ORDINAMENTO DELLE LETTURE DELLA MESSA

Introduzione

proemio

Capitolo I

PRINCIPI GENERALI

PER LA CELEBRAZIONE LITURGICA

DELLA PAROLA DI DIO

 

1. Alcune premesse

A. importanza della parola di Dio

nella celebrazione liturgica

1. Sull'importanza della parola di Dio, come anche sul rinnovato impiego della sacra Scrittura nella celebrazione liturgica) molte ed egregie cose sono state dette sia nel Concilio Vaticano II1, sia nel magistero dei Sommi Pontefici2, sia nei vari documenti pubblicati dopo il Concilio dai Dicasteri della Santa Sede3. Alcuni principi di maggiore importanza sono stati inoltre opportunamente ricordati e brevemente illustrati nelle "Premesse" dell'"Ordo lectionum Missae", pubblicato nel 19694.

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1) Cf specialmente SC 7, 24, 33, 35, 48, 51, 52, 56; DV 1, 21, 25, 26; AG 6; PO 18.

2) Cf fra le cose dette a voce o scritte dai Sommi Pontefici, specialmente: MQ n. V; MC 12; EN 28, 43, 47; GIOVANNI PAOLO II, Cost. ap. Scripturarum thesaurus, 25.4.1979: EV VI, 1329; CT 23,27; DC 10.

3) Cf, p. es., EM 10; LI 2; DCG 14, 25; IGMR 9, 11, 24, 33, 60, 62, 316, 320 (cf pp. 130, 131, 135, 138, 148, 149, 200, 202); S. Congr. per l'istituzione cattolica, Istr. In ecclesiasticam futurorum sull'insegnamento liturgico nei seminari, 3.VI.1979, nn. 11, 52, Appendice, n. 15: EV VI, 1563, 1642; ID 1-3.

4) Cf Messale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Paolo VI, Ordinamento delle Letture della Messa, 1a ed. tip. 1969, pp. IX-XII, "Premesse"; Decreto di promulgazione: EV III,1173.

 

 

Poiché però, in occasione della nuova edizione dell'"Ordo lectionum Missae", si richiedeva da varie parti che di questi principi si facesse una trattazione più esauriente, è stata preparata questa redazione più ampia e insieme più armonizzata delle Premesse; in essa, dopo aver presentato in linea generale la relazione fra la parola di Dio e l'azione liturgica5, si tratterà più particolarmente della parola di Dio nella celebrazione della Messa, per poi esporre in concreto la speciale struttura dell'"Ordo lectionum Missae".

 

B. I termini usati per indicare la parola di Dio

2. Sebbene in un argomento come questo si esiga a buon diritto una terminologia precisa, in modo che il discorso sia chiaro e senza intoppi, tuttavia in queste premesse ci serviremo delle espressioni in uso nei documenti pubblicati durante il Concilio e il dopo-Concilio; per i libri scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, useremo i termini sia di "sacra Scrittura", sia di "parola di Dio", cercando così di evitare ogni confusione di vocaboli e di contenuti6.

 

C. Il significato liturgico della parola di Dio

3. I molteplici tesori dell'unica parola di Dio si manifestano mirabilmente nelle varie celebrazioni, come anche nelle diverse assemblee di fedeli che a esse partecipano, sia quando si rievoca nel suo ciclo annuale il mistero di Cristo, sia quando si celebrano i sacramenti e i sacramentali della Chiesa, sia quando i singoli fedeli rispondono all'intima azione dello Spirito Santo7. Allora infatti la stessa celebrazione liturgica, che poggia

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5) Cf SC 35,36, 56; EN 28, 47; DC 10, 11, 12.

6) Così p. es. "Parola di Dio, Sacra Scrittura, Vecchio e Nuovo Testamento, Lettura (Letture) della parola di Dio, Lettura (Letture) della Sacra Scrittura, Celebrazione (Celebrazioni) della parola di Dio ecc.".

7) Pertanto un solo e identico testo si può leggere e usare sotto diversi aspetti, e anche in diverse occasioni e celebrazioni dell'anno liturgico. Cosa da tenersi presente nell'omelia, nell'esegesi pastorale e nella catechesi. Dagli indici dell'Ordinamento delle Letture della Messa risulta a tutti evidente l'uso variato, per esempio, di Rm 6 e Rm 8 nei diversi tempi dell'anno liturgico e nelle diverse celebrazioni dei sacramenti e dei sacramentali.

 

 

fondamentalmente sulla parola di Dio e da essa prende forza, diventa un nuovo evento e arricchisce la parola stessa di una nuova efficace interpretazione. Così la Chiesa segue fedelmente nella liturgia quel modo di leggere e di interpretare le sacre Scritture, a cui ricorse Cristo stesso, che a partire dall'"oggi" del suo evento esorta a scrutare tutte le Scritture8.

 

2. La celebrazione liturgica della parola di Dio

 

a. Caratteristiche della parola di Dio nell'azione liturgica

4. La parola di Dio vien pronunziata nella celebrazione liturgica9 non soltanto in un solo modo, né raggiunge con la medesima efficacia il cuore dei fedeli: sempre però nella sua parola è presente il Cristo10, che attuando il suo mistero di salvezza, santifica gli uomini e rende al Padre un culto perfetto11. Anzi, l'economia e il dono della salvezza, che la parola di Dio continuamente richiama e comunica, proprio nell'azione liturgica raggiunge la pienezza del suo significato; così la celebrazione liturgica diventa una continua, piena ed efficace proclamazione della parola di Dio. Pertanto la parola di Dio, costantemente annunziata nella liturgia, è sempre viva ed efficace12 per la potenza dello Spirito Santo, e manifesta quell'amore operante del Padre che giammai cessa di operare verso tutti gli uomini.

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8) Cf Lc 4, 16-21; 24, 25-35.44-49.

9) Così, p. es., "Proclamazione o Lettura" ecc. nella celebrazione della Messa (cf IGMR 21, 23, 95, 131, 146, 234, 235; cf. pp. 134, 135, 156, 161-162, 164, 179, 180); così anche le celebrazioni della parola di Dio nel Pontificale, nel Rituale Romano e nella Liturgia delle Ore riformati a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II.

10) Cf SC 7, 33; Mc 16, 19-20; Mt 28, 20; S. AGOSTINO, Sermo 85, 1: PL 38, 520: "La bocca di Cristo è l'Evangelo. Regna in ciclo, ma non cessa di parlare sulla terra" (cf anche In lo. Ev. Tract. XXX, I: PL 35, 1632) e dal Pontificale romano germanico: "Si legge il Vangelo nel quale Cristo parla al popolo..., per far risuonare il Vangelo nella Chiesa, come se Cristo stesso parlasse al popolo" (cf V. VOGEL - R. ELZE edd., Le Pontifical romano-germanique du dixième siècle. Le Texte, I, Città del Vaticano 1963, XCIV, 18, p. 334); "Quando arriva il Cristo, cioè il Vangelo, lasciamo il pastorale, poiché non abbiamo bisogno di appoggio umano" (ibid. XCIV, 23, p 335).

11) Cf SC 7.

12) Cf Eb 4, 12.

 

 

B. La parola di Dio nell'economia della salvezza

5. La Chiesa annunzia l'unico e identico mistero di Cristo ogni qual volta nella celebrazione liturgica proclama sia l'Antico che il Nuovo Testamento.

Nell'Antico Testamento è adombrato il Nuovo, e nel Nuovo si disvela l'Antico13. Di tutta la Scrittura, come di tutta la celebrazione liturgica, Cristo è il centro e la pienezza14: è quindi necessario che alle sorgenti della Scrittura attingano quanti cercano la salvezza e la vita.

Quanto più si penetra nel vivo della celebrazione liturgica, tanto più si avverte anche l'importanza della parola di Dio; ciò che si dice della prima, si può affermare anche della seconda, perché l'una e l'altra rievocano il mistero di Cristo e l'una e l'altra nel modo loro proprio lo perpetuano.

 

C. La parola di Dio nella partecipazione liturgica dei fedeli

6. Nell'azione liturgica la Chiesa risponde fedelmente quello stesso "Amen" che Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, pronunziò una volta sola, per tutti i tempi, con l'effusione del suo sangue, per dare sanzione divina alla Nuova Alleanza nello Spirito Santo15. Quando pertanto Dio rivolge la sua parola, sempre aspetta una risposta, la quale è un ascolto e un'adorazione in "Spirito e verità" (Gv 4, 23). È infatti lo Spirito Santo che rende efficace la risposta, in modo che ciò che si ascolta nell'azione liturgica si attui poi anche nella vita, secondo

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13) Cf S. AGOSTINO, Quaestionum in Heptateuchum liber, 2, 73: PL 34, 623; DV 16

14) Ct S. Girolamo: "Se infatti secondo l'apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio (1 Cor 1, 24) anche chi non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio e la sua sapienza. L'ignoranza delle Scritture intatti è ignoranza di Cristo" (Commentarii in Isaiam prophetam. Prologus: PL 24,17A);DV 25.

15) Cf 2 Cor 1,20-22.

 

 

quel detto: "siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori" (Gc 1, 22).

L'atteggiamento del corpo, i gesti e le parole con cui si esprime l'azione liturgica e si manifesta la partecipazione dei fedeli, ricevono il loro significato non solo dall'esperienza umana donde tali forme son tratte, ma dalla parola di Dio e dall'economia della salvezza alla quale sono riferite; tanto più viva, quindi, è la partecipazione dei fedeli all'azione liturgica, quanto più profondamente nell'ascolto della parola di Dio in essa proclamata, i fedeli stessi si sforzano di aderire al "Verbo di Dio" incarnato nel Cristo, impegnandosi ad attuare nella loro vita ciò che hanno celebrato nella liturgia e di rincontro, a trasfondere nella celebrazione liturgica il loro comportamento quotidiano16.

 

3. La parola di Dio nella vita del popolo dell'alleanza

A. La parola di Dio nella vita della chiesa

7. Nell'ascolto della parola di Dio si edifica e cresce la Chiesa, e i fatti mirabili che un tempo e in molti modi Dio ha compiuti nella storia della salvezza, vengono in mistica verità ripresentati nei segni della celebrazione liturgica; a sua volta, Dio si serve della stessa assemblea dei fedeli, che celebrano la liturgia, perché la sua parola si diffonda e sia glorificata e venga esaltato tra i popoli il suo nome17.

Ogni volta pertanto che la Chiesa, riunita dallo Spirito Santo nella celebrazione liturgica18, annunzia e proclama la parola di Dio, sa di essere il nuovo popolo, nel quale l'alleanza, sancita negli antichi tempi, diventa finalmente piena e completa. A loro volta tutti i fedeli, che in forza del Battesimo e della Cresima, son divenuti nello Spirito annunziatori della parola di Dio, una volta ricevuta la grazia di ascoltare questa parola,

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16) Cf SC 10.

17) Cf 2Ts 3, 1.

18) Cf Collette per la Chiesa, in Messale Romano, ed. tip. 1970, pp. 786.787.790; ed. tip. it. 1973, pp. 673-676; S. CIPRIANO, De oratione dominica 23: PL 4, 553; S. AGOSTINO, Sermo 71, 20, 33: PL 38, 463 s.

 

 

devono farsene annunziatori nella Chiesa e nel mondo, almeno con la testimonianza della loro vita.

La stessa parola di Dio, proclamata nella celebrazione dei divini misteri, non si riferisce soltanto alla presente situazione che stiamo vivendo, ma rievoca il passato e fa intravedere il futuro, ravvivandone in noi il desiderio e la speranza, perché tra il vario fluire delle umane vicende, là siano fissi i nostri cuori, dov'è la vera gioia19.

 

B. La parola di Dio nell'esposizione che ne fa la chiesa

8. Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà dei suoi membri, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla parola di Dio: ai fedeli spetta l'ascoltarla e il meditarla; l'esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l'esercizio di questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la parola di Dio20.

 

C. Relazione tra la parola di Dio proclamata e l'azione dello spirito santo

9. Perché la parola di Dio operi davvero nei cuori ciò che fa risonare negli orecchi, si richiede l'azione dello Spirito Santo; sotto la sua ispirazione e con il suo aiuto la parola di Dio diventa fondamento dell'azione liturgica, e norma e sostegno di tutta la vita.

L'azione dello stesso Spirito Santo non solo previene, accompagna e prosegue tutta l'azione liturgica, ma a ciascuno suggerisce nel cuore21 tutto ciò, che nella proclamazione della parola di Dio vien detto per l'intera assemblea del fedeli, e mentre rinsalda l'unità di tutti, favorisce anche la diversità dei carismi e ne valorizza la molteplice azione.

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19) Cf Colletta della domenica XXI del Tempo Ordinario, in Messale Romano, cit., p. 360; ed. tip. it. p. 269.

20) Cf DV 8.

21) Cf Gv 14, 15-17.25-26; 15, 26-16, 15.

 

 

D. L'intimo nesso della parola di Dio con il mistero eucaristico

10. Alla parola di Dio e al mistero eucaristico la Chiesa ha tributato e sempre e dappertutto ha voluto e stabilito che si tributasse la stessa venerazione, anche se non lo stesso culto; mossa dall'esempio del suo fondatore, essa non ha mai cessato di celebrare il mistero pasquale, riunendosi insieme per leggere "in tutte le Scritture ciò che a lui si riferiva" (Lc 24, 27), e attualizzare, con il memoriale del Signore e i sacramenti, l'opera della salvezza. È infatti "necessaria la predicazione della parola per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la parola"22.

Nutrita spiritualmente all'una e all'altra mensa23, la Chiesa da una parte si arricchisce nella dottrina e dall'altra si rafforza nella santità. Nella parola di Dio si annunzia la divina alleanza, mentre nell'Eucaristia si ripropone l'alleanza stessa, nuova ed eterna. Lì la storia della salvezza viene rievocata nel suono delle parole, qui la stessa storia viene ripresentata nei segni sacramentali della liturgia. Si deve quindi sempre tener presente che la parola di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella liturgia, porta in qualche modo, come al suo stesso fine, al sacrificio dell'alleanza e al convito della grazia, cioè all'Eucaristia. Pertanto la celebrazione della Messa, nella quale si ascolta la Parola e si offre e si riceve l'Eucaristia, costituisce un unico atto del culto divino24, con il quale si offre a Dio il sacrificio di lode e si comunica all'uomo la pienezza della redenzione.

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22) PO 4.

23) Cf SC 51; PO 18; e anche DV 21; AG 6; IGMR 8 (cf p. 130).

24) SC 56.

 

 

Parte Prima

LA PAROLA DI DIO NELLA CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Capitolo II

LA CELEBRAZIONE

DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

NELLA MESSA

 

1. Elementi della liturgia della Parola e riti rispettivi

11. "La parte principale della liturgia della Parola è costituita dalle letture desunte dalla sacra Scrittura, con i canti che le accompagnano; l'omelia, la professione di fede e la preghiera universale o dei fedeli la sviluppano e la concludono"25.

 

A. LE LETTURE BIBLICHE

12. Nella celebrazione della Messa le letture bibliche, con i canti desunti dalla sacra Scrittura, non si possono né tralasciare, né ridurre, né - il che sarebbe cosa più grave - sostituire con letture non bibliche26. Con la sua parola trasmessa per iscritto, "Dio parla ancora al suo popolo"27, e con l'assiduo ricorso alla sacra Scrittura, il popolo di Dio, con la luce della fede reso docile all'azione dello Spirito Santo, potrà dare, con la sua vita, testimonianza a Cristo dinanzi al mondo.

13. La lettura del Vangelo costituisce il culmine della stessa liturgia della Parola; all'ascolto del Vangelo l'assemblea vien preparata dalle altre letture, proclamate nel loro ordine tradizionale, prima cioè quelle dell'Antico Testamento e poi quelle del Nuovo.

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25) IGMR 33 (cf p. 138).

26) Cf LI 2; DC 10; ID 1.

27) SC 33.

 

 

14. Lo stesso modo con cui le letture vengono proclamate dai lettori - una proclamazione dignitosa, a voce alta e chiara favorisce una buona trasmissione della parola di Dio all'assemblea. Le letture, desunte dalle edizioni approvate28. Si possono anche cantare secondo l'indole delle varie lingue, a condizione però che il canto non soffochi le parole, ma le ponga anzi nel dovuto risalto. Nel caso che la proclamazione si faccia in lingua latina, ci si attenga alla modulazione indicata nell'"Ordo cantus Missae"29.

15. Nella liturgia della Parola si possono premettere alle letture, e specialmente alla prima di esse, delle brevi e opportune monizioni. Si deve porre attenzione al genere letterario di queste monizioni: devono essere semplici, fedeli al testo, brevi, ben preparate e variamente intonate al testo a cui devono servire come introduzione30.

16. Nella celebrazione della Messa col popolo le letture si devono sempre proclamare dall'ambone31.

17. Tra i riti della liturgia della Parola si deve tener presente la venerazione dovuta alla lettura del Vangelo32. Dove è a disposizione l'Evangeliario portato processionalmente dal diacono o dal lettore durante i riti iniziali33, è molto opportuno che il diacono o, in sua mancanza, un presbitero, prenda l'Evangeliario stesso dall'altare34, e preceduto dai ministranti con ceri e incenso o, se l'uso lo comporta, con altri segni di venerazione, lo porti all'ambone. I fedeli stanno in piedi, acclamano il Signore e fanno atto di venerazione al libro dei Vangeli. Il diacono che deve proclamare il Vangelo, inchinandosi dinanzi a colui che presiede la celebrazione, chiede e riceve la benedizione. Se non c'è il diacono, il presbitero s'inchina

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28) Cf sotto, n. 111.

29) Messale Romano, Ordinamento dei canti della Messa, ed. tip. 1972 "Premesse", nn. 4, 6, 10: EV IV, 1679, 1681, 1685

30) Cf IGMR 11(cf p. 131).

31) Cf IGMR 272 (cf pp. 191-192); e sotto, nn. 32-34.

32) Cf IGMR35, 95 (cf pp. 138-139, 156).

33) Cf IGMR 82-84 (cf p. 154).

34) Cf IGMR 94, 131 (cf pp. 156, 161-162).

 

 

dinanzi all'altare e prega sottovoce, dicendo: "Purifica il mio cuore (Munda cor meum)"35.

All'ambone, colui che proclama il Vangelo saluta il popolo che ascolta in piedi, annunzia il titolo della lettura e si segna sulla fronte, sulla bocca e sul petto, quindi, se si usa l'incenso, incensa il libro, poi proclama il Vangelo. Al termine, bacia il libro, dicendo sottovoce le parole prescritte. Il saluto, l'annunzio iniziale: "Dal Vangelo... (Lectio sancii Evangelii...)" e quello finale "Parola del Signore (Verbum Domini)" conviene proferirli in canto, in modo che l'assemblea possa a sua volta acclamare in canto, anche se il Vangelo viene soltanto letto. In questo modo si sottolinea l'importanza della lettura del Vangelo e si ravviva la fede dei presenti.

18. Al termine delle letture, la conclusione "Parola di Dio (Parola del Signore)" può venir cantata anche da un cantore diverso dal lettore che ha proclamato la lettura; tutti i presenti acclamano. In questo modo l'assemblea riunita rende onore alla parola di Dio, ascoltata con fede e in spirito di rendimento di grazie.

 

B. Il salmo responsoriale

19. Il salmo responsoriale, chiamato anche graduale, essendo "parte integrante della liturgia della Parola"36 ha grande importanza liturgica e pastorale. Si devono pertanto istruire con cura i fedeli sul modo di accogliere la parola che Dio rivolge loro nei salmi e di volgere i salmi stessi in preghiera della Chiesa. Senza dubbio questo "avverrà più facilmente se sarà promossa tra il clero ed estesa con opportuna catechesi a tutti i fedeli una più approfondita conoscenza dei salmi nel significato che assumono quando sono cantati nella liturgia"37. Potranno recare un certo aiuto brevi monizioni che illustrino la scelta del salmo e del ritornello e la loro concordanza tematica con le letture.

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35) Cf "Rito della Messa con il popolo", 11, in Messale Romano, cit., p. 388; ed. tip. it., cit., p. 303.

36) IGMR 36 (cf p. 139).

37) Paolo VI, Cost. ap. Lauda canticum, 1.11.1970; cf anche SC 24, 90; MS 39; IGLH 23, 109 (cf pp. 647-648, 668-669); RaF53.

 

 

20. Il salmo responsoriale di norma si eseguisca in canto. Ci sono due modi di cantare il salmo dopo la prima lettura: il modo responsoriale e il modo diretto. Il modo responsoriale che è quello, sempre che sia possibile, da preferirsi, allorché il salmista o il cantore del salmo ne pronunzia i versetti, e tutta l'assemblea partecipa col ritornello. Il modo diretto, allorché il solo salmista o il solo cantore canta il salmo e l'assemblea si limita ad ascoltare, senza intervenire col ritornello; o anche allorché il salmo vien cantato da tutti quanti insieme.

21. Il canto del salmo o anche del solo ritornello è un mezzo assai efficace per approfondire il senso spirituale del salmo stesso e favorirne la meditazione.

In ogni singola cultura si devono usare tutti quei mezzi che possano incoraggiare il canto dell'assemblea, ivi compreso, in modo particolare, l'uso delle facoltà previste a questo scopo nell'"Ordo lectionum Missae"38 circa i ritornelli da usare nei vari tempi liturgici.

22. Se il salmo che ricorre dopo la lettura non viene cantato, lo si reciti nel modo ritenuto più adatto per la meditazione della parola di Dio39.

Per il canto o la recita del salmo responsoriale il salmista o il cantore stanno all'ambone40.

 

C. L'acclamazione prima della lettura del vangelo

23. Anche l'"alleluia" o, secondo il tempo liturgico, il versetto prima del Vangelo, costituisce "un rito o un atto a sé stante"41, col quale l'assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per rivolgere a essa la sua parola, ed esprime col canto la sua fede. Al canto dell'"alleluia" e del versetto prima del Vangelo tutti devono stare in piedi, in modo che non il solo

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38) Cf sotto, nn. 89-90.

39) Cf IGMR 18, 39 (cf pp. 133, 140).

40) Cf IGMR 272 (cf pp. 191-192) e sotto, n. 32 ss.

41) Cf IGMR 17a (2a ed.) (cf p. 132).

 

 

cantore o il coro che lo intona, ma tutto il popolo unisca nel canto le sue voci42.

 

D. L'omelia

24. Particolarmente raccomandata come parte della liturgia della Parola43, a partire specialmente dalla Costituzione liturgica del Concilio Vaticano II, anzi in alcuni casi espressamente prescritta è l'omelia, con la quale nel corso dell'anno liturgico vengono esposti, in base al testo sacro, i misteri della fede e le norme della vita cristiana.

Tenuta, di norma, da colui che presiede44, l'omelia nella celebrazione della Messa ha lo scopo di far sì che la proclamazione della parola di Dio diventi, insieme con la liturgia eucaristica, "quasi un annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza, ossia nel mistero di Cristo"45. Infatti il mistero pasquale di Cristo, che viene annunziato nelle letture e nell'omelia, viene attualizzato per mezzo del Sacrificio della Messa46. Sempre poi Cristo è presente e agisce nella predicazione della sua Chiesa47.

Pertanto l'omelia, sia che spieghi la parola di Dio annunziata nella sacra Scrittura o un altro testo liturgico48, deve guidare la comunità dei fedeli a partecipare attivamente all'Eucaristia, perché "esprimano nella vita ciò che hanno ricevuto mediante la fede"49. Con questa viva esposizione la proclamazione della parola di Dio e le celebrazioni della Chiesa possono ottenere una maggiore efficacia a patto che l'omelia sia davvero frutto di meditazione, ben preparata, non troppo lunga né

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42) Cf anche IGMR 37-39 (cf pp. 139-140); Messale Romano, Ordinamento dei canti della Messa, "Premesse", nn. 7-9: EV IV, 1682-1684; Graduale Romano, 1974, "Premesse", n. 7: EV IV, 1682; Graduale simplex, 2a ed. tip. 1975, "Premesse", n. 16: EV V, 766.

43) SC 52;cf IOe 54.

44) Cf IGMR 42(cf p. 140).

45) SC 35,2.

46) Cf SC 6,47.

47) Cf MF: EV II, 406; AG 9; EN 43.

48) Cf SC 35,2; IGMR 41 (cf p. 140).

49) SC 10.

 

 

troppo breve, e che in essa ci si sappia rivolgere a tutti i presenti, compresi i fanciulli e la gente semplice50. Nella concelebrazione, l'omelia è tenuta di norma dal celebrante principale o da uno dei concelebranti51.

25. Nei giorni prescritti, e cioè nelle domeniche e feste di precetto, anche nelle Messe vespertine del giorno precedente, l'omelia è obbligatoria: non la si può omettere se non per causa grave in tutte le Messe che si celebrano con concorso di popolo52. Anche nelle Messe con i fanciulli e con gruppi particolari si deve tener l'omelia53.

L'omelia è molto raccomandata nelle ferie di Avvento, di Quaresima e del Tempo pasquale per i fedeli che regolarmente partecipano alla celebrazione della Messa; così pure in altre feste e circostanze nelle quali il popolo accorre più numeroso alla chiesa54.

26. Il sacerdote celebrante tiene l'omelia alla sede, in piedi o seduto, o anche all'ambone55.

27. Dall'omelia si devono naturalmente tener distinti quegli eventuali brevi avvisi al popolo, il cui posto è al termine dell'orazione dopo la comunione56.

 

E. Il silenzio

28. La liturgia della Parola si deve celebrare in modo che essa favorisca la meditazione; si deve perciò evitare assolutamente ogni fretta che sia di ostacolo al raccoglimento. Il dialogo tra Dio e gli uomini, sotto l'azione dello Spirito Santo, richiede brevi momenti di silenzio, adatti all'assemblea, durante i quali

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50) CT 48.

51) Cf IGMR 165 (cf p. 168).

52) Cf IGMR 42(cf p. 140); e anche EM 28.

53) Cf AcP 6g; PB 48 (cf p.302).

54) Cf IGMR 42, 338 (cf pp. 140, 206); Rituale Romano, Sacramento del Matrimonio, ed. tip. it. 1975, nn. 22, 42, 57; Rito delle esequie, ed. tip. it. 1974 nn. 41,61.

55) Cf IGMR 97(cf p. 156).

56) Cf IGMR 139(cf p. 163).

 

 

la parola di Dio penetri nei cuori e provochi in essi una risposta nella preghiera. Tali momenti di silenzio in relazione con la liturgia della Parola si possono opportunamente osservare prima che essa abbia inizio, dopo la prima e la seconda lettura e al termine dell'omelia57.

 

F. La professione di fede

29. Il Simbolo o professione di fede, da dirsi secondo le rubriche, nella celebrazione della Messa ha lo scopo di suscitare nell'assemblea riunita una risposta di assenso alla parola di Dio ascoltata nelle letture e nell'omelia, e di richiamare alla mente la "regola della fede", nella forma approvata dalla Chiesa, prima di dare inizio alla celebrazione del mistero della fede nell'Eucaristia58.

 

G. La preghiera universale o preghiera dei fedeli

30. Nella preghiera universale l'assemblea dei fedeli, alla luce della parola di Dio, alla quale in un certo modo risponde, prega di norma per le necessità di tutta la Chiesa e della comunità locale, per la salvezza di tutto il mondo, per coloro che si trovano in difficoltà di vario genere e per determinati gruppi di persone.

Sotto la guida dello stesso celebrante, il diacono o un ministro o anche alcuni fedeli propongono opportunamente all'assemblea brevi intenzioni, liberamente e accuratamente preparate, con le quali "il popolo, esercitando la sua funzione sacerdotale, prega per tutti gli uomini"59, in modo che, dopo aver portato in se stesso a maturazione i frutti della liturgia della Parola, possa passare a una più degna celebrazione della liturgia eucaristica.

31. La preghiera universale vien diretta dal celebrante alla sede; le intenzioni sono proposte dall'ambone60.

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57) Cf IGMR 23(cf p. 135).

58) Cf IGMR 43(cf p. 140).

59) Cf IGMR 45(cf p. 141).

60) Cf IGMR 99(cf p. 156).

 

 

L'assemblea, in piedi, partecipa alla preghiera dicendo o cantando, dopo le intenzioni, un'invocazione comune, o anche sostando in preghiera silenziosa61.

 

2. Cose richieste per una degna celebrazione della liturgia della Parola

A. Il luogo per la proclamazione della parola di Dio

32. Nell'ambiente della chiesa deve esserci un luogo elevato, stabile, ben curato e opportunamente decoroso, che risponda insieme alla dignità della parola di Dio, suggerisca chiaramente ai fedeli che nella Messa vien preparata la mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo62, e infine sia adatto il meglio possibile a facilitare l'ascolto e l'attenzione dei fedeli durante la liturgia della Parola. Si deve pertanto far sì che, secondo la struttura di ogni singola chiesa, l'ambone si armonizzi architettonicamente e spazialmente con l'altare.

33. L'ambone, tenuta presente la sua struttura, venga sobriamente ornato in modo stabile o in determinate occasioni, specialmente nei giorni solenni.

Poiché l'ambone è il luogo dal quale viene proclamata dai ministri la parola di Dio, deve essere riservato, per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio pasquale. Si possono tuttavia proferire dall'ambone l'omelia e la preghiera dei fedeli, data la strettissima relazione di queste parti con tutta la liturgia della Parola. È invece meno opportuno che salgano all'ambone altre persone, per esempio il commentatore, il cantore o l'animatore del canto63.

34. Perché l'ambone possa servire in modo adeguato alle celebrazioni, abbia una certa ampiezza, giacché talvolta vi debbono stare più ministri insieme. Si deve inoltre curare che i

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61) Cf IGMR 47(cf p. 141).

62) Cf sopra, nota 23.

63) Cf IGMR 272 (cf p. 191-192).

 

 

lettori dispongano sull'ambone di una illuminazione sufficiente per la lettura del testo e possano servirsi, secondo l'opportunità, dei moderni mezzi tecnici perché i fedeli li possano comodamente sentire.

 

B. I libri per la proclamazione della parola di Dio nelle celebrazioni

35. I libri, dai quali si desumono le letture della parola di Dio, devono, unitamente ai ministri, ai gesti rituali, ai luoghi e ad altri particolari suscitare negli ascoltatori il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo. Si deve quindi procurare che anche i libri, essendo nell'azione liturgica sedi e simboli di realtà superiori, siano davvero degni, decorosi e belli64.

36. Poiché l'annunzio del Vangelo costituisce sempre l'apice della liturgia della Parola, la tradizione liturgica sia orientale che occidentale ha sempre fatto una certa distinzione fra i libri delle letture. Il libro dei Vangeli veniva infatti preparato e ornato con la massima cura, ed era oggetto di venerazione più di ogni altro libro destinato alle letture. È quindi molto opportuno che anche attualmente nelle cattedrali e almeno nelle parrocchie e chiese più grandi e più frequentate ci sia un Evangeliario splendidamente ornato, distinto dall'altro libro delle letture. Non senza ragione lo stesso Evangeliario vien consegnato al diacono nella sua ordinazione, e nell'ordinazione episcopale viene posto e tenuto aperto sul capo dell'eletto65.

37. Ai libri delle letture poi, predisposti per le celebrazioni, non si sostituiscano, per rispetto alla dignità della parola di Dio, altri sussidi pastorali, per esempio foglietti destinati ai fedeli per preparare le letture o meditarle personalmente.

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64) Cf SC 122.

65) Cf Pontificale Romano, Ordinazione del diacono, del presbitero e del vescovo, ed. tip. 1968, n. 24, p. 28; n. 25, p. 70; ed. tip. it. 1979, n. 189; n. 30.

 

 

Capitolo III

UFFICI E MINISTERI NELLA CELEBRAZIONE

DELLA LITURGIA DELLA PAROLA DURANTE LA MESSA

 

1. Compito di colui che presiede nella liturgia della Parola

38. Colui che presiede la Liturgia della Parola e rende partecipi i fedeli, specialmente nell'omelia, del nutrimento spirituale che intimamente lo sostiene, anche se ascolta egli pure la parola di Dio da altri proclamata, rimane sempre il primo a cui è affidato il compito di annunziare la parola stessa. Dopo aver curato che la parola di Dio sia proclamata nel debito modo o da lui personalmente o da altri, riserva di norma a se stesso sia alcune monizioni, per ravvivare l'attenzione dei fedeli, sia specialmente l'omelia, per favorire nei fedeli stessi una più feconda recezione della parola di Dio.

39. E necessario che colui che deve presiedere la celebrazione conosca anzitutto a perfezione la struttura dell'"Ordo lectionum", per essere in grado di suscitare dei frutti nel cuore dei fedeli; inoltre con la preghiera e con lo studio deve saper cogliere il rapporto e la connessione tra i vari testi della liturgia della Parola, in modo che dall'"Ordo lectionum" emerga una precisa visuale del mistero di Cristo e della sua opera di salvezza.

40. Colui che presiede faccia uso volentieri delle varie facoltà di scelta a proposito delle letture, dei ritornelli, dei salmi responsoriali, dei canti al Vangelo66: tutto però in piena armonia67 con i singoli interessati, compresi i fedeli in ciò che li riguarda direttamente68.

41. Colui che presiede svolge un compito suo proprio ed esercita il ministero della parola di Dio anche quando pronunzia

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66) Cf sotto, nn. 78-91.

67) Cf IGMR 318-320; 324-325 (cf pp. 201-202,204)

68) Cf IGMR 313 (cf p. 199).

 

 

l'omelia69. Con essa infatti egli guida i fratelli a intendere e a gustare la sacra Scrittura, apre il cuore dei fedeli al rendimento di grazie per i fatti mirabili da Dio compiuti; alimenta la fede dei presenti per ciò che riguarda quella parola che nella celebrazione, sotto l'azione dello Spirito Santo, si fa sacramento; li prepara infine a una fruttuosa comunione e li esorta ad assumersi gli impegni della vita cristiana.

42. Spetta a colui che presiede introdurre talvolta i fedeli alla liturgia della Parola con opportune monizioni prima che vengano proclamate le letture70.

Queste monizioni possono aiutare l'assemblea a un migliore ascolto della parola di Dio, suscitando in essi un atteggiamento di fede e di recettività volenterosa. Il compito delle monizioni può essere però affidato anche ad altri, per esempio al diacono o al commentatore71.

43. Nel dirigere la preghiera universale, colui che presiede sappia collegare possibilmente la monizione iniziale e l'orazione conclusiva con le letture e con l'omelia, e guidare i fedeli alla liturgia eucaristica72.

 

2. Compito dei fedeli nella liturgia della Parola

44. Per mezzo della parola di Cristo il popolo di Dio viene adunato, accresciuto e alimentato, "e questo vale soprattutto per la liturgia della Parola nella celebrazione della Messa, nella quale si realizza un'unità inscindibile fra l'annunzio della morte e risurrezione del Signore, la risposta del popolo in ascolto e l'oblazione stessa con la quale Cristo ha confermato nel suo Sangue la Nuova Alleanza: oblazione a cui si uniscono i fedeli sia con le loro preghiere sia con la recezione del sacramento"73. Infatti "non soltanto quando si legge ciò che fu scritto per nostra istruzione (Rm 15, 4), ma anche quando la

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69) Cf IGMR 42(cf p. 140) ID 3

70) Cf IGMR 11 (cf p. 131).

71) Cf IGMR 68 (cfpp. 150-151).

72) Cf IGMR 33, 47 (cf pp. 138, 141)

73) PO 4.

 

 

Chiesa prega o canta o agisce, la fede dei partecipanti è alimentata, e le menti sono sollevate verso Dio, per rendergli un ossequio ragionevole e ricevere con più abbondanza la sua grazia"74.

45. Nella liturgia della Parola, per mezzo dell'ascolto della fede, anche oggi l'assemblea dei fedeli accoglie da Dio la parola dell'alleanza, e a questa parola deve rispondere con la stessa fede, per diventare sempre più il popolo della Nuova Alleanza. Il popolo di Dio ha un suo diritto spirituale a ricevere con abbondanza il tesoro della parola di Dio: diritto che viene in pratica soddisfatto anche con l'uso effettivo dell'"Ordo lectionum Missae", con le omelie e con l'azione pastorale. Nella celebrazione della Messa, i fedeli ascoltino la parola di Dio con quella venerazione interna ed esterna, che porti in loro costanti progressi nella vita spirituale, e li inserisca più profondamente nel mistero che viene celebrato75.

46. Per poter celebrare con fervido impegno il memoriale del Signore, ricordino i fedeli che unica è la presenza di Cristo, sia nella parola di Dio "perché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura" sia "soprattutto sotto le specie eucaristiche"76.

47. Perché la parola di Dio sia accolta e penetri nella vita dei fedeli, si richiede una fede viva77, fede che costantemente si intensifica con la proclamazione e l'ascolto della parola di Dio. La sacra Scrittura infatti, specialmente nella proclamazione liturgica, è fonte di vita e di vigore spirituale; il Vangelo, dice l'Apostolo, è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede78; pertanto l'amore della sacra Scrittura è sostegno e fonte di rinnovamento per tutto il popolo di Dio79. Bisogna quindi che tutti i fedeli dispongano sempre il loro spirito all'ascolto

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74) SC 33.

75) Cf IGMR 9 (cf pp. 130-131).

76) SC 7.

77) Cf SC 9.

78) Cf Rm 1,16.

79) Cf DV 21.

 

 

gioioso della parola di Dio80; essa infatti, quando viene annunziata dalla Chiesa ed entra nella pratica della vita, illumina i fedeli sotto l'azione dello Spirito Santo e li spinge a rendere in se stessi operante tutto il mistero del Signore81. La parola di Dio, se fedelmente accolta, suscita in cuore propositi di conversione e stimola a una vita tutta splendente di fede, sia nei singoli che nella comunità82, perché è nutrimento della vita cristiana e fonte della preghiera di tutta la Chiesa83.

48. L'intima connessione che si ha nella celebrazione della Messa tra liturgia della Parola e liturgia eucaristica, indurrà i fedeli a essere presenti alla celebrazione fin dall'inizio84 e a parteciparvi attentamente; meglio poi se saranno preparati all'ascolto, attraverso una conoscenza più profonda, in precedenza acquisita, della sacra Scrittura; ne sarà acuito il desiderio di una comprensione liturgica dei testi che vengono letti e lo stimolo a rispondere a essi col canto85. Dopo aver così ascoltato e meditato la parola di Dio, i fedeli saranno in grado di dare ad essa una risposta fattiva, piena di fede, di speranza e di carità, con la preghiera e l'offerta di se stessi, e non soltanto nella celebrazione ma in tutta la loro vita.

 

3. Ministeri vari nella liturgia della Parola

49. La tradizione liturgica ha affidato il compito di proclamare le letture bibliche nella celebrazione della Messa a determinati ministri: ai lettori e al diacono. In mancanza del diacono o di un altro sacerdote, legga il Vangelo lo stesso sacerdote celebrante86; se poi manca anche il lettore, legge lui stesso tutte le letture87.

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80) Cit. in DV 21.

81) Cf Gv 14, 15-26; 15, 26-16,4.5-15.

82) Cf AG 6,16; e anche DV 26.

83) Cf SC 24;e anche DCG 25.

84) Cf SC 56; e anche ID 1.

85) Cf SC 24,35.

86) Cf IGMR 34 (cf p. 138).

87) Cf IGMR 96 (cf p. 156).

 

 

50. Nella liturgia della Parola della Messa spetta al diacono proclamare il Vangelo, secondo l'opportunità tenere qualche volta l'omelia e suggerire al popolo le intenzioni della preghiera universale88.

51. "Il lettore ha nella celebrazione eucaristica un suo ufficio proprio, che deve esercitare lui stesso, anche se sono presenti ministri di ordine superiore"89. Il ministero del lettore, conferito con rito liturgico, deve quindi essere tenuto in onore. I lettori istituiti, se presenti, compiano il loro ufficio almeno nelle domeniche e nelle feste, specialmente durante la celebrazione principale. Si potrà affidar loro anche il compito di dare un aiuto nel predisporre la liturgia della Parola e, se necessario, di preparare gli altri fedeli che per incarico temporaneo debbano proclamare le letture nella celebrazione della Messa90.

52. L'assemblea liturgica non può fare a meno dei lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico. Si cerchi quindi di avere a disposizione alcuni laici, che siano particolarmente idonei e preparati a compiere questo ministero91. Se ci sono più lettori e si devono proclamare più letture, è bene distribuirle fra i vari lettori.

53. Nelle Messe senza diacono, il compito di suggerire le intenzioni della preghiera universale venga affidato o al cantore, specialmente se è previsto il canto, o al lettore o ad altra persona92.

54. Il sacerdote, il diacono e il lettore istituito, allorché salgono all'ambone per proclamare la parola di Dio nella celebrazione della Messa con il popolo, devono indossare la veste sacra propria del loro ufficio. Coloro invece che esercitano il ministero di lettore in singoli casi o anche abitualmente, possono

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88) Cf IGMR 47,61, 132 (cf pp. 141, 148, 162); ID 3.

89) IGMR 66(cf p. 150).

90) Cf MQ n. V(cf p.487).

91) Cf ID 2, 18; cf anche PB 22,24, 27 (cf pp. 293-294, 295, 296).

92) Cf IGMR 47, 66, 151 (cf pp. 141, 150, 165); cf anche CONSILIUM AD EXSEQUENDAM CONSTITUTIONEM DE SACRA LITURGIA, De oratione communi seu fidelium, 17.4.1966, n. 8: EV II, 688.

 

 

sono salire all'ambone in abito comune, salve però le consuetudini delle varie regioni.

55. "Perché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore della sacra Scrittura, è necessario che i lettori incaricati di tale ufficio, anche se non ne hanno ricevuta l'istituzione, siano veramente idonei e preparati con impegno"93.

Questa preparazione deve essere soprattutto spirituale; ma è anche necessaria quella propriamente tecnica. La preparazione spirituale suppone almeno una duplice formazione: quella biblica e quella liturgica. La formazione biblica deve portare i lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a cogliere il centro dell'annunzio rivelato alla luce della fede. La formazione liturgica deve comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura della liturgia della Parola e le motivazioni del rapporto fra la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica. La preparazione tecnica deve rendere i lettori sempre più idonei all'arte di leggere in pubblico, sia a voce libera, sia con l'aiuto dei moderni strumenti di amplificazione.

56. È compito del salmista, o cantore del salmo, cantare in modo responsoriale o diretto il salmo o un altro cantico biblico, l'"alleluia", o altro eventuale canto fra le letture. Può lui stesso intonare, secondo l'opportunità, l'"alleluia" e il relativo versetto94.

Per svolgere questo compito di salmista è molto opportuno poter disporre, in ogni comunità ecclesiale, di laici esperti nell'arte del salmeggiare e dotati di una buona pronunzia e dizione. Vale anche per i cantori del salmo quanto detto sopra per la formazione dei lettori.

57. Vero ministero liturgico è anche quello esercitato dal commentatore; da un luogo adatto, egli propone all'assemblea dei fedeli opportune spiegazioni e monizioni, chiare, sobrie, preparate con cura, normalmente scritte e approvate in precedenza dal celebrante95.

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93) IGMR 66 (cf p. 150).

94) Cf IGMR 37a, 67 (cf pp. 139, 150).

95) Cf IGMR 68 (cf pp. 150-151).

 

 

 

Parte Seconda

STRUTTURA E ORDINAMENTO DELLE LETTURE DELLA MESSA

Capitolo IV

ORDINAMENTO GENERALE

DELLE LETTURE DELLA MESSA

 

1. Scopo pastorale dell'"Ordo lectionum Missae"

58. L'ordinamento delle letture, così come si trova nel Lezionario del Messale Romano, è stato concepito e predisposto, nell'intenzione stessa del Concilio Vaticano II, a scopo soprattutto pastorale. Per raggiungere questo scopo, sono stati ripetutamente vagliati e precisati non soltanto i principi sui quali il nuovo ordinamento si basa, ma anche gli elenchi dei testi più sotto riportati con la collaborazione di un gran numero di esperti in esegesi, liturgia, catechetica e pastorale di ogni parte del mondo. L'"Ordo lectionum Missae" è il frutto di questo comune lavoro.

Si spera vivamente che l'assidua e ripetuta lettura e spiegazione della Sacra Scrittura, che in base all'"Ordo lectionum Missae" si dovrà fare al popolo cristiano nella celebrazione eucaristica, contribuisca con grande efficacia a raggiungere lo scopo più volte riaffermato dal Concilio Vaticano II96.

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96) Cf p. es. PAOLO VI, Cost. ap. Missale Romanum: "Tutto ciò è ordinato in modo da far aumentare sempre più nei fedeli "quella fame... d'ascoltare la parola del Signore" che, sotto la guida dello Spirito Santo, spinga il popolo della nuova Alleanza alla perfetta unità della Chiesa. Con queste disposizioni nutriamo viva speranza che sacerdoti e fedeli prepareranno più santamente il loro animo alla Cena del Signore, e nello stesso tempo, meditando più profondamente le sacre Scritture, si nutriranno ogni giorno di più delle parole del Signore. Secondo quanto è detto dal Concilio Vaticano II, le sacre Scritture saranno così per tutti una sorgente perenne di vita spirituale, un mezzo di prim'ordine per trasmettere la dottrina cristiana e infine l'essenza stessa di tutta la teologia".

 

 

59. In questo lavoro di ristrutturazione si è ritenuto opportuno stendere e predisporre un unico "Ordo lectionum Missae" ampio e ben fornito, che pienamente in linea con le disposizioni e gli orientamenti del Concilio Vaticano II97, tenesse anche presenti, nella sua struttura, gli usi e le richieste delle Chiese particolari e delle comunità celebranti. Con questi criteri i responsabili del lavoro di ristrutturazione hanno curato la salvaguardia della tradizione liturgica del rito romano, e hanno tenuto in grande considerazione i criteri per tutte le forme di scelta, di distribuzione e di uso pratico delle letture bibliche nelle altre famiglie liturgiche e in alcune Chiese particolari, adottando le forme già sperimentate e collaudate, ma cercando anche di evitare certi difetti riscontrati nella forma adottata dalla tradizione precedente.

60. Il presente "Ordo lectionum Missae" è dunque una disposizione delle letture bibliche che offre ai fedeli una panoramica di tutta la parola di Dio in base a un criterio di armonico sviluppo. Nel corso di tutto l'anno liturgico, ma specialmente nei Tempi di Pasqua, Quaresima e Avvento, la scelta delle letture e il loro ordinamento hanno lo scopo di portare i fedeli a rendersi conto gradualmente della fede che professano e ad approfondire la conoscenza della storia della salvezza98. In questo modo l'"Ordo lectionum Missae" risponde alle necessità e ai voti del popolo cristiano.

61. Sebbene l'azione liturgica non sia, per se stessa, una forma particolare di catechesi, essa ha però un suo criterio didattico, che affiora anche nel Lezionario Romano99, tanto che il Lezionario stesso si può considerare a buon diritto uno strumento pedagogico per incrementare la catechesi. L'"Ordo lectionum Missae" presenta infatti opportunamente attraverso le pagine della Sacra Scrittura, i fatti e i detti più

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97) Cf SC 33,51.

98) Cf Paolo VI, Cost. ap. Missale Romanum: "In tal modo è messo più chiaramente in luce lo sviluppo del mistero della salvezza, a partire dallo stesso testo della rivelazione".

99) Cf SC 9,33; IOe7; CT 23.

 

 

importanti della storia della salvezza, in modo che questa stessa storia, di volta in volta rievocata in molti suoi momenti ed eventi dalla liturgia della Parola, appaia ai fedeli come un qualcosa di continuativo, che ripresenta e attualizza il mistero pasquale nella celebrazione dell'Eucaristia.

62. Un altro motivo lascia anche ben intendere l'utilità pastorale di un unico ordinamento delle letture per il Lezionario della Messa nel rito romano: tutti i fedeli, specialmente quelli che per vari motivi non sempre partecipano alla medesima assemblea, dappertutto in tempi e giorni determinati possono ascoltare le medesime letture e meditarle nella loro applicazione a situazioni concrete, anche là dove, mancando il sacerdote, il diacono o un altro delegato dal vescovo dirige la celebrazione della parola di Dio 100.

63. I pastori che vogliono dare ai problemi posti dalle loro assemblee una risposta che si rifaccia alla parola di Dio, consapevoli in primo luogo del loro dovere di essere banditori di tutto il mistero di Cristo e del suo Vangelo, possono opportunamente servirsi delle facoltà di scelta proposte nell'"Ordo lectionum Missae", specialmente in occasione di Messe rituali, votive, in onore di santi o per varie necessità. Ferme restando le norme generali, facoltà particolari vengono concesse per le letture della parola di Dio nella celebrazione della Messa per gruppi particolari101.

 

2. Criteri per la struttura dell'"Ordo lectionum Missae"

64. Per raggiungere lo scopo dell'"Ordo lectionum Missae", ne sono state scelte e disposte le parti in modo da tener conto sia della successione dei tempi liturgici, sia dei principi ermeneutici che gli studi esegetici contemporanei hanno consentito di determinare e formulare.

Si è quindi ritenuto opportuno riportare qui i principi a cui ci si è attenuti nella strutturazione dell'"Ordo lectionum Missae".

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100) Cf SC 35,4; IOe 37-38.

101) Cf AcP 6; MC 12.

 

 

A. Scelta dei testi

65. L'ordinamento delle letture nel "Proprio del tempo" è stato così disposto. Per le domeniche e i giorni festivi sono proposti i testi di maggior rilievo, in modo che dinanzi all'assemblea dei fedeli si possano leggere, in un congruo spazio di tempo, le parti più importanti della parola di Dio. Per i giorni feriali vien proposta un'altra serie di testi della sacra Scrittura, quasi a complemento di quell'annunzio della salvezza che è stato proclamato nei giorni festivi. Tuttavia queste due serie, quella domenicale-festiva e quella feriale, dei testi più significativi dell'"Ordo lectionum Missae", sono fra loro indipendenti. L'"Ordo lectionum Missae" domenicale-festivo si svolge per un triennio, quello feriale invece per un biennio. Lezionario festivo e Lezionario feriale sono quindi, nel loro ordinamento, completamente autonomi. Per quanto riguarda le altre parti dell'"Ordo lectionum Missae" - celebrazioni dei santi, Messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti - la serie delle letture ha un ordinamento proprio.

 

B. Ordinamento del lezionario domenicale e festivo

66. Le letture per le domeniche e feste sono state ordinate e distribuite in base ai criteri seguenti:

1. Ogni Messa presenta tre letture: la prima tratta dall'Antico Testamento; la seconda dall'Apostolo (cioè o dalle Lettere o dall'Apocalisse, secondo i diversi tempi dell'anno); la terza dal Vangelo. Con questa distribuzione si pone nel debito rilievo l'unità dei due Testamenti e della storia della salvezza, incentrata in Cristo e nel suo mistero pasquale.

2. Nelle domeniche e feste si ha una lettura della sacra Scrittura più abbondante e anche più varia per il fatto che in questi giorni viene proposto un ciclo triennale in modo che solo ogni tre anni ritornano i medesimi testi102.

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102) I singoli anni vengono indicati con le lettere A, B, C. Per precisare di quale anno si tratta, si procede nel modo qui indicato. La lettera C indica 1 anno il cui numero si può dividere in tre parti uguali come se il ciclo avesse inizio dal primo anno dell'era cristiana: l'anno 1 corrisponde cioè all'anno A, l'anno 2 all'anno B, l'anno 3 all'anno C, e gli anni 6, 9, 12... di nuovo all'anno C. Così, per esempio, il 1980 sarà l'anno C; l'anno seguente, cioè il 1981, sarà l'anno A, e il 1982 l'anno B e il 1983 ancora l'anno C, e così di seguito.

Naturalmente, i singoli cicli seguono, nel loro svolgimento, la disposizione dell'anno liturgico; decorrono cioè dalla prima domenica di Avvento, che cade nell'anno civile precedente. Gli anni di ciascun ciclo sono in qualche modo determinati dalla caratteristica particolare del Vangelo sinottico che si legge durante l'anno nella lettura semicontinua. Così il primo anno del ciclo vien detto ed è l'anno in cui si legge "Matteo"; a loro volta, gli altri due, il secondo e il terzo, sono rispettivamente l'anno in cui si legge "Marco" e quello in cui si legge "Luca".

 

 

3. Le letture delle domeniche e feste sono disposte in base a due principi: la concordanza tematica e la lettura semicontinua. Nell'applicare questi due principi, si ricorre ora all'uno ora all'altro, secondo i diversi tempi dell'anno e le caratteristiche particolari di ogni tempo liturgico.

67. La migliore forma di concordanza tematica fra le letture dell'Antico e del Nuovo Testamento è quella già presente nella Scrittura stessa, in quanto che gli insegnamenti e i fatti riferiti nei testi del Nuovo Testamento hanno una relazione più o meno esplicita con fatti e insegnamenti dell'Antico Testamento. È stato soprattutto questo il criterio che ha determinato, nell'attuale ordinamento delle letture, la scelta dei testi dell'Antico Testamento: testi cioè che si accordino con quelli del Nuovo Testamento proclamati nella medesima Messa, e specialmente con il Vangelo.

Un'altra forma di concordanza tematica fra le letture della Messa è quella adottata nell'Avvento, in Quaresima e nel Tempo di Pasqua, in quei tempi, cioè, che hanno caratteristiche tutte particolari.

Al contrario le domeniche del Tempo Ordinario non hanno una loro caratteristica particolare e pertanto in queste domeniche i testi della lettura dell'Apostolo e di quella del Vangelo sono disposti in base al principio della lettura semicontinua, mentre la lettura dell'Antico Testamento è in concordanza tematica col Vangelo.

68. Non si è creduto bene estendere alle varie domeniche il criterio opportunamente adottato nei tempi particolari di cui sopra, quasi a voler predisporre una certa unità tematica, per facilitare l'istruzione omiletica. Il ricorso a un'unità tematica così concepita è infatti in contrasto con la concezione esatta dell'azione liturgica, che è sempre celebrazione del mistero di Cristo e che per sua propria tradizione ricorre alla parola di Dio non in forza di sollecitazioni razionali o di motivi di natura contingente, ma con il preciso intento di annunziare il Vangelo e di portare i credenti alla conoscenza di tutta la verità.

 

C. Ordinamento del lezionario feriale

69. Questi i criteri per l'ordinamento del Lezionario feriale:

1. Ogni Messa presenta due letture: la prima, tratta dall'Antico Testamento o dall'Apostolo (Epistole o Apocalisse e nel Tempo di Pasqua dagli Atti degli Apostoli), la seconda dal Vangelo.

2. Per la Quaresima il ciclo attuale di letture è stato redatto in base a principi particolari, che tengono presenti le caratteristiche proprie di questo tempo, e cioè la sua indole battesimale e penitenziale.

3. Per le ferie di Avvento, del Tempo di Natale e di quello di Pasqua, il ciclo è ugualmente annuale; le letture pertanto sono ogni anno le stesse.

4. Per le ferie delle 34 settimane del Tempo Ordinario, le letture del Vangelo son disposte in ciclo unico, che vien ripreso ogni anno. La prima lettura invece, in due cicli, si riprende ad anni alterni: il primo ciclo per gli anni dispari, il secondo per gli anni pari. Così anche nel Lezionario feriale, come in quello domenicale e festivo, sono tenuti presenti i criteri della concordanza tematica e della lettura semicontinua, specialmente in quei tempi che hanno caratteristiche particolari.

 

D. Il lezionario per le celebrazioni dei santi

70 Per le celebrazioni dei santi è proposta una duplice serie di letture:

1. Prima serie: per il Proprio dei santi, nelle solennità, nelle teste o nelle memorie, specialmente se per tali ricorrenze sono disponibili testi propri. Talvolta però vengono date indicazioni preferenziali per alcuni testi del Comune, ritenuti particolarmente intonati a quella data celebrazione.

2. Seconda serie: per il Comune dei santi, e perciò più ampia della precedente. Vi sono prima elencati i testi più adatti per i diversi ordini di santi (martiri, pastori, vergini ecc.), poi numerosi altri testi, con riferimento alla santità in genere; tali testi si possono usare "ad libitum", quando la scelta delle letture è rinviata al Comune.

71. Per quanto riguarda l'ordinamento dei testi di questa parte, si tenga presente che essi sono disposti nell'ordine con cui vengono proclamati: prima i testi dell'Antico Testamento, poi quelli dell'Apostolo, quindi i salmi e i versetti interlezionali, e finalmente i Vangeli. Questa disposizione dei testi è stata adottata per riaffermare e facilitare, salvo diverse indicazioni, la facoltà di scelta da parte del celebrante, tenute presenti le necessità pastorali dell'assemblea che partecipa alla Messa.

 

E. Il lezionario per le messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti

72. Un'eguale disposizione di testi si trova per le Messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti. I testi proposti sono numerosi come nel Comune dei santi.

 

F. Criteri fondamentali per la scelta e l'ordinamento delle letture

73. Oltre tutti questi principi in base ai quali è stato predisposto l'ordinamento delle letture nelle singole parti, ve ne sono altri di carattere più generale.

 

1. Libri riservati a determinati tempi liturgici

74. Secondo un criterio suggerito dalla loro importanza e suffragato dalla tradizione liturgica alcuni libri della sacra Scrittura sono riservati a determinati tempi liturgici. Viene conservata per esempio, la tradizione sia occidentale (ambrosiana e iberica) sia orientale di leggere nel Tempo di Pasqua gli Atti degli Apostoli. Si pone così in risalto che proprio dal mistero pasquale ha inizio la vita della Chiesa. Ugualmente viene conservata la tradizione occidentale e orientale di leggere il Vangelo di Giovanni nelle ultime settimane di Quaresima e nel tempo pasquale.

La lettura dal libro di Isaia, specialmente nella sua prima parte, è assegnata dalla tradizione all'Avvento. Tuttavia alcuni brani del medesimo profeta sono letti nel tempo natalizio. A questo stesso tempo liturgico è assegnata la prima lettera di Giovanni.

 

2. Lunghezza dei testi

75. Circa la lunghezza dei testi è stata adottata una via di mezzo. Si è voluto anzitutto distinguere tra le parti narrative, che esigono una certa estensione e sono di solito ascoltate attentamente dai fedeli, e le parti dottrinali che, data la profondità del contenuto, non devono essere invece troppo lunghe. Per alcuni testi alquanto lunghi è prevista una duplice stesura: una lunga e una breve, a seconda dell'opportunità. La preparazione della stesura breve ha richiesto una grande cautela.

 

3. Testi biblici particolarmente difficili

76. Quei testi biblici che sono particolarmente difficili sono stati evitati, per motivi pastorali, nelle domeniche e solennità o perché si tratta di testi che presentano problemi oggettivi di non lieve portata sul piano letterario, critico ed esegetico, o perché è in pratica ben difficile che i fedeli li possano intendere a dovere. Non era giusto però privare i fedeli del ricco contenuto di altri testi, solo per il fatto che presentano difficoltà di comprensione: difficoltà che provengono o da insufficienza di quella formazione cristiana di cui nessun buon fedele deve essere privo, o da carenza di quella preparazione biblica, che ogni pastore d'anime dovrebbe possedere. Non di rado una lettura biblica piuttosto difficile è resa più facile in grazia della sua armonizzazione con un'altra lettura della medesima Messa.

 

4. Omissione di alcuni versetti

77. Una tradizione presente in molte liturgie, non esclusa la stessa liturgia romana, suole omettere alcuni versetti nelle varie letture bibliche. Si deve riconoscere che tali omissioni non si possono fare alla leggera, con il rischio di falsare il senso del testo o svisare il pensiero e lo stile stesso del libro sacro. Tuttavia, ferma restando l'essenziale integrità del testo, si è creduto bene, per ragioni pastorali, conservare questa tradizione anche nel presente ordinamento. Altrimenti alcuni testi si presenterebbero in una stesura troppo prolissa, e certe letture, d'altronde assai indicate per l'utilità spirituale dei fedeli, si sarebbero dovute omettere del tutto, per il solo fatto che includono qualche versetto sotto l'aspetto pastorale poco indicato o suscettibile di problematiche troppo complesse.

 

3. Criteri per l'uso dell'"Ordo lectionum Missae"

A. Facoltà di scelta di alcuni testi

78. Nell'"Ordo lectionum Missae" vien talvolta lasciata al celebrante la facoltà di scegliere l'uno o l'altro testo fra due o più proposti per la lettura. Eventualità piuttosto rara nelle domeniche, solennità e feste, per evitare che sia snaturato il carattere particolare di un determinato tempo liturgico o sia indebitamente interrotta la lettura semicontinua di un determinato libro. Al contrario questa facoltà è contemplata con una certa larghezza nelle celebrazioni dei santi e nelle Messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti. Queste facoltà, come altre indicate nei "Principi e norme per l'uso del Messale Romano" e nell'"Ordo cantus Missae"103, hanno una finalità pastorale. Pertanto il sacerdote nel predisporre lo svolgimento della liturgia della Parola "tenga presente più il bene spirituale comune dell'assemblea, che non il proprio gusto. Si ricordi anche che la scelta di queste parti si deve fare insieme con i ministri e con le altre persone che

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103) Cf IGMR 36-40 (cf pp. 139-140); Messale Romano, Ordinamento dei canti della Messa, cit., nn. 5-9: EV IV, 1680-1684.

 

 

svolgono qualche ufficio nella celebrazione, senza escludere i fedeli, in ciò che li riguarda direttamente"104.

 

1. Le due letture prima del Vangelo

79. Quando la Messa prevede tre letture, si facciano effettivamente tutte e tre. Tuttavia, se la Conferenza Episcopale, per ragioni pastorali permetterà che in qualche luogo si proclamino due letture soltanto105, la scelta fra le prime due si faccia in modo da non vanificare l'intento di portare i fedeli a una conoscenza più completa del mistero della salvezza. Pertanto, salvo indicazioni in contrario, si dia la preferenza a quella delle due prime letture che meglio si armonizza col Vangelo, o a quella che, tenuto presente l'intento di cui sopra, favorisce meglio lo sviluppo di una catechesi organica, oppure a quella che consente di leggere in forma semicontinua un determinato libro106.

 

2. Forma lunga e forma breve

80. Anche la scelta delle due stesure, quella lunga e quella breve, proposte talora per il medesimo testo, dev'essere dettata da un criterio pastorale. Occorre allora valutare la concreta capacità dei fedeli per un ascolto fruttuoso di una lettura più o meno lunga; la loro possibilità o meno di comprendere certi testi piuttosto difficili; la loro disponibilità per l'eventuale proclamazione di un testo più completo, che sarà poi spiegato nell'omelia.

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104) IGMR 313 (cf p. 199).

105) IGMR 318 (cf p.201); ID 1.

106) In Quaresima, per esempio, la continuità delle letture dell'Antico Testamento è predisposta in modo da presentare lo sviluppo progressivo della storia della salvezza; e così pure, nelle domeniche del Tempo Ordinario è rissata la lettura semicontinua di questa o di quella lettera apostolica. In questi casi è opportuno che il pastore d'anime scelga la prima o la seconda lettura in modo sistematico, per un certo numero di domeniche di seguito, in vista appunto di un coordinamento organico della catechesi; sarebbe invece disdicevole scegliere la lettura alla rinfusa ora dall'Antico Testamento, ora dalla Lettera apostolica, senza tener conto dell'armonica continuità dei testi.

 

 

3. Proposta di due testi

81. Quando vien data possibilità di scelta fra due testi o già fissati, o proposti come facoltativi, si dovrà tener presente l'utilità dei partecipanti: scegliere quindi il testo più facile e più adatto all'assemblea riunita, oppure ripetere o tralasciare un testo indicato come proprio per una data celebrazione e facoltativo per l'altra, regolandosi in base all'utilità pastorale. Il caso si può presentare quando si ha fondato timore che un testo presenti difficoltà in una determinata assemblea, o quando un medesimo testo si dovesse rileggere a distanza ravvicinata, per esempio la domenica e il lunedì seguente.

 

4. Letture per le ferie

82. Nell'ordinamento delle letture per le ferie sono proposti dei testi per i singoli giorni di ogni settimana nel corso dell'intero anno: si dovranno quindi usare d'ordinario queste letture nei giorni loro assegnati, a meno che non ricorra una solennità o una festa o una memoria con letture proprie107. Nell'uso del Lezionario feriale può capitare che, a causa di una celebrazione ricorrente nel corso della settimana, si debba omettere questa o quella lettura di un medesimo libro. In questo caso il sacerdote deve prevedere, tenuto presente l'ordinamento delle letture di tutta la settimana, o l'omissione di alcune parti di secondaria importanza, o un'opportuna fusione delle varie parti di una sola, specialmente se ne risultasse facilitata la comprensione dell'argomento nel suo insieme.

 

5. Celebrazioni dei santi

83. Per le celebrazioni dei santi sono proposte, quando effettivamente ci sono, delle letture proprie, cioè quelle che si riferiscono direttamente alla persona del santo o al mistero di cui si celebra la Messa. Queste letture, anche se si tratta di una semplice memoria, si devono fare in luogo di quelle che ricorrono per le ferie. Ogni volta che in una memoria si tratta di

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107) Cf IGMR 319 (cf pp. 201-202).

 

 

letture proprie, se ne fa nell'"Ordo lectionum Missae" espressa indicazione.

Si hanno talvolta delle letture appropriate, quelle cioè che pongono in luce qualche aspetto particolare della spiritualità o dell'attività di un santo. In questi casi l'uso di tali letture non è obbligatorio; può essere tuttavia consigliato da motivi di indole pastorale.

D'ordinario però sono indicate le letture che si trovano nei vari Comuni, perché ne sia più facile la scelta. Si tratta comunque di semplici suggerimenti, perché in luogo di una lettura appropriata o semplicemente proposta se ne può scegliere un'altra qualsiasi dai Comuni indicati. Il sacerdote che celebra con la partecipazione del popolo deve anzitutto preoccuparsi del bene spirituale dei fedeli, evitando di imporre loro i propri gusti. Soprattutto cerchi di non omettere troppo spesso e senza motivo sufficiente le letture assegnate per i singoli giorni dal Lezionario feriale: la Chiesa infatti desidera che venga offerta ai fedeli una mensa più abbondante della parola di Dio108.

Ci sono inoltre le letture comuni, quelle cioè elencate nei Comuni o per una determinata categoria di santi (martiri, pastori, vergini ecc.), o per i santi in genere. In questi casi il Lezionario riporta, per una medesima lettura, un certo numero di testi a scelta: spetterà perciò al sacerdote celebrante scegliere il testo più adatto all'assemblea dei fedeli. In tutte le celebrazioni le letture, oltre che dai Comuni ai quali nei singoli casi vien fatto riferimento, si possono scegliere ogni qual volta un motivo particolare lo consigli, dal Comune dei santi e delle sante.

84. Per le celebrazioni dei santi si tengano inoltre presenti queste norme:

a) Nelle solennità e nelle feste si devono sempre usare le letture indicate nel Proprio o nel Comune; alle celebrazioni del calendario generale sono sempre assegnate letture proprie.

b) Nelle solennità dei calendari particolari si propongano tre letture, delle quali la prima dall'Antico Testamento (nel Tempo di Pasqua dagli Atti degli Apostoli o dall'Apocalisse), la

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108) Cf IGMR 316c (cf p.200); SC51.

 

 

seconda dall'Apostolo, la terza dal Vangelo, a meno che la Conferenza Episcopale non abbia limitato le letture a due soltanto109.

c) Nelle feste e nelle memorie, ricorrenze che comportano due letture soltanto, la prima si prende a scelta o dall'Antico Testamento o dall'Apostolo, la seconda dal Vangelo. Tuttavia, in ossequio però alla costante tradizione della Chiesa, durante il tempo pasquale si scelga la prima lettura dall'Apostolo, e la seconda possibilmente dal Vangelo di Giovanni.

 

6. Le altre parti dell'"Ordo lectionum Missae"

85. Nell'"Ordo lectionum Missae" per le Messe rituali, sono indicati i medesimi testi già pubblicati nei singoli rituali, fatta eccezione, ovviamente, per i testi delle celebrazioni che non possono essere inserite nella Messa110.

86. L'"Ordo lectionum Missae" delle Messe per varie necessità, votive e dei defunti riporta numerosi testi che possono essere di valido aiuto per un opportuno adattamento di quelle celebrazioni alle circostanze, alle situazioni e agli orientamenti dei vari gruppi che vi partecipano111.

87. Nelle Messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti, quando vengono proposti più testi per una medesima lettura, la scelta si faccia con gli stessi criteri sopra descritti per la scelta delle letture dal Comune dei santi.

88. Quando la celebrazione di una qualche Messa rituale non è consentita, e, secondo le norme indicate in ogni rito, si può prendere una lettura da quelle proposte per le Messe rituali, si deve tener presente il bene spirituale comune dei partecipanti112.

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109) Cf IGMR 318 (cf p.201).

110) Cf Rituale Romano. Rito della Penitenza, ed. tip. 1974, ed. tip. it. 1974, "Premesse", n. 13 (cf p. 373)

111) Cf IGMR 320 (cf p.202)

112) Cf IGMR 313 (cf p. 199).

 

 

B. Il salmo responsoriale e il canto al Vangelo

89. Tra i canti intercalati alle letture, grande importanza riveste il salmo che segue la prima di esse. Si esegua di norma il salmo assegnato alla lettura stessa, a meno che le letture non siano quelle del Comune dei santi o quelle per le Messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti, nelle quali la scelta del salmo responsoriale vien lasciata al celebrante, che si servirà di questa possibilità in base al principio dell'utilità pastorale dei partecipanti.

Tuttavia, perché il popolo possa più facilmente cantare il ritornello salmodico, viene indicata nell'"Ordo lectionum Missae" una scelta di salmi e di ritornelli per i diversi tempi dell'anno e per le diverse categorie di santi; si possono utilizzare in luogo di quelli previsti, ogni qual volta il salmo viene eseguito in canto113.

90. L'altro canto, quello cioè che segue la seconda lettura prima del Vangelo, o viene indicato per ogni singola Messa e si accorda col Vangelo stesso, oppure vien lasciato anch'esso alla libera scelta entro una serie a carattere generico per un determinato tempo liturgico o per un Comune.

91. In Quaresima si può usare, secondo l'opportunità, una delle acclamazioni riportate più avanti114, da premettere e far seguire al canto al Vangelo.

 

 

Capitolo V

DESCRIZIONE DELL'"ORDO LECTIONUM MISSAE"

 

92. Per aiutare i pastori d'anime a rendersi conto della struttura dell'"Ordo lectionum Missae", in modo che ne sia fatto un uso vitale e i fedeli ne traggano frutto, sembra opportuno

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113) Cf Ordinamento delle Letture della Messa, 2a ed. tip. 1981, nn. 173-174, pp. 97-98.

114) Cf ibid. n.223, p. 130.

 

 

presentarne una breve descrizione, almeno per quanto riguarda le celebrazioni più importanti e i diversi tempi dell'anno liturgico: ne risulteranno chiari quei principi, in base ai quali le letture sono state scelte e predisposte secondo le regole sopra indicate.

 

1. Tempo di Avvento

A. Domeniche

93. Le letture del Vangelo hanno nelle singole domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (II e III domenica); agli antefatti immediati della nascita del Signore (IV domenica).

Le letture dell'Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell'Apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo.

 

B. Ferie

94. Si ha una duplice serie di letture: una dall'inizio dell'Avvento fino al 16 dicembre, l'altra dal 17 al 24. Nella prima parte dell'Avvento si legge il libro di Isaia, secondo l'ordine del libro stesso, non esclusi i testi di maggior rilievo, che ricorrono anche in domenica. La scelta dei Vangeli di questi giorni è stata fatta in riferimento alla prima lettura. Dal giovedì della seconda settimana cominciano le letture del Vangelo su Giovanni Battista; la prima lettura è invece o continuazione del libro di Isaia, o un altro testo, scelto in riferimento al Vangelo.

Nell'ultima settimana prima del Natale, si leggono brani del Vangelo di Matteo (cap. 1) e di Luca (cap. 1) che propongono il racconto degli eventi che precedettero immediatamente la nascita del Signore. Per la prima lettura sono stati scelti, in riferimento al Vangelo, testi vari dell'Antico Testamento, tra cui alcune profezie messianiche di notevole importanza.

 

2. Tempo di Natale

A. Solennità, feste e domeniche

95. Per la Messa vigiliare e per le tre Messe di Natale, le letture profetiche e le altre letture sono scelte dalla tradizione romana. Nella domenica tra l'ottava di Natale, festa della santa Famiglia, il Vangelo è riferito all'infanzia di Gesù, le altre letture alle virtù della vita familiare.

Nell'ottava di Natale e solennità di Maria SS. Madre di Dio, le letture si riferiscono alla Vergine Madre di Dio e all'imposizione del santissimo Nome di Gesù.

Nella II domenica dopo Natale, le letture trattano del mistero dell'Incarnazione.

Nell'Epifania del Signore, la lettura dell'Antico Testamento e quella del Vangelo conservano la tradizione romana; per la lettura dell'Apostolo si usa un testo sulla vocazione delle genti alla salvezza.

Nella festa del Battesimo del Signore, i testi si riferiscono a questo mistero.

 

B. Ferie

96. Dal 29 dicembre si fa la lettura continua della prima lettera di Giovanni, già iniziata il 27 dicembre, festa dello stesso san Giovanni, e proseguita il giorno seguente, festa dei santi Innocenti. I Vangeli si riferiscono alle varie manifestazioni del Signore. Si leggono così, dal Vangelo di Luca, i fatti dell'infanzia di Gesù (29 e 30 dicembre), poi il primo capitolo del Vangelo di Giovanni (31 dicembre - 5 gennaio), quindi le principali manifestazioni del Signore dai quattro Vangeli (7-12 gennaio).

 

3. Tempo di Quaresima

A. Domeniche

97. Le letture del Vangelo sono così distribuite.

Nelle domeniche prima e seconda rimangono le narrazioni della Tentazione e della Trasfigurazione del Signore; la lettura fatta nella stesura dei tre sinottici.

Nelle tre domeniche seguenti sono ripresi, per l'anno A, i brani evangelici della Samaritana, del cieco nato e della risurrezione di Lazzaro; considerata poi la grande importanza di questi brani in rapporto all'iniziazione cristiana, è data possibilità di leggerli anche negli anni B e C, specialmente se ci sono dei catecumeni.

Tuttavia, per gli anni B e C son riportati anche altri testi, e cioè: per l'anno B, un testo di Giovanni sulla futura glorificazione di Cristo attraverso la croce e la risurrezione; per l'anno C, un testo di Luca sulla conversione.

Nella domenica "delle palme e della Passione del Signore", per la processione sono scelti, dai tre Vangeli sinottici, testi riferiti all'ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme; alla Messa invece si legge il racconto della Passione del Signore. Le letture dell'Antico Testamento si riferiscono alla storia della salvezza, uno dei temi specifici della catechesi quaresimale. Si ha così, per ogni anno, una serie di testi, nei quali sono presentate le fasi salienti della storia stessa, dall'inizio fino alla promessa della Nuova Alleanza.

Le letture dell'Apostolo sono scelte con il criterio di farle concordare tematicamente con quelle del Vangelo e dell'Antico Testamento, e presentarle tutte nel più stretto rapporto possibile fra di loro.

 

B. Ferie

98. Le letture del Vangelo e dell'Antico Testamento, così come sono scelte, si corrispondono e si richiamano a vicenda, e trattano i vari temi propri della catechesi quaresimale in armonia con la spiritualità di questo tempo. Dal lunedì della quarta settimana è proposta la lettura semicontinua di Giovanni, con testi di questo Vangelo che corrispondono più pienamente alle caratteristiche della Quaresima. Quanto alle letture della Samaritana, del cieco nato e della risurrezione di Lazzaro, che ora si fanno in domenica, ma solo nell'anno A (per gli anni B e C sono infatti soltanto facoltative), si è trovato il modo di riprenderle anche nelle celebrazioni feriali, inserendo, all'inizio delle settimane terza, quarta e quinta, un formulario di "Messa ad libitum" con questi testi:

formulario che si può usare, in luogo di quello fissato, in qualsiasi giorno della settimana corrispondente. Nei primi giorni della Settimana santa le letture sono tutte riferite al mistero della Passione. Per la Messa crismale le letture illustrano il compito messianico di Cristo e la sua continuazione nella Chiesa per mezzo dei sacramenti.

 

4. Triduo sacro e Tempo di Pasqua

A. Triduo pasquale

99. Il Giovedì santo, alla Messa vespertina, il ricordo della Cena, che precedette la Passione, fa scorgere in una luce tutta particolare sia l'esempio di Cristo che lava i piedi dei discepoli, sia le parole di Paolo sull'istituzione della Pasqua cristiana nell'Eucaristia.

L'azione liturgica del Venerdì santo raggiunge il suo culmine nel racconto della Passione secondo Giovanni; il Cristo, annunziato nel libro di Isaia come Servo del Signore, è diventato di fatto l'unico sacerdote con l'offerta di se stesso al Padre. Per la Veglia pasquale nella notte santa son proposte sette letture dell'Antico Testamento che rievocano i fatti mirabili compiuti da Dio nella storia della salvezza e due del Nuovo e cioè l'annunzio della risurrezione secondo i tre Vangeli sinottici e la lettura dell'Apostolo sul Battesimo cristiano come sacramento della risurrezione.

La lettura del Vangelo per la Messa nel giorno di Pasqua è tratta da Giovanni e fa riferimento al sepolcro vuoto. Si possono però leggere come facoltativi anche i testi dei Vangeli proposti per la notte santa, oppure, nella Messa vespertina, il racconto di Luca sull'apparizione ai discepoli in cammino verso Emmaus. La prima lettura è tratta dagli Atti degli Apostoli, che nel Tempo pasquale, sostituiscono la lettura dell'Antico Testamento. La seconda lettura, quella dell'Apostolo, si sofferma sul mistero pasquale, così come deve essere vissuto nella Chiesa.

 

B. Domeniche

100. Fino alla III domenica di Pasqua le letture del Vangelo riportano le apparizioni di Cristo risorto. Le letture sul Buon

Pastore sono ora assegnate alla IV domenica di Pasqua. Nella V, VI e VII domenica di Pasqua si leggono stralci del discorso e della preghiera del Signore dopo l'ultima Cena. La prima lettura è desunta dagli Atti degli Apostoli, ed è distribuita, in un ciclo triennale, in progressione parallela: viene così presentato ogni anno qualche elemento sulla vita, la testimonianza e lo sviluppo della Chiesa primitiva. Per la lettura dell'Apostolo si ricorre nell'anno A alla prima lettera di Pietro, nell'anno B alla prima lettera di Giovanni, e nell'anno C all'Apocalisse: sono testi che sembrano accordarsi assai bene con quel senso di fede gioiosa e di ferma speranza, che è proprio del tempo pasquale.

 

C. Ferie

101. La prima lettura è desunta, come nelle domeniche, dagli Atti degli Apostoli, in forma semicontinua. Quanto al Vangelo, durante l'ottava di Pasqua si leggono i racconti delle apparizioni del Signore. Si fa quindi una lettura semicontinua del Vangelo di Giovanni; se ne desumono cioè i testi più specificamente pasquali, in modo da completare la lettura già fatta in Quaresima. In questa lettura pasquale hanno una parte di rilievo il discorso e la preghiera del Signore dopo l'ultima Cena.

 

D. Solennità dell'ascensione e di pentecoste

102. La solennità dell'Ascensione conserva come prima lettura il racconto del fatto secondo gli Atti degli Apostoli: testo completato dalle letture dell'Apostolo sul Cristo esaltato alla destra del Padre. Per la lettura del Vangelo, ogni ciclo presenta un testo proprio, secondo la diversa impostazione data dall'evangelista al suo racconto.

Nella Messa vespertina della Vigilia di Pentecoste sono proposti quattro testi dell'Antico Testamento, in modo che se ne possa scegliere uno allo scopo di illustrare il significato molteplice di questa solennità. La lettura dell'Apostolo descrive il compito che lo Spirito svolge nella Chiesa; quella del Vangelo ricorda la promessa dello Spirito, fatta da Cristo prima della sua glorificazione. Per la Messa del giorno, la prima lettura è la pagina tradizionale degli Atti degli Apostoli, in cui si narra il grande evento della Pentecoste. I testi dell'Apostolo descrivono gli effetti dell'azione dello Spirito nella vita della Chiesa. La lettura del Vangelo si riporta a Gesù, che la sera di Pasqua comunica lo Spirito ai suoi discepoli. Altri testi facoltativi si riferiscono all'azione dello Spirito sui discepoli e sulla Chiesa.

 

5. Tempo Ordinario

A. Ordinamento e scelta dei testi

103. Il Tempo "Ordinario" comincia il lunedì dopo la domenica che segue il 6 gennaio, e si protrae fino al martedì prima delle Ceneri compreso; riprende poi il lunedì dopo la domenica di Pentecoste e termina con i primi Vespri della prima domenica di Avvento.

L'"Ordo lectionum Missae" reca le letture per le 34 domeniche e relative settimane. Talvolta però le settimane del Tempo Ordinario sono soltanto 33. Inoltre alcune domeniche o risultano incluse in un altro tempo liturgico (domenica del Battesimo del Signore e domenica di Pentecoste), o sono impedite per l'occorrenza di una solennità (p. es.: la SS. Trinità, Cristo Re).

104. Per ben ordinare le letture del Tempo Ordinario, si osservino le norme seguenti:

1. La domenica in cui si celebra la festa del Battesimo del Signore tiene luogo della I domenica del Tempo Ordinario; pertanto le letture della I settimana cominciano il lunedì dopo la domenica che segue il 6 gennaio.

Se la festa del Battesimo del Signore si celebra il lunedì dopo la domenica nella quale si è celebrata l'Epifania, le letture della I settimana cominciano il martedì.

2. La domenica che segue la festa del Battesimo del Signore è la seconda. Le altre domeniche sono poi indicate nel loro ordine progressivo, fino alla domenica che precede l'inizio della Quaresima. Le letture della settimana in cui cade il mercoledì delle Ceneri, s'interrompono al martedì.

3. Alla ripresa delle letture del Tempo Ordinario dopo la domenica di Pentecoste, ci si regola in questo modo:

- se le domeniche sono 34, si riprende dalla settimana che segue immediatamente, nell'ordine, l'ultima settimana del Tempo Ordinario, interrotta al sopraggiungere della Quaresima115;

- se le domeniche del Tempo Ordinario sono 33, si tralascia la prima settimana da cui si dovrebbe ricominciare, nell'ordine, dopo Pentecoste, per poter così leggere, alla fine del Tempo Ordinario, i testi escatologici assegnati alle ultime due settimane116.

 

B. Letture domenicali

1. Letture del Vangelo

105. Nella II domenica del Tempo Ordinario il Vangelo si riferisce ancora alla manifestazione del Signore, celebrata nella solennità dell'Epifania: tale riferimento è sottolineato dalla pericope tradizionale delle nozze di Cana e da altre due pericopi, tratte esse pure dal Vangelo di Giovanni. Dalla III domenica comincia la lettura semicontinua dei Vangeli sinottici; questa lettura segue il successivo svolgersi della vita e della predicazione del Signore, secondo l'orientamento dottrinale proprio di ogni Vangelo.

Con una distribuzione così concepita si ottiene anche una certa armonia tra l'impostazione di ciascun Vangelo e lo svolgimento dell'anno liturgico. Infatti dopo l'Epifania si leggono gli inizi della predicazione del Signore, che si collegano assai bene con il Battesimo e con le prime manifestazioni di Cristo. Al termine poi dell'anno liturgico si sfocia con naturalezza nel tema escatologico, caratteristico delle ultime domeniche; il tema escatologico affiora infatti, in modo più o meno accentuato, nei capitoli dei Vangeli che precedono la narrazione della Passione. Nell'anno B sono inserite, dopo la XVI domenica, cinque letture tratte dal cap. 6 di Giovanni (discorso sul pane della vita): è una inserzione del tutto naturale, perché la moltiplicazione dei pani narrata nel Vangelo di Giovanni sostituisce il

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115) Così, p. es., se le settimane prima della Quaresima sono state sei, il lunedì dopo Pentecoste comincia la settima settimana. La solennità della SS. Trinità tiene il luogo della domenica del Tempo Ordinario.

116) Se le settimane prima della Quaresima sono state, p. es., cinque, il lunedì dopo Pentecoste, omessa la sesta settimana, s'incomincia dalla settima.

 

 

passo parallelo di Marco. Nella lettura semicontinua di Luca per l'anno C, al primo testo (III domenica) è premesso il prologo del suo Vangelo: prologo che puntualizza assai bene l'intenzione dell'autore e che non si poteva riportare altrove.

 

2. Letture dell'Antico Testamento

106. Sono scelte in riferimento alle rispettive pericopi del Vangelo, per evitare troppe diversità tra le letture delle singole Messe, e specialmente per dimostrare l'unità dei due Testamenti. La relazione tra le letture di una medesima Messa vien precisata dalla scelta accurata dei titoli che sono preposti alle singole letture.

Si è fatto il possibile perché le letture così scelte fossero brevi e facili. Ma si è anche cercato che fossero assegnati alle domeniche molti testi assai importanti dell'Antico Testamento. È vero che questi testi dell'Antico Testamento sono inseriti nel Lezionario senza un ordine logico, per poterli riferire al brano del Vangelo; tuttavia il tesoro della parola di Dio verrà aperto in così larga misura, che i partecipanti alla Messa domenicale potranno conoscere quasi tutte le pagine più importanti dell'Antico Testamento.

 

3. Letture dell'Apostolo

107. Per l'epistola viene proposta la lettura semicontinua delle lettere di Paolo e di Giacomo (quelle di Pietro e di Giovanni si leggono nel Tempo pasquale e nel Tempo natalizio). La prima lettera ai Corinzi, data la sua lunghezza e la diversità degli argomenti trattati è stata distribuita in tutti e tre gli anni, all'inizio del Tempo Ordinario. Così pure è sembrato opportuno dividere la lettera agli Ebrei in due parti: una per l'anno B e l'altra per l'anno C.

Si noti che sono state scelte soltanto letture piuttosto brevi, e non troppo difficili per la comprensione dei fedeli. La tabella II, riportata più oltre117 indica la distribuzione delle Epistole tra le domeniche del Tempo Ordinario nel ciclo triennale.

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117) Cf sotto, al termine dell'Introduzione.

 

 

C. Letture per le solennità del Signore nel tempo ordinario

108. Nelle solennità della SS. Trinità, del SS. Corpo e Sangue di Cristo e del sacratissimo Cuore di Gesù, sono scelti dei testi che corrispondono alle principali caratteristiche di tali celebrazioni.

Le letture della XXXIV e ultima domenica si riferiscono a Cristo Re dell'universo, che, tipologicamente adombrato nel re Davide e proclamato Re tra le umiliazioni della Passione e della Croce, regna ora nella Chiesa e tornerà alla fine dei tempi.

 

D. letture feriali

1. Vangeli

109. Per i Vangeli, l'ordinamento adottato prevede che si legga prima Marco (settimane I-IX), poi Matteo (settimane X-XI), quindi Luca (settimane XXII-XXXIV). I capitoli 1-12 di Marco vengono letti per intero; si tralasciano soltanto due pericopi del capitolo 6, che vengono lette nelle ferie di altri tempi. Di Matteo e di Luca si leggono tutti i passi che non si riscontrano in Marco. Alcune parti si leggono due o tre volte: si tratta di quelle parti che nei diversi Vangeli hanno caratteristiche del tutto proprie, o sono necessarie per ben intendere il seguito del Vangelo. Il discorso escatologico, nella stesura completa riportata da Luca, si legge alla fine dell'anno liturgico.

 

2. Prima lettura

110. L'ordinamento della prima lettura, così come è stato predisposto, consente di leggere ora l'Antico ora il Nuovo Testamento, a periodi alterni di alcune settimane, secondo la lunghezza dei vari libri.

Dei libri del Nuovo Testamento si leggono parti piuttosto ampie, che consentono di cogliere in qualche modo il contenuto essenziale delle varie "Lettere".

Dell'Antico Testamento invece non si possono leggere se non passi scelti, quelli precisamente ritenuti più adatti a porre in risalto la caratteristica propria di ogni libro.

La scelta dei testi storici è stata fatta in modo da ricavarne una specie di compendio della storia della salvezza prima dell'incarnazione del Signore. Non era il caso di riportare narrazioni troppo lunghe: si è fatta talora una scelta di versetti, in modo che la lettura ne risultasse sveltita. Il significato religioso di certi avvenimenti storici viene inoltre illustrato attraverso alcuni testi dei libri sapienziali inseriti nel Lezionario come proemio o conclusione di una determinata serie storica. Figurano nell'"Ordo lectionum Missae" per le letture feriali del proprio del Tempo quasi tutti i libri dell'Antico Testamento. Sono stati tralasciati solo i libri profetici più brevi (Abdia, Sofonia) e un libro poetico (il Cantico dei Cantici). Tra i libri narrativi a carattere edificante, libri che esigono una lettura piuttosto prolungata per essere debitamente intesi, si leggono Tobia e Rut; gli altri (Ester, Giuditta) vengono tralasciati. Di questi testi si legge però qualche passo nelle domeniche o nelle ferie di altri tempi liturgici. La tabella III riportata più oltre118 indica la distribuzione dei libri dei due Testamenti nel ciclo biennale delle ferie del Tempo Ordinario. Alla fine dell'anno liturgico si leggono i libri che rispondono al carattere escatologico di questo tempo, e cioè Daniele e l'Apocalisse.

 

 

Capitolo VI

ADATTAMENTI, VERSIONE E APPARATO

DELL'"ORDO LECTIONUM MISSAE"

 

1. Adattamenti e versione

111. La proclamazione della parola di Dio nell'assemblea liturgica si deve sempre fare o dai testi latini preparati dalla Santa Sede o dalle versioni per uso liturgico approvate, dalle Conferenze Episcopali in conformità con le norme vigenti119.

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118) Cf sotto, al termine dell'Introduzione.

119) Cf consilium ad exsequendam constitutionem de sacra liturgia, Istr. De popularibus interpretationibus conficiendis, 25.1.1969: EV III, 748-790; Declaratio circa interpretationes textuum liturgicorum "ad interim" paratas: EV III, 788 n.; S. CONGR. PER IL CULTO DIVINO, Declaratio de interpretatione textuum liturgicorum: EV III, 1606-1608 (cf anche Responsiones; ad dubia, in Notitiae 9 [1973], pp. 153-154); De unica interpretatione textuum liturgicorum: EV III, 1994-1998; S. CONGR. PER I SACRAMENTI E IL CULTO DIVINO, Lett. Decem iam annos: EV V, 2025-2031.

 

112. Il Lezionario della Messa deve essere tradotto integralmente in tutte le sue parti, non escluse le Premesse. Se la Conferenza Episcopale riterrà necessario od opportuno fare degli adattamenti, questi si potranno introdurre dopo la conferma della Santa Sede 120.

113. Data la mole del Lezionario, necessariamente le edizioni consteranno di più volumi; non c'è prescrizione alcuna per la loro divisione. In tutti i volumi, però, si dovranno riportare i testi che spiegano la struttura e la destinazione di quella determinata parte.

Si raccomanda l'antica consuetudine di pubblicare in edizione separata il volume per i Vangeli e quello per le altre letture dell'Antico e del Nuovo Testamento.

È anche opportuna l'edizione separata del Lezionario domenicale - con l'opportuna aggiunta di eventuali estratti dal Lezionario dei santi - e di quello feriale. Il Lezionario domenicale si potrà a sua volta distribuire in altrettante parti che corrispondano al ciclo triennale e riportino per ogni anno le letture tutte di seguito.

Si potranno però adottare liberamente altre eventuali soluzioni, ritenute particolarmente adatte per l'uso pastorale.

114. Alle letture si aggiungano sempre i testi dei canti interlezionali; si potranno tuttavia fare edizioni separate per i canti soltanto. Si raccomanda che i canti siano tipograficamente divisi in strofe.

115. Ogni qual volta la lettura consta di varie parti, si indichi con chiarezza tale struttura nella disposizione tipografica del testo. Così pure si raccomanda che i testi, anche quelli non poetici, vengano divisi in stichi, perché ne sia facilitata la proclamazione.

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120) Cf LI 11; IGMR 325 (cf p.204)

 

 

116. Nel caso di letture proposte in duplice forma, una lunga e una breve, le due forme si presentino separate, perché si possano leggere entrambe senza difficoltà; se poi tale separazione non si ritenesse opportuna, si studi una soluzione che consenta una corretta lettura dei due testi.

117. Nelle versioni non si riportino i testi senza i titoli rispettivi. Al titolo si può aggiungere, se ritenuta opportuna, una monizione che meglio chiarisca il senso generale della pericope indicando però, con un accorgimento tipografico, che si tratta di testo facoltativo121.

118. Ogni volume verrà opportunamente integrato da un indice biblico delle pericopi, sulla scorta di quello pubblicato nel testo ufficiale dell'"Ordo lectionum Missae"122, in modo che, presentandosene l'occasione, più facilmente si possano trovare nei Lezionari testi necessari o utili.

 

2. Apparato delle singole letture

L'"Ordo lectionum Missae" riporta per le singole letture i dati seguenti: indicazione del testo, titolo e "incipit". Si devono al riguardo tener presenti queste precisazioni:

 

A. Indicazione del testo

119. L'indicazione del testo (cioè del capitolo e dei versetti) vien sempre data, fatta eccezione per i salmi123, secondo la Neo Volgata, non però senza aggiungere, in caso di discordanza, l'indicazione del testo originale (ebraico, aramaico, o greco). Nelle versioni, in base ai decreti delle Autorità competenti per le singole lingue, si può usare la numerazione corrispondente alla versione per l'uso liturgico, approvata dalla medesima Autorità. Sempre però ci dovrà essere un'esatta indicazione

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121) Cf IGMR 11, 29, 68a, 139 (cf pp. 131, 136, 150, 163).

122) Cf Ordinamento delle Letture della Messa, 2a ed. tip. 1981, pp. 453-458.

123) Il numero dei Salmi viene indicato secondo l'ordine che si trova nel Liber Psalmorum edito dalla Pontificia Commissione per la Nuova Volgata, Tip. Poliglotta Vaticana 1969.

 

 

dei capitoli e dei versetti: indicazione opportunamente riportata anche nel testo o in margine a esso.

120. Ne deriva, per i libri liturgici, una "presentazione" del testo, che l'"Ordo lectionum Missae" non riporta, ma che si deve leggere nella celebrazione. Tale presentazione si farà secondo le norme seguenti: norme che, però, potranno anche subire delle varianti, per disposizione delle Autorità competenti, secondo le consuetudini e le diverse situazioni di luoghi e di lingue.

121. 1. Si dica sempre "Dal libro..." o "Dalla lettera...", o "Dal Vangelo...", e non "Inizio..." (a meno che non lo si ritenga opportuno in casi particolari), o "Seguito...".

122. 2. Quanto ai nomi dei libri, si stia a quelli tradizionalmente in uso, con queste precisazioni:

a) quando si hanno due libri con lo stesso nome, Si dica "primo libro" e "secondo libro" (p. es. dei Re, dei Maccabei), o "prima Lettera", "seconda Lettera";

b) per i seguenti libri si usi il nome attualmente più in uso: "I e II di Samuele", invece di I e II dei Re: "I e II dei Re", invece di III e IV dei Re; "I e II delle Cronache", invece di I e II dei Paralipòmeni; "libro di Esdra" e "libro di Neemia", invece di I e II di Esdra;

c) si distinguano i singoli libri sapienziali con i nomi seguenti: "libro di Giobbe, dei Proverbi, Ecclesiaste o di Qoelet, Cantico dei Cantici, libro della Sapienza, Ecclesiastico o del Sira-cide";

d) per i libri che nella Neo Volgata sono annoverati tra quelli profetici, si dica: "libro di Isaia, di Geremia, di Baruc" e "profezia di Ezechiele, di Daniele, di Osea... di Malachia", anche per quei libri che da alcuni non sono considerati profetici;

e) si dica "Lamentazioni" e "Lettera agli Ebrei", senza menzionare Geremia e Paolo.

 

B. Titolo

123. Il titolo preposto ai singoli testi è stato scelto con cura (per lo più dalle stesse parole del testo), sia per indicare il tema principale della lettura, sia anche, quando necessario, per porre in rilievo, già dai titoli stessi, il nesso fra le varie letture di una data Messa.

 

C. "INCIPIT"

124. L'"incipit" riporta anzitutto le parole con cui si introduce abitualmente il testo: "In quel tempo", "In quei giorni", "Fratelli", "Carissimi", "Così dice il Signore": parole che si omettono quando c'è, nel testo stesso, una sufficiente indicazione del tempo o delle persone, oppure quando dalla natura del testo tali parole non risultano opportune. Per le singole lingue parlate, tali formule si possono variare od omettere, per disposizione delle Autorità competenti.

 

D. Acclamazione finale

125. Al termine delle letture, per rendere più facile l'acclamazione del popolo, si riportino, affidate al lettore, le parole "Parola di Dio" ("del Signore"), o altra espressione simile, secondo le consuetudini locali.