LA FORMAZIONE PERMANENTE

DEI PRESBITERI

di Anthony Joseph Bevilacqua

 

Introduzione

Sono onorato di avere l'opportunità di partecipare a questo simposio, organizzato in occasione del trentesimo anniversario della promulgazione del decreto conciliare Presbyterorum Ordinis. Sono stato invitato a trattare il tema: "La formazione permanente dei sacerdoti ". Questo è un argomento di importanza crescente per ogni diocesi e per la Chiesa universale, soprattutto dopo il concilio Vaticano II.

Benché il tema specifico della formazione permanente non trovi posto nella Presbyterorum Ordinis, i padri conciliari si sono occupati di questa formazione soltanto in termini generali, parlando nelle sezioni 18 e 19 di "aiuti per la vita sacerdotale ", soprattutto per quanto concerne la dimensione spirituale e intellettuale della vita. Nel corso di questi trent'anni è stata dedicata un'attenzione molto maggiore alla questione della formazione continua dei sacerdoti, particolarmente nell'esortazione apostolica del nostro Santo Padre Pastores dabo vobis e nel Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri nonché in vari pronunciamenti di conferenze episcopali nazionali.

In questa sede intendo esaminare le varie dimensioni di un programma potenzialmente efficace di formazione permanente, un programma che sia in grado di preparare adeguatamente i nostri sacerdoti al ministero pastorale nel terzo millennio. Vi esporrò, come concreta spiegazione, come abbiamo cercato di avviare questo programma di formazione permanente nell'arcidiocesi di Filadelfia, come parte del nostro programma - della durata di nove anni - di rinnovamento spirituale per tutte le anime dell'arcidiocesi in preparazione dell'anno 2000.

Questa presentazione è suddivisa in tre sezioni principali: prima, la riaffermazione della necessità della formazione permanente alla luce del triplice contesto contemporaneo composto dei fattori significativi inseriti nei variegati ambienti di provenienza individuali dei sacerdoti ordinati dopo il concilio, dei fattori significativi del mondo moderno in cui i sacerdoti vivono ed esercitano il proprio ministero, e dei fattori significativi all'interno della Chiesa in cui i sacerdoti servono oggi. Seconda, una riflessione sulla visione fondamentale della formazione permanente come viene delineata nella Pastores dabo vobis e nel Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri, con un'attenzione specifica al fondamento teologico della formazione permanente e ai diversi elementi chiave nell'insegnamento dei due documenti. Terza, lo sviluppo di un programma integrato di formazione permanente per i sacerdoti di oggi, utilizzando, come riferimento paradigmatico, la recente esperienza di rinnovamento sacerdotale portata avanti nella diocesi dì Filadelfia. Concluderò con una breve sintesi e, infine, con una riflessione sia sui problemi associati a tale formazione permanente che sulle ragioni per coltivare la speranza di un effettivo miglioramento dei nostri sacerdoti e, tramite loro, di un rinnovamento di tutto il nostro popolo alle soglie del terzo millennio.

La necessità della formazione continua dei sacerdoti nel contesto contemporaneo

  1. Il contesto contemporaneo tridimensionale e la formazione Permanente dei sacerdoti

Nel nostro tempo, c'è una necessità particolarmente urgente di formazione permanente per i nostri sacerdoti, a motivo di un certo numero di fattori significativi nelle seguenti tre dimensioni: negli ambienti di provenienza individuali dei sacerdoti ordinati dopo il concilio; nel mondo moderno in cui i sacerdoti vivono ed esercitano il proprio ministero; all'interno della Chiesa in cui i sacerdoti servono oggi. Ognuno di questi tre contesti: persona, mondo e Chiesa meritano qui la nostra attenzione.

a) Fattori significativi negli ambienti di provenienza individuali dei sacerdoti ordinati dopo il concilio. La maggior parte di noi ha ormai dimestichezza con i vari studi psicologici ed evolutivi sui seminaristi e sui neosacerdoti che sono stati fatti negli ultimi anni. Il complesso quadro che ne emerge conferma che negli ultimi venti o trent'anni un numero in costante crescita di candidati al sacerdozio nonché di neosacerdoti hanno iniziato dei programmi di formazione sacerdotale avendo alle spalle problematiche familiari molto serie, si potrebbe dire " disfunzionali ".La vasta diffusione del divorzio, la forte incidenza di nuclei familiari monoparentali, dolorose esperienze di alcolismo e tossicodipendenza, violenza e persino abusi sessuali tra le mura domestiche, accompagnati dalle conseguenti situazioni familiari conflittuali, hanno aumentato la necessità di programmi di formazione indirizzati ai seminaristi, che coinvolgano questi ultimi a livello fortemente emotivo e relazionale e contribuiscano alla loro crescita spirituale e alla loro educazione teologica. Molti di questi seminaristi e neosacerdoti sono scarsamente sostenuti nel loro percorso vocazionale dalle loro famiglie e dalle comunità in cui sono inseriti, anzi si trovano spesso a contrapporsi alla propria famiglia e parentado nel loro cammino di cristianesimo fedele, a parte la vita di servizio sacerdotale.

Anche coloro i quali si incamminano nel sacerdozio in età più matura, dopo aver vissuto per conto loro per diversi anni, ricchi di un'esperienza quotidiana nell'ambiente di lavoro " laico ", non necessariamente sono in grado di portare una maturità emotiva proporzionalmente adeguata nella loro vita da sacerdoti. Similmente, coloro che hanno già alle spalle una buona educazione di livello universitario o equivalente, si ritrovano con un bagaglio culturale chiaramente ricco e vario. Tuttavia, le loro basi in termini di materie umanistiche e di patrimonio filosofico giudeo-cristiano sono di solito piuttosto limitate. Inoltre, dal momento che molti dei nostri seminaristi e neosacerdoti provengono da famiglie con una scarsa pratica attiva della fede, essi portano con sé degli ambienti di provenienza dottrinali e spirituali seriamente sottosviluppati, e la loro dimestichezza con la vita parrocchiale ed ecclesiastica è molto inferiore a quanto ci si sarebbe aspettati negli anni passati. Non dovrebbe suscitare sorpresa, quindi, che un periodo di formazione seminariale che va dai cinque ai nove anni costituisca ora più che mai, ancorché ben progettato e attuato, una preparazione inadeguata per un ministero sacerdotale destinato a durare tutta la vita. Nonostante le loro motivazioni ricche di buone intenzioni e la loro autentica dedizione personale alla Chiesa e il loro impegno sociale, i sacerdoti del nostro tempo hanno bisogno di un programma di formazione permanente completo e ben concepito per sostenere e costruire sulla formazione ricevuta nei loro anni di seminario.

b) Fattori significativi nel mondo in cui i sacerdoti vivono e compiono il proprio ministero oggi. Nel Presbyterorum Ordinis, i padri conciliari avevano già osservato il "ritmo prima sconosciuto " con cui stavano avanzando la cultura secolare, particolarmente in campo scientifico, medico e delle comunicazioni, e persino le scienze sacre. Tali cambiamenti impongono la necessità che i sacerdoti proseguano il loro studio " della scienza sia teologica che umana", per poter " sostenere con buoni risultati il dialogo con gli uomini del loro tempo" (PO 19). Nelle prime sezioni della Pastores dabo vobis, papa Giovanni Paolo II sottolinea sia le speranze che gli ostacoli nei confronti della buona novella che si incontrano nel mondo moderno, invitandoci a " cercare di aprirci, per quanto possibile, alla superiore illuminazione dello Spirito Santo, per scoprire gli orientamenti della società contemporanea, riconoscere i bisogni spirituali più profondi, determinare i compiti concreti più importanti, i metodi pastorali da adottare, e così rispondere in modo adeguato alle attese umane " (PDV 5) .

Il Santo Padre annuncia la buona novella di un senso più ampio della tutela della dignità della persona umana, una forte sete di pace e di giustizia, una ricerca più aperta della verità, l'apertura a nuove e insperate possibilità per l'evangelizzazione e la riscoperta di valori religiosi in molte parti del mondo. Allo stesso tempo, però, ci mette in guardia contro gli elementi problematici o negativi presenti nella società moderna, quali una difesa esasperata della soggettività della persona e le forme più o meno acute di materialismo ed edonismo. Egli fa speciale menzione della disgregazione della realtà familiare e del travisamento del vero senso della sessualità umana (PDV 6-7). Tali fattori problematici contribuiscono a creare un ambiente in cui il sacerdote non incontra più un forte supporto da parte della comunità intorno a lui; al contrario, potrebbe mancargli molto del sostegno umano e culturale di cui va alla ricerca per essere sostenuto nel ministero.

Non solo molti, nella società moderna, tendono a trascurare qualunque forma di valori religiosi e morali; la società stessa sembra aver modificato il suo atteggiamento nei confronti del sacerdozio. Negli ultimi tempi i sacerdoti si trovano ad affrontare un clima di forte sfida, di sfiducia e di messa in questione della loro integrità sacerdotale. Questo risulta evidente nella misura in cui ci arriva tramite i media. I problemi e gli scandali che coinvolgono dei sacerdoti non vengono riportati con un senso di tristezza nei confronti della debolezza umana, quanto piuttosto con una sorta di contentezza nell'aver finalmente appreso " la terribile verità". Una volta c'era un significativo sostegno nei confronti del clero, anche tra coloro che non lo capivano appieno. Rispetto per quanto era visto come qualcosa di "mistico" nel sacerdozio, anche quando non veniva ben capito, si riscontra ora raramente nel mondo secolarizzato. L'atteggiamento, in molti settori, si è spostato da un rispetto incerto a un triste scetticismo e, infine, verso un cinismo ancora più triste rispetto al sacerdozio.

Il sacerdozio si trova non solo a confrontarsi con i suoi fallimenti, ma spesso viene semplicemente ignorato come se in ogni caso non avesse nulla da offrire. Il mondo non ha spazio per un'apertura nei confronti delle convinzioni della fede e della cultura teologica. La sua cultura teologica viene trattata come se avesse meno valore rispetto alle scienze fisiche. La sua visione di una pienezza di vita con un Dio in cielo è considerata meno impegnativa di una vana lotta per la felicità qui e ora. Ma, in verità, il sacerdote è rifiutato, non perché offra troppo poco al mondo, ma perché offre troppo. Poiché il sacerdote è depositario delle temibili promesse della vita eterna nei confronti di un mondo desideroso di scendere a patti con il falso conforto di una soluzione rapida. Il mondo ha troppa voglia di trovare soddisfazione in una gratificazione immediata, anche se molto piccola, invece di accettare la promessa della gloria eterna. La società moderna preferisce accontentarsi di quello che può avere ora e rinuncia alla speranza di qualcosa in più che deve ancora venire. In questo mondo c'è spesso poco spazio per il sacerdote.

c) Fattori significativi in seno alla Chiesa in cui i sacerdoti servono oggi. Vi sono inoltre nella Chiesa odierna dei fattori significativi che creano un bisogno più urgente di formazione permanente. Questo tema viene sviluppato nella Pastores dabo vobis, dove il Santo Padre osserva che " anche nell'ambito ecclesiale, si registrano fenomeni preoccupanti e negativi, che hanno diretto influsso sulla vita e sul ministero dei sacerdoti " (7). Tutti voi conoscete bene il fenomeno del decrescente numero di sacerdoti in molte parti del mondo: viene chiesto sempre di più ai sempre meno sacerdoti sani e attivi. Questa esigenza esercita una forte sollecitazione sui nostri sacerdoti, che devono necessariamente avere una notevole profondità spirituale e intellettuale per affrontare le sfide del ministero pastorale di oggi. Papa Giovanni Paolo II fa riferimento non solo alla scarsità di sacerdoti, ma anche ad altri fattori critici, tra i quali la mancanza di conoscenza della fede tra molti credenti, una forma di malinteso pluralismo nell'insegnamento della teologia, della cultura e della pastorale; un atteggiamento indifferente nei confronti del magistero; il fenomeno della soggettivizzazione della fede. Egli conclude che ci troviamo oggi ad affrontare una situazione da cui "deriva anche il fenomeno delle appartenenze alla Chiesa sempre più parziali e condizionate, che esercitano un influsso negativo sul nascere di nuove vocazioni al sacerdozio, sulla stessa autocoscienza del sacerdote e sul suo ministero nella comunità" (PDV 4).

Molto comune oggigiorno è la tendenza dei laici a criticare i sacerdoti, pur continuando a considerarsi dei " buoni cattolici ", nonostante il loro rifiuto di alcuni insegnamenti magisteriali. Altri hanno perso ogni rispetto per qualunque sacerdote a motivo della notorietà dei casi di abusi sessuali su minori ad opera di pochi membri del clero. Inoltre, nella misura in cui un numero sempre più ridotto dei nostri parrocchiani sono impegnati nella pratica regolare della fede, i sacerdoti si ritrovano rattristati, demotivati e talvolta con un forte senso di disagio: tutti i loro sforzi per ravvivare la fede nelle anime dei loro fedeli appare vana. Allo stesso tempo, c'è una sempre maggiore aspettativa nei confronti dei sacerdoti, sia perché rispondano a un appello per una maggiore collaborazione con i laici nel realizzare la missione della Chiesa, oltre che per offrire una coraggiosa leadership spirituale e morale della comunità dei fedeli nell'affrontare il mondo moderno. Davvero ai nostri sacerdoti di oggi viene chiesto molto di più, sia all'interno della Chiesa che nella società nel suo insieme.

2) Sintesi sulla necessità della formazione permanente

In sintesi, quindi, questo contesto contemporaneo tridimensionale, composto di ambienti di provenienza personali e familiari problematici, di una società poco ricettiva e talvolta ostile e di una leadership sacerdotale sempre più complessa nella Chiesa postconciliare, esige da ogni sacerdote - indipendentemente dai suoi anni di esperienza sacerdotale - una spiritualità individuale molto approfondita, un aggiornamento catechetico e teologico regolare e in crescita, nonché lo sviluppo di capacità pastorali più vaste. In assenza di un programma di formazione permanente ben elaborato, completo e integrato, ai sacerdoti di oggi e di domani mancheranno inevitabilmente le capacità personali, spirituali, teologiche e pastorali necessarie per impegnarsi nella nuova evangelizzazione richiestaci dal nostro Santo Padre e per guidare la Chiesa nel terzo millennio.

La visione teologica fondamentale della formazione permanente nella "Pastores dabo vobis" e nel "Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri"

Anche se vi sono, come abbiamo visto, un buon numero di fattori concomitanti che conferiscono un carattere d'urgenza al bisogno di formazione permanente nella vita del sacerdote di oggi, questa esigenza ha radici ben più profonde. Molto probabilmente non è un caso che sia la Pastores dabo vobis che il Direttorio aprano la parte in cui trattano della formazione permanente citando le parole di Paolo a Timoteo: " Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te " (2Tm 1,6). Entrambi i documenti affermano chiaramente che la formazione permanente, al pari di ogni tipo di formazione destinata ai sacerdoti, costituisce in primo luogo un lavoro dello Spirito Santo nella vita di ogni singolo sacerdote, chiamandolo a una rinascita sempre più completa in Cristo. Ecco come il Direttorio introduce il capitolo dedicato alla formazione permanente:

La formazione permanente sgorga da una grazia che a sua volta produce una forza soprannaturale destinata ad assimilare in modo continuo, anche secondo modalità più ampie e profonde, l'intera vita e l'attività del sacerdote nella fedeltà al dono ricevuto (69).

La formazione permanente è fondata sulla verità profonda che ogni credente cristiano, e particolarmente il credente sacerdote, è chiamato a una rinascita continua nella pienezza della vita in Cristo. Ognuno sperimenta questo processo di rinascita non solo in termini generali, ma anche nella modalità più specifica della vita cristiana che è espressa nella particolare vocazione alla quale ognuno ha risposto. La formazione permanente è realmente l'autentica concretizzazione della vocazione sacerdotale che è, per il sacerdote, il modo in cui potrà vivere la pienezza della sua unione con Cristo. Secondo le parole della Pastores dabo vobis, il " sì " alla chiamata di Cristo che ogni sacerdote pronuncia al momento della sua ordinazione deve riesprimersi e riaffermarsi lungo gli anni dei sacerdozio in numerosissime altre risposte, tutte radicate e vivificate dal " sì " dell'Ordine sacro.

In questo senso si può parlare di una vocazione "nel" sacerdozio. In realtà Dio continua a chiamare e a mandare, rivelando il suo disegno salvifico nello sviluppo storico della vita del sacerdote e nelle vicende della Chiesa e della società. E proprio in questa prospettiva emerge il significato della formazione permanente: essa è necessaria in ordine a discernere e a seguire questa continua chiamata o volontà di Dio (70),

Questo è il modo in cui ogni sacerdote realizza questa " vocazione nella vocazione" tramite il suo impegno personale a proseguire la formazione lungo gli anni del suo ministero sacerdotale.

La formazione permanente è necessariamente, per il sacerdote, un processo - che dura tutta la vita - di incorporazione personale sempre più profonda in Cristo. E infatti nostra credenza condivisa che Gesù, il Figlio di Dio, attraverso la sua crocifissione e risurrezione, ha trasformato la vita di ognuno di noi in una maniera assolutamente meravigliosa, ma non facile da comprendere. Siamo stati rigenerati, rifatti nuovi, redenti dai nostri peccati e portati all'unione con la vita del Dio trino. Però siamo qui, viviamo ancora in un mondo che è tutto fuorché glorioso; siamo ancora incompleti; siamo redenti, ma ancora peccatori. Quello che sembra più sorprendente è forse questo: come i primi discepoli di Gesù, anche noi siamo stati effettivamente rigenerati e, allo stesso tempo, questo processo di rigenerazione è ancora in corso. Da questa misteriosa verità derivano sia la meraviglia assoluta della nostra salvezza che il costante sforzo di vivere tale salvezza ogni giorno. L'autentica formazione permanente predispone il sacerdote a essere ricettivo nei confronti dello Spirito di Dio che realizza nella sua vita quotidiana questa fondamentale realtà della salvezza in Cristo.

Proprio come il Presbyterorum Ordinis ha compreso l'autentica formazione sacerdotale come un lavoro che dura tutta una vita, allo stesso modo, in modo anzi ancora più amplificato, sia la Pastores dabo vobis che il Direttorio riflettono la stessa graduale comprensione che è stata presentata in forma seminariale nel concilio Vaticano II: il sacerdote, dalla sua ordinazione alla morte, è coinvolto in un processo di formazione creativo che genera nuova vita e che è essenziale sia per lui sia per la Chiesa. Così afferma la Congregazione per il Clero, reiterando l'esortazione apostolica: "L'attività della formazione è basata su un'esigenza dinamica intrinseca al carisma ministeriale, che è permanente e irreversibile in quanto tale. Di conseguenza, essa non dovrà mai considerarsi conclusa, né da parte della Chiesa, che la imparte, né da parte del ministro che la riceve" (Dir 73)

Ci sono, naturalmente, delle ragioni puramente umane per tale formazione. Ogni professione richiede un costante aggiornamento da parte delle persone che la esercitano, e non dobbiamo esigere nulla di meno da coloro che sono stati ordinati al sacerdozio. Vi è una costante necessità di rinnovamento intellettuale, e questa è una realtà che non va sottovalutata. Anche i lunghi anni della preparazione accademica in seminario non rappresentano che l'inizio di una vita d'apprendimento. Ma c'è un'altra dimensione più fondamentale che non dobbiamo perdere di vista. Mentre c'è una costante necessità di nuove conoscenze e di approfondimento di quelle già acquisite, alla base di entrambe vi è questa ulteriore esigenza: la formazione permanente nel sacerdozio comporta fondamentalmente un approfondimento spirituale accompagnato da una rivificazione, dato che questa formazione è radicata nell'identità stessa del sacerdote.

Il sacerdote, tramite il sacramento dell'ordine, non entra semplicemente in una nuova occupazione, in una nuova professione, non assume semplicemente un nuovo ruolo. Piuttosto, l'ordinazione gli conferisce una realtà molto più profonda, che abbiamo descritto tradizionalmente come il " carattere indelebile " del sacramento. Questo carattere rappresenta una realtà nuova, una qualità nuova, una nuova identità che viene conferita all'uomo ordinato. Nel sacramento dei sacri ordini, il sacerdote viene configurato a Gesù capo e pastore della Chiesa e riceve una missione pastorale.

"In tal modo, il sacerdote è segnato per sempre e in modo indelebile nel suo essere come ministro di Gesù e della Chiesa ed è inserito in una condizione permanente e irreversibile di vita ed è incaricato di un ministero pastorale che, radicato nell'essere, coinvolge tutta la sua esistenza, ed è esso pure permanente" (PDV 70).

E in questa realtà nuova e permanente del sacerdote che troviamo il fondamento ultimo della formazione permanente e continua. La base di questo non è semplicemente l'assunzione di un compito da eseguire o di un ruolo da svolgere da parte del sacerdote. E, piuttosto, la verità di un'identità acquisita da zero e durevole. Il fatto di chi è il sacerdote, e non semplicemente il fatto di cosa egli faccia, esige una crescita costante se il sacerdote vuole essere fedele sia a quello che è diventato sia alla grazia di Dio che lo dovrà trasformare.

Questa formazione permanente fa parte proprio della vita e della realtà del sacerdote, come " la continuazione naturale e assolutamente necessaria di quel processo di strutturazione della personalità presbiterale che si è iniziato e sviluppato in seminario o nella Casa religiosa con il cammino formativo in vista dell'Ordinazione (PDV 71). E parimenti fondamentale che i programmi di formazione seminaristica instillino in ogni seminarista la percezione del suo stesso bisogno di formazione permanente, insieme un impegno personale a proseguire la sua formazione sacerdotale dopo l'ordinazione. In questa chiave abbiamo letto, nel 1992, il programma di formazione dei sacerdoti della Conferenza episcopale nazionale degli Stati Uniti, che riflette la visione della Pastores dabo vobis:

"Il seminario dovrebbe insegnare ai seminaristi che la loro formazione e la loro crescita costituisce un processo di conversione destinato a durare tutta la vita e non si conclude con l'ordinazione. t altrettanto importante che i seminaristi sappiano che, una volta sacerdoti, godranno del diritto all'assistenza nella loro formazione permanente e avranno il dovere verso la Chiesa e verso se stessi di percorrere i vari cammini disponibili della formazione per tutta la loro vita".

La formazione permanente del sacerdote non è semplicemente una questione di tecniche professionali da sviluppare, " deve essere piuttosto il mantenere vivo un generale e integrale processo di continua maturazione, mediante l'approfondimento sia di ciascuna delle dimensioni della formazione - umana, spirituale, intellettuale e pastorale - sia del loro intimo e vivo collegamento specifico, a partire dalla carità pastorale e in riferimento ad essa " (PDV 71). Qui la Chiesa individua un fine specifico e ben focalizzato, ovvero: " la formazione permanente si presenta come un necessario strumento per il sacerdote di oggi al fine di raggiungere l'obiettivo della sua vocazione: il servizio di Dio e del suo popolo " (Dir 71). I programmi di formazione permanente, indipendentemente dal fulcro e dalla veste esteriore, sono indirizzati ad assistere i sacerdoti nello sviluppo della loro identità e della loro vocazione in seno alla Chiesa e per santificare se stessi e gli altri tramite l'esercizio del loro ministero pastorale.

In sintesi, se vogliamo essere fedeli alla visione della Pastores dabo vobis e del Direttorio, il programma di formazione permanente messo a punto in ogni diocesi dovrà includere e armonizzare queste quattro dimensioni essenziali della formazione: umana, spirituale, intellettuale e pastorale. L'integrazione tra questi quattro aspetti della formazione deve essere portata avanti in modo da assistere ogni sacerdote nello sviluppo di una personalità umanamente completa maturata nello spirito del servizio agli altri, dotata di una preparazione intellettuale in scienze teologiche e umanistiche, nutrita spiritualmente dalla sua comunione con Gesù Cristo e dal suo amore per la Chiesa, e impegnata con zelo e dedizione nel ministero pastorale che gli è stato assegnato.

Elaborazione di un programma integrato di formazione permanente per i sacerdoti di oggi

Il programma per il rinnovamento sacerdotale a Filadelfia come modello pratico illustrativo

Sin dai primissimi giorni del suo pontificato, il nostro Santo Padre ci ha rivolto un appello per un completo rinnovamento spirituale e pastorale di tutti gli aspetti della vita cattolica in preparazione dell'anno 2000 e dell'arrivo dei terzo millennio del cristianesimo. Già prima della lettera apostolica di papa Giovanni Paolo II del 1994, Tertio millennio adveniente, nel 1991 noi avevamo iniziato nell'arcidiocesi di Filadelfia un periodo di nove anni di rinnovamento in preparazione per il nuovo millennio. Questo programma è intitolato " Fede cattolica e vita 2000 ". Una componente significativa di questo rinnovamento spirituale e pastorale dell'arcidiocesi è stato lo specifico Programma per il rinnovamento sacerdotale nel quale i nostri sacerdoti si sono impegnati sin dalla primavera del 1991. Questo programma è stato fondato sulla convinzione che il rinnovamento dei sacerdoti costituisca un catalizzatore vitale e di fatto necessario per il rinnovamento spirituale delle anime dell'arcidiocesi.

Dal 1992 ad oggi, i sacerdoti dell'arcidiocesi di Filadelfia, che sono più di 800, hanno partecipato a un programma continuo per il rinnovamento, inizialmente concepito in risposta alle esigenze e alle preoccupazioni espresse dai sacerdoti che partecipavano alle riunioni regionali sul rinnovamento spirituale durante l'autunno-inverno 1990-91 e alle conferenze del clero nell'autunno 1991. E stato elaborato un programma in cinque fasi come strumento per impegnare tutti i sacerdoti dell'arcidiocesi nel loro rinnovamento personale e per migliorare il loro ruolo di guide del rinnovamento spirituale delle anime dell'arcidiocesi in preparazione del terzo millennio.

Nella prima fase del programma, tutti i nostri sacerdoti si sono riuniti come presbiterio presso il seminario di San Carlo Borromeo, ad Overbrook, in modo che io potessi personalmente incoraggiare la partecipazione dei sacerdoti al loro rinnovamento personale e al rinnovamento dell'arcidiocesi, e spiegare loro a grandi linee il programma di rinnovamento preparato per ì sacerdoti dai sacerdoti stessi.

La seconda e la terza fase del programma consistevano in una serie di incontri di riflessione dì due giorni in cui ì nostri sacerdoti sì riunivano per vicariati, pregando insieme, dibattendo le loro visioni personali del sacerdozio, riflettendo sui suoi elementi essenziali, sia su come viene concretamente vissuto dai sacerdoti stessi sia su come ci viene presentato dagli insegnamenti della Chiesa sul sacerdozio, particolarmente come vengono espressi nella Pastores dabo vobis.

Poi, nel corso del programma a dimensione diocesana dei ritiri di una settimana che costituivano la quarta fase, i nostri sacerdoti hanno continuato a pregare e a riflettere più in profondità sulle loro esperienze personali di vita sacerdotale e sugli insegnamenti della Chiesa riguardanti il sacerdozio che erano state comunicati nelle precedenti riunioni. Il programma del ritiro era basato sulla convinzione che solo rispondendo alla grazia dello Spirito Santo ogni sacerdote può impegnarsi più pienamente per rinnovare il proprio sacerdozio nonché il suo ruolo specifico nel rinnovamento spirituale delle anime dell'arcidiocesi.

Infine, la quinta fase del nostro programma ha avuto luogo nella primavera del 1995, durante la quale i sacerdoti di ognuno dei sei vicariati si sono riuniti per un incontro di riflessione e dibattito di tre giorni. Sono venuti per pregare insieme, per approfondire il loro impegno personale nella formazione permanente del ministero sacerdotale e per riflettere sul loro ruolo come guide del rinnovamento spirituale dell'arcidiocesi. L'obiettivo specifico della quinta fase era l'elaborazione di proposte concrete che i sacerdoti potrebbero raccomandare l'uno all'altro e all'arcidiocesi per il rinnovamento della vita personale di ognuno di loro e del ministero sacerdotale.

Al fine di riflettere sulla visione quadridimensionale e integrale della formazione permanente presentata nella Pastores dabo vobis, ogni fase del Programma di rinnovamento sacerdotale comprendeva una porzione significativa di tempo dedicato alla preghiera e alla riflessione, all'approfondimento teologico, alla socializzazione e alla discussione formale tra i sacerdoti visti come presbiterio e per elaborare in concreto degli strumenti pratici sulla base della loro riflessione e discussione, mirati a mettere in pratica un rinnovamento spirituale tra le anime dell'arcidiocesi mediante il loro ministero pastorale. Nell'intero programma i sacerdoti venivano spinti ad accettare di farsi responsabili del proprio rinnovamento spirituale e a offrire una guida sacerdotale per il rinnovamento spirituale delle anime dell'arcidiocesi, in preparazione della celebrazione del terzo millennio.

Questo Programma di rinnovamento sacerdotale in cinque fasi ha prodotto una maggiore consapevolezza dell'identità sacerdotale tra i nostri sacerdoti, nonché un riconoscimento più chiaro dell'impatto di tale identità sulla propria vita spirituale e sul loro servizio pastorale nei confronti della Chiesa. L'estate scorsa ai sacerdoti è stata inviata una relazione formale sul programma, strutturata sulle quattro aree della formazione permanente delineate nella Pastores dabo vobis. Ogni sezione della relazione identificava le esigenze alle quali gli stessi sacerdoti avevano attribuito priorità, oltre a una serie di proposte concrete che potrebbero essere sviluppate in risposta a tali esigenze. Complessivamente, più di 50 proposte specifiche, comprendenti tutte le aree della vita e del ministero sacerdotale, dalla vita quotidiana nel rettorato al miglioramento della capacità di lavorare con gli altri e guidarli; da una maggiore disponibilità e un maggiore impegno rispetto a una direzione spirituale personale alle riunioni di preghiera a livello locale per piccoli gruppi di sacerdoti; da una varietà di programmi educativi di aggiornamento teologico e sabbatici a gruppi di studio sulla predicazione e programmi di preparazione più estensivi per i pastori di nuova nomina. Ho affidato la responsabilità di seguire queste proposte elaborate dal nostro presbiterio ad un direttore a tempo pieno responsabile della formazione permanente dei sacerdoti diocesani, assistito da una squadra di sacerdoti esperti che ho nominato perché servissero da comitato permanente arcidiocesano, con il nome ufficiale di Comitato per la formazione permanente dei sacerdoti diocesani. Mi appresto ora a considerare in dettaglio ognuna delle quattro dimensioni essenziali della formazione permanente, offrendo delle riflessioni tratte dalla nostra esperienza di rinnovamento sacerdotale a Filadelfia, che vadano a rafforzare le direttive presentateci nella Pastores dabo vobis e nel Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri.

Riflessioni sulle quattro dimensioni di un programma integrato di formazione permanente

a) Area della formazione umana. Molti di noi hanno imparato a concepire la formazione permanente come dei programmi di formazione continua volti a tenere aggiornato il clero in termini di conoscenze teologiche e di metodi pastorali, per poter affrontare un mondo che cambia velocemente. Considerando le circostanze odierne e gli ambienti di provenienza dei seminaristi e dei sacerdoti di oggi, va dedicata una maggiore attenzione alla dimensione umana della formazione permanente, dal momento che, come il Santo Padre ci insegna chiaramente nella Pastores dabo vobis, " senza un'opportuna formazione umana, l'intera formazione sacerdotale sarebbe priva del suo necessario fondamento " (43). Questo aspetto umano fornisce le basi per tutte le altre dimensioni della formazione. Si tratta di una dimensione essenziale, dato che è precisamente l'umano che viene trasformato dalla grazia e portato alla pienezza della vita nella Trinità. t la nostra natura umana che viene santificata proprio dal fatto che lo stesso Figlio di Dio ha scelto di condividerla con noi. Lungi dal comprendere la vocazione sacerdotale come una sospensione o una negazione della nostra umanità, o come una forma di indifferenza o di superiorità nei confronti del resto degli uomini, ì padri conciliari avevano già osservato nel Presbyterorum Ordinis: "I Presbiteri sono stati presi tra gli uomini e costituiti in favore degli uomini stessi nelle cose che si riferiscono a Dio, per offrire doni e sacrifici in remissione dei peccati; vivono quindi in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli. Essi sono in un certo modo segregati in seno al Popolo di Dio; ma non per rimanere separati da questo stesso Popolo o da qualsiasi uomo, bensì per consacrarsi interamente all'opera per la quale li ha assunti il Signore. Essi non potrebbero nemmeno servire gli uomini se si estraniassero dalla loro vita e dal loro ambiente. Per il loro stesso ministero sono tenuti, con speciale motivo, a non conformarsi con il secolo presente; ma allo stesso tempo sono tenuti a vivere in questo secolo in mezzo agli uomini" (3).

La maturità nella formazione umana implica una duplice esigenza. In primo luogo, il sacerdote deve apprendere e continuare ad approfondire la conoscenza di se stesso in tutta la sua umanità di creatura di questo mondo, con le sue specifiche debolezze e punti di forza, in modo da capire nella profondità del suo io interiore il Dio che lo ha creato e che gli parla nella sua intimità più profonda. Questo significa che egli deve guardare onestamente alla realtà della propria esperienza e riflettere su di essa al fine di discernervi la voce di Dio che in ogni momento lo chiama alla vita sacerdotale quotidiana. In secondo luogo, l'autentica formazione umana non appartiene soltanto alla sfera dell'individuo, ma va compresa nel quadro dei rapporti che formano il contesto della vita del sacerdote. La vita di ogni essere umano è fatta di rapporti. Man mano che il sacerdote cresce nella conoscenza di se stesso e nei suoi rapporti con gli altri, sarà formato più profondamente nel suo sacerdozio. Ecco perché Giovanni Paolo II può affermare: "Nel contatto quotidiano con gli uomini, nella condivisione della loro vita di ogni giorno, il sacerdote deve crescere e approfondire quella sensibilità umana che gli permette di comprendere i bisogni ed accogliere le richieste, di intuire le domande inespresse, di spartire le speranze e le attese, le gioie e le fatiche del vivere comune; di essere capace di incontrare tutti e di dialogare con tutti" (PDV 72).

Seguendo una linea simile, il Direttorio ribadisce l'insegnamento del Presbyterorum Ordinis parlando della formazione umana in termini di abbondanza di quelle virtù umane che sono tenute in stima nelle relazioni umane. Il sacerdote è chiamato a " praticare la bontà, la pazienza, la gentilezza, la fermezza d'animo, l'amore per la giustizia, l'imparzialità, la fedeltà alla parola data, la coerenza negli impegni liberamente assunti, ecc." (Dir. 75). Queste sono le virtù che devono venire riflesse nella condotta, nei rapporti e nelle amicizie del sacerdote.

Per quest'ultimo, il processo di autoconoscenza è per molti versi assimilabile al processo di conoscenza degli altri. E attraverso il suo servire con amore le sue anime che egli conoscerà se stesso sempre meglio. Se il sacerdote deve essere realmente coinvolto nella sua stessa formazione umana, allora deve crescere in amicizie veramente sante e deve sia amare che lasciarsi amare dalle persone; una cosa che suona evidente e facile, ma per molti di noi non è facile per niente. Potrebbe apparire paradossale, ma è assolutamente vero che più il sacerdote si lascia scivolare nell'isolamento, meno conoscerà realmente se stesso. Similmente in assenza dì legami, frutto dei rapporti d'amore con gli altri, egli sarà sempre più allontanato dal vero amore di Dio. In un programma efficace di formazione umana, ogni sacerdote viene spinto a esercitare la sua vocazione sacerdotale con un'acuta consapevolezza della realtà delle sue debolezze e punti di forza umani, dei suoi affetti e dei suoi rapporti, e ognuna di queste cose gli rivela la mano di Dio nella sua vita quotidiana.

Questa comprensione della formazione umana è stata chiaramente attestata nelle proposte concrete elaborate dal clero di Filadelfia nel nostro recente programma di rinnovamento. Una speciale attenzione è stata dedicata al bisogno di sviluppare delle maniere più efficaci di vivere e lavorare insieme agli altri sacerdoti e alle persone della comunità parrocchiale. Inoltre, un numero crescente di nostri sacerdoti sta diventando più consapevole dell'assoluta necessità di cercare la salute fisica, coltivare le capacità relazionali e le amicizie con gli altri sacerdoti e con i laici, il tutto nella convinzione che nella misura in cui effettivamente i sacerdoti vivono una vita umanamente matura, risulteranno più pienamente arricchiti nel loro ministero pastorale verso il popolo di Dio.

b) Area della formazione spirituale. Nel Presbyterorum Ordinis, padri conciliari hanno sottolineato, com'è ovvio ' l'esigenza della santità personale e degli altri speciali requisiti spirituali nella vita del sacerdote. Parlando degli aiuti per promuovere la vita interiore e il processo continuo di santificazione del sacerdote,, il documento conciliare evidenzia il nutrimento che egli ricava " dal Verbo divino alla duplice mensa della sacra Scrittura e dell'Eucaristia ", e raccomanda la fruttuosa ricezione della confessione, la fedele devozione alla beata Vergine, il dialogo quotidiano col Signore, un tempo costante dedicato alle letture spirituali, il ritiro personale e la partecipazione regolare alla direzione spirituale individuale (cf PO 18).

Questa chiamata alla santità sacerdotale implica la necessità di guardare costantemente in noi stessi in modo da essere in grado di scoprirvi la costante presenza di Dio. Saremmo facilmente tentati di pensare alla formazione permanente come a un miscuglio di compiti isolati. Potremmo pensarla in termini di progetti, lavori di gruppo, lezioni e informazione. In realtà, non dobbiamo mai perdere di vista che si tratta di un processo continuo di crescita integrata che sfocia in un rapporto con Dio stesso. Non si tratta semplicemente di imparare a fare più cose o a rendere più servizi alla Chiesa, quanto piuttosto di aprirci sempre più completamente alla trasformazione che, alla fine, darà un significato a tutto il resto. Sia la Pastores dabo vobis che il Direttorio sottolineano un rapporto integrale tra la spiritualità personale del sacerdote e il suo ministero pastorale. Così si esprime il Direttorio: " Questo significa che i sacerdoti devono evitare ogni dualismo tra la spiritualità e il ministero, poiché questa è l'origine di diverse crisi profonde" (71). Il sacerdote non deve mai immergersi a tal punto in ciò che fa per gli altri da perdere di vista quello che egli stesso dovrebbe essere nella sua vita con Dio. In effetti, è questa necessaria attenzione alla sua unione con Dio che lo rende in grado di dedicarsi agli altri.

Lo stesso dicasi anche della sua vita di preghiera. Egli non prega per diventare un adepto di determinate pratiche di preghiera. Al contrario, egli prega in modo da poter, senza riserve, mettere la sua vita completamente nelle mani di Dio e affidarsi alla potenza di queste mani anche quando si sente totalmente incapace. Se è vero che il sacerdote è chiamato a partecipare alla missione del Figlio nel suo sacerdozio, allora egli deve diventare, con Gesù, sia servo che mezzo sacrificale. Egli deve pregare in modo da abbandonarsi totalmente alla volontà del Padre; deve imparare che solo in questa maniera potrà scoprire il vero significato della preghiera, nella misura in cui quest'ultima lo unisce totalmente alla volontà di suo Padre.

Le forme di preghiera, i metodi di preghiera, le intuizioni della preghiera e persino le consolazioni della preghiera non sono mai fine a se stessi. Essi sono solo una parte dei mezzi che portano all'unione d'amore finale dell'unica volontà con quella del Padre. E questa unicità di volontà non potrà mai arrivare se il sacerdote non sarà fedele giorno per giorno alle preghiere della santa messa, delle ore, dell'adorazione del Signore nel santissimo sacramento, nella meditazione e nelle più semplici preghiere dell'adorazione interiore, del ringraziamento, della contrizione e della richiesta.

Il significato essenziale della formazione spirituale viene anche riflesso nelle proposte di rinnovamento dei nostri sacerdoti a Filadelfia. Essi hanno sottolineato il loro stesso bisogno di impegnarsi in una direzione spirituale più regolare e nella riconciliazione sacramentale; hanno proposto occasioni per incontrarsi regolarmente tra gruppi di sacerdoti con il fine specifico della preghiera e della riflessione spirituale; hanno chiesto dì organizzare dei lavori di gruppo sulla preghiera e sulla spiritualità sacerdotale; hanno fatto richiesta sia di un centro dì spiritualità diocesana che di una casa di preghiera per sacerdoti (cf Dir 84-85) , nonché di una preghiera più comunitaria nei singoli rettorati.

Papa Giovanni Paolo II include tra le speranze dì oggi per il vangelo un crescente " desiderio di Dio e di un rapporto vivo e significativo con Lui " (PDV 6). La stessa sete spirituale riempie i cuori di molti sacerdoti di oggi, che aspirano a un programma di formazione permanente che sia mirato alla loro maturità spirituale in Cristo.

c) Area della formazione intellettuale. 1 padri conciliari sono stati

altrettanto insistenti nell'affermare le dimensioni intellettuali di un programma di formazione permanente ben integrato. Essi hanno giustamente insistito sul fatto che le vere fonti della "maturità nella scienza " sono ricavate " dalla lettura e dalla meditazione della sacra Scrittura " e " suo fruttuoso alimento è anche lo studio dei santi Padri e Dottori e degli altri documenti della Tradizione ". In secondo luogo, per poter dare una risposta esauriente ai problemi sollevati dagli uomini d'oggi è necessario che i presbiteri conoscano a fondo i documenti del magistero - specie quelli dei concili e dei romani pontefici - e che consultino le opere di teologi seri e di dottrina sicura. I presbiteri sono stimolati a perfezionare in modo adatto e senza interruzione la scienza sia teologica che umana, così da essere in grado di sostenere con buoni risultati il dialogo con gli uomini del loro tempo (PO 19) . Questo studio non può essere trascurato se si vuole che il sacerdote giunga a un attaccamento positivo nei confronti del magistero e della tradizione sacra. L'insegnamento della teologia non è un'impresa semplicemente accademica, dal momento che esso " deve portare ad una formazione autentica: verso la preghiera, la comunione e l'azione pastorale" (Dir. 77) . Il concilio ha chiamato i sacerdoti a rinnovarsi attraverso i corsi accademici e gli studi pastorali, in modo da continuare a crescere nei metodi di evangelizzazione e nell'apostolato. Per questo ogni sacerdote deve assumersi un impegno di disciplina personale di lettura e di studio.

Il Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri si basa sulla visione del Presbyterorum Ordinis nell'insistere sul fatto che la componente intellettuale della formazione permanente deve includere non solo lo studio delle verità rivelate della fede, ma anche una maggiore conoscenza dei progressi scientifici e dei dibattiti culturali ed etici alla luce della dottrina sociale della Chiesa, insieme all'uso dei mezzi di comunicazione sociale. Il Direttorio cita il Codice di diritto canonico, canone 279, affermando che i programmi di formazione intellettuale dovrebbero " trattare delle problematiche umanistiche e filosofiche più rilevanti o di quelle correlate con le scienze sacre, particolarmente nella misura in cui arrecano un beneficio all'esercizio del ministero pastorale " (Dir 77). Inoltre, come nel caso di altre dimensioni della formazione permanente, anche questo rinnovamento intellettuale e dello studio va inteso non meramente come preparatorio al sacerdozio, né come qualcosa da compiere entro i primi anni del ministero. Al contrario, questa crescita intellettuale dovrebbe continuare durante tutta la vita del presbitero in modo che " possa adempiere con fedeltà il ministero della Parola, annunciandola senza confusioni e ambiguità, distinguendola dalle semplici opinioni umane, anche se rinomate e diffuse (PDV 72) "

Queste aree di formazione permanente delineate dai nostri presbiteri durante il programma di rinnovamento di Filadelfia includono, come è ovvio, materie come sacre Scritture e teologia, liturgia e preparazione sacramentale per gli adulti. Allo stesso tempo, è stata dedicata un'attenzione speciale alla giustizia sociale e agli altri insegnamenti morali della Chiesa, nonché a una varietà di problematiche pastorali quali le capacità di guida, la gestione del tempo, le capacità di ascolto e di confronto. I nostri sacerdoti hanno proposto che questi programmi siano resi disponibili sia a livello diocesano sia a livello più locale. Quel che è ancora più significativo, hanno sottolineato l'imprescindibile necessità di integrare il rinnovamento spirituale con la crescita intellettuale in tali programmi educativi. In questo essi riflettono una sana intuizione secondo la quale, come avviene per gli aspetti umani della formazione permanente, anche il loro sviluppo intellettuale è essenziale per una crescita continua nella vita del sacerdote. Entrambe le dimensioni vengono assunte nella vita della grazia, che li trasforma e dona loro una nuova profondità della realtà in quel mistero di Cristo che deve costituire il fondamento della vita di ogni presbitero.

d) Area della formazione pastorale. Tutti gli aspetti della formazione permanente di cui abbiamo parlato finora - umani, spirituali e intellettuali - ricevono la loro direzione fondamentale dall'impostazione conformemente pastorale del ministero sacerdotale. Ogni sacerdote è tale non in funzione di se stesso ma in funzione del popolo di Dio. Quindi la formazione permanente deve avere un carattere pastorale: la formazione del sacerdote deve portarlo a seguire le orme del Buon Pastore. Questo significa che qualunque sia la maturità e il grado di sviluppo raggiunto da un sacerdote da un punto di vista umano, spirituale e intellettuale, questo non deve soltanto portare frutto nella perfezione del sacerdote stesso, ma deve portare altrettanto frutto nel servizio prestato alla Chiesa di Dio. E' con questa finalità 20 che papa Giovanni Paolo II parla di "carità pastorale" (PDV 21-23; 72).

La carità pastorale costituisce la sintesi di " quegli atteggiamenti e comportamenti che sono propri di Gesù Cristo, capo e pastore della Chiesa " (PDV 72). Questo significa che " l'autorità di Gesù Cristo capo coincide dunque con il suo servizio, con il suo dono, con la sua dedizione totale, umile e amorosa nei riguardi della Chiesa". Questa è l'autorità che il sacerdote condivide; si tratta di un'autorità completamente diretta a dare la vita per gli altri. La carità pastorale costituisce il principio interno del vissuto del sacerdote. " Il contenuto essenziale della carità pastorale è il dono di sé, il totale dono di sé alla Chiesa, ad immagine e in condivisione con il dono di Cristo" (23).

Il sacerdote è chiamato ad accettare e praticare in se stesso la carità pastorale dì Gesù Cristo. Questo implica un grande dono, ma implica altresì indubbiamente una tremenda responsabilità. Così deve essere per il sacerdote. Quello che ha ricevuto è per gli altri, e mai solo per lui stesso. La formazione permanente rappresenta una necessità se egli non vuole scoprire che l'incalzare delle attività quotidiane lo fa diventare così coinvolto nei dettagli di tutto ciò che egli dovrebbe sapere e fare da fargli dimenticare il motivo per cui lo fa. Come ci ricorda il Santo Padre, "la formazione permanente aiuta il sacerdote a Superare la tentazione di ricondurre il suo ministero ad un attivismo fine a se stesso, ad una impersonale prestazione di cose, sia pure spirituali o sacre, ad una funzione impiegatizia al servizio dell'organizzazione ecclesiastica " (72).

Se il sacerdote è in grado di far sua la visione della vera carità pastorale, allora si ritroverà anche cresciuto in un approfondito apprezzamento dei vari ministeri che possono e devono esistere in aggiunta al sacerdozio. Si ritroverà cresciuto nella sua stima e nel suo amore per la Chiesa particolare nella quale è incardinato, perché amerà il popolo che la forma. Si ritroverà cresciuto nel desiderio di partecipare pienamente e attivamente alla vita dell'intera Chiesa. Egli eserciterà più coscienziosamente il suo ministero in qualità di membro di un presbiterio nei confronti del quale ha un profondo e solido affetto, nonostante i suoi stessi limiti e quelli dei suoi confratelli.

Il Direttorio estende questo appello alla carità pastorale richiamando a una speciale attenzione nei confronti di un apprezzamento maturo da parte del sacerdote per la vita e la spiritualità dei diaconi permanenti, dei religiosi e dei laici. Esso propone inoltre un certo numero di argomenti da includere in una formazione pastorale efficace, quali: catechesi, ministero per la famiglia, promozione vocazionale, la cura dei giovani, degli anziani e dei malati, l'impegno ecumenico e, infine, la cura di coloro che agiscono al di fuori della Chiesa e i " fuoriusciti ", persone alle quali rivolge un'attenzione particolare il Catechismo della Chiesa cattolica.

Similmente, le proposte di rinnovamento dei nostri sacerdoti di Filadelfia nell'area della formazione pastorale si sono indirizzate su temi pastorali pratici quali: gli istituti di predicazione; corsi di preparazione più estensivi per i pastori, specialmente per quanto riguarda le capacità organizzative e di guida; consulenza pastorale; sviluppo parrocchiale e nuovi metodi di evangelizzazione; occasioni di riflessione condivisa sui ruoli e le responsabilità dei pastori nel guidare la comunità parrocchiale nel terzo millennio.

Conclusione

Questo modello quadridimensionale della formazione permanente dei sacerdoti - umana, spirituale, intellettuale e pastorale - che ci è cosi familiare grazie ai testi della Pastores dabo vobis e del Direttorio, trova le sue fondamenta nella visione del Presbyterorum Ordinis, dove i padri conciliari affermano che un programma integrato andrebbe concepito in modo tale che i sacerdoti " possano frequentare periodicamente dei corsi di perfezionamento nelle scienze teologiche e nei metodi pastorali; questi corsi dovranno servire anche a rafforzare la vita spirituale e consentiranno un proficuo scambio dì esperienze apostoliche con i confratelli " (PO 19)

Questo modello caratterizza altresì i successivi documenti episcopali sulla formazione dei seminaristi, come il programma dì formazione dei sacerdoti della conferenza episcopale nazionale degli Stati Uniti del 1992. Questa formazione permanente, tuttavia, implica sia crescenti sofferenze che ragioni di speranza.

Sempre più spesso si parla di formazione, trasformazione, crescita, cambiamento; tuttavia, la facilità con cui queste parole vengono pronunciate non deve farci dimenticare che, per ogni essere umano, questa costante necessità di crescita e di sviluppo potrà essere soddisfatta solo con una certa dose di sofferenza. Più profonda è la crescita prevista, più profondo sarà il patire. Mentre la crescita può essere una cosa meravigliosa per guardarsi indietro quando raggiunge un certo grado dì maturazione, non è ugualmente bello ai nostri occhi se guardiamo verso di essa prima di averla sperimentata. Ci ricorda san Paolo: "Io ritengo infatti che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gioia futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli dì Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di Colui che l'ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo" (Rm 8,18-23).

La formazione permanente dei nostri sacerdoti e la piena realizzazione della loro chiamata sacerdotale sarà completa solo con la redenzione finale dell'intero corpo dì Cristo, che è la Chiesa. Va da sé che dovremo necessariamente incontrare molta sofferenza nel lavoro della formazione permanente.

Benché costituisca un'enorme responsabilità, il sacerdozio è comunque un grandissimo dono. E bisogna che questa responsabilità non ci schiacci, né ci incuta timore. Al contrario, deve riempirci di speranza, anche se non abbiamo ancora la consolazione di vedere il completamento finale; un completamento che non è meno reale a causa della nostra incapacità di coglierlo per intero qui e ora. Sia la speranza che il desiderio infatti ci appartengono nel sacerdozio simultaneamente. Siamo ben consapevoli del desiderio di speranze non ancora compiute, anche se siamo benedetti già ora in virtù di fiotti di luce che fendono le tenebre, poiché " la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta" (Gv 1,5).

Questo racchiude tutto il significato della formazione permanente. Si tratta di un processo che dura tutta una vita e tramite il quale noi scopriamo il vuoto che ci invade quando pensiamo di essere autosufficienti, o la pienezza che proviamo quando apriamo quel vuoto al Signore e gli permettiamo di riempirlo. Così, insieme a Paolo, ringraziamo il nostro Dio ogni volta che ci ricordiamo dei nostri sacerdoti e restiamo nella certezza che " Colui che ha iniziato quest'opera buona, nei nostri sacerdoti, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Fil 1,3-6).