Dottrina Sociale della Chiesa e Bioetica

Dario Sacchini

Istituto di Bioetica - Univ. Cattolica - Roma

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E' sotto gli occhi di tutti, addetti ai lavori e non, che la bioetica (1) risalti come una delle discipline scientifiche emergenti negli ultimi anni, sia dal punto di vista epistemologico sia da quello accademico ed operativo.

Se poi ci si appresta ad una ricognizione delle possibili correlazioni tra la bioetica ed altre discipline che con essa possano relazionarsi, le fonti bibliografiche disponibili si fanno sempre più numerose (2).

Un termine di confronto relativamente meno battuto nella letteratura scientifica è quello tra Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e bioetica, e la successiva riflessione verterà quindi su questo particolare tema, tentando di rintracciare le possibili relazioni (o le distanze) sia a livello epistemologico sia a livello di criteriologia di riferimento.

 

 

Definizioni, finalità ed ambiti della bioetica e della DSC

 

Se prendiamo in considerazione le due discipline a livello di definizione, emerge subito con evidenza che a fronte di una marcata eterogeneità della bioetica corrisponde una relativa omogeneità per la DSC.

La bioetica, infatti, è definibile diversamente a seconda della criteriologia fondativa adottata. A grandi linee, essa oscilla tra impostazioni concettuali che fanno leva sull'oggettività dei valori (3), da una parte, ed impostazioni etiche di tipo eminentemente descrittivo, dall'altra (4). In altri termini, si ripropone - così come nel più ampio dibattito filosofico - la antica diatriba tra cognitivisti e non-cognitivisti. Un tentativo di definizione è quello che si legge nel Documento di Erice (citato in nota 2), per il quale la Bioetica è "un'area di ricerca che, avvalendosi di una metodologia interdisciplinare, ha per oggetto l' "esame sistematico della condotta umana nel campo delle scienze della vita e della salute, in quanto questa condotta è esaminata alla luce di valori e principi morali""(5).

Sulla definizione di DSC, invece, sembra registrarsi una maggiore omogeneità definitoria. Essa può descriversi come "parte della filosofia morale, che deve dare giudizi di valore e di utilità'"6).

Tali valutazioni - e qui passiamo a considerare i compiti inerenti le due discipline - la DSC li applica a due aree preminenti di interesse:

 

 

1. l'approfondimento delle cause ultime dei problemi relativi ai fenomeni sociali, attraverso la riconduzione di questi a norme oggettive. Queste sono essenzialmente due: a. il principio divino, come fondamento ultimo; b. la persona umana quale fondamento "penultimo", nella sua natura di corpo spiritualizzato e nei suoi diritti inalienabili, primo fra tutti quello alla vita nelle sue varie componenti, a partire da quella fisica. Il valore della persona "per sé" ed i suoi conseguenti diritti, infatti, costituiscono il bene individuale. Quest'ultimo, infine, insieme al bene di ogni altro essere umano, va a comporre il bene comune (7). Da tali premesse, muove successivamente un processo deduttivo (8) che intende applicare i principi di riferimento in vista della risoluzione dei problemi che la scienza sociologica riconosce (9);

 

2. l'elaborazione di una "sistematica" organica a partire dalle norme oggettive prima illustrate.

Ne consegue perciò che la DSC è saldamente ancorata ad una visione etica descrittivo-normativa su base personalista.

Se esaminiamo adesso i compiti, o meglio, gli ambiti (10) della bioetica essi attengono quattro ambiti "storici" di analisi morale, vale a dire: i problemi etici relativi alle professioni sanitarie; le sperimentazioni condotte sull'uomo, anche se non direttamente terapeutiche; le politiche sanitarie, demografiche e la medicina occupazionale; l'etica ambientale (11). Più di recente si sono venuti aggiungendo due ulteriori aree di interesse: il biodiritto (12), e il filone riflessivo sul rapporto bioetica-educazione (13). Tutti questi ambiti sono affrontati con criteriologie etiche diverse, facenti capo - in ultima analisi - a differenziate concezioni antropologiche, o meglio ad un diverso modo di dare peso al "fattore uomo". Un pluralismo del genere può codificarsi in alcuni "modelli etici"(14). Il soggettivismo, il sociobiologismo, il pragmatico-utilitarismo e il personalismo Il soggettivismo, si fonda essenzialmente nella libertà di scelta dell'individuo (qualunque essa sia), il quale trova nella libertà altrui l'unico limite possibile. Nel pragmatico-utilitarismo, invece, confluiscono - con sfumature talora accentuatamente diverse - correnti di pensiero che rintracciano il riferimento ultimo nell'utilità sociale, stabilita per convenzione da una "comunità etica" di decisori. Il sociobiologismo, invece, riduce l'intera realtà alla logica dell'evoluzione, aspetti culturali ed etici inclusi. Non solo, ma in nome del processo evolutivo si arriva a teorizzare la selezione eugenistica (cioè la soppressione fisica) nei confronti degli individui portatori di deficit (genetici o meno), come "aiuto" - da parte dell'uomo stesso - alla dinamica selettiva naturale dell'evoluzione.

Da ultimo abbiamo il personalismo (15) che incentra nella persona umana il suo cardine di valutazione etica, sia in prospettiva teleologica (funzioni, relazioni, linguaggio) sia in linea ontologica, "scuola di pensiero" ritenuta da chi scrive come la più idonea per dirimere le complesse vicende che la bioetica si trova a dover affrontare (16). Occorre aggiungere anche che da un punto di vista metodologico la bioetica personalista si avvale di una metodologia trinomiale: analisi del dato (epistemologia), rilevanza del valore in gioco nella fattispecie (antropologia), conseguenze operative (normatività).

 

 

Tra quale bioetica è possibile una connessione "efficace" con la DSC?

 

A partire da quanto finora illustrato, sembra logico dedurre che tra DSC e bioetica una relazione "efficace" - qui intesa nel senso del rispetto della persona come valore in sé - possa attuarsi pienamente, a nostro avviso, con il modello personalista.

In particolare, se si opera un parallelo tra i criteri di riferimento prima citati, si avverte che entrambi, DSC e bioetica personalista, collimano sostanzialmente su tre punti "forti" (17).

 

1. il rispetto della vita fisica individuale (dal concepimento alla morte naturale), come premessa alla possibilità di esercizio di ogni altro diritto;

 

2. il legame inscindibile tra libertà e responsabilità;

 

3. il principio di socialità e sussidiarietà.

 

E proprio di recente la correlazione positiva tra DSC e bioetica personalista sembrerebbe essere stata in certo modo validata nella Lettera Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, quando è proposta una analogia inedita tra questione del lavoro e difesa della vita umana (quest'ultima da considerarsi come classica questione bioetica) (18).

1. il rispetto della vita fisica individuale (dal concepimento alla morte naturale), come premessa alla possibilità di esercizio di ogni altro diritto;

 

2. il legame inscindibile tra libertà e responsabilità;

 

3. il principio di socialità e sussidiarietà.

 

E proprio di recente la correlazione positiva tra DSC e bioetica personalista sembrerebbe essere stata in certo modo validata nella Lettera Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, quando è proposta una analogia inedita tra questione del lavoro e difesa della vita umana (quest'ultima da considerarsi come classica questione bioetica (19), quantunque il singolo abbia il dovere morale di contribuire al bene comune.

Relativamente al "nodo" sul legame tra libertà e responsabilità (oltre a quanto detto in nota 16), va detto che sia nella bioetica personalista sia nella DSC si ritiene la libertà come una "qualità dell'atto umano compiuto con piena avvertenza e deliberato consenso della volontà'"(20). Tale libertà trova nella legge morale naturale (fondata ultimamente sull'antico aforisma fac bonum, vita malum) il suo "limite", al cui riconoscimento l'intelletto umano è elettivamente chiamato, limite sperimentabile dalla persona umana nell'esercizio della responsabilità, secondo il suo duplice aspetto: quello personale (rem ponderare) e quello sociale (respondere).

Si tratta di una libertà, cioè, che per essere vera e piena deve tenere conto sia del necessario cammino di emancipazione dagli ostacoli che ne riducono il pieno esercizio sia dell'altrettanto necessario cammino di verifica costante della correttezza progettuale di questa libertà, o meglio del continuo perfezionamento esistenziale al quale la persona è chiamata.

Infine, sul terzo "nodo", il principio di socialità e di sussidiarietà (21), si gioca il capitolo della giustizia (22), sia distributiva sia commutativa (23), in merito a grandi questioni sociali di interesse della bioetica, quali le politiche economiche e l'allocazione delle risorse in sanità (24). Si tratta di temi di viva attualità, dato che le scelte in campo economico sottendono invariabilmente una concezione etica (25). In tal modo, DSC e bioetica personalista dispongono degli strumenti analitici per operare un'adeguata valorizzazione dei fattori morali insiti nelle scelte economiche (e, nel nostro specifico caso, in ambito sanitario), in vista di scelte operative coerenti con i valori assunti come riferimento.

 

 

Note.

 

(1) Ormai cospicua è la letteratura disponibile sulla bioetica, a partire dallo storico volume del "coniatore" del termine bioetica, Van Rensselaer Potter (Bioethics: bridge to the future, Prentice Hall, Englewood Cliffs, 1971 e il più recente Global Bioethics, Michigan State University Press, East Lansing 1988) per proseguire con Hans Jonas (Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino 1990. Inoltre si vedano, su versanti profondamente differenziati dal punto di vista concettuale: W.T. Reich (a cura di), Encyclopedia of Bioethics, McMillan-Schuster, New York 1995; E. Sgreccia, Manuale di Bioetica (2 voll.), Vita e Pensiero, Milano 1996(4); D. Gracia, Fundamentos de bioética, Eudema, Madrid 1989; T.L. Beauchamp J.F. Childress , Principles of Biomedical Ethics, Oxford University Press, New York 1994(4); H.T. Engelhardt, The Foundations of Bioethics, Oxford University Press, New York 1986. Sul rapporto bioetica-medicina si vedano, oltre al Manuale di Sgreccia, E.D. Pellegrino D.C. Thomasma, For the Patient's Good. The restoration of Beneficence in Health Care, Oxford University Press, New York 1988; R.M. Veatch, Medical Ethics, Jones and Bartlett, London 1997; A. Bompiani, Bioetica in Medicina, CIC, Roma 1996 e, per un approfondimento filosofico di tale relazione, R.A. Carson C.R. Burns (a cura di), Philosophy of Medicine and Bioethics. A Twenty-Year Retrospective and Critical Appraisal, Kluwer Academic Publ., Dordrecht 1997. Utile ai fini di un prospetto storico complessivo è il volume di C. Viafora (a cura di), Vent'anni di bioetica: idee, protagonisti, istituzioni, Fondazione Lanza Gregoriana Ed., Padova 1990.

 

(2) In particolare, è noto tra gli studiosi di bioetica in campo nazionale il tentativo di definizione della bioetica elaborato nel c.d. Documento di Erice sui rapporti della Bioetica e della Deontologia Medica con la Medicina Legale, scaturito nell'ambito dei lavori del 53rd Course on "New trends in forensic haematology and genetics. Bioethical problems" (Erice, 18-21.2.1991) promosso dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni e pubblicato su "Medicina e Morale" 1991, 4: 561-567.

Riguardo ai rapporti tra bioetica e teologia cfr. E. Sgreccia, Manuale di Bioetica. I. Fondamenti ed etica biomedica, Vita e Pensiero, Milano 1994 (4) pp. 54-56; D. Tettamanzi, Bioetica. Difendere le frontiere della vita, Piemme, Casale Monferrato 1997; E.E. Shelp, Teologia e bioetica. Fondamenti e problemi di frontiera, EDB, Bologna 1985; B.M. Ashley K.D. O'Rourke, Healthcare Ethics, The Catholic Health Association of the United States, St.Louis (MO) 1989.

 

(3) A tal riguardo è esemplare la definizione contenuta nel Manuale di Bioetica. di Sgreccia (p. 56), laddove si afferma che: "La Bioetica dovrà essere [] un'etica razionale che, a partire dalla descrizione del dato scientifico, biologico e medico, razionalmente esamini la liceità dell'intervento dell'uomo sull'uomo".

 

(4) Si veda l'emblematica definizione di bioetica contenuta nell'edizione 1995 della Encyclopedia of Bioethics, (p. XXI): "the systematic study of the moral dimensions - including moral vision, decisions, conduct and policies - of the life sciences and health care, employing a variety of ethical methodologies in an interdisciplinary setting".

 

(5) Cfr. nota precedente. Peraltro, la definizione del Documento di Erice, riprende integralmente quella contenuta nella edizione del 1978 della Encyclopedia of Bioethics (The Free Press, New York 1978, vol. I, p. XIX), a nostro avviso meno "sbilanciata" sul versante descrittivo della bioetica rispetto a quella contenuta nell'edizione del 1995 (cfr. nota precedente), anche se relativistica quanto ai valori di riferimento, specie quando si parla "di" principi e "di" valori, nel senso che non esisterebbe una scala valoriale stabile ed ordinata per tutti, ma soltanto la presa d'atto che tutti i valori espressi dai singoli individui sarebbero qualitativamente omogenei, senza - quindi - un ordinamento stabile degli stessi.

 

(6) C. Conti Guglia, La Dottrina sociale, Dehoniane, Roma 1995, p. 26.

 

(7) Per bene comune il Magistero cattolico intende: "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente" (Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, 26.1).

 

(8) Tale metodologia deduttiva "indica le vie sicure per ricomporre i rapporti della convivenza" (Giovanni XXIII, Lettera Enciclica Mater et Magistra, 220).

 

(9) Si presti attenzione alla distinzione tra sociologia e DSC, ben approfondita in C. Conti Guglia, La Dottrina sociale, pp. 19-27. Qui, in sintesi, si può affermare che la sociologia comprende sia la descrizione dei fenomeni sociali sia la ricerca delle cause prossime (costanti), studiando in primis il comportamento sociale umano e, in secundis, le istituzioni sociali. Essa osserva i fenomeni rintracciandone le modalità genetiche e le cause prossime, mentre la DSC esamina e giudica i fenomeni alla luce dei principi ultimi di riferimento e pone nei loro confronti un giudizio morale.

 

(10) Tali ambiti sono ritrovabili nel già citato Documento di Erice, citato in E. Sgreccia, Manuale di Bioetica, p. 50.

 

(11) Al riguardo si veda l'interessante rassegna della letteratura disponibile in E. Sgreccia M.B. Fisso (a cura di), Etica dell'ambiente, "Medicina e Morale" 1997 (3), suppl.

 

(12) Cfr., ad esempio, G. Dalla Torre, Bioetica e Diritto, Giappichelli, Torino 1993.

 

(13) Si veda: M.L. Di Pietro E. Sgreccia (a cura di), Bioetica ed educazione, La Scuola, Brescia 1997.

 

(14) Si rimanda al citato Manuale di Bioetica (pp. 74-93 e 171-186) per una approfondita analisi dei modelli di riferimento in bioetica.

 

(15) Si rimanda al citato Manuale di Bioetica (pp. 74-93 e 171-186) per una approfondita analisi dei modelli di riferimento in bioetica.

 

(16) Nella prospettiva personalista ontologicamente fondata, sembrano potersi recuperare quegli elementi di validità contenuti negli altri modelli. Dunque, l'influenza dell'evoluzione sull'ecosistema, e quindi anche sull'uomo, non può essere disconosciuta, ma essa agisce su quest'ultimo in modo non assoluto, dato che egli è in grado di elevarvisi (in senso non solo riflessivo, ma anche fattuale quando decide che i suoi simili più "deboli" in senso ampio vadano salvaguardati e non selezionati, cioè soppressi.

Il ruolo cogente della libertà nella stessa connotazione morale dell'atto consapevole compiuto dalla persona è indubitabile, ma va connesso ad un processo riflessivo di discernimento (personale e intersoggettivo) sui valori in gioco e sulle conseguenze dei propri atti. Tale processo è quello che si definisce responsabilità.

Infine, la valutazione dell'utilità di una determinata azione è senz'altro lecita a patto che la salvaguardia della persona umana sia garantita e non sacrificata in nome di qualsiasi altra motivazione.

 

(17) Si noti che gli elementi di connessione tra DSC e bioetica sono richiamati su tre dei quattro capisaldi del modello bioetico personalista (cfr. nota 15). Ciò non vuol dire che sul principio escluso - il principio terapeutico - vi sia una dissonanza con la DSC. In realtà, questo principio riguarda lo specifico ambito biomedico che non attiene gli ambiti di interesse della DSC sensu strictu.

 

(18) Cfr. al riguardo l'interessante articolo di L. Melina, La questione bioetica nell'orizzonte della dottrina sociale della Chiesa in Id., Corso di Bioetica. Il Vangelo della Vita, Casale Monferrato 1995, pp. 63-76.

 

(19) Dice Giovanni Paolo II al n. 70 della Lettera Enciclica Evangelium Vitae: che risulta decisivo il cammino di riscoperta dell'esistenza "di valori umani e morali essenziali e nativi, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano e tutelano la dignità della persona: valori, pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere, rispettare e promuovere".

 

(20) Cfr. C. Conti Guglia, La Dottrina sociale, p. 101.

 

(21) I due principi sono stati enunciati da Pio XI nella Lettera Enciclica Quadragesimo anno, 1931, n. 80. Il primo si riferisce a fatto che il bene comune passa attraverso il bene del singolo e non viceversa. Il secondo fa leva sulla necessità di venire in soccorso laddove maggiore è il bisogno, non solo da parte dello Stato, ma anche per iniziativa di privati cittadini.

 

(22) Nella sua accezione sociale, la giustizia si configura come "sommo e formale principio oggettivamente regolatore della vita umana associata" (v. Sociale, Giustizia, in Enciclopedia Filosofica, vol. 7, EDIPEM, Roma 1979, p. 789).

 

(23) La giustizia distributiva inerisce la distribuzione delle risorse recuperate dalla società agli individui, mentre la giustizia commutativa regola e controlla le relazioni tra individui, nel senso di scambi, traslazioni, contratti.. Per un approfondimento della materia si veda: L. Palazzani, Sul concetto di giustizia, "Medicina e Morale" 1996 (5), pp. 901-921.

 

(24) Cfr. A.G. Spagnolo, E. Sgreccia (a cura di), Etica ed allocazione delle risorse in sanità, Vita e Pensiero, Milano 1995.

 

(25) G. Gatti, Questioni di etica dell'economia, LAS, Roma 1997; S. Mosso, Etica, economia e sviluppo nell'insegnamento episcopale, "La Civiltà Cattolica" 1995, III, pp. 472-484.