Immolazione ed offerta di Cristo e il sacrificio eucaristico

 

"Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10 5-7). Iniziare questa breve esposizione su questo profondo tema dell'immolazione di Cristo nel contesto dell’incarnazione ed in riferimento all'Eucaristia ci colloca in prospettive multiple che mostrano la ricchezza del vissuto del mistero di Cristo, non come cosa del passato, bensì come attualizzazione permanente per noi in quello che la tradizione ha chiamato il santo sacrificio della "messa" (Cfr. Trento Sec. XXII, Cane. 1 e 3).

 

La possibilità di esistenza dei sacramenti, e pertanto dell'Eucaristia, ha come base il mistero dell'incarnazione del Verbo della Vita che, facendosi uomo,  con la sua iniziativa personale e la sua imponderable capacità creativa, ricorre a quei segni che perpetuano nella storia la sua opera salvifica, per essere vissuti in maniera personale nella comunità ecclesiale.

 

L'aspetto sacrificale ci riporta nell'ampio mondo della religione, dove troviamo che gli uomini vogliono rendersi propizia la divinità, oppure placare le forze divine avverse, in un concezione dualista del divino, mediante l'offerta di quanto di più grande possiedono, la vita, e non potendo offrire la propria, ricorrono alle intermediazioni; ma essi stessi si considerano molte volte impuri o inappropriati per questo ambito della cosa soprannaturale, perciò ricorrono a mediatori umani, sacerdoti, sciamani, etc.

 

La lettera agli Ebrei raccoglie tutti questi elementi e ci ricorda che il sacerdote si dà al sacrificio. Ma precisamente, nella prospettiva sacrificale della Pasqua del Signore Gesù, ci dice che tutto quella che l'antico culto dell'Israele conteneva era appena una figura e un’ombra di quello che è accaduto in questo nuovo culto, poiché ora possediamo un Sacerdote che ci rappresenti davanti a Dio perché è penetrato nel Santuario e ha offerto la vittima propiziatoria e degna di lodare un tale Dio, poiché l'offerta è niente meno che lo stesso Figlio.

 

Col risultato che il Papa Giovanni Paolo II ci ricordava in Ecclesia de Eucharistia (55) " L'Eucaristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con l'Incarnazione. Maria concepì nell'Annunciazione il Figlio divino nella verità anche fisica del corpo e del sangue, anticipando in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramentalmente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il corpo e il sangue del Signore."

 

Impressionante mistero che c'invita permanentemente a fare della nostra vita sacerdotale un'altra offerta permanente; e come costantemente ce lo ricorda il pane che spezziamo ogni giorno e che si offre per la salvezza del mondo.

 

Che nostra Signora, colei che ha il cuore aperto all'azione dello Spirito, c'insegni a discernere i segni autenticamente umani delle nostre culture e ci permetta di configurarci al volto nuovo di Gesù Cristo per i nostri  fratelli e sorelle che anch’essi si dibattono in costanti, ed a volte assurdi, sacrifici imposti da una società ingiusta.

 

Silvio Cajiao, S.I.

Bogotà 14-XII-05