
Incontro
nella Basilica di S. Giovanni in Laterano
Con Rettori
ed alunni dei Seminari, Collegi ei Convitti dell’Urbe
7 Dicembre 2013
Ore 10’00
Siamo alla presenza di Gesù eucaristico, che ci guarda
negli occhi e scruta la nostra coscienza più profonda.
Vogliamo aprire il nostro cuore a Gesù, fino in fondo,
nelle nostre aspirazioni di santità e, anche, confessando le nostre debolezze, che sempre viviamo con profondo dolore ed
amarezza dell’anima.
Nella fede – una fede che, in questo momento, vuole toccare
i nostri affetti e direi il nostro stato d’animo - gli diciamo con gioia e
speranza un sentito grazie per averci
chiamato ad essere discepoli suoi e ministri ordinati nel Sacerdozio.
E’ un grazie che dobbiamo ripetere spesso nelle nostre
giornate, soprattutto quando ci risvegliamo al mattino e ci prepariamo alla
celebrazione dell’Eucaristia. Il nostro Sacerdozio è un prezioso dono, che la
misericordia di Dio ci ha fatto, senza nostro merito.
La gratitudine al Signore deve essere uno spontaneo,
naturale clima interiore delle nostre giornate. Se non ci sgorga dal cuore,
spesso, un grazie a Dio per il dono della vocazione al sacerdozio, ci dobbiamo seriamente
preoccupare; chi non sa ringraziare, manifesta che non apprezza e non è
cosciente del singolare dono ricevuto.
Lungo tutto l’arco delle nostre giornate, siamo chiamati,
come te, Signore Gesù, ad essere un SI’ al Padre, e a vivere tale programma di
vita e di lavoro apostolico con gioia, fedeltà e perseverante dedizione, fino alla
sera, quando stanchi di una giornata di servizio e di sacrificio, dobbiamo con
pace interiore dire: “Siamo servi
inutili, abbiamo fatto semplicemente ciò che dovevamo fare”!
Signore, grazie per le fatiche apostoliche che
riempiono le nostre giornate, nelle quali possiamo vivere, appunto con gioia e
gratitudine, la nostra appartenenza a Te e servirti con la nostra umile persona.
Certo siamo poveri nella nostra umanità peccatrice, ma profondamente ricchi
della forza e della potenza del tuo
Santo Spirito, che ci redime, ci guida e ci santifica.
Desideriamo ripeterti, in questo momento di adorazione
della tua Persona, che crediamo davvero nel valore sacrificale e redentore della
nostra vita di sacerdoti, soprattutto nelle azioni e nei gesti che sono
profondamente nostri, quelli sacramentali. Siamo preziosi per te e per la
Chiesa; anzi siamo dei privilegiati, per essere stati da te prescelti, fra
tanti, a vivere in tua compagnia, a servirti e a farti crescere nelle anime dei
fratelli.
Nella fede e nelle certezze interiori che ci vengono
dalla tua Parola, sappiamo che stiamo generando tanti figli per il tuo Regno e che,
con le nostre fatiche apostoliche, stiamo aggregando discepoli a quella moltitudine di redenti che, secondo celebra Apocalisse,
cantano il Sanctus, nel concerto
dell’eternità.
Signore, fa che possiamo bandire dalla nostra vita il
pessimismo e la stanchezza, la sfiducia
e lo scoraggiamento e che davvero il nostro cuore trovi pace e gioia in Te. Che non viviamo nel dubbio
della fede e che non cerchiamo mai consolazioni spurie e malsane, che non
vengono da Te e che ci tolgono la pace interiore. Esse sono le vere spine del
cuore, che ci guastano il sonno ed offuscano la felicità di appartenerti.
Se con profonda sincerità Ti dovessimo rispondere
perché non sempre siamo felici nella nostra vita, l’unica risposta verace che
ti dovremmo dare è che non ti apparteniamo totalmente e sempre, ma che, nella
nostra persona, ti apparteniamo a pezzi e, nelle nostre giornate, ad ore o a momenti. Non ci siamo dati, per
intero, nel nostro corpo e nell’anima a Te, e tu non occupi tutti gli angoli e
i tempi delle nostre giornate e delle nostre notti.
Signore, ti rubiamo tanti pezzi di ciò che siamo,
nella nostra persona, corpo e spirito, e che tutti appartengono a Te, e ti
rubiamo tanto tempo, che dovremmo dare a Te, e solo a Te e alla famiglia dei
tuoi discepoli, che è la Chiesa.
Signore, con sincerità ed umiltà dobbiamo dirti che
questa è la diagnosi spirituale delle nostre malattie di Sacerdoti, che già lo siamo,
o di chiamati, e quindi in cammino
verso il sacerdozio.
Signore, dopo averti confessati il nostri mali
interiori, dobbiamo ora dirti che cosa
ci proponiamo di fare, per stare meglio e vivere in salute dello spirito.
Signore, dobbiamo imparare a stare di più con Te; a stare solo con Te nella preghiera e nella
meditazione della tua Parola; di fatto, tu sai che non è la tua parola che regola ed inspira in tutto la nostra
vita; riceviamo, purtroppo, ordini e proposte da tanti, che non ci dovrebbero
comandare o guidare nel cammino della vita; il nostro cuore non è un santuario,
che custodiamo e preserviamo nel silenzio e nel raccoglimento, insieme a Te, ma
troppo spesso è un vero mercato, o una piazza, piena di colori e di rumori, dove tutti entrano e salgono, cantano
e ridono, fanno da padroni.
Dobbiamo imparare, Signore, a mettere ordine e
disciplina nella nostra vita e nella nostra giornata, dove la preghiera abbia il suo posto ed orienti per
intero e in profondità le nostre giornate.
La Parola che abbiamo ascoltato ci ha parlato di una
unzione e di un sigillo; se vuoi, possiamo tradurre queste belle parole
bibliche, già eloquenti per sé, con un linguaggio più moderno; dovremmo portare
nelle nostre giornate e nella nostra
vita, in tutte le nostre azioni, “la firma”, “il marchio”, che indica che
veniamo tutti interi dalla tua
fabbrica, che siamo stati modellati integralmente da Te, studiati a tua
immagine, con le tue virtù caratteristiche, che sono l’umiltà e la mansuetudine
del cuore.
Signore, quante manipolazioni e profili falsi e non
autentici nella nostra fisionomia, del cuore e della vita. Davvero chi ci
avvicina, riconosce il sigillo, il marchio genuino della fabbrica e non si
inganna, con tristezza e delusione, nella nostra provenienza spirituale?
Sentiamo purtroppo dirci dentro, o Signore, nel profondo della nostra coscienza, che
siamo un po’ – le nostre azioni e la nostra vita - di Beelzebul; lo hai detto
un giorno dei Farisei e dei loro seguaci; in buona misura, vale, o
Signore, anche per noi.
Signore, riconosciamo, con pena dell’anima, la nostra
colpa e il nostro peccato… Questa dolorosa parola, tuttavia, davanti a un Dio
che veramente perdona, che ama intensamente e che salva, non vuole essere
l’ultima parola di questo momento di preghiera e di adorazione.
Ci chiami, infatti, o Signore, ad essere “cooperatori della gioia”, a condividere
insieme la letizia spirituale di tutti coloro ai quali hai rivolto il tuo sguardo e hai chiamato alla tua sequela. Non possiamo in
questo momento non pensare a coloro che a vario titolo ci sono stati affidati, per i quali abbiamo una vera
responsabilità e paternità spirituale ed ecclesiale. Tutti insieme, condotti
dallo Spirito Santo, nostra guida e nostro conforto, e sotto lo sguardo ed
incoraggiamento materno di Maria Immacolata, dobbiamo assumere la missione di
comunicare il vangelo della gioia.
Sappiamo, purtroppo, anche per dolorosa esperienza
personale, che solamente nell’essere uniti a Te, saremo nella gioia. Assumiamo
questa mattina l’impegno di portare nel nostro essere di cristiani e di sacerdoti
tuoi, il segno e il proposito di una appartenenza gioiosa al Maestro, che sei
tu, Gesù di Nazareth. Sempre, nella vita cristiana, la quaresima del sacrificio
e della rinuncia prepara la Pasqua. Vogliamo essere coloro a cui la gioia del
Vangelo e della missione di farcene testimoni ed annunciatori, riempie il cuore
e la vita intera.
A conclusione di questa preghiera, rivolgo a me stesso
e a voi, cari Sacerdoti e seminaristi, le parole, dell’apostolo Paolo ai
Filippesi:” Sono persuaso che Colui il quale ha iniziato in voi quest’opera
buona, la porterà a compimento, fino al giorno di Gesù Cristo” (Fil. 1,6).
Questa forte convinzione
di Paolo è un invito alla serena fiducia in Dio Padre nostro, che non tradisce
mai le Sue promesse, anche quando i
suoi tempi e i suoi modi ci chiedono, nel cammino che percorriamo, pazienza e
serenità nell’ascesa alla montagna della santità.
Perseveriamo,
appunto fino al giorno di Gesù Cristo, nella sequela intrapresa, a qualunque
punto sia essa giunta, abbandonati nell’amore di Gesù, perché ogni nostra
azione sia un SI’ a Lui che, chiamandoci, ci ha perdonati e profondamente
amati. Amen.
✠ Beniamino Stella
Arcivescovo
Tit. di Midila
Prefetto.