VIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

 

 

Citazioni:

Is 49,14-15:                                        www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9avunhbq.htm     

1Co 4,1-5:                                          www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9absind.htm

Mt 6,24-34:                                       www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9bfd0ef.htm   

 

 

«Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Con queste parole tante volte sentiamo esprimere la sofferenza di chi, in momenti di particolare fatica, ha smarrito il riferimento al Signore ed avverte il senso di vuoto che la Sua assenza – o la percezione di essa – inevitabilmente genera. Ma quel Dio che ha creato l’uomo per amore e che per il medesimo amore gli si è fatto incontro in maniera unica nel Suo Figlio, Gesù, non ci abbandona mai, o, con un’espressione usata da Papa Francesco (omelia a Santa Marta, 24 febbraio 2014), «mai ci lascia sulla strada da soli». Non sono queste parole consolatorie, ma vuote, quanto piuttosto la “sintesi” di tutta la Sacra Scrittura e della vita della Chiesa: Dio ama l’uomo, di un amore eterno ed instancabile, Dio ama ognuno di noi in questo modo.

 

A volte tuttavia può accadere che qualcosa ci distragga, che la tentazione riesca a farci credere che Dio non sia davvero presente accanto a noi, come è accaduto anche a Pietro, quando ha cercato di raggiungere Gesù camminando sulle acque (Mt 14, 28-31). Come può succedere? Ad esempio, per dimenticanza; dimenticando chi è Dio per me, chi sono io per Lui. Se indeboliamo la vita di preghiera, se, pur potendo farlo, trascuriamo di accostarci ai sacramenti, se non viviamo un’attenzione concreta ai più poveri ed ai più deboli, allora non ricordiamo più chi è Dio, perché «il credente è fondamentalmente “uno che fa memoria”» (Evangelii gaudium, n. 13). Il medesimo senso di distanza può sorgere, inoltre, se smettiamo di ascoltare, se pretendiamo di tirare Dio dalla nostra parte, di piegarLo al nostro volere, un po’ come se la preghiera fosse il nostro “bancomat”, che subito deve ottenerci ciò che vogliamo, invece di metterci sulla stessa lunghezza d’onda di Dio.

 

La seconda lettura, quindi, richiama la “virtù” che spesso e volentieri è la condizione perché tutte le virtù possano davvero fiorire in noi e perché Dio possa prendere stabile dimora nella nostra vita, nelle scelte che accompagnano le nostre giornate: la fedeltà. Essa consiste in un’attesa amorosa, piena di una serena gioia, anche nella fatica, fatta di parole e gesti che ci richiamano costantemente alla presenza del Signore. È sempre un utile esercizio spirituale, che può accompagnare il nostro quotidiano esame di coscienza, chiederci se abbiamo vissuto la giornata nell’attesa di Dio, se con le nostre parole e le nostre azioni abbiamo testimoniato che Lo stiamo aspettando.

 

Un’attesa fedele del futuro, per vivere pienamente il presente. Le parole del Vangelo ci portano a soffermarci sull’oggi, per recuperare una sana lista di priorità. Corriamo, spesso assai più del necessario, come se il mondo dovessimo salvarlo noi e così facendo, contrariamente alle nostre intenzioni, finiamo per trascurare quelle persone e quelle situazioni che in teoria vorremmo curare di più. Ci affanniamo per guadagnare tempo, ma in realtà finiamo per essere dominato noi dalle realtà quotidiane che vorremmo gestire a nostro piacimento. La nostra salvezza, eterna, ma anche presente, non consiste certo nel guadagnare il mondo, ma nel lasciarsi amare da Dio, nel farsi prendere per mano da Lui, che tanto bene sa condurci. Basta pensare a quel prodigio di Dio che è la natura; quando è Lui a guidarLa, tutto funziona armoniosamente, quando l’uomo da amministratore, si fa padrone, la natura soffre, geme e si ribella. La grande forza dell’uomo non è nel dominare, nel sopraffare, ma nell’amare e nel lasciarsi amare. Ci ha ricordato, infatti, Papa Francesco che, «non c’è maggior libertà che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera. Egli sa bene ciò di cui c’è bisogno in ogni epoca e in ogni momento. Questo si chiama essere misteriosamente fecondi!» (Evangelii gaudium, n. 280).

 

Prendendo a modello Maria Santissima, e per Sua intercessione, chiediamo al Signore che ci aiuti a vivere da sinceri “cercatori” del Suo Regno, che è già presente in mezzo a noi ed attende che lo rendiamo presente nella nostra vita, perché ogni nostra giornata sia un piccolo, deciso passo verso l’eterno amore del Padre.