CONFERENZE EPISCOPALI
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[1] Dopo l'ecclesiologia Vaticana II le conferenze episcopali sono divenute un tema di interesse ed importanza crescente per studi e riflessioni teologiche. Le conferenze episcopali " iniziate nel diciannovesimo secolo.....furono istituite per scopi pastorali specifici per rispondere alle diverse questioni ecclesiastiche di interesse comune, o a nuove esigenze nell' opera di evangelizzazione di cui hanno fatto esperienza molti vescovi in territori in cui chiese locali /particolari condividono situazioni sociologiche, culturali e storiche simili
[2] Nel tempo i Vescovi si sono riuniti in assemblee (all’inizio consultive) che sono poi divenute più permanenti, queste assemblee assicuravano la coordinazione stabile di almeno alcune attività pastorali delle diocesi in questione. Queste iniziative ricevevano un forte aiuto dalla Santa Sede. Papa Pio XII incoraggiò la nascita di queste conferenze, e il Vaticano II, in almeno otto documenti - Lumen Gentium e Christus Dominus per primo- affidava loro scopi e problematiche determinate specifiche. Il motu proprio Ecclwsiae sancte di Paolo VI (1966) creato per per le conferenze episcopali da istituire là dove non ne esistevano ancora nel 1973, il Direttore per il Ministero Pastorale dei Vescovi ne parlava come un "mezzo dei nostri tempi per contribuire in modo vario e fruttuoso alla pratica della collegialità. (ed esse) servivano ad incrementare lo spirito di comunione con la Chiesa universale e le diverse Chiese locali".
Nel 1983 il codice di diritto canonico, ha dedicato un capitolo a parte a queste conferenze (leggi 447-459)
II
Il Sinodo straordinario dei vescovi del 1985 evidenziava che nell’attuale situazione, non v’è alcun dubbio sulla loro efficacia, chiedeva che il loro stato giuridico e teologico fosse ben studiato e determinato in modo più chiaro e definitivo, soprattutto rispetto al problema della autorità dottrinale (Sinodo 1985, Relatio finalis, II, C, 8b).
-II-
[4]
In risposta alle richieste del Sinodo, tredici anni dopo; il 21 maggio 1988, Papa Giovanni Paolo II, promulgò il suo motu proprio Apostolos Suos [ AS] . AS dopo aver brevemente sviluppato i fondamentali teologici per queste conferenze e le azioni congiunte dei vescovi che a loro appartengono, istituì quattro "norme compliMentari", specialmente per le "dichiarazioni dottrinali emanate dalle conferenze".
[5] La AS per primo parla della crescente rilevanza ed importanza delle conferenze: "Ie conferenze episcopali ... hanno assunto il ruolo di organo preferito dei vescovi di una nazione o di un determinato territorio per lo scambio di vedute, per la consultazione reciproca e per la collaborazione a vantaggio dal bene comune delle chiesa." Inoltre, in anni recenti, le CE "sono diventate una realtà' concreta, viva ed efficiente in tutte le parti del mondo. La loro rilevanza appare dal fatto che esse contribuiscono efficacemente all'unita' fra I vescovi, e quindi all'unita' della chiesa, essendo uno strumento assai valido per rinsaldare la comunione ecclesiale."
6 Mentre il motu proprio riguarda le conferenze alla loro ultima fondazione nella communio ecclesiale che il legame sacramentale/ontologico dell’unità della Chiesa e su un altro livello del collegio totale dei vescovi,
[7] Giungendo ora alla autorità dottrinale delle conferenze, AS insegna " "La voce concorde dei vescovi di un determinato territorio, quando, in comunione col romano pontefice, proclamano congiuntamente la verità cattolica in materia di fede o di morale, può giungere al loro popolo con maggiore efficacia e rendere più agevole l'adesione dei loro fedeli col religioso ossequio dello spirito a tale magistero." Ma, il punto centrale è questo: "Se le dichiarazioni dottrinali delle conferenze episcopali sono approvate all’unanimità, indubbiamente possono essere pubblicanti a nome delle conferenze stesse, e i fedeli sono tenuti ad aderire con religioso ossequio dell’animo a quel magistero autentico dei proprio vescovi. Se però viene a mancare tale unanimità, la sola maggioranza dei vescovi di una conferenza non può pubblicare l'eventuale dichiarazione come magistero autentico della medesima cui debbano aderire tutti i fedeli del territorio, a meno che non ottengano la revisione (recognitio) della sede apostolica..."
[8] Ne1la presentazione delle linee dottrinale del testo, il stesso Cardinale Joseph Ratzinger della CDF ha chiarito che "1a lettera apostolica non intende riprendere l'intera. problematica ecclesiologica relativa al rapporto tra Chiesa universale e Chiesa particolare (...), né ha l'intenzione di rispondere a tutti i numerosi quesiti che la teologia ha sollevato in questi anni intorno al problema di chiarire il fondamento teologico di tali organismi, espressione dell' affetto collegiale. Sarebbe quindi errato attribuire al presente documento pontificio lo scopo de precludere ulteriori chiarificazioni teologiche, nella linea della fedeltà e della continuità dottrinale col l'insegnamento magistrale."
- III -
[9] Non pochi sono i problemi che, in questa "intera problematica ecclesiologica"a cui fa riferimento il Prefetto della CDF, rimarranno punti di discussione ecclesiologica significativi oggi giorno. Per esempio, per ciò che concerne la nozione che " nel suo essenziale mistero la Chiesa universale è una realtà, ontologicamente e temporalmente superiore ad ogni Chiesa individuale, " la domanda è quindi "Poiché la Chiesa, la chiesa attuale esiste "all’interno e a partire dalle Chiese locali, secondo l’insegnamento del Vaticano II….non possono invece coesistere l’unica Chiesa e quelle particolari ? Da tali diverse opzioni teologiche scaturiscono molte conseguenze rilevanti, anche in più aree pastorali e pratiche sulla relazione tra la Chiesa universale e Chiese locali, persino nel modo di concepire definitivamente lo stato teologico e la competenza delle conferenze episcopali. Continuano ad essere necessari ulteriori chiarimenti sulla realizzazione pratica della collegialità episcopale nell’azione congiunta delle conferenze episcopali.
(10) La speranza è di attendere in futuro studi fruttuosi, riflessioni e discussioni, così che le fondamenta teologiche di un organismo ecclesiale come la conferenza episcopale possano pienamente ed adeguatamente risolvere e quindi mettere più in evidenza la più piena realizzazione dell’effectus collegialis e communio ecclesialis nella Chiesa vivente dei nostri giorni.