ESPERIENZE DI FORMAZIONE

PERMANENTE IN EUROPA

di Enrico Masseroni

Prima di indicare le esperienze e gli ambiti in cui si è fatto concreto l'impegno di formazione permanente dei presbiteri in Europa, appare necessaria una premessa.

Due impressioni si possono isolare e forse si impongono: da una parte la ricchezza delle proposte e iniziative che ha caratterizzato il versante del post-concilio, che ha messo in evidenza un certo movimento delle nostre chiese particolari, sia pure all'interno degli orientamenti nazionali; dall'altra risulta in modo esplicito la centralità della diocesi come vero ambito e soggetto della formazione permanente.

In questa breve esposizione distinguo tre punti.

I livelli esperienziali o le esperienze della formazione permanente

A livello culturale e teologico: le esperienze comportano una notevole varietà. In non poche diocesi il programma di formazione permanente prevede la rivisitazione, pastoralmente applicata, dei grandi temi teologici, con particolare attenzione agli aspetti biblici. Le forme sono diverse: in tante chiese particolari sono organizzate giornate di studio collocate lungo tutto l'arco dell'anno pastorale, da ottobre a giugno. In altre c'è il " mese teologico" con quattro o cinque giornate fissate nelle quattro o cinque settimane del mese. In altre ancora vengono programmati dei "corsi residenziali", che ovviamente favoriscono l'esperienza della condivisione fraterna. In non poche diocesi sono previsti pure dei "viaggi culturali" tra presbiteri (come ad esempio "sessioni bibliche" in Terra Santa).

Al servizio dell'aggiornamento teologico si sono aperti diversi Istituti teologici o Centri pastorali a raggio interdiocesano o nazionale, garantendo un notevole grado di qualità delle proposte, anche se selettivo.

A livello spirituale: si diffonde a macchia d'olio nei presbiteri la prassi degli esercizi spirituali; i quali da una fase di disaffezione stanno verificando una crescente fedeltà, con una duplice esigenza: condividere momenti di silenzio come antidoto allo stress dei ministero attivo e sperimentare il contatto vitale con la parola di Dio attraverso il metodo della lectio divina. Allo stesso scopo stanno affermandosi le giornate di ritiro periodico o mensile.

Interessante, soprattutto in alcune nazioni, il riferimento dei sacerdoti ai luoghi del silenzio e della preghiera, quali sono i monasteri, secondo lo spirito della MR (1978).

C'è poi un terzo livello di formazione permanente, più esplicitamente inteso a favorire la "comunione presbiterale": le cosiddette "giornate di fraternità sacerdotale". In particolare vengono valorizzati da non poche diocesi l'appuntamento del giovedì santo, non solo come celebrazione, ma come incontro agapico con il vescovo; e la giornata di fraternità, non raramente in seminario, con la celebrazione affettuosa di anniversari significativi di ordinazione sacerdotale.

C'è un quarto livello, più esplicitamente pastorale. Una cura particolare viene riservata ai giovani sacerdoti nei primi cinque anni di sacerdozio, attraverso settimane residenziali di studio, oppure attraverso tempi prolungati di incontri mensili.

Così per tutti i sacerdoti sono previsti "convegni diocesani " annuali nella forma di una "tre giorni" o di "una settimana", in cui si affrontano i grandi temi di attualità pastorale.

Rilevante è l'impegno delle conferenze nazionali di offrire a livello interdiocesano la formazione permanente attraverso istituti specializzati, soprattutto nella direzione della teologia pastorale, missionaria e spirituale.

Linee di tendenza

Sembra di poter affermare che nelle diverse Chiese ci sia crescita dell'impegno della formazione permanente, con accentuazioni differenziate: ìn tante diocesi sembra più accentuata la dimensione spirituale, in altre la dimensione teologica o quella pastorale. Tuttavia si possono intravedere alcune linee di tendenza in questa fase applicativa:

- il faticoso passaggio dall'esperienzialismo disorganico a una progettualità globale.

- il passaggio da una formazione intesa come aggiornamento a una formazione come processo vitale che scaturisce dallo stesso ordine sacro e dalle esigenze di un ministero fedele alla storia;

- la formazione permanente sta diventando un luogo sempre più significativo per sperimentare la comunione presbiterale, in cui risulta determinante la presenza diretta del vescovo.

Allo scopo sono importanti i formatori: in alcune nazioni sono previsti convegni di studio per la formazione dei responsabili diocesani della formazione permanente.

Alcuni problemi aperti

La formazione permanente necessita di una proposta organica aderente alle fasce d'età e, pertanto, di un piano più preciso e articolato. D'altra parte permane, talora in modo preoccupante, il divario tra le generazioni, con linguaggi e visioni pastorali diverse. In genere nei giovani presbiteri risulta debole la sintesi formativa e teologica, con difficoltà a gestire la complessità pastorale.

Cíè una sorta di complesso edipico nei confronti della fraternità sacerdotale: desiderata e faticosa insieme. Pertanto la formazione permanente deve farsi carico di tre aspetti comuni di vita sacerdotale: la condizione domestica del prete (problema di notevole rilevanza), la vita comune nelle sue forme più disparate in prospettiva pastorale e non monastica, e l'appartenenza effettiva e affettiva al presbiterio.

Soprattutto nelle Chiese dell'Europa occidentale c'è urgenza di presbiteri dalla personalità forte, motivata, che siano punti e modelli di riferimento in una società contrassegnata da identità personali deboli. Ma soprattutto capaci di promuovere collaborazioni e attrezzati contro il facile scoraggiamento di fronte all'ardua impresa della nuova evangelizzazione in una società neopagana. Ciò chiede un'attenzione del tutto particolare alla vita spirituale dei presbiteri in proiezione pastorale come categoria unificante di tutta la formazione permanente.