Ponenza di S.Em. Odilo Pedro Card.
Scherer, Arcivescovo di San Paolo
L’identità
missionaria del presbitero nella Chiesa,
quale
dimensione intrinseca dell’esercizio dei tria munera
La situazione
in America Latina
La situazione della Chiesa in America Latina e nei Caraibi è descritta,
in maniera globale, nel Documento finale della V Conferenza Generale
dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi, che si è svolta a maggio del
2007. Nel Documento di Aparecida (DAp) troviamo sia la percezione della realtà
vissuta dalla Chiesa nel subcontinente che le preoccupazioni dell’Episcopato e
le sue direttive per il presente e il prossimo futuro riguardo alla vita e al
ministero dei presbiteri.
Il tema – “Discepoli e missionari di Gesù Cristo
affinché, in Lui, i nostri popoli abbiano la vita” –, rivela tre
preoccupazioni: a) la necessità di far rivivere l’identità cristiana ed
ecclesiale nella dimensione del “discepolato”, partendo dal rinnovato incontro
con Gesù Cristo; b) l’urgenza di un nuovo atteggiamento missionario della
Chiesa nel Continente: “solo il discepolo di Gesù Cristo può diventare
missionario”; c) l’affermazione del desiderio della Chiesa dell’America Latina
di contribuire in modo decisivo per una vita dignitosa dei popoli che vivono in
quel territorio. Tutto ciò è strettamente connesso anche con la vita e la
missione dei presbiteri e degli altri ministri ordinati.
Papa Benedetto XVI ha ricordato, fin dall’inizio della
V Conferenza Generale, che i primi promotori del discepolato e della missione
sono quelli che sono stati chiamati “per stare con Gesù ed essere mandati a
predicare” (Mc 3,14). Essi devono ricevere, in modo preferenziale, l’attenzione
e la cura paterna dei loro Vescovi, perché sono i primi operatori di un
autentico rinnovamento della vita cristiana nel Popolo di Dio (cfr. Discorso
inaugurale, 13.5.2007).
La V Conferenza si è proposta il grande compito di
conservare, rivitalizzare e alimentare la fede del Popolo di Dio e anche di ricordare
ai fedeli di quel Continente che, in virtù del loro Battesimo, tutti sono
chiamati ad essere discepoli e missionari di Gesù Cristo. Abbiamo dinanzi un
nuovo periodo della storia, non sempre favorevole alla tradizione cristiana e
caratterizzato dall’emergere di varie offerte religiose, le quali cercano di
rispondere, a loro modo, alla sete di Dio che i nostri popoli manifestano (cfr.
DAp 10).
La Chiesa è chiamata a ripensare profondamente e a
riproporre con audacia e fedeltà la sua missione nelle nuove situazioni
latino-americane e mondiali. Essa non può concentrarsi su se stessa, né
chiudersi alle nuove necessità della missione. Si tratta di confermare,
rinnovare e rivitalizzare la fede, che trova le sue radici nella storia,
partendo da un incontro personale e comunitario con Gesù Cristo che sia in
grado di risvegliare e formare discepoli e missionari. Tutto ciò non dipende
soltanto dai programmi e dalle strutture ma, anzitutto, da uomini e donne
nuovi, che incarnano questa sfida come discepoli missionari di Gesù Cristo e
del suo Regno, protagonisti di una vita nuova per l’America Latina (n. 11).
1. Una realtà che sfida
I popoli dell’America Latina e dei Caraibi vivono oggi
una realtà segnata da grandi cambiamenti, che incidono profondamente nella loro
vita. I discepoli di Gesù Cristo sono chiamati a discernere i “segni dei
tempi”, alla luce dello Spirito Santo, per mettersi al servizio del Regno di
Dio annunziato da Gesù, che è venuto “perché abbiano la vita e
l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
La Conferenza di Aparecida insiste perché tutti i
cristiani – anche i presbiteri – riprendano la contemplazione del mistero di
Cristo, nel quale ci è stata rivelata la pienezza della vocazione umana e il
suo senso ultimo. Abbiamo bisogno di essere discepoli docili, per apprendere da
Lui, alla sua sequela, la dignità e la pienezza della vita. È necessario che lo
zelo missionario ci consumi per portare al cuore della cultura del nostro tempo
quel significato unitario e completo della vita umana che né la scienza né la
politica né l’economia né i mezzi di comunicazione potranno donarci, ma
soltanto Cristo e il suo Vangelo (n. 41).
Il nostro popolo ha grande stima dei sacerdoti;
riconosce la santità di molti di essi e la loro testimonianza di vita, il loro
lavoro missionario e la loro creatività pastorale, in particolare di quanti si
trovano in luoghi remoti o in contesti più difficili. Molte delle nostre Chiese
hanno una pastorale sacerdotale ed esperienze concrete di vita in comune. In
alcune Chiese locali esiste il diaconato permanente. Si fanno grandi sforzi per
la formazione, nei nostri seminari, nelle case di formazione per la vita
consacrata e nelle scuole per il diaconato permanente (n. 99).
Bisogna sottolineare l’abnegata dedizione di tanti
missionari e missionarie che, fino ad oggi, hanno svolto una preziosa opera
evangelizzatrice e di promozione umana in tutti i nostri popoli, con una
molteplicità di opere e servizi. Molti sacerdoti, consacrati, laici e laiche
del nostro Continente partecipano anche alla missione ad gentes (n. 99).
1.1. Alcune
preoccupazioni particolari
Oltre agli aspetti positivi, che danno speranza, ci
sono anche dei motivi di preoccupazione (cf. n. 100).
a) La
sproporzione tra la crescita demografica e la crescita della Chiesa cattolica in
America Latina e nei Caraibi: la crescita della Chiesa non segue lo stesso
ritmo della crescita della popolazione, che è sempre più distante dalla
percentuale di aumento del clero.
b) Sono
deplorabili alcuni tentativi di ritorno ad un certo tipo di ecclesiologia e di
spiritualità contrarie al rinnovamento del Concilio Vaticano II, come pure
letture e applicazioni riduttive del rinnovamento conciliare; sono deplorabili
anche la mancanza di un’autentica obbedienza all’esercizio evangelico
dell’autorità, le infedeltà alla dottrina, alla morale e alla comunione, la
fragilità nel vivere l’opzione preferenziale per i poveri, le ricadute
secolarizzatrici della vita consacrata, influenzata da un’antropologia non
evangelica. Il Santo Padre nel Discorso Inaugurale, ha segnalato “un certo
indebolimento della vita cristiana nell’insieme della società e della
partecipazione alla vita della Chiesa Cattolica”.
c) È scarso
l’accompagnamento dato ai fedeli laici nel servizio della società, in
particolare quando assumono delle responsabilità nelle diverse strutture di
ordine temporale. Manca energia nell’evangelizzazione, come pure metodi ed
espressioni nuove; c’è ancora un’accentuazione nel ritualismo senza l’adeguata
preoccupazione per la formazione del popolo e per altri compiti pastorali.
Preoccupa anche la mentalità relativista in campo dottrinario ed etico e la
mancanza di un’applicazione creativa del ricco patrimonio della Dottrina
Sociale della Chiesa.
d) Nell’evangelizzazione,
nella catechesi e, in genere, nella pastorale, persistono anche linguaggi poco
significativi per la cultura attuale e, in modo particolare, per i giovani,
senza tener conto del cambiamento dei codici rilevanti dal punto di vista
esistenziale nelle società influenzate dalla post-modernità e caratterizzate da
un ampio pluralismo sociale e culturale. I cambiamenti culturali ostacolano la
trasmissione della fede nella famiglia e nella società. Dinanzi a tutto ciò,
non si vede una presenza importante della Chiesa nel generare cultura, in modo
particolare nel mondo universitario e nei mezzi di comunicazione.
e) Il numero
insufficiente di sacerdoti e la loro diseguale distribuzione non permettono a
molte comunità la regolare partecipazione alla celebrazione dell’Eucaristia.
Molti cattolici vivono e muoiono senza l’assistenza della Chiesa. A questo, si
aggiunge la relativa scarsità di vocazioni al ministero ordinato e alla vita
consacrata. D’altra parte, in molti sacerdoti, non c’è uno spirito missionario.
1.2. Sfide
vissute dai presbiteri
La stragrande maggioranza dei presbiteri vive il
proprio ministero con fedeltà, costituendo un modello per gli altri fedeli, ma
è necessario insistere affinché essi riservino, tutti, del tempo alla propria
formazione permanente, coltivino la vita spirituale incentrata nell’ascolto
della Parola di Dio e nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia (n. 191).
Come pastori del popolo, i presbiteri sono chiamati a dedicare tempo
sufficiente al sacramento della riconciliazione, non sempre adeguatamente
valutato (n. 177).
Molte situazioni colpiscono e sfidano la vita e il
ministero dei nostri presbiteri, tra cui l’identità teologica del ministero
presbiterale e il suo inserimento nella cultura attuale (n. 192). C’è sempre il
rischio di un certo affievolimento della natura e dell’identità teologica del
ministero presbiterale, senza la dovuta distinzione qualitativa riguardo al
sacerdozio comune dei fedeli (cf. LG 10). Il sacerdote non può cadere nella
tentazione di considerarsi un mero delegato o rappresentante della comunità (n.
193).
Una seconda sfida riguarda la cultura attuale, in cui
i presbiteri esercitano il loro ministero. Essi sono chiamati a conoscerla per
seminare in essa il seme del Vangelo, come un interrogativo valido,
comprensibile, pieno di speranza e di significato per la vita dell’uomo di
oggi, specialmente per i giovani. E i sacerdoti non sempre sono preparati a
questo e la loro formazione iniziale e permanente ha bisogno di essere
costantemente approfondita (n. 194).
Un’altra sfida è la spiritualità fondata sulla carità
pastorale, che si alimenta dell’esperienza personale di Dio e della comunione
con i fratelli. Trascurare i rapporti fraterni con gli altri presbiteri e con i
laici porta all’isolamento, alla ricerca della realizzazione individuale nella
“vita privata” anziché della testimonianza di comunione con il Vescovo e con
gli altri presbiteri (n. 195). Il ministero sacerdotale che scaturisce
dall’Ordine Sacro ha una “radicale forma
comunitaria” e può essere assolto solo come “un’opera collettiva” (PDV 17).
Anche il celibato, per molti sacerdoti, continua ad essere una sfida.
Ci sono poi le sfide di carattere strutturale, come le
parrocchie molto estese, che rendono difficile il prendersi cura adeguatamente
del popolo, oppure le parrocchie molto povere, in cui i presbiteri, per
mantenersi, sono tentati o costretti dalle circostanze a dedicarsi ad altri
compiti. Inoltre, ci sono le parrocchie situate in zone di estrema violenza e
insicurezza (n. 197); e le parrocchie tradizionali non sempre riescono a trovare
uno spazio di attuazione nei complessi centri urbani.
Le Diocesi e le Conferenze Episcopali sono invitate
dalla V Conferenza a sviluppare una pastorale presbiterale che privilegi la
spiritualità sacerdotale e la formazione permanente ed integrale dei sacerdoti
(cf. PDV 76). Tenendo conto del numero di presbiteri che hanno abbandonato il
ministero, ogni Chiesa locale cerchi di avere, nei loro confronti, la dovuta
cura pastorale, secondo le norme della Chiesa (n. 200).
2. Necessario rinnovamento delle parrocchie
La maggior parte dei latinoamericani e degli abitanti
dei Caraibi sono battezzati. Grazie alla Divina Provvidenza, la Chiesa
pellegrina nelle terre americane ha più di 500 anni. I nostri popoli possiedono
una profonda religiosità, che si manifesta nella devozione a Cristo sofferente
e a sua Madre, nella venerazione dei Santi, nelle feste patronali, nell’amore
per il Papa e per gli altri pastori, nell’amore verso la Chiesa, come grande
famiglia di Dio, che non abbandona mai i suoi figli (n. 127).
Ma la Chiesa deve stimolare molto ad una maturità nel
seguire Cristo e a risvegliare la passione di annunciarlo con autentico ardore
missionario. Questo deve accadere per tutti i battezzati nella vita della
Chiesa, casa e scuola di comunione, partecipazione e solidarietà. È nella sua
realtà sociale concreta e nella vita ecclesiale che il discepolo fa esperienza
dell’incontro con Gesù Cristo vivo, è lì che matura la sua vocazione cristiana
e che scopre la grazia di essere missionario, per annunciare la Sua parola con
gioia (n. 167).
Le parrocchie sono cellule vive della Chiesa e il
luogo privilegiato nel quale la maggior parte dei fedeli ha un’esperienza
concreta di Cristo e vive la comunione ecclesiale. Esse però hanno bisogno di
un coraggioso rinnovamento per essere autentici “luoghi di iniziazione
cristiana, di educazione e celebrazione della fede, aperte alla diversità di
carismi, servizi e ministeri, organizzate in modo comunitario e responsabile,
integratrici di movimenti e altre organizzazioni di apostolato già esistenti, e
aperte a progetti pastorali e sovra-parrocchiali (cf. n. 170).
Il rinnovamento delle parrocchie esige la
riformulazione delle loro strutture, perché diventino comunità di comunità e
possano aiutare i propri membri ad essere realmente discepoli e missionari di
Gesù Cristo in comunione. Ogni parrocchia è chiamata ad essere lo spazio nel
quale la Parola è annunciata, accolta e testimoniata, dove i misteri di Dio
sono celebrati e la carità e la speranza sono testimoniate (n. 172).
I maggiori sforzi delle parrocchie devono concentrarsi
nella convocazione e formazione dei missionari laici. Solo attraverso la
moltiplicazione di essi potremo rispondere alle esigenze missionarie del
momento attuale nel complesso mondo del lavoro, della cultura, delle scienze e
delle arti, della politica, dei mezzi di comunicazione e dell’economia, come
pure nel campo della famiglia, dell’educazione, della vita professionale,
soprattutto nei contesti in cui la Chiesa si fa presente soltanto attraverso di
essi (n. 174).
2.1.
I parroci, animatori di una comunità di discepoli missionari
Il rinnovamento delle parrocchie è in stretto rapporto
con il ministero dei sacerdoti e richiede loro nuovi atteggiamenti. La prima
esigenza è che il parroco sia un autentico discepolo di Gesù Cristo, perché
soltanto un sacerdote innamorato del Signore può rinnovare una parrocchia. Allo
stesso tempo, deve essere un missionario zelante, che vive il costante
desiderio di cercare quelli che si sono allontanati e non si accontenta
semplicemente di amministrare burocraticamente la parrocchia (n. 201). I
parroci devono farsi promotori e animatori dei diversi servizi necessari
all’evangelizzazione missionaria. La loro integrazione in un unico progetto
evangelizzatore è essenziale per assicurare una comunione missionaria. Ad essi
è richiesta una creatività per trovare risposte alle numerose e sempre mutabili
sfide della realtà.
Il parroco deve animare la parrocchia affinché sia
comunità di discepoli missionari. I vari Consigli parrocchiali dovranno avere
sempre la preoccupazione di raggiungere tutti e tutti gli organismi devono
essere animati da una spiritualità di comunione missionaria: “Senza questo
cammino spirituale, servirebbero a poco le strutture e i meccanismi esterni di
comunione (n. 203). La famiglia cristiana deve ricevere una speciale
attenzione, essendo la cellula basilare della comunità ecclesiale e
missionaria, nella quale vengono vissuti e trasmessi i valori fondamentali
della vita cristiana (n. 204).
2.2. Il
processo di formazione dei discepoli missionari
I presbiteri, così come gli altri membri della
comunità ecclesiale, sono invitati dalla Conferenza di Aparecida ad una
rinnovata formazione nella mistica del discepolato e della missionarietà,
guardando a Cristo, il Maestro, che formò personalmente i suoi Apostoli e
discepoli; anche oggi li attrae e dice loro: “Venite e vedete” (Gv 1,39) e li
invita a “stare con Lui” e a seguirLo: “Io sono la via, la verità e la vita”
(Gv 14,6). Con Lui sarà possibile sviluppare le potenzialità presenti nelle
persone e formare discepoli missionari (n. 276).
La formazione dei discepoli missionari è stata
proposta ad Aparecida come un processo, con cinque aspetti fondamentali, che si
completano reciprocamente (n. 278): a) l’incontro personale con Gesù Cristo; b)
la conversione, come risposta iniziale di coloro che hanno incontrato ed
ascoltato il Signore con ammirazione; c) il discepolato, che porta la persona a
maturare costantemente nella conoscenza, nell’amore e nel seguire il Signore;
d) la comunione con Cristo nella comunità; e) la missione, perché il discepolo
che conosce e ama il suo Signore, sperimenta la necessità di condividere con
gli altri la sua gioia, annunciando Gesù Cristo, morto e risorto.
È necessario formare nei presbiteri una profonda
spiritualità missionaria, nella docilità alla forza dello Spirito Santo, che
muova e trasfiguri tutte le dimensioni della loro esistenza (n. 284). Non si
tratta di un’esperienza limitata agli spazi della devozione privata, ma di una
fiamma che deve penetrare completamente la loro vita, infondendo profondità ed
entusiasmo nell’esercizio del ministero (n. 285).
3. Conversione pastorale e rinnovamento missionario
Un concetto centrale negli orientamenti della
Conferenza di Aparecida è quello della “conversione pastorale”. Si sollecita
una nuova e ferma decisione missionaria che orienti i membri della Chiesa e
permei tutte le strutture ecclesiali e i piani pastorali di diocesi,
parrocchie, comunità religiose, movimenti e di qualsiasi istituzione della
Chiesa. Nessuna comunità deve esimersi dall’entrare fermamente, con tutte le
sue forze, nei processi costanti di rinnovamento missionario, rivedendo e
abbandonando strutture oltrepassate, che non favoriscono più la trasmissione
della fede (n. 365).
Prima che delle organizzazioni e istituzioni
ecclesiali, questa conversione pastorale deve essere personale e orientare la
vita dei ministri della Chiesa, risvegliando in essi la capacità di
sottomettere tutto a servizio della missione della Chiesa (n. 366). Vescovi,
presbiteri, diaconi permanenti, consacrati e consacrate, laici e laiche, sono
chiamati ad assumere un atteggiamento di permanente conversione pastorale, che
porti ad ascoltare con attenzione e a discernere “ciò che lo Spirito dice alle
Chiese” (Ap 2,29). La conversione pastorale si tradurrà in una profonda
conversione missionaria, per dare alla Chiesa uno slancio e una nuova audacia
evangelizzatrice.
È necessario che i pastori vivano e promuovano
un’autentica spiritualità della comunione e partecipazione, “facendola emergere
come principio educativo… dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati,
gli operatori pastorali” (NMI 43). La conversione pastorale esige che le
comunità ecclesiali siano comunità di discepoli missionari attorno a Gesù
Cristo, Maestro e Pastore. Da qui nasce l’apertura al dialogo e la
disponibilità a promuovere la corresponsabilità e la partecipazione effettiva
di tutti i fedeli nelle comunità cristiane (n. 368).
La conversione pastorale delle nostre comunità esige
che i presbiteri vadano al di là di una pastorale di mera conservazione e
promuovano una pastorale decisamente missionaria. Soltanto così sarà possibile
che “l’unico programma del Vangelo continui a calarsi nella storia di ciascuna
realtà ecclesiale” (NMI 29) e che la Chiesa continui ad andare incontro ad ogni
popolo e ad ogni persona (n. 370).
Considerando le dimensioni delle nostre parrocchie, è
consigliabile la divisione in unità territoriali minori, che abbiano una
propria equipe di animazione e di coordinazione, in modo da favorire una
maggiore vicinanza con le persone e con i gruppi che vivono in quella zona. È
bene che gli operatori missionari promuovano la creazione di comunità di
famiglie, che incoraggino a vivere in modo comunitario la fede cristiana e le
risposte ai problemi. Non si tratta di strategie per raggiungere risultati
pastorali, ma della fedeltà al Maestro, sempre vicino, accessibile e
disponibile ad incontrare le persone e a comunicare loro la Sua vita (n. 372).
La V Conferenza si propone di risvegliare in tutti i
membri della Chiesa in America Latina e nei Caraibi un grande slancio
missionario. I presbiteri, in modo particolare, sono chiamati ad andare
incontro alle persone, alle famiglie, alle comunità e ai popoli per comunicare
loro il dono dell’incontro con Cristo, senza rimanere ad aspettare passivamente
negli uffici parrocchiali e nelle chiese. “Siamo testimoni e missionari nelle
grandi città e nei campi, nelle montagne e foreste della nostra America, in
tutti gli ambienti della convivenza sociale, nei più diversi ‘luoghi’ della
vita pubblica delle nazioni, nelle situazioni estreme dell’esistenza e nella
sollecitudine per la missione universale della Chiesa” (n. 548).
È lo stesso Papa Benedetto XVI ad invitare ad una
missione che coinvolga tutte le forze vive della Chiesa in America Latina e
Caraibi. In questo sforzo evangelizzatore, i poveri e coloro che soffrono
devono ricevere un’attenzione speciale, secondo quanto ha affermato il Papa nel
suo Discorso inaugurale della V Conferenza. I poveri sono i destinatari
privilegiati del Vangelo (cf. n. 550).
La conversione missionaria deve anche portare alla
sollecitudine per quanto riguarda la missione “ad gentes” (n. 373), poiché
questo definisce l’identità più profonda della Chiesa. La fede si rafforza
quando è testimoniata e comunicata. Siamo Chiese povere, ma “dobbiamo
condividere dalla nostra povertà la gioia della nostra fede”. La nostra
capacità di condividere i doni spirituali, umani e materiali con altre Chiese
confermerà l’autenticità della nostra apertura missionaria (n. 379).
4. Presbiteri missionari nel Progetto Missione
Continentale
La Conferenza di Aparecida ha approvato la proposta di
una “Missione Continentale”, per rispondere alla necessità di ripresa continua
del compito missionario in tutto il Continente, senza presupporre che
l’evangelizzazione e l’azione missionaria siano già state fatte in passato.
Dobbiamo essere una Chiesa in stato permanente di missione, “un Continente in
stato di missione”.
Papa Benedetto XVI, nell’approvare il Documento di
Aparecida, affermava: “È per me motivo di gioia conoscere il desiderio di
realizzare una ‘Missione Continentale’, che le Conferenze Episcopali e ogni
Diocesi sono chiamate a studiare e a mettere in atto, convocando per questo
tutte le forze vive, in modo che, camminando a partire da Cristo, si cerchi il
suo volto”.
Dopo la Conferenza, il Consiglio Episcopale
Latinoamericano (CELAM) ha ripreso le proposte definendone meglio i
provvedimenti, dando gli orientamenti generali e affidando alle Conferenze
Episcopali il compito di organizzare in ogni Chiesa locale la Missione
Continentale. Il Documento del CELAM – “La Missione Continentale: per una
Chiesa Missionaria” –, riprende in maniera sintetica gli orientamenti della
Conferenza di Aparecida, dando delle indicazioni sulla possibile attuazione
della Missione Continentale in ogni nazione.
Dopo aver ripreso le parole di Papa Benedetto XVI ai
Vescovi del Brasile, nella Cattedrale di San Paolo (11 maggio 2007), il
Progetto del CELAM parla in particolare del coinvolgimento diretto dei ministri
ordinati, per ricordare che il vescovo è il primo responsabile della missione
in ogni Chiesa particolare; è lui che deve convocare tutte le forze vive della
comunità per il grande impegno missionario. La Missione Continentale è per i
ministri ordinati un grande momento di grazia e un’occasione propizia per
rinnovare la comunione di presbiteri e diaconi tra di loro e con il vescovo,
per consacrarsi con rinnovato entusiasmo al servizio del Vangelo. Essi sono
responsabili dello slancio missionario e della conversione pastorale che devono
permeare tutte le comunità.
Il rinnovamento della parrocchia esige atteggiamenti
nuovi da parte dei parroci e di tutti i sacerdoti, che devono essere degli
autentici discepoli di Gesù Cristo perché soltanto un sacerdote innamorato del
Signore può rinnovare una parrocchia. Allo stesso tempo, egli deve essere un
ardente missionario, animato dal costante desiderio di cercare coloro che sono
lontani, senza accontentarsi della semplice amministrazione o di una mera
pastorale di “manutenzione” (p. 25, DAp n. 201).
La parrocchia, “luogo di comunione”, di animazione
missionaria e di iniziazione alla vita cristiana, deve indirizzare il suo
sforzo maggiore nella convocazione e nella formazione dei laici missionari; la
conversione pastorale e missionaria deve aiutare tutti i membri della
parrocchia a diventare veramente discepoli e missionari di Gesù Cristo in
comunione (p. 32, DAp n. 172). Le parrocchie urbane hanno bisogno di
immaginazione e creatività per arrivare alle folle che desiderano il Vangelo;
tra le iniziative necessarie, si propone la creazione di piccole comunità,
attraverso le quali il fermento cristiano possa avvicinarsi alla vita reale e
possa anche raggiungere quelli che sono lontani.
Le Conferenze Episcopali, in diversi modi, stanno
promuovendo la missione nell’ambito delle loro competenze, sia dando
orientamenti e linee guida per le iniziative da promuovere, sia convocando i
missionari e offrendo formazione per poter operare nei diversi ambiti. Si può
dire che un gran numero di nuove iniziative di animazione missionaria sta
sorgendo in tutto il Continente, coinvolgendo direttamente i presbiteri e i
diaconi.
Queste iniziative sono, molte volte, lo studio delle
proposte di Aparecida da parte dei presbiteri in giornate di formazione
permanente e ritiri spirituali; la convocazione e l’invio di presbiteri nelle
zone missionarie più bisognose all’interno della stessa nazione o anche nel
Continente; nelle riunioni del clero e negli orientamenti pastorali delle
diocesi è sempre presente l’appello alla nuova evangelizzazione, secondo gli
orientamenti della Conferenza di Aparecida. Evidentemente, in questo momento
siamo in una fase di semina e i frutti sono ancora poco visibili, ma abbiamo la
speranza che ci saranno.
Si possono indicare anche alcune difficoltà. Parte del
clero ha ancora difficoltà ad assumere coraggiosamente gli orientamenti
missionari della Conferenza di Aparecida, sia per motivi ideologici e di
orientamento ecclesiologico, sia per una situazione personale di scoraggiamento
e sconforto nell’esercizio del ministero; sembra ancora molto difficile
accogliere l’appello alla conversione pastorale e missionaria, sia personale
che comunitaria, per superare l’atteggiamento pastorale di mera manutenzione della
struttura burocratica della parrocchia.
Da parte dei presbiteri, la questione fondamentale
sembra essere la rivitalizzazione della mistica nella vocazione sacerdotale e
nel discepolato di Gesù Cristo. Senza un rinnovato incontro con Gesù Cristo,
nel dono dello Spirito Santo, non ci si può attendere un rinnovamento
missionario della Chiesa.
dati
statistici
(2000-2005) [1]
|
ASE p. 173/309 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
|
Brasile |
9.240 |
9.462 |
9.743 |
10.015 |
10.470 |
10.789 |
|
Argentina |
3.608 |
3.612 |
3.695 |
3.646 |
3.753 |
3.817 |
|
Cile |
1.113 |
1.156 |
1.146 |
1.213 |
1.181 |
1.171 |
|
Colombia |
5.470 |
5.514 |
5.664 |
5.698 |
5.906 |
6.016 |
|
Cuba |
166 |
169 |
188 |
185 |
193 |
200 |
|
El Salvador |
430 |
438 |
457 |
469 |
487 |
501 |
|
Honduras |
168 |
185 |
186 |
200 |
203 |
212 |
|
Messico |
10.421 |
10.646 |
10.872 |
11.136 |
11.165 |
11.306 |
|
Perù |
1.401 |
1.443 |
1.522 |
1.538 |
1.540 |
1.598 |
|
Venezuela |
1.364 |
1.364 |
1.503 |
1.527 |
1.531 |
1.578 |
|
ASE p. 173/309 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
|
Brasile |
437 |
425 |
412 |
462 |
525 |
546 |
|
Argentina |
125 |
113 |
117 |
105 |
110 |
99 |
|
Cile |
44 |
38 |
24 |
26 |
13 |
29 |
|
Colombia |
285 |
196 |
187 |
167 |
193 |
224 |
|
Cuba |
3 |
8 |
7 |
8 |
8 |
9 |
|
El Salvador |
28 |
21 |
19 |
20 |
20 |
16 |
|
Honduras |
6 |
7 |
8 |
23 |
10 |
8 |
|
Messico |
385 |
364 |
357 |
355 |
289 |
382 |
|
Perù |
70 |
67 |
75 |
64 |
67 |
52 |
|
Venezuela |
59 |
52 |
66 |
62 |
40 |
72 |
|
ASE p. 173/309 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
|
Brasile |
83 |
106 |
106 |
83 |
96 |
111 |
|
Argentina |
41 |
44 |
37 |
48 |
50 |
61 |
|
Cile |
18 |
21 |
8 |
15 |
9 |
9 |
|
Colombia |
60 |
43 |
47 |
41 |
65 |
68 |
|
Cuba |
1 |
- |
3 |
10 |
1 |
2 |
|
El Salvador |
4 |
5 |
4 |
4 |
2 |
2 |
|
Honduras |
- |
- |
1 |
4 |
3 |
2 |
|
Messico |
132 |
108 |
123 |
140 |
119 |
136 |
|
Perù |
4 |
7 |
6 |
17 |
6 |
12 |
|
Venezuela |
5 |
8 |
4 |
14 |
12 |
18 |
|
ASE p. 173/309 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
|
Brasile |
49 |
29 |
43 |
54 |
48 |
64 |
|
Argentina |
22 |
22 |
31 |
22 |
23 |
24 |
|
Cile |
8 |
7 |
4 |
8 |
12 |
11 |
|
Colombia |
17 |
15 |
16 |
36 |
31 |
21 |
|
Cuba |
2 |
- |
1 |
- |
2 |
1 |
|
El Salvador |
4 |
- |
3 |
3 |
3 |
2 |
|
Honduras |
- |
2 |
- |
2 |
- |
2 |
|
Messico |
41 |
33 |
34 |
50 |
33 |
24 |
|
Perù |
2 |
9 |
6 |
7 |
13 |
6 |
|
Venezuela |
4 |
4 |
1 |
3 |
1 |
9 |
|
ASE p. 173/309 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
|
Brasile |
7.358 |
7.367 |
7.211 |
7.374 |
7.316 |
7.298 |
|
Argentina |
2.260 |
2.160 |
2.107 |
2.071 |
2.025 |
2.028 |
|
Cile |
1.185 |
1.188 |
1.168 |
1.155 |
1.178 |
1.155 |
|
Colombia |
2.381 |
2.334 |
2.250 |
2.259 |
2.333 |
2.272 |
|
Cuba |
130 |
134 |
144 |
139 |
140 |
145 |
|
El Salvador |
233 |
235 |
241 |
238 |
244 |
235 |
|
Honduras |
214 |
223 |
208 |
198 |
208 |
211 |
|
Messico |
3.628 |
3.599 |
3.690 |
3.664 |
3.719 |
3.763 |
|
Perù |
1.389 |
1.306 |
1.313 |
1.328 |
1.283 |
1.252 |
|
Venezuela |
956 |
938 |
907 |
1.064 |
970 |
950 |
Osservazioni sui dati statistici relativi
al clero (2000-2005)
Mentre nel periodo di 1974 a 2004 la popolazione latinoamericana è aumentata quasi dell’80%, il numero dei sacerdoti è aumentato del 44,1% e il numero dei religiosi soltanto dell’8% (Annuario statistico della Chiesa).
L’analisi dei dati statistici relativi al clero in alcuni paesi dell’America Latina, nel periodo dal 2000 al 2005 rivela alcune constatazioni interessanti.
La media della crescita nella totalità dei 22 paesi dell’AL dal 2000 al 2005 è dell’11,93% per il numero dei sacerdoti diocesani e dello 0,99% per i sacerdoti religiosi. Alcuni paesi hanno avuto una crescita diversificata: Nicaragua, 44,94%; Guatemala, 41,11%; Porto Rico, 4,01%; Paraguay, 0,56%; Uruguay, 0,45%. Nel caso dei sacerdoti religiosi, la riduzione è generalizzata: nel Belize è scesa del 40%; in Guatemala, più del 20%; nel contempo, alcune nazioni mostrano una crescita più significativa: Cuba, 11,54%; Bolivia, 10,44%; Paraguay, 80,14%.
Il rapporto tra il numero di ordinazioni sacerdotali e il totale dei decessi o degli abbandoni nel periodo dal 2000 al 2005 è quasi del 40%: su 10 sacerdoti ordinati in quel periodo, 4 sono morti o hanno abbandonato il ministero. Costarica (47 ordinazioni e 48 perdite) e Panama (36 ordinazioni e soltanto 3 perdite) rappresentano i due estremi. Nelle 22 nazioni dell’America Latina, tra 2000 e 2006, ben 1080 sacerdoti hanno abbandonato il ministero (solo in Belize e in Costarica non si sono registrati degli abbandoni).
In ogni nazione troviamo sia dati positivi che negativi; a Cuba, le statistiche mostrano una crescita favorevole in tutti i campi, tranne che nel numero di seminaristi; in Argentina, tutti i campi presentano una diminuzione, tranne il numero assoluto di sacerdoti diocesani. Brasile, Messico e Colombia sono le nazioni in cui si registra il numero più elevato di ordinazioni; il Messico, però nel 2005 aveva 200 seminaristi diocesani in meno rispetto al 2000.