PER UN’EQUA DISTRIBUZIONE DEI PRESBITERI NEL MONDO

di Constant Bouchaud

La mancanza di sacerdoti produce gravi conseguenze. Il sinodo del 1971 affermava già: "Quando manca la presenza e l'azione di sacerdoti, la Chiesa non può avere la piena certezza della sua fedeltà e della sua continuità visibile ".

Per porre rimedio a tale situazione, sono necessari i preti diocesani. Uno "scambio di doni", che sono i sacerdoti stessi, deve favorire una migliore distribuzione, ma deve anche significare e intensificare la comunione tra le Chiese.

Papa Giovanni Paolo II ha sottolineato " la grande novità " della chiamata profetica di Pio XII Fidei donum (1957), che invitava a tale scambio nei confronti delle giovani Chiese dell'Africa. " Fece superare la dimensione territoriale dal servizio presbiterale per aprirlo alla Chiesa tutta intera " (RM 68).

Il decreto conciliare fonda questa condivisione e radica la disponibilità nello stesso senso dell'ordinazione sacerdotale; rivolge così un invito all'intera Chiesa (PO 10). Il motivo fondamentale sta nel fatto che " il sacerdozio di Cristo, di cui i preti sono partecipi, non può fare altro che rivolgersi a tutti i popoli e a tutti i tempi ".

Tale insegnamento e tali direttive assumono tutto il loro significato alla luce della costituzione Lumen gentium: nel seno della Chiesa, "ciascuna delle parti porta alle altre e alla Chiesa intera il beneficio dei propri doni, in modo che il tutto e ciascuna delle sue parti si accrescano da un universale mutuo scambio " (LG 13). E "poiché il compito di annunciare il Vangelo al mondo intero compete al corpo dei pastori", essi "devono, con tutte le forze, contribuire a fornire alle missioni operai per la mietitura, soprattutto alle Chiese più sprovviste " (LG 23). Questi richiami vengono precisati e ripresi in altri decreti conciliari, e in numerosi documenti postconciliari.

Dopo il concilio, Paolo VI ha istituito, presso la Congregazione per il Clero, una speciale commissione incaricata di formulare i principi che possano guidare gli sforzi in favore di una migliore distribuzione del clero. in seguito a una vasta consultazione che prendeva in considerazione l'esperienza dei preti Fidei donum, la Congregazione per il Clero, nel 1980, ha emanato alcune direttive per la collaborazione delle Chiese particolari tra di loro e, in particolare, per una migliore distribuzione del clero. Questa lettera, Postquam apostoli, evocava le nuove situazioni che esigevano una più grande mobilità del clero, le accresciute necessità di. numerose Chiese; si precisava quale erano le condizioni favorevoli all'invio di Fidei donum, alla loro fecondità apostolica, e al loro ritorno in patria per arricchire la Chiesa di una nuova esperienza pastorale e missionaria. Dopo il sinodo sulla formazione dei sacerdoti, la Congregazione per il Clero ebbe occasione di fare un bilancio molto positivo di trent'anni di esperienza degli invii Fidei donum, dal 1960 al 1990.

Nel 1991 Giovanni Paolo Il creò una commissione interdicasteriale per una più equa distribuzione del clero, presso la Congregazione per l'Educazione cattolica. Il suo compito è di "perseguire un'azione di sensibilizzazione al fine di facilitare lo scambio di preti tra le diocesi e, specialmente di preti preparati al lavoro di formazione nei seminari, alla pastorale vocazionale e a quella dei centri di formazione per i diaconi; tale commissione ha anche il compito speciale di promuovere e coordinare l'attività di centri di formazione per questi sacerdoti specializzati" .

La suddetta commissione iniziò una vastissima inchiesta presso le conferenze episcopali e le diocesi al fine di conoscere con precisione le necessità, le risorse e le disponibilità di sacerdoti, in specie per i seminari. I risultati saranno raccolti fra poco. Si è potuto parlare di una specie di "banca dati".

Numerose diocesi sono disponibili per fornire sacerdoti ma, tra di loro, pochi sono preparati per il servizio della formazione sacerdotale o la pastorale delle vocazioni. Importa procurare loro tale speciale formazione, secondo le direttive pubblicate dalla Congregazione per l'Educazione cattolica nel 1993.

In conclusione, un lungo cammino è stato percorso dalla prima chiamata di Pio XII Fidei donum: si è passati dall'aiuto alle Chiese dell'Africa ad uno scambio in spirito di comunione fra tutte le Chiese; dall'esperienza di " invii " a quella di una reciprocità; da semplici inviti a sforzi di inchiesta, stimolo, coordinamento, nell'ambito prioritario della formazione sacerdotale e delle vocazioni. Tale movimento è ancora lontano dal suo termine. Non si potrà proseguire senza un largo accordo dei vescovi nel seno delle conferenze episcopali e tra di esse, e senza una viva coscienza, nei preti, della loro comune missione.