Il bene comune
"Una politica per la persona e per la società trova il suo criterio basilare nel perseguimento del bene comune, come bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo". ("Christifideles laici", 42)
Un po’ di vocabolario
Politica e bene comune sono termini strettamente connessi. La citazione che abbiamo collocato qui all’inizio dall’Esortazione apostolica post-sinodale (1988) di Giovanni Paolo II sulla missione dei laici nella Chiesa, potremmo tradurla in parole povere così: - Che ci sta a fare la politica se non si occupa del bene comune? -. Bene comune è proprio il senso, la ragione d’essere dell’attività politica. Qualcuno ha definito la politica proprio l’ "arte nobile e difficile per costruire il bene comune".
Bene comune è un termine soggetto a eclissi e a riapparizioni. Agli albori della libertà democratica riconquistata nel dopoguerra, quando si trattava di dare ispirazione ai princìpi della Costituzione, i cattolici erano fortemente impegnati intorno a quei valori che scaturiscono dalla centralità della persona umana. Ma le radici di questa impostazione politica sono ancora più remote, contrassegnano il movimento dei cattolici "popolari" all’inizio del secolo. Via via la parola bene comune è apparsa poco più di una pia espressione sorpassata o riservata a qualche cattolico antiquato. Sembrava che non ci fosse più bisogno di parlarne, forse pensavamo di averlo conseguito una volta per tutte, il bene comune!
Perché questa parola, bene comune, riemerge ora, e insistentemente, dal quasi-oblio? Ora ciascuno cerca di farsi i propri interessi, ora abbiamo tanti beni, e chi già ne ha ne vuole sempre di più; ora l’individualismo assume forme selvagge e si incomincia ad averne paura, si avverte la minaccia dell’antiumano. Come contrappunto, forse, rinasce il gran bisogno dell’essere insieme, dell’unirsi per conseguire scopi comuni, da uomini, da cristiani, "per far sì che ciascuno trovi nella società la pienezza della sua dignità e la soddisfazione dei bisogni fondamentali" (Martini). Quando un bisogno come questo affiora, si può essere certi che lascia intravedere un grande valore, in questo caso il bene comune, anzi lo indica, lo chiama in causa. E in tempi di così grave incertezza davvero "occorre cercare valori comuni, grandi fini per l’azione sociale e politica; occorre tenere alto l’orizzonte dei valori per orientarsi anche nello smarrimento" (Martini).
Resta il fatto che affrontare, e così brevemente, anche solo la nozione di bene comune può apparire un’impresa disperata. L’idea di bene comune ha le radici nella filosofia e stende i suoi rami nel sociale fino alla politica. Noi proviamo a darne un’idea d’insieme. Quello che fissiamo in alcuni punti potrà servire per andare oltre e informarsi meglio.
BENE COMUNE: UN’IDEA CHIAVE
Il bene comune è una delle idee-chiave della Dottrina sociale della Chiesa che ci viene riproposta quasi in ogni grande enciclica sociale. Se la Chiesa, nel suo insegnamento sociale, dedica così grande cura nel presentarci il bene comune ci devono essere delle ragioni serie. Bisogna armarsi di buona volontà, come bravi scolari davanti al maestro, per fissare almeno alcuni punti essenziali. Incominciamo dalla definizione di bene comune che troviamo nella "Gaudium et Spes" sotto il titolo "Natura e fine della comunità politica". E’ la definizione che completa quelle contenute in precedenti documenti della Chiesa e indica con lucidità la natura di bene comune:
"Il bene comune si concreta nell’insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani, nelle famiglie e nelle associazioni il conseguimento più pieno e più rapido della loro perfezione".
Questa definizione viene ripresa anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1906.
La Dottrina sociale della Chiesa si basa sulla concezione della socialità naturale della persona umana. Ecco come ci viene spiegata questa concezione dalle parole della stessa "Gaudium et Spes":
"Gli uomini, le famiglie e i diversi gruppi, che formano la comunità civile, sono consapevoli di non essere in grado, da soli, di costruire una vita capace di rispondere pienamente alle esigenze della natura umana e avvertono la necessità di una comunità più ampia, nella quale tutti rechino quotidianamente il contributo delle proprie capacità, allo scopo di raggiungere sempre meglio il bene comune".
Alla base dell’idea di bene comune insomma c’è la persona umana, che è al tempo stesso limitata e capace. E’ limitata, perché non può realizzarsi completamente senza l’aiuto degli altri, ma è anche capace di cooperare con gli altri per raggiungere il bene comune. "La società è voluta dal Creatore come mezzo per il pieno sviluppo delle facoltà individuali e sociali, di cui l’uomo ha da valersi, ora dando, ora ricevendo per il bene suo e quello degli altri". Questa idea fondamentale di società e di bene comune così come "è voluta dal Creatore", Pio XI nel 1937 la contrapponeva al nazismo, che asserviva la persona allo Stato (Lettera Apostolica "Mit brennender Sorge").
Le ragioni dunque per chiamare comune questo bene sono due. Una ragione è che questo bene può essere costruito, raggiunto, accresciuto solo comunitariamente, cioè dallo sforzo comune di un’intera società. L’altra ragione è che è un bene indivisibile, se ne può godere tutti insieme. Il bene comune deve essere come l’ossigeno che alimenta ciascuna cellula dell’organismo sociale e ne stimola la vita e l’attività.
SONO TUTTI D’ACCORDO SUL BENE COMUNE?
Il bene comune come criterio-base per regolare la vita sociale ha origini lontane. Già nel pensiero politico di antichi filosofi greci e romani la società viene presentata come un organismo, all’interno del quale ogni parte non può fare a meno dell’altra e tutte sono finalizzate a un bene, che è conseguenza del procedere ordinato e necessario di tutte le membra sotto la direzione del capo. Questa concezione, nella sua lunga storia, conta anche degli oppositori in coloro che sostengono determinate concezioni dello Stato.
Ad esempio in uno Stato totalitario (come quello nazista, fascista) per bene comune si intende il bene dello Stato stesso che sovrasta, fino a soffocarlo, il bene dei singoli. In uno Stato collettivista (come quelli comunisti) il bene comune riduce ai minimi termini gli spazi per il raggiungimento del bene della persona. Per ciò che riguarda lo Stato liberale tutto dipende dall’idea che si ha di libertà. E’ accaduto, e accade, che per Stato liberale qualcuno intenda, in teoria e in pratica, quello in cui il bene comune è ridotto al minimo ed è inteso come la somma dei singoli beni privati.
QUAL È IL CONTENUTO DEL BENE COMUNE? DI CHE COSA È FATTO?
C’è chi afferma, e ci pare giustamente, che il bene comune - nel suo aspetto di concretezza storica - tende a mettere a disposizione dei cittadini una sorta di "materiale grezzo", a partire dal quale è possibile la costruzione del singolo e della società. Bene comune infatti non è tanto questo o quel bene. Quello che è bene in una data epoca storica può non esserlo più in un’altra. La diligenza trainata da cavalli una volta poteva contribuire al bene comune..., ma ora?!
Due sono i nuclei che costituiscono il bene comune, e sono inscindibilmente congiunti:
•favorire le condizioni per un vivere comune ordinato e pacifico •fondarsi per questo sui diritti-doveri dell’uomo.
E’ quanto risulta chiaramente, se leggiamo con attenzione la descrizione che segue:
Il bene comune della società consiste soprattutto nella salvaguardia dei diritti e doveri della persona umana, che sono universali ed inviolabili. Occorre perciò che siano rese accessibili all’uomo tutte le realtà necessarie a condurre una vita veramente umana, come il vitto, il vestito, l’abitazione, il diritto di scegliersi liberamente lo stato di vita e di fondare una famiglia, il diritto all’educazione, al lavoro, al buon nome, al rispetto, alla conveniente informazione, alla possibilità d’agire secondo la retta norma della propria coscienza, alla salvaguardia della vita privata ed alla giusta libertà anche in materia religiosa (v. la voce "bene comune" nel Dizionario del Concilio ecumenico Vaticano II, p 654; cf anche "Gaudium et Spes", 26).
A conclusione di questo punto possiamo dire che nella Dottrina sociale della Chiesa sul bene comune l’uomo è sempre il soggetto principale del sociale. E l’uomo, come creatura dotata di razionalità e di capacità morali, non potrà mai godere solo di beni materiali, ma deve poter soddisfare tutte le sue esigenze, anche quelle spirituali.
CHI SI DEVE OCCUPARE DEL BENE COMUNE?
Prima c’è una risposta generale. Dato che il bene comune riguarda tutti, dobbiamo occuparcene tutti. Ma una responsabilità particolare spetta all’autorità sia a livello centrale che a livello locale. Questo ruolo dell’autorità non deve però paralizzare le energie dal basso. La tensione a raggiungere il bene comune infatti deve funzionare come una molla, come un incoraggiamento che rafforza l’iniziativa dell’individuo, della famiglia e dei gruppi o corpi intermedi della società. L’autorità deve perciò tendere a realizzare il bene comune valorizzando e coordinando l’apporto di tutti. Non bisogna dimenticare che nello Stato democratico i rappresentanti della maggioranza della volontà popolare devono cercare di raggiungere il bene di tutti i cittadini, anche di quelli che sono in posizione di minoranza. In altre parole: i cittadini non sono e non devono considerarsi passivi destinatari del bene comune. E l’autorità deve riconoscere i cittadini capaci di cooperare al bene comune e deve metterli in grado di esprimere questa capacità.
Per sintetizzare:
"Il bene comune. E’ il fine di tutto l’agire sociale; spetta primariamente all’Autorità il realizzarlo, coordinando gli apporti di tutti ad esso. Comprende anzitutto l’insieme delle condizioni che favoriscono il pieno sviluppo della persona e dei gruppi intermedi (tutela e promozione della persona, della famiglia, della libertà personale, ecc.), e che solo dallo sforzo comune di un’intera società (o dalla comunità delle Nazioni, nel caso del bene comune internazionale) possono essere realizzate".
Abbiamo citato queste righe riassuntive da E. COMBI-E. MONTI, Fede cristiana e agire sociale, a cura del "Centro Ambrosiano", Milano 1994. Anche altrove in questo quaderno abbiamo tenuto presente questo eccellente "Sussidio di base per la catechesi sociale di giovani e adulti", e qui cogliamo l’occasione per raccomandarne la lettura.
Tiriamo la riga
Noi ce l’abbiamo messa tutta per attirare un po’ di attenzione sul bene comune, realtà multiforme che sta all’inizio della vita sociale e deve costituirne lo scopo, la ragion d’essere. Chi ha avuto la pazienza di seguirci fin qui avrà notato che il bene comune
non è solo un concetto astratto
non è qualcosa di prefabbricato
non è qualcosa di realizzato una volta per tutte.
E’ qualcosa che deve sollecitare l’uomo ad essere più uomo insieme ad altri uomini.
E’ insieme una mèta e un appello.
Non basta dunque essere destinatari del bene comune: ci pensino...i politici! Ognuno di noi deve essere attore del bene comune, ognuno per la sua parte, al suo posto. E quando? In un certo senso sempre, perché le convinzioni nella vita sociale si comunicano anche con gli atteggiamenti di ogni giorno. Bisogna dunque far trasparire con i nostri comportamenti, attivamente fiduciosi, che il bene comune è qualcosa ricco di valore, che deve animare la vita sociale, è qualcosa per cui lavorare. I vescovi italiani dicono che "l’adesione all’insegnamento sociale della Chiesa - che ha valore non solo per i credenti, perché esprime ciò che contribuisce al bene di ogni uomo - non impedisce ma spinge i cattolici al confronto, al dialogo e a possibili collaborazioni con quanti lavorano per il bene comune".
Ma ci sono momenti precisi nei quali possiamo, come elettori, influire scegliendo dei nostri rappresentanti che si occupino sul serio del bene comune. Come fare per riconoscerli? Ci sono molti modi per mettere in moto la nostra buona volontà di conoscere per scegliere bene. Bisogna imparare a pensare! Ma se si sbaglia, niente paura, e soprattutto niente stanchezza. Si va avanti, ci si prepara di più e meglio per votare più giusto un’altra volta.
• Sono in grado di capire, in questa o quella aggregazione politica, qual è la considerazione per i diritti della persona (libertà, rispetto della vita, famiglia, scuola, lavoro...)? In altre parole posso vedere chiaramente a quali valori si ispirano i programmi al di là delle parole propagandistiche?
• Esaminando i vari programmi politici, posso valutare se e come sono considerati i più deboli, oppure se vi si afferma, ipocritamente, che ai "blocchi di partenza" della vita abbiamo tutti le stesse possibilità.
• Con il buon senso e con un po’ di informazione seria, riesco certamente a capire se i progetti presentati sono realizzabili o sono espressioni pubblicitarie, alle quali non potranno seguire fatti concreti e proporzionati.
• Posso rendermi conto se quello che viene offerto soddisfa solo la dimensione del benessere materiale o se vuole rispondere anche alle altre componenti del bene comune, cioè ai bisogni razionali, culturali, spirituali dell’uomo.