L'IMMAGINE DEL PRESBITERO
E LA VITA DEI PRESBITERI
di Antonio Aranda
Il 31 gennaio 1994 la Congregazione per il Clero ha pubblicato il Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri1, documento di grande interesse e utilità che offre una magnifica sintesi delle principali questioni, concernenti tale argomento, trattate dal magistero conciliare e postconciliare.
Dal
quadro di riferimento e dai singoli capitoli emerge una figura di presbitero
nitidamente delineata, essenzialmente identica a quelle offerte tanto dal
decreto conciliare quanto dall'esortazione apostolica postconciliare, e
tuttavia non priva di caratteristiche specifiche, derivate principalmente
dalla peculiare finalità del direttorio.
Il
documento vuole rispondere ai principali interrogativi di ordine sia dottrinale
che disciplinare e pastorale, posti ai sacerdoti dall'impegno della nuova
evangelizzazione2. Si tratta, pertanto, di un testo concepito ed
elaborato con una finalità eminentemente pratica: quella di prestare ai
sacerdoti un aiuto ben preciso, offrendo loro luce e orientamento su certe
questioni centrali del loro ministero e della loro vita.
Il
direttorio esordisce con le seguenti parole tratte dalla Pastores dabo vobis:
“Oggi, in particolare, il prioritario compito pastorale della nuova
evangelizzazione, che investe tutto il Popolo di Dio e postula un nuovo ardore,
nuovi metodi e una nuova espressione per l'annuncio e la testimonianza del
Vangelo, esige dei sacerdoti radicalmente e integralmente immersi nel mistero
di Cristo e capaci di realizzare un nuovo stile di vita pastorale3”.
E questo l'orizzonte in cui il direttorio si colloca e in cui deve essere
letto: un orizzonte di rinnovamento al servizio della missione della Chiesa.
Che
vuol dire, parlando con realismo della vita e del ministero pastorale dei
presbiteri, essere un sacerdote “radicalmente e integralmente immerso nel
mistero di Cristo e capace di realizzare un nuovo stile di vita pastorale”?
L'esortazione apostolica Pastores dabo vobis aveva certamente tratteggiato la
bella figura del sacerdote del nostro tempo, che, immerso nel mistero di
Cristo e della Chiesa, dispiega con efficacia la sua opera al servizio di tutti
gli uomini, e specialmente dei fratelli nella fede. Ma è altrettanto vero che
il direttorio - concentrando l'attenzione su tre punti fondamentali (identità,
spiritualità e formazione), e sviluppandoli con alta sensibilità pastorale -
riprende quella figura per presentarla agli stessi presbiteri, come un modello
pienamente realizzabile. Quali ne sono i tratti essenziali?
Il
capitolo riservato all'identità sacerdotale costituisce una sintesi completa
dei diversi piani sui quali la luce del mistero di Cristo sacerdote si
proietta sul ministero e sulla vita dei presbiteri. Il documento li denomina
dimensio (dimensione trinitaria, dimensione cristologica, dimensione
pneumatologica, dimensione ecclesiologica), e li sviluppa, con straordinaria
profondità, soprattutto a partire dalle nozioni di consacrazione e di
missione, sulla linea della tradizione ereditata da Presbyterorum Ordinis.
Sempre
nell'ambito del capitolo riservato all'identità del presbitero, di cui è parte
essenziale il suo essere nella Chiesa, come gli altri fedeli, e allo stesso
tempo di fronte alla Chiesa, come ministro della parola e dei sacramenti al
servizio degli altri4, il direttorio si
sofferma a lungo su un punto di particolare rilevanza per la figura del sacerdote:
il suo essere “uomo di comunione”, che suscita e favorisce un clima di unità e
di carità nella Chiesa, che è in se stessa mistero della comunione degli uomini
con il Padre e tra loro, in Cristo e nello Spirito Santo.
Il
testo del secondo capitolo, interamente riservato alla spiritualità
sacerdotale, lascia anch'esso chiaramente trasparire alcune linee di forza. La
principale di esse, sulla quale le altre sono imperniate, consiste e nel
mettere in rilievo, come strada specifica dei sacerdoti verso la santità,
l'unità e l'inseparabilità fra vita spirituale ed esercizio del ministero. Il
documento mette altresì in guardia contro i pericoli derivanti dall'attivismo,
dal funzionalismo, o in generale dalla mancanza di unità nella vita del
sacerdote, che ne rende sterili le opere. Vengono poi offerte due indicazioni
preziose per evitare i pericoli menzionati, incentrate la prima sulla carità
pastorale (che per il ministro di Cristo è “forma della propria vita”), e la
seconda sull'eucaristia (“cuore e centro vitale dei ministero”),
Giungiamo
così all'ultimo capitolo del direttorio, riservato alla formazione permanente
dei presbiteri: tale testo costituisce - in continuità con gli insegnamenti
dati in proposito dall'esortazione apostolica Pastores dabo vobis, qui ripresi
e sviluppati in una prospettiva pratica - un notevole contributo magisteriale
ad una materia in cui il bisogno di aiuto e di spinta si avverte sempre vivo.
Il
documento tratta la formazione permanente partendo dalla sua base teologica,
cioè come un'“ esigenza che nasce e si sviluppa a partire dalla ricezione del
sacramento dell'Ordine5” e la presenta -
parlando, come nei capitoli precedenti, nella prospettiva della nuova
evangelizzazione - come “mezzo necessario al presbitero di oggi per raggiungere
il fine della sua vocazione, che è il servizio di Dio e del suo Popolo6”. Il significato della formazione permanente
è anch'esso chiaramente espresso: si tratta dì “aiutare tutti i sacerdoti a
rispondere generosamente all'impegno richiesto dalla dignità e dalla responsabilità
che Dio ha conferito loro per mezzo del sacramento dell'Ordine; nel custodire
la loro specifica identità e vocazione; nel santificare se stessi e - gli
altri mediante l'esercizio del ministero7”.
Vale a dire, in armonia con quanto affermato nel capitolo precedente, con la
formazione permanente si cerca dì aiutare il presbitero a “ evitare qualsiasi
dualismo tra spiritualità e ministerialità8”.
1
diversi aspetti della formazione permanente - che deve proseguire per tutta la
vita del presbitero, adeguandosi alle specifiche circostanze della sua vita e
del suo ministero pastorale, - sono studiati attentamente dal direttorio, che
avanza importanti suggerimenti sulla sua programmazione. L'esperienza sta
dimostrando che l'applicazione di tali suggerimenti e orientamenti costituisce
un grande aiuto per le Chiese particolari, per i loro pastori e per i loro
presbiteri, nello sforzo di preparazione di quei nuovi araldi del vangelo che,
con parole del Santo Padre riprese dal direttorio, “sono i sacerdoti che si impegnano
a vivere il loro sacerdozio come cammino specifico verso la santità9”.
[1] Congregazione per il
Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri, Libreria Editrice Vaticana, Città del
Vaticano 1994
2 Ibid. 4
3 Ibid. 3
4 Ibid. 12
5 Ibid. 69
6 Ibid. 71
7 Ibidem
8 Ibidem
9 Ibid. Conclusione