un problema specifico: come possiamo, noi cristiani, essere operatori di pace; come possiamo vivere il nostro cristianesimo nella chiave della pace; come possiamo compiere questa beatitudine, "Beati i pacifici". Direi che questa è una scoperta, una novità. Nei tempi passati si pensava meno a questa possibilità che tutti possono essere operatori di pace. Si pensava ai problemi della pace e della guerra secondo categorie esclusivamente, o quasi esclusivamente, politiche e strategiche. L'uomo, l'uomo qualunque, era un soggetto passivo. Il movimento che si osserva oggi - l'uomo non vuole più essere soggetto passivo ma vuole essere operatore di pace - è una novità di cui non si vede ancora l'efficacia ultima. Ma, d'altra parte, è una novità che può e deve portare - porterà certamente - ancora altre novità nelle altre dimensioni della pace e della guerra. Perché decidere la pace o togliere la guerra significa non solo ridurre o togliere alcuni armamenti. Vediamo che sempre si discute per togliere alcuni armamenti e poi si producono armi nuove che vengono date a quei popoli che sono più bisognosi non di armi ma di pane, e questo è tragico. La nostra convinzione, che è giusta, ci dice che togliere la guerra significa, in ultima analisi, togliere le ostilità possibili esistenti nelle diverse dimensioni della vita umana: cominciando tra me e il mio vicino, per passare nell'ambiente in cui vivo, e, quindi, ai diversi popoli. Naturalmente per togliere le ostilità bisogna saperne i motivi per vedere concretamente se possono essere rimossi. Tutto questo entra in un certo senso nel concetto di operatori di pace e noi, in una dimensione forse molto modesta, possiamo ritrovarci in questo concetto di "operatore di pace". E se gli uomini di buona volontà che vogliono essere operatori di pace saranno sempre più numerosi si toglieranno anche le grandi ostilità e, di conseguenza, si potrà stabilire una pace maggiore e si potranno eliminare le guerre che minacciano i popoli, i continenti e l'intera umanità.

Il vostro lavoro non è per nulla astratto, non è affatto un tema accademico. Proviene dalla ispirazione di cui garante è lo stesso Giorgio La Pira, ma possiamo anche dire che proviene dalla stessa ispirazione evangelica di cui garante ultimo è Gesù. "Vi lascio la pace, vi do la mia pace", sono parole che ripetiamo ogni giorno nell'Eucaristia. Questa ispirazione è dunque cristiana, autenticamente evangelica: noi possiamo vivere la nostra vita nella chiave di questa beatitudine: Beati i pacifici. Possiamo vivere come operatori di pace. E questo non è una ideologia astratta, non è un impegno accademico, ma è un lavoro apostolico. Vorrei dire che il vostro gruppo, che è di studio, di riflessione, di preghiera e di vita interiore, è al contempo un gruppo apostolico che vuol continuare nell'autentico apostolato dei laici, apostolato cristiano, apostolato della pace. Non è pacifismo quello di cui voi vi occupate, ma è apostolato della pace: sono due cose molto diverse, nettamente distinte. Non posso fare altro che augurare che il vostro apostolato sia sempre più profondo ed efficace e che gruppi simili si moltiplichino nel mondo per portare la pace. La Chiesa ha la sua voce.

Quando sono stato alle Nazioni Unite, ho parlato della pace dal punto di vista tradizionale della Chiesa che potrebbe sembrare poco politico, poco strategico, poco militare. Ma è il punto di vista tradizionalmente cristiano, è il punto di vista di Papa Giovanni XXIII: la pace è tra i sostanziali diritti della persona umana, dell'uomo come tale. La giustizia, la verità, la libertà, la carità sono i pilastri su cui si costruisce la pace. Tutti gli uomini politici hanno ascoltato quello che dovevo dire: non era per loro una parola vuota, al contrario, pensavano che quella fosse una parola sostanziale. E' chiaro che la parola che pronunciano loro ogni giorno è diversa. Dobbiamo cercare di avvicinare questi linguaggi. Per esempio, come parlare col nostro linguaggio cristiano, evangelico, della Chiesa; come, con questo linguaggio parlare dei problemi del Libano? Madre Teresa, che va in Libano, lo sa già, senza aver studiato tanti manuali, lo sa già perché questo appartiene alla formazione cristiana, alla spiritualità cristiana, alla sua anima, al suo genio, al suo cuore. Penso che possiamo ancora ringraziare il Signore per aver fatto giungere tra noi Madre Teresa della quale noi tutti siamo non solamente conoscitori ma ammiratori per la sua semplicità, per la sua autenticità, per il suo apostolato.




1982-08-09 Data estesa: Lunedi 9 Agosto 1982



A giovani artisti europei che offrono al Papa un concerto di musica sinfonica - Castel Gandolfo (Roma)

Titolo: Nella residenza estiva di Castel Gandolfo

Testo:

Come posso ringraziare per questo dono che mi avete fatto? E' un dono eccezionale, specialmente nella vita di un Papa, avere un concerto a Castel Gandolfo. Poter ospitare artisti provenienti da diverse nazioni, una orchestra sotto la direzione di un mio connazionale! Voglio ringraziare con le parole più semplici, voglio ringraziare voi insieme con il Presidente di questa iniziativa artistica di Lanciano. Lo stesso nome di Lanciano dice già molto e ora che questo nome viene collegato con questa iniziativa artistica mi dice ancora di più.

Vi ho domandato all'inizio come posso ringraziare perché il linguaggio delle parole non è del tutto adeguato al linguaggio artistico della musica. E molto spesso si corrisponde alla musica con il silenzio profondo più che con le parole. Vorrei dire semplicemente, dunque, che vi sono grato perché sono stato privilegiato e onorato dalla vostra presenza. E se potessi aggiungere ancora qualche cosa a questa parola "grazie", sarebbe un invito di venire di nuovo, naturalmente non subito, ma forse in un'altra occasione, in un altro periodo estivo. Se non mi sbaglio è sempre il periodo estivo che riunisce questi giovani artisti delle diverse nazioni ed allora anche il periodo in cui i loro concerti si possono sentire dappertutto in Italia: non solamente a Lanciano, ma anche a Castel Gandolfo. Volevo dirvi che io posso offrire una sola cosa totalmente spirituale: dire la preghiera e la benedizione. Questo è l'unico dono che posso offrire in questo momento a voi che avete tanto offerto a me.




1982-08-10 Data estesa: Martedi 10 Agosto 1982








In occasione del XXV di episcopato

Titolo: Lettera al Cardinale Primatesta

Testo:

Al Venerabile Fratello Nostro Raul Francisco di S.R.C. Cardinale Primatesta Arcivescovo di Cordoba in Argentina Ti salutiamo con sommo affetto, Venerabile Fratello Nostro, conforme alla nostra antichissima amicizia e unione fraterna in Cristo Signore, come tante volte prima d'ora Ti abbiamo salutato di presenza o qui a Roma o costi nella Tua patria; ma adesso con più vivo desiderio di elogiarti e una più forte intenzione di congratularci, per il lieto anniversario del Tuo episcopato.

E poiché durante questi venticinque anni hai accumulato, sotto ogni riguardo, meriti per il Tuo sacro ministero, e in pari tempo Ti sei guadagnato encomi, per tali meriti, tra i cari fedeli di La Plata, San Rafael e Cordoba e, inoltre, tra la Conferenza Episcopale dell'Argentina e tra i fedelissimi aiutanti della Sede Apostolica, non ci sfugge affatto a quale e quanto grande concerto di congratulanti Noi uniamo la Nostra voce laudativa.

Da tempo ormai sono noti a tutti - e perciò non dobbiamo di nuovo ricordarli uno per uno - i pregi e le doti della Tua attività pastorale in ogni campo dell'apostolato, del Tuo governo efficacissimo e saggissimo, della spiritualità sacerdotale e del rinnovamento conciliare.

Questo soltanto preghiamo e ardentemente desideriamo per Te, Venerabile Fratello Nostro: che la prossima solennità della Beatissima Vergine Maria Assunta in cielo Ti porti la più grande consolazione per le opere finora compiute egregiamente, la più grande fermezza e il più grande stimolo per quelle che dovrai compiere d'ora in poi.

Ricevi dunque con questa Lettera la Nostra Apostolica Benedizione, testimone di particolare stima e auspice di favore divino, di cui desideriamo che abbiano parte in questa faustissima circostanza tutto il clero e il popolo di Cordoba.

Dai Palazzi Vaticani, il 14 agosto, l'anno 1982, quarto del Nostro Pontificato.


GIOVANNI PAOLO II [Traduzione dal latino]




1982-08-14 Data estesa: Sabato 14 Agosto 1982




Lettera ai ministri generali degli Ordini francescani nell'VIII centenario della nascita di san Francesco

Titolo: San Francesco fu non solo uomo di perfetta letizia, ma anche operatore di pace e di fraternità universale

Testo:

Ai diletti figli Giovanni Vaughn, Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori; Vitale Bommarco, Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali; Flavio Carraro, Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini; Roland Faley, Ministro Generale del Terz'Ordine Regolare di san Francesco: nell'ottavo centenario della nascita di san Francesco d'Assisi. A voi, diletti figli, il saluto e l'apostolica benedizione.


GPII 1982 Insegnamenti - Lettera apostolica "Motu proprio" di Giovanni Paolo II