Colloquio europeo delle parrocchie

a cura di don Nicola Borgo

Che cos'è il Colloquio Europeo delle parrocchie?

E' una libera associazione di parroci e di laici, provenienti dai diversi paesi dell'Europa, che si riuniscono ogni due anni per una settimana di riflessione sui problemi delle parrocchie europee oggi.

Storia

Il Colloquio europeo delle parrocchie (CEP) è nato da un'iniziativa del Canonico francese Français Connan. Nel 1959 egli era ancora parroco a S. Severin (Parigi) e cercò di organizzare un incontro di parrocchie europee secondo la visione di una crescita comune dell'Europa. Questa iniziativa fu sostenuta dal cardinale König di Vienna.

In un primo incontro nel 1961 erano presenti preti di sette nazioni: Belgio, Germania, Francia, Italia, Austria, Svizzera e Spagna. Essi espressero questa preoccupazione: "In un'Europa che si organizza pian piano come comunità, i nostri problemi umani e parrocchiali sono simili; una pastorale nazionale isolata si rivela improduttiva."

Così hanno deciso di incontrarsi a livello europeo ogni due anni, per scambiare esperienze ed idee e collaborare alla costruzione di una comunità europea dei popoli.

Dal 1973 anche i laici arrivarono al colloquio ed il loro numero è cresciuto costantemente. Nel 1991 la metà circa dei partecipanti erano laici; nel 1993 i laici erano quasi due terzi.

Recentemente anche alcuni vescovi prendono parte ai Colloqui; altri seguono con interesse il lavoro del Colloquio e lo sostengono da un punto di vista organizzativo o finanziario.

I partecipanti provengono da 15 paesi d'Europa. Sono donne e uomini attenti al problema della fede, spesso con impegni concreti nella comunità, interessati al futuro dell'Europa ed allo scambio di esperienze su questo piano.

Prospettive

Il vicendevole avvicendamento delle nazioni europee in campo economico e politico pone anche alle parrocchie una serie di interrogativi e di prospettive che non si possono eludere, su cui misurarsi in vista, soprattutto, di orientamenti comuni.

Il CEP si sforza di collaborare alla costruzione di una società europea caratterizzata da reciproco rispetto, vicendevole accettazione nella condivisione che è possibile imparare gli uni dagli altri sotto ogni punto di vista.

In pratica questo obiettivo è perseguito attraverso:

la reciproca conoscenza con visite di persone e gruppi nei e dai diversi paesi;

lo scambio di esperienze sulla vita ed il lavoro nelle parrocchie e comune ricerca di risposte orientate al futuro nei Colloqui;

la collaborazione al Consiglio d'Europa nell'ambito delle Organizzazioni non governative (ONG) e dal 1994 soprattutto nel coordinamento dei vari gruppi secondo i temi d'interesse (in totale 350 organizzazioni).

Poiché in tutti i Paesi d'Europa gli interrogativi esistenziali si pongono in eguale maniera, il CEP cerca di aiutare le parrocchie interessate ad essere, in una società post-moderna:

testimoni della fede;

comunità ecclesiali vive;

voce profetica per gli uomini d'oggi interessati a fare dell'Europa una società aperta.

 

Il Cammino del Colloquio europeo delle parrocchie dal 1961 al 1997

Tematiche

1961 Losanna (Svizzera) Situazione della parrocchia

1963 Vienna (Austria) Parrocchia e missione

1965 Colonia (Germania) La pastorale dei marginali

1967 Barcellona (Spagna) Il prete marginale?

1969 Torino (Italia) La parrocchia in questione

1971 Strasburgo (Francia) Plausibilità della parrocchia oggi

1973 Herleen (Olanda) Comunità in costruzione

1975 Lisbona (Portogallo) I ministeri nuovi nella Chiesa

1977 Namur (Belgio) La parrocchia in ascolto dei giovani

1979 Marsiglia (Francia) Parrocchia luogo d'incontro

1981 Assisi (Italia) La parrocchia: diversità e compiti

1983 Ludwigshafen (Germania) Parrocchia: segno e cammino di speranza

1985 Tarragona (Spagna) Corresponsabilità della parrocchia

1987 Seggau (Austria) Parrocchia ed evangelizzazione

1989 Fatima (Portogallo) Parrocchia per l'uomo

1991 Lovanio 8Belgio) Condivisione delle responsabilità a servizio degli uomini

1993 Besançon (Francia) Domanda di valori e vita cristiana

1995 Praga (Rep. Ceca) Comunità cristiana e cambiamenticontemporanei

1997 Udine (Italia) Sulla via di Emmaus: incontrare Cristo con gli uomini del nostro tempo

 

Lo sviluppo tematico

L'intuizione che genera il colloquio si chiarisce a Losanna (1961), ma è a Vienna (1963) la città che dà viva coscienza di una distanza inquietante tra la cultura del mondo contemporaneo e l'esperienza cristiana; c'è la preoccupazione e forse la convinzione di un recupero dei non-praticanti-marginali.

Colonia (1965) e Barcellona (1967) segnano l'avvio di un'ottica diversa: il mondo contemporaneo più che recuperato deve essere capito; non è possibile che sia privo di valori. E' opportuno allora che i preti si mettano in discussione soprattutto di fronte alla marginalità delle persone spesso vive e sensibili.

A Torino (1969), nel quadro di una montante contestazione, non solo i preti si devono mettere in discussione, ma ci si chiede quali possano essere le funzioni e le strutture della Chiesa in un mondo secolarizzato. Si propone che ascolto e accoglienza siano testimoniate da scelte credibili di libertà dai beni e dal potere. A Strasburgo (1971) si prefigura una risposta in positivo a queste istanze di libertà: le strutture della Chiesa sono plausibili se s'impegnano in una nuova evangelizzazione e se pongono gesti profetici. Per questo si chiedono spazi di sperimentazione. La coscienza di una appartenenza ecclesiale piena, investe anche i laici che entrano a far parte del Colloquio, della sua direzione e delle sue scelte.

A Herleen (1973) la fiducia e la progettualità raggiungono il punto più alto. Comunità in costruzione è la finalità che raccoglie i partecipanti e li impegna a fare della parrocchia una comunità all'insegna dell'invenzione e della creatività.

La valorizzazione del laicato, il suo inserimento operativo nella Chiesa induce anche il Colloquio ad indicare e precisare i nuovi ministeri loro riservati (Lisbona 1975).

Non si nascondono i disagi che nascono in questo nuovo inserimento e a Marsiglia (1979) e ad Assisi (1981) vengono affrontate la genesi e la gestione delle differenze e dei conflitti presenti nella parrocchia.

Dopo questa pausa di riflessione sulla vita interna della parrocchia, a Ludwigshafen (1983) si prende di nuovo il largo, prospettando per la parrocchia non tanto una riconquista, quanto una funzione di segno per chi cerca. La secolarizzazione in atto, la nuova evangelizzazione, la profezia, i ministeri laicali, una situazione di libertà dai legami con il potere, la sua trasformazione in comunità di vita più che istituzione fornitrice di servizi, collocano la sua presenza e la sua azione come segno e cammino di speranza. In questa prospettiva l'attenzione è diretta all'uomo contemporaneo.

E' per lui che a Tarragona (1985) ci si interroga sulla corresponsabilità, che a Graz - Seggau (1987) si riflette sulla sua non-credenza, da lui ritenuta consequenziale e positiva.

A Fatima (1989) è ancora la situazione dell'uomo d'oggi, provveduto e diffidente, che i partecipanti prendono in considerazione e lo pensano sensibile solo ad una carica di senso per il suo vissuto concreto. Uno sguardo attento ai valori del vissuto ed al loro rapporto con il Vangelo è stato a Besançon (1993) l'intento primo dei convenuti.

Praga (1995) apre un nuovo capitolo nella vita del Colloquio: fortunatamente finisce l'ottica prevalentemente occidentale di guardare l'uomo e la sua esperienza religiosa. La fine nell'Est europeo della prassi politica nei confronti della fede cristiano-cattolica ed il conseguente diritto di credere segnano una svolta che peserà positivamente sul futuro.

A Namur (1977) il Colloquio è stato dedicato alla realtà dei giovani. Si è ripreso raramente, con fatica ed in modo parziale, il discorso sui giovani che restano un grosso punto di domanda in molte realtà parrocchiali.

A Udine (1997) il tema è stato "Sulla via di Emmaus: come possiamo incontrare Cristo con gli uomini del nostro tempo". La società pluralista sta relativizzando le certezze dottrinali e la prassi istituzionale di ieri. Continuare a fornire i sacramenti senza un'adeguata partecipazione e conversione, diventa sempre più inaccettabile.

Riscoprire la traccia di Cristo dentro il vissuto delle singole persone è un compito affidato sempre più a ciascun cristiano ed al suo essere compagno degli altri uomini. Potranno nascere così nuovi e diversificati itinerari alla fede che corrisponderanno al grado della propria maturazione personale.

 

 

 

Rappresentanti/ Indirizzi

Presidente

Joao Castelhano, Igreja de S. José, P - 3000 Coimbra

Vicepresidenti

Livia Fabiani , Via Liguria 77/11, I - 33100 Udine

George Mendolia, F - 62360 Echinghen

Segretario generale

Ottfried Selg, Haindstrasse 9a, D - 83451 Piding

Responsabile per l'Italia

Mons. Nicola Borgo, Via Martignacco 14 - I - 33100 Udine