SYMPOSIUM INTERNAZIONALE
IN OCCASIONE DEL XXX ANNIVERSARIO
DELLA PROMULGAZIONE DEL DECRETO CONCILIARE PRESBYTERORUM ORDINIS
MESSAGGIO FINALE
A TUTTI I SACERDOTI DEL MONDO
CITTA’ DEL VATICANO
23 - 28 ottobre 1995
MESSAGGIO FINALE
Da trent'anni il Decreto conciliare Presbyterorum Ordinis segna il cammino della Chiesa al fine di definire l'identità, a ministero e la vita dei presbiteri e riflette le gioie, le speranze, le difficoltà e le inquietudini dei sacerdoti che hanno consacrato nella loro vita a Cristo, capo e Pastore, Sommo ed Eterno Sacerdote.
Incoraggiati dall'auspicio del Santo Padre, noi Partecipanti a questo Symposium Internazionale, promosso dalla Congregazione per il Clero in occasione del XXX anniversario della promulgazione del decreto conciliare Presbyterorum Ordinis, abbiamo riflettuto sulla figura del sacerdote alle soglie del Terzo Millennio, impegnato per la Nuova Evangelizzazione.
Nella preghiera, nella riflessione e nelle comunicazioni reciproche, cum Petro et sub Petro, abbiamo pensato a tutti i sacerdoti del mondo che nell'opera silenziosa e quotidiana esercitano con gioia il ministero presbiterale a servizio delle comunità cristiane. Abbiamo avuti presenti nel cuore e nella mente soprattutto i sacerdoti soli, provati dalla malattia, anziani; i sacerdoti perseguitati a causa di Cristo e della sua Chiesa, o vittime della guerra e della violenza; i sacerdoti che per qualunque motivo vivono con qualche difficoltà il loro servizio a Dio e alla Chiesa.
La presenza di noi Vescovi, presidenti delle Commissioni Episcopali per il Clero di tutto il mondo, e di noi sacerdoti delegati dalle medesime Conferenze Episcopali è stata l'occasione per rinnovare la nostra fede in Cristo Signore e Maestro, che è il centro e il fine della storia, il Signore del tempo.
Siamo consapevoli che le difficoltà e le sfide non mancano. La trasformazione epocale degli ultimi trent'anni e l'aprirsi del Terzo Millennio dell'Era Cristiana interpellano tutti i presbiteri a farsi araldi della nuova evangelizzazione, testimoni intrepidi dell'amore con cui Dio ama ogni creatura, gioiosi nella quotidiana fedeltà e nella pronta e felice disponibilità al Signore che è il Padrone della messe.
Ribadiamo che l'essere e l'agire dei sacerdoti nella Chiesa e nel mondo sono indispensabili e insostituibili. Ministri dell'Eucaristia, dispensatori della misericordia divina nel sacramento della Riconciliazione, consolatori delle anime, guide dei fedeli tutti nelle tempestose difficoltà della vita, i presbiteri agiscono per mandato e
*in persona Cristi Capitis.Durante questo Symposium abbiamo ancor più preso coscienza che dobbiamo continuamente camminare verso la piena realizzazione della nostra identità sacerdotale. La nostra spiritualità ci spinge a rinnovare in Dio la fede, la speranza e la carità.
Siamo convinti che la formazione permanente è compito prioritario e urgente. Servitori del ministero, radicati nella Parola di Dio, siamo chiamati a crescere ogni giorno nella grazia per essere veramente testimoni del Vangelo.
Servitori della comunione dobbiamo realizzare continuamente una maggiore integrazione personale e comunitaria per il servizio alla Chiesa, che è la famiglia dei figli di Dio. Servitori della missione, siamo chiamati a rispondere con entusiasmo ai segni dei tempi, cercando di comprendere e valutare con criteri di discernimento evangelico le circostanze culturali e sociali che cambiano rapidamente e che sfidano la nostra missione di servizio a tutta l'umanità.
Nella nostra dedizione generosa, seria e continuata, avremo sempre la certezza della gratuità della chiamata nelle nostre vite e scopriremo che non c'è posto per lo scoraggiamento; che il nostro servizio è sempre dono gioioso che attira l'amore e la benedizione di Dio.
Pertanto:
Noi, Vescovi e sacerdoti, rappresentanti delle Conferenze Episcopali del mondo:
- esprimiamo riconoscenza al Santo Padre e alla Congregazione per il Clero per l'opportunità offerta di approfondire il Decreto conciliare, tenendo presente il cammino magisteriale di questi trent'anni;
- constatiamo con gioia che i lavori si sono svolti in un clima di autentica comunione e di fraternità sacerdotale e che i temi trattati sono stati ricchi di insegnamenti teologici, spirituali e pastorali;
- con il seguente Messaggio rivolgiamo a tutti i sacerdoti del mondo, proponendo loro alcuni punti di riflessione:
IDENTITA’ DEL PRESBITERO
La funzione dei Presbiteri, in quanto strettamente vincolata all'Ordine episcopale, partecipa della autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio Corpo. Per questo motivo, il sacerdozio dei Presbiteri, pur presupponendo i Sacramenti dell'iniziazione cristiana, viene conferito da qual particolare Sacramento per il quale i Presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, sono marcati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, Capo della Chiesa.
Presbyterorum Ordinis, 2
La conoscenza della natura e della missione del sacerdozio ministeriale è il presupposto irrinunciabile, e nello stesso tempo la guida Più sicura e lo stimolo più incisivo, per sviluppare nella Chiesa l'azione pastorale di promozione e di discernimento delle vocazioni sacerdotali e di formazione dei chiamati al ministero ordinato.
Pastores dabo vobis, 1
Il sacerdozio ministeriale rende tangibile l’azione propria di Cristo Capo e testimonia che Cristo non si è allontanato dalla sua Chiesa, ma continua a vivificarla col suo perenne sacerdozio.
Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri, 1
Affinché il sacerdote possa essere sale e lievito nelle attuali circostanze sociali e culturali, raccomandiamo un approfondimento permanente dell'identità presbiterale. t la chiarezza e la costante consapevolezza della propria identità a determinare l'equilibrio della vita sacerdotale e la fecondità del ministero pastorale che da essa consegue. A tale scopo si suggerisce:
LA MISSIONE E IL MINISTERO DEL PRESBITERO NELLA CHIESA E NEL MONDO IN TRASFORMAZIONE PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Esercitando la funzione di Cristo Capo e Pastore per la parte di autorità che spetta loro, i Presbiteri, in nome del Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell'unità, e la conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Per questo ministero, come per le altre funzioni del Presbiterio, viene conferita una potestà spirituale, che è appunto concessa ai fini dell'edificazione (cfr. 2 Cor 10,8; 13,10).
Presbyterorum Ordinis, 6
I presbiteri sono chiamati a prolungare la presenza di Cristo, unico e sommo pastore, attualizzando il suo stile di vita c facendo quasi sua trasparenza in mezzo al gregge loro affidato.
Pastores dabo vobis, 15
Il sacerdote, come prolungamento visibile e segno sacramentale di Cristo nel suo stesso stare di fronte alla Chiesa e al mondo come origine permanente e sempre nuova della salvezza, si trova inserito nella dinamica trinitaria della salvezza con una particolare responsabilità. La sua identità scaturisce dal ministerium verbi et sacramentorum
Direttorio, 4
Nella prospettiva dell'ecclesiologia di comunione, nella quale dev'essere considerato il ministero sacerdotale, ci sembra utile fare alcune proposte per rendere più efficace l'azione missionaria dei presbiteri che, alle soglie del Terzo Millennio, sono impegnati nella nuova evangelizzazione.
1. Per l'incisività dello sforzo apostolico si rende indispensabile un fervido programma di lavoro, aperto ai disegni del Signore. Tale progetto dovrebbe essere attuato sia a livello di Conferenze Episcopali che di Diocesi, di parrocchie e di comunità. Una volta determinate le linee di lavoro, in concordanza con il Magistero della Chiesa, è altresì indispensabile fissare delle scadenze precise per il raggiungimento degli obiettivi fissati, verificando periodicamente i progressi comuni.
2. La pastorale vocazionale merita un posto privilegiato nel contesto di tutta la pastorale ordinaria. Si propone, pertanto, che in ogni diocesi alcuni sacerdoti si dedichino a tempo pieno, alla promozione delle vocazioni, destinate sia al seminario minore sia al seminario maggiore. Ciò scaturisce dalla profonda consapevolezza che le vocazioni sono dono di Dio e che tutto il popolo cristiano le deve impetrare con la preghiera costante. Una sensibilizzazione del tutto speciale dovrà essere promossa in ordine alla santità dei chierici nonché alla pastorale delle confessioni e della direzione spirituale (cfr. Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri, 53 - 54)
a. nella formazione dei sacerdoti: prepararli per un lavoro d'équipe da svolgere insieme ai fedeli laici, tenendo ben presenti l'identità e la specificità dei rispettivi ruoli;
b. destinare alcuni sacerdoti alla formazione dei fedeli laici, al loro inserimento nella vita apostolica per l'animazione delle realtà temporali e alla loro costante attenzione spirituale;
c. ogni parroco sappia poi individuare quelle persone, specialmente fra i giovani, che ritenga più idonee per una collaborazione in parrocchia. Oltre ad alleggerire il carico delle occupazioni del sacerdote, un tale sistema offre una preziosa occasione per indirizzare le anime più sensibili ad una maggiore coscienza delle responsabilità battesimali e può costituire un'eccellente opportunità di discernimento di quanti si sentono chiamati a uno speciale impegno nella vita consacrata.
6. Nel campo dei mass-media: per poter usufruire di questo potente mezzo di evangelizzazione è necessario che le Conferenze Episcopali si preoccupino di preparare con professionalità sacerdoti, religiosi e fedeli laici, tra i più idonei, a svolgere questo ministero.
7. In ogni diocesi e parrocchia si tengano presenti tutte quelle esigenze che caratterizzano una società in continuo mutamento: l'immigrazione, a turismo, le situazioni di guerra, la violenza in generale, i vari tipi di povertà, ad iniziare da quelle dello spirito. Attenzione speciale va data anche ai cristiani che si trovano in complesse e irregolari situazioni pastorali. Si cerchi una risposta pastorale adeguata e sempre chiaramente conforme alla missione salvifica che il Redentore ha dato alla sua Chiesa.
8. Senza mai perdere di vista l'autenticità del messaggio evangelico e con la dovuta prudenza, cerchino quelle legittime forme di inculturazione che assumono i valori culturali e le caratteristiche di ogni popolo, alla luce della piena Rivelazione in Cristo.
LA SPIRITUALITA SACERDOTALE
*
Siate dunque perfetti così come il Padre vostro celeste è perfetto+ (Mt 5,48). Ma i sacerdoti sono specialmente obbligati a tendere i questa perfezione, poiché essi - che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio mediante l'Ordinazione - vengono elevati alla condizione di strumenti vivi di Cristo Eterno Sacerdote, per proseguire nel tempo la sua mirabile opera, che ha reintegrato con divina efficacia l'intero genere umano. Dato quindi che ogni sacerdote, nel modo che gli è proprio, agisce a nome di Cristo stesso, fruisce anche di una grazia speciale, in virtù della quale, mentre è al servizio della gente che gli è affidata e di tutto il Popolo di Dio, egli può avvicinarsi più efficacemente alla perfezione di colui del quale è rappresentante, e la debolezza dell'umana natura trova sostegno nella santità di lui, il quale è fatto per noi Pontefice *santo, innocente, incontaminato, segregato dai peccatori (Eb 7,26).Presbyteroruin Ordinis, 12
Mediante la consacrazione sacramentale, il sacerdote è configurato a Gesù Cristo in quanto Capo e Pastore della Chiesa [...]. Grazie a questa consacrazione operata dallo Spirito nell'effusione sacramentale dell'Ordine, la vita spirituale del sacerdote viene improntata, plasmata, connotata da quegli atteggiamenti e comportamenti che sono propri di Gesù Cristo Capo e Pastore della Chiesa e che si compendiano nella sua carità pastorale.
Pastores dabo vobis, 21
I presbiteri manterranno vivo il loro ministero con una vita spirituale, alla quale daranno l’assoluta preminenza, evitando di trascurarla a motivo delle diverse attività Proprio per poter svolgere fruttuosa mente il ministero pastorale, il sacerdote ha bisogno di entrare in una particolare e profonda sintonia con Cristo buon Pastore, il quale, solo, resta il protagonista principale di ogni azione pastorale.
Direttorio, 38
Mezzi di perfezione spirituale
1. Essendo consapevole dell'urgente necessità dell'unione intima con Dio, il presbitero dovrà procurarsi tempi per la preghiera personale, la lettura spirituale e la recita del rosario. Anche la confessione periodica e la direzione spirituale sono mezzi indispensabili per progredire nella propria vita spirituale, come altresì la dimensione contemplativa di adorazione e di intimità profonda con il Signore, nell'Eucaristia e nelle Sacre Scritture.
2. Particolare attenzione sia data alla devozione alla Madre di Dio, la quale, come Madre dei sacerdoti, deve essere costantemente presente, nella missione e nella vita spirituale dei presbiteri
3. Si cerchi di promuovere parimenti giornate di ritiro e di fraternità sacerdotale a livello locale, diocesano, nazionale ed internazionale (cfr. Direttorio, 81; 85)
Il Ministero come mezzo di santificazione personale
4. I presbiteri sviluppino il loro ministero come mezzo di santificazione personale, cercando l'equilibrio tra interiorità e attività pastorale, facendo del proprio lavoro pastorale una vera preghiera.
5. Sappiano offrire tutto a Dio con cuore aperto, capace di abbracciare con generosità ogni sacrificio per la realizzazione della propria missione.
La carità pastorale
6. I presbiteri vivano la propria responsabilità in unione con Cristo Buon Pastore, fonte della carità. La vita eucaristica, quotidiana e intima, costituisca spinta di donazione generosa al servizio della propria diocesi, nel grande respiro della Chiesa universale.
7. Siano educati nella carità pastorale per vivere l'accoglienza misericordiosa verso tutti, specialmente verso i confratelli in difficoltà e verso quanti, non conoscendo ancora la Verità, devono poter ricevere non solo il pane e l'assistenza materiale, ma anche, e soprattutto, Cristo Via, Verità e Vita.
LA COMUNIONE E LA FRATERNITA TRA I RRESBITER1
Tutti i Presbiteri, costituiti nell'Ordine del Presbiterato mediante l'ordinazione, sono intimamente uniti tra di loro con la fraternità sacerdotale; ma in modo speciale essi formano un unico Presbiterio nella diocesi al cui servizio sono ascritti sotto il proprio Vescovo. Infatti, anche se si occupano di mansioni differenti', sempre esercitano un unico ministero sacerdotale in favore degli uomini'. […] Tutti lavorano per la stessa causa, cioè per l'edificazione del Corpo di Cristo, la quale esige molteplici funzioni e nuovi adattamenti, soprattutto in questi tempi. Pertanto, è assai necessario che tutti i Presbiteri, sia diocesani che religiosi, si aiutino a vicenda, in modo da essere sempre cooperatori della verità (cfr. 3 Gv 8).
Presbyterorum Ordinis, 8
Il ministero ordinato, in forza della sua stessa natura, può essere adempiuto solo in quanto il presbitero è unito con Cristo mediante l'inserimento sacramentale nell'ordine presbiterale e quindi in quanto è nella comunione gerarchica con il proprio Vescovo. Il ministero ordinato ha una radicale forma comunitaria e può essere assolto solo come *un'opera collettiva+. [....] Ciascun sacerdote, sia diocesano che religioso, è unito agli altri membri di questo presbiterio, sulla base
del sacramento dell'Ordine, da particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di eternità.
Pastores dabo vobis, 17
Egli, infatti, è inserito nell'Ordo Presbyterorum costituendo quell'unità che può definirsi una vera famiglia nella quale i legami non vengono dalla carne o dal sangue ma dalla grazia dell'Ordine.
Direttorio, 25
l. Come primo punto, desideriamo ribadire l'importanza del Vescovo come autorevole figura di padre e amico, sempre pronto ad assumersi le proprie indelegabili responsabilità.
a. Il Vescovo è promotore della comunione tra i presbiteri: egli non mancherà di proporre l'organizzazione periodica di convivenze, riunioni, momenti di condivisione fraterna, di preghiera, di mutua solidarietà. Queste lodevoli iniziative devono essere aperte ai sacerdoti diocesani e religiosi, giovani e anziani, compresi quelli dei nuovi movimenti, in una prospettiva di accoglienza e di rispetto dei carismi riconosciuti dalla Chiesa.
b. Il Vescovo deve poter conoscere personalmente ogni sacerdote affidatogli. Nelle piccole diocesi lo può fare direttamente; nelle diocesi più grandi si possono nominare alcuni sacerdoti che, in strettissima relazione e comunione con il Vescovo, si dedichino alla cura spirituale dei loro confratelli nel sacerdozio. Sarebbe auspicabile - nei modi e nei tempi ritenuti opportuni dall'Autorità competente - una revisione territoriale di queste grandi diocesi per ridurne la grandezza a dimensioni pastoralmente più efficaci.
c. L’Ordinario diocesano deve aver cura dei suoi sacerdoti: deve cioè assicurarsi che nessuno di loro sia abbandonato a situazioni di rischio, come una accentuata solitudine, un abbandono morale e spirituale, ecc. Auspichiamo unanimemente che, nella misura del possibile, le parrocchie siano affidate a comunità sacerdotali, fatto salvo quanto stabilito dal Codice di Diritto Canonico.
2. Da parte sua, il sacerdote può favorire quest'incontro filiale e fraterno con il proprio Vescovo e con i propri confratelli, anche per mezzo di un costante sforzo di benevolenza, "gareggiando nello stimarsi a vicenda", sempre attenti ad avvalersi delle buone iniziative messe in atto nelle varie diocesi.
LA FORMAZIONE PERMANENTE
Per poter alimentare in ogni circostanza della propria vita l'unione con Cristo, i Presbiteri, oltre all'esercizio consapevole del ministero, dispongono dei mezzi sia comuni che specifici, sia tradizionali che nuovi, che lo Spirito Santo non ha mai . cessato di suscitare in mezzo al Popolo di Dio, e la Chiesa raccomanda - anzi talvolta prescrive addirittura - per la santificazione dei suoi membri.
Presbyterorum Ordinis, 18
Il dono dello Spirito non dispensa, ma sollecita la libertà del sacerdote, perché cooperi responsabilmente e assuma la formazione permanente come compito che gli è affidato. In tal modo la formazione permanente è espressione ed esigenza della fedeltà del sacerdote al suo ministero, anzi al suo stesso essere. E’ dunque amore a Gesù Cristo e coerenza con se stessi. Ma è anche atto di amore verso il Popolo di Dio, al cui servizio il sacerdote è posto. Anzi, atto di vera e propria giustizia: egli è debitore verso il Popolo di Dio, essendo chiamato a riconoscerne e a promuoverne il diritto quello fondamentale, di essere destinatario della Parola di Dio, dei Sacramenti e del servizio della Carità, che sono il contenuto originale e irrinunciabile del ministero pastorale del sacerdote. La formazione permanente è necessaria perché il sacerdote sia in grado di rispondere, nel modo dovuto, a tale diritto del Popolo di Dio.
Pastores dabo vobis, 74
La formazione permanente si presenta come un mezzo necessario al presbitero di oggi per raggiungere il fine della sua vocazione, che è il servizio di Dio e del suo Popolo. Essa, in pratica, consiste nell'aiutare tutti i sacerdoti a rispondere generosamente all'impegno richiesto dalla dignità e dalla responsabilità che Dio ha con o loro per mezzo del sacramento dell'Ordine; nel custodire, difendere e sviluppare la loro specifica identità e vocazione; nel santificare se stessi e gli altri mediante l'esercizio del ministero.
Direttorio, 71
CONCLUSIONE
Noi, partecipanti a questo Symposium Internazionale, Cardinali e Arcivescovi della Curia Romana, Superiori e Officiali della Congregazione per il Clero, Vescovi presidenti delle Commissioni per il Clero delle diverse Conferenze Episcopali, Sacerdoti in rappresentanza del clero di tutto il mondo, religiose e laici collaboratori, qui radunati in Vaticano, rivolgiamo il più sincero apprezzamento a voi, Presbiteri di tutto il mondo e, facendoci voce di tutta la Chiesa, vogliamo dirvi grazie.
Grazie a voi sacerdoti della vostra vita, consacrata a Cristo mediante l'imposizione delle mani dei Vescovi, segnata dal carattere sacramentale che vi configura ontologicamente a Cristo, Pastore e Sposo della Chiesa e che, inseriti nella Chiesa e di fronte ad Essa, fa di voi segni visibili del suo amore salvifico e della sua azione santificatrice.
Grazie a voi sacerdoti che vi dedicate alla cura delle anime, nelle parrocchie, nelle comunità, negli ambienti della cultura, del lavoro, della sofferenza e ovunque l'uomo è presente. Grazie delle ore trascorse in confessionale, del tempo che dedicate a incontrare e ad ascoltare la gente aiutandola a scoprire e a corrispondere ai disegni di Dio. Grazie dell'amministrazione dei sacramenti, della celebrazione quotidiana, fedele e devota, della Santa Messa, del farvi voce della Chiesa e di tutta la Creazione nella celebrazione quotidiana dell'Ufficio Divino.
Grazie della vostra dedizione, vissuta nel quotidiano degli innumerevoli lavori e della vostra fatica. Pensiamo a tutti voi, là dove il ridotto numero di presbiteri aumenta considerevolmente il pondus quotidiano e richiede da voi generosità, qualche volta fino all'eroismo.
Grazie a voi, sacerdoti confessori della fede, che portate nel vostro corpo i segni della passione di Cristo e della Chiesa. Siete per tutti un richiamo costante all'essenza dell'amore autentico: dare la vita per l'opera di Cristo.
Grazie a voi, missionari che portate fino agli estremi confini della terra e agli estremi confini dell'animo umano, Cristo, unica salvezza e unico redentore dell'uomo.
Grazie a voi, membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, che vivete il vostro Sacerdozio nella ricchezza dei carismi dei vostri Fondatori. E a voi, sacerdoti contemplativi che, nei monasteri, fate pulsare il cuore del mondo, grazie!
Grazie a voi, giovani sacerdoti che, con il vostro sì, avete offerto con gioia a Cristo e alla Chiesa le vostre vite. Che il vostro entusiasmo si rinnovi ogni giorno e in ogni circostanza della vostra esistenza.
Grazie a voi, sacerdoti anziani e a voi infermi che, nonostante la riduzione delle vostre forze, vivete pienamente il vostro ministero in nuove situazioni esistenziali.
Grazie a voi sacerdoti che, guidati dalla Dottrina Sociale della Chiesa e con Essa in comunione, date testimonianza di particolare impegno per la giustizia in favore dei poveri, delle popolazioni indigene, dei migranti e degli itineranti e di tutte le forme di emarginazione.
Grazie a voi, sacerdoti che, in un momento segnato dalla cultura di morte, portate e difendete coraggiosamente la cultura e il valore della vita dal suo inizio al suo naturale tramonto.
Grazie a voi sacerdoti, che affrontate con fortezza ogni sfida del mondo e, santamente fieri della vostra identità, ne portate con amore anche il segno esterno, come richiamo di servizio pastorale e testimonianza in un mondo secolarizzato.
Grazie a voi, uomini e donne che incoraggiate i vostri sacerdoti con il vostro affetto e con la vostra preghiera e li sostenete nel loro lavoro, prestando una corretta collaborazione al ministero sacerdotale.
Una gratitudine del tutto speciale a voi, mamme e papà dei sacerdoti!
Grazie a Te, Pietro che, con il Tuo esempio di vita sacerdotale e il Tuo magistero, confermi i tuoi fratelli sacerdoti nella loro appartenenza a Cristo e nel loro generoso servizio alla Chiesa e, perciò stesso, all'uomo.
Un particolare pensiero di affetto e di solidarietà rinnoviamo a tutti i sacerdoti che vivono momenti difficili di solitudine, di stanchezza e di scoraggiamento. Una certezza vi accompagni: non siete soli! La presenza di Cristo si fa visibile nella fraternità del presbiterio e nel volto della vostra Chiesa.
Un impegno di preghiera e di penitenza desideriamo assumere nell'orizzonte della carità pastorale per quei confratelli che hanno lasciato il ministero.
Siamo consapevoli che alle soglie del Terzo Millennio, il grande compito che attende ogni sacerdote è quello di portare la novità della persona di Gesù e del suo messaggio a un mondo segnato da contraddizioni, divenendo noi stessi, in esso, segni credibili e visibili di Cristo, buon Pastore. Tale è la meravigliosa avventura divino-umana, alla quale siamo stati chiamati e che tutti ci impegniamo a vivere con gioia e coraggio.
Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, che vogliamo prendere nella nostra casa e alla quale tutto affidiamo, ci sostenga in questo cammino.
Questo testo è stato approvato all’unanimità da tutti i partecipanti al Symposium, a conclusione dei lavori, il 28 ottobre 1995.