GLI EDIFICI SACRI: DALLE DOMUS CRISTIANE ALLE CATTEDRALI MEDIEVALI

 

            Le assemblee di culto delle prime comunità avevano luogo in edifici privati, posti a disposizione dai membri della comunità. Così era anche a Gerusalemme, quando i discepoli potevano andare ancora al Tempio per la preghiera della sera (At 3, 1): appaiono riuniti nella "sala del piano alto" (coenaculum) di una casa (At 1, 13-14), e continuano poi a celebrare i loro incontri in case come quella alla quale si diresse Pietro dopo la sua liberazione dal carcere (At 12, 10-17; cf. At 9; 37; 29-40). Questa abitudine si estende col cristianesimo, come mostrano i testi paolini, sia nell'aneddoto della celebrazione e del miracolo a Troade (At 20, 7-12), sia nei molti saluti contenuti nelle Lettere alle case (domus) in cui si riunivano i cristiani (Rm 16, 5; 1 Cor 16, 19; Col 4, 15). 

In generale, si può dire che, all'inizio, le celebrazioni cristiane avevano luogo in spazi chiusi e non all'aperto, come poteva essere il caso dei culti pagani; tuttavia, non disponevano di edifici sacri veri e propri e avevano preso chiaramente le distanze dai templi delle religioni dell'epoca. Questa assenza di architettura sacra era una caratteristica assolutamente singolare e propria del cristianesimo nascente. In effetti, secondo l'insegnamento di Paolo, il tempio dello Spirito Santo è la comunità ecclesiale stessa (1 Cor 3, 16-17; 2 Cor 6, 16; Ef 2, 21-22), e Gesù Cristo aveva identificato esplicitamente il suo corpo col vero tempio di Dio (Mt 26, 61; Gv 2, 19-21). Così, ancora alla fine del secolo II, poteva dire Munzio Felice: "Pensate forse che occultiamo quello che adoriamo, perché non abbiamo templi né altari?” (Ottavio 32, 1). 

A Roma, con una partecipazione molto numerosa, i cristiani si riunivano soprattutto nelle domus di patrizi o persone agiate che offrivano l'ampiezza e la varietà di spazi convenienti all'assemblea cristiana. È significativo che alcune delle chiese presbiterali romane conservino tuttora il nome di fondatori o di proprietari (Praxedi, Pammachii, per esempio). In generale, le domus di stile romano, che erano diffuse in tutto l'impero e costituivano una struttura sociale di base, furono l'edificio di riferimento per i cristiani dei primi tempi. Si manifestava così contemporaneamente un tratto importante dell'inculturazione del cristianesimo nascente, la cui radicalità evangelica (Mt 10, 37; Lc 14, 26), non distruggeva, ma purificava e dava un senso nuovo a forme e valori sociali essenziali per il mondo dell'epoca.

Si ritiene che i primi edifici sacri dei cristiani non furono costruiti prima dell'epoca di Commodo (180-192). La situazione cambia nel secolo III, nel quale abbiamo notizie di spazi ed edifici dedicati al culto cristiano, dei quali si dirà, per esempio, che furono restituiti dalle autorità dopo la persecuzione del 260, o che furono distrutti da Diocleziano (Nicomedia). Eusebio loda la bellezza e la grandezza di questi edifici (Storia della Chiesa, 7, 13), ai quali allude anche Porfirio (Contro i cristiani, fram. 76).

Questi edifici continuano ad essere denominati domus, domus Dei, domus ecclesiae o dominicae, etc., così già Tertulliano e Ippolito, e nel mondo greco, per esempio, kyriakon. Si manifestava così la permanente coscienza cristiana del mistero di Cristo e del suo Corpo ecclesiale come il vero tempio in cui gli uomini si uniscono con Dio. La Domus Dei è in primo luogo la comunità ecclesiale, e l'edificio riceve tale nome come segno visibile di questo tempio vivo. L'ecclesia, la convocazione dei fedeli che celebrano la memoria sacramentale del Signore risorto, determina l'identità degli edifici sacri cristiani.

La costruzione di edifici sacri sarà già una realtà normale agli inizi del secolo IV. Tuttavia, non sappiamo con certezza quale forma avessero, perché non si sono conservati. Rimane solo il riferimento a Duro-Europos (nell'Eufrate), in cui è stata scoperta una chiesa della prima metà del secolo III; si tratta di una domus adattata per il culto. Per le indicazioni che offrono le "Costituzioni apostoliche", fine del secolo IV, possiamo supporre che si trattasse di costruzioni allungate, simili ad navate, guardando ad Oriente, con un paio di stanze secondarie per gli utensili del culto. 

Gli edifici sacri più importanti saranno i templi destinati al culto e alla vita delle comunità ecclesiali che normalmente andavano accompagnati da costruzioni annesse. Vicino ad essi apparvero anche presto alcune chiese nei cimiteri o destinate al culto dei martiri, che già dal secolo IV includono frequentemente la tomba del martire stesso. A partire da questi edifici si svilupparono in seguito dei santuari di pellegrinaggio. A partire dal secolo V fanno la loro comparsa le chiese annesse ai monasteri, così come nel territorio dei grandi latifondi, nella qualità di chiese proprie della popolazione di quei terreni e dei villaggi vicini. La crescita dell'importanza del culto dei martiri portò dalla fine del secolo VI a traslati di reliquie, che fecero sparire molte volte la loro singolarità dalle chiese destinate alla memoria del martire.

L'insieme di queste edificazioni non mostra propriamente un tipo unico di costruzione. Si può dire, tuttavia, che il modello della "basilica" sviluppato già agli inizi del secolo IV dagli architetti da Costantino a Roma andava trasformandosi nel tipo di costruzione cristiana più importante dell'epoca antica, determinando così l'evoluzione medievale e perfino moderna. 

La basilica del Laterano fu costruita da Costantino poco dopo il 313, quasi come un ex voto per la sua vittoria militare, per rispondere alle necessità dei cristiani di Roma i cui edifici risultavano piccoli o erano abbandonati. La basilica lateranensis (Girolamo, ep. 77, 4) sarà la Chiesa della comunità cristiana e del vescovo di Roma, trasformandosi in edificio rappresentativo ed ufficiale. La sua struttura era semplice: cinque navate che andavano da Est verso Ovest, sostenute da colonne; la navata centrale culminava in un'abside ad Ovest, ed era illuminata da grandi finestre; le navate laterali erano più basse e buie. Le dimensioni erano sufficientemente grandi per trasformarla in uno dei grandi edifici della città: 100 metri di lunghezza per 27 di larghezza e 18 di altezza nella navata centrale.

Può farsi menzione anche della Basilica di S. Pietro, costruita anch’essa da Costantino sulla collina vaticana negli Anni 20, come memoria dell'apostolo Pietro. Era più grande della Laterana, 123 metri di lunghezza, con cinque navate, ma con una navata trasversale davanti all'abside, molto illuminata, destinata a sottolineare la presenza di Pietro ed a permettere l'accesso dei pellegrini. Il modello di questa basilica vaticana era destinato ad esercitare molta influenza.

La basilica era un tipo di costruzione che permetteva molte variazioni, e si possono trovare molteplici testimonianze in tale senso: con un vario numero di navate, potevano essere tre, ma anche più di cinque, con cori o pulpito elevato, con navata trasversale, a forma di croce, con cupola, con doppia abside, ecc. Normalmente avevano un atrio rettangolare a cielo aperto, circondato generalmente da un portico di colonne.

Alla basilica si aggiunsero sin dall'inizio altri tipi di edifici cristiani sacri, tra i quali possiamo sottolineare quelli dotati di un grande corpo centrale, per esempio ottogonali, molte volte con altezze diverse. Questo tipo di templi si trovano soprattutto a Oriente, e così sarebbe già la cattedrale eretta da Costantino ad Antiochia nell'anno 327. Le chiese a forma di croce fanno la loro comparsa anch’esse abbastanza presto, spesso legate alla memoria di qualche martire, benché potessero essere anche chiese episcopali.

Il modello della basilica era il più caratteristico degli edifici che offriva l'architettura romana per l'accoglienza di grandi gruppi di persone. Ne esistevano con differenti finalità e, in fondo, costituivano un ampliamento di uno spazio pubblico al coperto. In Occidente erano costruzioni comuni nelle città sin dal secolo II prima di Cristo. Gli elementi essenziali della basilica cristiana provengono dunque da un modello civile ben conosciuto. La flessibilità stessa del tipo di edificio che ammetteva un differente numero di navate e di piani, facilitava il suo adattamento alle necessità della comunità e del culto cristiano. Da questo punto di vista, anche la basilica è, anche in questo senso, una forma di inculturazione ben riuscita, nella quale l'edificio sacro non segue il modello dei templi dell'epoca, ma è al servizio dell'ecclesia, del popolo cristiano.

Le tradizioni provenienti dalle domus ecclesiae e dalle celebrazioni liturgiche determinarono la conformazione peculiare della basilica cristiana. La navata centrale, più lunga ed alta, ben illuminata, costituiva l’ambiente per le celebrazioni. L'altare era situato davanti all'abside ed a volte perfino nel primo terzo della navata, dalla quale normalmente era separato da qualche tipo di inferriata; in questa zona venivano collocati anche pulpiti o amboni per liturgia della Parola. Un corridoio ampio era lasciato libero dall'altare fino alla metà della navata, per le processioni. Nell'abside, leggermente elevata, si trovavano le panche di pietra con schienale per i presbiteri, come la cattedra episcopale. La comunità occupava soprattutto le navate laterali. Alle basiliche si aggiungevano frequentemente i battisteri, spesso in connessione con l'atrio, o anche con l'abside. 

 

Il trasferimento della capitale dell'impero a Bisanzio permise la costruzione di splendide chiese e lo sviluppo di un stile peculiare, il bizantino. Nel frattempo, le basiliche romane si imposero come paradigma nella Chiesa d’Occidente. In particolare, la riforma carolingia le assunse come modello praticamente generale, ovviamente con varianti e novità, come, per esempio, i campanili; cosicché la basilica con varie navate caratterizza la costruzione medievale, non solo romanica, ma anche gotica. Ciò non impedisce che in alcune regioni si diffondano altre soluzioni, come le chiese con cupola (Aquitania). In linea generale, l'influsso di Bisanzio significò un principio di rinnovamento, anche in termini di soluzioni architettoniche (Lombardia) che contribuì al percorso che culmina nell'arte romanica.

Nell'alto medioevo fu necessaria la costruzione di numerose chiese tanto in regioni già cristiane quanto nei nuovi territori di missione.  Poteva trattarsi di costruzioni destinate a comunità determinate o di "chiese proprie" nel territorio di un signore feudale. Al lato di queste chiese rurali, legate alla popolazione agraria o a piccoli nuclei di popolazione, appariranno anche monasteri con le loro proprie chiese, adattate alle necessità della vita in clausura con vari sacerdoti ed alla liturgia delle ore. Esistevano o si edificavano anche cappelle nelle residenze di principi o signori feudali.

Fino al secolo XI, attorno a centri spirituali come monasteri, fondazioni o sedi episcopali andarono crescendo paesi e città. In questi casi non era necessario edificare una nuova chiesa, benché in seguito potessero sorgere più chiese parrocchiali. A partire dal secolo XII, invece, si fonderanno città senza un nucleo spirituale, per questo motivo avranno bisogno della costruzione di chiese proprie della città.

Le sedi episcopali che esistevano già nell'Impero conservarono, in parte, la loro tradizione, rinnovando e ricostruendo le chiese cattedrali. In altre sedi episcopali si eressero chiese cattedrali che erano anche sempre le chiese del capitolo della cattedrale. Vicino ad esse si trovavano spesso altri edifici sacri, come collegiate o monasteri, oltre ad altre possibili chiese e cappelle.

La forma fondamentale nelle piccole edificazioni (chiese nei villaggi, cappelle) era quella di uno spazio principale, come una sala ampia ed indivisa, non a volta, dominata da uno spazio proprio per l'altare (abside). Le chiese maggiori seguiranno il modello della basilica, generalmente con tre navate; solo alcuni grandi edifici conserveranno le cinque navate delle basiliche romane patriarcali, per esempio le cattedrali di Parigi, Bourges, Colonia, Milano, ecc.. Si potrebbe ricordare l'aumento delle Messe private e dei relativi altari come uno dei fattori che introdusse variazioni importanti nella pianta degli edifici (il cosiddetto "rosario di cappelle"). Alla fine del secolo XII, il desiderio di dare più luminosità ad un spazio più ampio, economizzando contemporaneamente materiali, conduce a cambiamenti nella costruzione delle volte delle grandi navate (si dominava già la tecnica necessaria), ed a spostare il carico su contrafforti esterni. Si liberano così le navate laterali che possono alleggerirsi ed aprirsi a grandi finestroni, che potranno essere ricoperti di vetrate. Le chiese crescono in altezza, ampiezza e luminosità.

Le chiese piccole potevano essere costruite nello spazio di pochi anni ed il loro finanziamento dipendeva molte volte dai rispettivi proprietari, in generale grandi signori o fondazioni importanti. Quando si tentò di costruire chiese nelle città, soprattutto cattedrali, la costruzione richiese tempi molto più lunghi; il finanziamento arrivava allora dalle imposte e dalle tasse, dai crescenti scambi commerciali, così come dalle donazioni - che potevano essere promosse con l'offerta di indulgenze - e dalle fondazioni private. In questo modo, se le piccole chiese disseminate per le campagne dell'Europa possono essere viste come espressione di un grande sforzo missionario e pastorale, adattato alle condizioni di vita dell'epoca, le grandi chiese delle città e, in particolare, le cattedrali si trasformarono in opere in cui si esprimeva la fede di un paese cristiano (si vedano le indagini sul finanziamento del Duomo di Milano).

Le chiese sono comprese come il luogo particolare della presenza di Dio in cui si celebra quel sacrificio che viene portato fino all'altare del cielo dalle mani degli angeli, il sacrificio della croce del Signore che fonda la comunione dell'uomo con Dio, di cielo e terra. Perciò, la chiesa si trasforma in uno spazio sacro unico tra tutti gli spazi nei quali l'uomo esprime le sue forme di devozione e, in particolare, l'altare sarà vissuto come luogo privilegiato in cui il Padre della gloria si fa presente, ascolta e benedice i suoi figli. Così, i credenti preferiranno pregare davanti all'altare, desidereranno essere sepolti vicino all’altare; le promesse e i giuramenti si faranno davanti all'altare, avendo Dio e i suoi santi come testimoni; i voti religiosi si pronunceranno davanti all'altare, ecc.

Le cattedrali conservano generalmente la struttura della basilica e continuano ad essere domus ecclesiae, il posto in cui si riunisce la comunità, il popolo cristiano, che trova in esse la vera sintesi catechetica della storia della salvezza, i segni di una comunione con Dio della quale fanno anche parte gli angeli ed i santi. In quest’epoca si sviluppa un'interpretazione simbolica dall'edificio (Siccardo di Cremona, Durando di Mende), il cui principio è: ecclesia materialis significat ecclesiam spiritualem. Si accentuerà così la percezione della cattedrale come luogo in cui la gloria di Dio abita tra gli uomini; molte volte i suoi portici sono inviti espliciti ad addentrarsi nell'ambito della gloria che Dio offre agli uomini per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, presentato come colui che ha ricevuto ogni potere nel cielo e sulla terra (si veda, per esempio, il "portico della gloria” della Cattedrale di Santiago di Compostela). Le cattedrali potranno essere capite perfino come riflesso o immagine della città celeste la cui luce è il Signore; di ciò si poteva vedere un segno anche nella loro architettura, nel loro spazio ampio ed armonico e, soprattutto, nello stile gotico, nella loro stessa luminosità.

In ogni caso, le cattedrali rimasero per sempre il simbolo architettonico dell'ecclesia viva, la domus propria del popolo fedele che celebra con venerazione il grande sacramento della Pasqua del Signore Gesù Cristo. In mezzo alle città, indicavano il cammino della luce e della salvezza per un popolo pellegrino che vive ed edifica pienamente fiducioso che, per la misericordia del Signore, potrà un giorno raggiungere la gloria della Gerusalemme celeste.

 

Prof. Alfonso Carrasco Rouco

Facoltà di Teologia San Dámaso 

Madrid