GPII 1989 Insegnamenti - Al personale dell'ispettorato di pubblica sicurezza presso il Vaticano - Città del Vaticano (Roma)

Al personale dell'ispettorato di pubblica sicurezza presso il Vaticano - Città del Vaticano (Roma)

Il vostro impegno di pace è una forma di collaborazione al ministero pastorale della Chiesa


Egregio ispettore, cari agenti, signore e signori.


1. Sono sempre lieto della vostra visita in occasione degli auguri d'inizio d'anno. Noi ci incontriamo spesso nel corso di ogni settimana, ma solo in questa circostanza annuale abbiamo modo di trovarci insieme in modo personale. La ragione della mia particolare letizia di oggi è data, appunto, dal fatto che l'incontro diventa colloquio.

Ringrazio il dottor Enrico Marinelli, ispettore generale di pubblica sicurezza presso il Vaticano, per le parole di augurio e di omaggio rivoltemi; e saluto con sincera cordialità tutti voi, ciascuno in particolare, cari componenti dell'ispettorato di pubblica sicurezza, e voi, agenti della polizia stradale, che da non molto siete alle dipendenze dell'ispettorato con compiti analoghi.


2. Desidero ringraziarvi sentitamente per la diligente opera che svolgete con assiduità, nel silenzio e nella dedizione, con una presenza vigile e discreta, attorno al Vaticano, nella città di Roma ed in altre città d'Italia, dove mi chiama il ministero pastorale.

La vostra attività, perciò, non è opera di repressione, ma di ordine e di prevenzione. E' fondamentalmente un impegno di pace.

Coloro che da ogni parte del mondo giungono quotidianamente al Vaticano, non di rado non cristiani o non credenti, sono certo persone pacifiche, desiderose di sentire parole di fratellanza e di amore da chi rappresenta visibilmente in terra il Dio della pace. Ed essi si attendono di trovare un ambiente tranquillo e sicuro.

Cari uomini e donne dell'ispettorato e della polizia stradale, voi siete appunto impegnati a questo nobile fine, sorvegliando altresi perché in mezzo alla folla non entrino elementi di disordine. Voi avete il compito di dare sicurezza ai pellegrini e ai visitatori perché non siano disturbati nel loro raccoglimento spirituale; e di garantire così al Papa che la sua parola di conforto e di elevazione alle verità di fede giunga viva alle menti ed ai cuori ben disposti.


3. Per questo prezioso servizio ringrazio voi tutti qui presenti, quanti sono assenti per ragioni di lavoro; ringrazio i dirigenti e gli altri responsabili della polizia. La vostra è una forma di collaborazione al ministero pastorale della Chiesa, fautrice di pace perché portatrice della verità di Dio e della verità sull'uomo.

Nel rinnovare a tutti il mio affettuoso saluto, imparto di cuore la mia benedizione, che si estende anche alle vostre famiglie.

1989-02-24

Venerdi 24 Febbraio 1989




A Vescovi messicani in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Non tacete davanti a quanti difendono aspetti parziali della vita mentre di fatto attentano apertamente alla santità del matrimonio


Cari fratelli nell'Episcopato.


1. Il Signore ci concede la grazia di questo incontro, Pastori della Chiesa del Messico, alla conclusione della vostra visita "ad limina" con cui avete voluto rinnovare e testimoniare la gioia e l'impegno per l'unità ecclesiale. Come già abbiamo fatto intorno all'altare durante la celebrazione dell'Eucaristia, non cessiamo di rendere grazie a Dio che ci permette di condividere gli aneliti apostolici, i successi e i fallimenti, l'allegria e la tristezza, i bisogni e le speranze vostre e dei vostri diocesani.

Ringrazio vivamente per i sentimenti di affetto e comunione ecclesiale che, a nome di tutti, ha espresso monsignor Carlo Quintero Arce, Arcivescovo di Hermosillo, all'inizio di questo incontro, che vincola ancor di più la vostra unione con "la Chiesa che presiede nella carità" ed offre a me la gioiosa opportunità di esercitare, come successore di Pietro, il mandato del Signore di confermare nella fede i miei fratelli (cfr Lc 22,32).


2. Nella Chiesa, sacramento di unità, voi, fratelli Vescovi, siete stati "posti dallo Spirito Santo" e siete stati "inviati a perpetuare l'opera di Cristo, pastore eterno" (CD 2).

Voi, per la vostra condizione di "maestri della fede, pontefici e pastori" (CD 2) dovete offrire in ogni momento la fulgida testimonianza di una vita consacrata a Dio ed alla Chiesa. Il Vescovo è il maestro della verità della Chiesa, poiché la proclama attraverso le sue labbra e la testimonia con la sua vita. Ciò porta con sé come conseguenza, la necessità che voi approfondiate senza soste il contenuto della fede, per trasmetterlo fedelmente all'uomo di oggi, stabilendo un dialogo continuo che apra più speditamente il cammino della salvezza per quanti sono stati affidati alle vostre cure pastorali.

Questa sollecitudine pastorale vi porterà sempre ad una migliore conoscenza delle vostre comunità - in modo particolare nella difficile situazione attuale - condividendo tutti i loro problemi e speranze, le loro inquietudini e successi, provando pietà per tutto ciò che è motivo di sofferenza e offrendo sempre misericordia e bontà ai più poveri e abbandonati.

Siete Pastori della grande famiglia di Dio e, come Cristo, dovete essere pronti ad offrire la vostra esistenza per l'unità della Chiesa, secondo il desiderio del Signore nella sua preghiera sacerdotale: "Che tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me ed io in te, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Jn 17,21).

La carità e la profonda comunione fra voi, Pastori della Chiesa nel Messico, deve manifestarsi in una dedizione piena di abnegazione verso quelli che vi circondano. Un amore sollecito e personale per tutti i vostri diocesani, laici impegnati, seminaristi, operatori della pastorale, religiosi e religiose. Come esorta il decreto conciliare sul compito personale dei Vescovi: "Trattino sempre con particolare carità i sacerdoti... Dimostrino il più premuroso interessamento per le loro condizioni spirituali, intellettuali e materiali, affinché essi, con una vita santa e pia, possano esercitare fedelmente e fruttuosamente il loro ministero" (CD 16).


3. Durante lo scorso incontro del mese di settembre con il primo gruppo di Vescovi messicani - mese in cui ebbi anche la fortuna di proclamare beato il padre Miguel Agustin Pro - abbiamo riflettuto a proposito dell'importanza per il presente ed il futuro della Chiesa nel vostro Paese della pastorale delle vocazioni sacerdotali e la formazione nei seminari. Oggi desidero condividere con voi la mia sollecitudine come Pastore di tutta la Chiesa, per quella cellula basilare nella Chiesa e nella società costituita dal matrimonio e dalla famiglia.

A questo proposito, mi viene spontaneo in mente il caro ricordo della storica conferenza di Puebla, fra i cui orientamenti pastorali e dottrinali non mancarono quelli relativi alla famiglia: "La coppia - dicevate nel vostro documento - santificata dal sacramento del matrimonio, è una testimonianza della presenza pasquale del Signore" (n. 583). La persona e la famiglia infatti, sono inserite nel cuore stesso della Rivelazione e della buona Novella che Cristo ci ha annunciato.


4. Proclamare la buona Novella sul matrimonio e la famiglia, è parte importante del ministero magisteriale proprio dei Vescovi. Essi, come ricorda la "Lumen Gentium", "predicano al popolo loro affidato, la fede da credere e da applicare nella pratica della vita" (25). Questa vostra funzione è particolarmente necessaria oggi, quando alcuni valori naturali che sostengono la visione cristiana del matrimonio e della famiglia, vengono ignorati o lasciati senza tutela giuridica da parte delle istituzioni pubbliche. In queste circostanze i fedeli hanno bisogno di una formazione più approfondita che permetta loro di conoscere la natura sacramentale del Matrimonio cristiano e le esigenze pratiche che tale verità comporta per la vita coniugale e familiare.

E' necessario poi, venerabili fratelli, tradurre nella vita quotidiana della pastorale diocesana e parrocchiale le conseguenze derivanti da questa affermazione: "L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia!" (FC 86). Sarà difficile che i fedeli cristiani accolgano il messaggio rivelato e la dottrina del Magistero sul matrimonio e la famiglia se non posseggono allo stesso tempo criteri giusti riguardo alla persona, e a ciò che si riferisce alla sessualità. perciò oltre ad esporre gli aspetti specifici della dottrina cattolica, sarà necessario presentare e difendere quegli aspetti naturali della istituzione matrimoniale, che sono patrimonio dell'umanità: la dignità del Matrimonio, l'amore coniugale, le caratteristiche proprie dell'unità e della fedeltà matrimoniale, il diritto dei coniugi a trasmettere la vita ed a educare i propri figli secondo il proprio credo.


5. Assecondando la volontà del Creatore in tutto ciò che si riferisce al matrimonio, desidero incoraggiare il vostro zelo nel mantenere e promuovere sempre il rispetto per la trasmissione della vita. E' vostro dovere anche non rimanere silenziosi durante le campagne ingannevoli che pretendono di difendere aspetti parziali della vita, ma che di fatto attentano apertamente contro la santità del Matrimonio e della intimità coniugale. A tale proposito desidero ripetere ciò che affermai nella "Familiaris Consortio". "La Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei governi o di altre autorità pubbliche, che cerchino di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere dei figli. Conseguentemente bisogna condannare totalmente e rifiutare con energia qualsiasi violenza esercitata da tali autorità a favore della contraccezione e persino della sterilizzazione e dell'aborto provocato. Allo stesso modo è da esecrare come gravemente ingiusto il fatto che, nelle relazioni internazionali, l'aiuto economico concesso per la promozione dei popoli venga condizionato a programmi di contraccezione, sterilizzazione e aborto" (FC 30).


6. così dunque, una pastorale familiare - nel quadro del necessario piano diocesano della pastorale - richiede una adeguata presentazione a diversi livelli: l'annuncio della Parola di Dio, l'azione salvifica di Cristo attraverso i sacramenti, l'accoglienza e la risposta al dono della salvezza.

E' necessario inoltre in primo luogo, venerabili fratelli, essere precisi nella presentazione dottrinale realizzata dai centri superiori di formazione teologica, specialmente nei seminari e centri ecclesiastici. Coloro che devono essere formatori e pastori del Popolo di Dio devono approfondire, senza ambiguità, la conoscenza del disegno di Dio sul Matrimonio e la famiglia, come ci è stato rivelato in Cristo e viene esposto dal Magistero della Chiesa. Una visione parziale o deformata di questo disegno allontana dal dono della libertà e della grazia che offre il Vangelo: "La verità vi renderà liberi" (Jn 8,32).

L'attenzione sollecita per una buona formazione nei seminari e nelle facoltà, vi darà come frutto dei sacerdoti preparati dottrinalmente per una azione pastorale nella quale mettano le loro qualità umane e soprannaturali al servizio dei fedeli e delle famiglie delle vostre diocesi. La piena fedeltà alla dottrina teologica ed al Magistero della Chiesa diventa un requisito necessario per ogni collaboratore del Vescovo, che è sempre il responsabile principale della pastorale familiare nella diocesi.

E' compito vostro dunque rafforzare, con l'aiuto dello Spirito, il carattere stabile dell'amore coniugale, di fronte a modelli di matrimoni e famiglie così lontani dall'ideale evangelico, frequentemente offerti dalla società contemporanea. Dovete continuare a proclamare apertamente la superiorità del modello cristiano: la famiglia sia, - come avete proclamato a Puebla - il "primo centro di evangelizzazione" (n. 617). Mettete tutto il vostro impegno in una pastorale familiare che faccia di questa cellula fondamentale della società "lo spazio in cui si trasmette il Vangelo e da cui questo si irradia" (Pauli VI, EN 71).


7. Preoccupati di trasmettere il messaggio della salvezza, non possiamo non fare notare gli effetti deleteri che stanno producendo fra la vostra gente semplice, le aggressive campagne di proselitismo di sètte fondamentaliste e nuovi gruppi religiosi in Messico, particolarmente in questi ultimi anni.

Questo problema è stato oggetto di riflessione durante l'assemblea generale dell'Episcopato messicano, celebrata a Toliuca lo scorso mese di aprile.

Fra le cause che favoriscono la diffusione delle sètte appaiono: una insufficiente istruzione religiosa, l'abbandono in cui si trovano alcune comunità, particolarmente nelle zone rurali e suburbane, la mancanza di una attenzione più personalizzata nei confronti dei fedeli, la necessità di una autentica esperienza di Dio e di una liturgia più viva e partecipata.

Nel comunicato finale non avete tralasciato di segnalare alcune cause esterne di tale fenomeno: "L'appoggio di gruppi e di istituzioni, straniere e locali, mossi a volte da fini economici, politici e ideologici; la legislazione che ci governa, originata dal liberalismo e dal positivismo del secolo passato, la scuola laica per l'educazione della nostra infanzia e gioventù" (Asamblea General del Episcopado Mexicano, "Comunicado Final", I, 1).

Queste attività di proselitismo che a volte con insidie seminano confusione fra i fedeli, che falsano la interpretazione della Sacra Scrittura e attaccano le radici della cultura cattolica del vostro popolo, rappresentano una sfida urgente a cui la Chiesa, illuminata dalla Parola di Dio e con la forza dello Spirito, deve rispondere con "una pastorale integrale in cui tutti e ciascuno possa sperimentare vicinanza e fraternità, come una vera famiglia che costruisce il Regno di Dio". (Asamblea General del Episcopado Mexicano, "Comunicado Final", III, 4).

E' necessario, dunque, amati fratelli, che in stretta collaborazione con i vostri sacerdoti e operatori della pastorale, diate impulso con rinnovato ardore, ad una azione evangelizzatrice che assuma i genuini valori della religiosità popolare messicana, e che presenti, senza deformazioni né riduzioni, i contenuti essenziali della fede. A questo proposito dovrete prestare particolare attenzione a certe deviazioni che, deformando il dato rivelato sulla costituzione e missione della Chiesa, cercano di giustificare atteggiamenti inaccettabili che disconoscono la legittimità della partecipazione della Chiesa alla vita pubblica, e che pretendono di ridurre la sua missione esclusivamente alla sfera privata dei fedeli.


8. In nome del Signore vi ringrazio, cari fratelli, per la sollecitudine pastorale che vi accompagna nell'esercizio del vostro ministero episcopale e per la vostra abnegazione e il dono di voi stessi come Pastori del gregge che vi è stato affidato. Conosco la vostra preoccupazione e sollecitudine nei confronti dei fratelli più deboli: contadini, indigeni, emigranti, emarginati dei nuclei urbani.

Continuate la vostra opera affinché tutti sentano la vicinanza della Chiesa, che li accoglie, li appoggia e li aiuta come una madre. Speciale attenzione meritano i gruppi indigeni, che forse sono i più poveri e indifesi. La comunità ecclesiale, con il Vescovo in testa, deve essere non solo assidua paladina dei loro legittimi diritti, ma anche attuare un piano specifico di pastorale indigena che salvaguardi i loro ricchi valori culturali e spirituali, così come la loro espressiva religiosità popolare, convenientemente purificata da possibili deviazioni dottrinali.

Desidero chiedervi infine di portare il mio saluto ed incoraggiamento a tutti i membri delle vostre Chiese diocesane: ai sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi e seminaristi; ai cristiani che, nei diversi campi, sono impegnati nell'apostolato; ai giovani ed alle famiglie; ai contadini ed agli uomini del mondo del lavoro; agli anziani, ai malati e a coloro che soffrono.

Benedico tutti di cuore.

1989-02-24

Venerdi 24 Febbraio 1989




Ai soci del circolo san Pietro - Città del Vaticano (Roma)

Incontro ai nuovi poveri con l'ardua virtù della carità



1. E' per me motivo di gioia e di conforto incontrarvi in questa annuale udienza, cari soci del circolo di san Pietro.

Ringrazio il vostro presidente, il professor Giovanni Serlupi, per le gentili espressioni, con le quali ha introdotto questo incontro. Saluto tutti voi, soci del circolo, le vostre famiglie e le persone che vi accompagnano. Come non ricordare che ormai da centoventi anni voi vi impegnate a "professare e praticare con franchezza e coraggio la Religione cattolica", e vi proponete di "non vergognarvi di professare Cristo e di disprezzare per la sua difesa tutti i riguardi umani"? A tutti il mio compiacimento per l'affetto che mi dimostrate, anche con la vostra assidua presenza alle cerimonie pontificie, ma vi ringrazio specialmente per le iniziative di carità che da sempre promuovete, quale precipuo scopo dell'associazione. Tra tutte le espressioni della vostra partecipazione alla vita della Chiesa ed ai suoi problemi, quella dell'assistenza è rimasta l'attività benefica più concreta e fattiva per tutti voi. Il generoso gesto di oggi dice già di per sé che sotto la guida della Chiesa, ed in piena comunione con essa, voi intendete prodigarvi per il bene dei fratelli.

Ovviamente la carità è spesso virtù ardua, anche perché i tempi cambiano ed impongono sempre nuove iniziative e conseguenti adattamenti, affinché l'uomo possa essere raggiunto là dove egli si trova e dove vive i suoi drammi, i suoi problemi e le sue difficili situazioni.


2. La lunga storia del circolo di san Pietro è una dimostrazione di questa attenzione e disponibilità con cui esso viene incontro alle necessità concrete di chi è nel bisogno. Ne è una riprova quanto foste in grado di realizzare per la città di Roma alla fine dell'ultima guerra, allorché tante persone indigenti fecero ricorso alla vostra opera di solidarietà. Il mio predecessore Pio XII vi ricordava in quella difficile situazione che la carità ha la sua sorgente nel cuore stesso di Dio e che essa solo quando trabocca dalla sua pienezza può riversarsi beneficamente nel prossimo.

Proprio per questo, fin dall'inizio, nessuna barriera arresto le vostre iniziative, nessuna intrapresa vi rimase estranea (cfr Pio XII, "Discorsi e Radiomessaggi", VI, p. 85).

Desidero ripetervi questo elogio, mentre vi ringrazio per l'aiuto sempre generoso che continuate ad offrire anche per le attività caritative della Santa Sede, senza perdere di vista, per quanto concerne la vostra disponibilità, le nuove povertà che affliggono il nostro tempo.


3. Vi sostenga in questo costante sforzo per il bene altrui lo spirito della fede.

La carità, infatti, è tanto più proficua, quanto più è capace di salire a Dio, di ispirarsi a Cristo, per scendere poi beneficamente verso i fratelli. Compite ogni gesto di carità - secondo l'insegnamento di san Paolo: "Con parole ed opere... nel nome del Signore Gesù" (cfr Col 3,17).

Con questi sentimenti, mentre invoco per tutti voi la protezione di Dio e la costante illuminazione dello Spirito, vi imparto di cuore una speciale benedizione, estensibile alle vostre famiglie ed a tutte le persone care.

1989-02-25

Sabato 25 Febbraio 1989




Recita dell'Angelus - Ai fedeli riuniti, Città del Vaticano (Roma)

L'incoronazione di spine di Gesù rievoca tutte le follie omicide e tutti i sadismi della storia


Carissimi fratelli e sorelle.


1. Dedichiamo l'odierno incontro per la preghiera mariana alla contemplazione del terzo mistero doloroso: l'incoronazione di spine di Gesù.

Il fatto è attestato nei Vangeli, che, pur non indugiando in troppi particolari, hanno sottolineato peraltro i gesti aggressivi e d'insano divertimento dei soldati di Pilato.

"Allora i soldati - scrive Marco, seguito da Matteo e da Giovanni - lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: - Salve, re dei Giudei! -. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui" (Mc 15,16-19 Mt 27,27-30 Jn 19,2-3).

Matteo fa soltanto l'aggiunta di un segno-scherno di regalità: prima pongono la canna nella destra di Gesù, quasi come scettro regale (Mt 27,29); poi gliela prendono di mano e con essa lo percuotono sul capo (Mt 27,30).


2. Siamo di fronte ad un'immagine di dolore, che rievoca tutte le follie omicide, tutti i sadismi della storia. Anche Gesù ha voluto essere in balia della malvagità a volte drammaticamente crudele degli uomini.

Giovanni ci porta a trasformare la nostra contemplazione in preghiera, adorante e trepida, di fronte al soffrire di Gesù, coronato di spine: "Pilato - egli scrive - usci di nuovo e disse loro: - Ecco io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa -. Allora Gesù usci, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: - Ecco l'uomo! -" (Jn 19,4-6).

In realtà quell'uomo è il Figlio di Dio che, mediante una sofferenza indicibile, porta a compimento il piano salvifico del Padre. Egli ha preso tanto sul serio i nostri drammi da condividerli, assumerli, arricchirli di senso, trasformarli in una possibilità insperata di vita, di grazia, di comunione con Dio e quindi di gloria.


3. Da quel giorno, ogni generazione umana è chiamata a pronunziarsi davanti a quell'"Uomo" coronato di spine. Nessuno può restare neutrale. Occorre pronunciarsi. E non con le parole soltanto, ma con la vita.

Il cristiano accetta sul suo capo la corona di spine, quando sa mortificare le sue arroganze, il suo orgoglio, le varie forme di utilitarismo e di edonismo, che finiscono col distruggerlo come persona e spesso lo inducono ad essere crudele verso gli altri.

La Quaresima invita ciascuno a un cammino di liberazione dalle schiavitù che lo tormentano. Il nostro re, l'uomo-Dio, sta davanti a noi: egli ci dona un cuore nuovo, per poter vivere i nostri disagi, il nostro soffrire in forma salvifica, per amore suo e dei nostri fratelli.

La Vergine santissima ci precede in questo cammino faticoso e ci incoraggia ad affrettare il passo, additandoci la meta radiosa della Pasqua.

1989-02-26

Domenica 26 Febbraio 1989




Al termine della recita dell'"Angelus" - Città del Vaticano (Roma)

Il saluto ai fedeli riuniti in piazza san Pietro


Sono lieto, ora, di salutare i partecipanti al Congresso UNICEF e di manifestare loro il mio vivo apprezzamento per la dedizione sincera con cui si prodigano in favore dei fanciulli. Alla mia benedizione unisco l'augurio che la vostra azione sia sempre più feconda di bene e consenta a tutti i bambini del mondo di vivere un'esistenza dignitosa e salvaguardata nei suoi fondamentali valori umani e cristiani.

Saluto i fedeli della parrocchia romana della Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, che sono presenti in questa piazza di S. Pietro per ricambiare la visita, che ho fatto loro nel mese di febbraio dello scorso anno.

Carissimi, nel ricordo di quel giorno significativo e bello anche per me, vi rivolgo il mio cordiale invito a crescere nella conoscenza del Redentore, imitandone l'amore, la dolcezza e l'umiltà. Portate il mio "grazie" a tutta la parrocchia! La mia parola di saluto si rivolge infine ai numerosi appartenenti del Movimento dei Focolari, che sono convenuti dall'Italia e da altri vari Paesi dell'Europa, per partecipare all'incontro spirituale dal tema "Maria modello di perfezione". A voi mi è caro assicurare la mia preghiera perché la Madonna vi ottenga quelle grazie, che permettono di accogliere la presenza di Cristo nella propria vita, con la sua stessa oblatività e dedizione.

A tutti rinnovo il mio saluto ed imparto la benedizione apostolica.

1989-02-26

Domenica 26 Febbraio 1989




Alla scuola centrale antincendi di Roma - Roma

La vita vale in quanto spesa per superiori ideali d'altruismo



1. Ringrazio vivamente il signor comandante e il cappellano capo per le nobili espressioni, con le quali mi hanno accolto in questa scuola di formazione e di addestramento di tanti giovani, che desiderano dedicare le proprie energie a servizio del prossimo. Saluto tutti voi: allievi, ufficiali e sottufficiali; saluto in particolare l'onorevole Antonio Gava, ministro degli interni, e l'ordinario militare monsignor Gaetano Bonicelli, i quali, con la loro presenza, contribuiscono a rendere ancora più solenne questo incontro che vuole essere, in qualche modo, una restituzione delle visite, sempre gradite, che tutti voi mi rendete ogni anno, in Vaticano.


2. Mi ha fatto piacere ascoltare poco fa con quale animo e con quanta buona volontà voi, allievi ed ufficiali, vi impegnate ogni giorno alla futura missione, che vi attende. Vi dico subito che vi sono vicino con la stima, con l'affetto e con la preghiera in questo vostro generoso sforzo di addestramento, che vi abilita a quel servizio sociale, che è quanto mai delicato, perché destinato a salvaguardare chi è in pericolo di vita. Voi infatti vi preparate ad agire ogni qualvolta si tratta di prevenire, oppure di intervenire in casi di infortuni o di calamità che dovessero incombere sulle persone o sulle cose. Sono compiti, i vostri, che superano in estensione lo stesso termine di "Vigile del fuoco", perché i pericoli che voi intendete scongiurare non provengono solo dal fuoco, ma anche da altre cause e circostanze. Ne abbiamo prova nelle disgrazie che sono segnalate nella cronaca quotidiana.

Ora l'ampiezza di questi vostri futuri interventi deve convincervi sempre di più delle doti di responsabilità e delle qualità di carattere e di coraggio che si richiedono per compiere in maniera esemplare tale missione; devono farvi comprendere sempre più chiaramente che la vita vale in quanto è spesa per gli ideali superiori di altruismo, di abnegazione e di amore per il bene del prossimo in difficoltà. Darete in questo modo un preciso significato alla vostra vita, attuando una chiara parola del Signore, quando dice nel Vangelo di Giovanni: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Jn 15,12).


3. Io prego per voi, affinché il Signore vi assista sempre, vi preservi dal male e vi sostenga nelle vostre generose fatiche. E' questo l'augurio che vi rivolgo: che possiate oggi prepararvi serenamente alle responsabilità del domani, come ai doveri non meno importanti della vostra vita di famiglia, con piena consapevolezza e con sempre rinnovato entusiasmo.

Vi benedico tutti e ciascuno, con affetto!

1989-02-26

Domenica 26 Febbraio 1989




Le visite pastorali del Vescovo di Roma

Parrocchia di santa Barbara alle Capannelle


[Ai bambini] Vorrei ringraziarvi per questo incontro con i parrocchiani più giovani, i bambini dell'asilo e della scuola elementare. Mi hanno rivolto un bel discorso e, nonostante il tempo piuttosto freddo, hanno eseguito anche una danza. così hanno incoraggiato noi tutti, non solamente me ma anche il Cardinale Vicario e monsignor Mani, e ci hanno insegnato come non avere paura del freddo, della pioggia, del vento. Si vede che questi bambini della parrocchia di santa Barbara sono coraggiosi e per questo meritano di avere anche questo Bambino Gesù nella chiesa. Molto volentieri benedico questa statuetta del Bambino Gesù per metterla insieme con la statua della Vergine Madre e san Giuseppe, la Sacra Famiglia di Nazaret. Adesso tutti insieme pregheremo per le vostre famiglie. Qui sono presenti anche i vostri genitori e i vostri fratelli maggiori. Pregheremo per tutte le famiglie di questa parrocchia.

[Agli anziani] Con questo saluto vorrei abbracciare tutti i presenti, perché Gesù Cristo è quello che ci abbraccia con le sue mani stese sulla croce, con il suo cuore, con la sua benedizione e con la sua salvezza. Vi auguro che Gesù sia continuamente vicino a questa Casa e a voi che siete in questo stato della vostra vita. Questa casa si chiama "Casa di Accoglienza". Mi viene in mente la parola di Gesù: chi ha accolto uno di questi - egli si riferiva ai bambini, ai poveri, agli anziani - ha accolto me. Voi siete accolti in questa Casa da persone che sono una comunità umana: la comunità delle Suore di Maria Addolorata, la comunità del personale che qui collabora con le suore. Attraverso tutte queste persone che formano una comunità siete accolte e accolti da Gesù stesso. E la sua accoglienza, sono le sue braccia aperte, è il suo cuore. Io vi auguro che questa sia la realtà interna, spirituale della vostra Casa. Prima ho potuto incontrare i bambini, il gruppo dei parrocchiani più piccoli. Adesso siamo arrivati ad un altro gruppo: dai bambini ai più anziani di questa parrocchia. Fra i due gruppi c'è un legame. I bambini comprendono bene i loro avi, i loro nonni: i bambini comprendono bene gli anziani e gli anziani amano i bambini. Io vorrei che in questa Casa di Accoglienza vi sia questo clima tra i giovani, tra i bambini e gli anziani. Che sia una "Casa di famiglia"! Abbiamo pregato con i bambini per le famiglie della vostra parrocchia di santa Barbara. Qui voglio pregare perché questa vostra Casa e questa vostra comunità sia anche una vera famiglia in cui Gesù è presente, in cui attraverso Gesù è presente il Padre e accanto a Gesù è presente la sua Madre, l'Addolorata. Voglio offrirvi la benedizione ringraziandovi per la vostra accoglienza: oggi pomeriggio avete accolto anche il Papa! [Alle suore] La nostra sorella ha detto molte cose, presentando tutte le suore, presentando la comunità dell'Addolorata, presentando soprattutto la causa di beatificazione... Ma ne ha un po' nascosto altre. Per esempio, non ha detto niente del fatto che le suore hanno anche una scuola di balletto per le piccole. E poi, sanno suonare diversi strumenti ed hanno una banda musicale; probabilmente sanno anche cantare a voce alta... Tutto questo va bene, perché tutto appartiene alla vostra missione e tutto viene ricompreso in quello che costituisce il nucleo della vostra vocazione di consacrazione totale a Gesù: una vocazione sponsale, ad immagine della Madonna di Nazareth, sposa, Vergine e Madre di Gesù Bambino, Madre di Gesù in croce. Anche voi siete parte di questa vocazione. Di qui scaturisce la vostra testimonianza, tanto preziosa per la Chiesa. La Chiesa vive con la testimonianza delle suore, delle persone consacrate, delle congregazioni religiose, nei diversi campi di apostolato che sono propri a voi. Penso che in nome di questo si può anche accettare questo piccolo balletto delle ragazze; si può accettare e si può perdonare, perché il vento era abbastanza forte e il freddo ancora piuttosto invernale, se consideriamo il clima di Roma. Vi ringrazio per la vostra accoglienza e per questa Casa per anziani che opera grazie alla vostra assistenza.

[Alla popolazione del quartiere] Vi ringrazio per questa accoglienza così festosa. Si può dire che la vostra parrocchia è geograficamente lontana dalla Basilica di san Pietro. Ma questo non vuol dire che essa è lontana dal cuore della diocesi e dal cuore del Papa. Che questa visita pastorale di oggi sia espressione della vicinanza, del legame, della comunione che ci unisce nella Chiesa di Cristo e nello Spirito Santo che è luce, che è forza, che è amore per tutti noi.

[L'omelia durante la celebrazione eucaristica]


1. "Benedici il Signore, anima mia, / quanto è in me benedica il suo santo nome" (Ps 103[102],1).

La Quaresima è il tempo di una conversione particolare a Dio. Bisogna convertirsi sempre, ogni giorno. La conversione significa un costante ritmo interiore della vita di un cristiano. La liturgia della Quaresima serve a rendere più intenso questo ritmo, ad approfondirlo. Occorre quindi sapere chi sia colui al quale dobbiamo convertirci. Occorre conoscere noi stessi e conoscere lui, come lo ha espresso concisamente il grande Agostino "noverim Te - noverim me". Queste due componenti della vita spirituale vanno di pari passo e si condizionano a vicenda.

Più conosco Dio, più profondamente capisco me stesso - come uomo. Non sono forse creato a sua immagine e somiglianza? La Quaresima porta in sé una chiamata alla conoscenza approfondita della verità su Dio. La Parola di Dio è come uno specchio in cui Dio ci svela questa verità. E' da li che occorre attingerla! può tuttavia l'uomo conoscere veramente Dio? Non supera questo le possibilità conoscitive dell'uomo?


2. La verità fondamentale della fede ci dice che c'è un solo Dio, e poi che egli è creatore e giudice di ogni cosa, che egli premia il bene e punisce il male.

Da qui nasce la tendenza a vedere in ogni male, che gli uomini subiscono, una punizione di Dio. così è stato nell'antico testamento, nel caso di Giobbe. Tuttavia abbiamo sentito anche recentemente, che certi terribili cataclismi sarebbero una punizione da parte di Dio.

Di fronte ad un simile modo di pensare si è trovato anche Cristo, quando gli riferirono di certi eventi luttuosi, verificatisi in Galilea. "Credete - disse allora - che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?" (Lc 13,2).

E' vero che Dio è giusto. E' vero che il peccato, essendo un male, merita la punizione. Ma non è lecito attribuire inconsideratamente al peccato il fatto che l'uomo soffre, quando subisce il male. Infatti soffre spesse volte innocentemente. E lo stesso Cristo è stato il primo tra essi.


3. Intanto dobbiamo cercare una comprensione approfondita della verità su Dio; una risposta approfondita alla domanda: chi è Dio? In modo particolare dobbiamo cercare questa risposta nella parabola del Dio vivente.

Proprio su questo s'incentra la liturgia dell'odierna domenica.

La lettura del libro dell'Esodo ci fornisce gli elementi essenziali a tale risposta.

Dio che chiama Mosè e gli parla in mezzo a un roveto, che arde nel fuoco senza consumarsi, è un particolare che da sé dice molto.

Dal roveto ardente Mosè prima udi: "Non avvicinarti! Togli i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa! (Ex 3,5). Si, esso è santificato dalla presenza di colui che sta parlando.

E parla a Mosè il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Il Dio dei padri che si è fatto conoscere ai patriarchi, e la cui alleanza, stipulata con essi, passa sui figli e sulle figlie di Israele.

Ecco, Mosè ha assistito ad una teofania: Dio gli rivela se stesso.


4. E' significativo che, richiesto di dire il suo nome, Dio risponda a Mosè: "Io sono colui che sono!... Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui saro ricordato di generazione in generazione" (Ex 3,14-15).

E' quanto significa il nome di Jahvè, che gli Israeliti non osavano pronunciare! Di fronte a tutte le cose che esistono, nascono e muoiono, si formano e si deteriorano e passano, solo Dio E'. In questo "E'" vi è contenuta tutta la sua perfezione ontica, la trascendenza di fronte a tutto ciò che esiste al di fuori di lui, al di fuori di Dio; di fronte a tutto il creato.

Dio rivela questo nome a Mosè, non soltanto per definire se stesso, ma più ancora per incoraggiare per suo mezzo Mosè. Dio manda Mosè a liberare Israele, il popolo eletto di Dio, dalla schiavitù d'Egitto. così dunque nel nome "Io sono", colui che è il Dio dell'alleanza (così lo conoscevano i discendenti di Abramo) - parla di sé come di una Provvidenza salvifica.

Con il nome "Io sono colui che sono" Dio non soltanto si separa fondamentalmente da ogni cosa come una trascendenza assoluta. Ad un tempo, in questo nome egli esprime la sua immanenza salvifica nei riguardi del creato e in particolare nei riguardi dell'uomo. Colui che "E'" viene all'umanità come l'Emmanuele: si rivela come "Dio con noi".


5. Quanto viene proclamato dal Salmo responsoriale della odierna liturgia costituisce come un commentario al nome di Dio, a quell'"Io sono colui che sono", rivelato a Mosè ai piedi del monte Oreb.

"Egli perdona tutte le tue colpe / guarisce tutte le malattie; / salva dalla fossa la tua vita, / ti corona di grazia e di misericordia... / (agisce) con diritto verso tutti gli oppressi... / Buono e pietoso è il Signore, / lento all'ira e grande nell'amore" (Ps 103[102],3-4.6.8).

Egli non è soltanto - nella sua assoluta trascendenza - Dio dell'infinita maestà, ma soprattutto è la maestà dell'infinito amore: "Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia" (Ps 103 Visita Pastorale: Parrocchia della beata Vergine Maria del Carmelo a Mostacciano ,11).


6. Se la chiamata quaresimale alla conversione deve rivestire le reali forme della vita e del comportamento umani, occorre avere davanti agli occhi dell'anima questa verità su Dio.

Non rende forse testimonianza a questo Dio l'Eucaristia: il cibo spirituale e la bevanda spirituale dati ai pellegrini di questa terra in Cristo e per Cristo? Il cibo del sacrificio redentore di se stesso, del suo Corpo e del suo Sangue, da lui compiuto per i peccati di tutto il mondo? Non gli rendono testimonianza il Battesimo? e tutti i sacramenti della nostra fede? Nella prima lettera ai Corinzi l'Apostolo vede la promessa di questi sacramenti nei segni compiuti da Mosè davanti all'Israele pellegrinante attraverso il deserto verso la terra promessa.

"Convertitevi" - vuol dire: ritrovate Dio in tutta la verità della sua autorivelazione, come mistero senza limiti e come vicinanza sacramentale.

"Convertitevi" - vuol dire: avviatevi a Dio sulla strada che egli stesso ci ha fatto vedere in Gesù Cristo.


7. Con questa esortazione alla conversione, alla metànoia biblica, cioè a quel cambiamento di mentalità, per cui ogni credente decide di cambiare vita, di passare dalla tiepidezza al fervore, dal peccato alla grazia, dalla ignoranza alla conoscenza di Dio e del suo mistero di salvezza, esprimo a tutti voi, cari fratelli e sorelle della parrocchia di santa Barbara alle Capannelle, la gioia di trovarmi in mezzo alla vostra comunità e di celebrare con voi questa terza domenica di Quaresima.

La vostra parrocchia si trova lungo la via Appia; la "regina viarum", come la chiamavano gli antichi romani. Essa è legata alle imprese della Roma pagana, ma anche a quelle delle origini cristiane e al primo sorgere della Chiesa a Roma per opera degli apostoli Pietro e Paolo. Per questa storica via essi passarono e recarono il Vangelo ai primi discepoli. Ce lo ricorda con accenti emozionanti il libro degli Atti, parlando del drammatico arrivo alla capitale di Paolo in catene: "I fratelli, avendo avuto notizie da noi - racconta Luca - ci vennero incontro fino al "Foro di Appio" ed alle Tre Taverne. Paolo al vederli rese grazie a Dio e prese coraggio" (Ac 28,15).

Alla luce di questi avvenimenti, che vi toccano da vicino anche geograficamente, non cessate di alimentare nel vostro cuore quella fede e quel coraggio che fecero di Paolo un apostolo di Gesù Cristo ed un annunziatore del suo Vangelo di salvezza, fino a dare la propria vita.


8. Insieme al Cardinale vicario Ugo Poletti ed al Vescovo ausiliare monsignor Giuseppe Mani, saluto tutti voi, cari fedeli, e le vostre famiglie, soprattutto i vostri bambini, le persone anziane o malate e quelle che si sentono emarginate o escluse dalla società. Saluto cordialmente il parroco, don Luigi Storto, al cui zelo ed alla cui responsabilità è affidata da cinque anni questa comunità cristiana, ed i sacerdoti che collaborano con lui nella cura pastorale di questa zona delle Capannelle. Saluto altresi i rappresentanti della attigua caserma dei vigili del fuoco, del vicino ippodromo e dell'aeroporto di Ciampino. Un pensiero particolarmente riconoscente va ai membri delle associazioni parrocchiali, soprattutto al gruppo catechistico, liturgico, missionario, ed a quello scoutistico che ci fa sentire la sua presenza dimostrando grande forza e vitalità nelle proprie iniziative.

Ci sono poi le congregazioni religiose, le quali portano il loro specifico contributo all'azione pastorale del quartiere: le suore dell'Addolorata con la benemerita opera nel campo dell'educazione giovanile e nell'assistenza delle persone anziane; le religiose messicane della Croce del Sacro Cuore di Gesù, dedite alla vita contemplativa e alla permanente adorazione eucaristica. Ad esse, che costituiscono il polmone spirituale della parrocchia, va la mia profonda gratitudine per la loro testimonianza e per le grazie celesti che esse ottengono da Dio con la preghiera continua e l'offerta dei sacrifici.

Le vostre milleottocento famiglie, oriunde in maggior parte da diverse regioni d'Italia, sono sensibili ai problemi della fede e partecipano alle iniziative della parrocchia, collaborando generosamente col parroco: mi rallegro con voi per questa disponibilità e vi esorto a continuare in questa testimonianza cristiana, in spirito di vera comunione, facendo si che ogni gruppo o componente della comunità sia fonte di coesione della vita parrocchiale e di reciproco arricchimento. In tale contesto auguro un felice esito alla missione che si terrà nell'ambito del territorio parrocchiale nel prossimo mese di ottobre.

A costoro, specie ai giovani, che si sentissero indifferenti o lontani dalla Chiesa, io dico: la Chiesa conta anche su di voi, la Chiesa vi ama e aspetta il vostro ritorno e la vostra collaborazione. Anche se voi vi sentite lontani, la Chiesa non vi è lontana, anzi vi stringe al suo cuore per farvi sentire il suo affetto e stabilire un dialogo.

A tutti apro il mio cuore e tutti esorto a vivere sempre più coerentemente le esigenze del Vangelo, in questo tempo di Quaresima.


9. Vi è ancora nell'odierna liturgia la parabola del fico sterile.

Quando il padrone vi cerca frutti e non li trova, si decide a tagliarlo.

Tuttavia il vignaiolo chiede: "Padrone lascialo ancora quest'anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire" (Lc 13,8-9).

Con quale delicatezza ci ammonisce Cristo in questa sua parabola! In modo delicato, ma insieme molto categorico: se il fico non porterà frutti per l'avvenire, lo taglierai (cfr Lc 13,9).

Questa è una parabola adatta per la Quaresima.

Cristo vuole fecondare le nostre anime perché portiamo i frutti che Dio aspetta.

Ogni anno e buono. Ogni Quaresima è buona.

Il Signore dice: convertitevi, il Regno di Dio è vicino (cfr Mc 1,15).

[Al Consiglio pastorale] Vi ringrazio per questo incontro e per le parole di presentazione delle attività del vostro Consiglio pastorale. Ogni uomo ha bisogno di un consiglio; anzi, san Tommaso d'Aquino ci insegna che questo consiglio appartiene alla struttura di un atto volontario dell'uomo. Ogni atto volontario, per essere completo, deve essere anche guidato da un consiglio. Se questo accade per ogni singolo uomo, ancor più accade per una comunità come la parrocchia.  una cosa umanamente ovvia che le parrocchie abbiano questi Consigli, e che ci sia anche un Consiglio parrocchiale, un Consiglio pastorale, un Consiglio economico in questa vostra parrocchia romana di santa Barbara. Cosa posso augurarvi? Al di sopra dei diversi consigli umani c'è il dono del "consiglio", il dono dello Spirito Santo. Questo dono suscita in noi i consigli molto più profondi che vengono da Dio stesso nello Spirito Santo e dalla sua opera. Io auguro a ciascuno di voi, alla vostra comunità e a questo vostro Consiglio pastorale il dono del "consiglio" che viene dallo Spirito Santo, perché sappiate agire secondo i disegni della Provvidenza, secondo i disegni salvifici di Cristo e secondo i disegni pastorali della Chiesa di Roma e della Chiesa della vostra parrocchia.

[Ai lavoratori dell'ippodromo] Questo ippodromo di Roma è famoso. Mi hanno detto: lei deve andare nella parrocchia dove si trova l'ippodromo. E un punto vivo di riferimento per le diverse persone, per i diversi ambienti della città. Non ho potuto vederlo direttamente, non sono stato così fortunato come monsignor Mani... poi è mancato anche l'elicottero. Ma, benché non sia molto esperto di questa specialità sportiva, immagino che essa debba essere magnifica. Ringrazo tutti per la loro presenza e per la loro visita fatta nella parrocchia, come parrocchiani in questa circostanza. Auguro tutto il bene per le vostre famiglie e per queste fatiche che devono accompagnare di nascosto le cose che si fanno esternamente con grande pubblicità e ostentazione, come accade sempre per i campionati sportivi. Vi do la benedizione del Signore come aiuto e come ricompensa delle vostre fatiche, a tutti voi e alle vostre famiglie.

[Al gruppo famiglie] Nella vita dl due persone il momento in cui si suggella l'alleanza matrimoniale, che è sacramento della Chiesa, in cui si riceve la benedizione della Chiesa, è un grande momento, non solamente in se stesso, ma nella sua prospettiva che abbraccia tutta la vita "usque ad mortem". E una cosa dovuta alla natura di questo sacramento. Per viverlo efficacemente si deve ritornare al sacramento stesso come fonte e come punto di partenza della vita matrimoniale, della vita familiare; ma soprattutto come fonte di grazia, di una grazia speciale, sacramentale, che ci è data per tutta la vita. Con questa il momento sacramentale si deve rinnovare in diverse circostanze, specialmente i giorni dell'anniversario: si deve rinnovare la forza, la operosità di questo sacramento nella vita dei coniugi e delle loro famiglie. Io vi ringrazio per questa iniziativa pastorale delle famiglie, insieme con i vostri pastori e il vostro parroco, e vi auguro di trovarvi in questo cammino più consapevoli e anche più felici per la vostra specifica vocazione: vocazione divina, perché ogni vocazione cristiana è divina, è radicata nei sacramenti incominciando dal Battesimo. Voglio offrire una benedizione a tutti i presenti, alle vostre famiglie e a tutte le famiglie della parrocchia.

[Ai giovani] E' molto significativo che le mie visite nelle parrocchie comincino sempre con i parrocchiani più piccoli e si concludano con i giovani. Ciò ha un senso. Certamente la parrocchia vuole mostrare come cammina e come cresce. Le due cose vanno insieme. L'uomo cammina crescendo, specialmente in questa epoca della giovinezza. E si tratta di una crescita fisica, visibile esternamente, ma, nello stesso tempo, di una crescita interna, spirituale. A questo scopo ci sono di aiuto i diversi movimenti, associazioni, gruppi. Tra questi, certamente il gruppo Scout ha già una lunga esperienza che ha portato molti frutti, perché esso insegna ai giovani e alle giovani come impegnarsi nella vita, insegna che non si può vivere senza una legge e senza un impegno. Questa verità scoutistica è profondamente radicata nella verità evangelica. L'uomo, il cristiano, non può vivere senza impegno responsabile. Con questo l'uomo cresce, prendendo su di sé nuovi impegni e nuove responsabilità. Con queste responsabilità egli si sente più maturo. Io auguro a tutti voi giovani di cammmare su questa strada. Alla vostra parrocchia dedicata a santa Barbara auguro che la comunità giovanile sia un segno della crescita spirituale dell'intera comunità parrocchiale. Ciascuno di voi e i diversi vostri gruppi possono e devono contribuire a questa crescita spirituale della parrocchia.

1989-02-26

Domenica 26 Febbraio 1989






GPII 1989 Insegnamenti - Al personale dell'ispettorato di pubblica sicurezza presso il Vaticano - Città del Vaticano (Roma)