Udienze generali 1999 - Mercoledì, 31 marzo 1999

Mercoledì, 31 marzo 1999


1. Con domenica scorsa, Domenica delle Palme, siamo entrati nella settimana detta «santa», perché in essa commemoriamo gli eventi centrali della nostra redenzione. Il cuore di questa settimana è il Triduo della Passione e della Risurrezione del Signore che, come si legge nel Messale Romano, "risplende al vertice dell'anno liturgico, perché l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e, risorgendo, ci ha ridonato la vita" (Norme Generali, 18). Nella storia dell'umanità nulla è avvenuto di più significativo e di maggior valore. Al termine della Quaresima, ci apprestiamo così a vivere con fervore i giorni più importanti per la nostra fede, intensifichiamo il nostro impegno a seguire, con sempre più grande fedeltà, Cristo, Redentore dell'uomo.

2. La Settimana Santa ci conduce a meditare sul senso della Croce, in cui "la rivelazione dell'amore misericordioso di Dio raggiunge il suo culmine" (cfr Dives in misericordia DM 8). In maniera tutta particolare, ci stimola a tale riflessione il tema di questo terzo anno di immediata preparazione al Grande Giubileo del Duemila, dedicato al Padre. Ci ha salvati la sua infinita misericordia. Egli, per redimere l'umanità, ha liberamente donato il suo Figlio Unigenito. Come non ringraziarlo? La storia è illuminata e guidata dall'evento incomparabile della redenzione: Dio, ricco di misericordia, ha effuso su ogni essere umano la sua infinita bontà, per mezzo del sacrificio di Cristo. Come manifestare in modo adeguato la nostra riconoscenza? La liturgia di questi giorni, se da un lato ci fa elevare al Signore, vincitore della morte, un inno di ringraziamento, ci chiede, al tempo stesso, di eliminare dalla nostra vita tutto ciò che ci impedisce di conformarci a lui. Contempliamo Cristo nella fede e ripercorriamo le tappe decisive della salvezza da lui operata. Ci riconosciamo peccatori e confessiamo la nostra ingratitudine, la nostra infedeltà e la nostra indifferenza di fronte al suo amore. Abbiamo bisogno del suo perdono che ci purifichi e ci sostenga nell'impegno di interiore conversione e di perseverante rinnovamento dello spirito.

3. "Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia: nella tua grande bontà cancella il mio peccato... Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato" (Ps 50,1 Ps 50,4). Queste parole, che abbiamo proclamato il Mercoledì delle Ceneri, ci hanno accompagnato durante tutto l'itinerario quaresimale. Esse risuonano nel nostro spirito con singolare intensità all'approssimarsi dei giorni santi, nei quali ci viene rinnovato il dono straordinario della remissione delle colpe, ottenuto per noi da Gesù sulla Croce. Di fronte al Crocifisso, richiamo eloquente alla misericordia di Dio, come non pentirsi dei propri peccati e non convertirsi all'amore? Come non riparare concretamente i torti causati agli altri e restituire i beni acquisiti in modo non onesto? Il perdono esige gesti concreti: il pentimento è vero ed efficace solo quando si traduce in atti tangibili di conversione e di giusta riparazione.

4. "Nella tua fedeltà soccorrimi, Signore"! Così ci esorta a pregare l'odierna liturgia del Mercoledì Santo, tutta proiettata verso gli eventi salvifici che commemoreremo nei prossimi giorni. Proclamando quest'oggi il Vangelo di Matteo sulla Pasqua e sul tradimento di Giuda, pensiamo già alla solenne Messa "in Cena Domini" di domani pomeriggio, che ricorderà l'istituzione del Sacerdozio e dell'Eucaristia, nonché il comando "nuovo" dell'amore fraterno lasciatoci dal Signore alla vigilia della sua morte.

Tale suggestiva celebrazione sarà preceduta, domani mattina, dalla Messa crismale, che in tutte le cattedrali del mondo il Vescovo presiede attorniato dal suo presbiterio. Vengono benedetti gli oli sacri per il Battesimo, per l'Unzione degli infermi ed il Crisma. In serata, poi, terminata la Messa "in Cena Domini", vi sarà il tempo dell'adorazione, quasi in risposta all'invito che Gesù rivolse ai suoi discepoli nella drammatica notte della sua agonia: «Restate qui e vegliate con me» (Mt 26,38).

Il Venerdì Santo è giorno di grande commozione, nel quale la Chiesa ci farà riascoltare il racconto della Passione di Cristo. L'"adorazione" della Croce sarà al centro dell'azione liturgica che in quel giorno verrà celebrata, mentre la Comunità ecclesiale prega intensamente per le necessità dei credenti e del mondo intero.

Subentra, quindi, una fase di profondo silenzio. Tutto tacerà sino alla notte del Sabato Santo. Nel cuore delle tenebre irromperanno la gioia e la luce con i suggestivi riti della Veglia pasquale ed il canto festoso dell'"Alleluia". Sarà l'incontro nella fede con Cristo risorto e la gioia pasquale si prolungherà per tutti i cinquanta giorni che seguiranno.

5. Carissimi Fratelli e Sorelle, disponiamoci a rivivere questi eventi con intimo fervore insieme a Maria Santissima, presente nel momento della passione del suo Figlio e testimone della sua risurrezione. Dice un canto polacco: "Madre santissima, eleviamo il nostro grido al tuo Cuore trafitto con la spada del dolore!". Maria accetti le nostre preghiere ed i sacrifici di coloro che soffrono; avvalori i nostri propositi quaresimali e ci accompagni mentre seguiremo Gesù nell'ora della prova estrema. Cristo, martoriato e crocifisso, è sorgente di forza e segno di speranza per tutti i credenti e per l'intera umanità.


Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Saluto cordialmente gli studenti del II° e del III° Liceo di Split, come pure i giovani della Parrocchia della Regina della Pace a Makarska, e i gruppi di pellegrini provenienti da altre località croate. Benvenuti!

Carissimi, domani sera con la Santa Messa “in Cena Domini” inizia la celebrazione del Sacro Triduo Pasquale. Esso rappresenta il vertice dell’Anno liturgico e, nello stesso tempo, ci ricorda l’immensità dell’amore di Dio verso l’uomo, manifestatosi in modo del tutto particolare nella Passione, nella Morte e nella Risurrezione di Cristo. Sappiate riscoprire in pienezza tale amore, testimoniandolo sempre e ovunque.

Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la benedizione di Dio.

Siano lodati Gesù e Maria!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovena

Saluto gli studenti ed i professori del Ginnasio sloveno a Celovec - Klagenfurt in Austria. Possa la visita dei monumenti romani arricchire la vostra cultura ed approfondire la vostra fede. Con questo desiderio vi impartisco la mia benedizione apostolica.

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese

Saluto cordialmente i pellegrini dall’Ungheria, da Budapest. Nella catechesi odierna abbiamo meditato sul Sacro Triduo e sul Mistero pasquale. Carissimi, vi auspico di cuore di festeggiare degnamente la passione, morte e risurrezione del Nostro Signore.

Con tali sentimenti, imparto la mia Benedizione Apostolica a voi e alla vostra Patria.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Lituania. Sia lodato Gesù Cristo!

Cari Fratelli e Sorelle, vi ringrazio per la vostra presenza e vi auguro che i momenti della Settimana Santa vissuti a Roma dispongano ogni cuore al dialogo con Dio, attraverso la riflessione, la penitenza e i gesti dell’amore verso il prossimo.

Con tali auspici, invocando su di voi, sulle vostre famiglie e sull’intera popolazione della vostra Patria l’abbondanza dei doni celesti, a tutti imparto la propiziatrice Benedizione Apostolica.

Buona Santa Pasqua a tutti!
* * *


Saluto cordialmente tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare, desidero rivolgere il mio pensiero alla squadra di ciclismo professionisti "Amore & Vita Fanini Team" e al gruppo dilettanti "Mamma e Michela Fanini". Tutti ringrazio per la loro gradita visita, augurando a ciascuno che questi giorni della Settimana Santa siano occasione propizia per rafforzare la fede e l'adesione al Vangelo.

Rivolgo infine il mio cordiale pensiero ai giovani, agli ammalati ed agli sposi novelli.

La contemplazione della passione, morte e risurrezione di Gesù, cari giovani, vi renda sempre più saldi nella testimonianza cristiana.

E voi, cari ammalati, traete dalla Croce di Cristo, il sostegno quotidiano per superare i momenti di prova e di sconforto.

A voi, cari sposi novelli, dal mistero pasquale, che in questi giorni contempliamo, venga un incoraggiamento a fare della vostra famiglia un luogo di amore fedele e fecondo.

A tutti la mia benedizione.



Aprile 1999


Mercoledì, 7 aprile 1999

Il Padre: amore esigente

1. L'amore di Dio Padre per noi non ci può lasciare indifferenti, anzi richiede di essere ricambiato con un impegno costante di amore. Questo impegno assume significati sempre più profondi quanto più ci avviciniamo a Gesù, che vive pienamente in comunione con il Padre, facendosi modello per noi.

Nel contesto culturale dell’Antico Testamento l'autorità del padre è assoluta, e viene assunta come termine di confronto per descrivere l’autorità di Dio creatore, a cui non è lecito muovere contestazioni. Si legge in Isaia: “Chi oserà dire a un padre: 'Che cosa generi?' o a una donna: 'Che cosa partorisci?'. Dice il Signore, il Santo di Israele, che lo ha plasmato: 'Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?'” (Is 45,10). Un padre ha pure il compito di guidare il figlio, ammonendolo con severità, se necessario. Il Libro dei Proverbi ricorda che ciò vale anche per Dio: “Il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto” (Pr 3,12 cfr Ps 103,13). Il profeta Malachia da parte sua attesta l’affetto compassionevole di Dio verso i suoi figli (Ml 3,17), ma si tratta pur sempre d'un amore esigente: “Tenete a mente la legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull’Oreb statuti e norme per tutto Israele” (Ml 3,22).

2. La legge che Dio dà al suo popolo non è un peso imposto da un padrone tirannico, ma l’espressione di quell’amore paterno che indica il giusto sentiero della condotta umana e la condizione per ereditare le promesse divine. È questo il senso dell’ingiunzione del Deuteronomio: “Osserva i comandi del Signore tuo Dio, camminando sulle sue vie e temendolo; perché il Signore tuo Dio sta per farti entrare in un paese fertile” (Dt 8,5-7). In quanto sancisce l’alleanza tra Dio e i figli d’Israele la legge è dettata dall’amore. Ma il trasgredirla non è senza conseguenze, comportando esiti dolorosi, che sono tuttavia sempre dominati dalla logica dell'amore, perché costringono l’uomo a prendere salutare coscienza di una dimensione costitutiva del suo essere. “È scoprendo la grandezza dell’amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dall’orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui” (CEC 1432).

Se si stacca dal Creatore, l’uomo precipita necessariamente nel male, nella morte, nel nulla. Al contrario, l’adesione a Dio è fonte di vita e benedizione. È quanto sottolinea lo stesso Libro del Deuteronomio: “Vedi, io oggi pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso” (Dt 30,15).

3. Gesù non abolisce la Legge nei suoi valori fondamentali, ma la perfeziona, come dice egli stesso nel discorso della montagna: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5,17).

Gesù addita il cuore della Legge nel precetto dell’amore, e ne sviluppa le esigenze radicali. Ampliando il precetto dell’Antico Testamento, egli comanda di amare amici e nemici, e spiega questa estensione del precetto facendo riferimento alla paternità di Dio: “Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5,43-45 cfr CEC 2784).

Con Gesù avviene un salto di qualità: egli sintetizza la Legge e i Profeti in una sola norma, tanto semplice nella sua formulazione quanto difficile nell’attuazione: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (cfr Mt 7,12). Questa è addirittura presentata come la via da percorrere per essere perfetti come il Padre celeste (cfr Mt 5,48). Chi agisce così, rende testimonianza agli uomini perché sia glorificato il Padre che è nei cieli (cfr Mt 5,16), e si dispone a ricevere il Regno che egli ha preparato per i giusti, secondo le parole di Cristo nel giudizio finale: “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34).

4. Mentre annuncia l'amore del Padre, Gesù non manca mai di ricordare che si tratta di un amore impegnativo. Questo tratto del volto di Dio emerge da tutta la vita di Gesù. Il suo “cibo” è appunto attuare la volontà di colui che lo ha mandato (cfr Jn 4,34). Proprio perché egli cerca non la propria volontà, ma il volere del Padre che lo ha inviato nel mondo, il suo giudizio è giusto (cfr Jn 5,30). Il Padre perciò gli rende testimonianza (cfr Jn 5,37) e così pure le Scritture (cfr Jn 5,39). Soprattutto le opere che compie in nome del Padre garantiscono che egli è inviato da lui (cfr Jn 5,36 Jn 10,25 Jn 10,37-38). Tra di esse, la più alta è quella di offrire la propria vita, come il Padre gli ha comandato: questo dono di sé è addirittura la ragione per cui il Padre lo ama (cfr Jn 10,17-18) ed è il segno che egli ama il Padre (cfr Jn 14,31). Se già la legge del Deuteronomio era cammino e garanzia di vita, la legge del Nuovo Testamento lo è in modo inedito e paradossale, esprimendosi nel comandamento di amare i fratelli fino a dare la vita per loro (cfr Jn 15,12-13).

Il “comandamento nuovo” dell’amore, come ricorda san Giovanni Crisostomo, ha la sua ragione ultima nell’amore divino: “Non potete chiamare vostro padre il Dio di ogni bontà, se conservate un cuore crudele e disumano; in tal caso, infatti, non avete più in voi l’impronta della bontà del Padre celeste” (Hom. in illud “Angusta est porta”: , 44B). In questa prospettiva c'è insieme continuità e superamento: la Legge si trasforma e si approfondisce come Legge dell'amore, l'unica che conviene al volto paterno di Dio.

J'accueille avec plaisir les francophones. Je salue les pèlerins du diocèse de Tulle, venus avec leur Évêque, Mgr Le Gal, ceux d'Alsace et de Bretagne ainsi que les nombreux jeunes, notamment ceux de Molenbeck, venus approfondir le dialogue islamo- chrétien, et ceux du collège Les Maristes de Bourg-de-Péage, dont je me prépare à canoniser le fondateur, Marcellin Champagnat. Que le Seigneur Ressuscité soit pour chacun joie et lumière sur la route ! À tous je donne de grand coeur la Bénédiction apostolique.

I extend a special greeting to the newly ordained Deacons from the Pontifical Irish College and the Pontifical Scots College: may God strengthen and guide you in your ministry of grace and hope. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, especially those from England, Ireland, Scotland, Canada and the United States of America, I invoke the joy and peace of the Risen Saviour.

Mit dieser Betrachtung grüße ich alle Pilger und Besucher aus Deutschland, Österreich, der Schweiz und dem Fürstentum Liechtenstein. Insbesondere heiße ich die Teilnehmer an der Pilgerfahrt des Bistums Würzburg in Begleitung des Diözesanbischofs Paul- Werner Scheele willkommen. Außerdem begrüße ich die vielen Ministranten- und Jugendgruppen. Allen wünsche ich schöne Ferientage in Rom. Gern erteile ich Euch und Euren Lieben daheim sowie allen, die über Radio Vatikan oder das Fernsehen mit uns verbunden sind, den Apostolischen Segen.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. En especial a las participantes en el IV Cursillo de Colaboradoras del Regnum Christi y a la Cofradía de la Virgen de la Soterraña, de Olmedo, que celebra el 75º aniversario de la coronación de la imagen, así como a los seminaristas de Barcelona y Barbastro y a los alumnos del Colegio de San Luis de los Franceses, de Madrid. A todos os bendigo de corazón, invitándoos a descubrir las exigencias del amor de Dios Padre.

Saúdo e desejo a todos felicidades, paz e graça no Senhor. Saúdo em particular os grupos de portugueses de um agrupamento de escuteiros da Paróquia de S. Mamede, e os paroquianos de Gafanha da Nazaré, ambos de Lisboa: sede bem-vindos e sede felizes. Que a luz de Cristo ressuscitado anime sempre a vossa fé, esperança e caridade, numa vida digna, cristã e repleta de alegrias. E dou-vos de coração, extensiva aos vossos familiares e pessoas amigas, a minha Bênção.

Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

“Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (Lc 24,34).

Con queste parole dal Vangelo secondo S. Luca saluto tutti i pellegrini belgi e neerlandesi. Vi auguro che il vostro cuore sia ardente mentre ascoltate la Parola del Risorto, e che riconosciate il Signore nella frazione del Pane.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Saluto cordialmente i pellegrini venuti da varie parti della Croazia, e in particolare dall’Arcidiocesi di Split-Makarska. Saluto l’Arcivescovo Metropolita di Split- Makarska, il caro Mons. Ante Juric, l’Ausiliare, Mons. Marin Barišic, e le Autorità locali. Nel salutare tutti, vorrei menzionare i Seminaristi del Seminario Minore Interdiocesano di Zagabria e quelli del Seminario Maggiore di Split.

Carissimi Fratelli e Sorelle, benvenuti! Vi accolgo molto volentieri. Voi siete venuti per restituirmi la Visita che io recentemente ho avuto modo di compiere nel vostro amato Paese, sostando, tra l’altro, a Split e a Solin. Durante questo Viaggio pastorale abbiamo avuto modo di riflettere sulla missione che Gesù affida ai suoi discepoli prima di salire al Padre (cfr Ac 1,4-8) e sulla chiamata alla santità che egli rivolge ad ogni cristiano. Questa universale vocazione è stata mirabilmente espressa dall’eroico Cardinale Luigi Stepinac, che ho avuto la gioia di elevare agli onori degli altari, a Marija Bistrica.

Carissimi, la fede, che ho potuto constatare in quella occasione, come pure nel mio primo viaggio apostolico in Croazia, rimanga viva in tutti, anzi cresca costantemente e dia frutti di autentico rinnovamento spirituale e sociale. Nutrite la vostra fede con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la regolare frequenza ai Sacramenti e con la preghiera personale e familiare. La Chiesa che è in Croazia, soltanto se rimane fedele a Cristo e al mandato da Lui ricevuto, potrà rispondere in maniera adeguata alle attese e alle sfide del momento presente. Mantenete fisso lo sguardo su Cristo, conservate intatta la gioia della Pasqua e custodite gelosamente il deposito della fede trasmesso dagli apostoli.

A tutti voi presenti, alle vostre famiglie e all’intera vostra Patria, imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Saluto cordialmente il gruppo di universitari slovacchi, presenti all’Udienza.

Carissimi studenti, siamo nell’Ottava di Pasqua, nella quale ricordiamo con partecipazione più intensa il mistero della risurrezione di Cristo, la sua vittoria sul peccato e sulla morte. Il Cristo risorto è presente tra noi e ci sprona a non vivere più per noi stessi, ma per Lui, che è morto e risorto per noi (cfr. 2Co 5,5).

Con l’augurio di vivere pienamente il Mistero della Pasqua imparto di cuore la mia Benedizione a voi, ai vostri cari e a tutta la Slovacchia.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovena

Benvenuti i seminaristi di Ljubljana e Maribor in Slovenia, che avete voluto arricchire il mistero pasquale con la visita alla tomba di San Pietro e agli altri monumenti cristiani di Roma. Col desiderio che il Risorto Redentore sia la vostra guida sulla via del sacerdozio vi impartisco la mia Benedizione Apostolica.

Traduzione italiana del saluto in lingua bielorussa

Rivolgo un cordiale benvenuto ai membri della corale di “Krinichka” di Minsk. Carissimi, vi ringrazio per la vostra visita ed invoco ben volentieri su di voi e sui vostri cari copiose benedizioni dal cielo.

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Con affetto mi rivolgo ai pellegrini giunti dalla Lituania. Carissimi Fratelli e Sorelle, porgo i miei auguri pasquali a tutti voi e ai vostri cari: Buona Pasqua! Cristo Risorto riempia i vostri cuori del suo amore e della sua gioia!

A tutti qui presenti e all’intero popolo lituano imparto la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai seminaristi dell’Arcidiocesi di Catania ed ai diaconi della Compagnia di Gesù accompagnati dai loro Superiori e familiari. Insieme a loro saluto i giovani presenti, specialmente i numerosi gruppi di ragazzi e di ragazze che fanno quest’anno la loro “Professione di fede”. Essi provengono da diversi Decanati, Parrocchie e Oratori della Lombardia. Carissimi siate sempre fedeli al vostro Battesimo: vivete appieno la vostra consacrazione battesimale e siate testimoni di Cristo morto e risorto per noi.

Rivolgo un pensiero affettuoso anche a voi, cari ammalati. La luce della Pasqua vi illumini e vi sostenga nella vostra sofferenza.

E voi, cari sposi novelli, attingete al mistero pasquale il coraggio per essere protagonisti nella Chiesa e nella società, contribuendo con il vostro amore fedele e fecondo alla costruzione della civiltà dell'amore.

Con tali auspici, vi benedico tutti di cuore.




Mercoledì, 14 aprile 1999

Testimoniare Dio Padre: la risposta cristiana all’ateismo


1. L’orientamento religioso dell’uomo scaturisce dalla sua stessa creaturalità, che lo spinge ad anelare a Dio da cui è creato a propria immagine e somiglianza (cfr Gn 2,17). Il Vaticano II ha insegnato che “la ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da Lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e non si affida al suo Creatore” (Gaudium et spes GS 19).

La via che conduce gli esseri umani alla conoscenza di Dio Padre è Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, che viene a noi nella forza dello Spirito Santo. Come ho sottolineato nelle precedenti catechesi, una tale conoscenza è autentica e piena se non si riduce a un’acquisizione del solo intelletto, ma coinvolge in modo vitale tutta la persona umana. Questa deve offrire al Padre risposta di fede e di amore, nella consapevolezza che, prima di conoscere, siamo stati già a nostra volta conosciuti ed amati da Lui (cfr Gal Ga 4,9 1Co 13,12 1Jn 4,19).

Purtroppo questo legame intimo e vitale con Dio, pregiudicato dalla colpa dei progenitori fin dall'inizio della storia, è vissuto dall'uomo in modo fragile e contraddittorio, insidiato dal dubbio e spesso reciso dal peccato. L’epoca contemporanea ha poi conosciuto forme particolarmente devastanti di ateismo “teorico” e “pratico” (cfr Fides et ratio FR 46-47). Soprattutto si rivela rovinoso il secolarismo con la sua indifferenza nei confronti delle questioni ultime e della fede: esso di fatto esprime un modello di uomo totalmente sganciato dal riferimento al Trascendente. L’ateismo ‘pratico’ è così un'amara e concreta realtà. Se è vero che esso si manifesta soprattutto nelle civiltà economicamente e tecnicamente più avanzate, i suoi effetti si estendono anche a quelle situazioni e culture che stanno avviando un processo di sviluppo.

2. Occorre lasciarsi guidare dalla Parola di Dio per leggere questa situazione del mondo contemporaneo e rispondere alle gravi questioni che essa pone.

Partendo dalla Sacra Scrittura, si noterà subito che essa non fa accenno all’ateismo “teorico”, mentre si preoccupa di respingere l'ateismo “pratico”. Il Salmista taccia di stoltezza colui che pensa: “Non c'è Dio” (Ps 14,1), e si comporta di conseguenza: “Sono corrotti, fanno cose abominevoli; nessuno più agisce bene” (Ibid). In un altro Salmo è biasimato l’"empio insolente che disprezza il Signore", dicendo: “Dio non se ne cura: Dio non esiste” (Ps 10,4).

Piuttosto che di ateismo, la Bibbia parla di empietà e idolatria. Empio e idolatra è colui che al vero Dio preferisce una serie di prodotti umani, falsamente ritenuti divini, viventi e operanti. All'impotenza degli idoli, e parallelamente di coloro che li fabbricano, vengono dedicate lunghe requisitorie profetiche. Con veemenza dialettica esse contrappongono alla vacuità ed inettitudine degli idoli fabbricati dall'uomo la potenza del Dio creatore e operatore di prodigi (cfr Is 44,9-20 Jr 10,1-16).

Questa dottrina raggiunge il suo sviluppo più ampio nel Libro della Sapienza (cfr Sg 13-15), dove si presenta la via, che sarà poi evocata da san Paolo (cfr Rm 1,18-23), della conoscenza di Dio a partire dalle cose create. Essere “atei” significa allora non conoscere la vera natura della realtà creata, ma assolutizzarla e, per ciò stesso, “idolatrarla”, invece di considerarla orma del Creatore e via che conduce a lui.

3. L’ateismo può perfino diventare una forma di ideologia intollerante, come la storia dimostra. Gli ultimi due secoli hanno conosciuto correnti di ateismo teorico che hanno negato Dio in nome di una pretesa autonomia assoluta o dell’uomo o della natura o della scienza. È quanto sottolinea il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Spesso l’ateismo si fonda su una falsa concezione dell’autonomia umana, spinta fino al rifiuto di ogni dipendenza nei confronti di Dio” (n. 2126).

Questo ateismo sistematico si è imposto per decenni offrendo l’illusione che, eliminando Dio, l’uomo sarebbe stato più libero sia psicologicamente che socialmente. Le principali obiezioni mosse soprattutto nei confronti di Dio Padre, si attestano attorno all’idea che la religione costituirebbe per gli uomini un valore di tipo compensativo. Rimossa l’immagine del padre terreno, l’uomo adulto proietterebbe in Dio l’esigenza di un padre amplificato, da cui a sua volta affrancarsi perché impedirebbe il processo di maturazione degli esseri umani.

Di fronte a forme di ateismo e alle loro motivazioni ideologiche, qual è l'atteggiamento della Chiesa? La Chiesa non disprezza lo studio serio delle componenti psicologiche e sociologiche del fenomeno religioso, ma rifiuta con fermezza l'interpretazione della religiosità come proiezione della psiche umana o risultato di condizioni sociologiche. L’autentica esperienza religiosa, infatti, non è espressione d’infantilismo, ma atteggiamento maturo e nobile di accoglienza di Dio, che risponde all’esigenza di significato globale della vita e impegna responsabilmente per una società migliore.

4. Il Concilio ha riconosciuto che, nella genesi dell’ateismo, hanno potuto contribuire i credenti per non aver sempre manifestato adeguatamente il volto di Dio (cfr Gaudium et Spes GS 19 CEC 2125).

In questa prospettiva è proprio nella testimonianza del vero volto di Dio Padre la risposta più convincente all’ateismo. Ciò ovviamente non esclude ma esige anche la corretta presentazione dei motivi di ordine razionale che portano al riconoscimento di Dio. Purtroppo tali ragioni sono spesso offuscate dai condizionamenti dovuti al peccato e da molteplici circostanze culturali. È allora l’annuncio del Vangelo, avvalorato dalla testimonianza di una carità intelligente (cfr Gaudium et Spes GS 21), la via più efficace perché gli uomini possano intravedere la bontà di Dio e progressivamente riconoscerne il volto misericordioso.


Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

Un cordiale saluto a tutti i pellegrini neerlandesi e belgi!

Carissimi fratelli e sorelle, auguro che possiate sperimentare l’amore e la grazia del Cristo Risorto in questo tempo pasquale, e riscoprire la vostra vocazione cristiana.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa, mossa dallo Spirito Santo e fedele al suo Fondatore divino, Gesù Cristo, è in costante cammino verso il “Padre che è nei cieli” (cfr Mt 5,45). Egli ci ama immensamente e vuole che ci salviamo, raggiungendo la vita eterna preparata per ogni uomo. L’attuale, terzo e ultimo, anno preparatorio al Grande Giubileo, vuole essere per ogni cristiano un tempo particolare per conoscere ancor di più tale amore e per rendergli testimonianza davanti al mondo.

Saluto cordialmente tutti i pellegrini croati e su ciascuno di essi e sulle loro famiglie invoco la benedizione di Dio.

Siano lodati Gesù e Maria!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Un cordiale benvenuto ai pellegrini della parrocchia di Praha-Michle-Krc!

Carissimi, prego Dio onnipotente perché infonda in voi la vera gioia della Risurrezione e vi accompagni sempre con i suoi numerosi doni. Con questi voti vi benedico di cuore!

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Saluto cordialmente il gruppo di pellegrini slovacchi provenienti da Banská Bystrica, Bratislava, Malacky e Nitra.

Cari pellegrini, auspico che possiate vivere la gioia della Pasqua nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità, accogliendo lo Spirito che il Cristo risorto dona continuamente per purificarci dal peccato e santificarci con l’abbondanza della divina grazia.

Con questo augurio, vi imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Lituania.

Carissimi, voglio augurarvi che l’odierno incontro sia per tutti un momento particolare di grazia per riscoprire Cristo, luce e speranza del mondo ed annunciarlo con le generose opere della carità fraterna.

Con tali auspici, imparto a ciascuno di voi e ai vostri familiari la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana. Rivolgo anzitutto un particolare pensiero ai membri della Consulta Nazionale Fondazioni Antiusura e alle delegazioni delle varie Fondazioni Regionali, venuti per richiamare l'attenzione della pubblica opinione sul preoccupante e, purtroppo, diffuso fenomeno dell'usura, che comporta risvolti sociali talora drammatici. Mi sono ben note, carissimi, le difficoltà che incontrate, ma so che siete determinati e uniti nel combattere questa grave piaga sociale. Continuate a lottare contro l'usura, dando speranza alle persone ed alle famiglie che ne sono vittime. Il Papa vi incoraggia a proseguire la vostra generosa opera per costruire una società più giusta e solidale, più attenta alle esigenze dei bisognosi.

Saluto, poi, i pellegrini della Diocesi di Tursi-Lagonegro che, accompagnati dal loro Pastore, il caro Monsignor Rocco Talucci, sono venuti a rinnovare la fede sulle tombe degli Apostoli, nel contesto del loro Sinodo diocesano. Vi esorto, carissimi, a porre ogni impegno nell'attuare le conclusioni dell'Assemblea sinodale, che coinvolgono l'intera Diocesi ed assicuro la mia preghiera, perché essa contribuisca a farvi camminare tutti con accresciuta generosità sulle vie del Vangelo.

Saluto anche i fedeli delle Parrocchie di Besana Brianza e di Santa Maria Assunta, in Lecce dei Marsi (L'Aquila), il Comitato Provinciale della Croce Rossa Italiana Sezione Femminile di Avellino e i membri del Lions Club di Valenza Po, che ricordano il loro venticinquesimo anniversario di fondazione. Auspico di cuore che la vostra gradita visita valga a rafforzare in ciascuno l'impegno di generosa e fedele adesione al Signore, in preparazione al Grande Giubileo dell'Anno Duemila.




Udienze generali 1999 - Mercoledì, 31 marzo 1999