Darío Card. Castrillón Hoyos - Per la giornata mondiale santificazione sacerdoti 2002

 

"Eucarestia e Confessione:

ripartire dalla Misericordia di Dio

per riscoprire l’identità sacerdotale"

Cari amici sacerdoti,

la Giornata per la Santificazione Mondiale del Clero 2002, si vuole ispirare al tema delle Lettere ai Sacerdoti di Giovanni Paolo II in occasione del Giovedì Santo 2000, 2001 e 2002, che hanno focalizzato la nostra attenzione sul mistero dell’Eucarestia e della Confessione.

Proprio per noi ministri ordinati questi sono i due sacramenti nei quali, in modo particolare e personale, sperimentiamo l’indicibile amore misericordioso di Dio Padre per noi e per l’umanità intera.

I sacramenti dell’Eucarestia e della Confessione sono realmente il cuore del nostro sacerdozio. Infatti, Dio Padre si confida a noi presbiteri in un modo unico, affidandoci il Figlio suo Gesù che, nella Santa Messa, si dona a tutti, attraverso il nostro ministero, con il suo Corpo e il suo Sangue: "il sangue versato per voi e per tutti" (Mt 26, 28; Mc 14, 24; Lc 22, 20).

Quante volte, nella celebrazione del divino Sacrificio, abbiamo pronunciato queste sacre parole presi da un certo timore e stupore, per la fiducia che il Signore ha posto in noi, chiamandoci ad immergere la nostra miseria e povertà nel suo Sangue, che ogni giorno viene "versato per noi e per tutti".

Non sarebbe possibile riscoprire la nostra identità sacerdotale senza ritornare alla sorgente eucaristica, al Cenacolo, grembo del nostro sacerdozio, secondo il richiamo del Santo Padre durante il Grande Giubileo:

"Dobbiamo rimeditare sempre di nuovo il mistero di quella notte. Dobbiamo tornare spesso con lo spirito a questo Cenacolo, dove specialmente noi sacerdoti possiamo sentirci, in certo senso, ‘di casa. Di noi si potrebbe dire, rispetto al Cenacolo, quello che il Salmista dice dei popoli rispetto a Gerusalemme: ‘ II Signore scriverà nel libro dei popoli: Là costui è nato’ (Sal 87 [86], 6)" (Lettera ai Sacerdoti nel Giovedì Santo 2000).

Nel sacramento della Riconciliazione, invece, è lo Spirito Santo che il Padre e il Figlio ci donano per la remissione dei nostri peccati e lo fanno attraverso l’azione della Chiesa, mediante il sacerdote. Quindi, nella pratica della confessione, per il fedele e ancor più per noi ministri della Riconciliazione, diventa particolarmente tangibile l’azione dello Spirito di Dio, che ci chiama ad una speciale intimità di intenzione e di azione con Lui. Colui che è ministro della Confessione è vicario del Perdono divino nel confessionale; dipende così anche da lui quanto il penitente potrà contemplare il volto misericordioso di Gesù e gustare la gioia della riconciliazione, così come insegna il Santo Padre:

"In altri termini – e ciò ci riempie di responsabilità – Dio conta anche su di noi, sulla nostra disponibilità e fedeltà, per operare i suoi prodigi nei cuori. Nella celebrazione di questo Sacramento, forse ancor più che in altri, è importante che i fedeli facciano una esperienza viva del volto di Cristo Buon Pastore" (Lettera ai Sacerdoti nel Giovedì Santo 2002).

San Paolo sintetizza con il termine "ambasciatori" il nostro mirabile e gratuito ministero: "noi fungiamo… da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2 Cor 5, 20).

Oggi, più che mai, la Chiesa e l’umanità sentono l’esigenza della misericordia, della purificazione e della pace. Si parla, come è ovvio, di giustizia ma la giustizia non può essere mai dissociata dal perdono; una giustizia senza misericordia non sarebbe giustizia di Dio ma solo giustizia umana, che mai potrebbe risolvere i numerosi conflitti che attraversano l’ora attuale, conflitti individuali e comunitari, nazionali e internazionali, i quali necessitano di un reale supplemento di misericordia per essere superati.

Noi sacerdoti in primo luogo siamo calorosamente invitati da Cristo e dal suo Vicario in terra, il Papa, a ritornare ad abbeverarci alla sorgente della divina misericordia, che sgorga sempre sovrabbondante dai sacramenti dell’Eucarestia e della Riconciliazione. "Occorre ripartire da Lui per riscoprire la sorgente e la logica profonda della nostra fraternità: ‘Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri’ " (Gv 13, 34)"

(Lettera ai Sacerdoti nel Giovedì Santo 2001).

Se, per assurdo, non lo facessimo, ci ritroveremmo sempre più immersi nella notte, in una confusa oscurità etica e nell’impotenza spirituale dinanzi ad un’onda di male che rischierebbe di capovolgerci, se non venisse arrestata e vinta dall’onda della misericordia divina.

Tornano in mente, a questo proposito, le parole di Gesù citate nell’omelia della canonizzazione dell’umile suora polacca Faustina Kowalska, il 30 aprile del 2000, Domenica della divina misericordia:

"Disse Gesù a Suor Faustina: ‘L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia’ (Diario, p. 132)". Il Santo Padre, in quello stesso discorso, proseguiva con accento profetico:

"Che cosa ci porteranno gli anni che sono davanti a noi? (…) E' certo tuttavia che accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose. Ma la luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini del terzo millennio. Come gli Apostoli un tempo, è necessario però che anche l'umanità di oggi accolga nel cenacolo della storia Cristo risorto, che mostra le ferite della sua crocifissione e ripete: Pace a voi! Occorre che l'umanità si lasci raggiungere e pervadere dallo Spirito che Cristo risorto le dona. E' lo Spirito che risana le ferite del cuore, abbatte le barriere che ci distaccano da Dio e ci dividono tra di noi, restituisce insieme la gioia dell'amore del Padre e quella dell'unità fraterna" (Giovanni Paolo II, omelia del 30 aprile 2000).

Se caliamo nel nostro oggi l’appello di Gesù alla "fiducia alla divina misericordia", rilanciato dal Papa per l’epoca attuale, non possiamo non renderci conto di quanto, proprio noi sacerdoti, siamo interpellati in prima persona a lasciarci pervadere dallo Spirito che Cristo risorto ci dona e a diventare per tutti segno del perdono di Dio (cfr. Gv 20, 19-23). Senza il perdono, frutto della misericordia, la pace si risolverebbe in una vera utopia e, al suo posto, subentrerebbe inevitabilmente la vendetta e la ritorsione.

Solo il comandamento di Cristo "amatevi gli uni altri come io vi ho amato" (Gv 13, 34) e "amate i vostri nemici" (Lc 6, 27), è capace di riconciliarci a Dio, di riconciliare l’uomo con se stesso e con il suo prossimo. La forza prorompente del cristianesimo - e che nessun altra religione conosce in tale misura - non è forse la misericordia e il perdono?

Questa energia dinamica e continuamente attiva che scaturisce dalla Redenzione di Cristo, si comunica all’umanità soprattutto mediante il ministero sacerdotale. Solo esso può donare l’Eucarestia e il Perdono sacramentale! Anche se, talvolta, il nostro scoraggiamento può essere forte innanzi all’indifferenza del mondo, che può diventare perfino ostilità contro la Chiesa, non dobbiamo dimenticare che la nostra società ha sete del perdono e della pace che Cristo risorto è venuto a portare e che solo in Lui ha la scaturigine. Il Santo Padre ci dice una profonda verità a questo proposito, facendoci riflettere sulla natura dell’annuncio di Cristo:

"come annunciatori di Cristo, siamo innanzitutto invitati a vivere nella sua intimità: non si può dare agli altri ciò che noi stessi non abbiamo! C’è una sete di Cristo che, nonostante tante apparenze contrarie, affiora anche nella società contemporanea, emerge tra le incoerenze di nuove forme di spiritualità, si delinea persino quando, sui grandi nodi etici, la testimonianza della Chiesa diventa segno di contraddizione. Questa sete di Cristo — consapevole o meno — non può essere placata da parole vuote. Solo autentici testimoni possono irradiare credibilmente la parola che salva" (Lettera ai Sacerdoti nel Giovedì Santo 2001).

Come attingere questo Spirito di Cristo, che ci rende testimoni del suo dono, se non ritorniamo alla pratica frequente e regolare della Confessione individuale e se non ritorniamo alla celebrazione profondamente sentita, vissuta, della Santa Messa, che viene come prolungata nell’adorazione eucaristica, alla quale dobbiamo ridare spazio e congruo tempo nella nostra giornata?

Il sacerdote viene come nutrito dall’adorazione eucaristica che, insieme alla Confessione frequente, diventa per lui il riposo più efficace, profonda pace e balsamo dell’anima. Non ci salveranno, infatti, né le attività né i discorsi, né i convegni che, talvolta pur lodevolmente, avremo fatti ma l’amore per il Signore Gesù, la cui assoluta sovranità deve risplendere nella vita di ogni sacerdote. E’ di qui che parte il fremito missionario dell’"omnia instaurare in Christo"! E’ di qui che si attinge quell’entusiasmo che è irrinunciabile!

Questa realtà spirituale i Santi della Chiesa l’hanno volutamente capita e vissuta; essi, spesso, ci hanno lasciato anche per iscritto le loro feconde esperienze di comunione con il Signore Gesù.

Ad esempio, nel suo famoso libro Introduzione alla vita devota, San Francesco di Sales descrive magistralmente l’assoluta necessità di tempi di ritiro spirituale, regolarmente presi, per rimettere a posto la propria anima, che viene paragonata ad un orologio:

"Non c’è orologio, per buono che sia, che non lo si debba ricaricare o tendere due volte al giorno, al mattino e alla sera, e poi, bisogna inoltre che almeno una volta all’anno lo si smonti in tutte le sue parti, per togliere le ruggini che avrà contratte, raddrizzare i pezzi deformati e riparare quelli che sono consumati. Così chi ha cura del suo prezioso cuore (…) deve smontarlo almeno una volta all’anno, e controllare accuratamente tutti i pezzi, ossia tutti i suoi sentimenti e le sue passioni, per riparare tutti i difetti che vi scopre. E allo stesso modo che l’orologiaio unge con olio speciale gli ingranaggi, le molle e tutte le parti meccaniche dell’orologio (…), così la persona devota (…) deve ungerlo con i Sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia. Questo esercizio ti farà recuperare le forze indebolite dal tempo, ti riscalderà il cuore, farà riprendere vigore ai tuoi buoni propositi e rifiorire le virtù del tuo spirito" (IVD V 1).

Questo santo vescovo, preziosissimo maestro di vita spirituale, è diventato di esempio per gli altri Confratelli, che si sono sforzati durante i secoli e si applicano tuttavia a doverosamente aiutare i loro più preziosi ed indispensabili collaboratori, i sacerdoti, a ritrovare se stessi e la gioia del loro ministero, chiamandoli "in disparte", nel silenzio e nella distensione. Così faceva Gesù che dedicava tanta parte del suo tempo alla cura personale dei suoi apostoli, ai quali, spesso, lontano dalla folla e dalle attività, spiegava il senso delle Scritture, li preparava agli avvenimenti dolorosi, li consolava e li fortificava nella fede (cfr. Mt 17, 1; Mt 20, 17; Mc 10, 32; Lc 10, 23).

Anche ai nostri giorni, in cui si fa sentire urgente l’opera di una sempre più motivata riappropriazione dell’identità sacerdotale e della spiritualità specifica ad essa conseguente, ci sono vescovi che considerano la cura personale dei sacerdoti, la propria priorità pastorale, essendo essa condizione impreteribile per la fruttuosità di tutto il resto. Perciò, essi riservano più larghi spazi di tempo ai loro sacerdoti: per i colloqui personali e per la corrispondenza anche epistolare, per pregare e per promuovere la mutua fiducia, per non far mancare mai la guida e il consiglio, l’autorevolezza e la tenerezza… proprio come ha fatto Gesù, vivendo con i suoi apostoli.

Si deve avere il coraggio di operare scelte chiare in tal senso, favorendo, fra l’altro, maggiori spazi di preghiera e di condivisione fraterna tra i sacerdoti. Ad esempio, c’è chi ha proposto di istituire in Diocesi una Casa appositamente dedicata ai sacerdoti per farli sentire ben accolti, quando hanno bisogno di un periodo sufficiente di ritiro spirituale e di un recupero anche fisico; non mancano, poi, anche vere e proprie esperienze di vita sacerdotale comunitaria, sia di gruppi di sacerdoti tra loro che di sacerdoti con il loro vescovo. Forse, nel futuro, queste forme di vita sacerdotale comunitaria nelle Diocesi diventeranno veramente necessarie, laddove è forte il pericolo dell’isolamento nel quale rischiano di cadere quei sacerdoti che si sentono come abbandonati a se stessi per la carenza di aiuto, la sovrabbondanza delle attività, le lontananze geografiche, le difficoltà, le incomprensioni.

 

Ci sono vescovi che si recano di parrocchia in parrocchia per restarvi un tempo congruo, anche per più giorni, da trascorrere insieme con il parroco per vivere al suo fianco, condividendo la sua vita, rendendosi conto del suo ministero e per poter così progressivamente conoscere realisticamente il proprio presbiterio.

Non si può immaginare quanto benefico possa essere questo tempo trascorso insieme, come amici, tra un vescovo e i suoi sacerdoti! Benefico sia per i sacerdoti che per i vescovi, i quali, ovviamente, essendo i primi responsabili dei loro presbiteri ne condividono le gioie e i dolori. Non ha fatto così anche il Signore Gesù? Il vescovo non può fare a meno di conoscere personalmente i suoi sacerdoti e questi non possono fare a meno della paternità e dell’autentica guida del proprio vescovo.

Moltissime sono le attuali urgenze pastorali ma senza un’attenzione personale e personalizzata per i propri presbiteri e per il proprio Seminario, tutto è destinato alla sterilità.

Effettivamente, ci si rende sempre più conto di quanto sia importante, per rinsaldare la comunione ecclesiale in seno ad ogni comunità, pregare insieme, soprattutto innanzi al SS. Sacramento. Sì, il lavoro è immane, le sfide sempre più ardue ma proprio per questo si deve andare all’essenziale, all’anima di ogni apostolato, all’intimità divina e all’unità comunionale nel cuore del Corpo mistico.

Ciò vale innanzitutto tra il vescovo e i suoi sacerdoti, che formano il cuore pulsante dell’intera comunità diocesana. Nelle prime comunità cristiane, come ci narrano gli Atti degli Apostoli, questa comunione era molto viva. In esse era infatti fortissima l’adesione alle parole pronunciate da Gesù nell’ultima Cena, come suo Testamento: "amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv 13, 34); il segno distintivo dell’autenticità del loro cristianesimo, era questo: "in hoc cognoscent omnes…" (Gv 13, 35).

Sono i due sacramenti cardini dell’amore misericordioso di Dio, l’Eucarestia e la Confessione, che il Signore ci ha donato per cementare la nostra unione con Lui e, di conseguenza, l’unione tra tutti i fratelli. Essi ci sono stati donati nel contesto di una grande amicizia spirituale; entrambi scaturiscono dal Cenacolo, dove il Signore Gesù si è rivolto ai suoi come a propri amici: prima della Risurrezione donando l’Eucarestia e immediatamente dopo la sua Resurrezione istituendo la Confessione. Il "fate questo in memoria di me" (Lc 22, 19), il sacramento dell’Ordine che ha reso capaci i primi apostoli e noi tutti di perpetuare nei secoli il Sacrificio Eucaristico, è risuonato nel Cenacolo in un clima di intensa fiducia e di preghiera. Ecco perché il Santo Padre ha detto di noi che dobbiamo sentirci "di casa" nel Cenacolo, luogo della nostra nascita.

Questo "luogo", che è grembo materno del nostro ministero sacerdotale, deve essere come continuamente ri-conquistato in mezzo ai numerosi impegni e alle preoccupazioni; i sacerdoti, come gli apostoli un tempo, vi debbono essere guidati da una speciale intenzione pastorale, che richiede una fortemente motivata dedizione e non poca attenzione per preparare adeguatamente i contenuti di riflessione, il clima adatto alla preghiera e alla condivisione fiduciosa e fraterna, come fece nostro Signore.

Questo "luogo" richiede anche un tempo particolare, che non può essere confinato a qualche ritaglio di tempo, insufficiente a creare quell’atmosfera spirituale di rispetto reciproco, tra sacerdote e sacerdote, tra sacerdote e vescovo, la quale favorisce una celebrazione Eucaristica nella concordia degli intenti. Anche la confessione individuale, scambiata tra confratelli nel ministero, deve diventare più frequente e regolare:

"ricorriamo assiduamente, carissimi Sacerdoti, a questo Sacramento, perché il Signore possa purificare costantemente il nostro cuore rendendoci meno indegni dei misteri che celebriamo" (Lettera ai Sacerdoti nel Giovedì Santo 2001).

Mi sono permesso di rivolgermi a voi, in questa giornata dedicata a livello mondiale alla nostra santificazione, come vostro fratello nel Signore, consapevole, come dice San Paolo, che "abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi" (2 Cor 4, 7); ma proprio per questo ancora più dobbiamo essere convinti che Dio Padre ci assiste con mezzi di grazia talmente efficaci, che laddove "ha abbondato il peccato sovrabbonderà la grazia" (Rm 5, 20).

Soprattutto per noi diventa assolutamente necessario il fiducioso e rigenerante abbandono fra le braccia della divina misericordia, sull’esempio e seguendo le orme della Madre di Dio.

A Lei voglio affidare queste pagine di riflessione affinché tutti i suoi figli sacerdoti che le leggeranno, comprendano l’urgenza dell’ora presente di conversione quotidiana per diventare ciò che si è per vocazione. Insieme ci sforziamo di nulla anteporre all’amore di Cristo, di riscoprire per noi e per i fedeli la ricchezza del sacramento e della virtù della penitenza, di riscoprire pure la saggezza della disciplina ecclesiastica, con tutta la fecondità pastorale che discende dalla sua motivata, cordiale osservanza.

Lo scoraggiamento non può trovare dimora nel cuore di un "unto del Signore", poiché "nulla è impossibile a Dio" (Lc 1, 37) e Dio si fa facilmente trovare da un cuore semplice ed umile.

La nostra Madre celeste ci ricorda nel "Magnificat" che il Signore "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili" (Lc 1, 52) e che questo lo ha fatto mediante la sua misericordia, che "si estende di generazione in generazione su coloro che lo temono" (Lc 1, 50). Con Lei ripetiamo anche noi in ogni circostanza: "Gesù confido in Te".

 

 

 

 

Darío Card. Castrillón Hoyos

Prefetto della Congregazione per il Clero

 

Dal Vaticano, 8 maggio 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

Sussidio di meditazione per la

Giornata Mondiale di Santificazione dei Sacerdoti 2002

(schema: Parola di Dio, meditazione, lode, preghiera)

 

 

I. Il Sacerdote è dono della Misericordia di Dio all’umanità

 

 

LA PAROLA DEL SIGNORE

Dal Vangelo di Giovanni

"Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri." (Gv 15, 14-17)

 

LA MEDITAZIONE

Dalle Lettere di Giovanni Paolo II ai Sacerdoti:

"Misericordia è l’assoluta gratuità con cui Dio ci ha scelti: " Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi " (Gv 15, 16). Misericordia è la condiscendenza con cui ci chiama ad operare come suoi rappresentanti, pur sapendoci peccatori.

Misericordia è il perdono che Egli mai ci rifiuta, come non lo rifiutò a Pietro dopo il rinnegamento. Vale anche per noi l’asserto secondo cui c’è " più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione " (Lc 15, 7). Riscopriamo, dunque, la nostra vocazione come " mistero di misericordia "." (Giovedì Santo 2001)

"Che vocazione meravigliosa è la nostra, miei cari Fratelli sacerdoti! Davvero possiamo ripetere col Salmista: "Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore" (Sal 116, 12-13)." (Giovedì Santo 2002)

Da San Giovanni Crisostomo:

"La nascita spirituale delle anime è privilegio dei sacerdoti: essi le fanno nascere alla vita della grazia per mezzo del battesimo; per mezzo loro noi ci rivestiamo di Cristo, siamo consepolti con il Figlio di Dio e diventiamo membra di quel beato capo (cfr Rm 6, 1; Gal 3, 27). Quindi noi dobbiamo non solamente rispettarli più che principi e re, ma venerarli più dei nostri genitori. Questi infatti ci hanno generati dal sangue e dalla volontà della carne (cfr Gv 1, 13); quelli invece ci fanno nascere figli di Dio; essi sono gli strumenti della nostra beata rigenerazione, della nostra libertà e della nostra adozione nell'ordine della grazia".

(S. Giovanni Crisostomo, De sacerdotio, III, 6: PG 48, 643-644)

Da Sant’Antonio di Padova:

"Il nostro altare d'oro è il Cuore di Cristo. Bisogna entrare nel Santo dei Santi, che è il Cuore medesimo di Gesù e cogliervi le ricchezze del suo amore". (sant'Antonio di Padova)

Da San Giovanni d’Avila:

"Se il Sommo Sacerdote ebraico portava i nomi delle dodici tribù d'Israele scritti sulle sue spalle e sul suo petto, molto più Cristo, nostro Sommo Sacerdote, porta scritti i nomi degli uomini nel suo Cuore". (san Giovanni d'Avila)

Dal Santo Curato d’Ars:

"Il sacerdozio è l’amore del Cuore di Cristo" (CEC – S. Curato d’Ars)

"Il sacerdote non è sacerdote per se stesso. Non da l’assoluzione a se stesso. Non amministra i sacramenti a se stesso. Non esiste per se stesso, esiste per voi" (Curato d’Ars : Monnin II 453)

Dal beato Giovanni XXIII:

"Oggi tutto quello che riguarda il Cuore di Gesù mi diventa familiare e doppiamente caro. Mi pare che la mia vita sia destinata a svolgersi alla luce irradiante del tabernacolo, e nel Cuore di Gesù debba trovare come la soluzione di tutte le mie difficoltà. Mi pare che sarei pronto a dare il mio sangue per il trionfo del Sacro Cuore. Il mio desiderio più ardente è di poter fare qualche cosa per quel caro oggetto di amore.

A volte il pensiero della mia superbia, del mio amor proprio incredibile, della mia grande miseria mi sgomenta e perdo il coraggio; trovo subito conforto in quelle parole che Gesù disse alla beata Margherita Maria Alacoque: " Io ho scelto te per rivelare le meraviglie del mio Cuore, perché sei un abisso di ignoranza e di miseria".

Ah!, io voglio servire il Sacro Cuore di Gesù, oggi e sempre. Voglio che la mia devozione ad esso sia il termometro di tutto il mio progresso spirituale. Voglio fare tutto in unione intima con il Sacro Cuore di Gesù sacramento.

La mia più grande gioia sarà cercare e trovare conforto solamente in quel Cuore, che è la fonte di tutte le consolazioni. Non mi darò pace, finché non mi potrò dire veramente annientato nel Cuore di Gesù" (beato Giovanni XXIII, da Il Giornale dell'anima, San Paolo, Cinisello Balsamo [MI] 200013, pp. 249-251).

 

LA LODE E IL RINGRAZIAMENTO

Dalla lettera agli Efesini (Ef 5, 25b-27)

"Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata."

Dal Salmo

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare

ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,

per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,

non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici;

cospargi di olio il mio capo.

Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

e abiterò nella casa del Signore

per lunghissimi anni.

(Sal 22, 1-3.4.5.6)

 

PREGHIERA

"Il Cuore di Gesù è anche mio, ho il coraggio di dirlo. Se, infatti, Cristo è mio capo, come non sarà mio quel che è del mio Capo? Come sono veramente miei gli occhi del mio corpo, così anche il Cuore del mio capo spirituale è anche mio cuore. Sono ben fortunato: ecco che io ho uno stesso Cuore con Gesù... Con questo tuo e mio cuore, o dolcissimo Gesù, pregherò te, Dio mio."

(san Bonaventura)

II. La Confessione sacramentale e il Sacerdote

 

LA PAROLA DEL SIGNORE

Dal Vangelo di Giovanni:

"La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi"." (Gv 20, 19-22)

LA MEDITAZIONE

Dalla Lettera di Giovanni Paolo II ai Sacerdoti:

"L’uomo, da se stesso, non è capace di nulla. E non merita nulla. La confessione, prima di essere un cammino dell’uomo verso Dio, è un approdo di Dio nella casa dell’uomo. Potremo dunque trovarci, in ogni confessione, di fronte alle più diverse tipologie di persone. Di una cosa dovremo essere convinti: prima del nostro invito, e prima ancora delle nostre parole sacramentali, i fratelli che chiedono il nostro ministero sono già avvolti da una misericordia che li lavora dal di dentro. Voglia il cielo che anche attraverso le nostre parole e il nostro animo di pastori, sempre attenti a ciascuna persona, capaci di intuirne i problemi e di accompagnarne con delicatezza il cammino, trasmettendole fiducia nella bontà di Dio, riusciamo a farci collaboratori della misericordia che accoglie e dell’amore che salva." (Giovedì Santo, 2002)

Dalla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II:

"A sua volta - e sempre in rapporto all'Eucaristia - bisogna riflettere sull'argomento del sacramento della penitenza, il quale ha un'importanza insostituibile per la formazione della personalità cristiana, specialmente se ad esso viene unita la direzione spirituale, cioè una scuola sistematica di vita interiore". (Anno Internazionale della Gioventù, 1985)

Da S. Efrem il Siro:

"Tremo sempre e rabbrividisco quando penso ai miei peccati nascosti, quando soppeso le mie opere. Questo pauroso ricordo delle mie colpe e del giorno del giudizio infonde spavento nelle mie viscere, riempie di angoscia i miei pensieri. Ma (…) ciò nonostante faccio il male; conosco le opere buone e compio opere cattive. (…) Sono ben versato nei libri sacri e nella loro lettura, ma sono ben lontano dal mio dovere. Leggo agli altri la Bibbia, ma nulla entra nel mio orecchio. Ammonisco ed esorto gli ignoranti, ma ciò che mi giova non lo attuo. (…) Perciò in te, o Signore, io cerco il mio rifugio da questo mondo perverso e da questo corpo pieno di mali, causa di ogni peccato. Per questo io ti grido, come già Paolo apostolo: Quando sarò liberato da questo corpo di morte? (Rm 7,24).

(…) Misteriosamente sorge nel mio senso un pensiero consolante, che mi consiglia al bene e mi porge la mano alla speranza. (…) "Ascolta, o peccatore, - mi sussurra di nuovo la penitenza nell`orecchio – (…) voglio darti un consiglio vivificante! (…) Non cadere nello scoraggiamento, non abbandonarti alla disperazione (…) . Il Signore è buono e misericordioso, egli brama di vederti alla sua porta e si rallegra se tu ti converti, riabbracciandoti con gioia. La tua colpa, tanto grande, non può essere neppur paragonata alla goccia più piccola della sua misericordia; egli ti purifica con la sua grazia dai peccati che ti dominano. Il mare dei tuoi peccati non può soffocare l`alito più tenue della sua misericordia. (…) Non guardare la quantità immensa dei tuoi peccati nascosti (…) il tuo Signore, infatti, può renderti puro da ogni colpa, può lavarti da ogni macchia (…) egli ti renderà bianco come la neve, secondo quanto sta scritto nel Profeta (Is 1,18). O peccatore, abbandona i tuoi misfatti, pentiti di ciò che hai perpetrato ed egli, nella sua misericordia, ti riaccoglierà". (…)

A tutti coloro che come me sono peccatori, ho detto tutto ciò, per suscitare in loro speranza, consolazione e pentimento." (Efrem Siro, Commento a "Guai a noi, che abbiamo peccato!", 9-13)

Da San Giovanni Crisostomo:

"L’ufficio sacerdotale si svolge in terra, ma è dell’ordine delle realtà celesti. Ed è giusto. Non un uomo, infatti, né un angelo né un arcangelo né qualche altro potere creato, ma lo stesso Paraclito ha ordinato questo ministero e ha indotto uomini, viventi ancora nella carne, a mostrarsi in questo servizio angelico. Perciò chi compie l’ufficio sacerdotale deve essere puro come se fosse su nei cieli, tra le celesti potenze. (…) Ad uomini che vivono sulla terra, che hanno quaggiù la loro dimora, è stata affidata l’amministrazione dei tesori celesti ed è stato dato un potere che Dio non ha concesso né agli angeli né agli arcangeli. Mai infatti ha detto loro: Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo; e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo (Mt 18,18). (…) Che altro infatti gli ha dato se non tutto il potere del cielo? Infatti: A coloro cui rimetterete i peccati, saranno rimessi; e a coloro cui non li rimetterete, non saranno rimessi (Gv 20,23). Quale potere sarà maggiore di questo? Il Padre ha dato al Figlio ogni decisione (cf. Gv 5,22): ma vedo che il Figlio l’ha concessa ai sacerdoti. Come se già fossero stati accolti nel cielo e avessero superata l’umana natura e fossero liberati dalle nostre passioni, a tanto potere sono stati elevati."

(Giovanni Crisostomo, Il sacerdozio, 3,4-5)

Dalla "Presbyterorum ordinis", 18: "Essi, che sono i ministri della grazia sacramentale, si uniscono intimamente a Cristo salvatore e pastore attraverso la fruttuosa recezione dei sacramenti, soprattutto con la confessione sacramentale frequente, giacché essa — che va preparata con un quotidiano esame di coscienza — favorisce in sommo grado la necessaria conversione del cuore all’amore del Padre delle misericordie."

Dal Diario di Santa Faustina Kowalska:

"Scrivi, parla della mia Misericordia. Dì alle anime dove debbono cercare le consolazioni cioè nel tribunale della Misericordia, lì avvengono i più grandi miracoli che si ripetono continuamente. Per ottenere questo miracolo non occorre fare pellegrinaggi in terre lontane né celebrare solenni riti esteriori, ma basta mettersi con fede ai piedi di un Mio rappresentante e confessargli la propria miseria ed il miracolo della Divina Misericordia si manifesterà in tutta la sua pienezza. Anche se un’anima fosse in decomposizione come un cadavere ed umanamente non ci fosse alcuna possibilità di risurrezione e tutto fosse perduto, non sarebbe così per Dio: un miracolo della Divina Misericordia risusciterà quest’anima in tutta la sua pienezza. Infelici coloro che non approfittano di questo miracolo della Divina Misericordia! Lo invocherete invano, quando sarà troppo tardi!"

("Parole di Gesù sulla Confessione sacramentale", Diario, Q. V, pag. 476, Libreria Editrice Vaticana)

LA LODE E IL RINGRAZIAMENTO

Dalla Lettera agli Ebrei

"Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno." (Eb 4, 14-16)

Dal Salmo

"Lodate il Signore perché è buono:

perché eterna è la sua misericordia.

Lodate il Dio degli dei:

perché eterna è la sua misericordia.

Lodate il Signore dei signori:

perché eterna è la sua misericordia.

Egli solo ha compiuto meraviglie:

perché eterna è la sua misericordia…

… Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:

perché eterna è la sua misericordia;

ci ha liberati dai nostri nemici:

perché eterna è la sua misericordia.

Egli dá il cibo ad ogni vivente:

perché eterna è la sua misericordia.

Lodate il Dio del cielo:

perché eterna è la sua misericordia."

(Sal 136)

 

PREGHIERA

"Padre nostro per i sacerdoti"

Padre nostro che sei nei cieli,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

Perché sia santificato il tuo nome,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

Perché venga il tuo Regno,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

Perché la tua volontà si compia in cielo

come in terra,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

Per donarci il Pane della vita,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

Per perdonare le nostre colpe,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

Perché ci aiutino a superare le tentazioni,

donaci sacerdoti secondo il tuo Cuore.

E loro e noi libera da ogni male. Amen.

(Anonimo)

III. La Santissima Eucarestia e il Sacerdote

 

LA PAROLA DEL SIGNORE

Dal Vangelo di Luca

"Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi"." (Lc 22, 19-20)

Dal Vangelo di Giovanni

Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno". (Gv 6, 53-58)

LA MEDITAZIONE

Dalla Lettera di Giovanni Paolo II ai Sacerdoti:

""Fate questo in memoria di me" (Lc 22, 19): le parole di Cristo, pur dirette a tutta la Chiesa, sono affidate come un compito specifico a coloro che continueranno il ministero dei primi Apostoli. È ad essi che Gesù consegna l’atto appena compiuto di trasformare il pane nel suo Corpo e il vino nel suo Sangue, l’atto in cui egli si esprime come Sacerdote e Vittima. Cristo vuole che d’ora in poi questo suo atto diventi sacramentalmente anche atto della Chiesa per le mani dei sacerdoti. Dicendo "fate questo" indica non soltanto l’atto, ma anche il soggetto chiamato ad agire, istituisce cioè il sacerdozio ministeriale, che diviene così uno fra gli elementi costitutivi della Chiesa stessa." (Giovedì Santo 2000)

Da Origene:

"Il nostro Signore e Salvatore dice: Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete la vita in voi. La mia carne infatti è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda (Gv 6,54-55). Gesù è puro in tutto e per tutto: perciò tutta la sua carne è cibo e tutto il suo sangue è bevanda. Ogni sua opera è santa e ogni sua parola è vera: perciò anche la sua carne è vero cibo e il suo sangue è vera bevanda. Con la carne e il sangue della sua parola abbevera e sazia, come con cibo puro e bevanda pura, tutto il genere umano. Così, al secondo posto, dopo la sua carne, sono cibo puro Pietro e Paolo e tutti gli apostoli; in terzo luogo i loro discepoli: e così ognuno, per la quantità dei suoi meriti o la purità dei suoi sensi, può rendersi cibo puro per il suo prossimo... Ogni uomo ha in sé un qualche cibo; se egli è buono e dallo scrigno del suo cuore porge del bene (cf. Mt 12,35), offre al suo prossimo, che vi attinge, cibo puro se invece egli è cattivo e porge del male, offre al suo prossimo un cibo immondo." (Origene, Omelie sul Levitico, 7,5)

San Francesco di Sales:

"Il Santissimo e sommo Sacrificio e Sacramento della Messa è il centro della religione cristiana, il cuore della devozione, l’anima della pietà, il mistero ineffabile che manifesta l’abisso della carità divina; per suo mezzo Dio si unisce realmente a noi e ci comunica, in modo meraviglioso, le sue grazie e i suoi doni. L’orazione innalzata in unione a questo sacrificio divino possiede una forza da non potersi esprimere a parole… Il Coro della Chiesa trionfante e quello della Chiesa militante si uniscono a Nostro Signore in questa azione divina, per rapire il cuore di Dio Padre e conquistarci la sua misericordia; questo con Lui, in Lui e per Lui." (Filotea, 139-140)

Santa Teresa del Bambino Gesù:

"Desidero soltanto la scienza dell'Amore. Capisco così bene che soltanto l'amore può renderci graditi al Signore, da costituire esso la mia unica ambizione.

Gesù non chiede grandi azioni, bensì soltanto l'abbandono e la riconoscenza. Gesù non ha bisogno affatto delle nostre opere, ma soltanto del nostro amore. Ah! lo sento più che mai. Gesù è assetato, ma incontra soltanto ingrati e indifferenti fra i discepoli del mondo, e tra i suoi stessi discepoli trova pochi cuori che si abbandonano a lui senza riserve, e che capiscono la tenerezza del suo amore infinito.

Gesù, mio Sposo, per rapire il mio cuore ti sei fatto mortale e, supremo mistero, hai dato il tuo sangue: e ancora, per me, vivi sull'altare. Se non posso vedere la luce del tuo volto, né udire quella voce grave di dolcezza, posso, o mio Dio, vivere della Grazia, e riposare sul tuo Sacro Cuore!" (Santa Teresa del Bambino Gesù, Gli scritti, O.C.D., Roma 1969, pp. 224-225.838.861).

Dalla Venerabile Conchita Cabrera de Armida:

"Che cosa tanto sublime è l’essere sacerdote! Che immensa predilezione di Dio scegliere queste anime per il suo intimo servizio e perché continuino a fare sulla terra la sua Opera! Che non passi giorno senza che tu lo ringrazi di un così grande favore. Tra i miei sette figli a te toccò la parte migliore per pura bontà di Gesù che tanto ti ama, che tante prove di predilezione ti ha dato. E dubiterai ancora? Cerca di amarlo e di farlo amare; non pensare a te ma a Lui e abbandònati come un bambino tra le sue braccia materne perché il suo Cuore, il cuore di Gesù è profondamente materno. Non è vero? Con Lui e con Maria Santissima, che possiamo temere? Tira fuori da quel cuore la tua felicità, la tua pace, il tuo nutrimento, la tua consolazione, tutto ciò di cui hai bisogno: luce, grazia, fuoco, raccoglimento, amore e dentro di Lui vivi e muori, bruciati e perditi. La tua fiducia deve essere eterna come è eterna la Misericordia di Dio"

(Da "Lettere di una madre", Cochita Cabrera, Ed. Città Nuova, Roma 1988, pag. 75)

LA LODE E IL RINGRAZIAMENTO:

Dalla Lettera agli Efesini

"Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.

Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo."

(Ef 1, 3-12)

Dal Salmo

"O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,

di te ha sete l’anima mia,

a te anela la mia carne,

come terra deserta,

arida, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho cercato,

per contemplare la tua potenza e la tua gloria.

Poiché la tua grazia vale più della vita,

le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva,

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Mi sazierò come a lauto convito,

e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo

e penso a te nelle veglie notturne,

a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia

e la forza della tua destra mi sostiene.

Ma quelli che attentano alla mia vita

scenderanno nel profondo della terra,

saranno dati in potere alla spada,

diverranno preda di sciacalli."

(Salmo 63)

 

PREGHIERA:

O Gesù, come vorrei che il mio cuore vivesse unicamente in obbedienza al tuo adorabile Cuore!

Diverrei più umile, più dolce, più caritatevole, dal momento che il tuo Cuore è da ammirare in particolar modo per la sua dolcezza, la sua umiltà e carità.

Quando, o Dio, mi farai la grazia di liberarmi del mio cuore meschino e mettervi il tuo, se non nel sacramento dell'Eucaristia, supremo pegno d'amore?

Sia lodato, adorato e ringraziato in ogni momento il Cuore eucaristico di Gesù, in tutti i tabernacoli del mondo, sino alla fine dei secoli! Amen.

(San Francesco di Sales)

 

Le Litanie di Gesù Sommo Sacerdote

Signore, pietà

Cristo, pietà

Signore, pietà

Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici

Signore, pietà

Cristo, pietà

Signore, pietà

Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici

Padre celeste, Dio,

Figlio, Redentore del mondo, Dio,

Spirito Santo, Dio,

Santa Trinità, unico Dio,

Gesù, Sacerdote e Vittima,

Gesù, Sacerdote in eterno, secondo l'ordine di Melchisedech,

Gesù, Sacerdote mandato dal Padre per evangelizzare i poveri,

Gesù, che nell'ultima Cena hai istituito il rito del tuo perenne sacrificio,

Gesù, Sacerdote sempre vivo per intercedere per noi,

Gesù, Pontefice unto dal Padre di Spirito Santo e potenza,

Gesù, Pontefice assunto tra gli uomini,

Gesù, Pontefice costituito a favore degli uomini,

Gesù, Pontefice della nostra professione di fede,

Gesù, Pontefice della Nuova Alleanza più eccelsa di quella di Mosè,

Gesù, Pontefice del vero santuario,

Gesù, Pontefice dei beni futuri,

Gesù, Pontefice santo, innocente e casto,

Gesù, Pontefice fedele e misericordioso,

Gesù, Pontefice acceso di zelo per Dio e per gli uomini,

Gesù, Pontefice perfetto in eterno,

Gesù, Pontefice che col proprio sangue hai penetrato i cieli,

Gesù, Pontefice che ci hai iniziati a una nuova via,

Gesù, Pontefice che ci hai amati e lavati dai peccati nel tuo sangue,

Gesù, Pontefice che hai dato in oblazione e vittima te stesso a Dio,

Gesù, Offerta di Dio e degli uomini,

Gesù, Offerta santa e immacolata,

Gesù, Offerta mansueta,

Gesù, Offerta pacifica,

Gesù, Offerta di propiziazione e di lode,

Gesù, Offerta di riconciliazione e di pace.

Gesù, Offerta nella quale abbiamo fiducia e accesso al Padre,

Gesù, Offerta vivente nei secoli,

abbi pietà di noi

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Nella tua misericordia,

Nella tua misericordia,

Da un temerario ingresso nel Clero,

Dal peccato di sacrilegio,

Dallo spirito di incontinenza,

Dal turpe guadagno,

Dalla ogni colpa di simonia,

Dall'indegna dispensa

dai compiti ecclesiastici,

Dall'amore del mondo e delle sue vanità,

Da un'indegna celebrazione dei tuoi Misteri,

perdonaci Gesù

esaudiscici Gesù

liberaci Gesù

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Per il tuo eterno sacerdozio,

Per la santa unzione, con cui il Padre ti ha costituito sacerdote,

Per il tuo spirito sacerdotale,

Per il ministero col quale hai glorificato il Padre sulla terra,

Per la cruenta immolazione di te stesso fatta una sola volta sulla croce,

Per il medesimo sacrificio che ogni giorno rinnovi sull'altare,

Per la divina potestà, che invisibilmente eserciti per mezzo dei tuoi ministri,

Conserva nel tuo santo servizio l'ordine sacerdotale,

Provvedi il tuo popolo di pastori secondo il tuo cuore,

Riempili dello spirito del tuo sacerdozio,

Le labbra dei tuoi ministri custodiscano il tuo insegnamento,

Manda fedeli operai nella tua messe,

Moltiplica i fedeli dispensatori dei tuoi misteri,

Dona loro un servizio perseverante nella tua volontà,

Concedi loro mansuetudine nel ministero, solerzia nell'azione e costanza nella preghiera,

Promuovi ovunque per mezzo di essi il culto del santissimo Sacramento,

Accogli nel tuo regno coloro che ti hanno degnamente servito,

liberaci Gesù

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liberaci Gesù

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ascoltaci Signore

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Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

Gesù, Sacerdote,

Gesù, Sacerdote,

perdonaci, Signore

esaudiscici, Signore

abbi pietà di noi

ascoltaci

esaudiscici

 

Preghiamo

O Dio, santificatore e custode della tua Chiesa, suscita in essa per mezzo del tuo Spirito idonei e fedeli dispensatori dei tuoi misteri, perché, con il tuo aiuto, il popolo cristiano per mezzo del loro ministero ed esempio sia guidato nella via della salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

O Dio, che hai comandato ai discepoli che ti servivano e digiunavano di riservare Saulo e Barnaba per l'opera alla quale li avevi assunti, sii propizio anche ora alla tua Chiesa orante, e tu, che conosci i cuori di tutti, mostraci coloro che hai eletto per il ministero. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(da Giovanni Paolo II, Dono e Mistero, LEV)

 

 

Atto di affidamento e di consacrazione a Maria Santissima:

 

 

 

1. "Santa Madre del Redentore,

Porta del cielo, Stella del mare,

soccorri il tuo Popolo che anela a risorgere".

Ancora una volta

ci rivolgiamo a Te,

Madre di Cristo

e della Chiesa

per ringraziarti di quanto Tu hai fatto.

2. "Monstra te esse Matrem!",

quante volte Ti abbiamo invocato!

Ed oggi siamo qui a ringraziarti,

perché sempre ci hai ascoltato.

Madre mia da sempre.

Madre degli uomini, per la costante protezione

che ci ha evitato sciagure e distruzioni irreparabili,

e ha favorito il progresso

e le moderne conquiste sociali.

Madre di ogni uomo, che lotta per la vita che non muore.

Madre dell'umanità riscattata dal sangue di Cristo.

Madre dell'amore perfetto, della speranza e della pace,

Santa Madre del Redentore.

3. "Monstra te esse Matrem!"

Sì, continua a mostrarti Madre per tutti,

perché il mondo ha bisogno di Te.

Le nuove situazioni dei popoli e della Chiesa

sono ancora precarie ed instabili.

Madre della speranza, cammina con noi!

Cammina con i popoli

verso la solidarietà e l'amore,

cammina con i giovani,

protagonisti di futuri giorni di pace.

Ha bisogno di Te l'Europa

che dall'Est all'Ovest

non può ritrovare

la sua vera identità

senza riscoprire

 

 

 

 

le comuni radici cristiane.

Ha bisogno di Te

il mondo per risolvere

i tanti e violenti

conflitti che ancora

lo minacciano.

4. "Monstra te esse Matrem!"

Mostrati Madre dei Poveri,

di chi muore di fame e di malattia,

di chi patisce torti e soprusi,

di chi non trova lavoro, casa e rifugio,

di chi è oppresso e sfruttato,

di chi dispera o invano ricerca

la quiete lontano da Dio.

Mostrati Madre della speranza!

Veglia sugli uomini e sulle nuove situazioni

dei popoli ancora minacciati da rischi di guerra.

Veglia sui responsabili delle Nazioni

e su quanti reggono le sorti dell'umanità.

Veglia sulla Chiesa

sempre insidiata dallo spirito del mondo.

Veglia sulla strada che ancora ci attende.

Totus tuus!

5. A Te con fiducia tutti ci affidiamo.

Con Te intendiamo seguire Cristo,

Redentore dell'uomo: la stanchezza

non ci appesantisca, né la fatica ci rallenti,

le difficoltà non spengano il coraggio,

né la tristezza la gioia nel cuore.

Tu, Maria, Madre del Redentore,

continua a mostrarti Madre per tutti,

veglia sul nostro cammino,

fa' che pieni di gioia vediamo

il tuo Figlio nel Cielo.

Amen.

 

(Le parole sono state estratte dall’Atto di Affidamento alla Vergine di Fatima: "Veglia sulla Chiesa sempre insidiata dallo spirito del mondo" di Giovanni Paolo II, Fatima 13 maggio 1991)

Lettera ai vescovi Italiani - Giornata mondiale santificazione clero 2002

 

 

 

Dal Vaticano, 8 maggio 2002

Prot. N. 20020872

Eccellenza Reverendissima,

per la prossima Giornata Mondiale di Preghiera per la Santificazione dei Sacerdoti, questa Congregazione ha focalizzato l’attenzione sul tema "Eucarestia e Confessione: ripartire dalla misericordia di Dio per riscoprire l’identità sacerdotale". Ci si è ispirati alle Lettere di Giovanni Paolo II, scritte ai sacerdoti per il Giovedì Santo 2000, 2001 e 2002, che si sono appunto concentrate su tali Sacramenti.

La Giornata può essere stabilita nella data più conveniente per ogni circoscrizione ecclesiastica; essa, comunque, cade ufficialmente nella solennità del Sacro Cuore, il prossimo venerdì 7 giugno 2002. Tale ricorrenza si presta particolarmente per essere celebrata nello spirito dell’amore misericordioso di Dio, che diventa tangibile per i sacerdoti proprio nel Mistero Eucaristico che essi celebrano quotidianamente e nel perdono sacramentale che amministrano e ricevono.

Per l’occasione, questa Congregazione ha preparato una Lettera nella quale intende offrire un contributo di riflessione intonato alla significativa ricorrenza, con uno sguardo proiettato sul futuro. Ci si premura perciò di allegarne copia, che verrà pubblicata, tra l’altro, sull’Osservatore Romano in prossimità della Giornata. Al suddetto testo si uniscono altresì alcuni brani per la meditazione, sempre in armonia con la tematica scelta. In seguito, tale sussidio potrà essere consultato anche sul Sito Internet, www.clerus.org , di questo Dicastero. Gli Ordinari locali potranno ispirarsi al testo e, se lo riterranno utile, potranno pubblicarlo e diffonderlo come meglio crederanno, così come farne uso per eventuali altre occasioni di incontri e ritiri sacerdotali. Per la Giornata mondiale 2002, di santificazione dei sacerdoti, quest’anno si spera anche di suscitare, in seno alle Diocesi, nuove iniziative pastorali in favore dei presbiteri, sempre più confrontati, spesso osteggiati, da una cultura e da una mentalità secolarizzata e vuota di valori che, amplificata dai mass-media, diventa non di rado aggressiva.

Vogliamo esprimere l’auspicio che, grazie alla sollecitudine pastorale di Vostra Eccellenza, per la suddetta Giornata possano essere sensibilizzate le varie realtà diocesane, quali, ad esempio: le Comunità parrocchiali, il Seminario, i Monasteri di clausura, gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, nonché i Movimenti, le Associazioni, i Gruppi di preghiera, le Confraternite, le varie aggregazioni ecclesiali, ecc...

RingraziandoLa sentitamente per quanto certamente vorrà fare in tale senso, profitto volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio,

dell’Eccellenza Vostra Reverendissima

dev.mo nel Signore

 

(con allegato)

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Agli Eccellentissimi

Ordinari Italiani Loro Sedi