LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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REDENZIONE (inizio)

Tutta la vita di Cristo, dall'Incarnazione fino alla Croce e alla Risurrezione, fu un " Mistero di Redenzione ".

Tutta la vita di Cristo è Mistero di Redenzione. La Redenzione è frutto innanzi tutto del sangue della croce (cf Ef 1,7; Col 1,13-14; 1 Pt 1, 18-19), ma questo Mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua Incarnazione, per la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà (cf 2 Cor 8,9); nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione (cf Lc 2,51), ripara la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori (cf Gv 15,3); nelle guarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali " ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie " (Mt 8,17; cf Is 53,4)); nella sua Risurrezione, con la quale ci giustifica (cf Rm 4,25) [517].

Û Misteri della vita di Cristo, Passione e morte di Gesù Cristo.

La sua morte sacrificale e pasquale - dono del Padre per riconciliarci con lui, ma anche offerta libera e amorosa del Figlio per noi - ha compiuto la Redenzione.

La morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini (cf 1 Cor 5,7; Gv 8,34-36) (...) e il sacrificio della Nuova Alleanza (1 Cor 11,25) che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio riconciliandolo con lui mediante il sangue " versato per molti in remissione dei peccati " (Mt 26,28; cf Lv 16,15-16) [613].

Questo sacrificio di Cristo (...) è innanzitutto un dono dello stesso Dio Padre che consegna il Figlio suo per riconciliare noi con lui (cf Gv 4,10). Nel medesimo tempo è offerta del Figlio di Dio fatto uomo che, liberamente e per amore (cf Gv 15,13), offre la propria vita (cf Gv 10,17-18) al Padre suo nello Spirito Santo (cf Eb 9,14) per riparare la nostra disobbedienza [614].

Sacrificio redentore per tutti, poiché Cristo è il Capo della " Nuova Umanità " o il " Nuovo Adamo ".

L'esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti [616].

" Nuovo Adamo ".

L'Eucaristia attua e rende presente il Sacrificio di Cristo.

In quanto memoriale della Pasqua di Cristo, l'Eucaristia è anche un sacrificio. Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: " Questo è il mio Corpo che è dato per voi " e: " Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi " (Lc 22,19-20). Nell'Eucaristia Cristo dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che egli ha " versato per molti, in remissione dei peccati " (Mt 26,28).

L'Eucaristia è dunque un sacrificio perché ri-presenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto [1365-1366].

Û Eucaristia (sacrificio e memoriale della passione).

 

REGNO DI DIO " VENGA IL TUO REGNO " (inizio)

Chiediamo l'avvento del Regno di Dio attraverso il ritorno di Cristo quando egli lo consegnerà al Padre nella gloria. Lo Spirito e la Chiesa lo invocano (" Marana tha: Vieni, Signore Gesù "), ma questo non esime la Chiesa dalla sua missione di lavorare per il Regno, ma anzi la coinvolge ancora di più.

Questa richiesta è il Marana tha, il grido dello Spirito e della Sposa: " Vieni, Signore Gesù " [2817].

Nella Preghiera del Signore si tratta principalmente della venuta finale del Regno di Dio con il ritorno di Cristo (Tt 2,13). Questo desiderio non distoglie però la Chiesa dalla sua missione in questo mondo, anzi, la impegna maggiormente. Infatti, dopo la Pentecoste, la venuta del Regno è l'opera dello Spirito del Signore, inviato " a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione " (MR, preghiera eucaristica IV) [2818].

Û Regno di Dio in Cristo.

 

REGNO DI DIO IN CRISTO (inizio)

Annuncio della prossimità del Regno, già inaugurato nella Persona di Cristo.

" Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: " Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo " " (Mc 1,14-15). " Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il Regno dei cieli " (LG 3) [541].

Vocazione universale al Regno.

Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele (cf Mt 10,5-7), questo Regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni (cf Mt 8,11; 28,19). Per accedervi, è necessario accogliere la Parola di Gesù [543].

I " poveri ", i " piccoli " e il Regno.

Il Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l'hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per " annunziare ai poveri un lieto messaggio " (Lc 4,18; cf 7,22). Li proclama beati, perché " di essi è il Regno dei cieli " (Mt 5,3); ai " piccoli " il Padre si è degnato di rivelare ciò che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti. Gesù condivide la vita dei poveri, dalla mangiatoia alla croce; conosce la fame (cf Mc 2,23-26; Mt 21,18), la sete (cf Gv 4,6-7; 19,28) e l'indigenza (cf Lc 9,58). Anzi, arriva a identificarsi con ogni tipo di poveri e fa dell'amore operante verso di loro la condizione per entrare nel suo Regno (cf Mt 25,31-46) [544].

Sudditi del Regno: fanciulli e " poveri di Dio ".

...i soggetti del suo Regno, in quel giorno [l'ingresso di Gesù a Gerusalemme], sono i fanciulli (cf Mt 21,15-16; Sal 8,3) e i " poveri di Dio ", i quali lo acclamano come gli angeli lo avevano annunziato ai pastori (cf Lc 19,38; 2,14) [559].

I peccatori, invitati al banchetto del Regno.

Gesù invita i peccatori alla mensa del Regno: " Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori " (Mc 2,17; cf 1 Tm 1,15). Li invita alla conversione, senza la quale non si può entrare nel Regno, ma nelle parole e nelle azioni mostra loro l'infinita misericordia del Padre suo per loro (cf Lc 15,11-32) e l'immensa " gioia " [che] ci sarà " in cielo per un peccatore convertito " (Lc 15,7) [545].

Vocazione, per mezzo delle parabole, ad entrare nel Regno.

Parabole.

I miracoli e altri " segni " testimoniano che il Regno è già presente in Gesù.

le voci Miracoli e segni messianici.

L'espulsione dei demoni, segno e anticipazione del definitivo insediamento del Regno attraverso la croce.

La venuta del Regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana (cf Mt 12,26): " Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio " (Mt 12,28). Gli esorcismi di Gesù liberano alcuni uomini dal tormento dei demoni (cf Lc 8,26-39). Anticipano la grande vittoria di Gesù sul " principe di questo mondo " (Gv 12,31). Il Regno di Dio sarà definitivamente stabilito per mezzo della croce di Cristo: " Regnavit a ligno Deus - Dio regnò dalla croce " (Inno Vexilla Regis) [550].

L'avvento del Regno nella sua Morte e nella sua Risurrezione.

L'ingresso di Gesù a Gerusalemme manifesta l'avvento del Regno che il Re-Messia si accinge a realizzare con la Pasqua della sua morte e Risurrezione [560].

Farsi come bambini, condizione per entrare nel Regno.

" Diventare come i bambini " in rapporto a Dio è la condizione per entrare nel Regno (cf Mt 18,3-4); per questo ci si deve abbassare (cf Mt 23,12), si deve diventare piccoli; anzi, bisogna " rinascere dall'alto " (Gv 3,7), essere generati da Dio (Gv 1,13) per " diventare figli di Dio " (Gv 1,12) [526].

La Chiesa è il germe e l'inizio del Regno.

Come Signore, Cristo è anche il Capo della Chiesa che è il suo Corpo (cf Ef 1,22). Elevato al cielo e glorificato, avendo così compiuto pienamente la sua missione, egli permane sulla terra, nella sua Chiesa. La Redenzione è la sorgente dell'autorità che Cristo, in virtù dello Spirito Santo, esercita sulla Chiesa (cf Ef 4,11-13), la quale è " il Regno di Cristo già presente in mistero ". La Chiesa " di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio " (LG 3; 5) [669].

Venuto nella persona di Cristo, cresce misteriosamente nella Chiesa e si compirà alla fine dei tempi.

La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica nella sua identità profonda e ultima, perché in essa già esiste e si compirà alla fine dei tempi " il Regno dei cieli ", " il Regno di Dio " (Ap 19,6), che è venuto nella Persona di Cristo e che misteriosamente cresce nel cuore di coloro che a lui sono incorporati, fino alla sua piena manifestazione escatologica [865].

La Chiesa è " il Regno di Cristo " " presente già in mistero ".

" Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del Regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture " (LG 5). Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il Regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è " il Regno di Cristo già presente in mistero " (LG 3) [763].

I cristiani, attraverso la loro vita conforme a Cristo, si adoperano per l'avvento del Regno.

Con la loro vita secondo Cristo, i cristiani affrettano la venuta del Regno di Dio, del " Regno di giustizia, di amore e di pace " (MI, Prefazio di Cristo Re). Non per questo trascurano i loro impegni terreni; fedeli al loro Maestro, ad essi attendono con rettitudine, pazienza e amore [2046].

Il Regno di Cristo, presente già nella Chiesa, soffrirà però delle insidie da parte delle potenze del male.

Già presente nella sua Chiesa, il Regno di Cristo non è tuttavia ancora compiuto " con potenza e gloria grande " (Lc 21,27; cf Mt 25,31) mediante la venuta del Re sulla terra. Questo Regno è ancora insidiato dalle potenze inique (cf 2 Ts 2,7), anche se esse sono già state vinte radicalmente dalla Pasqua di Cristo. Fino al momento in cui tutto sarà a lui sottomesso (cf 1 Cor 15,28) (...). Per questa ragione i cristiani pregano, soprattutto nell'Eucaristia (cf 1 Cor 11,26), per affrettare il ritorno di Cristo (cf 2 Pt 3,11-12) dicendogli: " Vieni, Signore " (1 Cor 16,22; Ap 22,17.20) [671].

Il Regno giungerà alla sua pienezza alla fine dei tempi e allora la Chiesa raggiungerà la sua perfezione.

Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza (...). Allora la Chiesa... avrà il suo compimento... nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose [1042].

REGOLAZIONE DELLE NASCITE (inizio)

Questa decisione degli sposi è lecita, ma non deve derivare dall'egoismo, bensì da una paternità responsabile.

Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione della procreazione. Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità [2368].

I metodi di regolazione, basati sull'auto-osservazione e " sul ricorso ai periodi infecondi ", devono salvaguardare i criteri oggettivi della moralità coniugale con l'inseparabilità degli aspetti " unitivi e procreativi ".

La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi (cf HV 16) sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva " ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione " (HE 14) [2370].

Û Fecondità del matrimonio.

 

RELIGIONE, CRISTIANO E SOCIETÀ (inizio)

Dovere di rendere culto a Dio da parte dell'uomo.

Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente. E " la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo " [DH 1]. Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinché essi possano " informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità " in cui vivono (AA 13) [2105].

Doveri sociali del cristiano nei confronti della Religione.

Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare in ogni uomo l'amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere il culto dell'" unica vera religione che sussiste nella Chiesa cattolica ed apostolica " (DH 1) [2105].

Û Libertà religiosa.

 

RELIGIONI NON CRISTIANE (inizio)

Anche i loro membri sono ordinati al " Popolo di Dio ".

" Quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, in vari modi sono ordinati al Popolo di Dio " (LG 16) [839].

La Chiesa e il popolo ebraico: legame a partire dall'Antica Alleanza, nella quale l'irrevocabile adozione filiale, il culto, le promesse, i patriarchi e i profeti hanno condotto a " Cristo secondo la carne ".

A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nella Antica Alleanza. E al popolo ebraico che appartengono " l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne " (Rm 9,4-5) perché " i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! " (Rm 11,29) [839].

La Chiesa e i musulmani: la Fede di Abramo.

" Il disegno della salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in primo luogo i Musulmani, i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale " (LG 16; cf NA 3) [841].

Riconoscimento dei loro valori.

Il legame della Chiesa con le religioni non cristiane è anzitutto quello della comune origine e del comune fine del genere umano:

" Infatti tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra; essi hanno anche un solo fine ultimo, Dio, del quale la provvidenza, la testimonianza di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti, finché gli eletti si riuniscano nella città santa " (NA 1) [842].

Û anche Ecumenismo e Note della Chiesa: Unità.

 

RELIGIOSITÀ POPOLARE (inizio)

Consiste in varie forme di pietà e manifestazione del sentimento religioso del popolo cristiano, che circondano la vita sacramentale e che devono essere tenute nel dovuto conto e incoraggiate.

Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che accompagnano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la " via crucis ", le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc. (cf Conc. di Nicea, DS 601; 603; FCC 7.337-7.338 Conc. di Trento, DS 1822; FCC 7.344) [1674].

La liturgia ufficiale della Chiesa faccia in modo che queste manifestazioni della religiosità popolare siano sempre in armonia con la liturgia e ad essa conducano.

" Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano " (SC 13) [1675].

Il suo esercizio, che a volte potrà o dovrà essere rettificato, sia sottomesso alla cura pastorale dei Vescovi, al loro giudizio e alle norme generali della Chiesa.

E necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all'occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del Mistero di Cristo (cf CT 54). Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei vescovi e alle norme generali della Chiesa [1676].

Û Sacramentali.

 

RESPONSABILITÀ MORALE (inizio)

Gli atti morali, in quanto frutto della libertà e della volontarietà, sono imputabili alla persona.

La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti, nella misura in cui sono volontari. Il progresso nella virtù, la conoscenza del bene e l'ascesi accrescono il dominio della volontà sui propri atti [1734].

Certe condizioni, alcune delle quali di carattere psichico o sociale, diminuiscono o annullano la responsabilità e l'imputabilità degli atti.

L'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere sminuite o annullate dall'ignoranza, dall'inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali [1735].

Û Libertà.

 

RICERCA DI DIO DA PARTE DELL'UOMO (inizio)

Essendo l'uomo creato da Dio e per lui, il desiderio di Dio, inscritto nel suo cuore, ha fatto sì che l'uomo in tutte le epoche e in tutte le culture abbia cercato Dio nelle sue credenze e nei suoi comportamenti religiosi.

Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa [27].

Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, la ricerca di Dio da parte degli uomini si è espressa in molteplici modi; attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc.) [28].

L'uomo è alla ricerca di Dio. Mediante la creazione Dio chiama ogni essere dal nulla all'esistenza. Coronato di gloria e di splendore (cf Sal 8,6), l'uomo, dopo gli angeli, è capace di riconoscere che il Nome del Signore è grande su tutta la terra (cf Sal 8,2). Anche dopo aver perduto la somiglianza con Dio a causa del peccato, l'uomo rimane ad immagine del suo Creatore. Egli conserva il desiderio di colui che lo chiama all'esistenza. Tutte le religioni testimoniano questa essenziale ricerca da parte degli uomini [At 17,27) (2566).

Û Credenze e Comportamenti.

 

" RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI " (inizio)

La petizione a Dio del perdono, garantito dal Sacrificio di Cristo " per la remissione dei peccati ", deve essere preceduta, al fine di essere ascoltata, dalla necessità nel nostro perdono: come noi li rimettiamo.

Questa domanda è sorprendente. Se consistesse soltanto nel primo membro della frase - " Rimetti a noi i nostri debiti " - , potrebbe essere implicitamente inclusa nelle prime tre domande della Preghiera del Signore, dal momento che il sacrificio di Cristo è " per la remissione dei peccati ". Ma, secondo l'altro membro della frase, la nostra domanda verrà esaudita solo a condizione che noi, prima, abbiamo risposto ad un'esigenza. La nostra richiesta è rivolta verso il futuro, la nostra risposta deve averla preceduta; una parola le collega: " come " [2838].

Speriamo fermamente nel perdono, per la confessione della nostra indigenza e per la fiducia nella misericordia di Dio, perché nel suo Figlio " abbiamo la redenzione, la remissione dei nostri peccati "; ma se chiudiamo il cuore al fratello, lo rendiamo impermeabile alla grazia di Dio che ci perdona.

La nostra richiesta inizia con una " confessione ", con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia. La nostra speranza è sicura, perché, nel Figlio suo, " abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati " (Col 1,14; Ef 1,7). Il segno efficace ed indubbio del suo perdono lo troviamo nei sacramenti della sua Chiesa (cf Mt 26,28; Gv 20,23) [2839].

Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'amore, come il corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo (cf 1 Gv 4, 20). Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia [2840].

Û Perdono dei peccati.

 

RISURREZIONE DELLA CARNE (inizio)

Significato del termine: i nostri " corpi mortali " riprenderanno vita insieme all'anima immortale.

Il termine " carne " designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità (cf Gn 6,3; Sal 56,5; Is 40,6). La " risurrezione della carne " significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri " corpi mortali " (Rm 8,11) riprenderanno vita [990].

Ciò che professiamo in questo articolo del Credo.

Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno (cf Gv 6,39-40). Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità:

" Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi " (Rm 8,11; cf 1 Ts 4,14; 1 Cor 6,4; 2 Cor 4,14; Fl 3,10-11) [989].

Gesù afferma che la fede nella risurrezione della carne è legata alla fede nella sua Persona.

...Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona: " Io sono la Risurrezione e la Vita " (Gv 11,25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare nell'ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui (cf Gv 5,24-25; 6,40) e che avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue (cf Gv 6,54) [994].

Cristo risorto, principio e sorgente della nostra risurrezione futura.

...la Risurrezione di Cristo - e lo stesso Cristo risorto - è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: " Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti...; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo " (1 Cor 15,20-22).

Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli. In lui i cristiani gustano " le meraviglie del mondo futuro " (Eb 6,5) e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno della vita divina (cf Col 3,1-3): " Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro " (2 Cor 5,15) [655].

Implicazioni di questa fede nella risurrezione:

a) Nella morte, l'anima, separata dal corpo, si incontra con Dio, fino al definitivo incontro con il corpo ormai glorificato.

Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù [997].

b) Tutti i morti risorgeranno.

[Risusciteranno] tutti gli uomini che sono morti: " Usciranno [dai sepolcri] quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna " (Gv 5,29; cf Dn 12,2) [998].

c) Il corpo apparirà " trasfigurato in corpo spirituale ".

Cristo è risorto con il suo proprio corpo: " Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! " (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, " tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti " (Conc. Lateranense IV, DS 801; FCC 6.062), ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso (Fl 3,21), in " corpo spirituale " (1 Cor 15,44):

" Ma qualcuno dirà: "Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?". Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco... Si semina corruttibile e risorge incorruttibile... E necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità " (1 Cor 15,35-37.42.53) [999].

d) Risorgeremo " nell'ultimo giorno ".

...Definitivamente " nell'ultimo giorno " (Gv 6,39-40.44.54; 11,24); " alla fine del mondo " (LG 48). Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla Parusia di Cristo:

" Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo " (1 Ts 4,16) [1001].

La risurrezione di tutti i morti, giusti e peccatori, precederà il giudizio finale.

La risurrezione di tutti i morti, " dei giusti e degli ingiusti " (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà " l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'Uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna " (Gv 5,28-29). Allora Cristo " verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli... E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra... E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna " (Mt 25,31.32.46) [1038].

In un certo senso, siamo già risorti con Cristo, poiché abbiamo con lui la vita " nascosta in Dio ".

Se è vero che Cristo ci risusciterà " nell'ultimo giorno ", è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d'ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo (...).

I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste (cf Fl 3,20) di Cristo risorto, ma questa vita rimane " nascosta con Cristo in Dio " (Col 3,3). " Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù " (Ef 2,6). Nutriti del suo Corpo nell'Eucaristia, apparteniamo già al Corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell'ultimo giorno " allora " saremo anche noi " manifestati con lui nella gloria " (Col 3,4) [1002-1003].

 

RISURREZIONE DI CRISTO (inizio)

Verità centrale e culminante della nostra fede, trasmessa nella Tradizione e nella Scrittura, e predicata come parte essenziale, insieme alla croce, del Mistero pasquale.

La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del Mistero pasquale insieme con la croce [638].

Annuncio angelico della Risurrezione e suo segno, annunciato in quanto tale, che viene scoperto dalle pie donne, e da Pietro e Giovanni.

" Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato " (Lc 24,5-6). Nel quadro degli avvenimenti di Pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. L'assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti (cf Gv 20,13; Mt 28,11-15). Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell'evento della Risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne (cf Lc 24,22- 23), poi di Pietro (cf Lc 24,12). Il discepolo " che Gesù amava " (Gv 20,2) afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo " le bende per terra " (Gv 20,6), " vide e credette " (Gv 20,8). Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto (cf Gv 20,5-7), che l'assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro (cf 11,44) [640].

Gli innumerevoli testimoni della Risurrezione consentono di interpretarla come un fatto storico all'interno del mondo o ordine fisico.

Davanti a queste testimonianze [" Questi testimoni della Risurrezione di Cristo (cf At 1,22) sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli (cf 1 Cor 15,4-8) "] è impossibile interpretare la Risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico [642-643].

Sebbene sia un evento storico, appartiene però al Mistero della fede che trascende la storia.

Avvenimento storico constatabile attraverso il segno del sepolcro vuoto e la realtà degli incontri degli Apostoli con Cristo risorto, la Risurrezione resta non di meno, in ciò in cui trascende e supera la storia, al centro del Mistero della fede [647].

Risuscitato dalla potenza del Padre, che introduce la sua umanità glorificata nella sfera della Trinità, per l'azione dello Spirito che ha vivificato il suo corpo morto, il suo Figlio realizza la propria personale risurrezione col suo potere divino, poiché l'evento è azione di tutta la Trinità.

Essa si è compiuta per la potenza del Padre che " ha risuscitato " (At 2,24) Cristo, suo Figlio, e in questo modo ha introdotto in maniera perfetta la sua umanità con il suo Corpo nella Trinità. Gesù viene definitivamente " costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la Risurrezione dai morti " (Rm 1,3-4). San Paolo insiste sulla manifestazione della potenza di Dio (cf Rm 6,4; 2 Cor 13,4; Fl 3,10; Ef 1,19-22; Eb 7,16) per l'opera dello Spirito che ha vivificato l'umanità morta di Gesù e l'ha chiamata allo stato glorioso di Signore.

Quanto al Figlio, egli opera la sua propria Risurrezione in virtù della sua potenza divina [648, 649].

La risurrezione di Cristo fu il compimento delle sue promesse, la prova definitiva della sua divinità e il fondamento della nostra fede cristiana.

La Risurrezione costituisce anzitutto la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato (...) [651].

La Risurrezione di Cristo è compimento delle promesse dell'Antico Testamento (cf Lc 24,26-27.44-48) e di Gesù stesso durante la sua vita terrena (cf Mt 28,6; Mc 16,7; Lc 24,6-7) [652].

La verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua Risurrezione. Egli aveva detto: " Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono " (Gv 8,28). La Risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli era veramente " Io Sono ", il Figlio di Dio e Dio egli stesso [653].

Cristo risorto è il principio e la sorgente della nostra futura risurrezione.

Infine, la Risurrezione di Cristo - e lo stesso Cristo risorto - è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: " Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti...; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo " (1 Cor 15,20-22) [655].

La nuova vita alla quale ci apre l'accesso la Risurrezione di Cristo.

...con la sua Risurrezione [Cristo] ci dà accesso ad una nuova vita. Questa è dapprima la giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio (cf Rm 4,25) " perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova " (Rm 6,4). Essa consiste nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia (cf Ef 2,4-5; 1 Pt 1,3)... [654].

Per i cristiani la Risurrezione è l'" ottavo giorno ", cioè il giorno della " nuova creazione ".

L'ottavo giorno. Per noi, però, è sorto un giorno nuovo: quello della Risurrezione di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la prima creazione. L'ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione. Così, l'opera della creazione culmina nell'opera più grande della Redenzione. La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima [349].

L'" ottavo giorno " come commemorazione del " giorno senza tramonto " e primo giorno della creazione.

Il giorno della Risurrezione di Cristo è ad un tempo il " primo giorno della settimana ", memoriale del primo giorno della creazione, e l'" ottavo giorno " in cui Cristo, dopo il suo " riposo " del grande Sabato, inaugura il Giorno " che il Signore ha fatto ", il " giorno che non conosce tramonto " (Liturgia Bizantina) [1166].

Û anche Pasqua, Apparizioni di Gesù risorto, Testimoni della resurrezione.

 

RITI E TRADIZIONI LITURGICHE (inizio)

La diversità dei riti testimonia la vastissima ricchezza del Mistero di Cristo.

E tale l'insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l'espressione. La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità [1201].

Tradizioni liturgiche diverse nella Chiesa, legittimamente riconosciute e venerabili.

Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi ordini religiosi) e i riti Bizantino, Alessandrino o Copto, Siriaco, Armeno, Maronita e caldeo. " Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati " (SC 4) [1203].

Sono fonte di ricchezza nella fedeltà alla fede comune - immutabile perché di istituzione divina - e adattabile alla situazione culturale, sotto la comunione gerarchica.

" Nella Liturgia, e segnatamente in quella dei sacramenti, c'è una parte immutabile, perché di istituzione divina, di cui la Chiesa è custode, e ci sono parti suscettibili di cambiamento, che essa ha il potere, e talvolta anche il dovere, di adattare alle culture dei popoli recentemente evangelizzati " (cf SC 21) (Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Vicesimus quintus annus, 16) [1205].

" La diversità liturgica può essere fonte di arricchimento, ma può anche provocare tensioni, reciproche incomprensioni e persino scismi. In questo campo è chiaro che la diversità non deve nuocere all'unità. Essa non può esprimersi che nella fedeltà alla fede comune, ai segni sacramentali, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, e alla comunione gerarchica. L'adattamento alle culture esige anche una conversione del cuore e, se è necessario, anche rotture con abitudini ancestrali incompatibili con la fede cattolica " (ibid.) [1206].

 

RITO ESSENZIALE DEL BATTESIMO NELLA CHIESA LATINA E NELLE CHIESE ORIENTALI (inizio)

Immersione (triplice o semplice) o triplice infusione dell'acqua sul battezzando, accompagnata dalla formula battesimale nel nome delle Persone della Trinità.

Il Battesimo viene compiuto nel modo più espressivo per mezzo della triplice immersione nell'acqua battesimale. Ma fin dall'antichità può anche essere conferito versando per tre volte l'acqua sul capo del candidato.

Nella Chiesa latina questa triplice infusione è accompagnata dalle parole del ministro: " N., io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo ". Nelle liturgie orientali, mentre il catecumeno è rivolto verso l'Oriente, il sacerdote dice: " Il servo di Dio, N., è battezzato nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo ". E all'invocazione di ogni persona della Santissima Trinità, lo immerge nell'acqua e lo risolleva [1239-1240].

 

RITO ESSENZIALE DEL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE NELLA CHIESA LATINA E NELLE CHIESE ORIENTALI (inizio)

Il gesto della Crismazione sulla fronte e l'imposizione della mano, nella Chiesa latina, e l'unzione con il " myron " (crisma) nelle Chiese orientali, accompagnato, in ambedue le Chiese, dalla formula che conferisce " il dono dello Spirito Santo ".

Nel rito latino, " il sacramento della Confermazione si conferisce mediante l'unzione del crisma sulla fronte, che si fa con l'imposizione della mano, e mediante le parole: "Accipe signaculum doni Spiritus Sancti" - "Ricevi il sigillo dello Spirito Santo, che ti è dato in dono" " (Paolo VI, Costituzione apostolica Divinae consortium naturae). Presso le Chiese Orientali di rito Bizantino, l'unzione con il myron viene fatta, dopo una preghiera di Epiclesi, sulle parti più significative del corpo: la fronte, gli occhi, il naso, le orecchie, le labbra, il petto, il dorso, le mani e i piedi; ogni unzione è accompagnata dalla formula: " Sigillo del dono che è lo Spirito Santo " [1300].

 

RITO ESSENZIALE DEL SACRAMENTO DELL'ORDINE (inizio)

Imposizione delle mani del vescovo e preghiera specifica per ognuno dei tre gradi dell'ordine sacerdotale.

Il rito essenziale del sacramento dell'Ordine è costituito, per i tre gradi, dall'imposizione delle mani, da parte del vescovo, sul capo dell'ordinando come pure dalla specifica preghiera consacratoria che domanda a Dio l'effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni adatti al ministero per il quale il candidato viene ordinato (cf Pio XII, costituzione apostolica Sacramentum Ordinis, DS 3858; FCC 9.314) [1573].

 

RITO ROMANO DELL'UNZIONE DEGLI INFERMI (inizio)

La costituzione apostolica " Sacram Unctionem Infirmorum ", del 30 novembre 1972, in corformità con il Concilio Vaticano II (cf SC 73), ha stabilito che, per l'avvenire, nel rito romano sia osservato quanto segue:

Il sacramento dell'Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto - olio di oliva o altro olio vegetale - dicendo una sola volta: " Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo, e liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi " (CIC, can. 847,1) [1513].

Forma e circostanze del suo conferimento.

Come tutti i sacramenti, l'Unzione degli infermi è una celebrazione liturgica e comunitaria (cf SC 27), sia che abbia luogo in famiglia, all'ospedale o in chiesa, per un solo malato o per un gruppo di infermi. E molto opportuno che sia celebrata durante l'Eucaristia [1517).

 

RITROVAMENTO DI GESU NEL TEMPIO (inizio)

Û Misteri della vita di Cristo.

 

RIVELAZIONE (inizio)

Necessità di essa per tutto ciò che supera l'intelligenza umana, e, concretamente, perché le verità religiose e morali che, di per sé, sono accessibili alla ragione, possano essere conosciute con certezza e senza mescolanza d'errore.

...l'uomo ha bisogno di essere illuminato dalla Rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle " verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore " (Pio XII, Enc. Humani Generis, DS 3876; FCC 1.093s; cf Conc. Vaticano I, DS 3005; FCC 1.063; DV 6; S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I, q. 1, a. 1) [38].

Dio si è rivelato in maniera graduale:

- La sua vita e il suo mistero.

- La sua volontà salvifica.

" Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura " (DV 2) [51].

Dio che " abita una luce inaccessibile " (1 Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farli figli adottivi (cf Ef 1, 4-5) nel suo unico Figlio. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi [52].

Comunicazione attraverso fatti e parole.

Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo " con eventi e parole " che sono " intimamente connessi tra loro " e si chiariscono a vicenda (DV 2). Esso comporta una " pedagogia divina " particolare: Dio si comunica gradualmente all'uomo, lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo [53].

Tappe:

- Creazione e manifestazione ai progenitori.

" Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori " (DV 3). Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia [54].

- Alleanza con Noè.

Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L'Alleanza con Noè dopo il diluvio esprime il principio dell'Economia divina verso le " nazioni ", ossia gli uomini riuniti in gruppi, " ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni " (Gn 10,5; cf 10,20- 31) [56].

- Elezione di Abramo.

Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie Abram chiamandolo: " Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre " (Gn 12,1), per fare di lui Abraham, vale a dire " il padre di una moltitudine di popoli " (Gn 17,5): " In te saranno benedette tutte le nazioni della terra " (Gn 12,3 LXX; cf Gal 3,8) [59].

- Formazione di un Popolo: i Profeti.

Attraverso i profeti, Dio forma il suo Popolo nella speranza della salvezza, nell'attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini (cf Is 2,2-4) e che sarà inscritta nei cuori (cf Ger 31,31-34; Eb 10,16). I profeti annunziano una radicale redenzione del Popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà (cf Ez 36), una salvezza che includerà tutte le nazioni (cf Is 49,5-6; 53,11) (64).

- Culmine nel Figlio.

" Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio " (Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando Eb 1,1-2 [65].

I motivi di credibilità, le prove esteriori della Rivelazione, e i suoi segni.

...perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione " (Conc. Vaticano I, DS 3009; FCC 1.068).

Così i miracoli di Cristo e dei santi (cf Mc 16,20; At 2,4), le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità " sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza ", sono " motivi di credibilità " i quali mostrano che l'assenso della fede non è " affatto un cieco moto dello spirito " (ibid., DS 3008-3010; FCC 1.067-1.069) [156].

Non ci sarà un altra rivelazione.

" L'Economia cristiana, in quanto è Alleanza Nuova e definitiva, non passerà mai e non è da aspettarsi alcuna nuova Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo " (DV 4). Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli [66].

I fedeli e la trasmissione della Rivelazione.

Tutti i fedeli sono partecipi della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegna loro (cf 1 Gv 2,20.27) ogni cosa e li guida " alla verità tutta intera " (Gv 16,13) [91].

Rivelazioni private.

Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate " private ", alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di " migliorare " o di " completare " la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica [67].

S

 

SACERDOZIO (inizio)

Nell'Antica Alleanza, consacrazione con uno speciale rito.

Un rito proprio ha consacrato le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza (cf Es 29,1-30; Lv 8). In essa i sacerdoti sono costituiti " per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati " (Eb 5,1) [1539].

Aronne, il servizio dei leviti e l'istituzione dei settanta " anziani " possono essere considerati prefigurazioni del sacerdozio ordinato e ministeriale della Nuova Alleanza.

La Liturgia della Chiesa vede tuttavia nel sacerdozio di Aronne e nel servizio dei leviti, come pure nell'istituzione dei settanta " Anziani " (cf Nm 11,24-25), delle prefigurazioni del ministero ordinato della Nuova Alleanza [1541].

 

SACERDOZIO COMUNE (inizio)

Tutta la comunità dei credenti è una comunità sacerdotale, così voluta da Cristo.

Cristo, Sommo Sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa " un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre " (Ap 1,6; cf Ap 5,9-10; 1 Pt 2,5.9). Tutta la comunità dei credenti è, come tale, sacerdotale. I fedeli esercitano il loro sacerdozio battesimale attraverso la partecipazione, ciascuno secondo la vocazione sua propria, alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re. E per mezzo dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione che i fedeli " vengono consacrati a formare... un sacerdozio santo " (LG 10) [1546].

In tal modo tutti i battezzati partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo, ognuno secondo la propria vocazione.

[Tutti i battezzati], " per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire in sacrificio spirituale tutte le attività umane del cridtiano " (LG 10). Questo " sacerdozio comune " è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra (cf LG 10; 34; PO 2):

" La Madre Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, "stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto" (1 Pt 2,9; cf 2,4-5), ha diritto e dovere in forza del Battesimo " (SC 14) [1141].

Differenza essenziale, e non solo di grado, fra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio dei fedeli, nel partecipare all'unico sacerdozio di Cristo.

Il sacerdozio ministeriale o gerarchico dei vescovi e dei sacerdoti e il sacerdozio comune di tutti i fedeli, anche se " l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo " (LG 10), differiscono tuttavia essenzialmente, pur essendo " ordinati l'uno all'altro ". In che senso? Mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale - vita di fede, di speranza e di carità, vita secondo lo Spirito - il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani [1547].

 

SACERDOZIO DI CRISTO (inizio)

Û Mediatore unico, Sacerdozio ministeriale.

 

SACERDOZIO MINISTERIALE (inizio)

Cristo è l'unico Sacerdote che si rende presente per mezzo del Sacerdozio ministeriale, da lui istituito.

Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo [1545].

Sacerdoti della nuova alleanza istituiti da Gesù Cristo.

Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla (cf Lc 22,19). Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti della Nuova Alleanza [611].

I ministeri ordinati costituiscono il legame sacramentale che unisce l'azione liturgica a quella degli Apostoli e, per loro mezzo, a quella di Cristo, origine e fondamento dei sacramenti. Inoltre, al servizio del sacerdozio battesimale garantiscono che Cristo agisca con il suo Spirito in favore della sua Chiesa.

Il ministero ordinato o " sacerdozio ministeriale " (LG 10) è al servizio del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito Santo di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui (cf Gv 20,21-23; Lc 24,47; Mt 28,18-20). Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti [1120].

Il sacerdozio ministeriale agisce " nella persona di Cristo Capo ".

Nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo Corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di Verità. E ciò che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù del sacramento dell'Ordine, agisce " in persona Christi capitis " - in persona di Cristo Capo (cf LG 10; 28; SC 33; CD 11; PO 2,6) [1548].

L'azione sacerdotale avviene sempre " a nome di tutta la Chiesa ", ma non come delegati della comunità.

" A nome di tutta la Chiesa ". Ciò non significa che i sacerdoti siano i delegati della comunità. La preghiera e l'offerta della Chiesa sono inseparabili dalla preghiera e dall'offerta di Cristo, suo Capo. E sempre il culto di Cristo nella e per mezzo della sua Chiesa. E tutta la Chiesa, Corpo di Cristo, che prega e si offre (...) nell'unità dello Spirito Santo, a Dio Padre [1553].

E un vero servizio riferito a Cristo e agli uomini.

Questo sacerdozio è ministeriale. " Questo ufficio che il Signore ha affidato ai Pastori del suo popolo è un vero servizio " (LG 24). Esso è interamente riferito a Cristo e agli uomini. Dipende interamente da Cristo e dal suo unico sacerdozio ed è stato istituito in favore degli uomini e della comunità della Chiesa [1551].

 

SACRA SCRITTURA (inizio)

Venerata nella Chiesa come si venera il Corpo di Cristo.

Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente... (cf Eb 1,1-3).

Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo (cf DV 21) [102-103].

La Chiesa trova in essa nutrimento e vigore.

Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore (cf DV 24); infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio (cf 1 Ts 2,13). " Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro " (DV 21) [104].

La sua potenza costituisce la saldezza della fede dei figli di Dio nella Chiesa, e anche la sorgente della loro vita spirituale.

" Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale " (DV 21). " E necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura " (DV 22) [131].

La Sacra Scrittura è l'anima del ministero della parola nella Chiesa.

" Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima della sacra teologia. Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la parola della Scrittura " (DV 24) [132].

Dio è il suo Autore perché ha ispirato gli autori umani e ha agito in loro rivelando la sua Parola perché la mettessero per iscritto.

Dio è l'autore della Sacra Scrittura. " Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l'ispirazione dello Spirito Santo [105].

" Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio " (DV 24).

Dio è l'autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; Egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica (cf DV 11) [135-136].

Secondo il Concilio e in conformità allo Spirito che la ispirò ci sono tre criteri d'interpretazione:

1. Prestare grande attenzione " al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura ".

2. Leggere la Scrittura nella " Tradizione vivente di tutta la Chiesa ".

3. Essere attenti " all'analogia della fede ". Per " analogia della fede " (cf Rm 12,6) [112-114].

Sensi della Sacra Scrittura:

Letterale e Spirituale:

allegorico, morale e anagogico.

Secondo un'antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest'ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza [115].

 

SACRAMENTALI (inizio)

Segni sacri istituiti dalla Chiesa, a imitazione dei sacramenti, nei quali si manifestano effetti spirituali da ottenere mediante la loro intercessione, che predispongono ai sacramenti e santificano le diverse circostanze della vita.

" La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita " (cf SC 60; CIC, can. 1166; CCEO, can 867) [1667].

Enunciazione generica di essi (alcuni ministeri, alcune circostanze culturali e di vita cristiana...) e il rito con il quale sogliono essere amministrati: preghiera, imposizione delle mani, aspersione con acqua benedetta, ecc.

Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell'uso di cose utili all'uomo. Secondo le decisioni pastorali dei Vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un'epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della croce, l'aspersione con l'acqua benedetta (che richiama il Battesimo) [1668].

Û Benedizioni.

 

SACRAMENTI (inizio)

Segni sensibili, in parole e azioni, istituiti da Cristo per comunicare efficacemente la sua grazia in virtù dell'azione dello stesso Signore e per la potenza dello Spirito Santo.

" Assiso alla destra del Padre " da dove effonde lo Spirito Santo nel suo corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia. I sacramenti sono segni sensibili (parole e azioni), accessibili alla nostra attuale umanità. Essi realizzano in modo efficace la grazia che significano, mediante l'azione di Cristo e la potenza dello Spirito Santo [1084].

I sette sacramenti, tutti istituiti da Cristo, corrispondono a tutte le tappe e ai momenti importanti della vita del cristiano.

I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale (cf S. Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 65, a. 1) [1210].

Celebrati nella fede e in conformità alle intenzioni della Chiesa, conferiscono efficacemente la grazia che significano, perché è Cristo stesso che agisce in essi. I sacramenti sono necessari per la salvezza dei credenti.

Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano (Conc. di Trento, DS 1605 e 1606; FCC 9.011 e 9.012). Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa [1127].

(...) Ne consegue che " il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio ". Quando un sacramento viene celebrato in conformità all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve [1128].

La Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono necessari alla salvezza [1129].

I sacramenti promanano da Cristo, come azioni mediante le quali il suo Spirito agisce nella Chiesa, Corpo di Cristo, conferendo la grazia propria di ciascun sacramento.

" Forze che escono " dal Corpo di Cristo (cf Lc 5,17; 6,19; 8,46), sempre vivo e vivificante, azioni dello Spirito Santo operante nel suo Corpo che è la Chiesa, i sacramenti sono i " capolavori di Dio " nella Nuova ed Eterna Alleanza [1116].

(...) La " grazia sacramentale " è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio. Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica (cf 2 Pt 1,4) i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore [1129].

Sono opera " della Chiesa " in quanto essa è il sacramento dell'azione di Cristo che manifesta e comunica ai cristiani, per suo tramite, l'amore salvifico di Dio.

I sacramenti sono " della Chiesa " in un duplice significato: sono " da essa " e " per essa ". Sono " dalla Chiesa " per il fatto che questa è il sacramento dell'azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono " per la Chiesa ", sono cioè quei " sacramenti che fanno la Chiesa " (S. Agostino, De civ. Dei, 22, 17; S. Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 64, a. 2, ad 3), in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell'Eucaristia, il Mistero della comunione del Dio Amore, Uno in tre Persone [1118].

La Chiesa, unita al suo Capo, Cristo, agisce nei sacramenti come " comunità sacerdotale " in base ad una duplice funzione organica: quella dei laici nella Liturgia - resi idonei a questa funzione dal Battesimo e dalla Confermazione - e quella degli ordinati con funzione di Pastori, mediante la parola e l'amministrazione della grazia.

Poiché con il Cristo-Capo forma " quasi un'unica persona mistica " (Pio XII, Enc. Mystici Corporis), la Chiesa agisce nei sacramenti come " comunità sacerdotale ", " organicamente strutturata " (LG 11), mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la Liturgia; d'altra parte alcuni fedeli, " insigniti dell'Ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio " (LG 11) [1119].

I sacramenti sono ordinati all'edificazione del Corpo di Cristo mediante la santificazione degli uomini, presuppongono la loro fede, la fortificano, la nutrono e la esprimono con la parola e con il segno.

" I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all'edificazione del Corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede " (SC 59) [1123].

Chiesa, Corpo di Cristo, Corpo mistico.

 

SACRAMENTI AL SERVIZIO DELLA COMUNITA: ORDINE E MATRIMONIO (inizio)

Ordinati alla salvezza altrui.

Due altri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio [1534].

Û Ordine, Matrimonio.

 

SACRAMENTI DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA (inizio)

In essi (Battesimo, Confermazione ed Eucaristia) sono posti i fondamenti di tutta la vita cristiana.

Con i sacramenti dell'iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia, sono posti i fondamenti di ogni vita cristiana. " La partecipazione alla natura divina, che gli uomini ricevono in dono mediante la grazia di Cristo, rivela una certa analogia con l'origine, lo sviluppo e l'accrescimento della vita naturale. Difatti i fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell'Eucaristia, sicché, per effetto di questi sacramenti dell'iniziazione cristiana, sono in grado di gustare sempre più e sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino al raggiungimento della perfezione della carità " (Paolo VI, Costituzione apostolica, Divinae consortium naturae; cf OICA, praen., 1-2) [1212].

Û Battesimo, confermazione, eucarestia.

 

SACRAMENTI DI GUARIGIONE (inizio)

Cristo ha voluto che la sua opera di guarigione salvifica fosse continuata nella Chiesa per mezzo dei sacramenti della Penitenza e dell'Unzione degli Infermi.

Il Signore Gesù Cristo, medico delle nostre anime e dei nostri corpi, colui che ha rimesso i peccati al paralitico e gli ha reso la salute del corpo (cf Mc 2,1-12), ha voluto che la sua Chiesa continui, nella forza dello Spirito Santo, la sua opera di guarigione e di salvezza, anche presso le proprie membra. E lo scopo dei due sacramenti di guarigione: del sacramento della Penitenza e dell'Unzione degli infermi [1421].

Û Penitenza, Unzione degli infermi.

SACRAMENTO (CRISTO CON LA SUA UMANITÀ) (inizio)

L'umanità di Cristo, segno e strumento della sua divinità in ordine alla salvezza.

In tal modo la sua umanità appare come " il sacramento ", cioè il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca: ciò che era visibile nella sua vita terrena condusse al Mistero invisibile della sua filiazione divina e della sua missione redentrice [515].

Û Chiesa.

 

SACRIFICIO PASQUALE (inizio)

La morte dell'" agnello di Dio " ci riconcilia e ci mette di nuovo in comunione con Dio.

La morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini (cf 1 Cor 5,7; Gv 8,34-36) per mezzo dell'" Agnello che toglie il peccato del mondo " (Gv 1,29; cf 1 Pt 1,19) e il sacrificio della Nuova Alleanza (cf 1 Cor 11,25) che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio (cf Es 24,8) riconciliandolo con lui mediante il sangue " versato per molti in remissione dei peccati " (Mt 26,28; cf Lv 16,15-16) [613].

Il suo valore redentivo, riparatore, di espiazione e di soddisfazione.

E l'amore " sino alla fine " (Gv 13,1) che conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo [616].

La persona divina in Cristo, abbracciando in lui come " Capo " tutta l'umanità, fa di lui il redentore di tutti con il suo sacrificio volontario.

L'esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti [616].

Gesù vuole che ci associamo tutti a lui nella sua sofferenza redentrice.

Ma poiché nella sua Persona divina incarnata, " si è unito in certo modo ad ogni uomo " (GS 22,2), egli offre " a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale " (GS 22,5). Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo (Mc 16,24), poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (1 Pt 2,21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari (cf Mc 10,39; Gv 21,18- 19; Col 1,24). Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice (cf Lc 2,35) [618].

Û anche Morte redentrice di Cristo e Mistero pasquale.

 

SACRILEGIO (inizio)

Peccato grave contro la virtù di religione, insieme all'azione di " tentare Dio " e alla " simonia ": è la profanazione di persone, luoghi, oggetti e azioni sacre, in particolare dei sacramenti, e specialmente dell'Eucaristia.

Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo (cf CIC, can. 1367; 1376) [2120].

Û Tentare Dio.