
Udienze generali 1999 - Mercoledì, 17 novembre 1999
1. Tra le sfide dell’attuale momento storico su cui l’occasione del grande Giubileo ci spinge a riflettere ho additato, nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, quella connessa con il rispetto dei diritti della donna (cfr TMA 51). Desidero oggi richiamare alcuni aspetti della problematica femminile, su cui del resto non ho mancato di intervenire già in altre occasioni.
Sul tema della promozione della donna getta grande luce la Sacra Scrittura, indicando il progetto di Dio sull’uomo e sulla donna nei due racconti della creazione.
Nel primo si afferma: “Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gn 1,27). È un’affermazione che sta alla base dell’antropologia cristiana, poiché addita il fondamento della dignità dell’uomo in quanto persona nel suo essere creato “ad immagine” di Dio. Al tempo stesso il testo dice con chiarezza che non l’uomo né la donna separatamente sono immagine del Creatore, ma l'uomo e la donna nella loro reciprocità. Essi rappresentano in egual misura il capolavoro di Dio.
Nel secondo racconto della creazione, attraverso il simbolismo della creazione della donna dalla costola dell’uomo, la Scrittura mette in evidenza che l'umanità non è di fatto completa, finché non è creata anche la donna (cfr Gn 2,18-24). Questa riceve un nome che, fin dall’assonanza verbale nella lingua ebraica, dice relazione all’uomo (iš/iššah). “Creati insieme, l’uomo e la donna sono voluti da Dio l’un per l’altro” (Catechismo della Chiesa Cattolica, CEC 371). Che la donna venga presentata come un “aiuto simile a lui” (Gn 2,18) non va inteso nel senso che la donna sia serva dell’uomo - “aiuto” non equivale a “servo”; il Salmista dice a Dio: “Tu sei mio aiuto” (Ps 70,6 cfr Ps 115,9 Ps 115,10 Ps 115,11 Ps 118,7 Ps 146,5) -; l’espressione vuole dire piuttosto che la donna è in grado di collaborare con l’uomo perché ne è la perfetta corrispondenza. La donna è un altro tipo di “io” nella comune umanità, costituita in perfetta uguaglianza di dignità dal maschio e dalla femmina.
2. C’è da gioire per il fatto che l’approfondimento del ‘femminile’ abbia contribuito, nella cultura contemporanea, a un ripensamento del tema della persona umana in funzione del reciproco ‘essere per l’altro’ nella comunione interpersonale. Oggi il concepire la persona nella sua dimensione oblativa sta diventando un’acquisizione di principio. Purtroppo essa è spesso disattesa sul piano pratico. Con forza dunque, tra le tante aggressioni alla dignità umana, va deprecata quella diffusa violazione della dignità della donna che si manifesta con lo sfruttamento della sua persona e del suo corpo. Occorre contrastare vigorosamente ogni prassi che offende la donna nella sua libertà e femminilità: il cosiddetto ‘turismo sessuale’, la compravendita delle giovani ragazze, la sterilizzazione di massa, e in generale, ogni forma di violenza nei confronti dell’altro sesso.
Ben diverso atteggiamento richiede la legge morale, che predica la dignità della donna come persona creata ad immagine di un Dio-Comunione! È oggi più che mai necessario riproporre l’antropologia biblica della relazionalità, che aiuta a cogliere in modo autentico l’identità della persona umana nel suo rapporto con le altre persone e in particolare tra uomo e donna. Nella persona umana pensata in termini di “relazionalità” si ritrova un vestigio del mistero stesso di Dio, rivelato in Cristo come unità sostanziale nella comunione di tre divine persone. Alla luce di questo mistero ben si comprende l’affermazione della Gaudium et spes secondo cui la persona umana, “che è in terra la sola creatura che Dio abbia voluta per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé” (GS 24). La diversità tra uomo e donna richiama l’esigenza della comunione interpersonale, e la meditazione sulla dignità e vocazione della donna corrobora la concezione comunionale dell’essere umano (cfr Mulieris dignitatem MD 7).
3. Proprio questa attitudine comunionale che il femminile fortemente evoca, consente di ripensare la paternità di Dio, evitando quelle proiezioni figurative di tipo patriarcale tanto contestate, non senza motivo, in alcune correnti della letteratura contemporanea. Si tratta in effetti di cogliere il volto del Padre all’interno del mistero di Dio in quanto Trinità, cioè perfetta unità nella distinzione. La figura del Padre va rimeditata nel suo legame col Figlio, il quale dall’eternità è rivolto verso di lui (cfr Jn 1,1) nella comunione dello Spirito Santo. Occorre anche sottolineare che il Figlio di Dio si è fatto uomo nella pienezza dei tempi ed è nato dalla Vergine Maria (cfr Ga 4,4), e ciò proietta luce anche sul femminile, mostrando in Maria il modello di donna voluto da Dio. In Lei e mediante Lei è accaduto ciò che vi è di più grande nella storia degli uomini. La paternità di Dio-Padre non solo è relazionata a Dio-Figlio nel mistero eterno, ma anche alla sua Incarnazione avvenuta nel grembo di una donna. Se Dio-Padre, che “genera” il Figlio dall'eternità, per “generarlo” nel mondo ha valorizzato una donna, Maria, rendendola così “Theotokos”, Madre di Dio, ciò non è senza significato per cogliere la dignità della donna nel progetto divino.
4. L'annuncio evangelico della paternità di Dio pertanto, lungi dall’essere limitante nei confronti della dignità e del ruolo della donna, si pone viceversa a garanzia di ciò che il “femminile” umanamente simbolizza, cioè l’accogliere, il prendersi cura dell'uomo, il generare alla vita. Tutto ciò è infatti radicato in modo trascendente nel mistero dell'eterno “generare” divino. La paternità in Dio è certo del tutto spirituale. Essa tuttavia esprime quell'eterna reciprocità e relazionalità propriamente trinitaria che sta all'origine di ogni paternità e maternità e fonda la comune ricchezza del maschile e del femminile.
La riflessione sul ruolo e la missione della donna ben si colloca dunque in questo anno dedicato al Padre, spronandoci ad un impegno ancora più incisivo, perché alla donna sia riconosciuto tutto lo spazio che le è proprio nella Chiesa e nella società.
Traduzione italiana del saluto in lingua croata
Saluto di cuore l’Arcivescovo di Split-Makarska, Mons. Ante Juric, unitamente ai rappresentanti di Solin. Benvenuti!
Carissimi, la vostra odierna presenza qui, presso la tomba di S. Pietro, suscita in me bellissimi ricordi del mio soggiorno nella vostra città e nel Santuario della Madonna dell’Isola il 4 ottobre 1998 dove, alla vigilia del nuovo millennio, ho pregato per la Chiesa nelle regioni croate e per il vostro popolo, e ho incontrato i catechisti, gli insegnanti, i rappresentanti dei movimenti ecclesiali, e i giovani. Vi ripeto quanto dissi in quel luogo nel quale si trovano le profonde radici della vostra identità religiosa e nazionale: “Siate fieri dei tesori di fede che la storia vi ha affidato. Custoditeli gelosamente”.
Affido voi, la vostra città e l’intera vostra Patria all’intercessione e alla protezione della Madonna dell’Isola, della Madonna del Grande voto battesimale croato, ed imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
Siano lodati Gesù e Maria!
Traduzione italiana del saluto in lingua ceca
Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Scuola Superiore per Autisti, di Ústí nad Orlici!
Possa questo vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo rinvigorire la vostra fede e l’amore per la Chiesa di Cristo e accrescere in voi il desiderio di perfezione spirituale. Con questi voti, volentieri vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovena
Saluto i soci della democrazia cristiana da Izlak in Slovenia. Possa la visita ai monumenti cristiani della città eterna approfondire la vostra fede e lo zelo per il bene della nazione, onde poter in seguito comunicarli al prossimo. Con questo desiderio vi impartisco la mia benedizione apostolica.
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Rivolgo ora un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare, do il mio fraterno benvenuto a Monsignor Carmelo Cassati, Arcivescovo emerito di Trani-Barletta-Bisceglie, qui presente con un vasto gruppo di fedeli per ricordare il suo cinquantesimo anniversario di Ordinazione presbiterale. Carissimi fratelli e sorelle, mi compiaccio per la vostra presenza così numerosa. Leggo in essa un segno di affetto per il vostro zelante Pastore. Mentre vi esorto a custodire in cuore gli insegnamenti, invoco su di Lui copiosi doni e ricompense celesti per il lungo e generoso servizio ecclesiale, e tutti affido alla materna protezione di Maria Santissima.
Saluto i missionari di diverse Congregazioni e Diocesi, che partecipano al corso promosso dalla Pontificia Università Salesiana e dai Padri Verbiti.
Desidero salutare, poi, un gruppo di Amministratori provinciali e comunali provenienti da Asti, i soci del Serra Club, guidati dal Vescovo di Viterbo, Monsignor Lorenzo Chiarinelli, ed i membri dell'Associazione Professionale del Personale d'Albergo e delle Terme di Ischia dove non sono mai stato.
Saluto, altresì, gli organizzatori ed i partecipanti al Concorso "Il Volontario in erba", promosso dal Centro Studi Meridionali di Giovinazzo; i docenti e gli studenti dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Foggia, guidati dall'Arcivescovo, Monsignor Domenico D'Ambrosio, venuti per ricordare il decennale dell'erezione accademica; il gruppo di studenti dell'Istituto "Marco Polo - Cattaneo" di Cecina, come pure quelli dell'Istituto "Seghetti" di Verona; la numerosa rappresentanza di cappellani, di operatori del settore della giustizia e di agenti della Polizia Penitenziaria della Regione Lazio e di Arezzo, come pure i funzionari di Polizia del Gruppo "G8".
Tutti ringrazio per la gradita presenza.
Rivolgo, infine, il mio cordiale saluto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
Oggi, ricordando Sant'Andrea Dung-Lac e compagni, martiri vietnamiti, invito voi cari giovani, a lottare per rimanere sempre fedeli al Signore; esorto voi, cari ammalati, a saper accogliere con sereno abbandono quanto il Signore dona in ogni situazione della vita; auguro a voi, cari sposi novelli, di formare una famiglia veramente cristiana, attingendo la forza necessaria per realizzare tale progetto dalla Parola di Dio e dall'Eucaristia.
Dicembre 1999
1. Per un’adeguata preparazione al grande Giubileo non può mancare nella comunità cristiana un serio impegno di riscoperta del valore della famiglia e del matrimonio (cfr Tertio millennio adveniente TMA 51). Ciò è tanto più urgente, in quanto questo valore è oggi messo in discussione da gran parte della cultura e della società.
Non sono contestati soltanto alcuni modelli di vita familiare, che cambiano sotto la pressione delle trasformazioni sociali e delle nuove condizioni di lavoro. È la concezione stessa della famiglia, quale comunità fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, a esser presa di mira in nome di un’etica relativistica che si fa strada in larghi settori dell’opinione pubblica e della stessa legislazione civile.
La crisi della famiglia diventa, a sua volta, causa della crisi della società. Non pochi fenomeni patologici - dalla solitudine alla violenza, alla droga - si spiegano anche perché i nuclei familiari hanno perso la loro identità e la loro funzione. Dove cede la famiglia, la società viene a mancare del suo tessuto connettivo, con disastrose conseguenze che investono le persone, in particolare i più deboli: dai bambini agli adolescenti, ai portatori di handicap, agli ammalati, agli anziani…
2. Occorre dunque promuovere una riflessione che aiuti non solo i credenti, ma tutti gli uomini di buona volontà, a riscoprire il valore del matrimonio e della famiglia. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “La famiglia è la cellula originaria della vita sociale. È la società naturale in cui l’uomo e la donna sono chiamati al dono di sé nell’amore e nel dono della vita. L’autorità, la stabilità e la vita di relazione in seno alla famiglia costituiscono i fondamenti della libertà, della sicurezza, della fraternità nell’ambito della società” (n. 2207).
Alla riscoperta della famiglia può arrivare la stessa ragione, ascoltando la legge morale inscritta nel cuore umano. Comunità “fondata e vivificata dall’amore” (cfr Familiaris consortio FC 18), la famiglia trae la sua forza dall’alleanza definitiva di amore con cui un uomo e una donna si donano reciprocamente, diventando insieme collaboratori di Dio nel dono della vita.
Sulla base di questo fontale rapporto d’amore, anche le relazioni che si stabiliscono con e tra gli altri membri della famiglia devono ispirarsi all’amore ed essere caratterizzate da affetto e reciproco sostegno. Lungi dal chiudere la famiglia in se stessa, l’amore autentico la apre all’intera società, poiché la piccola famiglia domestica e la grande famiglia di tutti gli esseri umani non stanno in opposizione, ma in intimo e originario rapporto. Alla radice di tutto questo c’è il mistero stesso di Dio, che proprio la famiglia evoca in modo speciale. Come infatti scrivevo qualche anno fa nella Lettera alle famiglie, “alla luce del Nuovo Testamento è possibile intravedere come il modello originario della famiglia vada ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita. Il ‘Noi’ divino costituisce il modello eterno del ‘noi’ umano; di quel ‘noi’ innanzitutto che è formato dall’uomo e dalla donna, creati ad immagine e somiglianza divina” (Insegnamenti XVII/1 [1994], 332).
3. La paternità di Dio è la sorgente trascendente di ogni altra paternità e maternità umana. Contemplandola con amore, dobbiamo sentirci impegnati a riscoprire quella ricchezza di comunione, di generazione e di vita che caratterizza il matrimonio e la famiglia.
In essa si sviluppano relazioni interpersonali in cui a ciascuno è affidato, pur senza rigidi schematismi, un compito specifico. Non intendo qui riferirmi a quei ruoli sociali e funzionali che sono espressioni di particolari contesti storici e culturali. Penso piuttosto all’importanza che rivestono, nel rapporto reciproco sponsale e nel comune impegno di genitori, la figura dell’uomo e della donna in quanto chiamati ad attuare le loro naturali caratteristiche nell’ambito di una comunione profonda, arricchente e rispettosa. “A questa ‘unità dei due’ è affidata da Dio non soltanto l’opera della procreazione e la vita della famiglia, ma la costruzione stessa della storia” (Lettera alle donne, : Insegnamenti XVIII/1 [1995], 1878).
4. Il figlio poi deve essere sentito come l’espressione massima della comunione dell’uomo e della donna, ossia della reciproca accoglienza/donazione che si realizza e si trascende in un “terzo”, nel figlio appunto. Il figlio è la benedizione di Dio. Egli trasforma il marito e la moglie in padre e madre (cfr Familiaris consortio FC 21). Entrambi “escono da sé” e si esprimono in una persona, che pur frutto del loro amore, va oltre loro stessi.
Alla famiglia si applica in modo speciale l’ideale espresso nella preghiera sacerdotale, in cui Gesù chiede che la sua unità col Padre coinvolga i discepoli (cfr Jn 17,11) e coloro che crederanno alla loro parola (cfr Jn 17,20-21). La famiglia cristiana, “chiesa domestica” (cfr Lumen gentium LG 11), è chiamata a realizzare in modo speciale questo ideale di perfetta comunione.
5. Avviandoci alla conclusione di quest’anno dedicato alla meditazione su Dio Padre, riscopriamo dunque la famiglia alla luce della paternità divina. Dalla contemplazione di Dio Padre possiamo dedurre soprattutto un’urgenza particolarmente rispondente alle sfide dell’attuale momento storico.
Guardare a Dio Padre significa concepire la famiglia come il luogo dell’accoglienza e della promozione della vita, laboratorio di fraternità dove, con l’aiuto dello Spirito di Cristo, si crea tra gli uomini “una nuova fraternità e solidarietà, vero riflesso del mistero di reciproca donazione e accoglienza proprio della Santissima Trinità” (Evangelium vitae EV 76).
Dall’esperienza di famiglie cristiane rinnovate, la stessa Chiesa potrà imparare a coltivare, tra tutti i membri della comunità, una dimensione più familiare, adottando e promuovendo uno stile di rapporti più umano e fraterno (cfr FC 64).
Traduzione italiana del saluto in lingua croata
Carissimi, a Colui che “è Amore! (1Jn 4,16) si può accedere solo con un cuore pieno di amore. Pertanto, il perdono ai fratelli e alle sorelle e la riconciliazione con loro sono necessari per poter accedere a Dio (cfr Mt 5,23-24), così da ricevere da Lui il perdono (cfr Mt 6,14-15 Mt 18,33-35 Mc 11,25) e ristabilire la concordia distrutta dal peccato tra Dio e l’uomo e, in pari tempo, tra gli uomini stessi.
Saluto cordialmente il gruppo di pellegrini provenienti da Split ed imparto a loro, come pure agli altri pellegrini croati, la Benedizione Apostolica.
Siano lodati Gesù e Maria!
(Traduzione italiana del saluto in lingua slovena)
Mi è gradito salutare la Delegazione Slovena, guidata da Mons. Franc Kramberger, Vescovo di Maribor e da Mons. Franc Rode’, Arcivescovo di Ljubljana e Presidente della Conferenza Episcopale Slovena.
Carissimi, siete venuti a Roma per ricambiare la mia visita nel vostro Paese in occasione della Beatificazione del Vescovo Anton Martin Slomšek. Vi ringrazio di cuore per questo gesto gentile, che conferma la vostra devozione verso il Successore di Pietro. Una speciale parola di riconoscenza rivolgo ai Membri del Comitato organizzativo qui presenti con il Presidente.
Nel ricordare con gioia la calorosa accoglienza che mi fu allora tributata ed il fervore manifestato dai fedeli nel corso delle celebrazioni, auspico che, per la intercessione del Beato Anton Martin Slomšek, i semi allora gettati possano produrre una abbondante messe di fede profonda e di carità operosa e a tutti imparto la mia benedizione.
* * *
Rivolgo, ora, un saluto ai pellegrini di lingua italiana, ed in particolare ai fedeli della Parrocchia San Biagio in Limatola, venuti per far benedire la campana monumentale dedicata alla "pace fra i popoli".
Saluto i partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Società Italiana di Ortodonzia, come pure i membri dell'Associazione "Mediterraneum 2000", che si prefiggono di visitare alcune importanti città europee del Mediterraneo con un treno speciale, partendo dalla Città del Vaticano.
Saluto i componenti del Nucleo Centrale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, il Comando del Gruppo Navale della Marina Militare di La Spezia ed i Militari italiani in servizio presso la Base Nato di Bagnoli.
Saluto, poi, affettuosamente i bambini russi con i loro accompagnatori. Carissimi, mentre assicuro una particolare preghiera per i vostri cari tragicamente scomparsi nelle miniere, invoco su di voi e sui vostri familiari la continua assistenza divina.
Rivolgo ora il mio saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli presenti in questo incontro, ad Avvento appena iniziato.
Sappiate andare incontro a Cristo, cari giovani, con la coerenza della fede testimoniata nella vita quotidiana.
A Gesù, che ha voluto associarvi ancor più intimamente al disegno della salvezza, sappiate offrire le vostre sofferenze, cari malati, nella consapevolezza di cooperare al bene dell'intera umanità.
E voi, cari sposi novelli, che avete consacrato il vostro amore nel sacramento del matrimonio, sappiate essere generosi e accoglienti nei confronti del grande dono della vita.
A tutti la mia Benedizione.
1. “I cristiani, ricordando le parole del Signore ‘da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri’ (Jn 13,35), niente possono desiderare più ardentemente che servire con maggiore generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo” (Gaudium et spes GS 93).
Questo compito che il Concilio Vaticano II ci ha consegnato in chiusura della Costituzione pastorale su ‘La Chiesa nel mondo contemporaneo’, risponde alla sfida affascinante di costruire un mondo animato dalla legge dell’amore, una civiltà dell’amore, “fondata sui valori universali di pace, solidarietà, giustizia e libertà, che trovano in Cristo la loro piena attuazione” (Tertio millennio adveniente TMA 52).
Alla base di questa civiltà si trova il riconoscimento dell’universale sovranità di Dio Padre quale sorgente inesauribile di amore. Proprio sull’accettazione di questo valore fondamentale va operato un sincero esame di fine millennio in occasione del grande Giubileo del 2000, per ripartire più speditamente verso il futuro che ci attende.
Abbiamo assistito al declino di ideologie che hanno svuotato di riferimenti spirituali tanti nostri fratelli, ma i frutti nefasti di un secolarismo che ingenera indifferenza religiosa continuano a persistere, soprattutto nelle regioni più sviluppate. A questa situazione non è sicuramente una risposta valida il ritorno ad una religiosità vaga, motivata da fragili istanze compensative e dalla ricerca di un equilibrio psico-cosmico, quale si rivela in molti nuovi paradigmi religiosi che proclamano una religiosità senza riferimento a un Dio trascendente e personale.
Occorre invece analizzare con attenzione le cause della perdita del senso di Dio e riproporre coraggiosamente l’annunzio del volto del Padre, rivelato da Gesù Cristo nella luce dello Spirito. Questa rivelazione non diminuisce ma esalta la dignità della persona umana in quanto immagine di Dio Amore.
2. La perdita del senso di Dio ha coinciso, negli ultimi decenni, con l’avanzare di una cultura nichilistica che impoverisce il senso dell’esistenza umana e relativizza in campo etico perfino i valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita. Tutto questo spesso si realizza non in modo vistoso, bensì con la sottile metodologia dell’indifferenza che fa passare per normali tutti i comportamenti, di modo che non emerga più nessun problema morale. Si esige paradossalmente che lo Stato riconosca quali ‘diritti’ molti comportamenti che attentano alla vita umana, soprattutto a quella più debole e indifesa. Per non parlare delle immani difficoltà di accettazione dell’altro perché diverso, incomodo, straniero, malato, handicappato. Proprio il rifiuto sempre più forte dell'altro in quanto altro interroga la nostra coscienza di credenti. Come dicevo nell’Enciclica Evangelium vitae: “Siamo di fronte ad una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall’imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera ‘cultura di morte’” ( CFR EV 12).
3. Di fronte a questa cultura necrofila la nostra responsabilità di cristiani si esprime nell’impegno della “nuova evangelizzazione”, tra i cui frutti più importanti va annoverata la civiltà dell’amore.
“Il Vangelo, e quindi l’evangelizzazione, non si identificano certo con la cultura, e sono indipendenti rispetto a tutte le culture” (Evangelii nuntiandi EN 20), tuttavia possiedono una forza rigenerante che può influire positivamente sulle culture. Il messaggio cristiano non mortifica le culture distruggendone le caratteristiche peculiari, al contrario agisce in esse dall’interno, valorizzando quelle potenzialità originali che il loro genio è capace di esprimere. L’influsso del Vangelo sulle culture purifica ed eleva l’umano, facendo risplendere la bellezza della vita, l'armonia della pacifica convivenza, la genialità che ogni popolo apporta alla comunità degli uomini. Tale influsso ha la sua forza nell'amore che non impone ma propone, facendo leva sulla libera adesione, in un’atmosfera di rispetto e reciproca accoglienza.
4. Il messaggio di amore che è proprio del Vangelo libera istanze e valori umani, come la solidarietà, l’anelito alla libertà e all’uguaglianza, il rispetto per il pluralismo delle forme espressive. Il cardine della civiltà dell’amore è il riconoscimento del valore della persona umana e concretamente di tutte le persone umane. Il grande apporto del cristianesimo si riconosce proprio su questo terreno. Infatti proprio dalla riflessione sul mistero del Dio trinitario e sulla persona del Verbo fatto carne è gradatamente scaturita la dottrina antropologica della persona umana come essere relazionale. Questa preziosa acquisizione ha fatto maturare la concezione di una società che stabilisce nella persona il suo punto di partenza e l’obiettivo da raggiungere. La dottrina sociale della Chiesa, che lo spirito del Giubileo invita a rimeditare, ha contribuito a fondare sul diritto della persona le stesse leggi del convivere sociale. La visione cristiana dell’essere umano come immagine di Dio implica infatti che i diritti della persona si impongano per loro natura al rispetto della società, che non li crea, ma semplicemente li riconosce (cfr Gaudium et spes GS 26).
5. La Chiesa è consapevole che questa dottrina può restare lettera morta se la vita sociale non è animata dal soffio di un’autentica esperienza religiosa e in particolare dalla testimonianza cristiana continuamente alimentata dall’azione creatrice e risanatrice dello Spirito Santo. Essa è cosciente infatti che la crisi della società e dell’uomo contemporaneo è motivata in gran parte dalla riduzione della dimensione spirituale specifica della persona umana.
Il cristianesimo offre il suo contributo alla costruzione di una società a misura d’uomo, proprio assicurando ad essa un’anima e proclamando le esigenze della legge di Dio, a cui ogni organizzazione e legislazione della società deve ancorarsi, se intendono garantire la promozione umana, la liberazione da ogni tipo di schiavitù, l’autentico progresso.
Questo contributo della Chiesa passa soprattutto attraverso la testimonianza offerta dai cristiani, e in particolare dai laici, nella loro vita quotidiana. L’uomo contemporaneo infatti accoglie il messaggio dell’amore dai testimoni più che dai maestri, o da questi ultimi quando si presentano come autentici testimoni (cfr Evangelii Nuntiandi EN 41). È questa la sfida da raccogliere, perché si aprano nuovi scenari per il futuro del cristianesimo e della stessa umanità.
Traduzione italiana del saluto in lingua croata
Cari fratelli e sorelle, il perdono di cuore e la riconciliazione sono frutti della conversione e della sincera adesione al Vangelo. A questo ci invita, in particolare, il Grande Giubileo dell’Anno 2000, che avrà inizio tra pochi giorni e che rievoca il Mistero dell’Incarnazione e dell’immenso amore di Dio Uno e Trino verso l’uomo. La prossima celebrazione si manifesta per tali ragioni straordinariamente ricca di nuove speranze e di sovrabbondante gioia.
Saluto cordialmente i partecipanti al Simposio internazionale dedicato al “padre della linguistica croata”, il gesuita Bartol Kašic, come pure il personale dell’Istituto Lessicografico Croato “Miroslav Krleza” di Zagabria. Vi accompagni tutti la mia benedizione.
Siano lodati Gesù e Maria!
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Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, ai Dirigenti del Ministero della Sanità che collaborano con il Gran Ospedaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta, i cui membri si occuperanno delle postazioni di pronto soccorso durante l'Anno giubilare, presso le quattro Basiliche romane. Ad essi ed ai loro familiari esprimo il mio grato compiacimento e formulo i più cordiali auguri.
Con grande piacere saluto il numeroso gruppo di militari e civili, operatori di pace e solidarietà nel Kosovo, che attraverso "Radio West" mi ascoltano e si apprestano ad iniziare il Grande Giubileo dell'Anno 2000. Carissimi, mi sento molto vicino a voi ed alle vostre famiglie e vi manifesto il mio compiacimento per il quotidiano servizio di ricostruzione di un Paese duramente provato. Mentre invoco su tutti copiosi doni e ricompense celesti, auspico di cuore che il Giubileo ormai vicino rinsaldi il comune impegno per la tutela e la promozione del rispetto della dignità della persona e dei diritti di ogni essere umano.
Saluto, poi, i fedeli della Parrocchia Santa Maria Assunta in Balze di Verghereto, venuti con i membri dell'Arciconfraternita di Misericordia di Firenze e li ringrazio per il gentile dono del muschio, che servirà per il presepe in Piazza San Pietro. Saluto pure i fedeli della Basilica di Santa Caterina in Bolsena, ed il gruppo della Patriarcale Basilica di San Francesco in Assisi.
Saluto anche l'Unione Provinciale Agricoltori di Siena, l'Unione Cattolica Artisti Italiani, i membri del Corso Allievi Marescialli dell'Esercito Italiano e della Scuola Tecnica della Polizia di Stato.
Vi ringrazio tutti di cuore per la vostra partecipazione, invocando su ciascuno la continua protezione di Dio e della Vergine Santissima.
Un particolare saluto rivolgo a voi, giovani, malati e sposi novelli.
A voi, cari giovani, specialmente a voi studenti che siete così numerosi, auguro di disporre i vostri cuori ad accogliere Gesù, che viene a salvarci con la potenza del suo amore.
A voi, cari malati, che nella vostra esperienza di malattia condividete con Cristo il peso della Croce, le prossime feste natalizie apportino serenità e conforto.
Invito voi, cari sposi novelli, che da poco tempo avete fondato la vostra famiglia, a crescere sempre più in quell'amore che Gesù nel suo Natale ci ha donato.
A tutti imparto la Benedizione Apostolica.
1. La consueta Udienza del mercoledì si svolge oggi nel clima liturgico e spirituale dell'Avvento, reso ancor più intenso dall'avvicinarsi delle feste natalizie. La novena del Santo Natale che stiamo vivendo in questi giorni, costituisce un itinerario liturgico che ci accompagna nel nostro impegno di preparazione alla celebrazione del grande "fatto" accaduto venti secoli fa: ci invita a meditare sugli aspetti profondi del mistero dell'Incarnazione e ad accoglierli nella nostra esistenza.
Nel Natale di quest'anno 1999 ci apprestiamo a vivere uno straordinario evento. Nella Santa Notte, ormai vicina, inizierà infatti il Grande Giubileo dell'Anno Duemila, al quale da tanto tempo la Chiesa si sta con fede preparando, e questo dà ulteriore vigore alla nostra attesa. Nell'ultimo scorcio di questo tempo d'Avvento, la liturgia pone in rilievo l'attesa dell'intera creazione. E' come se questa, dopo duemila anni, sentisse con gioia rinnovata l'arrivo di Colui che ne ricompone in modo ancor più perfetto la primordiale armonia, sconvolta a causa del peccato.
2. Carissimi Fratelli e Sorelle! Disponiamoci fin d'ora a vivere con intensa partecipazione l'evento salvifico del Natale, iniziando con profonda gioia l'Anno giubilare. Contempliamo nella povertà del presepe il grande "fatto" dell'Incarnazione: Dio si fa uomo per incontrare ciascuno di noi. Lasciamo che questo grande Mistero trasformi la nostra esistenza durante l'intero tempo di grazia del Giubileo. Riviviamo l'esperienza commovente ed esaltante dei pastori, che accolsero prontamente l'annuncio portato dagli angeli, e si recarono senza indugio ad adorare il Salvatore, divenendo così i primi testimoni della sua presenza nel mondo.
3. La Vergine Maria, che fu la prima a preparare una degna dimora per il Messia promesso ed ancora oggi lo presenta al mondo, ci insegni ad aprire, anzi a spalancare, le porte del nostro cuore al messaggio di luce e di pace del Natale.
Con tali sentimenti e nel contesto di spirituale gioia per l'imminente apertura del Grande Giubileo dell'Anno Duemila, mi è gradito formulare a ciascuno di voi i miei più affettuosi voti augurali. Estendo questi cordiali sentimenti a quanti sono oppressi dalla sofferenza, a coloro che devono sopportare le pesanti conseguenze della guerra ed a coloro che si trovano in particolari difficoltà. A tutti auguro di poter sperimentare nelle prossime festività il conforto derivante dalla presenza del Signore, testimoniata da gesti significativi di amore e di solidarietà.
Traduzione italiana del saluto in lingua russa
Rivolgo un cordiale benvenuto ai membri del Teatro Musicale Giovanile "Galina Vishneskaya" di Mosca. Carissimi, vi ringrazio per la vostra visita ed invoco ben volentieri su di voi e sui vostri cari copiose benedizioni dal Cielo.
Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca
Rivolgo un cordiale benvenuto al gruppo dei pellegrini slovacchi, soprattutto ai "Messaggeri della luce di Betlemme".
Cari fratelli e sorelle, nella vicinanza del Grande Giubileo vi auguro che il Figlio di Dio - Luce del Mondo, nato per noi dalla Vergine Maria - conceda a tutti la sua grazia di crescere nell’amore, affinché nessuno cammini nelle tenebre.
Portate questo messaggio in tutte le regioni della vostra Patria. Con questi voti vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese
Saluto con affetto i pellegrini ungheresi, in primo luogo le Suore di Kalocsa. Di cuore invoco la mia benedizione apostolica su voi tutti, alla vigilia del Santo Natale, aspettando l’apertura della Porta Santa.
Sia lodato Gesù Cristo !
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca
"Nasce Dio, la potenza umana resta sbigottita,
Il Signore dei cieli si spoglia!
Il fuoco si smorza, il fulgore si vela,
L’Infinito si pone confini"!
1. Cari Fratelli e sorelle,
Conosciamo bene questo bel canto natalizio, scritto da Franciszek Karpinski. In un modo molto profondo esso rende il clima del Natale del Signore ed introduce nel mistero degli eventi salvifici, il cui testimone fu la notte di Betlemme, quando l’ineffabile Dio si abbassò verso la creatura, assunse la natura umana e si fece uomo per la nostra salvezza.
Saluto cordialmente tutti i presenti a questa udienza. Vi ringrazio perché continuate la tradizione degli incontri della Vigilia di Natale con il Papa in Vaticano. Saluto il qui presente Signor Cardinale Andrzej Deskur, l’Arcivescovo Szczepan Wesoly, i sacerdoti che svolgono il loro ministero tra i Polacchi di Roma, il Signor Ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede e presso il Quirinale, i rappresentanti del clero e degli ordini religiosi femminili e maschili. Con questo saluto voglio abbracciare anche coloro che non sono presenti qui, specialmente le vostre famiglie e i vostri cari.
2. Il Natale di quest’anno ha un’eloquenza particolare. A mezzanotte della Vigilia infatti verrà aperta la Porta Santa, e nella solennità stessa del Natale del Signore, in tutte le diocesi del mondo inizieranno le celebrazioni del Grande Giubileo. Prima di metterci intorno alla tavola di vigilia e di spezzare il pane bianco di Natale, dovremmo renderci profondamente consapevoli che siamo proprio noi a diventare partecipi dei grandi eventi, che si operano nella storia umana e nella storia della salvezza. Noi, cristiani, l’Anno 2000, lo vivremo in modo particolare come la memoria dell’Incarnazione, della venuta al mondo di Gesù Cristo, vero Dio e perfetto uomo. Di conseguenza questo dovrebbe essere tempo di lode e di rendimento di grazie nei riguardi di Dio per la sua infinita misericordia, tempo di ardente preghiera e di sincera conversione mediante il cambiamento di vita, affinché ciascuno di noi possa attingere con abbondanza alla sorgente di grazie. Il Giubileo è l’anno di grazia del Signore.
Ringrazio la Divina Provvidenza perché, nell’anno che volge al termine, mi è stato dato di visitare nuovamente la terra patria. Prego Dio perché questo pellegrinaggio produca frutti abbondanti nella vita personale e sociale.
3. Benché manchino ancora due giorni alla vigilia, già oggi spezzo il pane bianco di Natale con i miei connazionali in Patria e nel mondo e formulo cordiali auguri. Abbraccio con la preghiera la Chiesa in Polonia insieme ai suoi pastori, con a capo il Cardinale Primate e tutta la nostra società - tutti senza alcuna eccezione. Vorrei tanto essere vicino a ciascuno di voi, a ogni famiglia polacca e a ogni casa polacca, specialmente lì dove c’è sofferenza e dolore, dove si risente la solitudine e l’amarezza dell’abbandono.
A tutta la mia Patria auguro che lo spirito del Grande Giubileo pervada i cuori con il sacro fuoco d’amore. Siano ospiti nelle nostre case la misericordia, la bontà e l’umana solidarietà. Che queste gioiose feste della nascita di Gesù Cristo, contribuiscano all’avvicinarsi delle persone tra loro, e io desidero tanto partecipare a questa unione di cuori. Prego per questo fervidamente Dio che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16).
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Il clima di questi giorni, prossimi ormai alla festa che celebra la venuta di Dio fra gli uomini, arricchisce di singolare significato l'odierno nostro incontro. Con grande affetto, mi è gradito salutare i pellegrini di lingua italiana. In particolare, i membri della Casa Santa Teresa di Gesù Bambino, di Molino del Piano, come pure il gruppo musicale "Ladri di carrozzelle" ed i giovani portatori di handicap della cooperativa "Il Sicomoro", i rappresentanti dell'Associazione Sportiva Volley Milano e i membri dell'Associazione Italiana Amici del Presepio.
Saluto poi il Centro di Addestramento e Sperimentazione Artiglieria Contraerei di Sabaudia.
Mi rivolgo ora a voi, cari giovani, cari malati e cari sposi novelli.
La solennità del Natale, che coincide quest'anno con l'apertura del Grande Giubileo del Duemila, ci invita a fissare lo sguardo sul mistero dell'incarnazione del Verbo.
Guardate a Cristo, cari giovani, perché la vostra esistenza sia sempre illuminata dalla sua presenza.
Voi, cari ammalati, ricevete dal mistero del Natale serenità e conforto.
E voi, cari sposi novelli, seguite l'esempio della santa Famiglia di Nazareth, modello di ogni famiglia cristiana.
Auguro a ciascuno un santo e felice Natale: il Bambino Gesù riempia il cuore di tutti di quella gioia vera, che egli è venuto a recare all'umanità.
A tutti la mia Benedizione.
Udienze generali 1999 - Mercoledì, 17 novembre 1999