Omelia di Mons. Patrón

XXX Domenica del tempo ordinario A

(Collegio Sac. Tiberino - Eucaristia d’inizio anno accademico 2014-2015)

 

Eccellentissimi membri della direzione del Collegio Sacerdotale Tiberino, cari sacerdoti studenti, appartenenti al presbiterio di diocesi radicate in differenti parti del mondo, vi ringrazio l’invito, diretto alla Congregazione per il Clero, a presiedere questa Concelebrazione Eucaristica in occasione dell’inizio delle attività formative per l’anno 2014-2015. Vi trasmetto anche il cordiale saluto del Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione.

Nell'Eucarestia, come ci insegna la Chiesa, Gesù è presente in modo completo ed in tutta la sua persona. Per questo, quanto stiamo insieme vivendo è la forma più bella e ricca per l’inizio delle attività formative dell’attuale anno accademico. In questo incontro eucaristico, siete invitati a rinnovare la vostra personale disposizione a fare, in quest’anno, un’esperienza di cammino di intimità e sotto la guida del Signore Gesù, che vi ha chiamati al Ministero Presbiterale.

La presenza di ognuno di voi in questa comunità, cari sacerdoti, è espressione di una risposta personale alla chiamata di Gesù. La Parola di Dio ci insegna che Gesù “salì sul monte, chiamò a sé quelli che volle ed essi andarono da lui” (Mc. 3,13). L’iniziativa è sempre di Gesù. Ognuno di voi ha una storia, che il Signore, più di qualsiasi persona, conosce in profondità. E il Signore stesso, tra tanti altri, ha voluto la vostra presenza in questa comunità, e per questo vi ha chiamati a stare insieme. Il vangelo dice che “essi andarono da lui”. È la risposta positiva alla chiamata. In seguito, il testo sacro ci dice che Gesù “ne costituì dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare…”.

Possiamo prendere le parole “stessero con lui” come una risposta alla domanda sulla disposizione interiore verso le diverse attività formative che vi saranno proposte. Siete chiamati non soltanto a svolgere diverse attività, a rispettare norme e regolamenti, ma a vivere un tempo (kairòs) di intimità con il Signore. Gesù chiese ai chiamati un “tempo”, destinato a sviluppare un rapporto di comunione e di amicizia con lui stesso e tra di loro, come preparazione alla missione che sarebbe affidata a ognuno di loro.

Nel rapporto con i membri dei Collegi e Convitti sacerdotali la Congregazione per il Clero vuole sottolineare lo scopo della formazione da vivere in queste comunità. Altro da un tempo di formazione accademica, il Signore Gesù vi offre la possibilità di vivere un tempo di Grazia, come detto prima, che da alcuni anni chiamiamo formazione permanente. Questa è assolutamente necessaria, come continuazione del processo di strutturazione della personalità sacerdotale, iniziato nel Seminario.

Come la formazione iniziale, anche la permanente deve necessariamente essere integrale. Sappiamo bene che essendo alunni nelle Università pontificie, siete chiamati a spendere una grande porzione del tempo a vostra disposizione, nonché tante energie interiori, per le esigenze accademiche. L’esperienza di vita, però, vi farà vedere che lo sviluppo, per esserci, dovrà essere integrale, della persona in tutte le sue dimensioni. Sono noti i casi di persone che hanno raggiunto un ammirabile livello di sviluppo cognitivo, ma che però non sono riusciti a crescere come persona.

In questo senso, il Vangelo di questa domenica ci serve di aiuto. Un dottore della legge, per mettere Gesù alla prova, lo interroga sul qual è, secondo la legge, “il grande comandamento”. Come presbiteri, anche voi sarete messi alla prova, continuamente, in diverse forme e in svariate occasioni. La risposta di Gesù, che abbiamo appena ascoltato, ci presenta un vero e profondo programma di formazione permanente ed integrale.

Nelle parole di Gesù compare due volte il verbo amare. “Amerai il Signore” e “Amerai il tuo prossimo”. La principale caratteristica del discepolo di Gesù è l’amore. Gesù, come maestro, ha vissuto l’amore fino in fondo, alle sue massime conseguenze. Il sacerdote, sull’esempio di Gesù, dovrà essere mosso dall’amore verso il Signore e verso il prossimo. In questo punto possiamo mettere la domanda sulla nostra capacità di amare. Qual è la profondità del mio amore verso il Signore e verso le persone che il Signore ha messo nella mia vita.

L’esortazione Pastores dabo Vobis, nel discorrere sulla formazione, dice che “l’uomo non può vivere senza l’amore” (n. 44). Una vita senza l’amore è priva di senso, la persona rimane per se stessa un essere incomprensibile se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente. Occorre, per questo, educarci all’amore. Ad un amore che assomigli a quello testimoniato da Gesù: che coinvolge l’intera persona, che ci renda capaci della donazione all’altro, e allo stesso tempo, dell’amorevole accoglienza dell’altro. 

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore” è la prima parte della risposta di Gesù ai dottori della legge. Penso che queste parole si possano ben interpretare nella linea della formazione umana. Amare il Signore Dio, e anche il prossimo, con tutto il cuore. In queste parole di Gesù troviamo una grande sfida. Sappiamo che la persona non si possiede pienamente, e la consistenza, l’integrazione o l’armonia è risultato della grazia, ma anche dell’impegno formativo. Senza un’opportuna formazione umana, ci insegna la Chiesa, l’intera vita sacerdotale sarebbe priva del proprio necessario fondamento.

Il ministero presbiterale, nelle sue diverse forme, ci aiuta ad approfondire la conoscenza di noi stessi, anche a livello umano. Sappiamo che nel cuore di ognuno di noi ci sono delle ferite, causate dal nostro processo di sviluppo, che possono arrivare al punto di bloccare la capacità di amare il Signore e gli altri. Gli anni che rimarrete a Roma potranno essere vissuti come un tempo di approfondimento della formazione umana. Vi esorto a non perdere le opportunità di lavorare su voi stessi. Il presbitero, come dice la Pastores dabo Vobis, “in quanto possibile, deve riflettere in sé la perfezione umana che risplende nel Figlio di Dio, e traspare nei suoi atteggiamenti verso gli altri”.  

Amerai con tutta la tua anima”. Nella seconda parte della risposta di Gesù possiamo leggere l’invito a riprendere, nella formazione permanente, la dimensione spirituale. Il sacerdote è chiamato a vivere in comunione profonda con Gesù Cristo, il buon Pastore. Le fondamenta della formazione spirituale sono state messe nella formazione iniziale, nel seminario. Questo però non significa che ci sia sempre, nell’esercizio del ministero presbiterale, la necessaria attenzione e cura del presbitero per la propria spiritualità.

Più che in altri tempi stiamo riflettendo sulla spiritualità del presbitero diocesano. Le sfide, le esigenze e la quantità di lavoro crescono continuamente in tutte le parti del mondo. Ci dovrà essere, in conseguenza, un continuo impegno per l’adeguato rinnovamento nella vita spirituale. C’è sempre il pericolo, ad esempio, di essere coinvolti e assorbiti dal troppo lavoro, dall’attivismo, a discapito sia della qualità che della profondità delle attività ministeriali.

Amare con tutto il cuore e con tutta l’anima significa essere innamorato del Signore, e questo è quel che occorre per raggiungere la realizzazione nel Ministero. La maturità umana e spirituale ci permetterà orientare le nostre energie interiori nella direzione dei nostri valori, per fare di noi stessi i sacerdoti adatti a questi tempi, capaci di rispondere alle sue esigenze e numerose sfide. E anche questa dimensione potrà essere molto arricchita in questo tempo di speciale formazione permanente. Ci saranno, infatti, di certo svariate attività spirituali qui proposte dal Collegio, come la preghiera quotidiana, gli esercizi spirituali, le opportunità di apostolato, etc. Ma personalmente vi invito anche a riprendere l’esperienza della direzione spirituale, vissuta specialmente nel tempo di seminario. Purtroppo, come sappiamo, la maggioranza dei presbiteri abbandonano la direzione spirituale, come se fosse utile e necessaria soltanto nel periodo della formazione iniziale. Anche i presbiteri hanno bisogno dell’accompagnamento di un direttore spirituale, come anche di un sacerdote confessore, per la guida nella vita ordinaria, e particolarmente nei momenti difficili di dubbi e di crisi vocazionale.

La terza parte della risposta di Gesù è “Amerai con tutta la tua mente”. Anche l’intelligenza deve guidare all’incontro amorevole con il Signore. Pensando allo specifico della vostra formazione permanente, molto ci si aspetta da voi; in ogni vostra diocesi molto ci si attende dalla formazione intellettuale impartitavi in questi anni a Roma. I vostri vescovi desiderano accogliere sacerdoti preparati, in primo luogo, per il servizio della formazione e del magistero nei seminari. Questa missione richiede speciale cura per la formazione integrale. Avviene con frequenza, come sappiamo, che ci siano persone intellettualmente preparate, ma non adatte al lavoro formativo, a causa di squilibrio in altre dimensioni della formazione. In questi casi, il maestro sarà incapace di guidare i giovani seminaristi nel loro cammino formativo, verso la maturità di pensiero, della mente, nell’ottica appunto della formazione integrale.   

La risposta di Gesù si completa con il secondo comandamento, “amerai il tuo prossimo come te stesso”. La prima lettura, dal libro dell’Esodo, ci chiarisce la responsabilità che abbiamo con il prossimo più fragile e bisognoso: il forestiero, la vedova, l’orfano e l’indigente.

L’esperienza di amore verso il prossimo la farete, in questi anni, di modo particolare, nell’esperienza di vita fraterna nel Collegio. Lo stare insieme non è qualcosa di secondario. È la spinta a vivere l’esperienza della fraternità sacerdotale. Il Concilio Vaticano II ci ha insegnato che “ciascuno dei presbiteri è legato ai confratelli col vincolo della carità, della preghiera e della collaborazione nelle forme più diverse”(P.O. n. 8). Essere presbitero diocesano non significa essere isolato, ma inserirsi nel presbiterio, e vivere un’esperienza di profonda intimità fraterna con gli altri presbiteri in sintonia con il Vescovo diocesano. In questo modo, come dice San Paolo, tutti noi diventeremo “modello per tutti i credenti”.

Auguro a tutti voi un anno formativo fruttuoso. Vi invito a custodire nei vostri cuori il messaggio del Vangelo di questa domenica. Siete qui con uno scopo principale: diventare sempre più capaci ad “amare il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, e con tutta la tua mente”, e “il tuo prossimo come te stesso”. Tutti i mezzi e strumenti messi a vostra disposizione, in questo tempo di formazione permanente integrale, dovranno essere diretti a questo scopo.