5 CROCE: La logica

 

 

Distinta da quella estetica è la forma logica del pensiero. Distinta, non separata, avverte Croce.

Le due forme di conoscenza, l'estetica e l'intellettiva o concettuale, sono bensí diverse, ma non stanno tra loro disgiunte e disparate, come due forze di cui ciascuna tiri per il suo verso. Se abbiamo dimostrato che la forma estetica è affatto indipendente dall'intellettiva e si regge da sé senza alcun appoggio estraneo, non abbiamo detto che l'intellettiva possa stare senza l'estetica. Questa reciproca non sarebbe vera. Che cos'è la conoscenza per concetti? È conoscenza di relazioni di cose, e le cose sono intuizioni. Senza le intuizioni non sono possibili i concetti, come senza la materia delle impressioni non è possibile l'intuizione stessa... Le manifestazioni piú alte, le cime da lontano risplendenti della conoscenza intuitiva e della conoscenza intellettuale si dicono, come già sappiamo, Arte e Scienza. Arte e Scienza sono, dunque, diverse e insieme congiunte: coincidono per un lato, ch'è il lato estetico. Ogni opera di scienza è insieme opera d'arte.

(Estetica)

 

 

 

 

Nella forma logica il pensiero umano "ricerca leggi", "foggia concetti"; "induce e deduce"; è diretto "ad demonstrandum"; "costruisce universali e astrazioni".

Il pensiero logico, o filosofico, è dunque il pensiero del reale nel suo "concetto puro", astratto dalle determinazioni proprie dell'intuizione; il concetto puro sta alla rappresentazione come l'universale sta all'individuale. Ma si tratta di un "universale concreto", perché sorge come "sintesi a priori" di intuizione, che ne è la materia, e concetto, che ne è la trasposizione formale astratta.

Ma Croce aggiunge pure che il pensare logicamente il reale è pensarlo storicamente. Anzi il principio intorno a cui ruota la sua logica è proprio l'identità di filosofia e storia, di giudizio logico e giudizio storico. Evidentemente egli non si riferisce al pensiero teso "ad narrandum" le realtà naturali o i fatti, che "pone" semplicemente il particolare e non s'eleva all'universale, che "intuisce" l'"individuum omnimode determinatum", e non lo considera sotto il profilo razionaleh. La storia come "narrazione" dell'individuale "intuito" si riduce sotto il concetto generale dell'arte, non è lavoro filosofico, non è "conoscenza intellettiva o scientifica". Certo, i fatti individuali Intuiti ne costituiscono la "materia prima"; ma essa, per diventare conoscenza logica, deve essere trasposta in concetto, in giudizio di definizione, con cui solo si coglie, al di là del particolare, l'universale, e con cui solo si realizza lo Spirito nella sua autoconoscenza razionale.

Il mondo dell'accaduto, del concreto, dello storico, è ciò che si chiama il mondo della realtà e della natura, comprendente cosí la realtà che si dice fisica come quella che si dice spirituale ed umana. Tutto questo mondo e intuizione: intuizione storica, se lo presenta qual esso è realisticamente; intuizione fantastica o artistica in senso stretto, se lo presenta sotto aspetto del possibile, ossia dell'immaginabile.

La scienza, la vera scienza, che è non intuizione ma concetto, non individualità ma universalità, non può essere se non scienza dello spirito, ossia di ciò che la realtà ha di universale: Filosofia.

(Estetica)

 

 

 

 

L'intuizione ci dà il mondo, il fenomeno, il concetto ci dà il noumeno, lo spirito.

Dunque "il reale storico" - cose o fatti - acquista dimensione scientifica solo quando diventa oggetto di filosofia, perché la filosofia e l'unica autentica conoscenza del vero. Il che significa, da un lato, che è illusoria la fiducia dei positivisti di dare alla "storia" dell'umanità un carattere di scienza analogo a quello delle scienze "naturali"; e dall'altro, che le stesse scienze naturali sono solo "pseudo-scienze", "forme impure", perché "miste di elementi estranei e d'origine pratica".

Se si parla di scienze naturali, bisogna notare che codeste sono scienze improprie, cioè complessi di conoscenze arbitrariamente astratte e fissate. Le cosiddette scienze naturali, infatti, riconoscono esse medesime di essere sempre circondate da limiti; limiti i quali non sono poi altro che dati storici e intuitivi. Esse calcolano, misurano, pongono uguaglianze, stabiliscono regolarità, foggiano classi e tipi, formulano leggi, mostrano a loro modo come un fatto nasce da altri fatti, ma tutti i loro progressi urtano sempre in fatti che sono appresi intuitivamente e storicamente... Ciò che di vero è nelle scienze naturali, è o filosofia o fatto storico, ciò che vi è di propriamente naturalistico, è astrazione e arbitrio. Allorché le discipline naturali vogliono costituirsi in scienze perfette, debbono saltare fuori dalla loro cerchia e passare alla filosofia il che fanno quando pongono i concetti, tutt'altro che naturalistici, di atomo inesteso, di etere o vibrante, di forza vitale..., Veri e propri conati filosofia.

(Estetica)

Dunque le scienze naturali e quelle matematiche costruiscono solo "pseudo-concetti"; le prime infatti offrono solo schemi di rappresentazioni empiriche e le seconde astrazioni prive di rappresentazioni, universali non concreti.

Non che questi pseudo-concetti non abbiano alcun valore: essi infatti servono per il comportamento pratico dell'uomo, pertanto sono oggettivamente "utili"; ma non hanno assolutamente alcun valore conoscitivo. Essi appartengono alla sfera "pratica", non a quella "teoretica".

È nel pensiero filosofico, poi, che lo spirito conosce se stesso operando le distinzioni tra momento teoretico e momento pratico, e tra i vari gradi. Ed è a questo livello che il pensiero logico scopre gli opposti.

Saranno concetti distinti la bellezza, la verità, l'utile, il bene morale; ma è facile avvertire che non si possono aggiungere o inserire tra essi la bruttezza, la falsità, la disutilità, la malvagità. Né basta: considerando piú attentamente, si scorge che la ragione per cui la seconda serie non si può aggiungere o frammischiare alla prima, è che ciascuno dei termini contrari inerisce già al suo contrario e l'accompagna come l'ombra la luce. La bellezza è tale perché nega la bruttezza, il bene perché nega il male, e via dicendo. L'opposto non è positivo, ma negativo, e, come tale, accompagna il positivo.

(Logica)

 

 

 

 

Il pensiero veramente scientifico, quindi, non cadrà mai nell'errore di considerare opposti i distinti, e di considerare distinti gli opposti.

Ad esempio, se diciamo di un uomo che "ha fatto una cattiva azione", e diamo "positività" al disvalore della "malvagità", erriamo; con quell'azione quell'uomo voleva solo compiere qualcosa che in qualche modo gli fosse utile; quindi, a rigore, non Si può considerare il male come positivo; il cosiddetto "male", considerato positivamente, è, rispetto al "bene", I' equivalente dell'"utile"; quindi deve essere considerato un distinto, non un opposto.

Ma soprattutto Croce svolge un'aperta polemica contro

quella falsa estensione della dialettica che tende a risolvere in sé e perciò a distruggere i concetti distinti trattandoli come opposti. I distinti come tali sono distinti e non opposti; e opposti non possono essere perché recano già in se medesimi l'opposizione: la fantasia estetica ha in sé il suo opposto, la passività fantastica, che è il brutto, e perciò essa non è l'opposto del pensiero, il quale a sua volta ha in sé il suo opposto, la passività logica, l'antipensiero, il falso ...; l'opposto è per l'appunto l'irreale nel reale e non già forma o grado di realtà.

(Logica)

 

 

 

 

La vita dello spirito, che si scandisce dunque in gradi distinti, è per Croce una "negazione all'infinito"; è la "vera infinità" che pone l'eterno in ogni attimo, il primo nell'ultimo e l'ultimo nel primo; essa dunque è vita circolare in cui ogni grado rappresenta un ritorno dello spirito che in esso realizza tutta la sua unità.