GPII 1989 Insegnamenti - L'incontro con i delegati presenti al Congresso Eucaristico - Seoul (Corea)

L'incontro con i delegati presenti al Congresso Eucaristico - Seoul (Corea)

Questo Congresso Eucaristico Internazionale rafforzi tutta la Chiesa nella sua testimonianza a Cristo


Eminenze, eccellenze, cari fratelli e sorelle.


1. E' molto opportuno che ci incontriamo questo pomeriggio, mentre l'esperienza della celebrazione di chiusura del Congresso Eucaristico è ancora fresca nella nostra mente. La Messa di questa mattina è stata veramente una "statio orbis", un'immensa riunione di pellegrini da tutto il mondo. Uniti attorno alla mensa del Signore, la nostra preghiera comune è stata un'espressione potente di quella comunione delle Chiese particolari in unione con il successore di Pietro, da cui e in cui l'unica Chiesa cattolica di Cristo ha la sua esistenza (cfr LG 23). Composta da uomini e donne di tante razze e nazioni, essa ci ricorda in modo tangibile che Dio ha stabilito la sua Chiesa quale visibile sacramento dell'unità di tutta la razza umana (LG 9).

Nel salutare tutti voi, che rappresentate l'immensa mole di lavoro, di pianificazione e di preghiera che ha fatto di questo Congresso Eucaristico un avvenimento tanto ispirato e memorabile, desidero esprimere il mio apprezzamento per tutto ciò che avete fatto per rendere questi giorni così ricchi di avvenimenti ecclesiali per tanta gente. Innanzitutto il mio ringraziamento va ai delegati, che sono giunti a Seoul da paesi e popolazioni sparsi su tutta la terra. La vostra unità nella preghiera e la vostra fratellanza dinanzi al Signore eucaristico sono state una potente testimonianza dell'universalità della chiamata di Cristo alla santità e all'appartenenza al suo Corpo mistico. Sono grato al Cardinale Opilio Rossi e ai membri del pontificio consiglio per i Congressi Eucaristici Internazionali, al Cardinale Kim e ai membri del comitato ospitante, e a tutti i volontari, il cui generoso servizio ha contribuito notevolmente all'organizzazione di questa grande assemblea. Un ringraziamento tutto particolare va a tutti i nostri fratelli e sorelle cristiani che hanno pregato con noi per l'unità della Chiesa, così come ai nostri fratelli e sorelle di altre tradizioni spirituali che hanno pregato per la vera pace nel mondo.


2. Cari amici: ogni Congresso Eucaristico ci offre l'opportunità di approfondire la nostra gratitudine a Dio per le molte grazie che ha concesso alla sua Chiesa.

In Gesù Cristo ognuno di noi ha ricevuto una chiamata molto reale e personale a nascere a nuova vita, la vita della grazia. Attraverso il potere dello Spirito Santo, effuso su di noi nel Battesimo e nella Cresima, siamo stati fatti membri del corpo di Cristo, che è la Chiesa (cfr Ep 1,22). Una volta incorporati nella Chiesa, siamo chiamati ad approfondire la nostra unione con Cristo: "da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti" (LG 3).

La nostra gratitudine per i doni di Dio è perfettamente espressa nella celebrazione dell'Eucaristia. Consapevoli dei nostri peccati e della nostra indegnità, noi tuttavia ci rallegriamo nella grazia che ci ha resi figli di Dio e co-eredi con Cristo. Attraverso Cristo, con lui e in lui, ci è stato possibile offrire al Padre quel perfetto sacrificio di lode e di ringraziamento che è l'autodonazione di suo Figlio sull'altare della Croce. Quale nostro sommo acerdote (cfr He 2,17), il Signore risorto riunisce insieme la sua Chiesa in una liturgia eterna, per la gloria di Dio Padre e per la santificazione di tutta l'umanità (cfr SC 7).


3. Mentre lasciamo Seoul, dopo aver partecipato a questo Congresso Eucaristico Internazionale, vorrei chiedervi di coltivare nei vostri cuori un profondo apprezzamento per i doni che Cristo continuamente concede alla sua Chiesa e in particolare per quel dono supremo che è l'Eucaristia. La nostra gratitudine per il sacramento dell'Eucaristia è intimamente legata al nostro riconoscimento del fatto che non vi è nulla che noi abbiamo che non abbiamo prima ricevuto da Dio, Padre di misericordia (cfr 2Co 1,3). San Paolo introduce il racconto dell'ultima Cena con queste parole: "Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso" (1Co 11,23). L'Eucaristia, questo grande "mistero della fede" rimane innanzitutto e soprattutto un dono, qualcosa che abbiamo "ricevuto". La Chiesa ha ricevuto l'Eucaristia da Cristo e nel celebrare questo sacramento essa rende grazie a Dio nostro Padre per tutto ciò che ci ha donato in Gesù suo Figlio.

Da parte nostra, dobbiamo ricevere questo dono come se fosse sempre nuovo ad ogni celebrazione dell'Eucaristia, e sforzarci di far si che il suo potere divino pervada i nostri cuori. Questa, cari amici, è la sfida che avete dinanzi mentre lasciate Seoul e tornate alle vostre case, alle vostre famiglie, alle vostre comunità. Soltanto vivendo in comunione con "Cristo nostra Pace" in un atteggiamento di umiltà e di riverenza, sarete in grado di sperimentare il profondo potere spirituale dell'Eucaristia. Solo accogliendo il dono di Cristo con gratitudine per tutto ciò che egli ha fatto per noi, lo Spirito Santo farà si che possiate adempiere alla vocazione che Dio vi ha data quali membri della Chiesa.

Solo riconoscendo in Gesù e nel dono del suo sacrificio eucaristico la sorgente di quella verità che sola può rendervi liberi, i vostri cuori saranno purificati per rendere a Dio l'autentica adorazione e operare per la venuta del suo Regno di giustizia e di pace.


4. Rendiamo grazie per i molti doni che il Signore ha effuso su di noi in questi giorni, e per tutti quelli che continua a effondere sulla Chiesa. E preghiamo affinché questo quarantaquattresimo Congresso Eucaristico Internazionale possa rafforzare tutta la Chiesa nella sua testimonianza a Gesù Cristo, risorto dalla morte per la nostra salvezza. Dio assicuri che questi giorni di preghiera portino frutti di autentica conversione, di aumento di santità e di rinnovato impegno ad operare per l'unità e la pace di tutta l'umanità.

Vi ringrazio ancora una volta per tutto ciò che avete fatto per rendere queste giornate un vero successo. Continuiamo a vivere quella vita nuova che Cristo ci ha donato nel Battesimo e rinnova in noi ad ogni celebrazione dell'Eucaristia. Su tutti voi invoco la grazia di "Cristo nostra Pace". A tutti imparto di cuore la mia benedizione apostolica.

1989-10-08

Domenica 8 Ottobre 1989




Il discorso durante la cerimonia di congedo dalla Corea - Ai fedeli riuniti, Seoul (Corea)

Il popolo della Corea affronta il futuro con coscienza matura


Signor primo ministro, carissimo popolo della Corea.


1. Mentre mi appresto a lasciare la Corea, i miei pensieri sono colmi della gioia di questi giorni. Sono grato a tutti voi per il calore e l'affetto che avete mostrato verso di me e verso i molti pellegrini venuti da tutto il mondo a Seoul per il Congresso Eucaristico.Desidero ringraziarla, signor primo ministro, per l'assistenza che il governo coreano ha prestato nel rendere possibile questo pellegrinaggio. La mia profonda gratitudine va anche alle autorità municipali di Seoul, agli ingegneri dell'esercito, alle forze dell'ordine e a tutti coloro che hanno contribuito in qualche misura a garantire lo svolgimento sereno e ordinato del congresso.


2. Nei prossimi giorni, tutti noi ritorneremo alle nostre case e alle nostre attività quotidiane. Ma i grandi eventi, i momenti di profonda preghiera, le preziose consolazioni spirituali del congresso non verranno dimenticate, poiché hanno toccato i nostri cuori con una profonda energia spirituale, una energia che viene da Dio stesso. La ricchezza spirituale di questi giorni a Seoul avrà un pacato ma potente effetto nel nostro modo di condurre le nostre esistenze.

La vita proseguirà allo stesso modo anche in Corea. Eppure, è mia fervida speranza, cari fratelli e sorelle, che sotto la superficie della vita quotidiana della Corea, dei suoi sforzi e dei suoi risultati, si instauri un processo più profondo e più misterioso di crescita, alimentato da una grande energia spirituale. E' mia preghiera che i semi di un rinnovamento spirituale possano operare nei cuori di tutti i Coreani; voi, popolo della Corea, siete chiamati ad affrontare il futuro con il fermo proposito di lavorare insieme per sanare le ferite che sono rimaste aperte troppo a lungo, e per garantire una vita migliore, più umana e più libera per i vostri figli. Nell'accogliere questa sfida storica, possa la saggezza, la prudenza e la carità colmare il vostro pensiero, la vostra attività politica e la vostra visione del vero destino della Corea come nazione.


3. La saggezza, la prudenza e la carità sono il frutto di una coscienza matura e di una vita di virtù. Laddove questi doni spirituali, e la disciplina di mente e di cuore che sottendono ad essi, vengano a mancare, è facile che le grandi speranze vengano frustrate e che gli animi generosi diventino impazienti di fronte al ritmo lento del cambiamento. Esorto tutti voi, e in particolare i giovani, gli studenti, i genitori e gli educatori, e tutti coloro che sono responsabili della vita politica e morale della Nazione, ad unire lo zelo per il rinnovamento e il progresso del vostro Paese alla saggezza che proviene da un cuore puro. Con sensibilità verso la complessità delle questioni umane e politiche, e rispetto per la dignità di ogni essere umano, possiate voi essere artefici di giustizia e di pace fra il vostro popolo. La Corea di domani sarà, di conseguenza, una società migliore e più autenticamente umana.


4. Con rinnovati ringraziamenti a Dio per i doni che abbiamo condiviso, e con la fervida speranza di una crescita costante del vostro Paese in direzione della giustizia e della pace io mi accomiato dalla Corea e dal suo popolo. Vi assicuro delle mie preghiere, e chiedo a Dio onnipotente di infondere nei vostri cuori autentici sentimenti di unità e di pace.

Iddio benedica le vostre case e il vostro splendido Paese.

1989-10-09

Lunedi 9 Ottobre 1989




L'omelia nello stadio - Ai fedeli riuniti, Jakarta (Indonesia)

L'autorità politica e i doveri dei cittadini evono rientrare nell'ordine morale


Cari fratelli Vescovi, amici, sacerdoti, religiosi e caro popolo, uniti insieme dalla fede in nostro Signore Gesù Cristo.


1. Innanzitutto desidero invitare voi tutti a ringraziare Dio insieme a me perché ha reso possibile l'incontrarci a tu per tu.

In ogni tempo la Chiesa è in pellegrinaggio, in cammino verso i popoli di ogni continente, predicando la buona Novella dell'amore salvifico di Dio a tutti i popoli vicini e lontani. Oggi, dopo più di quattrocento anni di presenza della Chiesa in questo arcipelago, quel pellegrinaggio sta sperimentando un momento di grande intensità spirituale qui a Jakarta, la capitale dell'Indonesia.

Il Papa, successore di Pietro, è giunto per la seconda volta in Indonesia. Sono venuto con lo stesso amore e la stessa stima che hanno condotto Papa Paolo VI a Jakarta nel 1970. Tutti i viaggi del Vescovo di Roma sono una risposta al comando del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, di cui noi siamo i servi. Egli ha ingiunto ai suoi discepoli "Mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra" (Ac 1,8). Per questo, in cordiale unione con tutti voi, sono profondamente felice di ripetere sul suolo indonesiano le parole del Salmo responsoriale: "Amore e giustizia voglio cantare, / voglio cantare inni a te, o Signore" ().


2. La mia visita pastorale a voi, fratelli e sorelle cattolici, fa parte del mio ministero che è innanzitutto un servizio alla fede e all'unità della Chiesa universale. Sono giunto anche come amico di ogni indonesiano nella nostra comune umanità e nella nostra comune sollecitudine per lo sviluppo e la pace del mondo in cui viviamo. Saluto le pubbliche autorità presenti a questa solenne celebrazione eucaristica ed esprimo il mio apprezzamento al Presidente Suharto e al governo per avermi cortesemente invitato e per aver quindi reso possibile la mia visita.

Il mio saluto particolare va al Cardinale Darmojuwono, all'Arcivescovo Soekoto e a tutti i Vescovi della Chiesa cattolica indonesiana, che hanno ripetutamente manifestato il desiderio di avermi qui. Il mio affetto va a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici. Mi sarà impossibile incontrare tutti voi in questi giorni, ma assicuro a ciascuno di voi la mia sollecitudine e il mio incoraggiamento nella preghiera.

Nella comunione che ci unisce attraverso il vincolo sacramentale del Battesimo, esprimo i sensi della mia cordiale stima a tutti i membri delle diverse comunità cristiane presenti in Indonesia. E ai nostri fratelli e sorelle musulmani, tanto numerosi in questo Paese, tendo la mano in sincera e cordiale amicizia nella nostra fede comune in un unico Dio, nostro creatore e Signore misericordioso.

Ai membri di tutte le religioni dico: la pace e l'amore regnino fra noi!


3. "Laetentur insulae multae": "gioiscano le isole tutte" (). Per il Vescovo Walter Staal, vicario apostolico di Batavia alla fine del secolo scorso, questo motto tratto dai Salmi esprimeva la importanza della presenza della Chiesa in questo vasto arcipelago. Oggi tutta la Chiesa di queste isole esclama con gioia. "Laetentur insulae multae"! Cari fratelli Vescovi e fedeli della Chiesa indonesiana: poiché i legami di fede, vita sacramentale e comunione ecclesiale raggiungono la loro espressione più piena nella celebrazione dell'Eucaristia che riunisce il Popolo di Dio attorno ai suoi Vescovi in unione con il Papa, capo del Collegio Episcopale - viviamo in questo momento con il cuore colmo di gratitudine per la Santissima Trinità.

I nostri cuori cantano un inno di ringraziamento al nostro Padre celeste per la vita della Chiesa in Indonesia: per la sua storia, per i missionari che hanno predicato la Parola di Dio con saggezza e amore, per la santità di vita che il Vangelo ha ispirato, per le buone azioni che sono state compiute in suo nome, per la solidarietà che ha prodotto nella costruzione dell'Indonesia moderna come Paese unito e dinamico avviato verso uno sviluppo umano ancor maggiore, verso l'armonia sociale e la pace. Leviamo i nostri cuori in ringraziamento per la vitalità di ognuna delle Chiese particolari qui rappresentate.

Quali figli e figlie dell'Indonesia indipendente, i cattolici nutrono un profondo sentimento di orgoglio per il loro Paese. "Pro Ecclesia et Patria": "Dobbiamo essere veri cattolici e veri Indonesiani". Queste parole sono profondamente impresse nella storia moderna della Nazione. Esse esprimono l'atteggiamento di molti cattolici durante la lotta per l'indipendenza, e continuano ad ispirare la vita della Chiesa nell'Indonesia di oggi.


4. Nella lettura del Vangelo di oggi abbiamo ascoltato un importante insegnamento di Gesù, riguardante la dimensione religiosa e politica della nostra esistenza nella società. Alcuni capi religiosi avevano chiesto a Gesù: "E' lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?" (Lc 20,22). Indicando una delle monete in circolazione nel loro Paese, Gesù Cristo risponde con una domanda: "Di chi è l'immagine e l'iscrizione?". Risposero: "Di Cesare". Quindi, rispondendo alla loro prima domanda, Gesù disse: "Redente dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio" (Lc 20,25).

Rispondendo in questo modo, Gesù riconosce che esiste una distinzione ma non una separazione fra il Regno di Dio che egli predicava e il regno terreno a cui tutti appartengono come cittadini del loro paese e membri dell'unica grande famiglia umana (cfr. Congr. pro Doctrina Fidei, "Libertatis Conscientia", 60).

Soprattutto Gesù fa conoscere la natura della sua missione, che è quella di rendere testimonianza alla verità (cfr Jn 18,37), la verità espressa nelle parole: "il regno di Dio è vicino" (Mc 1,15). Il Signore ci insegna che Dio è vicino ad ogni aspetto della nostra esistenza nella società e nel mondo. La sua presenza nelle nostre vite la si avverte più profondamente nella vita di grazia e nell'esercizio della responsabilità morale.

L'esortazione di Gesù di "rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio" è l'applicazione specifica del più grande di tutti i comandamenti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso" (Lc 10,27). Ed è proprio quando noi riconosciamo l'obbligo morale di amare il nostro prossimo - tutto il nostro prossimo, tutti i nostri concittadini - che prendiamo atto e compiamo i nostri doveri nei confronti dello Stato e dei responsabili della vita pubblica. Inoltre, coloro che amano Dio sanno che egli vuole che essi siano attivi e responsabili costruttori di una società giusta e umana.


5. La lettera di Pietro ci aiuta ad applicare la risposta di Gesù nel Vangelo alla vita nella comunità politica: "Siate sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore... Perché questa è la volontà di Dio... Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio" (1P 2,13-16). Per il credente, tutta l'autorità ha origine in Dio e quanti la esercitano per il bene comune devono essere rispettati "per amore di coscienza" (cfr Rm 13,1-7). Le parole di Cristo e gli insegnamenti del nuovo testamento sono le basi che la Chiesa cattolica ha sempre insegnato, vale a dire che l'autorità politica e i doveri dei cittadini devono rientrare nell'ordine morale. Come Nazione, avete incluso questa verità nella vostra morale nazionale.

In un certo senso l'atteggiamento ufficiale dell'Indonesia di rispetto per la religione riflette la verità delle parole di Gesù nel Vangelo di oggi. Voi cercate di promuovere il benessere del vostro Paese conformemente ai valori umani su cui si fonda, rendere alla società civile ciò che le spetta. Allo stesso tempo, siete tutti incoraggiati a rendere a Dio ciò che è di Dio, riconoscendo che il diritto di praticare la propria religione trae la sua origine direttamente dall'autentica dignità della persona umana quale creatura di Dio. Questa comprensione garantisce la pace e la collaborazione fra i seguaci di diverse tradizioni religiose e permette a tutti di essere attivamente coinvolti nel servizio al bene comune.

E' per questa ragione che rivolgo un appello a tutti i membri della fede cattolica in Indonesia: sforzatevi di diventare forti figli e figlie e autentici cittadini della nazione indonesiana!


6. Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine... insegni secondo verità la via di Dio" (Lc 20,21).

Oggi la Chiesa di Jakarta e di tutta l'Indonesia, in unione con il Vescovo di Roma, rinnova la sua professione di fede nel nostro Signore e salvatore Gesù Cristo. Lo facciamo a imitazione di Maria, che è beata perché ha creduto (cfr Lc 1,45) e di Pietro che ha parlato per conto degli altri apostoli nel proclamare: "Signore, tu hai parole di vita eterna" (Jn 6,68). Noi professiamo questa fede in un legame ininterrotto con gli uomini e le donne che sono stati zelanti testimoni del Vangelo in queste isole.

E' questo il momento giusto per voi, attuale generazione di cattolici indonesiani, di raccogliere con rinnovata speranza e vigore la sfida evangelica che avete ereditato dai vostri avi. E' questo il momento giusto per tutti voi, soprattutto per i laici cattolici dell'Indonesia, di dedicarvi nuovamente al grande compito di trasmettere la fede tutta intera ad ogni nuova generazione, per sostenere la vita familiare contro tutto ciò che la indebolisce, per venire incontro alle necessità dei vostri concittadini, soprattutto i poveri, gli ammalati e i sofferenti, quanti non hanno ricevuto un'istruzione, e quanti, per qualsiasi motivo, vengono lasciati indietro nel processo di crescita e di sviluppo.

E voi, cari fratelli Vescovi, che siete i maestri e i Pastori della Chiesa di Cristo in Indonesia! Siete soprattutto voi, insieme ai vostri sacerdoti, che dovete condurre la Chiesa in Indonesia verso la sua pienezza in Cristo. Per questo siete state investiti del ministero episcopale attraverso lo Spirito Santo, che Cristo ha dato alla Chiesa, affinché siate in grado di insegnare in verità le vie di Dio. Questa è la vostra vocazione, questo è il vostro ministero. Cristo che vive nella sua Chiesa in ogni parte del mondo si aspetta da voi questo servizio.

La pace e l'amore di colui che insegna la "via di Dio" - Gesù Cristo, che è "la via, la verità e la vita" (Jn 14,6) - siano sempre con la Chiesa che è presente nelle isole di questo splendido arcipelago dell'Indonesia! Dio effonda abbondanti benedizioni sul popolo indonesiano! Pace a voi tutti che siete in Cristo (cfr 1P 5,14). Amen.

1989-10-09

Lunedi 9 Ottobre 1989




L'omelia della santa Messa - Ai fedeli dell'archidiocesi di Semarang - Yogyakarta (Indonesia)

Offrite alla Chiesa le ricchezze della cultura indonesiana, offrite all'Indonesia le ricchezze della fede cattolica


Amati fratelli e sorelle in Cristo.

Particolarmente voi che venite dall'arcidiocesi di Semarang, dalle diocesi di Purwokerto, Banjarmasin, Samarinda e Ketapang. Saluto il Cardinale Justinus Darmojuwono, l'Arcivescovo di Semarang, monsignor Julius Darmaatmadja, i Vescovi e tutti voi. Sono veramente felice di essere fra di voi, che formate una giovane Chiesa, viva e in crescita.

"Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Jn 1,14).

Ogni volta che proclamiamo queste parole, proclamiamo il mistero dell'Incarnazione, attraverso il quale Dio si fece uomo ed entro nella nostra storia terrena. Il Verbo, che è Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, il Figlio, un essere solo con il Padre, "per noi uomini e per la nostra salvezza... è disceso dal cielo: per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo".

L'Incarnazione ha avuto luogo in un preciso contesto storico. "Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode" (Mt 2,1). Fu costretto a rifugiarsi in Egitto per fuggire alla crudeltà del re. Dopo la morte di Erode, torno a Nazaret con Maria e Giuseppe e qui visse, fino all'età di trent'anni, quando comincio a proclamare la buona Novella della salvezza.

Nello stesso tempo l'Incarnazione del Figlio di Dio ha un significato per ogni essere umano, indipendentemente dal tempo e dal luogo. C'è un legame indissolubile fra l'uomo creato "a immagine di Dio" (Gn 1,27) e Cristo che ha preso su di sè la nostra condizione umana, "è diventato simile agli uomini" (Ph 2,7). Da sempre egli è stato la causa esemplare di tutte le cose "e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste" (Jn 1,3). Nell'Incarnazione Gesù Cristo "è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura" (Col 1,15), è diventato la fonte di una nuova creazione: "a quanti pero l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome" (Jn 1,12).

Come san Paolo ha scritto, "se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove" (2Co 5,17).

Conoscere il modello significa avere una conoscenza più perfetta di coloro che sono fatti a sua immagine. Ecco perché Giovanni insegna che Cristo è "la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Jn 1,9). Cristo rivela ciò che c'è in ognuno di noi. Ecco perché il Concilio Vaticano II potè affermare che Cristo, nella Rivelazione stessa del mistero del Padre, "svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione" (GS 22).

La vicinanza di Dio all'uomo attraverso l'Incarnazione è il risultato di un atto libero di amore da parte sua. Senza questa amorevole intimità l'umanità sarebbe irrimediabilmente perduta. Il Verbo si fece carne per insegnarci che Dio è nostro Padre, e che è pieno di amore per i suoi figli. Ma è venuto in mezzo a noi anche per insegnarci la via verso il Padre. "Io sono la Via", ha detto Gesù (Jn 14,6). Infatti egli insegna che non esiste alcuna via valida se non tramite lui.

Ha detto ai suoi discepoli: "Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvo" (Jn 10,9). Inoltre egli conferisce e continua a conferire il "potere" di percorrere il cammino che conduce alla salvezza. Come leggiamo nel prologo del Vangelo di san Giovanni: "la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo" (Jn 1,17). Come sono venute? Egli effuse lo Spirito Santo, grazie al quale noi possiamo accedere al Padre (cfr Ep 2,18). Nel cuore di ciascuno dei fedeli seguaci di Cristo lo Spirito Santo produce grazie e insegna la verità. In tal modo l'immagine di Dio in noi è ristabilita e completata.

L'opera eterna della Santissima Trinità, resa più prossima nell'Incarnazione del Verbo, continua attraverso il tempo nella vita e nella missione della Chiesa. Vi è un tempo particolare nella storia di ogni popolo in cui è annunciata la "novità" della vita in Cristo e il seme del Regno è gettato.

Questa è stata la storia della "plantatio Ecclesiae" nel vostro Paese e nella vostra cultura. Come è accaduto per il profeta Giona nell'antica Ninive, gli araldi del Vangelo hanno affrontato ogni genere di difficoltà. Insieme a voi desidero ringraziare Dio per i coraggiosi e generosi missionari che ha donato alla Chiesa in Indonesia. La memoria del grande san Francesco Saverio sarà sempre legata all'arcipelago. Ma qui, nel cuore di Giava, desidero soprattutto ricordare la memoria di coloro che gettarono le fondamenta di questa comunità che si è raccolta attorno al Papa per lodare Dio. Ricordiamo soprattutto padre Franciskus van Lith della Compagnia di Gesù, che ha combattuto con voi per la vostra libertà, il Vescovo Kanjeng Albertus Sugijapranata, che è stato il primo Vescovo di origine indonesiana ed è un eroe nazionale, e il famoso Bapak Ignatius Yosef Kasimo Hendrowahyono.

La storia gloriosa della "plantatio Ecclesiae" a Giava centrale continua ancora oggi. Mi rallegro con voi per il fervore cristiano delle vostre famiglie, che hanno prodotto tante vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa; mi rallegro per l'entusiasmo e l'impegno dei vostri giovani nella pratica della loro fede. Mi rallegro per lo zelo e la generosità dei laici attivamente impegnati in diversi apostolati: nella istruzione e nell'assistenza sanitaria, in opere di carità e nell'assistenza ai bisognosi. In questo contesto desidero rivolgere un saluto particolare a tutti i catechisti: Miei cari catechisti: con grande generosità e sacrificio avete dato il meglio delle vostre vite affinché il Regno di Dio potesse fiorire qui. Le vostre opere sono gioielli preziosi e di inestimabile valore per tutta la Chiesa. La Chiesa ha la più alta considerazione per il vostro lavoro. Per questo esprimo a voi e alle vostre famiglie la mia sincera e più profonda gratitudine e vi offro la mia benedizione e le mie preghiere.

Ai sacerdoti e ai religiosi esprimo il mio profondo affetto nel Signore e li assicuro delle mie preghiere. Fratelli e sorelle: riconoscete il valore unico della vostra chiamata da parte di Cristo. Voi siete i suoi amici speciali (cfr Jn 15,15). Perseverate con gioia nella vostra vocazione! La comunità cristiana, e in realtà tutta la società, ha un bisogno assoluto di voi, non solo per tutte le numerose attività nei campi della religione, dell'istruzione e dello sviluppo umano, che voi ispirate e praticate, ma soprattutto per ciò che siete quali sacerdoti e religiosi: testimoni della presenza salvifica di Dio in mezzo al suo popolo. Che la grazia di Dio vi sostenga sempre! Il mistero dell'Incarnazione - "il Verbo si è fatto carne" - resta per sempre il fondamento del legame fra la Chiesa e le diverse culture umane, con le quali i popoli del mondo danno espressione alle loro qualità naturali. Lo sviluppo di una cultura è, in un certo senso, una risposta all'originario comando di Dio: "Riempite la terra, soggiogatela" (Gn 1,28). L'antico teatro, la musica e la danza di Giava incarnano i concetti e la saggezza di una civiltà che riconosce l'assoluta necessità di Dio - "Uno, Supremo e Onnipotente" - da parte dell'uomo e sottolineano il valore di vivere insieme in pace. E' significativo il mito della "garuda", l'aquila che permette all'uomo di volare ad una grande altezza, dove la luce che viene dall'alto lo rende capace di afferrare l'autentico significato delle cose e le dimensioni più profonde della vita e dell'amore.

Il seme del Vangelo è stato gettato in questo scenario promettente.

Nella Bibbia si parla spesso dell'evangelizzazione in termini rurali. San Paolo infatti chiama la comunità cristiana "campo di Dio" (1Co 3,9). Il seme della Parola di Dio è un buon seme. Il terreno è adeguatamente preparato. Spetta a voi, gli operai che il Signore del raccolto, l'eterno Padre, ha mandato nel suo campo, trovare il modo per far si che porti frutti abbondanti - come i vostri antenati che dissodavano accuratamente e pazientemente il terreno per poter raccogliere il riso tre volte all'anno. A differenza dei primi evangelizzatori, voi non siete estranei a questa cultura. Voi siete i figli e le figlie di Giava. Potete portare la buona Novella proprio nel cuore della vostra cultura.

Allo stesso tempo, quali membri della Chiesa cattolica e universale, siete consapevoli del fatto che il ruolo della Chiesa è anche quello di contribuire ad arricchire ogni cultura. Attraverso il potere di Cristo - il Verbo fatto carne - una corrente divina, per così dire, passa attraverso tutte le nazioni e le culture. Come dice san Paolo ai Filippesi nella prima lettura, Cristo "incoraggia" costantemente l'umanità (cfr Ph 2,1) con il suo esempio ed il suo amore spinto fino al sacrificio di sè. Dalla sua Croce scaturisce un "incentivo di amore" (Ph 2,1), che bandisce l'egoismo e l'orgoglio, e che incoraggia l'apertura a tutti. In questo modo l'esempio di Cristo e la potenza del mistero pasquale permeano, purificano ed innalzano tutte le culture, ogni cultura. Non lasciate che il seme della Parola di Dio rimanga senza frutto. Non cessate di chiedere all'Onnipotente di far crescere quanto è stato seminato con umile fiducia! In questa terra che ha dato i natali al Vescovo Sugijapranata e a Pak Kasimo, giova ricordare che la fede cristiana deve tradursi in servizio per il bene della società. Insieme a queste ben note figure, la Chiesa offre alla Nazione la testimonianza di innumerevoli onesti e zelanti cittadini. Anch'essi sono il raccolto del campo del Signore.

Cari fratelli e sorelle, io vi esorto: fate dell'amore disinteressato la vostra regola di vita. Fate che esso sia l'oggetto della vostra preghiera personale e comunitaria; lasciatevi guidare e condurre da esso nei vostri contatti quotidiani con la famiglia, gli amici, i vicini, i compagni di lavoro, perché siete partecipi della missione della Chiesa e della vita pubblica del vostro Paese. Ricordate che costruite la Chiesa universale quando le offrite le ricchezze uniche della cultura indonesiana; voi costruite l'Indonesia quando, operando in armonia con tutti i vostri concittadini per il bene comune, le offrite le ricchezze uniche della vostra fede cattolica.

L'impegno cristiano tuttavia non si limita al solo servizio al mondo. Il suo obiettivo principale è la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Il suo momento di massima intensità è proprio qui, nell'Eucaristia, la celebrazione del sacro mistero della nostra Redenzione. Insieme preghiamo: "Il Signore riceva questo sacrificio... a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa". In unione con Cristo offriamo al Padre la Chiesa di Yogyakarta e di Giava, tutta la Chiesa che è in Indonesia, tutto questo splendido arcipelago e tutto il suo popolo, con le sue speranze e aspirazioni, le sue gioie e i suoi dolori.

"Sei tu la mia lode nella grande assemblea" dice il salmista (). E attraverso questa lode che viene cantata in innumerevoli lingue in tutto il mondo, tutti i confini della terra tornano al Signore, tutte le famiglie delle nazioni si prostreranno davanti a lui (cfr ). In questa lode cantata da tutta la creazione, da tutti i popoli e le nazioni della terra, risuona oggi la voce dell'Indonesia.

Miei amati figli e figlie: siate sempre autentici seguaci di Cristo. Le mie preghiere sono sempre con voi. Che nostro Signore Gesù Cristo vi conceda sempre le sue abbondanti grazie.

1989-10-10

Martedi 10 Ottobre 1989





GPII 1989 Insegnamenti - L'incontro con i delegati presenti al Congresso Eucaristico - Seoul (Corea)