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Identità e missione della famiglia

Giovanni Francilia

 

 

Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre non soltanto la sua "identità", ciò che "è", cioè una comunità di vita e di amore, ma anche la sua "missione", ciò che può e deve fare. Il compito che essa per vocazione di Dio è chiamata ad esercitare nella storia scaturisce dal suo stesso essere e rappresenta il suo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa la chiamata incancellabile, che definisce allo stesso tempo la sua dignità e la sua responsabilità: "famiglia, sii ciò che devi essere". 

La famiglia ha la missione di essere sempre più ciò che è, cioè comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni altra realtà creata e redenta raggiungi il suo compimento nel Regno di Dio. 

Per conseguire questa missione si richiede un clima di benevola comunicazione e unione di intenti tra i coniugi e una attenta cooperazione dei genitori nell'educazione dei figli. La presenza attiva del genitore contribuisce oltremodo alla formazione dei figli; senza trascurare la legittima promozione sociale della donna, bisogna assicurare in casa la cura della madre, particolarmente necessaria ai minori. 

Va detto che l'essenza e il compito della famiglia sono definiti in ultima istanza dall'amore. Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore, come riflesso vivo e partecipazione reale dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa. 

Ogni compito particolare della famiglia e l'espressione e la manifestazione concreta di tale missione fondamentale. In questo senso, partendo dall'amore e in costante riferimento a esso, i quattro compiti generali della famiglia sono i seguenti: 

l) formazione di una comunità di persone; 

2) servizio alla vita; 

3) partecipazione allo sviluppo della società; 

4) partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa (ctr FC). 

    

1. LA CASA NELLA STORIA DELLA SALVEZZA 

La moderna cultura tende a rinchiudere sempre più la fede nelle chiese, dove dovrebbe svolgersi ogni atto religioso. Sempre meno case prevedono una presenza del divino e un'apertura comunitaria che favorisca la vita di Chiesa e l'attuazione del comandamento dell'amore: privatismo, recinzioni, isolamento, mancanza visibile di riferimenti religiosi. 

L'organizzazione familiare moderna non prevede un posto a Dio: non c'è tempo per pregare in casa; c'è troppo poco dialogo per dedicarne un po' alla vita di fede. La casa è diventata laica. La famiglia, che vi abita, per le sue esigenze religiose ha bisogno di andare "fuori": la Messa in chiesa, gli incontri formativi in parrocchia, il catechismo dei piccoli nelle aule attorno alla chiesa, il volontariato si va a fare negli ospedali e ricoveri, dove sono rinchiusi i "nuovi poveri". Stranamente questa mentalità laica (che divide religione e vita) può andare benissimo a braccetto con una impostazione ecclesiale vecchia maniera, per cui la vita religiosa è "clero centrica"; cioè non si fa nulla in campo religioso se non do ve c'è il prete (o persone addette) ad animare, dirigere, fare da supporto in locali appositi. Il resto, al di fuori di questi ambienti, è "altro"! In questa impostazione così diffusa quale posto può avere la spiritualità coniugale? Quale importanza e quale peso sociale può avere la famiglia nella storia della salvezza oggi? Ha senso dunque parlare di apostolato familiare? Si badi bene: non è stato sempre così. Già qualche decennio fa il fenomeno era meno diffuso. Nonostante tutto le case erano in qual che modo luogo di trasmissione della fede e di preghiera. In antico poi si può dire che la casa fu il luogo forse primario della manifestazione divina e il veicolo forse principale della costruzione del regno di Dio. Uno sguardo al tempo biblico e primitivo della Chiesa sarà efficace per "sognare" e progettare una impostazione nuova da dare alla nostra vita familiare. 

Già nell'Antico Testamento notiamo come nelle dimore degli uomini (tende, case, luoghi di residenza e di lavoro) si ebbero le manifestazioni centrali della rivelazione divina e l'esercizio della religione. Citiamo solo alcune più conosciute. Ognuno ricorda Abramo, le sue visioni e le promesse divine fino alla magnifica apparizione celeste alle querce di Mamre. Pensiamo alla Pasqua ebraica, nata, diffusa e totalmente impostata nelle case con un rituale abbastanza complesso, gestito dal capofamiglia anche se povero e ignorante. Pensiamo allo stile di trasmissione della fede come viene anche ricordato nello "Shemà Israel": "Ascolta Israele... Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore... Questi precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto incasa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e ti alzerai... li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte" (Deuteronomio 6, 4-9). Questo brano dà già un'impostazione davvero attuale a quello che può tornare ad essere l'apostolato domestico dei coniugi. Dovremo appprofondirlo più avanti. Il Nuovo Testamento non è da meno. Già il Vangelo dell'infanzia presenta l'evento dell'incarnazione situato nell'ambito familiare: dall'annunciazione alla nascita di Gesù, lontana dalle grandi istituzioni umane, in seno a una famiglia concreta. I due cantici, quello della Vergine e quello di Zaccaria, non provengono da monasteri ma nascono da due case. 

Miracoli, predicazioni ed eventi della vita di Gesù sono spesso ambientati entro le quattro mura domestiche. Nell'apostolato di Gesù la storia umana delle famiglie con i suoi eventi lieti (nascita, matrimoni) o eventi tristi (malattie o morti) si intreccia con l'intervento divino e diventa storia della salvezza. La stessa Eucaristia, che oggi è diventata l'espressione religiosa più pubblica per eccellenza, ha avuto origine in una casa, con uno stile casalingo, nel bel mezzo del più domestico degli avvenimenti, il mangiare insieme. Non sembri davvero una forzatura ricordare questi fatti così centrali del Cristianesimo. Non diversamente la Chiesa primitiva considerò la casa, dato che il suo "battesimo" il giorno della Pentecoste, fu ancora entro quattro mura domestiche, e non entro un tempio. Se è vero che i cristiani frequentavano anche il tempio, resta prioritaria l'impressione che la comunità cristiana alle origini fosse una "chiesa domestica" nel senso di chiesa a dimensione casalinga, domestica, familiare. Le case erano i luoghi di riunione. Le lettere di Paolo hanno un continuo ricordare le famiglie ospitanti; tutto odora di ambiente familiare. Bella la sintesi di Luca negli Atti 2,42 "...spezzavano il pane (la "Messa" di allora!) nelle loro case, prendevano i pasti con letizia e semplicità di cuore...". Non possiamo certo assolutizzare, come se la casa fosse tutto! Già allora i cristiani sentirono il bisogno anche di luoghi più ampi e pubblici ("ogni giorno tutti insieme frequentava no il tempio...", "...sotto il portico di Salomone..."). E poi non si può copiare alla lettera il modo concreto di organizzare il cristianesimo, quando tempi, numero di persone e situazioni sociali sono cambiati enormemente. Quello che occorre sottolineare è la emarginazione della dimensione domestica della Chiesa che oggi verifichiamo e quindi anche una emarginazione della vera spiritualità coniugale e familiare che ha il suo "cenacolo" e santuario nella casa "chiesa domestica". Non si tratta di diminuire l'importanza dello spazio "pubblico" della Chiesa: importanza dei santuari, delle chiese, dei locali parrocchiali, catechismo centralizzato nelle aule apposite, riunioni tutte nelle sale parrocchiali ecc..., che sono necessari! E’ il momento di tornare a rivalutare e potenziare il ruolo che le comunità familiari hanno nel loro spazio domestico per la costruzione del regno di Dio. 

2. QUALE FAMIGLIA? 

Di fronte alla prospettiva di riconsiderare l'importanza spirituale e missionaria della vita familiare non poche difficoltà tendono a scoraggiare. C'è chi crea facili obiezioni: 

— Non è un tornare a quel privatismo e intimismo che a fatica si era cercato di superare pochi decenni fa? 

— Come enfatizzare una così minima comunità familiare che spesso, a stento può dirsi comunità, quando i suoi componenti oggi secondo le statistiche arrivano a 2,8 persone? (quando poi non si prendono in considerazione le numerose polverizzazioni e riduzioni: nuclei di singoli, nuclei non regolari, divisioni, separazioni). 

— Altra obiezione riguarda l'importanza sociale ed ecclesiale della vita familiare che oggi e ridotta ai minimi termini. La casa è spesso il dormitorio. Tutto avviene nel pubblico: lavoro, ricreazione, politica, difesa dei diritti. cultura, religione. Lo stesso strumento televisivo così centrale e così casalingo in realtà è diventato "il pubblico in casa". Enfatizzare la dimensione domestica non è un orientamento perdente? Non è voler andare contro la storia? Eppure, indipendentemente dalle tattiche pastorali, che sono progetti nostri, c'è una rivalutazione da compiere perché va rispettato il progetto naturale-divino. Quando nei nostri incontri parliamo di famiglia come comunità capace di essere luogo di salvezza e di vera vita, non pensiamo soltanto a quella che è oggi l'idea e la realizzazione del modello familiare. Nutriamo infatti seri dubbi sulla validità di un tale modello quando è sorretto da ideologie in gran parte aliene dal fondamento religioso, condizionato e limitato pesantemente dalla mentalità del mondo ("oggi purtroppo..." o, "...bisogna tener conto delle esigenze di oggi..."). Non è stato certo il progetto di Dio a volere una famiglia fortemente preoccupata del numero dei figli tanto da considerare quasi una disgrazia se questi arrivano ad essere più di due. 

Né rientra nel piano divino l'abbandono dei vecchi o in appartementi separati, lontani, fuori delle giovani famiglie o nei ricoveri. L'ospitalità era sacra per le famiglie nei tempi biblici e nei secoli passati. Oggi non è più così. L'ospitalità è stata letteralmente cancellata anche dall'architettura casalinga: recinzioni, cancelli, "attenti al cane", salotti, tutto bello, in ordine... Lo spazio spesso c'è; ma non c'è posto per l'ospite. 

Nel sogno di Dio c'era ben altro: non la paura della vita, ma i figli come un dono e una missione grande; non la seccatura e l'inutilità dei vecchi ma la preziosa saggezza dell'anziano. Non è strano perciò che due genitori man mano che sviluppano il loro cammino di fede si trovino a valutare con più serenità la presenza di più figli, magari anche adottivi o affidati temporaneamente, e considerino come ovvia la presenza del nonno e della nonna sia come aiuto in famiglia, sia come testimonianza di amore per essi. Riceveranno infatti essi stessi dai figli l'amore o l'egoismo che avranno visto attuato nei loro genitori. 

Dunque la prospettiva che viene fuori e molto più ricca: è la "famiglia che è una vera comunità di varie persone: dell’uomo e della donna sposi, dei genitori, dei figli, dei parenti" (Familiaris consortio). Dunque, una scelta di vita familiare diversa dal modello imposto dalla cultura odierna è già una grande testimonianza di fede e impegno per la vita: potremmo chiamarla una predica vivente. Emerge infatti una realtà di tutto rispetto, una vera comunità di persone capaci, se viene realizzato tale pro getto divino, di risolvere numerose piaghe che abbondano oggi e che ci pare derivino da una famiglia non più calda d'amore e di relazione al suo interno. Molto impegno sociale va risolto dentro la famiglia con una concezione e realizzazione di un modello nuovo di vita. Infatti svuotando le case è necessario moltiplicare poi le opere pubbliche di scuole, asili, ricoveri, svaghi, catechismi parrocchiali, oratori, case di accoglienza, volontariato altrove...Questo piano del mondo che condiziona pesantemente le mentalità può essere superato non tanto da un semplice e materiale ritorno "all'antico", ma da un più forte fondamento di fede. 

Chi è impegnato a sviluppare il regno di Dio in questa terra? Non solo chi segue la via del sacerdozio o chi diventa frate e suora si impegna direttamente a costruire il regno di Dio con uno sbocco sociale e pubblico, ma anche (e per certi versi di più) quanti si sposano e vivono da veri cristiani. Possiamo dire infatti che entrambi i sacramenti del Matrimonio e dell'Ordine costituiscono il fondamenti) di un impegno missionario che si estrinseca in modi diversi, al punto che la Familiaris consortio non esita a definire l'attività degli sposi-genitori "vero e proprio ministero della Chiesa". Secondo san Tommaso, ripreso poi nel documento, "alcuni propongono e conservano la vita spirituale con un ministero unicamente spirituale, e questo spetta al sacramento dell’Ordine; altri lo fanno quanto alla vita sia corporale che spirituale, e ciò avviene col sacramento del Matrimonio". Dunque la dottrina ufficiale della Chiesa considera il sacramento del matrimonio come un servizio pubblico, sociale ed ecclesiale anche quando è svolto entro le quattro pareti domestiche. E’ un "ministero" che edifica la Chiesa e costruisce il regno di Dio sulla terra. E’ vero apostolato compiuto dalle famiglie nei modi propri e caratteristici che non vanno confusi né svalutati rispetto ad altri. D'altra parte nella Chiesa non esiste solo il tipo di apostolato del parroco. Già quello del missionario ha altre caratteristiche e quello del religioso di vita attiva (il frate) ha altre caratteristiche; e i monaci non sono da meno, anche se passano tutta la vita rinchiusi corporalmente in clausura. Agli occhi del mondo essi paiono inutili, non efficienti, non produttivi; ma, agli occhi della Chiesa, la loro vita può essere grandemente feconda. 

Come dalle monache non si richiede che imitino l'impegno pastorale dei parroci, così dalle famiglie non si richiede che imitino modelli di impegno sociale caratteristico di altre vocazioni. Anzi sarebbe un indebito snaturamento della propria identità e del loro peculiare necessario apporto alla costruzione del mondo nuovo. Bisogna dunque fare molta attenzione affinché non si pretenda mai dagli sposi, soprattutto dalle giovani coppie così impegnate verso i loro piccoli. quanto esula dalla loro vocazione. 

Non appaia cioè che solo facendo catechismo o animando gruppi o andando "in missione" a predicare, solo così gli sposi fanno apostolato, missione e costituzione della comunità cristiana-Chiesa. Anzi noi dobbiamo salvare e valorizzare l'identità del nostro specifico "ministero" e servizio ecclesiale sociale nella linea evidenziata in quel canto tratto da un anonimo fiammingo del XV secolo: 

"Cristo non ha più Vangeli che essi leggono ancora ma ciò che facciamo in parole e in opere è l'Evangelo che si sta scrivendo". 

3 . LA PATERNITA’ - MATERNITA’ 

Accenno ora ad un tema che certamente tratteremo con maggiore attenzione nei prossimi incontri. Un aspetto così importante nella vita della coppia merita un ampio spazio. Mo limito solo ad accennare appena ad alcuni punti. 

- L’Identità della spiritualità coniugale che abbiamo tratteggiato e la visione della famiglia cristiana non paurosa verso la vita ma fiduciosa e aperta, ci appaiono due importanti premesse per ricononscere quanto è grande il "ministero educativo dei genitori cristiani": anzi un vero impegno missionario, il primo e fondamentale apostolato familiare. 

- Prima e più dell’azione fuori di casa va compreso quanto è grande l’azione "dentro" la casa. Abbiamo precedentemente considerato i pesanti condizionamenti culturali e di tradizioni ecclesiali. Più spesso oggi viviamo fortemente influenzati (qualche volta condizionati!) da una mentalità edonistica: la ricerca del piacere più immediato ed egoistico che rifugge dall'impegno dei figli, considerati un sacrificio e un attentato alla propria libertà. 

- Questa paura porta a limitare con ogni mezzo il numero dei figli col rischio di andare anche contro natura e mettere a repentaglio la salute. Non apro l'argomento sui contraccettivi e sull'aborto perché avremo certamente e necessariamente modo di parlare in merito. Questo rischio può essere corso anche da coloro che, con ugual spirito pauroso e preoccupato, "sfruttano" i ritmi naturali. In questo caso il male è nella stessa mentalità edonistica anche se non usa mezzi contro natura. In realtà sappiamo che i cosiddetti metodi naturali della fertilità secondo la Chiesa, più che essere una tecnica "naturale" per impedire le nascite, devono essere il veicolo di una diversa e più cristiana "filosofia della vita". La fecondità è già un impegno sociale ed ecclesiale vissuto non con parole, ma con i fatti. I figli desiderati e accolti con vero senso di responsabilità sono un dono, e nello stesso tempo un servizio alla vita. Come dono essi sono un aiuto per la coppia: la realizzano, danno senso e gioia alla loro vita. Infatti da essi gli sposi ricevono molto e per essi ringraziano Dio. I figli sono anche un servizio che gli sposi fanno alla vita e alla costruzione del Regno. Comportano quindi un dono di sé. Con essi gli sposi impara no sempre più ad amare con gioia ed esercitano il loro amore con tutte le virtù: pazienza, costanza, sensibilità, spirito di sacrificio, generosità, umiltà, prudenza, giustizia, fortezza, equilibrio. Scansare questo impegno significa per gli sposi evitare di crescere interiormente, impigrirsi, disimpegnarsi, rimpicciolire le capacità di amare, inacidirsi. I figli non sono "nostro oggetto proprio": sono figli di Dio. Uno studio più accurato di come il figlio ci viene dato dopo nove mesi di attesa, ci potrà aiutare a ridimensionare il nostro orgoglioso istinto di possesso e proprietà. Quanto poco si è fatto per dare alla luce una creatura meravigliosa, intelligente e complessa. Noi... non saremmo mai capaci "di costruirla". Quanto è giusto ritenerla "figlia" di Dio, anche se noi abbiamo collaborato, parzialmente collaborato, perché venga all'esistenza. E’ come un dono prezioso di Dio con i segni dell'infinito. Un genitore non dovrebbe mai dimenticare di essere solo un collaboratore di Dio, non il proprietario o il costruttore di suo figlio. Suo figlio è prima di tutto dono delicatissimo e preziosissimo da amare, curare, circondare con ogni premura, farlo crescere. Un papà educa suo figlio a ritenersi sempre un figlio di Dio, "figlio di re"; non figlio di una razza di schiavi, ma predestinato a realizzare un sogno grande e infinito; che va più in là delle stesse capacità e forze del padre e della madre. I figli sono come le frecce di un arco. "Voi siete gli archi da cui i figli come frecce vive sono scoccati avanti. L'Arciere (Dio) vede il bersaglio sulla linea dell'infinito e con la forza vi tende perché le frecce vadano rapide e lontane. Che il vostro tendervi nella mano dell’Arciere avvenga con gioia. . .". 

- Se sono prima di tutto figli di Dio va insegnata l'obbedienza a Lui, prima e più che l'obbedienza al padre e alla madre. Questa infatti è e deve essere sempre specchio di quella. Verrà il tempo in cui l'autorità paterna vacillerà o forse non ci sarà più: ma deve rimanere viva ed efficace l'autorità e la premura di Dio. Beato quel figlio che dai genitori ha ricevuto tale insegnamento ed eredità. Nei dieci comandamenti è detto ai figli: "Onora il padre e la madre". "Onorare" è diverso da "ubbidire": per sottolineare che il rispetto, l’amore, la riconoscenza ci deve essere sempre, anche quando il figlio è grande e il genitore è anziano, malato o ha perso il senno. L'obbedienza vera ed eterna è quella a Dio che si avvale dell'aiuto dei genitori. Questa umile collaborazione al piano di Dio, pronti a tirarsi da parte quando questo compito è esaurito, segna la grandezza e l'eroismo dei genitori. Nelle biografie dei santi, vescovi, papi, imperatori, viene giustamente sottolineata la non facile, ma grande capacità di essere autorità senza essere autoritari, mantenere l'umiltà e il servizio nella situazione di potere e in fine la forza d'animo nel mettersi da parte a vantaggio del successore. E’ anche la santità degli sposi che vivono cristianamente un ugual eroismo quotidiano, costellato di sacrificio, vissuto con gioia e con tante virtù: una vita spesa gratuitamente per i figli, i quali a un certo punto se ne vanno per la propria strada. Diversa è l'autorità vissuta con l'istinto del comando, figlio dell'istinto del possesso e del potere. 

- Ogni giorno i genitori si esercitano nell'umiltà fattiva e nel servizio gioioso, compiono la conversione del cuore, abbandonando i metodi della "carne" e abbracciando le leggi dello spirito. Nelle coppie ci deve essere un clima di reciproca obbedienza e di obbedienza a Dio. Solo così i figli impareranno la vera obbedienza. Diversamente seguiranno gli esempi di arroganza, arbitrarietà e comando capriccioso che al momento opportuno ripeteranno sugli altri e perpetueranno un sistema maligno che vanamente domani si tenterà di scardinare con rivoluzioni e cambiamenti di partito. 

- I genitori sono prima di tutto testimoni viventi prima ancora di essere insegnanti. Dal loro esempio i figli impareranno più che dalle parole l'amore e tutte le virtù. Da questi pochi cenni si intuisce la grandezza e l'importanza di questo apostolato coniugale. 

-Il mondo non cambierà mai senza il concreto, decisivo e grande impegno coniugale-familiare degli sposi. Questo impegno è di origine divina, non per mandato della Chiesa. L’Educazione umana-spirituale e religiosa dei figli perciò non può essere delegata a nessuno. Nessuno può fare la loro par te, nemmeno i parroci e catechisti, i quali restano sempre un aiuto e una supplenza. Non è giunta forse l'ora in cui le energie dei pastori siano meno indirizzate sulla consueta pastorale dei bambini e più rivolta all'aiuto degli sposi-genitori ai quali spetta per natura il compito della evangelizzazione e formazione spirituale dei fìgli?

SECONDA PARTE 

1. LA DIMENSIONI DOMESTICA DELL'APOSTOLATO CONIUGALE 

Tutti conosciamo che cosa succede quando gettiamo un sassolino in uno stagno. La forza d'impatto patto del sasso genera un primo movimento d'acqua a forma di cerchio, il quale a sua volta spinge in tutte le direzioni generando un secondo cerchio più grande; poi un terzo un quarto e così via. Non si sa quanti saranno; ne il nostro occhio sa fin dove anche impercettibilmente arriva il primo impulso. Tutti i cerchi sono concentrici, quasi a sottolineare che nascono dal primo e ne sono l'irradiazione. Ci è parso bello e utile scoprire come l'energia che scaturisce dal sacramento del matrimonio produca e sprigioni un fenomeno simile. E’ l'irradiamento del nostro apostolato coniugale, secondo lo specifico del nostro "ministero". 

•Un primo cerchio d'irradiamento è all'interno della coppia stessa. Gli sposi cristiani si aiutano a crescere nella fede e insieme si esercitano a praticare il vero amore educandosi a vicenda. Sono l'un per l'altro come apostoli. Questo avviene anche e in modo singolare quando uno dei due si trova più in difficoltà ad accogliere e vivere l'annuncio cristiano. Nessun apostolato all'esterno può essere paragonato a quello che il coniuge fa per aiutare e arricchire l'altro in difficoltà spirituale. La Sacra Scrittura ci ricorda che "chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati". Nelle situazioni difficili troveremo qui tutto un programma di apostolato coniugale. •Un secondo cerchio comprende i figli accolti con fiducia e amore, educati con premura e pazienza. Qualche volta possono esserci accanto a quelli generati "dalla carne e dal sangue" anche quelli affidati temporaneamente o gli adottivi. Il Sinodo sulla famiglia ha sottolineato: "la missione educativa della famiglia cristiana, come un vero ministero per mezzo del quale viene trasmesso e irradiato il Vangelo, al punto che la stessa vita di famiglia diventa itinerario di fede e in qualche modo iniziazione cristiana e scuola della sequela di Cristo. Nella famiglia cosciente di tale dono tutti i membri evangelizzano e sono evangelizzati". "I genitori sono i primi araldi del Vangelo presso i figli". Queste parole in pratica ci inducono a riscoprire il nostro ruolo di "padri e di madri" anche della fede. Non possiamo delegare a nessuno questo nostro dovere. Ad altri (parrocchia, gruppi, associazioni, scuola) compete collaborare, non sostituire. Per questo il Sinodo a un certo punto ha dato un chiaro ammonimento a quanti hanno competenza nella Chiesa di preparare "un adeguato testo di catechismo per le famiglie, chiaro, breve e tale da poter essere facilmente assimilato da tutti. Le Conferenze episcopali sono state caldamente invitate ad impegnarsi per la realizzazione di questo catechismo" (n. 39). Questo "caldo invito" va visto nel vivo desiderio di aiutare i genitori con un piccolo, ma ben fatto sussidio affinché non trascurino l'educazione religiosa dei figli, spesso nascondendosi dietro la propria incapacità. C'è una crescita da compiere nei genitori. C'è un'attenzione e un contributo generoso da dare ad essi da chi ha capacità nella Chiesa. Talvolta ci si può aiutare tra genitori vicini od amici. I loro figli possono unirsi ai nostri per un approfondimento religioso diverso e più sistematico. •Un terzo cerchio di irradiamento dell'apostolato coniugale è l'apertura ad altri famigliari: gli anziani per esempio (cioè i genitori degli sposi, i nonni dei piccoli), ma anche altri famigliari che hanno bisogno di "appoggiarsi" alla nostra famiglia in seguito a lutti, malattie od occasionali momenti di emergenza. Una coppia cristiana dovrebbe aver grande cura, premura, "onore" per i suoi genitori. La vita degli anziani ci aiuta a far luce sulla scala dei valori umani; fa vedere la continuità delle generazioni e meravigliosamente dimostra l'interdipendenza, cioè il reciproco aiuto: l’uno ha bisogno dell'altro. Quanti bambini hanno trovato comprensione e amore negli occhi, nelle parole e nelle carezze degli anziani! E quante persone anziane hanno volentieri sottoscritto le ispirate parole bibliche che "corona dei vecchi sono i figli dei figli" (Prv 17, 6). I "vecchi" fanno parte della famiglia, o comunque del prossimo più prossimo da amare. Non è pensabile una "chiusura" verso di essi o un disinteresse e nello stesso tempo un interessarsi di problemi pubblici di dimensioni cittadine, nazionali o mondiali. C'è proprio il rischio di cadere nella alienazione. •Un concreto cerchio di irradiamento sono vicini ed amici. Quanto sia faticoso aver rapporti col vicinato nelle grandi città è noto a tutti. Eppure il vero amore all'uomo in carne e ossa ci porta lì, prima di pensare ai lontani che si rischia di amare in modo generico e meno faticoso. D'altra parte, come spezzare il cerchio di isolamento e di freddezza che si vive negli enormi caseggiati delle città? Chi si dovrà aspettare per ché "questo mondo" cambi? Chi accuseremo ? Chi ci deve pensare? Un mio e nostro piccolo passo fatto con amore può avere presso Dio un valore grande anche se nell'apparenza non sembra aver smosso nulla. La fede crescente mi aiuterà a farne degli altri e a vincere le paure e le critiche. "Beati voi quando vi perseguiteranno e mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia..." (Mt 5, 1 10). Occorrono passi concreti piccoli: maggior attenzione perché la nostra casa appaia come una casa "aperta", disponibile, non paurosa, "chiusa"; i figli dei vicini vengano a fare i compiti; non solo quelli più bravi, ma anche quelli più bisognosi; vengano, anche per i momenti di preghiera o istruzione religiosa che noi prepariamo per i nostri figli; invitiamo o andiamo a fare incontri biblici o di altra natura; andiamo a trovarli nei momenti di malattia o di disgrazia o di particolare gioia per festeggiare insieme; talvolta può bastare anche una telefonata... Una famiglia "aperta" in certi ambienti di città è un fatto concreto così rivoluzionario e profetico che non è paragonabile a tanti interventi pubblici "alla grande" che tante volte si sogna di fare.

Un altro cerchio di irradiamento raggiunge la parentela con la quale la coppia ha rapporti naturali, sì; ma una coppia cristiana tende a perfezionarli perchè non siano più soltanto "vincoli di carne e di sangue", ma anche vincoli spirituali che nascono da Dio, amicizia vera... Parleremo più avanti di altri cerchi di irradiamento dell'apostolato coniugale; ma per ora non si poteva passare sotto silenzio la grande importanza di quello che già si fa entro la casa od entro i più consueti canali casalinghi. C'è ben altro nel progetto di Dio che una famigliola striminzita e una casa ridotta a dormitorio. C'è da allargare i confini del nostro amore. Ci pare bello rimeditare la parola biblica del profeta Isaia: "Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua di mora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i pioli, poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza popolerà le città un tempo deserte".

 

 

2. LA COPPIA APERTA E APOSTOLICA 

Come del male, una volta commesso, purtroppo non sai dove va a finire il (suo) terribile influsso, così per fortuna del bene. Il suo potere salvante e benefico influisce anche là do ve non è possibile per noi seguirne il cammino. Dall'analogia col sasso gettato nello stagno, proviamo ad esaminare altri possibili cerchi d'onda che, partiti dall'amore coniugale, quando è imbevuto di "agàpe" (amore divino, vero), non puoi fermare né contare. Quando abbiamo posto l'attenzione "dentro" l’ambito casalingo, non era per indurre a rinchiuderci a riccio dentro una inutile fortezza o nel privato. Certamente, lo ribadiamo: se "amare il prossimo" ha un valore concreto è perché quel "prossimo" vuol essere prima di tutto le persone con cui si sta gomito a gomito, fisicamente. Ma poi "prossimo" diventa chiunque occasionalmente si incontra o "casca" nel raggio del nostro amore, oppure chiunque ci si presenta come bisognoso, fosse pure lontano, ma reso "prossimo" grazie alle informazioni di giornali e radio tv. Dunque l'influsso del nostro amore può avere confini imprevedibili. E così che la Familiaris consortio invita i genitori cristiani "a superare l'etica individualistica" e ad "allargare il loro amore al di là dei vincoli della carne e del sangue, alimentando i legami che si radicano nello Spirito e che si sviluppano nel servizio concreto ai figli di altre famiglie, spesso bisogno se persino delle cose più necessarie". E’ la fecondità spirituale che diventa possibile e doverosa soprattutto quando la coppia non è già gravata da problemi interni che impediscono l'impegno esterno. Spesso infatti le coppie, soprattutto giovani, hanno bimbi piccoli che assorbono tempo e cuore; talvolta ci sono problemi di salute, gravi difficoltà di lavoro, di alloggio, di sistemazione economica. Anche il documento pontificio ci tiene a incoraggiare l'apertura della coppia "soprattutto man mano che i figli crescono". E’ indispensabile comunque per tutti che l'impegno verso l'esterno avvenga col consenso reciproco e in pace. L'apertura per alcuni può essere un buon aiuto a superare alcune difficoltà interne; per altre invece può diventare fonte di tensione crescente tra gli sposi o anche di evasione o alienazione, soprattutto se non c'è stata una decisione comune. Mettendosi davanti a Dio, pregando e lasciandosi consigliare anche dal padre spirituale, ogni coppia troverà serenamente la sua strada. In campo caritativo "l’apostolato delle famiglie si irradierà specialmente verso le altre famiglie più bisognose di aiuto, perché presentano situazioni di povertà, malati, anziani, handicappati, orfani, vedove, coniugi soli, ragazze madri e quelle in situazioni difficili che sono tentate di disfarsi del frutto del loro seno". Ma l'impegno coniugale può estendersi alla partecipazione della vita della Chiesa e alle sue organizzazioni di catechesi, di liturgia e di carità o di missione. Perché non pensare più spesso ad assumere degli incarichi in coppia nello stesso settore, senza dover per forza dividersi nel momento dell'azione esterna? Certe volte sembra inevitabile separarsi, ma l'esempio sempre più frequente che abbiamo constatato ci induce a caldeggiare l'apostolato in coppia. "Come agli albori del cristianesimo Aquila e Priscilla si presentavano come coppia missionaria, così oggi coniugi e intere famiglie cristiane almeno per un certo periodo di tempo vanno nelle terre di missione ad annunciare il Vangelo, servendo l'uomo con l'amore di Gesù". Un peculiare servizio che la coppia può fare, è aiutare la struttura stessa della Chiesa, come anche quella dello Stato, ad essere attenta alla realtà familiare, anzi a costituirsi sempre più con stile familiare, domestico, meno massificante e disattento all'uomo; ripensare una politica che valorizzi il matrimonio e non lo penalizzi, come avviene da decenni. Esperienze di "case-famiglia", di famiglie aperte, di movimenti di spiritualità coniugale, esperienze di comunità con famiglie e religiosi, coppie che accolgono minori in affidamento o in adozione o che partono per un periodo di alcuni anni nel terzo mondo o che si rendono disponibili in diocesi per istituire consultori, centri di aiuto alla vita, nella Pastorale familiare...: c'è ormai una casistica che si infittisce. Per queste iniziative così impegnative come per altre esigenze va ricordata l'utilità che le coppie non vivano staccate o isolate. La loro carica potrebbe esaurirsi. Anche la esortazione pontificia incoraggia il sostegno che le famiglie ricevono dalle associazioni e movimenti di spiritualità coniugale e familiare. In tal modo si dilata enormemente l'orizzonte della paternità e della maternità delle famiglie cristiane. Con le famiglie e per mezzo loro il Signore Gesù continua oggi ad avere compassione delle folle. Per concludere possiamo guardare a questo valore genuino che per natura sua è "diffusivo" e incontenibile. La famiglia che vive il vero amore (agàpe) si scopre a un certo punto aperta e apostolica; ma non per dovere, ma come per un bisogno insopprimibile, nelle forme più varie e più congeniali alle diverse situazioni. E così il loro amore non si esaurisce e non inacidisce, ma anzi, grazie a questo donarsi trova proprio il modo di arricchirsi e di rigenerarsi: come il latte della mamma che solo nella misura in cui si dona, si riproduce e si rinnova! 

3. IL VOLONTARIATO FAMILIARE 

Si è parlato tanto in questi anni di volontariato, come di uno stile nuovo (e antico) di disponibilità gratuita per impegnarsi in qualche forma di servizio alla società in particolare nelle situazioni dove c'è più bisogno. Le forme più conosciute sono quelle che riguardano povertà, solitudine, emarginazione, tossicodipendenza... Se ne parla in genere come di un intervento organizzato in associazioni, per meglio far fronte ai problemi. Chi vi aderisce sono singoli, cioè l'uomo o la donna; raramente coppie complete. Non è questa la sede per descrivere l'importanza di tale impegno sociale, anche perché ormai la letteratura in proposito è ampia. Crediamo invece utile mettere in rilievo un ruolo che in questo fenomeno può avere la famiglia, intesa nel suo insieme come nucleo che ha la casa come sede dell'amore e della solidarietà. Lo chiameremo perciò "volontariato familiare". 

Normalmente il volontariato viene presentato secondo la nota descrizione che troviamo nelle pubblicazioni della Caritas italiana. "Il volontario è il cittadino che, adempiuti i suoi doveri di stato (famiglia, professione...) e quelli civili, pone se stesso a gratuita disposizione della comunità. Egli impegna prioritariamente sul suo territorio le sue capacità, i mezzi che possiede, il suo tempo in risposta creativa ai bisogni emergenti. Ciò attraverso un impegno continuativo di servizio, di coscientizzazione della comunità, di intervento, politico, attuato preferibilmente a livello di gruppo. Egli si batte per far sì che la carità di oggi, rimosse le cause del bisogno, diventi la giustizia di domani". Parliamo di disponibilità più ordinarie, senza pensare subito a impegni straordinari, come un affido o un'adozione: ossia cose possibili ad ogni famiglia cristiana anche senza aderire a particolari associazioni. Al di là delle singole generosità che si associano in norme pubbliche, esterne al tetto familiare, la coppia può avere un ruolo già di per se stessa? Può essere vista come un modo non trascurabile, anzi primario, di culla della solidarietà? Alcuni esempi concreti: 

•una coppia di sposi può essere nella condizione di poter accogliere anche solo per qualche ora al giorno o qualche ora ogni tanto, un bimbo o un handicappato o un anziano che la famiglia di origine non riesce ad accudire 24 ore su 24 e rischierebbe di finire in servizi pubblici o istituti, spesso meno accoglienti (quanti casi!); •ci può essere il caso di una ragazza-madre che non sa dove andare, da accogliere temporaneamente in attesa...Sarebbe un vero servizio alla vita: diversamente la tentazione all'aborto può farsi insistente!; •si può fare amicizia (quasi un gemellaggio!) con una o più famiglie dei dintorni con qualche difficoltà o in crisi: andarle a trovare ogni tanto, oppure invitarle, telefonare spesso, fare una gita insieme, aiutare in qualche servizio, andare a Messa insieme o a qualche iniziativa di formazione o di divertimento. . .; •collaborare con una famiglia che desidera compiere una scelta molto impegnativa (come l'accoglienza di un handicappato grave): l'aiuto e la vicinanza può favorire la buona riuscita di tale opera che altrimenti potrebbe naufragare o anche non realizzarsi affatto; •analogamente si può collaborare direttamente e stabilmente con una comunità di accoglienza vicina: questo fa sì che tale comunità possa servire meglio e più persone; •ci sono famiglie che si collegano tra loro per avere un peso sociale e politico nel difendere certe situazioni di povertà o per promuovere aiuti...; •ci si può unire ad altre famiglie per una "microrealizzazione" eliminando alcune spese superflue e utilizzando in carità quanto risparmiato dall'austerità e dal digiuno; — pregare insieme a qualche vicino, invitare altri a pregare (è amore anche questo!) con delle intenzioni specifiche per certi bisogni, sicuri di essere vicini e utili a chi e lontano e soffre... . Questi e tanti altri esempi dicono che la nostra famiglia può trovare il "suo" modo di essere prossimo a chi ha bisogno. Non dite: "Noi non possiamo far nulla". Forse non potete fare questo o quello, ma potete fare quell'altro.

Questi esempi, ed altri che la fantasia dell'amore suscita, rendono la famiglia "aperta" e l'amore interno si rigenera e non inacidisce. Certamente può essere utile anche un collegamento sia con organismi ecclesiali di solidarietà, sia con enti pubblici, affinché ci possa essere maggior efficienza. Ma quello che va notato di positivo e che tale volontariato familiare è davvero profetico, perché indica la strada da seguire. La carità infatti non può essere delegata a qualche bravo gruppo di parrocchia o di quartiere. Essa è impegno di tutti: ossia di tutte le famiglie. Infondo tanti mali a cui si rimedia col volontariato ci sono perché spesso le coppie non sono quella culla d'amore che dovrebbero essere. Ma nel sogno originario di Dio c'era e c’é questo. Il resto è supplenza. Comunque non abbiamo la pretesa di salvare il mondo con i suoi infiniti problemi. Anche per noi vale quanto diceva il noto scienziato, dott. Schweitzer, che dedicò la parte conclusiva della sua vita ai poveri del terzo mondo: "Quello che puoi fare è solo una goccia nell'oceano,  ma è quello che da senso e valore alla tua vita".