GPII 1990 Insegnamenti - Omelia alla Messa nel "Kilimanjaro Stadium" - Moshi (Tanzania)

Omelia alla Messa nel "Kilimanjaro Stadium" - Moshi (Tanzania)

Titolo: Nata dall'opera missionaria, la Tanzania diventa missionaria

"La Buona Novella della Salvezza ha inondato il mondo di luce".

Cari fratelli e sorelle,


1. Questa celebrazione Eucaristica è un grande inno di ringraziamento per il dono della salvezza che giunge a noi da Dio attraverso Gesù Cristo. Qui, a Moshi, noi rendiamo grazie a Dio perché la Buona Novella della salvezza ha raggiunto tutta questa regione a nord-est della Tanzania, fino a Chaggaland.

ll Vangelo di Giovanni ci dice che "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Jn 3,16). La salvezza è l'opera dell'amore di Dio. Ed è proprio questo amore che è stato rivelato in Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio.

Nella sua persona, attraverso la sua Croce e la sua Resurrezione, la promessa della salvezza è divenuta realtà. Questo grande mistero è enunciato nel tema di questa Liturgia: "La Buona Novella della Salvezza ha inondato il mondo di luce".

La luce salvatrice di Cristo apparve per la prima volta in questa regione un secolo fa.

E' una grande gioia per me celebrare insieme a voi il centenario dell'evangelizzazione di questa parte della Tanzania. Desidero ringraziare il Vescovo Amedeus Msarikie per le sue gentili parole di benvenuto. Saluto inoltre il vostro Arcivescovo Metropolita Cardinale Laurean Rugambwa, gli altri Vescovi presenti, e tutti voi, sacerdoti, religiosi e laici della Diocesi di Moshi e delle diocesi vicine e altri che provengono dal Kenya e dallo Zambia. Il mio grande e rispettoso saluto va anche ai Rappresentanti dei Governi Regionali e Municipali e ai capi di Partito che oggi hanno voluto onorarci con la loro presenza.

E' giusto che insieme lodiamo il Signore per gli abbondanti frutti dell'attività missionaria, passata e presente, per il dono della salvezza che ha trovato dimora nei cuori dei figli e delle figlie di questa terra.


2. Quando noi siamo testimoni dell'opera qui compiuta da Dio, quando consideriamo i doni meravigliosi della grazia che riempiono la vita della vostra Chiesa locale, dobbiamo chiederci: da dove sono venuti? Nella lettura del Vangelo di oggi, l'Evangelista Matteo ci conduce in Galilea, sulla montagna dove Cristo Risorto disse ai suoi Apostoli: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt 28,18). Questo è lo stesso Cristo che prima essi avevano visto crocifisso e deposto nel sepolcro. Ora, lo vedono parlare, nel suo corpo glorificato, nella gloria della Risurrezione, che è la fonte del suo potere "in cielo e in terra". Questo potere è il potere di ordinare.

E' il potere di giudicare. Ma è, sopra ogni altra cosa, il potere di salvare. In virtù di questo potere, Cristo manda gli Apostoli in tutte le Nazioni del mondo: "Andate... e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19).

Ma questo non è tutto. La nostra lettura degli Atti degli Apostoli getta una luce ulteriore sulla diffusione del Vangelo. Prima di tornare al Padre, mentre era a tavola con gli Apostoli, Cristo Risorto disse loro: "Voi sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni" (Ac 1,5). Sappiamo che queste parole furono realizzate nel giorno della Pentecoste, quando il potere salvifico di Cristo venne trasmesso agli Apostoli e alla Chiesa.

Gesù disse: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (Ac 1,8).

E alla luce della storia, noi possiamo aggiungere: "Voi mi sarete testimoni in Tanzania". si, anche in Tanzania. Il Vangelo e il dono della salvezza sono giunti qui, come giunsero ovunque - iniziando da Gerusalemme, dalla Giudea e dalla Samaria - per mezzo dei testimoni di Cristo che vennero fortificati dallo Spirito Santo. Oggi la Chiesa in Moshi rende grazie per la luce del Vangelo, per la Buona Novella della salvezza. Da dove sono venuti questi doni, se non da quella montagna della Galilea? Essi hanno la loro sorgente nell'unico potere della Resurrezione, la cui pienezza appartiene a Cristo, Redentore del mondo.


3. Un secolo fa, i Padri dello Spirito Santo Commenginer e Le Roy, sotto il loro Vescovo, J. M. de Courmont, decisero di edificare una missione a Kilema. E fu da li che la Chiesa Cattolica si diffuse nelle altre aree che costituiscono oggi la Diocesi di Moshi, iniziando da Kibosho nel 1892 e Rombo-Mkuu nel 1896. Come i primi Apostoli, questi missionari furono mossi dallo Spirito Santo, da cui il loro Istituto Missionario prese il nome. La loro storia, e la storia degli altri missionari che li seguirono, è una lezione di pazienza, di perseveranza e di umiltà, di fronte alle molte difficoltà, ai pericoli, alle prove. Ma è anche una storia piena di quella fiducia e di quella gioia descritte dal Salmista che scrive: "Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo. Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni" (cfr. Ps 125,5-6).

Voi, cari fratelli e sorelle, siete il felice raccolto del lavoro dei missionari; voi siete la nuova creatura dello Spirito Santo, che scese sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste affinché "la Buona Novella della salvezza" potesse "inondare il mondo di luce". Ed ora, per mezzo della Provvidenza, che fa si che il Vangelo avanzi attraverso il tempo e lo spazio, è il vostro momento di divenire testimoni di Cristo nella Diocesi di Moshi, in Tanzania, nel Continente Africano e "fino agli estremi confini della terra".


4. "La Chiesa peregrinante per sua natura è missionaria" (AGD 2) ed, evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda (cfr. EN 14). Ognuno di noi, cari fratelli e sorelle, è chiamato a predicare il Vangelo, "perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi" (cfr. 2Th 3,13). I Vescovi e i loro collaboratori nel sacerdozio, svolgono un ruolo speciale nel condurre a Cristo nuovi discepoli; ma anche i religiosi, uomini e donne, e tutti i laici devono ardere dello stesso zelo. Tutti sono chiamati a rendere al Redentore del mondo una testimonianza che sia viva, efficace, entusiasta (cfr. AGD 21).

Perché questo possa verificarsi, è necessario un vero spirito "Cattolico" che superi ogni confine nella sua determinazione a portare Cristo tra quanti sono vicini e quanti sono lontani: Questo tipo di Cattolicità esprime se stesso nella preghiera per le necessità della Chiesa universale, nell'aiuto materiale, nello scambio di personale, e nella cooperazione nelle opere di evangelizzazione, a livello locale, nazionale ed internazionale.

E' una manifestazione dell'amore vero della Chiesa, il fatto che, nonostante i vostri numerosi bisogni, molti sacerdoti e religiosi di Chaggaland prestino la loro opera in altre regioni e Paesi. In questo modo, il ruolo svolto dalla Chiesa in questa regione è parte effettiva della missione di Cristo: "Voi mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra" (Ac 1,8).

Desidero rivolgere speciali parole di incoraggiamento alle Sorelle Religiose che sono così numerose, e svolgono un servizio di importanza vitale per la Chiesa della Tanzania. Care Sorelle, la testimonianza della vostra vita consacrata e del vostro operato d'amore, arricchisce di enorme vigore la comunità Cristiana e appare come un emblema sfavillante del regno dei cieli (cfr. PC 1). Non perdete mai il coraggio e non cessate mai di rendere grazie per la vostra chiamata speciale e misteriosa nel cuore della Chiesa. Possa Dio benedire ognuna di voi e accrescere il vostro nucleo, per adempiere a tutto ciò che ancora resta da fare.


5. La stessa testimonianza che gli Apostoli resero a Cristo risorto - e che è al cuore stesso dei duemila anni di storia delle "missioni" nella Chiesa - è l'obbiettivo principale con cui si confronta la Chiesa in Africa. Un'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi esaminerà modi e mezzi con cui i Cristiani del Continente possono raccogliere la sfida dell'evangelizzazione all'approssimarsi del nuovo millennio. I Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici della giovane Chiesa Africana sono oggi chiamati a fare sempre maggiore assegnamento sulle loro giovani energie, perché la conoscenza di Cristo sia più diffusa, affinché "La Buona Novella della Salvezza inondi il mondo di luce".

La Chiesa sa per esperienza che il contributo più durevole che può essere fatto alla diffusione della fede è vivere una vita profondamente cristiana nella quotidianità (cfr. AGD 36). Una Chiesa locale si rivela efficace strumento di evangelizzazione nella misura in cui essa ha fatto realmente proprio il Vangelo "in modo vitale, in profondità e fino alle radici" (EN 20). Perché questa testimonianza sia fruttuosa, è necessario trasmettere con le parole e con le azioni quel vero messaggio di fede e di vita morale che le prime generazioni di Cristiani accolsero con tutto il loro cuore. I molti santi e martiri delle giovani Chiese Africane dimostrano che quanto è stato portato avanti fin dai tempi apostolici, non deve essere sminuito se si vuole penetrare nel fertile suolo dell'Africa. La risposta eroica alle richieste di conversione e alla sfida del martirio rappresenta una pagina gloriosa nella storia delle vostre Chiese particolari.

Nello stesso tempo, dovete confrontarvi con la sfida di accogliere e diffondere il messaggio del Vangelo in maniera autenticamente africana. Ogni popolazione, ogni lingua della terra è chiamata a professare e ad esprimere "nel suo proprio linguaggio" (cfr. Ac 2,8) il Vangelo della salvezza (cfr. Lineamenta per l'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, 47). Sotto la guida dei Vescovi e in completa comunione con la Chiesa universale, le giovani Chiese giustamente "attingono" alle consuetudini e alle tradizioni delle loro genti, alla loro saggezza e ai loro insegnamenti, alle arti e alle scienze, e a tutto quanto rende più accessibili le verità della fede e fornisce una più approfondita esperienza della grazia e favorisce una buona organizzazione della vita cristiana (cfr. Ibidem, 49; AGD 22). Illuminati e purificati dal Vangelo e assunti nell'unità Cattolica, questi elementi della vita locale rappresentano una meravigliosa ricchezza per tutta la Chiesa. Possa Maria, Madre del Redentore, preparare i fedeli dell'Africa ad una nuova effusione dello Spirito Santo, così come la sua presenza tra i discepoli preparo la prima Pentecoste nel Cenacolo di Gerusalemme.


6. La mia visita pastorale in Tanzania sta per terminare e desidero ringraziare tutti i Tanzaniani. Ho trascorso questi giorni fra di voi, rendendo continuamente lode a Gesù Cristo Nostro Signore per la grazia che è in voi; per il modo gioioso con cui adorate Dio e vi riunite in associazioni; per la vitalità delle vostre Diocesi e delle vostre Parrocchie, delle vostre associazioni e movimenti; per la promessa che voi offrite in favore della venuta del regno di Cristo su questa terra. Generata dall'opera missionaria, la Chiesa della Tanzania consegue ora la sua maturità, divenendo essa stessa missionaria. Non è forse questo il ringraziamento più grande che può essere reso a Dio per i doni del secolo passato: che voi, che così chiaramente avete recepito la Buona Novella, dobbiate ora trasmetterla agli altri? Proseguite per raccogliere la grande sfida dell'evangelizzazione, confidando nella promessa del Signore: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

Cristo è con voi.

Il Vangelo è con voi.

La luce della salvezza è con voi.

Possa Dio rafforzarvi in questa convinzione e benedirvi come testimoni della verità del suo amore salvifico, fino a quando tutte le genti d'Africa potranno gioire e proclamare: "La Buona Novella della Salvezza ha inondato il mondo di luce". Amen.

(Il Santo Padre ha poi aggiunto le seguenti parole:) Vi ringrazio molto, fratelli e sorelle, per questa celebrazione ai piedi del Kilimanjaro. Il Kilimanjaro è una montagna che rappresenta l'Africa. Nelle Sacre Scritture le montagne sono sempre state un segno della presenza Divina.

Nell'Antico Testamento, il Sinai; nel Nuovo, il Calvario.

Così questa ultima celebrazione in Tanzania è piena di significati... è una celebrazione di grazie per questi cento anni di evangelizzazione, è una celebrazione per una nuova missione in Africa ed in ogni parte del mondo... per ognuno di noi... voi qui in Tanzania e per noi che veniamo da Roma, e specialmente per il Vescovo di Roma.

Conserviamo nella memoria il Segno del Kilimanjaro, noi continueremo ad essere uniti con ognuno di voi, miei fratelli Vescovi e sacerdoti, fratelli nella consacrazione, miei fratelli e sorelle nel Battesimo... continueremo assieme a voi ad essere testimoni di Cristo.

Grazie per questo meraviglioso dono che viene da voi per il Papa.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-09-05

Mercoledi 5 Settembre 1990

Alla cerimonia di congedo - Moshi (Tanzania)

Titolo: Nazioni sviluppate inaugurino in Africa un'èra di solidarietà

Signor Primo Ministro e Primo Vice Presidente, Sua Eminenza, Fratelli Vescovi, Signore e Signori,


1. Ora che la mia visita in Tanzania volge al termine, desidero ringraziare tutti cordialmente per la calorosa accoglienza e la cortese ospitalità riservatami fin dal primo momento del mio arrivo. La mia particolare gratitudine va a Sua Eccellenza il Presidente e a tutti i membri del Governo per la loro gentilezza e aiuto in ogni tappa del mio viaggio. Sono profondamente grato ai miei Fratelli Vescovi e ai loro collaboratori per aver reso il mio pellegrinaggio alla Chiesa in Tanzania un'esperienza spirituale veramente gioiosa e fruttuosa. Non posso dimenticare di ringraziare coloro che hanno preso parte ai vari eventi, coloro che hanno mantenuto l'ordine e la sicurezza, come anche coloro che mi hanno permesso di raggiungere tutto il popolo di questa vasta terra attraverso i mezzi di comunicazione.

Soprattutto, rendo grazie a Dio che ha permesso al Successore di Pietro di visitare questa terra: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli" (Ep 1,3).

Lo ringrazio per la vitalità della comunità cattolica in mezzo a voi; per la grazia che ci ha dato nell'Eucarestia che abbiamo celebrato insieme; per l'ispirazione che vi ha sicuramente dato a lavorare sempre più alacremente per fronteggiare le sfide che cimentano questa giovane Chiesa e questa giovane Nazione.


2. La mia visita in Tanzania è stata veramente un felice evento. Ma mentre il mio pellegrinaggio mi porta in altri paesi, non posso dimenticare altri aspetti dell'Africa nella quale "milioni di uomini, donne e bambini sono minacciati di non godere mai di buona salute, di non essere in grado di vivere con dignità del proprio lavoro, di non poter ricevere l'istruzione che aprirà le loro menti, di vedere il loro ambiente divenire ostile e sterile, di perdere la ricchezza del loro antico patrimonio, essendo per tutto il tempo privati degli aiuti positivi della scienza e della tecnologia" (29 gennaio 1990). Imploro i doni e il conforto di Dio, la forza e la pace su coloro che soffrono e sono bisognosi nel continente.

In nome della nostra comune umanità rivolgo il mio appello alle più sviluppate nazioni della terra affinché inaugurino una nuova era di solidarietà in Africa, basata sulla giustizia e il rispetto. Non fate che il mondo dimentichi le urgenti necessità dei popoli dell'Africa!


3. Mentre lascio la Tanzania, esorto tutti i suoi cittadini ad avere a cuore la pace, I 'unità e la fraternità in Dio che ha permesso loro di modellare una società meritevole della loro dignità di persone create a Sua immagine e somiglianza. Prego affinché riconosciate sempre che le vostre più alte aspirazioni e il bene più grande possono essere trovati nella pace e nell'armonia, fra di voi e nei vostri rapporti con gli Stati vicini.

Possa il popolo della Tanzania restare unito come fratelli e sorelle, senza badare all'origine etnica o alle differenze di cultura e religione. L'unità della quale parlo è l'unità per il bene comune, per il pieno sviluppo della società, per la protezione e la promozione della dignità e dei diritti di ogni essere umano, dal più importante al meno importante. E' anche un'unità che va al di là dei confini per promuovere il benessere di tutta l'umanità.

Durante la mia visita ho cercato di sottolineare l'importanza della famiglia per la solidarietà umana. E' convinzione della Chiesa cattolica che la famiglia sia una scuola insostituibile di virtù quali, per esempio, il rispetto, la giustizia, il dialogo e l'amore, e di mezzi più efficaci per una società umanizzante e personalizzante (FC 42-48). Vi esorto a proteggere e a promuovere la vita familiare come la grande fonte di forza e carattere morale per la vita di tutta la nazione.

Cari amici, anche se lascio la Tanzania, vi assicuro che il vostro Paese e i suoi abitanti rimarranno sempre nel mio cuore e nella mia mente.

A tutti i Tanzaniani dico: grazie mille.

Che Dio benedica e protegga la Tanzania.

Arrivederci alla prossima volta.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-09-05

Mercoledi 5 Settembre 1990

Saluto di benvenuto all'aeroporto - Bujumbura (Burundi)

Titolo: Consolidate la vostra unità nella riconciliazione e nel perdono

Signor Presidente, Cari fratelli nell'episcopato, Signore e Signori rappresentanti delle Autorità del Burundi, Signore e Signori membri del Corpo diplomatico, Cari amici della nazione del Burundi


1. Pace. La pace di Cristo sia sempre con voi! Sono molto felice di essere arrivato fra di voi. Da molto tempo mi avete invitato e speravo di venire nella vostra terra e scoprire il vostro Paese. Vi ringrazio di tutto cuore per la vostra accoglienza. Esprimo la mia gratitudine a Sua Eccellenza il Signor Presidente della Repubblica per le sue parole di benvenuto che esprimono i sentimenti del Burundi. Estendo la mia gratitudine a tutte le alte Autorità del Paese che hanno voluto partecipare a questa cerimonia di benvenuto.

Saluto con emozione la Nazione del Burundi tutti i figli e le figlie di questa terra. Saluto fraternamente i Vescovi del Burundi e tutti i fedeli che, insieme a loro, hanno preparato questa visita pastorale.


2. Vengo in mezzo a voi, perché ho ricevuto la missione dell'Apostolo Pietro: il Signore Gesù gli ha affidato il compito di confermare i suoi fratelli nella fede nel Dio vivente, nel Cristo che ci libera e ci unisce. Vengo a incoraggiare i Pastori della Chiesa nel Burundi, i sacerdoti, i catechisti, i responsabili, tutti i membri delle comunità diocesane nella loro missione di discepoli del Principe della pace.

E vengo in mezzo a voi come amico degli uomini, amico del vostro popolo, della vostra patria costruita sulle colline dai vostri antenati. Ho desiderato conoscere meglio questa Nazione e la sua bella eredità: voi che parlate la stessa lingua, che condividete le stesse tradizioni, tradizioni familiari solide, e che siete molto ospitali; voi che avete ricevuto dai vostri padri un senso naturale della presenza di Dio e che avete accolto generosamente il messaggio del Vangelo.


3. Incontrandovi sulla vostra terra, vorrei essere per voi messaggero di fiducia e di pace, come Cristo che ha dato la sua pace ai suoi amici, come dono supremo.

Penso alle prove che hanno segnato il vostro popolo, coinvolto in difficoltà che hanno lacerato le vostre comunità e ferito troppe famiglie. Ora, la strada della riconciliazione e della concordia si è aperta davanti a voi. Vi ci siete incamminati: affrettate il passo e nessuno esiti a raggiungere il sentiero della fraternità perché queste colline non debbano vedere mai più violenza e divisione! Ascoltate il mio appello. Ve lo rivolgo con la franchezza dell'amicizia: consolidate la vostra unità, non con rassegnazione o nella diffidenza, ma radicandola solidamente per mezzo della riconciliazione e del perdono. Per alcuni, questo può sembrare insormontabile, perché le ferite dolgono ancora. Come dimenticarle? La vostra riconciliazione completa non consiste nel dimenticare il passato. In verità dovete guardarlo, dovete ritrovarvi e superare insieme ciò che vi ha divisi, per costruire una nuova unità. Nell'accordarvi tra voi, basatevi sulla giustizia e sul principio dell'uguale dignità di ogni uomo, un principio che non può mai essere messo in discussione. Ogni essere umano è un figlio di Dio che noi dobbiamo rispettare per quello che è. E poiché siamo tutti creature amate da Dio, siamo tutti fratelli. Allora, possiamo vivere sulla stessa terra, dividere lo stesso cibo e la stessa cultura. Non avremo più difficoltà a riconoscere a ciascuno le sue capacità e i suoi meriti, o a rispondere ai suoi bisogni e curare le sue sofferenze.


4. Figli e figlie del Burundi, è l'avvenire della vostra Nazione che dovete modellare con le vostre mani. Unite i vostri sforzi in un cuor solo per consolidare la salute fisica e morale del vostro popolo. Preparate alla vostra gioventù numerosa, che ha bisogno di fiducia e di pace, una patria dove si viva tranquillamente. Lavorate con perseveranza allo sviluppo del vostro Paese, affinché la terra porti i suoi frutti, ciascuno possa impiegare i doni che ha ricevuto, nessuno si senta escluso né tentato di cercare rifugio in una deleteria emarginazione. I vostri compiti sono grandi, anche gravosi, ma sono sicuro che siete capaci di portarli a termine, insieme, nell'unità e nella pace ritrovate.


5. Cari fratelli e sorelle della Chiesa cattolica questi obbiettivi sono soprattutto i vostri. Perché il rispetto dell'uomo, l'amore fraterno, lo spirito di riconciliazione e di perdono, la speranza costruttiva sono il fulcro nel messaggio cristiano. Assumete generosamente la vostra parte degli impegni comuni della vostra Nazione.

La Chiesa intrattiene con lo Stato rapporti cordiali nel mutuo rispetto, e desidera portare, con le sue istituzioni confessionali, la sua libera collaborazione alla promozione umana, alla salute e alla educazione in particolare. I cattolici che spesso cooperano con i fratelli di altre confessioni cristiane o di altre religioni, desiderano contribuire senza esitazione al bene comune. Perché il progetto di Dio è il bene dell'uomo.

In questi giorni, cari Fratelli e Sorelle, celebreremo il Cristo che ci libera e ci unisce. Questo è il tema che avete meditato per preparare il nostro incontro nella fede. Sono felice, in virtù del mio incarico pastorale, di essere qui per esortarvi a rafforzare la vostra fede, in unione con i miei Fratelli nell'episcopato. Il mio desiderio più profondo è una vostra risposta entusiasta, nell'intimo del vostro essere, alla fede del Battesirno, e un'accettazione senza riserve dello Spirito dell'Amore e della Verita.


6. Caro popolo del Burundi, il Vescovo di Roma vorrebbe salutare ognuno di voi, coloro che sono incaricati di provvedere al bene comune, i piccoli e i poveri, i più umili artefici della pace. A tutti, vorrei dire ancora che sono vicino a loro con affetto sincero.

Giungendo in mezzo a voi, vorrei anche essere testimone di molti vostri fratelli e sorelle di popoli diversi della terra che voi conoscete da lontano, ma che sono sinceramente solidali con voi. So che molti sono coloro che cercano di portarvi un aiuto disinteressato. Li ringrazio a nome dell'amicizia fraterna che vi unisce a loro.

Signore Presidente, la sua accoglienza e quella del Burundi mi commuovono profondamente; le rinnovo l'espressione della mia riconoscenza.

Che Dio benedica il Burundi e gli doni la forza della speranza! La pace di Cristo sia sempre con voi! (Traduzione dal francese)

Data: 1990-09-05

Mercoledi 5 Settembre 1990

Ad intellettuali cattolici in cattedrale - Bujumbura (Burundi)

Titolo: Il bene comune non conosce divisioni

Signore e Signori, cari amici,


1. La vostra folta rappresentanza in questa cattedrale è il segno evidente della vitalità del vostro Paese, che nello spazio di alcuni decenni e malgrado le difficoltà, ha saputo dotarsi di quadri al servizio dello Stato, dell'università, delle arti liberali, delle attività economiche. Sono felice di salutarvi e di proporvi alcune riflessioni sulle responsabilità che riguardano i cristiani nell'ambito delle vostre diverse competenze. Il vostro portavoce ha appropriatamente introdotto questo incontro; lo ringrazio per il suo messaggio di benvenuto.


2. Voi avete nettamente collocato i vostri impegni cristiani nel quadro delle trasformazioni che il popolo burundi sta realizzando al fine di consolidare la propria unità. E avete parlato della necessità di un esame di coscienza. E' vero che questi problemi vi sono stati posti da un passato di conflitti e di sofferenze. Voi non li evitate. Mi sembra che essi presentino per voi due esigenze primarie. Da una parte, i quadri della Nazione debbono essere i primi ad intraprendere con fermezza il cammino del perdono e della riconciliazione. Voi ricordate la risposta di Gesù a Pietro che gli chiedeva quante volte si deve perdonare: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette" - in altre parole, senza limiti - (Mt 18,22). Non si tratta di cancellare ogni ricordo, ma, per poter costruire l'unità, di far prevalere l'amore fraterno sugli antichi elementi di contrasto o di rivalità.

La seconda esigenza, per i cristiani, è di salvaguardare il giusto rispetto dell'eguale dignità di ogni essere umano. Fra voi, i giuristi sanno bene che questo è per uno Stato di Diritto un principio fondamentale sul quale non si può transigere. Non si tenterà di negare artificiosamente la diversità dei membri di una popolazione, le differenze tra i gruppi e gli individui, quelle tra i doni e le competenze; ci si atterrà, piuttosto, ad una verità ancora più fondamentale: ogni essere umano è stato creato da Dio, che, nella fedeltà al suo amore, ha donato suo Figlio per la salvezza di molti. Questa affermazione costituisce il fulcro della nostra fede; stiamo attenti a non porci mai in contraddizione con la nostra professione di fede e con la nostra unione con l'unico Corpo di Cristo.


3. Voi assolvete le vostre responsabilità in ambiti molto diversi, e non mi è possibile ricordarli tutti. Vorrei piuttosto sottolineare un principio generale.

Qualunque sia il settore nel quale lavorate, il vostro riferimento deve essere il bene comune. So che questa formula rischia di essere ripetuta spesso e di divenire fuorviante! Perch le azioni traducano le intenzioni, ognuno deve riflettere sulle conseguenze delle proprie decisioni sull'intera società.

E' necessario affermare che questo fine può essere conseguito soltanto se ciascun membro della comunità nazionale vede giustamente rispettati i suoi diritti. Il bene comune non conosce divisioni; nessun fratello, nessuna sorella, deve esserne escluso. Questo significa, che alla base del vostro agire deve esserci il chiaro riconoscimento del principio della dignità di ogni individuo.

Significa che ognuno dei vostri amministrati, dei vostri studenti, dei vostri clienti, deve non soltanto beneficiare della tutela accordata dal diritto positivo, ma deve anche poter godere in ogni circostanza dei diritti della persona. Un responsabile investito di una parte di potere, si uniformerà certamente ai principi di equità, ma ancor più egli considererà ogni suo interlocutore come un fratello o una sorella, al quale, anche se il più umile e il meno dotato, deve essere garantita l'opportunità di vivere decentemente, formare una famiglia educare i propri figli, provvedere al sostentamento dei suoi familiari, mettere in pratica i valori morali e le convinzioni alle quali è legato; in una parola, di avere la libertà di realizzare la sua vocazione di uomo.

In ogni vostra azione, la prima preoccupazione è l'uomo. Il bene della comunità umana lo pone al di sopra di ogni altro interesse, conferendo il suo significato autentico all'opera di sviluppo, all'espansione economica, alla gestione efficiente dei servizi pubblici. L'efficacia viene migliorata dalla tecnica, ma il successo tecnico ottenuto a scapito dell'uomo e nel disprezzo delle sue capacità o delle sue autentiche necessità, in breve diventa nefasto; di questo dovete sempre tener conto nei vostri programmi.

Troppo spesso, vi trovate di fronte a decisioni difficili da prendere; dovete imporre - ed imporvi - l'austerità nel settore dell'economia. E' qui che la vostra azione deve essere condotta secondo un'etica di solidarietà, di amore per il lavoro e per quanti lavorano, di sostegno ai meno favoriti, di condivisione dei sacrifici. A questo prezzo, ci si renderà conto che la preoccupazione per la giustizia e per i valori morali non rimane a livello di mero discorso, ma impegna realmente coloro che agiscono.

E' chiaro che in questo caso i quadri cristiani debbono essere in prima linea. Essi apporteranno il loro autentico contributo umano ai problemi sociali presenti nel loro Paese, riguardanti la famiglia e il fattore demografico, l'educazione, la salute o l'assistenza ai meno favoriti.


4. Essendo presenti tra voi numerosi universitari, vorrei sottolineare la grande portata delle loro responsabilità nell'ambito dell'educazione. E' questo un compito importante per un Paese in cui la percentuale dei giovani è notevole.

Coloro che mi ascoltano sanno bene che la Chiesa si impegna considerevolmente nell'insegnamento, e io apprezzo vivamente la sincera collaborazione che essa ha sviluppato qui con lo Stato, per rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni dei figli di questa nazione.

Quali sono gli obbiettivi da individuare per primi nel sistema educativo? La scuola ha il compito, insieme alla famiglia, di preparare i giovani ad occupare il loro posto nella società, con il massimo delle opportunità. Gli insegnanti sono consapevoli che la trasmissione del sapere non può restare umanamente neutra. Non è forse necessario associare l'acquisizione di un apprendimento alla capacità di metterlo in pratica, al conseguimento di un "saper fare" che permetta al giovane di avviarsi con fiducia verso la vita attiva? E quando si parla di sapere, è necessario che vengano sviluppati la ricerca della verità, la rettitudine del giudizio morale, quali valori indispensabili in ogni situazione della vita. L'educazione non può scindere lo sviluppo dell'intelligenza dall'attitudine a condurre la propria vita in modo responsabile e degno della condizione umana. Più precisamente, il giovane deve rendersi conto che non realizzerà veramente la sua vita se non vi inserirà la dimensione del servizio agli altri, della solidarietà generosa verso il suo prossimo.

Con queste brevi osservazioni, ho voluto porre l'accento su alcune delle esigenze della vocazione degli insegnanti e della concezione dello stesso sistema educativo. Desidero vivamente che gli intellettuali cattolici si dedichino a trasmettere ai giovani i valori migliori, ai quali essi stessi sono legati.


5. Vorrei ricordare anche insieme a voi un'altra preoccupazione, alla quale nessuno può rimanere indifferente: quella della salute. Ci sarebbe molto da dire.

Mi limitero qui a due appelli. In primo luogo, niente deve essere tralasciato nella lotta contro la malattia in tutte le sue forme, e nello sviluppo della sua prevenzione. Il personale sanitario non è il solo chiamato in causa. E' la comunità tutta ad essere interessata. Si tratta di formare degli operatori sanitari e di fornire loro i mezzi per agire. In questo campo, avete bisogno dell'aiuto internazionale; la Chiesa non smette di affermarlo; so che i cristiani vi contribuiscono per la loro parte. Ma i risultati dipendono dalla perseveranza dei vostri sforzi per alleviare la sofferenza, per salvare le vite dei bambini e degli adulti, creando innanzitutto le strutture necessarie sul territorio.

Vi rivolgo anche un secondo appello: ogni malato, qualunque sia il male che l'affligge, venga circondato di cure con amore e senza alcuna discriminazione.

La qualità morale di una società si misura sulla base del rispetto che essa è in grado di portare indefettibilmente ad ogni vita, ad ogni sofferenza. Non è forse nei confronti degli esseri più deboli che si deve innanzitutto applicare il comandamento dell'amore fraterno? Non è forse questa un'esigenza che si impone particolarmente ad ogni seguace della fede in Dio, che è amore?


6. Cari amici, rilevando con voi la preoccupazione di consolidare l'unità della Nazione, la necessità di agire in vista del bene comune, le dimensioni della funzione educativa, l'azione per la sanità, ho ricordato alcune delle vie da percorrere per tradurre in azione il messaggio della Parola di Dio, così come Io ha espresso il vostro portavoce. Esso può essere riassunto da una frase del Concilio Vaticano II, nel documento sull'apostolato dei laici: "La missione della Chiesa, non mira soltanto a portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche ad animare e perfezionare l'ordine temporale con lo spirito evangelico" (n. 5).

Per adempiere alla vostra missione di quadri cristiani, dovete seguire l'esempio del Maestro, che disse ai suoi discepoli: "Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve" (Lc 22,27).

Se avete ricevuto una formazione ad alto livello, se vi è stato conferito un determinato potere, questo è servito a rendervi capaci di servire i vostri compatrioti, istituendo per voi dei doveri impellenti, richiedendo da parte vostra un autentico disinteresse. E' a questo prezzo che, nel compimento attivo e devoto dei vostri obbiettivi, sarete discepoli di Cristo.


7. Avete espresso il proposito di meditare sulla Parola di Cristo e di farne il vostro nutrimento. Io vi incoraggio, e so che i vostri Vescovi si preoccupano di fornirvi mezzi sempre migliori. E' necessario che assimiliate profondamente le esigenze del Vangelo, che non è soltanto un oggetto di studio e di meditazione personale. Attraverso una fraterna condivisione della fede e nella preghiera comune riceverete la grazia di Dio, la forza di rimanere fedeli, la capacità di accordare nella verità quanto credete e quanto realizzate. Che Dio vi conceda il dono di essere, nella Chiesa e nella società, i servitori dell'uomo! (Traduzione dal francese)

Data: 1990-09-05

Mercoledi 5 Settembre 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Omelia alla Messa nel "Kilimanjaro Stadium" - Moshi (Tanzania)