Udienze generali 1998 - Il "sigillo dello Spirito" e la testimonianza fino al martirio

Mercoledì, 21 ottobre 1998

La vita nello Spirito


1. Lo Spirito Santo "è Signore e dà la vita". Con queste parole del simbolo niceno-costantinopolitano la Chiesa continua a professare la fede nello Spirito Santo, che san Paolo proclama "Spirito della vita" (Rm 8,2).

Nella storia della salvezza la vita appare sempre collegata allo Spirito di Dio. Fin dal mattino della creazione, grazie al soffio divino, quasi "un alito di vita", "l'uomo divenne un essere vivente" (Gn 2,7). Nella storia del popolo eletto lo Spirito del Signore interviene ripetutamente a salvare Israele e a guidarlo mediante i patriarchi, i giudici, i re e i profeti. Ezechiele raffigura efficacemente la situazione del popolo umiliato dall'esperienza dell'esilio come una valle sterminata piena di scheletri a cui Dio comunica nuova vita (cfr Ez 37,1-14): "E lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi" (Ez 37,10).

Soprattutto nella storia di Gesù lo Spirito Santo dispiega la sua potenza vivificante: il frutto del grembo di Maria viene alla vita "per opera dello Spirito Santo" (Mt 1,18 cfr Lc 1,35). Tutta la missione di Gesù è animata e diretta dallo Spirito Santo; in modo speciale la risurrezione porta il sigillo dello "Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti" (Rm 8,11).

2. Lo Spirito Santo, al pari del Padre e del Figlio, è il protagonista di quel "Vangelo della vita" che la Chiesa non si stanca di annunciare e testimoniare al mondo.

Il Vangelo della vita infatti - come ho spiegato nella Lettera Enciclica Evangelium vitae - non è una semplice riflessione sulla vita umana, e neppure soltanto un comandamento rivolto alla coscienza; esso è, in verità, "una realtà concreta e personale, perché consiste nell'annuncio della persona stessa di Gesù" (N. 29). Egli si presenta infatti come "la via, la verità e la vita" (Jn 14,6). E rivolgendosi a Marta, sorella di Lazzaro, ribadisce: "Io sono la risurrezione e la vita" (Jn 11,25).

3. "Chi segue me - Egli proclama ancora - avrà la luce della vita" (Jn 8,12). La vita che Gesù Cristo ci dona è un'acqua viva che disseta l'anelito più profondo dell'uomo e lo introduce, quale figlio, nella piena comunione con Dio. Quest'acqua viva e donatrice di vita è lo Spirito Santo.

Nel colloquio con la Samaritana, Gesù preannuncia questo dono divino: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: 'Dammi da bere!', tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva... Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Jn 4,10 Jn 4,13-14). Preannunciando poi, in occasione della festa delle Capanne, la sua morte e risurrezione, Gesù esclama sempre ad alta voce, quasi per farsi ascoltare dagli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi: "Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura: 'fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno'. Questo egli disse - nota l'evangelista Giovanni - riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui" (Jn 7,37-39).

Ottenendoci il dono dello Spirito col sacrificio della propria vita, Gesù adempie la missione ricevuta dal Padre: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiamo in abbondanza" (Jn 10,10). Lo Spirito Santo rende nuovo il nostro cuore (cfr Ez 36,25-27 Jr 31,31-34) conformandolo a quello di Cristo. Il cristiano può così "comprendere e realizzare il senso più vero e più profondo della vita: quello di essere un dono che si compie nel donarsi" (EV 49). E' questa la legge nuova, "la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù" (Rm 8,2). La sua espressione fondamentale, a imitazione del Signore che offre la vita per i propri amici (cfr Jn 15,13), è il dono di sé nell'amore: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli" (1Jn 3,14).

4. La vita del cristiano che, mediante la fede e i sacramenti, è intimamente unito a Gesù Cristo, è una "vita nello Spirito". Lo Spirito Santo, infatti, effuso nei nostri cuori (cfr Ga 4,6) diventa in noi e per noi "sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Jn 4,14).

Occorre dunque lasciarsi guidare docilmente dallo Spirito di Dio, per diventare sempre più pienamente quelli che già siamo per grazia: figli di Dio in Cristo (cfr Rm 8,14-16). "Se pertanto viviamo dello Spirito - ci esorta ancora san Paolo - camminiamo anche secondo lo Spirito" (Ga 5,25).

Su questo principio si fonda la spiritualità cristiana, che consiste nell'accogliere tutta la vita che lo Spirito ci dona. Questa concezione della spiritualità ci mette al riparo dagli equivoci che talvolta offuscano il suo profilo genuino.

La spiritualità cristiana non consiste in uno sforzo di auto-perfezionamento, quasi che l'uomo con le sue forze possa promuovere la crescita integrale della sua persona e conseguire la salvezza. Il cuore dell'uomo, ferito dal peccato, viene risanato solo dalla grazia dello Spirito Santo e solo se sostenuto da questa grazia l'uomo può vivere da vero figlio di Dio.

La spiritualità cristiana non consiste nemmeno nel diventare quasi "immateriali", disincarnati, privi di impegno responsabile nella storia. La presenza dello Spirito Santo in noi, infatti, lungi dallo spingerci ad una "evasione" alienante, penetra e mobilita tutto il nostro essere: intelligenza, volontà, affettività, corporeità, perché il nostro "uomo nuovo" (Ep 4,24) impregni lo spazio e il tempo della novità evangelica.

5. Alle soglie del terzo Millennio, la Chiesa si dispone ad accogliere il dono sempre nuovo di quello Spirito datore di vita che sgorga dal costato trafitto di Gesù Cristo, per annunciare a tutti con intima gioia il Vangelo della vita.

Supplichiamo lo Spirito Santo perché renda la Chiesa del nostro tempo un'eco fedele della parola degli Apostoli: "Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1Jn 1,1-3).

Saluti

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Nel porgervi il benvenuto, rivolgo un cordiale saluto al gruppo di pensionati provenienti da varie regioni della Croazia.

Saluto cordialmente pure il Vescovo di Šibenik, Mons. Ante Ivas, ed i pellegrini della sua Diocesi, che sta festeggiando il VII centenario della fondazione. Carissimi, fedeli all’eredità dei padri, continuate con coraggio a costruire il vostro futuro e quello del vostro popolo, interamente dediti al Vangelo e alla Chiesa Cattolica. Il mondo di oggi ha bisogno di cristiani coerenti e coraggiosi, che sappiano rendere testimonianza all’amore di Dio e manifestino a tutti che la sua salvezza è offerta agli uomini per mezzo della Croce di Cristo.

Imparto volentieri la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi qui presenti.

Siano lodati Gesù e Maria!



Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

Adesso vorrei salutare tutti i pellegrini belgi e neerlandesi.

Auguro che la vostra visita alle tombe degli Apostoli vi permetta di avere un approccio alle radici della civiltà cristiana, affinchè ognuno possa sperimentare nella sua vita personale l’amore di Dio Padre.

Di cuore imparto la benedizione apostolica.

Siano lodati i nomi di Gesù e Maria!



Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Repubblica Ceca,

Possa questo vostro pellegrinaggio a Roma rinvigorire la vostra fede e l’amore per Cristo, e accrescere in voi il desiderio di perfezione spirituale.

Volentieri vi benedico tutti.

Sia lodato Gesù Cristo!



Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese

Vi saluto cordialmente, cari pellegrini ungheresi dal Liceo Sant’Emerico di Budapest e da Sopron. Questa visita presso la tomba di San Pietro approfondisca la vostra fede.

Vi do la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Nel rivolgere ora il mio saluto ai pellegrini di lingua italiana, desidero ricordare, in particolare, il gruppo di sacerdoti dell'Istituto Secolare Missionari della Regalità di Cristo. Carissimi, auspico di cuore che il corso di esercizi spirituali, che state per iniziare, valga a ravvivare il vostro generoso impegno di apostoli del Vangelo.

Saluto, poi, quanti hanno partecipato ad Arezzo all'inaugurazione dell'Associazione "Rondine - Cittadella della Pace" e dello "Studentato internazionale", che ne costituisce in qualche modo il cuore. Mi compiaccio con coloro che hanno promosso questo nuovo progetto di notevole interesse ecumenico ed interreligioso ed auguro che esso offra a giovani, provenienti da regioni del mondo segnate da conflitti e guerre, un'occasione preziosa per conoscersi e dialogare in modo aperto e cordiale.

Un pensiero affettuoso, infine, ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Il mese di ottobre, mese missionario, rappresenta un pressante invito per i cristiani a sentirsi tutti responsabili nella diffusione del Regno di Dio in ogni angolo della terra.

Cari giovani, siate coraggiosi nell'annunciare con le parole e con l'esempio il messaggio evangelico.

E voi, cari ammalati, sappiate accogliere la sofferenza unendovi al sacrificio della Croce per la redenzione di quanti ancora non conoscono Cristo, unico Redentore del mondo.

E voi, cari sposi novelli, grazie al Sacramento del matrimonio, siate testimoni dell'Amore e cooperatori della nuova evangelizzazione.





Mercoledì, 28 ottobre 1998

Lo Spirito "datore di vita" e la vittoria sulla morte


1. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16). In queste parole del Vangelo di Giovanni il dono della "vita eterna" rappresenta il fine ultimo del disegno d'amore del Padre. Tale dono ci consente di avere accesso per grazia all'ineffabile comunione d'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: "Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo" (Jn 17,3).

La "vita eterna", che scaturisce dal Padre, ci è trasmessa in pienezza da Gesù nella sua Pasqua attraverso il dono dello Spirito Santo. Ricevendolo partecipiamo alla vittoria definitiva che Gesù risorto ha realizzato sulla morte. "Morte e Vita - ci fa proclamare la liturgia - si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo trionfa" (Sequenza della Domenica di Pasqua). In questo evento decisivo della salvezza Gesù dona agli uomini la "vita eterna" nello Spirito Santo.

2. Nella "pienezza dei tempi" Cristo adempie così, al di là di ogni attesa, quella promessa di "vita eterna" che, fin dall'origine del mondo, era stata inscritta dal Padre nella creazione dell'uomo a sua immagine e somiglianza (cfr Gn 1,26).

Come canta il Salmo 104, l'uomo sperimenta che la vita nel cosmo e, in particolare, la sua stessa vita hanno il loro principio nel "soffio" comunicato dallo Spirito del Signore: "Se nascondi il tuo volto, vengono meno, / togli loro il respiro, muoiono / e ritornano nella polvere. / Mandi il tuo Spirito, sono creati, / e rinnovi la faccia della terra" (Ps 104,29-30).

La comunione con Dio, dono del suo Spirito, diventa sempre più per il popolo eletto il pegno di una vita che non si limita all'esistenza terrena ma misteriosamente la trascende e la prolunga all'infinito.

Nel duro periodo dell'esilio babilonese, il Signore riaccende la speranza del suo popolo, proclamando una nuova e definitiva alleanza che sarà sigillata da un'effusione sovrabbondante dello Spirito (cfr Ez 36,24-28): "Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete" (Ez 37,12-14).

Con questa parola, Dio annuncia il rinnovamento messianico di Israele, dopo le sofferenze dell'esilio. I simboli utilizzati ben si adattano ad evocare il cammino che la fede di Israele lentamente compie, fino ad intuire la verità della risurrezione della carne, che sarà realizzata dallo Spirito alla fine dei tempi.

3. Questa verità è consolidata in epoca ormai prossima alla venuta di Gesù Cristo (cfr Da 12,2 2M 7,9-14 2M 7,23 2M 7,36 2M 12,43-45), il quale la conferma vigorosamente, rimproverando coloro che la negavano: "Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?" (Mc 12,24). Secondo Gesù, infatti, la fede nella risurrezione si fonda sulla fede in Dio che "non è un Dio dei morti, ma dei viventi" (Mc 12,27).

Di più, Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona: "Io sono la Risurrezione e la Vita" (Jn 11,25). In Lui, infatti, grazie al mistero della sua morte e risurrezione, si adempie la divina promessa del dono della "vita eterna", che implica una piena vittoria sulla morte: "Viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce [del Figlio] e ne usciranno: quanti fecero il bene, per una risurrezione di vita..." (Jn 5,28-29). "Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Jn 6,40).

4. Questa promessa di Cristo si realizzerà dunque misteriosamente alla fine dei tempi, quando egli tornerà glorioso "a giudicare i vivi e i morti" (2Tm 4,1 cfr Ac 10,42 1P 4,5).

Allora i nostri corpi mortali rivivranno per la potenza dello Spirito, che ci è stato dato come "caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione" (Ep 1,14 cfr 2Co 1,21-22).

Non bisogna tuttavia pensare che la vita oltre la morte cominci solo con la risurrezione finale. Questa infatti è preceduta dalla condizione speciale in cui si trova, fin dal momento della morte fisica, ogni essere umano. Si tratta di una fase intermedia, in cui alla decomposizione del corpo corrisponde "la sopravvivenza e la sussistenza di un elemento spirituale, il quale è dotato di coscienza e di volontà, in modo tale che l''io umano' sussista, pur mancando nel frattempo del complemento del suo corpo" (Sacra Congregatio pro doctrina fidei, De quibusdam quaestionibus ad eschatologiam spectantibus, 17 maggio 1979: AAS 71 [1979] 941).

Per i credenti si aggiunge la certezza che la loro relazione vivificante con Cristo non può essere distrutta dalla morte, ma si mantiene al di là. Gesù, infatti, ha dichiarato: "Chi crede in me, anche se muore, vivrà" (Jn 11,25). La Chiesa ha sempre professato questa fede e l'ha espressa soprattutto nella preghiera di lode che rivolge a Dio in comunione con tutti i santi e nell'invocazione a favore dei defunti che non si sono ancora pienamente purificati. D'altra parte, la Chiesa inculca il rispetto per i resti mortali di ogni essere umano, sia per la dignità della persona a cui essi sono appartenuti, sia per l'onore che si deve al corpo di quanti, col Battesimo, sono divenuti tempio dello Spirito Santo. Ne è specifica testimonianza la liturgia nel rito delle Esequie e nella venerazione delle reliquie dei Santi, che si è sviluppata fin dai primi secoli. Alle ossa di questi ultimi - dice san Paolino di Nola - "mai vien meno la presenza dello Spirito Santo, da cui proviene una viva grazia ai sacri sepolcri" (Carme XXI, 632-633).

5. Lo Spirito Santo ci appare così come Spirito della vita non solo in tutte le fasi dell'esistenza terrena, ma ugualmente nello stadio che, dopo la morte, precede la vita piena che il Signore ha promesso anche per i nostri corpi mortali. A maggior ragione grazie a Lui compiremo, in Cristo, il nostro "passaggio" finale al Padre. Osserva san Basilio Magno: "Se qualcuno attentamente riflette, comprenderà che anche al momento dell'attesa manifestazione del Signore dal cielo, lo Spirito Santo non vi mancherà come alcuni credono; egli invece sarà presente anche al giorno della rivelazione del Signore, nella quale giudicherà il mondo in giustizia, egli beato ed unico sovrano" (Lo Spirito Santo, XVI, 40).

Saluti

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Saluto cordialmente il primo Vescovo di Varazdin, Mons. Marko Culej, ed i pellegrini della sua Diocesi, venuti alle tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in occasione della recente creazione della Sede episcopale in Varazdin.

Carissimi, l’eredità della fede che avete ricevuto dai vostri padri sia per voi un costante stimolo, affinchè le vostre famiglie e la vostra Patria rimangano fedeli a Cristo, trovando nella Parola di Dio l’ispirazione per il proprio vivere e operare. I cristiani sono invitati ad essere il sale della terra e la luce del mondo (cfr Mt 13-16), affinchè la società, permeata dai valori evangelici, diventi sempre più umana e corrispondente al progetto originario di Dio sull’uomo.

A voi, e a tutti i pellegrini croati qui presenti, che saluto altrettanto di cuore, volentieri imparto la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!



Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

Adesso saluto tutti i pellegrini neerlandesi e belgi qui presenti, in particolare i membri del “Koninklijk Kerkraads Mannenkoor Sint Lambertus” (Coro maschile reale San Lamberto) di Kerkrade.

Auspico che il vostro canto lodi il Signore, e possa irradiare la gioia della fede, allietando il cuore degli uomini.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.



Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Repubblica Ceca. Possa questo vostro pellegrinaggio a Roma rinvigorire la vostra fede e l’amore per Cristo, e accrescere in voi il desiderio di perfezione spirituale.

Volentieri vi benedico tutti,

Sia lodato Gesù Cristo!



Traduzione italiana del saluto in lingua slovena

Benvenuti pellegrini di Krize, Trzic e Race, che siete venuti nella città eterna alle tombe degli Apostoli a professare la propria fedeltà alla Chiesa e così crescere nella fede, nella speranza e nell’amore.

Vi assista la Madre celeste, che tanto venerate in questo mese.

Con questo desiderio imparto a voi ed ai vostri cari la mia Benedizione Apostolica.



Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Saluto con gioia i pellegrini giunti dalla Lituania, un gruppo composto dai ragazzi appartenenti al coro giovanile “Ventukai” e dai cantanti del coro “Kanklés”.

Carissimi, invoco su di voi, sulle vostre famiglie e sull’intera vostra Patria l’abbondanza dei doni celesti e di cuore imparto a tutti la propiziatrice Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Rivolgo ora un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare, ai fedeli delle Parrocchie di San Giovanni Battista, in Sotto il Monte, e di San Gregorio Magno, in Cisano Bergamasco, venuti per ricordare il quarantesimo anniversario dell'elezione del mio venerato predecessore, il Servo di Dio Giovanni XXIII. Auguro che la figura del "Papa della bontà", la cui memoria è ancora assai viva nel popolo cristiano, sproni tutti, e specialmente i suoi conterranei, a proseguire con entusiasmo la testimonianza evangelica che egli ci ha lasciato.

Saluto, poi, i partecipanti al Convegno dei formatori della Congregazione Benedettina Silvestrina, ai quali assicuro la mia vicinanza spirituale affinché, alla luce degli insegnamenti del Vangelo e dello spirito benedettino, promuovano con ogni cura la formazione dei candidati alla vita monastica nelle loro comunità.

Saluto gli aderenti all'Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia, che oggi così numerosi sono venuti a farmi visita. Mentre invoco dalla Vergine ogni desiderato bene su di loro e sulle loro famiglie, formulo fervidi voti che questo incontro con il Successore di San Pietro valga a rafforzare in loro il generoso impegno di testimonianza cristiana.

Rivolgo, adesso, un pensiero ai membri dell'Associazione "Homerus" di Toscolano Maderno con vivo compiacimento per le loro iniziative di solidarietà e ben volentieri imploro la continua assistenza divina sulle loro opere di bene.

Saluto, infine, i giovani, gli ammalati, e gli sposi novelli.

Oggi la Liturgia ricorda i Santi Apostoli Simone e Giuda Taddeo. La loro testimonianza evangelica sostenga voi, cari giovani, nell'impegno di quotidiana fedeltà a Cristo; incoraggi voi, cari ammalati, a seguire sempre Gesù nel cammino della prova e della sofferenza; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra famiglia il luogo del costante incontro con l'Amore di Dio e dei fratelli.

Appello del Santo Padre

Vorrei ora invitarvi a pregare con me per alcune intenzioni, che mi stanno particolarmente a cuore:

1. Oggi si inaugurano in Romania i lavori della Commissione mista fra la Chiesa ortodossa e quella greco-cattolica, istituita per facilitare il dialogo reciproco delle due Comunità. Raccomando questa iniziativa alla vostra preghiera, perché rechi i frutti auspicati per il bene della Chiesa e dell’intera società rumena.
2. Quattro mesi di confronto armato in Guinea Bissau hanno causato ingenti spostamenti di popolazione. Molti si sono rifugiati nelle missioni, dove il personale ecclesiastico e religioso - a cui va il mio vivo incoraggiamento - si prodiga per alleviarne le sofferenze. Preghiamo insieme perché tutte le parti in conflitto pongano termine a queste ormai lunghe sofferenze.
3. Nella Repubblica Democratica del Congo la guerra avanza con tragici effetti di distruzione e di coinvolgimento dei Paesi limitrofi. Eleviamo insieme una fervente supplica alla Regina della Pace, perché acquieti gli animi e faccia prevalere, sui propositi di intensificare il conflitto, la ricerca generosa di soluzioni onorevoli e pacifiche.




   
Novembre 1998


Mercoledì, 4 novembre 1998

Lo Spirito e il "corpo spirituale" risorto

(cfr 1Co 15,44)

1. "La nostra patria - insegna l'apostolo Paolo - è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose" (Ph 3,20-21).

Come lo Spirito Santo ha trasfigurato il corpo di Gesù Cristo quando il Padre l'ha risuscitato dai morti, così lo stesso Spirito rivestirà della gloria di Cristo i nostri corpi. Scrive san Paolo: "E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8,11).

2. La fede cristiana nella risurrezione della carne ha incontrato sin dagli inizi incomprensioni ed opposizioni. Lo tocca con mano lo stesso apostolo Paolo al momento di annunciare il Vangelo in mezzo all'Areopago di Atene: "Quando sentirono parlare di risurrezione di morti - raccontano gli Atti degli Apostoli - alcuni lo deridevano, altri dissero: 'Ti sentiremo su questo un'altra volta'" (Ac 17,32).

Tale difficoltà si ripropone anche nel nostro tempo. Da una parte, infatti, anche quando si crede in una qualche forma di sopravvivenza al di là della morte, si reagisce con scetticismo alla verità di fede che rischiara questo supremo interrogativo dell'esistenza alla luce della risurrezione di Gesù Cristo. Dall'altra, non manca chi avverte il fascino di una credenza come quella della reincarnazione, che è radicata nell'humus religioso di alcune culture orientali (cfr Tertio millennio adveniente TMA 9).

La rivelazione cristiana non si accontenta di un vago sentimento di sopravvivenza, pur apprezzando l'intuizione di immortalità che è espressa nella dottrina di alcuni grandi ricercatori di Dio. Possiamo, inoltre, ammettere che l'idea di una reincarnazione sia suscitata dall'acuto desiderio di immortalità e dalla percezione dell'esistenza umana come "prova" in vista di un fine ultimo, nonché della necessità di una purificazione piena per giungere alla comunione con Dio. La reincarnazione, tuttavia, non garantisce l'identità unica e singolare di ogni creatura umana quale oggetto del personale amore di Dio, né l'integrità dell'essere umano quale "spirito incarnato".

3. La testimonianza del Nuovo Testamento sottolinea innanzi tutto il realismo della risurrezione anche corporale di Gesù Cristo. Gli Apostoli attestano esplicitamente, rifacendosi all'esperienza da loro vissuta nelle apparizioni del Signore risorto, che "Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse... a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione dai morti" (Ac 10,40-41). Anche il quarto Vangelo sottolinea questo realismo, quando, ad esempio, ci narra l'episodio dell'apostolo Tommaso che è invitato da Gesù a mettere il dito nel posto dei chiodi e la mano nel costato trafitto del Signore (cfr Jn 20,24-29). Così pure, nell'apparizione sulla sponda del lago di Tiberiade, quando Gesù risorto "prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce" (Jn 21,13).

Tale realismo delle apparizioni testimonia che Gesù è risorto con il suo corpo e con questo corpo vive presso il Padre. Si tratta tuttavia di un corpo glorioso, non più soggetto alle leggi dello spazio e del tempo, trasfigurato nella gloria del Padre. In Cristo risorto è manifestato quello stadio escatologico a cui un giorno sono chiamati a giungere tutti coloro che accolgono la sua redenzione, preceduti dalla Vergine Santa che "finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria del cielo in corpo ed anima" (Pio XII, Cost. apost. Munificentissimus Deus, 1 nov. 1950, DS 3903 cfr Lumen gentium LG 59).

4. Rifacendosi al racconto della creazione narrato dal libro della Genesi e interpretando la risurrezione di Gesù come la "nuova creazione", l'apostolo Paolo può dunque affermare: "Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita" (1Co 15,45). La realtà glorificata del Cristo, infatti, attraverso l'effusione dello Spirito Santo, viene partecipata in modo misterioso ma reale anche a tutti coloro che credono in Lui.

Così, in Cristo, "tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti" (Concilio Lateranense IV: DS 801), ma questo nostro corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso (cfr Ph 3,21), in "corpo spirituale" (1Co 15,44). Paolo, nella prima Lettera ai Corinzi, a coloro che gli chiedono: "Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?", risponde servendosi dell'immagine del seme che muore per aprirsi a nuova vita: "Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere (...). Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso; si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale (...). E' necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità" (1Co 15,36-37 1Co 15,42-44 1Co 15,53).

Certamente - spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica - il "come" ciò avverrà "supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all'Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo" (n. 1000).

Attraverso l'Eucaristia Gesù ci dona, sotto le specie del pane e del vino, la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante la nostra carne al fine di farci partecipare con tutto il nostro essere, spirito e corpo, alla sua risurrezione e condizione di gloria. Ireneo di Lione a tal proposito insegna: "Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l'altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l'Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione" (Adversus haereses, 4, 18, 4-5).

5. Quanto sin qui abbiamo detto, sintetizzando l'insegnamento della Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa, ci spiega perché "il credo cristiano... culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna" (CEC 988). Con l'incarnazione il Verbo di Dio ha assunto la carne umana (cfr Jn 1,14) rendendola partecipe, attraverso la sua morte e risurrezione, della sua stessa gloria di Unigenito del Padre. Mediante i doni dello Spirito e della carne di Cristo glorificata nell'Eucaristia, Dio Padre infonde in tutto l'essere dell'uomo e, in certo modo, nel cosmo stesso l'anelito a questo destino. Come dice san Paolo: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; (...) e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rm 8,19-21).

Saluti

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Cari pellegrini lituani!

E' con grande piacere che vi porgo il benvenuto e vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo incontro. Risuoni in ciascuno di voi l'invito del Santo Apostolo Paolo a cercare le "cose di lassù" (Col 3,1) per riscoprire nella fede il vero senso dell'esistenza umana.

Mentre vi affido alla materna protezione di Maria Santissima, imparto con affetto a tutti voi, ai vostri familiari e all'intero popolo lituano la mia Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Cordialmente saluto i giovani pellegrini slovacchi del Ginnasio cattolico di Madre Alexia di Bratislava.

Cari fratelli e sorelle, siete venuti a salutare il Santo Padre proprio nel giorno del suo onomastico. Vi ringrazio per tutte le vostre preghiere con le quali accompagnate la mia missione di Supremo Pastore della Chiesa Universale.

Che il santo Carlo Borromeo sia per voi un esempio nell’impegno per la vera sapienza, devozione e carità.

Vi benedico di cuore.

Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Nel salutare i pellegrini italiani, rivolgo un cordiale benvenuto ai Missionari di diverse Congregazioni e Diocesi che partecipano al corso promosso dalla Pontificia Università Salesiana. Carissimi, vi accompagni la continua assistenza del Signore, affinché il corso di formazione che state seguendo valga a ravvivare il vostro generoso impegno di autentici apostoli del Vangelo. Con questi sentimenti, di cuore benedico voi e quanti sono affidati alle vostre cure pastorali.

Desidero salutare anche il gruppo di giovani appartenenti al Movimento "Amici di Maria Immacolata", che partecipano ad un Convegno Internazionale promosso in occasione del centenario di fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Immacolata. Cari giovani, formulo voti che il ricordo della fondatrice, la Serva di Dio Brigida Maria Postorino, contribuisca ad infondere in voi rinnovato fervore spirituale per una generosa testimonianza cristiana.

Saluto, poi, la numerosa rappresentanza ecclesiale e civile proveniente da Grumo Nevano, in Diocesi di Aversa. Carissimi, nell'esprimere la mia gratitudine per la vostra presenza, auspico di cuore che il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli e dei Martiri romani rafforzi i vostri propositi di testimonianza evangelica, in preparazione anche al Grande Giubileo dell'Anno Duemila.

Desidero, infine, rivolgere un particolare saluto ai giovani, agli ammalati ed agli sposi novelli. Ricorre oggi la memoria liturgica di San Carlo Borromeo, Vescovo insigne della Diocesi di Milano, che, animato da ardente amore per Cristo, fu instancabile maestro e guida dei fratelli. Il suo esempio aiuti voi, cari giovani, a lasciarvi condurre da Cristo nelle vostre scelte per seguirLo senza timore; incoraggi voi, carissimi ammalati, ad offrire la vostra sofferenza per i Pastori della Chiesa e per la salvezza delle anime; sostenga voi, cari sposi novelli, nel generoso servizio alla vita.
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Ringrazio di cuore per gli auguri e le preghiere a me offerti per l’onomastico. Quella di San Carlo Borromeo è la figura di un grande Pastore, il cui luminoso esempio mi ha sempre accompagnato e sostenuto. Alla sua intercessione affido il mio ministero e quello di tutti i vescovi ed i sacerdoti della Chiesa.





Udienze generali 1998 - Il "sigillo dello Spirito" e la testimonianza fino al martirio