Alfonso Carrasco Rouco Facoltà di Teologia San Damaso, Madrid – 29 settembre - italiano
Il relatore ci ha introdotto magnificamente alla sfida fondamentale della cristologia oggi: superare il sospetto, quando la non rottura, tra la confessione del Figlio di Dio, della sua Incarnazione, e dell'umanità di Gesù di Nazaret. Infatti, senza di essa, la conoscenza di Gesù Cristo si ferma agli inizi, nella affermazione di un dogma che resta astratto: si confessa che il Figlio di Dio si è fatto carne, ma non si spiega ciò che questo significa realmente. Veniamo da tempi segnati da una interpretazione "storico-critica" della vita di Gesù che, in gran parte, ha voluto comprendere il Signore con la misura della sola ragione, proponendo un'interpretazione della sua Persona e della sua missione alternativa a quella apostolica. Cioè, veniamo da tempi in cui la migliore conoscenza della storia evangelica sembrava, a molti, ostacolare la prima confessione della fede cristiana: il Figlio di Dio si è fatto Uomo per noi e per la nostra salvezza.
Oggi si può dire che il lavoro storico di generazioni di teologi ha dato magnifici frutti, mostrando la credibilità dei dati fondamentali della predicazione apostolica, così come la legittimità ermeneutica del kerygma cristiano. Certa di questa base critica, la teologia riflette ancora sull'accaduto nella pienezza dei tempi, che il Concilio ci descrive con accenti adeguati alla nostra epoca: "Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione" (Gaudium et Spes, n. 22a).
Questo mistero di cristo fu compreso dagli Apostoli grazie alla storia vissuta con Lui, e in modo decisivo, grazie al momento della croce, resurrezione e dono dello Spirito. Non è possibile accedere alla conoscenza di Cristo senza entrare nella comunità dei discepoli e senza mettere al centro gli eventi della Pasqua, come luogo dove culmina la rivelazione di Dio.
Senza la Pasqua, non sarebbero giunti gli uomini a confessare Gesù come Figlio di Dio, cioè a percepire l'indicibile Amore del Padre, che consegna il suo Figlio per la salvezza degli uomini, e come Egli, nel suo Amore, si abbandona fino a condividere il nostro destino di peccatori, cioè l'abbandono della morte, perché potesse essere riconosciuto come Dio. Questo abbassarsi di Dio, che non si arresta davanti alla morte in croce, è compreso dagli uomini dopo la resurrezione, quando ne possono percepire anche le ragioni e lo scopo: all'abbandono di un cuore umano, che lo ha amato e che si affidato a Lui totalmente, Dio vuole rispondere con il dono totale dello Spirito, dal momento che in Gesù dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità.
In Gesù Cristo, l'umanità diventa fonte di salvezza, di vita, e di gioia per tutti gli uomini. Con la consegna del suo corpo e del suo sangue, con il dono del suo Spirito, chiama gli uomini alla sequela, ad una vera comunione tra le persone, segno e strumento del destino dell'universo.
Così, guardando con stupore l'opera che Dio affida al cuore umano, la dignità con la quale si vuole esaltare il suo cammino, il rispetto speciale con cui offre la sua Vita all'uomo, l'uomo non trova nel Dio vero un avversario, ma gioisce della gloria dell'amore di Dio.
Alfonso Carrasco Rouco Facoltà di Teologia San Damaso Madrid