PAROLE INTRODUTTIVE

di

 Sua Em. Rev.ma il Signor Cardinale

Darío Castrillón Hoyos

Prefetto della Congregazione per il Clero

 

L’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa

 

“Convocati a Roma da Sua Santità Giovanni Paolo II di venerata memoria e confermati dal Santo Padre Benedetto XVI, siamo venuti dai cinque continenti della terra per pregare e riflettere insieme sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Scopo del Sinodo era quello di offrire al Santo Padre delle proposizioni che serviranno per riqualificare la pastorale eucaristica della Chiesa. Abbiamo potuto sperimentare ciò che la santa Eucaristia significa fin dalle sue origini: una sola fede e una sola Chiesa, nutrita da un unico Pane di vita e in comunione visibile con il successore di Pietro”. Ritengo che queste parole, tratte dal Messaggio del Sinodo dei Vescovi al Popolo di Dio (Messaggio del 21.10.2005, n. 2: in l’Oss. Rom. n. 249/2005, p. 5) la cui undicesima Assemblea Generale Ordinaria si è conclusa il 23 ottobre scorso, possono ben  riassumere il motivo ed il contenuto essenziale   di questa quarantesima video-conferenza di ambito internazionale: essa, infatti, vede il concorso di numerosi Teologi dei cinque continenti le cui Relazioni non solamente faranno memoria del dono supremo della Santissima Eucaristia, ma anche porranno in risalto i fondamenti teologici della sacralità e della efficacia santificante del grande mistero eucaristico.

            La Chiesa  sacramento inseparabile di unità” (San Cipriano, Epist. ad Magnum, 6: PL 3,1142), e “sacramento universale di salvezza” (Cost. dogm. Lumen gentium, n. 48), fa sì che l’unione di Dio con l’uomo possa continuamente attuarsi in ogni tempo ed in ogni luogo,  per mezzo della carità di Cristo nello Spirito Santo (cfr. Ef 2, 14;  Cost. past. Gaudium et spes,  n. 45).  La Chiesa lo realizza compiutamente e principalmente nella celebrazione dell’Eucaristia: dal Mistero eucaristico, essa trae tutta la forza necessaria per realizzare la sua missione, ed ordina all’Eucaristia, come al suo culmine, ogni suo impegno di santità ed ogni attuazione dei suoi piani pastorali (cfr. Giovanni PaoloII, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile 2003, n. 60).

Ci chiediamo: “Ma tutto ciò non è forse risaputo? L’argomento stesso dell’Eucaristia non è scontato e già pienamente acquisito dalla Chiesa?”  Nell’Angelus di domenica 2 ottobre,  Papa Benedetto XVI, riferendosi al Sinodo, ha risposto a tali quesiti, affermando: “In realtà la dottrina cattolica sull’Eucaristia, definita autorevolmente dal Concilio di Trento, domanda di essere recepita, vissuta e trasmessa dalla Comunità ecclesiale in modo sempre nuovo ed adeguato ai tempi. L’Eucaristia potrebbe essere considerata come una lente attraverso la quale verificare continuamente il volto ed il cammino della Chiesa, che Cristo ha fondato perché ogni uomo possa conoscere l’amore di Dio e trovare in esso pienezza di vita”.

Ecco dunque la meta dell’odierna sessione: offrire a tutti, ma in modo particolare ai sacerdoti, un panno pulito per rendere “trasparente” e per “lucidare” quella lente a cui fa riferimento il Santo Padre, vale a dire per purificare la nostra “memoria” umana affinché il memoriale eucaristico, che Cristo affidò duemila anni or sono nel Cenacolo agli Apostoli e ai loro successori, sia fedele e luminoso.

Fate questo in memoria di me(Lc 22,19; 1 Cor 11,24): dal momento dell’istituzione eucaristica, la Chiesa, vive di compimento.

Nelle loro relazioni, i Teologi porranno in risalto che il sacerdote è chiamato sempre a ritornare, con la mente e con il cuore, a quel mandato di Cristo nel Cenacolo, affinché, attraverso le sue umili mani e la apparente pochezza della sua voce,  egli possa rendere presente nel mondo tutta la potenza redentrice del Logos incarnato che “è lo stesso ieri, oggi e sempre (Eb 13,8).

Gesù Cristo è lo stesso! I ministri sacri sono chiamati a servire il Cristo di oggi che è il Cristo di ieri, per portare a tutti, nella gioia dell’Eucaristia, la presenza reale  del Cristo di sempre, del Cristo eterno. Essi sono capillarmente presenti nel mondo intero come acqua sorgiva che permea e feconda la terra arida dell’uomo senza Dio, offrendo quotidianamente quanto gratuitamente hanno ricevuto: il dono dell’Eucaristia.  

Riaffermo, con parole di Giovanni Paolo II, che nell’Eucaristia “Cristo va incontro al sacrificio, che ha la potenza redentrice: la potenza di liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato e della morte; la potenza di strappare l’uomo dall’abisso della morte spirituale e della condanna. Gesù passa ai discepoli il calice della salvezza, il sangue della nuova alleanza, e dice “Fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me (1 Cor 11,25) ” (Giovanni Paolo II, Omelia in Coena Domini, 31 marzo 1988, n 4). Davvero, ogni sacerdote può ripetere col Salmista: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore” (Sal 116, 12-13). Sacerdos et Hostia! Sacerdote e Vittima.

Gli interventi dei Relatori metteranno in evidenza che questo aspetto sacrificale dell’Eucaristia segna profondamente la vita del sacerdote e spiega la dimensione costitutiva del Sacerdozio di Cristo e, in conseguenza, del Sacerdozio della Nuova Alleanza (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo 2000, n. 8).

Essi ribadiranno che, affinché il mondo possa ricevere sempre questo dono della potenza misericordiosa di Dio, ci deve essere sempre un rinnovato nella vita del sacerdote, vale a dire il suo consenso libero e responsabile al volere fondante di Cristo.

Desidero ricordare con fermezza  che la libertà che è in gioco nell’Eucaristia, non è la libertà di inventarsi qualcosa di nuovo, ma fedeltà alla carità di Cristo, che è fedeltà a ciò che Lui ha detto e compiuto nella istituzione dell’Eucaristia. “Il Mistero eucaristico – sacrificio, presenza, banchetto – non consente riduzioni né strumentalizzazioni” ha scritto Giovanni Paolo II, aggiungendo: “Va vissuto nella sua integrità, sia nell’evento celebrativo, sia nell’intimo colloquio con Gesù appena ricevuto nella comunione, sia nel momento orante dell’adorazione eucaristica fuori della Messa” (Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 61).

I Teologi riaffermeranno che nella Chiesa è necessario alimentare il senso di umiltà dinanzi al dono incommensurabile dell’eucaristia  ed una continua conversione della volontà umana, ripulendola di ciò che potremmo chiamare una memoria pericolosa, vale a dire una memoria distorta che ,  intaccata da innovazioni umane o da eventuali originalità e creatività aggiuntive o riduttive a quanto legittimamente stabilito nella Chiesa universale,  modificherebbe arbitrariamente la Liturgia eucaristica e ferirebbe la stessa santità del sacerdozio ministeriale. Perché c’è una unità inscindibile tra Eucaristia e sacerdozio ministeriale: il sacerdozio è per l’Eucaristia!

Il sacerdozio ministeriale sgorga dall’amore ablativo di Cristo e, accogliendo quel Corpo donato e quel Sangue versato, si fa a sua volta dono per gli altri. In un completo dono di sé. Come diceva sant’Agostino: “Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete” (Discorso 272, 1: nella Pentecoste).

 

            Ringraziando gli invitati, ricordo che i loro interventi si svolgeranno in collegamento diretto, da dieci nazioni dei cinque continenti. Le riflessioni saranno svolte da Roma, dalla Sede della Congregazione per il Clero, dal S. E. Mons. Bruno Forte e dal Prof. Padre Paolo Scarafoni.

            Interverranno, inoltre, da Madrid il Prof. Alfonso Carrasco Rouco; da Mosca il Prof. Igor Kowalewsky; da New York il Prof. Michael Hull; da Manila il Prof. José Vidamor Yu; da Taiwan il Prof. Louis Aldrich; da Johannesburg il Prof. Rodney Moss; da Bogotà il Prof. Silvio Cajiao; da Sydney S.E. Julian Porteous.

            Auguro a tutti un buon ascolto.