Le donne nelle Sacre Scritture

Michael F.Hull, New York

"In principio….Di creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gn 1, 1-27; 5,1-2). E fin dall’inizio (della Bibbia) uomini e donne sono i personaggi dell’epica divina rivelata dell’elezione e della redenzione, cominciata con la commistione misteriosa dell’amore infinito di Dio e della felix culpa dell’umanità. Fin dall’inizio la creazione di Dio rispecchia il Creatore nell’unità. Come possiamo allora parlare di "donne nelle Sacre Scritture" o di "uomini nelle Sacre Scritture", come se la Genesi 1-3, per esempio, potesse ammettere questa estrapolazione? Da una parte, parlare di "donne nelle Sacre Scritture" sembrerebbe un’astrazione troppo arbitraria dal ritratto biblico delle persone umane. Dall’altra, questa astrazione potrebbe aiutarci a discernere con maggiore chiarezza la volontà di Dio, richiamando la nostra attenzione su certi momenti della Sua grazia nella testimonianza di donne particolari nella Bibbia. In questo dobbiamo essere cauti: un’analisi di tutte le donne della Bibbia, più o meno come un’analisi di tutti gli uomini della Bibbia, risulterebbe amorfa e non suffragata da conferme. Tuttavia, l’analisi di alcune figure femminili chiave, con ruoli salienti nell’elezione e nella redenzione di Dio, si rivela vantaggiosa. Cominciamo con l’inizio nel Vecchio Testamento, proseguiamo nel Nuovo Testamento e concludiamo con un quadro d’insieme, anche se parziale.

Gli Eletti

Il Vecchio Testamento è la storia dell’elezione. E’ la storia dell’elezione da parte di Dio di un popolo, composto da uomini e da donne. Adamo ed Eva condividono i doni preternaturali. Ciò è reso particolarmente incisivo dal fatto che ognuno mangia individualmente il frutto proibito. Il peccato della disobbedienza non è trasmesso dall’uno all’altro: entrambi sono colpevoli ed entrambi vengono puniti. Tuttavia, la perdita dei doni preternaturali e il divieto di restare nel Giardino dell’Eden non distruggono l’immagine di Dio o la dipendenza dell’umanità da Dio. Adamo ed Eva procreano ed è Eva a riconoscere che il loro primogenito, Caino, è un dono di Dio: "Ho acquistato un uomo dal Signore" (Gn 4, 1). Parimenti, Eva ravvisa la mano di Dio nella nascita di Set che va a colmare la perdita di Abele. E’ con la nascita del primogenito di Set che "allora si cominciò a invocare il nome del Signore" (Gn, 4, 25-26). E fu così che uomini e donne invocarono il nome del Signore, spesso con risultati misti di confusione, distruzione e rinascita, fino a quando il Signore non scelse un progenitore e una progenitrice nelle persone di Abramo e Sara.

La chiamata iniziale di Abramo (Gn 12, 1-3) non giunge solo a un individuo, ma anche a un uomo sposato (Gn 11, 29). Quindi, Sara condivide integralmente la promessa del Signore ad Abramo di benedizione, terra e progenie. Nonostante la codardia di Abramo nell’offrire Sara al Faraone d’Egitto (Gn 12, 10-20) e ad Abimelech di Gerar (Gn 20, 1-7), il Signore la protegge. La mancanza di fiducia di Abramo nella tutela di Dio è parallela alla sfiducia di Sara nella promessa di Dio. E’ Sara che manda Agar (l’egiziana) da suo marito per forzare la mano della promessa di Dio (Gn 16, 1-6); è sempre Sara che si fa beffe di Dio e ride alla prospettiva di avere un figlio in età tanto avanzata. Il tentativo di aggirare il disegno di Dio attraverso la fecondità vicaria di Agar e il concepimento di Ismaele è tanto colpa di Abramo quanto di Sara ed è respinto da Dio. Sebbene Dio mostri compassione per Agar e Ismaele, concedendo anche a loro promesse simili a quelle fatte ad Abramo (Gn 16,7-14; 21, 13-21), non deve esserci erede senza il diretto intervento e il riconoscimento di Dio. Grazie all’intervento divino (Gn 21, 1-2), Sara concepisce e porta in grembo Isacco. In una delle pericopi più avvincenti del Vecchio Testamento, la Genesi 22 racconta che Abramo riconosce Isacco come dono di Dio. Le benedizioni su Abramo e su Sara sono abbondanti. La progenie è completa con Abramo e con Sara. Resta solo la terra. Sara diviene la posta in gioco mediante la quale Canaan viene rivendicata per sempre per i discendenti di Abramo e di Sara. Alla morte di quest’ultima, Abramo compra da Efron l’Ittita un lotto di terra presso Canaan e ve la seppellisce (Gn, 23, 1-20), poiché non è plausibile che la primogenitrice venga sepolta in terra straniera.

Parimenti, non è plausibile che il figlio, Isacco, sposi una straniera. Abramo cerca fra le gente sua e di sua moglie una compagna adatta, Rebecca. Isacco manifesta la stessa codardia del padre. Come il padre, anche il figlio, Isacco, è disposto a rischiare la denigrazione di Rebecca per la propria sicurezza (Gn, 26, 1-11). Isacco, a parte il generare Esaù e Giacobbe, ha un ruolo piccolo se paragonato a quello di Rebecca. E’ a Rebecca, e non a Isacco, che il Signore rivela la natura della lotta nel suo grembo, ossia che il figlio più giovane usurperà il più vecchio (Gn, 25, 23). La preferenza di Isacco per Esaù non è favorita dal disegno di Dio, ma l’amore di Rebecca per Giacobbe è ricompensato dall’acquisto, da parte di quest’ultimo, della primogenitura di Esaù. Inoltre, con le sue macchinazioni, è Rebecca lo strumento della volontà di Dio per ottenere la benedizione per Giacobbe piuttosto che per Esaù ed è Isacco che resta nell’ombra secondo il disegno di Dio. Esaù si sposa fra stranieri, gli Ittiti (Gn 26, 34-35). L’animosità fra i due fratelli, che era iniziata nel grembo di Rebecca, è il motivo conduttore che permette a Giacobbe di ritornare fra la gente di Rebecca per cercare una moglie adatta, Rachele.

Giacobbe e Rachele divengono genitori delle tribù che costituiranno il popolo ebraico. E’ attraverso il primo figlio di Rachele, Giuseppe, che le promesse di benedizione, terra e progenie si realizzeranno in parte in Egitto. Rachele è la vera moglie di Giacobbe, colei che egli desidera e ama di più e la madre di Giuseppe e Beniamino. Rachele è colei che Dio ricorda aprendo il suo grembo con Giuseppe e soddisfacendo il suo desiderio di un secondo figlio con Beniamino, prima di morire di parto(Gn, 30, 23-24; 35, 16-18). Inoltre, il suo corpo che diviene di nuovo un’altra posta in gioco nella rivendicazione di Canaan, quando Giacobbe la seppellisce a Betlemme (Gn 35, 19; 48, 7). Anche se ogni tribù non è legata a Rachele direttamente, i progenitori della prosperità in Egitto sono i suoi due figli, Giuseppe e Beniamino. Senza Rachele, è impossibile concepire la fortuna e la fertilità del popolo ebraico all’inizio dell’Esodo. Da Eva, Sara, Rebecca e Rachele è nato e ha prosperato un intero popolo. Quando quel popolo è oppresso e in catene, sono delle donne, Sifra e Pua, le levatrici, la figlia innominata del Faraone e la madre innominata di Mosè, a proteggere il futuro capo degli Ebrei, Mosè, colui che Dio sceglie per condurre il suo popolo al compimento dell’elezione nella terra promessa, perché Dio ha udito il grido del loro appello (Es, 3, 7). Per essere esatti, l’elezione del popolo ebraico precorre la redenzione di tutto il popolo di Gesù Cristo. Le donne che hanno svolto un ruolo così vitale nell’elezione, ne hanno svolto uno altrettanto vitale nella redenzione.

I Redenti

Il Nuovo Testamento è la storia della redenzione. E’ la storia della redenzione di tutti, uomini e donne, da parte di Dio. Al centro della redenzione, vi è certamente il Redentore, Gesù Cristo, uno solo con il Creatore, il Padre e il Santificatore, lo Spirito Santo. I santi Vangeli hanno lo scopo di descrivere le parole e gli atti immediati del Redentore, proprio come gli altri libri riportano le parole e gli atti degli apostoli e dei discepoli. Parlare a qualcuno, uomo o donna, dopo l’avvento del Verbo Incarnato, significa parlare d lui o di lei in relazione a quel Verbo. In particolare, i Vangeli narrano di una pletora di uomini e di donne nella vita e nell’opera di Gesù, laddove l’elezione del Padre è transustanziata nella redenzione da parte de Figlio, attraverso lo Spirito Santo.

Non esiste esaltazione più grande per la razza umana del fatto che il Figlio di Dio diviene uomo e nasce da donna. Nessun essere umano è più vicino a Gesù di sua madre, Maria, che in quanto Theotokos, lo ha portato in grembo con amore indicibile. Maria è la donna più importante nell’ordine creato e la donna più significativa nella Bibbia. Maria è la "nuova Eva", grazie al cui fiat il disegno di Dio di redenzione viene messo in moto affinché le colpe della prima Eva possano essere espiate nel suo Figlio. E’ al momento della sua obbedienza sacrificale sulla Croce che Gesù affida la Chiesa a Sua madre e Sua madre alla Chiesa (Gv, 19, 25-27). Questa esaltazione della madre manifesta l’importanza delle donne nella sua vita e fornisce il paradigma del suo rapporto rispettoso e compassionevole con le donne.

Nei momenti più significativi della vita di Gesù vi sono delle donne. Elisabetta, insieme a Giovanni il Battista ancora nel suo grembo, è la prima donna (diversa da Maria) che lo adora e riconosce in Lui la realizzazione della promessa di Gabriele a Maria (Lc, 1, 42-45). E’ Rachele che piange per i Santi Innocenti (Mt, 27, 55-56; Mc, 15, 40-41; Lc 23, 49; Gv, 19, 25-27), il cui massacro da parte di Erode è l’anticipazione del rifiuto e dell’assassinio del Messia sulla Croce. Ai piedi della Croce stanno più donne che uomini (Mt, 27, 61; Mc 15, 47; Lc, 23, 55-56; Cf Gv, 19, 40-42).

Immediatamente dopo, sono narrate più attività di donne che di uomini (Mt, 27, 61; Mc, 15, 47; Lc, 23, 55-56; Cf. Gv, 19, 40-42). Le donne sono fra i primi testimoni della Resurrezione (Mt, 28, 1-6; Mc, 16, 1-12; Lc, 24, 1-12; Gv, 20, 1-2, 11-18). Le donne figurano, quindi, in maniera sostanziale nell’Incarnazione e nella Redenzione.

Nel primo ministero di Gesù le donne sono molto importanti quali beneficiarie del suo rispetto e della sua compassione. Secondo Luca (8, 1-3), fra i discepoli di Gesù c’erano molte donne che viaggiavano con lui. Infatti, il ricordo della presenza di Gesù nelle case di Marta e di Maria, dove c’erano donne che ascoltavano il suo insegnamento piuttosto che occuparsi di altre cose, illustra il rispetto di Gesù per le donne (Lc 10, 38-42; Cf. Gv, 11, 1). Poiché devono cooperare alla propria salvezza, le donne devono imparare da Gesù tanto quanto gli altri. Parimenti, le donne devono riformare la propria vita. Giovanni (4, 7-42) narra dell’incontro deferente di Gesù con la donna samaritana. Ovviamente Gesù sa che è samaritana e che è una grande peccatrice, ma non la rimprovera. Piuttosto, le svela la propria identità e il significato del suo avvento. I discepoli di Gesù non capiscono, ma il Signore sa esattamente che cosa significa operare con e attraverso questa donna grazie alla quale molti samaritani crederanno (Gv, 4, 39). Gesù utilizza anche la generosità e l’esempio di una povera vedova quale lezione per i suoi discepoli (Mc, 12, 41; Lc 21, 14). Forse l’episodio più significativo del rispetto di Gesù per le donne (e del suo amore per i peccatori) è quello in cui Egli porta una prostituta come esempio a Pietro (Lc, 7, 36-50). A cena, nella casa di un fariseo, una prostituta lava i piedi di Gesù con i propri capelli e le proprie lacrime e li unge con olio. Luca afferma che è il fariseo a dubitare fra sé e sé di Gesù, ma è a Pietro che è rivolta la lezione sul peccato e sul perdono.

Parimenti, la compassione di Gesù per le donne è senza limiti. Egli trae dalla morte la figlia di Giairo (Mt 9, 18-19, 23-26; Mc 5, 21-24, 35-43; Lc 8, 40-42, 49-50) e la vedova del figlio di Nain (Lc, 7, 11-17). Nel vedere una donna inferma, non può che guarirla, anche se non ha chiesto compassione e l’atto può suscitare l’ira di alcuni perché viene effettuato di sabato (Lc, 13, 10-13; Cf. Mt 12, 11-12; Gv, 5, 1-18). La compassione di Gesù verso le donne non si limita alle figlie di Israele, perché Gesù scaccia un demone dalla figlia di una donna siro-fenicia (Mt, 15, 21-28; Mc, 7, 24-30).

Forse l’esempio più commovente della compassione di Gesù si ha in Giovanni 8, 1-11. Gesù sta predicando nel tempio quando gli scribi e i farisei gli portano una donna colta in adulterio. Hanno intenzione di lapidarla perché la sua colpevolezza è certa e la legge di Mosè prescrive quella pena. Gesù pronuncia poche parole: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". Dopo aver ascoltato le sue parole, se ne vanno, ma la donna resta davanti a lui. Gesù le dice parole che riassumono la sua visione compassionevole verso la razza umana che redime: "Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più".

La testimonianza biblica delle donne

Un insieme di testimonianze bibliche femminili mostra come le donne condividano intimamente con gli uomini i momenti biblici più significativi. Dopo tutto, è piuttosto futile separare la testimonianza degli uomini da quella delle donne e viceversa. Gli eventi biblici importanti dell’elezione e della redenzione non sono generi differenziati. Sono momenti di identificazione fra Dio e l’umanità, che vengono compresi meglio nell’ambito di un’esperienza umana unificata piuttosto che nel quadro di una tensione fra uomo e donna. Tuttavia, per quanto possiamo distinguere i personaggi biblici al fine di imparare dai particolari insuccessi e fallimenti dei nostri predecessori nella fede, dobbiamo imparare molto anche dalla testimonianza delle donne della Bibbia. Appaiono chiari tre temi generali: il posto dell’umanità nell’elezione di Dio, il posto dell’umanità nella redenzione del Signore e la dignità fondamentale dell’umanità.

In primo luogo, uomini e donne sono strumenti dell’elezione di Dio fin dall’inizio. La storia dell’atto creativo di Dio riguarda tanto Eva quanto Adamo. La preparazione del popolo eletto di Dio riguarda tanto Sara, Rebecca e Rachele quanto Abramo, Isacco e Giacobbe. Tutto ciò che comincia con la teofania di Dio a Mosè nel Libro dell’Esodo 3 è stato approntato da Dio insieme agli uomini e alle donne che ha scelto affinché Israele potesse divenire "un regno di sacerdoti e una nazione santa " (Es, 19,6; Cf. Is, 61, 6). Il Vecchio Testamento proclama un principio divino circa l’interesse di Dio per la sua creazione. E’ un interesse che pone gli esseri umani, uomini e donne, in un rapporto con Lui cosicché possano essere a Lui associati nonostante il peccato originale e anticipare la propria redenzione nella persona del Figlio. Uomini e donne condividono equamente la promessa fatta ad Abramo di benedizione, terra e progenie. Sono anche eredi del significato più profondo di quella promessa iniziale, una realtà velata nel Vecchio Testamento e rivelata nel Nuovo Testamento: che avrebbero avuto non solo benedizione, ma redenzione; non solo progenie, ma vita eterna; non solo terra sulla Terra, ma una casa in cielo.

In secondo luogo, uomini e donne erano strumenti della redenzione del Signore. Proprio come Dio ha permesso loro di partecipare alle alleanze del Vecchio Testamento, così Egli permette la loro partecipazione alla vita terrena e all’opera del Redentore. A motivo della persona unica di Gesù e delle sue due nature, divina e umana, nessuna analogia fra uomo e donna è chiarificatrice e nessun uomo e nessuna donna possono essere paragonati fra loro. Non ha importanza quanto un uomo o una donna divengano degni per la loro imitazione di Cristo. Non ha importanza quanto un essere umano possa essere meritevole di dulia, quanta latria sia tributata a Dio solo, Padre, Figlio e Spirito Santo. Tuttavia, la Beata Vergine Maria si distingue fra gli esseri umani. Il suo ruolo chiave nell’elezione e nella redenzione è singolare. Per la Divina Provvidenza, Maria merita la nostra iperdulia. Eva era "madre di tutti i viventi " (Gn 3,20) in senso naturale, Maria è "madre di tutti i viventi" in senso soprannaturale. L’elezione si compie meravigliosamente nella redenzione. Quindi, Pietro ha potuto reinterpretare correttamente il versetto 19, 6 dell’Esodo come costitutivo della nuova Israele, la Chiesa, "la stirpe eletta, il sacerdozio regale, il popolo che Dio si è acquistato" (1 Pt 2,9). Nella nuova elargizione, come afferma Paolo, "Non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa" (Gal, 3, 28-29).

Infine, dunque, la bontà del Signore verso il suo popolo, composto da uomini e da donne, esemplifica la realtà della dignità umana nell’ordine creato. Fin dall’inizio uomini e donne sono creati a imago Dei e a motivo dell’incarnazione tutti gli uomini e tutte le donne sono invitati a condividere i frutti della Passione e della Resurrezione. Il ritratto composito delle figure femminili nel Vecchio e nel Nuovo Testamento mostra chiaramente il rispetto e la compassione di Dio per le donne. Nella nostra epoca contemporanea, all’inizio del terzo millennio cristiano, le donne dovrebbero comprendere che hanno svolto un ruolo importante nella storia della salvezza per la Rivelazione e la redenzione di Dio. Le donne devono concentrarsi sulla benevolenza di Dio verso di loro, in particolare sulla sua scelta di una donna quale madre di Suo Figlio. Quell’apice della grazia di Dio e la testimonianza collettiva della Bibbia dimostrano l’importanza delle donne nella volontà salvifica di Dio. Fin dall’inizio, uomini e donne sono stati chiamati all’unione con Dio. Infatti è la donna, parlando a un’altra donna, che riassume l’interezza della testimonianza biblica rivolta all’umanità, quando Elisabetta dice a Maria: "E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore" (Lc, 1, 45)