LA VITA LITURGICA NELLA FORMAZIONE PERMANENTE DEL CLERO

La formazione permanente mantiene "la giovinezza

dello spirito", che nessuno può imporre dall'esterno, ma

che ciascuno deve ritrovare continuamente dentro se stesso.

Solo chi conserva sempre vivo il desiderio di imparare e

di crescere possiede questa "giovinezza".

(PDV, 79)

 

Abbreviazioni dei documenti:

Clero,31 gennaio 1994

Istruz.sulla formaz.liturgica nei Seminari,3 giugno 1979

Guida della comunità in vista del Terzo Millennio Cristiano,

Congregaz.per il Clero,19 marzo 1999

Post-sinodale circa la formazione dei sacerdoti nelle circostanze

Attuali, 25 marzo 1992

XXV anniv.Sacros.Conc. ,4.12.1988

I. INTRODUZIONE

La finalità di queste lezioni non è quella di fare teologia liturgica, né storia della liturgia bensì, per quanto possibile, aiutarci a riscoprire, per poter poi vivere come sacerdoti, tutta la bellezza e l'importanza della liturgia, la sua dignità, sobrietà e solennità. Entrare cioè con maggiore consapevolezza nel vero spirito liturgico della Chiesa. Questo al fine di prendere coscienza dell'importanza, non solo cultuale ma anche educativa e formativa che deve avere la Sacra Liturgia nella nostra vita sacerdotale e non solo per noi, ma anche per i confratelli che dovremo aiutare occupandoci della formazione permanente del clero..

Mi sembra necessario cominciare questa esposizione, prendendo come punto di partenza le chiare indicazioni che ci offre l'Esortazione Postsinodale Pastores dabo vobis sulla formazione permanente dei sacerdoti, in quello che fa riferimento alla vita liturgica dei presbiteri.

Parlando della formazione permanente, il documento pontificio la collega, come è logico alla formazione iniziale: "La formazione permanente dei sacerdoti, sia diocesani sia religiosi, è la continuazione naturale e assolutamente necessaria di quel processo di strutturazione della personalità presbiterale che si è iniziato e sviluppato in seminario o nella casa religiosa con il cammino formativo in vista dell'ordinazione. E' di particolare importanza avvertire e rispettare l'intrinseco legame che esiste tra la formazione precedente l'ordinazione e quella successiva" (PDV nº 71)

E ancora: "Proprio perché la formazione permanente è una continuazione di quella del seminario, il suo fine non può essere un puro atteggiamento per così dire professionale, ottenuto con l'apprendimento di alcune tecniche pastorali nuove. Deve essere piuttosto il mantenere vivo un generale e integrale processo di continua maturazione, mediante l'approfondimento sia di ciascuna delle dimensioni della formazione - umana, spirituale, intellettuale e pastorale". (PDV nº 71)

Che significa dimensione spirituale della formazione permanente. Significa assimilare e vivere "in maniera personale, cioè cosciente e libera, mediante una comunione di vita e di amore sempre più ricca e una condivisione sempre più ampia e radicale dei sentimenti e degli atteggiamenti di Gesù Cristo. In questo legame tra il Signore Gesù e il sacerdote, legame ontologico e psicologico, sacramentale e morale, sta il fondamento e nello stesso tempo la forza per quella "vita secondo lo Spirito" e per quel "radicalismo evangelico" al quale è chiamato ogni sacerdote e che viene favorito dalla formazione permanente nel suo aspetto spirituale". (PDV nº 72)

È evidente che questa formazione risulta necessaria anche in ordine al ministero sacerdotale, alla sua autenticità e fecondità spirituale. Quel grande pastore d'anime che fu San Carlo Borromeo, mostrando profonda, e diretta, conoscenza della situazione in cui vengono a trovarsi coloro che si immergono nella vita pastorale, ammoniva con linguaggio particolarmente incisivo: "Eserciti la cura d'anime?: Non trascurare per questo la cura di te stesso, e non darti agli altri fino al punto che non rimanga nulla di te a te stesso. Devi avere certo presente il ricordo delle anime di cui sei pastore, ma non dimenticarti di te stesso. Comprendete, fratelli, che niente è così necessario a tutte le persone ecclesiastiche quanto la meditazione che precede, accompagna e segue tutte le nostre azioni: Canterò, dice il profeta, e mediterò (cfr. Sal 100, 1). Se amministri i sacramenti, o fratello, medita ciò che fai. Se celebri la messa, medita ciò che offri. Se reciti i salmi in coro, medita a chi e di che cosa parli. Se guidi le anime, medita da quale sangue siano state lavate; e tutto si faccia tra voi nella carità (1Cor 16,14). Così potremo superare le difficoltà che incontriamo, e sono innumerevoli, ogni giorno. Del resto ciò è richiesto dal compito affidatoci. Se così faremo avremo la forza per generare Cristo in noi e negli altri" (S. Carlo Borromeo, Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1559, 1178).

Dunque, torniamo a ciò che è stato detto riguardo alla formazione del presbitero, in particolare, riguardo alla formazione spirituale, nell'ambito della quale si trova situata la vita liturgica del sacerdote.

L`Esortazione postsinodale fa riferimento al Concilio Vaticano II. Il contenuto essenziale della formazione spirituale in un preciso itinerario verso il sacerdozio è bene espresso dal decreto conciliare "Optatam totius". Questo documento sembra indicare una triplice strada da percorrere: la fedele meditazione della parola di Dio, l'attiva partecipazione ai misteri sacrosanti della chiesa, il servizio della carità ai "piccoli". "Si insegni loro a cercare Cristo nella fedele meditazione della parola di Dio; nell'attiva partecipazione ai misteri sacrosanti della chiesa, soprattutto nell'eucaristia e nell'ufficio divino; nel vescovo che li manda e negli uomini ai quali sono inviati, specialmente nei poveri, nei piccoli, negli infermi, nei peccatori e negli increduli" (Optatam totius, 8)

Non lasciamoci sfuggire l'ordine che esiste, in queste parole del Concilio, per niente casuale, ma che segue la tradizione classica della spiritualità sacerdotale, e che dovremo tenere sempre presente. A Dio che parla si risponde innanzitutto con la preghiera e dopo, soltanto dopo e con i benefici effetti avuti da questa, con le opere.

La prima e fondamentale forma di risposta alla Parola è la Preghiera. "Il vertice della preghiera cristiana è l'eucaristia, che a sua volta si pone come culmine e fonte dei sacramenti e della liturgia delle ore. E per la formazione spirituale di ogni cristiano, e in specie di ogni sacerdote, è del tutto necessaria l educazione liturgica nel senso pieno di un inserimento vitale nel mistero pasquale di Gesù Cristo morto e risorto, presente e operante nei sacramenti della chiesa" (PDV, nº 48)

L'eucaristia fa il sacerdote. L´esortazione postsinodale sottolinea l´importanza capitale dell´eucaristia nella vita dei presbiteri: "Ora i sacerdoti, nella loro qualità di ministri delle cose sacre, sono soprattutto i ministri del sacrificio della messa: il loro ruolo è del tutto insostituibile, perché senza sacerdote non vi può essere offerta eucaristica. Questo spiega l'importanza essenziale dell'eucaristia per la vita e per il ministero sacerdotale e, conseguentemente, nella formazione spirituale dei candidati al sacerdozio" (PDV nº 48).

E con grande semplicità e all'insegna della massima concretezza ripete le parole che il Santo Padre aveva detto alcuni anni prima: "Converrà pertanto che i seminaristi partecipino ogni giorno alla celebrazione eucaristica, di modo che, in seguito, assumano come regola della loro vita sacerdotale questa celebrazione quotidiana. Essi saranno inoltre educati a considerare la celebrazione eucaristica come il momento essenziale della loro giornata, al quale parteciperanno attivamente, mai accontentandosi di un'assistenza soltanto abitudinaria. Infine, i candidati al sacerdozio saranno formati alle intime disposizioni che l'eucaristia promuove: la riconoscenza per i benefici ricevuti dall'alto, poiché eucaristia è azione di grazie; l'atteggiamento oblativo che li spinge a unire all'offerta eucaristica di Cristo la propria offerta personale; la carità nutrita da un sacramento che è segno di unità e di condivisione; il desiderio di contemplazione e di adorazione davanti a Cristo realmente presente sotto le specie eucaristiche". (Angelus, 1 luglio 1990, 3. L´Osservatore Romano 2-3 luglio 1990).

Ció che viene detto dell`Eucaristia illumina tutta la vita liturgica del ministro dell´Altare.

Sulla necessità e l'importanza della continua formazione liturgica del sacerdote, vorrei segnalare, qui di seguito alcuni testi che vi potranno senz'altro essere molto utili.

Nel campo della formazione sacerdotale, perfezionata e continuata, la sacra Liturgia è molto importante (IEF 61).

Dalla rinnovata vita Liturgica provengono sempre nuovi frutti (IEF 62)

Nella Liturgia si acquistano una più profonda e più piena esperienza del sacerdozio e delle sue esigenze (IEF 62)

Lo studio assiduo e l'esercizio della sacra Liturgia ricordano continuamente ai sacerdoti lo scopo ci tendono tutte le attività pastorali (IEF 62)

La formazione liturgica dei pastori è compito urgente (VQA 5)

Non si può desiderare, sperare e attendere la realizzazione della partecipazione piena e attiva di tutto il popolo se gli stessi pastori d'anime non sono penetrati, essi per primi, dello spirito e della forza della liturgia e non ne diventino maestri (SC 14)

La formazione liturgica dei pastori è un'opera di lungo respiro, la quale deve cominciare nei seminari e nelle case di formazione e continuare lungo tutto l'arco della vita sacerdotale (VQA 5)

Imparare ad osservare sempre meglio le leggi liturgiche (SC 17)

Sarebbe necessario innanzitutto approfondire gli aspetti principali dell'esistenza sacerdotale facendo riferimento, in particolare, all'insegnamento biblico, patristico e agiografico, nel quale il presbitero deve continuamente aggiornarsi. Sessioni particolari potrebbero essere dedicate alla cura della celebrazione dei sacramenti, come anche allo studio di questioni di spiritualità, quali le virtù cristiane e umane, il modo di pregare, il rapporto tra vita spirituale e il ministero liturgico, pastorale, ecc… (DMVP 76)

Più concretamente, è auspicabile che ogni presbitero, elabori un concreto progetto di vita personale, concordando possibilmente con il proprio direttore spirituale, per il quale si segnalano alcuni punti: 1. Meditazione quotidiana sulla Parola o su un mistero della fede; 2. Quotidiano incontro personale con Gesù nell'Eucarestia, oltre alla devota celebrazione della Santa Messa (DMVP 76).

Importanti sono gli incontri di studio e di riflessione comune: impediscono l'impoverimento culturale e l'arroccamento su posizioni di comodo anche in campo pastorale, frutto di pigrizia mentale (PDV 80).

 

Per quanto riguarda le dimensioni che vanno considerate nella continua formazione liturgica del sacerdote, ecco di seguito alcuni testi utili.

Innanzi tutto, l'aspetto teologico, pastorale ed ecumenico (IEF 44).

Lo stretto legame tra la Liturgia e la dottrina della fede (IEF 44,a).

La Chiesa esprime la propria fede soprattutto pregando, cosicchè la legge della preghiera stabilisce la legge della fede;

deve essere fedelmente osservata la "legge della preghiera", affinchè non sia messa in pericolo "la legge della fede".

Investigare accuratamente la tradizione del culto divino, specialmente quando tratta della natura della Chiesa e della dottrina e della disciplina dei sacramenti.

L'aspetto pastorale (IEF 44,b).

Comprendere rettamente e pienamente il rinnovamento liturgico promosso dal Concilio Vaticano II.

Alla luce della sana dottrina e della tradizione sia occidentale che orientale.

Conoscere bene le norme del rinnovamento liturgico, perché si comprendano meglio i motivi su cui si basano gli adattamenti e i cambiamenti decretati dalla Chiesa;

sapere discernere quelli che possono essere legittimamente auspicati;

sapere distinguere la parte immutabile della Liturgia, perché di istituzione divina, dalle altre parti soggette a cambiamento.

Il dialogo ecumenico promosso dallo stesso Concilio Vaticano II (IEF 44,c)

Richiede un'accurata preparazione nella scienza liturgica;

suscita molte e difficili questioni circa la liturgia.

 

II. RIFLESSIONI SULLA VITA LITURGICA

1. Come vivere la liturgia? Il Problema

Tutti noi conosciamo molto bene le molteplici- ed in certi casi anche gravi- difficoltà che si sono andate presentando in questo post-concilio, anche nel campo liturgico ( e naturalmente non certo a causa del Concilio stesso, come sappiamo, ma di una interpretazione di parte, se non addirittura errata, almeno quando si è fatto dire al Concilio cose che esso non dice). Questo è stato studiato con particolare attenzione anche da uomini che nella Chiesa rivestono incarichi di grande responsabilità. Si pensi ad esempio ha quanto ha scritto e pubblicato in proposito il Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione della Dottrina della fede, con studi, saggi, volumi, articoli, conferenze, interviste, documenti. Meriterebbe una tesi in proposito, anche per mettere in rilievo la maturazione di un pensiero come il suo, che non è soltanto parere personale, ma che riveste un'autorevolezza notevole e pregna di sign ificativi messaggi. Citerò di tanto in tanto qualche breve riferimento, in particolare dall'ultimo stupendo suo libro- che raccomando a soprattutto a voi 'formatori di formatori' : Introduzione allo spirito della Liturgia, ed.San Paolo 2001.

Vorrei però, in questa sede, servirmi e commentare un articolo del cardinale arcivescovo di Bruxelles, Godfried Danneels aparso nel dicembre 1995, nel bollettino ufficiale dell'Arcivescovado di Bruxelles, Pastoralia.

"Durante la prima metà di questo secolo, la liturgia era caratterizzata per una rottura completa tra il coro e la navata, il presbiterio ed i fedeli. Ognuno leggeva nel suo proprio libro di devozione o sgranava il suo rosario, mentre il sacerdote seguiva il suo rituale nell'altare. Si trattava di due liturgie parallele. Quella del popolo si faceva in funzione di quella del sacerdote, falsando la vera struttura della liturgia. Due barriere simbolizzavano questa frattura: la balaustra della comunione ed il latino. La riforma del Vaticano II suscitò un rinnovamento liturgico, il cui motore veniva dal concetto della partecipazione attiva. Si tolse simbolicamente la balaustra della comunione e si celebrò nella lingua del paese. Ma che cosa significa essere attivo nella liturgia? La risposta oscilla in due poli: o si entra nel gioco della liturgia oppure si manipola la liturgia per farle entrare nel nostro gioco. Anticamente il diritto canonico e le rubriche lo dominavano tutto: i sacerdoti, in attesa dei chiarimenti, si sottomettevano a volte alle sue prescrizioni con un'obbedienza (che poteva persino apparire) puerile. Oggi succede il contrario: è la liturgia che deve obbedire a noi e sottomettersi alle nostre tematiche, fino a tal punto che a volte sembra un meeting o un happening: celebriamo quello che abbiamo vissuto. Schematizzando un po', si può dire che il passare da un'obbedienza totale alle rubriche ad un atteggiamento manipolatore è una rivoluzione di 180 gradi."

2. La liturgia ci supera

"Il mistero che celebriamo è in primo luogo l'opera di Dio, quello che Egli opera in noi e per noi. La liturgia è l' epifanía del mistero di Dio, della redenzione di Cristo. Prolunga l'Incarnazione nei nostri simboli e riti, nella nostra proclamazione e partecipazione. È anche l' epifanía del corpo di Cristo: disegna il ritratto della Chiesa, perché la comunità riunita da Cristo è il Suo corpo. Nella liturgia, dunque, io entro: non la creo. La creatività nella liturgia è, come nella musica, una variazione su una tema imposta: il tema me lo danno, non nasce da me. La liturgia è un'architettura ispirata dalla Bibbia e dalla Tradizione, e cesellata per la Chiesa come sposa di Cristo. Bisogna entrare in essa con atteggiamento di servizio e non di manipolazione.

Dobbiamo essere noi a servire la liturgia, e non invece servirci di essa (ndt magari stravolgendola e strumentalizzandola). Si entra nella liturgia dirigendoci verso Dio per riceverlo. La celebrazione è fatta essenzialmente di ascolto, accoglienza, obbedienza. Non si tratta di parola umana, bensì una risposta umana alla parola di Dio".

È opera di Dio. La liturgia, per essere opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo che è la Chiesa, "è azione sacra per eccellenza, la cui efficacia, con lo stesso titolo e nello stesso grado non ha eguali in nessun'altra azione della Chiesa". "In maniera particolare nella Santa Eucaristia, nella quale è contenuto sostanzialmente tutto il bene comune spirituale della Chiesa ", "cioè, Cristo".

È opera di Cristo sacerdote. Nella liturgia lo stesso Cristo continua ad esercitare il suo sacerdozio eterno attraverso coloro che, in modo distinto, ha reso partecipi del suo sacerdozio, attraverso il Battesimo, la Cresima o Ordine Sacro. La liturgia è come "l'esercizio del sacerdozio di Cristo". "Per mezzo della liturgia, Cristo, il nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per essa, l'opera della nostra redenzione".

Dio glorificato, santificati gli uomini. "In questa opera tanto grande -della liturgia - Dio è perfettamente glorificato e gli uomini santificati". In modo tale che in essa -nella liturgia – "il Corpo mistico di Cristo, cioè, Capo e Corpo, esercita il culto pubblico integro", o detto altrimenti, "la Chiesa, per mezzo di Lui (Cristo) tributa culto al Padre Eterno".

È opera di salvezza. L'opera di salvezza che Cristo affidò agli Apostoli, si realizza nella liturgia "mediante il sacrificio ed i sacramenti, intorno ai quali gira tutta la vita liturgica". Specialmente, il sacramento-sacrificio dell'Eucaristia: l'Eucaristia è come la consumazione della vita spirituale ed il fine di tutti i sacramenti.

È opera della Chiesa. Tutta la Chiesa universale offre il sacrificio della Messa, ed ella è anche la cosa offerta. La Chiesa, nella liturgia, si manifesta a sé stessa. La Liturgia è "un'epifanía della Chiesa, perché la Liturgia è la Chiesa in preghiera". "Il Mistero della Chiesa è principalmente annunciato, ammirato e vissuto nella Liturgia" .

La liturgia è azione di Cristo e della Chiesa: di Cristo perché Egli è l'unico, il vero, ed il sommo sacerdote (Heb. 8,1) e della Chiesa perché "in questa opera tanto grande, per la quale Dio è perfettamente glorificato e gli uomini santificati, Cristo associa sempre a sé la sua amatissima Sposa, la Chiesa, che invoca il suo Signore e per mezzao Suo tributa culto al Padre Eterno"

Quindi, ha ragione da vendere il Card. Daneels segnalando la gran differenza che deve esistere tra la liturgia ed il teatro. L'arte dello spettacolo e dello sport è auto- espressivo: siamo noi quelli che scriviamo il testo, giochiamo la partita, realizziamo l'opera artistica o l'impresa sportiva. Si tratta di arti nobili che esprimono spesso sentimenti molto profondi, come la cosa tragica o la cosa comica dell'esistenza. Il pubblico partecipa nella misura in cui riconosce i propri sentimenti. In queste arti, l'attore è l'uomo. La liturgia non è l'ambito dove io svolgo un ruolo. È la casa nella quale sono ospite. L'attore del dramma liturgico non è l'uomo, bensì l'Uomo-Dio, Gesù Cristo in persona. Senza questa visione della fede, la liturgia non ha nessun senso: somiglia ad uno strano teatro, di gusto molto mediocre, che naturalmente non giustifica il dover muoversi tutte le domeniche. Non avrebbe interesse, e comprendo che non si partecipi a essa. Se la liturgia è, agli occhi della fede, l'epifanía di Cristo, il prolungamento, come dice san Leone Magno, di quello che il Signore visse in Palestina la -sua nascita, predicazione, miracoli, insegnamenti ai discepoli, conflitti coi farisei, processo e condanna, morte, resurrezione e la missione raccomandata ai suoi - allora si trasforma in una realtà mistica. Non è qualcosa di estraneo a me, perché anche io nacqui, anche io annuncio, vivo conflitti, comando e gli altri mi seguono, ed anche morirò. In una tragedia di Sofocle io riconosco i miei problemi come in un specchio. Il fatto di identificarmi coi personaggi realizza in me una catarsi. Nella liturgia io vedo i miei problemi alla luce di Cristo. Molto più, io non li vedo solamente: Cristo prende con sé il mio carico, mi libera e mi ama.

Per tutto questo, la liturgia appartiene alla Chiesa (è di sua pertinenza): "Investito del ministero di Pietro nella Chiesa, il Papa è presente in ogni celebrazione dell'Eucaristia in cui è espressamente nominato, come segno e sacramento dell'unità della Chiesa universale. Il vescovo del luogo è sempre responsabile dell'Eucaristia, ( è lui il primo Liturgo nella Diocesi), anche quando essa è presieduta da un presbítero; in essa è menzionato il nome del Vescovo Diocesano per significare che egli presiede la Chiesa particolare, in mezzo al suo presbiterio e con l'assistenza dei diaconi. La comunità, a sua volta, intercede per tutti i ministri che, per lei e con lei, offrono il sacrificio eucaristico .

3. Comprendere, si. Ma come?

Il linguaggio della liturgia ci precede. Arriva dell'Antico e dal Nuovo Testamento e dai misteri di Cristo trasmessi per mezzo di azioni simboliche. Noi lo riceviamo. Comprendere, non è farsi maestro. L'intelligenza non crea la realtà. Come i fari nella notte non creano i segnali stradal , ma permettono di vederli con il riflesso della loro luce. La mia intelligenza non crea questi segni, li decifra. Cosicché noi non siamo i proprietari dei segni e simboli liturgici, siamo i loro custodi.

Non comprenderemo mai la liturgia. Non perché non contenga nulla di comprensibile, bensì perché, dato che è il risultato dell' avere dato forma ai misteri di Cristo, non arriveremo mai ad abbracciarla tutta. E' lei, la liturgia, piuttosto, che abbraccia noi. Comprendere la liturgia è un problema di partecipazione, di intelligenza del cuore: bisogna sentirsi della famiglia per comprendere il suo linguaggio oltre alle parole e ai riti. L'intelligenza del cuore è molto più profonda del modo concettuale, antropologico e biblico di avvicinarsi ai riti e simboli.

La Chiesa "desidera ardentemente che si portino tutti i fedeli a quella partecipazione piena, cosciente, attiva… (e fruttuosa) nelle celebrazioni liturgiche…". Partecipazione piena vuole dire che deve manifestarsi tanto negli atti esterni - atteggiamenti, gesti, preghiere, canti… - come in quelli interni, con ferma volontà di unirsi con Cristo e con tutto il Corpo mistico. Partecipazione cosciente vuole dire che ognuno deve sapere quello che fa e perché lo fa. Non rimanere inconsapevole, distratto. Partecipazione attiva vuole dire che tutti devono prendere parte: "non assistano a questo mistero di fede come estranei o muti spettatori…"; devono fomentarsi le acclamazioni del popolo, le risposte, le antifone, la salmodia, i canti, le azioni, i gesti, le posizioni corporali. Partecipazione fruttuosa è la "partecipazione più perfetta", è il culmen della partecipazione liturgica; la massima e più effettiva, consiste nella Comunione sacramentale.

Entrare nella liturgia è sperimentarla con tutta la nostra personalità, con la nostra propria intelligenza ed il nostro proprio cuore, la nostra propria memoria, il nostro senso estetico ed i nostri propri sensi corporali: la vista, l'udito, l'olfatto, il tatto ed il gusto. Pertanto, non si tratta tanto di dover spiegare la liturgia, bensì di viverla. I commenti,(molte volte) ostacolano la comprensione della celebrazione invece di favorirla (come si vorrebbe). Non c'è nient'altro di più dannoso alla liturgia che una spiegazione superficiale che la riduce ad un'unica dimensione.

Certo il rinnovamento liturgico non può limitarsi alle cerimonie, riti, testi, etc., e la partecipazione attiva (partecipatio actuosa, di cui cominciò a parlare già S.Pio X, a suo tempo)… non consiste solo nell'attività esterna, bensì innanzitutto nella partecipazione interna e spirituale, nella partecipazione viva e fruttuosa al mistero pasquale di Gesù Cristo (cf. Sacrosanctum essere vive, vivibili e vissute. Concilium, nº11).

Le nostre liturgie cioè non possono essere vissute freddamente come qualcosa che non coinvolge e riguarda la vita, nel senso che deve entrare nelle nostre anime e nutrirne la fede. Non per questo bisogna sostituire il teatro, il cinema, la discoteca con l'altare. Ben lungi è il senso della riforma voluta dal Concilio. E' necessario che le nostre liturgie abbiano vita, che siano un'immediata esperienza di Cristo sacramentato. La liturgia deve fomentare il senso del sacro e farlo risplendere, in tutta la sua magnificenza. Deve essere, diciamo così, pervaso da quello spirito di riverenza e di estatico stupore che l'uomo ha quando scopre qualcosa, anche solo un barlume, della Gloria in cui Dio risplende, con tutti i suoi angeli ed i suoi santi (nella sua corte celeste).

4. Gratuità

Comprendere la liturgia è anche respingere ogni intenzione di ridurla a qualcosa che vada bene per tutto, , ad un esercizio per ricaricare le pile e risvegliare energie… Sottomettere la celebrazione ad un insegnamento teologico, ad una catechesi, ad una protesta, ad una campagna di sensibilizzazione per qualsivoglia e (magari anche inquietante) problema sociale o di raccolta di fondi (per ogni tipo di emergenza e necessità) vuole dire strumentalizzarla. Ogni volta che sottomettiamo la liturgia ad un altro maestro,( un maestro cioè che sia altro dal mistero di Cristo) l'ammazziamo. La liturgia appartiene all'ordine del mistero (qualcuno ha detto del gioco misterioso cfr. J.Ratzinger……………..). Ha la sua origine e fine in sé stessa. Non vuole ottenere niente. Quando si gioca, è per giocare e non per vincere un premio. Volere vincere un premio appartiene all'ordine della competizione. Se si gioca a calcio per denaro si degrada il gioco. Finisce il gioco. Ugualmente guidare il gioco liturgico per ottenere qualcosa, è degradarlo completamente.

Spesso la liturgia è diventata scuola. In essa vogliamo mettere dentro di tutto. Invece, deve continuare ad essere un'attività simbolica e ' ludica'. La vera liturgia si celebra nei monasteri.( ndr.Lì, al meno, non può avere scopi utilitaristici, ma viene vissuta in tutta la sua dimensione della lode a Dio ed alla sua infinita Bellezza). Prende il tempo che merita e si rivolge a tutta la persona, non è catechistica e le omelie utilizzano poche parole,(solo quelle necessarie) non ha niente di particolarmente artistico, e, tuttavia, è bella in sé stessa. Consiste interamente nell'accoglienza sostanziosa di Cristo attraverso l'azione liturgica. L'anima ed il corpo sono agganciati, benché l'intelligenza non abbia compreso tutto. La liturgia non può essere l'espressione di noi stessi: Abbiamo cantato bene! Il tema è stato buono, torneremo a vederci qui, la coreografia era eccezionale! No, la liturgia non è il posto dove uno gira per trovare gli altri, bensì il posto dove si trova il Signore (ndr almeno si dovrebbe, invece in molte liturgie si trova di tutto, meno che il Signore ?) Se la liturgia non ci apre completamente a qualcosa di differente, non abbiamo fatto nessun passo avanti da quando si diceva: La mia messa!.

5. Una finestra verso la realtà invisibile

La perdita del senso simbolico durante la storia è stata sempre molto pericolosa per la liturgia, perché il simbolo svolge solamente il suo ruolo in una cultura che è convinta che la realtà invisibile esiste. In un universo limitato al visibile e in cui ciò che conta è l'empirico, il simbolismo non può esistere, perché è la finestra aperta verso la realtà invisibile. Perché l'invisibile non si può dire attraverso la cosa sensibile :è per questo che bisogna ricorrere al simbolo per esprimerlo.

6. Parole e gesti

Gli elementi visibili hanno grande importanza nella liturgia. La parola deve avere il suo ritmo, né rapida né lenta, né voce graffiante né smorta; deve essere detta con espressione, senza teatralità, con sincerità, chiarezza, precisione, originalità, unzione. Deve evocare nei partecipanti la cosa concreta che Dio dice o ascolta. Deve essere proclamata la parola senza dimenticare che quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura è Dio che parla .

I gesti liturgici devono essere pieni, non superfluamente reiterativi, ordinati, umani, non di automi. Non devono omettersi. La qualità delle nostre celebrazioni deve badare fino a nei dettagli: le celebrazioni trascurate, flosce, non preparate, leggere, logorroiche, disordinate e caotiche, insulse, indeboliscono la fede dei partecipanti.

Non si ribadirà mai abbastanza la necessità della preparazione prossima e remota per la Santa Messa. In realtà, il giorno dovrebbe dividersi in due: una parte di preparazione; l'altra, di azione di grazie. Non c'è nient'altro di così importante nella nostra vita cristiana. Quando uno celebra o partecipa alla Messa, ha già il giorno guadagnato. Di lì la saggia avvertenza al celebrante che raffigura in alcuni sacrestie: "Celebra questa Messa come se fosse la prima, come se fosse l'ultima e come se fosse l'unica".

7. Come porre rimedio alla crisi della liturgia?

Può sembrare un paradosso, in questa epoca in cui tutti hanno sempre molta fretta,(ndr e tutti siamo sempre troppo di corsa) ma credo che sia necessario aumentare la durata delle celebrazioni.( Dare più tempo ad esse).

Che cosa direbbero a voi di un'accoglienza che deve finire in 23 minuti? Si ha bisogno di tempo per entrare nella liturgia con tutto l'essere, con la sensibilità, intelligenza, cuore e fede. Le liturgie orientali durano molto più, e nessun giovane pensa che gli incontri della Comunità di Taizé durano troppo o che le canzoni siano troppo ripetitive. In liturgia, si va comprendendo a poco a poco.

La nostra liturgia è diventata chiacchierona, praticamente non è più che parola ed insegnamento, con diminuzione dei gesti e colori… L'unico senso che utilizziamo è l'udito. Non c'è oramai niente da vedere. Alcuni pensano che dovrebbe introdursi il gioco scenico, la danza o il mimo. Non si deve tentare di costruire uno spettacolo nella liturgia, bensì di vigilare affinché gli oggetti muti possano parlare per se stessi: che il fuoco sia fuoco e non sostituito da una fredda lampadina; che il cero possa struggersi e gocciolare, invece di essere una miccia sospinta per una molla in un tubo ignifugo; che i fiori profumino, si aprano ed appassiscano, prima che essere artificialmente eterni; che lo spazio permetta l'andare e venire dall'azione liturgica; che la disposizione dell'altare, dell'ambone dal quale si proclama la Parola ed la sede del Celebrante, ci facciano entrare in questo spazio simbolico nel quale ogni elemento si compone con gli altri, nel quale l'assemblea si compone col celebrante in un'armonia che questa possa captare attraverso tutti i pori della pelle; che i paramenti parlino per se stessi prima che il celebrante apra la bocca. Togliete gli ornamenti liturgici ed il celebrante non sarà nient'altro che il signore Tal dei tali. Non sarà oramaipiù il sacerdote. Il paramento rende giustizia alla sua figura di presidente, a nome di Cristo, dell'assemblea. Anche i vestiti dei fedeli hanno la loro importanza. Non si tratta, ovviamente, di vestirsi da festa (per un fattore puramente estetico), bensì di fare constare che siamo invitati alla cena del Signore (dunque per la grande importanza che si attribuisce all'evento, è dunque, in fondo, questione di fede) È necessaria un'educazione dei sensi per aiutare i fedeli ad entrare nella liturgia: insegnare loro a viverla con tutto quello che sono, con i loro occhi, mani, piedi, pelle. La liturgia sembra essere divenuta così disincarnata che è normale che la gente preferisca andare ad un santuario, dove per lo meno può girare la statua e toccarla, infiammare un animo, collocare fiori; talmente 'disincarnata' (spiritualizzata), che è normale che la gente si informi sui culti esoterici( e magari ne subisca un certo fascino e li eserciti: Non dimentichiamo che siamo uomini, fatti di carne e ossa e che la liturgia dovrebbe investirci e riguardarci dalla testa ai piedi, coinvolgendoci integralmente. Da come sta all'altare il celebrante mostra anche il suo rapporto con il corpo, e anche con la teologia dell'incarnazione).

8. Riti e ripetizione

I riti servono per accrescere e sostenere l'esperienza religiosa e renderla quanto più possibile familiare. Quando Mosé vive l' incontro con Dio nel roveto ardente, l'avvenimento è come lava incandescente. Il fatto che questa esperienza fugace entri in una narrazione e si legga nell'assemblea, permette a tutti di entrare, in qualche modo, e a poco a poco in quella scena e di prendervi parte. I dogmi ed i riti proteggono, come un arca, la forte esperienza che non potremmo,diversamente, sopportare. Sono come occhiali da sole che ci permettono di guardare verso la luce, senza accecarci.

Nessuno può vedere Dio senza morire: per questo gli ebrei si avvicinavano a Dio attraverso un approssimarsi simbolico all'Arca ed al Tabernacolo. L'avvenimento di una nascita o di una morte ci commuovono in uguale maniera. Per questo i riti di accoglienza e le funzioni funebri permettono di addomesticare l'allegria e la tristezza. La ripetizione è indispensabile affinché la liturgia lavori su noi, come la goccia di acqua che cade sulla roccia e che, dopo secoli, penetra nell'esperienza umana, come la sorgente che scava canali (grazie al suo flusso persistente e costante). Dobbiamo trovare ogni anno le stesse feste per comprendere una nuova sfumatura. Tutti gli anni ascolto una Passione di Bach e tutti gli anni, il grido "Eloi, Eloi, lama sabachthani" risuona in me in maniera differente. Non perché la sua interpretazione sia differente, bensì perché io sono cambiato.

Psicologicamente, il tempo liturgico è una meraviglia. Il tempo della salvezza è lineare, va verso la sua realizzazione, ma il tempo liturgico ritorna come le stagioni. C'è routine, naturalmente. Appartiene a tutti i riti della vita. La liturgia non serve per commuovere i miei sentimenti o per svegliare la mia intelligenza. La liturgia mi permette un incontro.

9. Canto e musica

Per tutta questa materia, strettamente inerente al nostro argomento, si leggano l'approfondito ed interessante studio del Cardinale Ratzinger, in 'Introduzione allo spirito della liturgia',S.Paolo "001, da pag 132 a 152, soprattutto pag.148).

IV. CONCLUSIONE

Tutto lo sforzo che facciamo per migliorare le nostre liturgie sarà sempre poco di fronte alla magnificenza del Mistero che celebriamo, alla grandiosità dei frutti che si raggiungono e degli effetti che si producono.

 

 

Proposte concrete per una continua formazione liturgica del sacerdote.

E' dovere essenziale nella formazione permanente dedicare tempo allo studio della liturgia. Tutti gli anni si dovrebbe leggere almeno un buon libro sull'Eucaristia e dovrebbero ripassarsi l'Istituzione generale del Messale Romano, le Note Preliminari dei distinti rituali dei Sacramenti e Lezionari, le Norme dell'anno liturgico e del Calendario universale, della Liturgia delle Ore. E' consigliabile, date le agevolazioni di oggigiorno, che qualcuno registrasse in video qualcuna delle nostre Messe, così avremmo il vantaggio di vederci come ci vedono gli altri. Forse ci sorprenderebbe vedere in noi certi tics o eventualmente, sia nei gesti, nelle parole o negli atteggiamenti la non osservanza di alcune rubriche, nella sua lettera o nel suo spirito.

In definitiva, non è un'altra cosa che seguire l'invito che faceva il beato Giovanni XXIII: "Con affetto paterno Noi preghiamo di cuore i Nostri cari sacerdoti che periodicamente si interroghino sulla forma in cui celebrano i misteri divini…". È anche utile assistere o vedere la ripresa di una Messa presieduta da un altro. Quando è possibile sarebbe bene seguire le celebrazioni presiedute dal S.Padre, o da altri con una particolare attenzione a quelle che sono le norme delle celebrazioni liturgiche. Ogni liturgia dovrebbe avere, per quanto possibile, qualcosa di cattedratico, nel senso di qualcosa da insegnare.

Lo studio.

La costituzione "Sacrosantum Concilium" continua a sostenere la Chiesa lungo le vie del rinnovamento incrementandone la genuina vita liturgica (VQA 14).

La riforma dei riti e dei libri liturgici fu intrapresa quasi immediatamente dopo la promulgazione della costituzione"Sacrosantum Concilium" e fu attuata in pochi anni. Questo lavoro è stato fatto sotto la guida del principio conciliare: fedeltà alla Tradizione e apertura al legittimo progresso (cfr.Sacrosantum Consilium,n.23); perciò si può dire che la riforma liturgica è strettamente inserita nella tradizione "ad norman Sanctorum Patrum" (cfr. Sacrosantum Concilium,50; 2Missale Romanum, proem.6) (VQA 4).

I principi enunciati in questo documento (Vicesimus quintus annus) orientano anche per l'avvenire della liturgia, di modo che la riforma liturgica sia sempre puù compresa e attuata. "E' necessario, dunque, e conviene urgentemente intraprendere di nuovo un'educazione intensiva per far scoprire le ricchezze che contiene la Liturgia" (Dominicae Coenae,9) (VQA 14).

Conoscenza attualizzata dei libri liturgici attuali utilizzati nella celebrazione dei sacramenti

La Liturgia della Chiesa va al di là della riforma liturgica. Non siamo nella medesima situazione del 1963: una generazione di sacerdoti e di fedeli, che non ha conosciuto i libri liturgici anteriori alla riforma, agisce con responsabilità nella Chiesa e nella società. Non si può, dunque, continuare a parlare di cambiamento, come al tempo della pubbliocazione del documento, ignorando tutto un cammino fatto- insieme a tante difficoltà e molteplici, deprecabili, abusi. Bisogna piuttosto parlare di un approfondimento sempre più intenso della liturgia della Chiesa, celebrata secondo i libri attuali e vissuta, prima di tutto, come un fatto di ordine spirituale (VQA 14).

Le Prenotanda.

Esposizione dottrinale che intende:

condurre i celebranti alla comprensione della celebrazione

guidarli ad una attuazione sul piano rituale del sacramento che attualizza l'evento salvifico, il mistero pasquale.

Esse vanno fatte conoscere, studiate, valorizzate in tutti i modi in apposite iniziative di formazione permanente, anche con l'impiego di persone specializzate ed equilibrate.

Riti e testi.

La liturgia appartiene all'intero corpo della Chiesa (cfr.Sacr.Conc:,26). E' per questo che non è permesso ad alcuno, neppure al sacerdote, né ad un qualsiasi gruppo di aggiungervi, togliervi o cambiare alcunché di "proprio arbitrio"(cfr.Sacros.Conc.,22): La fedeltà ai riti e ai testi autentici della liturgia è una esigenza della "lex orandi", che deve essere sempre conforme alla "lex credendi". Si tratta di cosa molto seria, che va istillata, con la conseguente sensibilità, in coloro che si formano alla vita sacerdotale, ma anche nei giovani sacerdoti, già formati, che spesso non hanno avuto però un'adeguata formazione liturgica, se non in modo generico e superficiale. La liturgia è sempre un po' la cenerentola, che spesso viene trascurata o tralasciata, in favore degli altri ambiti teologici. Da questo punto di vista si lascia ampio spazio all'auto formazione dei candidati al sacerdozio o dei giovani sacerdoti, e non sempre questo da adito ad esiti felici. E' importante invece insistere su questo punto, anche per onestà e giustizia nei confronti dei fedeli, infatti la mancanza di fedeltà su questi punti può anche avere conseguenze gravi, ed in certi casi toccare la validità stessa dei sacramenti (VQA 10).

Il Direttorio per il ministero e la vita dei sacerdoti pubblicato dalla Congregazione per il clero il giovedì santo del 1994, mette a fuoco la questione con molta chiarezza:

Tra i vari aspetti del problema, oggi maggiormente avvertiti, merita di essere posto in evidenza quello del convinto rispetto delle norme liturgiche: "la Liturgia è l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo", "il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù". Essa costituisce un ambito dove il sacerdote deve avere particolare consapevolezza di essere ministro ( ndr e non padrone) e di ubbidire fedelmente alla Chiesa. "Regolare la sacra liturgia compete unicamente all'autorità della Chiesa, che risiede nella Sede Apostolica e, a norma del diritto, nel Vescovo". Il sacerdote, pertanto, non aggiungerà, toglierà o muterà alcunché di sua iniziativa. Questo vale in particolar modo per la celebrazione dei Sacramenti, che sono per eccellenza atti di Cristo e della Chiesa, e che il sacerdote amministra in persona di Cristo e a nome della Chiesa per il bene dei fedeli. Questi hanno un vero diritto a partecipare alle celebrazioni liturgiche così come le vuole la Chiesa e non secondo i gusti personali del singolo ministro e neppure secondo particolarismi rituali non approvati, espressione di singoli gruppi che tendono a chiudersi all'universalità del Popolo di Dio.

Le scelte pastorali adatte.

Se infatti la riforma della liturgia voluta dal Concilio Vaticano II può considerarsi ormai posta in atto (ndr. anche se non sempre, non dovunque e magari non con il giusto spirito), la pastorale liturgica , invece, costituisce un impegno permanente per attingere sempre più abbondantemente alla ricchezza della liturgia quella forza vitale che dal Cristo si diffonde alle membra del suo corpo che è la Chiesa (VQA 10). Poiché la liturgia ha un grande valore pastorale, i libri liturgici hanno previsto un margine d'adattamento all'assemblea ed alle persone, ed una possibilità d'apertura al genio ed alla cultura dei diversi popoli . La revisione dei riti ha cercato una 'nobile semplicità' e dei segni facilmente comprensibili, ma la semplicità auspicata non deve degenerare nell'impoverimento dei segni, al contrario: i segni, soprattutto quelli sacramentali, devono possedere la più grande espressività(VQA,10).

Si devono poi tenere in conto "le precisazioni delle diverse Conferenze Episcopali e dei rispettivi Ordinari nel loro ambito "

Conoscenza di documenti riguardanti la materia liturgica emanati dai diversi Dicasteri della Curia Romana:

Cfr. il sito Internet dell'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Cfr.,per esempio, il sito Internet www.vatican.va

Conoscenza dei documenti riguardanti la materia liturgica emanati dalle Conferenze Episcopali e dai rispettivi ordinari:

Cfr. il sito Internet dell'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana http://www2.chiesacattolica.it/ceidocs/seed/uffipack.componi?id=18;

cfr. il sito internet del Commotee on the Liturgy dell'United States Conference of Catholic Bishops http://www.nccbuscc.org/liturgy/index.htm).

Conoscenza dei sussidi per la pastorale liturgica:

Un sito interessante(nell'ambito italiano) che fornisce una vasta gamma di informazione e collegamento si trova, per esempio, in http://web.tiscali.it/celebrare/indice.htm.

Come risolvere i dubbi liturgici di carattere pratico:

consultare l'indice analitico che rimanda ai testi corrispondenti le seguenti raccolte di testi:

In italiano: Enchiridion liturgico: tutti i testi fondamentali della liturgia tradotti, annotati e attualizzati con i riferimenti al Catechismo della Chiesa Cattolica/ Centro azione liturgica. ".ed..--Casale Monferrato: Piemme,1994.

In latino: Enchiridion documentorum instaurationis liturgicae/ composuit et indice auxit Reiner Kaczynski.--Torino; Roma:Marietti: CLV- Edizioni liturgiche,1976-1997.

Verifica dello stile celebrativo:

"Il presbitero trova la verità piena della sua identità nell'essere una derivazione, una partecipazione specifica ed una continuazione di Cristo stesso, sommo e unico sacerdote della nuova ed eterna Alleanza: egli è un'immagine viva e trasparente di Cristo sacerdote" (PDV 12).

Il Direttorio ha osservazioni molto belle ed importanti a questo riguardo: "E' necessario richiamare il valore insostituibile che per il sacerdote ha la celebrazione quotidiana della Santa Messa, anche quando non vi fosse concorso di alcun fedele: Egli la vivrà come il momento centrale della giornata… In una civiltà sempre più sensibile alla comunicazione mediante i segni e le immagini, il sacerdote darà adeguata attenzione a tutto ciò che può esaltare il decoro e la sacralità della celebrazione eucaristica. E' importante che, in tale celebrazione, si pongano in giusto risalto la proprietà e la pulizia del luogo, l'architettura dell'altare e del tabernacolo,la nobiltà dei vasi sacri, dei paramenti,del canto,della musica,il sacro silenzio,ecc. Questi sono tutti elementi che possono contribuire ad una migliore partecipazione al Sacrificio Eucaristico. Infatti la scarsa attenzione agli aspetti simbolici della liturgia e, ancor più, la trascuratezza e la fretta, la superficialità e il disordine, ne svuotano il significato e indeboliscono la funzione di incremento della fede. Chi celebra male manifesta la debolezza della sua fede e non educa gli altri alla fede. Celebrare bene, invece, costituisce una prima importante catechesi sul santo Sacrificio" (DMVP 49).

Vita di pietà e celebrazione:

"Il sacerdote è stato, per così dire, concepito in quella lunga preghiera durante la quale il Signore Gesù ha parlato al Padre dei suoi Apostoli e, certamente, di tutti coloro che, nel corso dei secoli, sarebbero stati fatti partecipi della sua stessa missione (cf.Lc 6,12;Gv 17,15-20). La stessa orazione di Gesù nel Getsemani (cfMt 26,36-44,par.), tutta protesa verso il sacrificio sacerdotale sul Golgota, manifesta in modo paradigmatico "come il nostro sacerdozio debba essere profondamente vincolato alla preghiera: radicato nella preghiera".

"Nati da queste preghiere e chiamati a rinnovare un Sacrificio che da esse è inseparabile, i presbiteri manterranno vivo il loro ministero con una vita spirituale, alla quale daranno l'assoluta preminenza, evitando di trascurarla a motivo delle diverse attività. Proprio per poter svolgere fruttuosamente il ministero pastorale, il sacerdote ha bisogno di entrare in una particolare e profonda sintonia con Cristo buon Pastore, il quale, solo, resta il protagonista principale di ogni azione pastorale". (DMVP 38)

"Tale vita spirituale dev'essere incarnata nell'esistenza di ogni presbitero attraverso la liturgia, la preghiera personale, lo stile di vita e la pratica delle virtù cristiane, che contribuiscono alla fecondità dell'azione ministeriale. La stessa conformazione a Cristo esige, per così dire, di respirare un clima di amicizia e di incontro personale con il Signore Gesù e di servizio alla Chiesa, suo Corpo, che il sacerdote dimostrerà di amare attraverso l'adempimento fedele e indefesso dei doveri del ministero pastorale.

E' necessario, pertanto, che il presbitero programmi la sua vita di preghiera in modo da comprendere: la celebrazione eucaristica quotidiana,con adeguata preparzione e ringraziamento; la confessione frequente e la direzione spirituale già praticata in seminario, la celebrazione integra e fervorosa della liturgia delle ore, alla quale è quotidianamente tenuto; l'esame della propria coscienza; l'orazione mentale propriamente detta; la lectio divina; i prolungati momenti di silenzio e di colloquio, soprattutto negli Esercizi e Ritiri Spirituali periodici; le preziose espressioni della devozione mariana, come il Rosario; la Via Crucis e gli altri pii esercizi; la fruttuosa lettura agiografica.

Ogni anno, come segno di duraturo desiderio di fedeltà, durante la Messa crismale, i presbiteri rinnovino, davanti al Vescovo e insieme con lui, le promesse fatte nel momento dell'ordinazione.

La cura della vita spirituale deve essere sentita come un gioioso dovere da parte dello stesso sacerdote, ma anche come un diritto dei fedeli che cercano in lui consciamente o inconsciamente, l'uomo di Dio, il consigliere, il mediatore di pace, l'amico fedele e prudente, la guida sicura a cui affidarsi nei momenti più duri della vita, per trovare conforto e sicurezza". (DMVP 39)

 

 

Il valore della preparazione spirituale per ogni celebrazione:

Santa Messa: anche a questo riguardo l'esemplarità del sacerdote celebrante è fondamentale. " Celebrare bene costituisce una prima importante catechesi sul Santo Sacrificio. Anche se, evidentemente, non sarà questa l'intenzione del sacerdote, è tuttavia importante che i fedeli lo vedano prepararsi in raccoglimento per celebrare il Santo Sacrificio, che siano testimoni dell'amore e della devozione, che egli pone nella celebrazione e che possano imparare da lui a trattenersi per il ringraziamento per un certo tempo dopo la comunione" MPMSGC 2 (DMVP 39).

Predicazione: "Il presbitero sentirà il dovere di riservare particolare attenzione alla preparazione, sia remota che prossima, dell'omelia liturgica, ai suoi contenuti, all'equilibrio tra parte espositiva e applicativa, alla pedagogia e alla tecnica del porgere, fino alla buona dizione, rispettosa della dignità dell'atto e dei destinatari". (DMVP 46). "Pensando alla predicazione sacerdotale è necessario insistere, come del resto si è sempre fatto, sull'importanza della preparazione remota, che può essere concretizzata, ad esempio, nell'orientare adeguatamente le proprie letture e persino i propri interessi verso aspetti, che possano migliorare la preparazione dei ministri ordinati. Insieme a quanto detto sinora, è anche importante una preparazione prossima alla predicazione della Parola di Dio. Salvo casi eccezionali, in cui non sarà stato possibile fare in altro modo, l'umiltà e la laboriosità porteranno, ad esempio, a preparare con cura almeno uno schema di ciò che si deve dire. Il segreto umano di una predicazione fruttuosa della Parola consiste in buona misura nella professionalità del predicatore, che sa ciò che vuole dire e come dirlo e che ha alle spalle una seria preparazione remota e prossima, senza improvvisazioni da dilettante". (MPMSGC 2)

 

Vita eucaristica: "La centralità dell'Eucarestia dovrà apparire non solo dalla degna e sentita celebrazione del Sacrifgicio, ma altresì dalla frequente adorazione del Sacramento, in modo che il presbitero appaia modello del gregge anche nell'attenzione devota e nell'assidua meditazione fatta- sempre che ciò sia possibile- alla presenza del Signore nel Tabernacolo. E' da auspicarsi che i presbiteri incaricati della guida di comunità dedichino larghi spazi all'adorazione comunitaria e riservino al Santissimo Sacramento dell'altare, anche fuori della Santa Messa, attenzioni e onori superiori a qualsiasi altro rito e gesto. "La fede e l'amore per l'Eucarestia non possono permettere che la presenza di Cristo nel Tabernacolo rimanga solitaria". Momento privilegiato dell'Adorazione Eucaristica può essere la celebrazione della liturgia delle ore, la quale costituisce il vero prolungamento, durante la giornata, del sacrificio di lode e di ringraziamento che ha nella santa Messa il centro e la fonte sacramentale".(DMVP 50).

Una biblioteca di base per la Liturgia:

contano prima di tutto i libri liturgici che uno utilizza, cioè, tutti i componenti del Rituale Romano.

Forse in Seminario, oppure in Cattedrale o in Curia, mettere a disposizione anche i libri componenti del Pontificale Romano.

Alcuni dizionari di liturgia: Liturgia, a cura di Domenico Sartore csj, Achille M.Triacca sdb,Carlo Cibien ssp--Cinisello Balsamo, San Paolo,2001.2154 pag.(dizionari san Paolo) bibliografia per ogni voce.

Alcuni libri di testo base: Lopez Martin,Julian, In spirito e verità: introduzione alla liturgia--Cinisello Balsamo: ed.Paoline,1989.(testi di teologia0005).

Alcuni libri di carattere storico: Martimort Aime Georges, La chiesa in preghiera, Queriniana (Brescia 1984-1987),4 voll.tit.orig.L'Eglise en priere.Tradotto anche in spagnolo e inglese.

Sussidi liturgici: Elledici, cfr il sito Internet menzionata sopra.

Come introduzione, all'inizio verranno lette alcune definizioni di liturgia, prese da autori diversi, e direttamente tradotte dalle lingue originali.

Come intermezzo, anche per dare sollievo, tra una parte e l'altra più intensa della lezione, verranno svolti alcuni punti tratti dall'agiografia, inerenti al tema

( con riferimenti alla vita di S.Giovanni Maria Vianney, del Beato Edoardo Poppe, del Beato Josè Maria Escrivà de Balaguer, del Beato Dom Columba Marmion, del Beato Padre Pio da Pietrelcina, del Beato Francesco Drzewiecki fdp, del sdD Mons.Giuseppe Canovai).

Mons. Claudio Jovine