
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B
Citazioni di
Lev 13,1-2.44-46: www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abr0rj.htm
www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9cd51im.htm
1Co 10,31-11,1: www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9bpw5zz.htm
Mc 1,40-45: www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9b30wqa.htm
«Diventate
miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1)! Le parole di San Paolo suonano con forza nella Liturgia
di questa sesta Domenica del Tempo Ordinario e indicano quale sia il cammino della
vita: l’imitazione di Cristo. è
un’imitazione di cui, però, se intesa in senso volontaristico, nessuno è capace.
Solo coloro cui Cristo stesso dà la grazia di conoscerLo e di imitarLo, di
vivere cioè quella totale immedesimazione con Lui che è la nostra
santificazione, possono riuscirvi.
La
vita di quanti, come l’Apostolo Paolo, accolgono totalmente questa grazia,
diviene poi occasione di incontro e di reale sequela del Signore anche per i
fratelli. È questa la vita dei santi: divenuti una sola cosa con Cristo, tanto
da renderne presente il fascino, la bellezza e la continua novità, essi divengono
anche “strade concrete” per vivere realmente il rapporto con Lui. Basti pensare
ai grandi San Benedetto da Norcia, San Francesco d’Assisi, San Domenico di
Guzmàn: quanti nella storia li hanno “imitati”, diventando benedettini, francescani,
o domenicani, hanno intrapreso un cammino di santificazione, riconosciuto dalla
Chiesa quale dono dello Spirito.
Come
si possono, però, imitare i santi? In cosa consiste questa loro santità? In che
modo ci è dato di fare qualcosa per abbracciare, come loro, la nostra nuova
identità battesimale di figli di Dio? Di essi non possiamo certamente imitare
le opere, che furono suscitate dallo Spirito Santo, in un determinato luogo e
tempo, a beneficio di tutta la Chiesa e dell’intera comunità umana. Possiamo,
però, imitarne il cuore, domandando cioè e cercando la loro stessa sete di
verità e di bene, la loro totale disponibilità all’opera di Dio – l’opera che
Dio vuole compiere in ciascuno di noi – e la loro prontezza nell’aderire, con
tutto se stessi, alla Sua Volontà.
Dobbiamo
cioè domandare la vera umiltà, quella con cui il lebbroso del racconto
evangelico ha saputo mettersi in cammino verso Cristo – «Venne da Lui un
lebbroso […] Lo supplicava in ginocchio» –, riponendo nelle Sue mani tutta la
propria vita: «Se vuoi, puoi purificarmi!».
Ma
possiamo ancora domandarci: cosa ha spinto il lebbroso a questo totale
abbandono alla Volontà di un Altro, cosa ha mosso i santi a riporre tutta la
propria vita ai piedi di Cristo perché ne facesse ciò che gli era gradito, cosa
può condurre noi a questo totale affidamento a Lui, perché ci renda davvero
puri? Non può che essere la stessa profonda certezza che animò il cuore di
Maria davanti all’annuncio dell’Angelo e fin sotto la Croce, che diede forza a
San Giuseppe di fronte al compito che Dio gli affidava, che sostenne gli
Apostoli dinanzi al martirio: la compassione di Dio si è chinata su di noi, la
Misericordia dell’Eterno è scesa qui sulla terra ed ha assunto un volto umano. È
Cristo il nostro unico vero Bene ed Egli non vuole altro che il nostro Bene.
Egli è nato ed è morto per questo, è risorto ed è qui, Presente
nell’Eucaristia, per questo! Per questo possiamo abbandonarci a Lui senza
riserve, per questo possiamo recarci da Lui, inginocchiarci supplici, e riporre
nel Suo Volere tutta la nostra vita, per sentirci dire ancora, oggi come allora:
«Lo voglio, sii purificato!».